MAHATMA GANDHI
Mohandas Karamchand Gandhi, detto anche il Mahatma (ossia la Grande Anima) è stato un politico indiano e leader del movimento per la libertà e l’indipendenza dell’India, nonché il fondatore della nonviolenza, un metodo di lotta politica che rifiuta ogni atto di violenza. Gandhi nacque il 2 ottobre del 1869 a Porbandar, in India. A soli 12 anni Gandhi si sposa, con un matrimonio combinato induista, con Kastürbā Gāndhi, anche lei di 12 anni, e da cui avrà 4 figli maschi; tuttavia in seguito Gandhi lotterà spesso contro l’usanza dei matrimoni tra bambini.
L'ESPERIENZA IN SUDAFRICA
In Sudafrica Gandhi entra in contatto diretto con le discriminazioni dell'apartheid (segregazione dei neri), e, soprattutto, sperimenta sulla propria pelle il pregiudizio razziale e le condizioni di schiavitù nelle quali sono costretti a vivere i suoi connazionali lì residenti. Questa situazione lo segna profondamente e darà il via ad un'evoluzione interiore determinante. Avendo in questi anni fatto esperienza diretta dell'intolleranza, del razzismo, dei pregiudizi e dell'ingiustizia verso gli indiani in Sudafrica, Gandhi comincia a riflettere sullo stato del suo popolo e sul proprio posto nella società. Si attiva per portare avanti una serie di proteste e petizioni pensate per sensibilizzare e porre fine ai soprusi che i suoi compatrioti che vivono nello Stato sudafricano sono costretti a subire.
LA LOTTA PER L'INDIPENDENZA DELL'INDIA
Rientrato in India definitivamente nel 1914, egli invita i suoi seguaci e connazionali a sfidare le diverse leggi razziali in atto e ad essere pronti a subire le punizioni previste, senza ricorrere alla violenza. Inizia uno sfrenato boicottaggio verso l’Impero britannico che continuava a manifestare il proprio dominio e a sottomettere gli indiani. Migliaia di indiani, nella lotta che porterà avanti per sette anni, vengono imprigionati e frustati; molti di essi vengono addirittura uccisi. In seguito la metodologia di lotta utilizzata in quella occasione venne chiamata con un nuovo vocabolo coniato tramite un concorso su Indian opinion: “satyagraha”, che indica la disobbedienza civile. Ormai erano chiari gli ideali e gli intenti di Gandhi: la disobbedienza civile, sì, ma senza mai ricorrere alla violenza. Egli infatti ripudiava la violenza come strumento per risolvere i conflitti politici. In seguito, questi stessi ideali si diffusero in Europa; una Europa più civilizzata dell’India, più industrializzata e con una più vasta diffusione della cultura, ma devastata dalla Prima Guerra Mondiale; così si diffusero le correnti di pensiero pacifiste contro la guerra e la violenza. Con le sue azioni, Gandhi ha ispirato molti movimenti di difesa dei diritti civili e grandi personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi.
L'ASSASSINIO DI GANDHI
Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a Nuova Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica delle ore 17:00, accompagnato dalle sue due pronipoti Abha e Manu, Gandhi venne assassinato con tre colpi di pistola[39] da Nathuram Godse, un fanatico indù radicale che aveva legami anche con il gruppo estremista indù Mahasabha. Godse riteneva Gandhi responsabile di cedimenti al nuovo governo del Pakistan e alle fazioni musulmane, non da ultimo il pagamento del debito dovuto al Pakistan.
Presentazione geniale
Daniele Traiani
Created on March 5, 2024
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MAHATMA GANDHI
Mohandas Karamchand Gandhi, detto anche il Mahatma (ossia la Grande Anima) è stato un politico indiano e leader del movimento per la libertà e l’indipendenza dell’India, nonché il fondatore della nonviolenza, un metodo di lotta politica che rifiuta ogni atto di violenza. Gandhi nacque il 2 ottobre del 1869 a Porbandar, in India. A soli 12 anni Gandhi si sposa, con un matrimonio combinato induista, con Kastürbā Gāndhi, anche lei di 12 anni, e da cui avrà 4 figli maschi; tuttavia in seguito Gandhi lotterà spesso contro l’usanza dei matrimoni tra bambini.
L'ESPERIENZA IN SUDAFRICA
In Sudafrica Gandhi entra in contatto diretto con le discriminazioni dell'apartheid (segregazione dei neri), e, soprattutto, sperimenta sulla propria pelle il pregiudizio razziale e le condizioni di schiavitù nelle quali sono costretti a vivere i suoi connazionali lì residenti. Questa situazione lo segna profondamente e darà il via ad un'evoluzione interiore determinante. Avendo in questi anni fatto esperienza diretta dell'intolleranza, del razzismo, dei pregiudizi e dell'ingiustizia verso gli indiani in Sudafrica, Gandhi comincia a riflettere sullo stato del suo popolo e sul proprio posto nella società. Si attiva per portare avanti una serie di proteste e petizioni pensate per sensibilizzare e porre fine ai soprusi che i suoi compatrioti che vivono nello Stato sudafricano sono costretti a subire.
LA LOTTA PER L'INDIPENDENZA DELL'INDIA
Rientrato in India definitivamente nel 1914, egli invita i suoi seguaci e connazionali a sfidare le diverse leggi razziali in atto e ad essere pronti a subire le punizioni previste, senza ricorrere alla violenza. Inizia uno sfrenato boicottaggio verso l’Impero britannico che continuava a manifestare il proprio dominio e a sottomettere gli indiani. Migliaia di indiani, nella lotta che porterà avanti per sette anni, vengono imprigionati e frustati; molti di essi vengono addirittura uccisi. In seguito la metodologia di lotta utilizzata in quella occasione venne chiamata con un nuovo vocabolo coniato tramite un concorso su Indian opinion: “satyagraha”, che indica la disobbedienza civile. Ormai erano chiari gli ideali e gli intenti di Gandhi: la disobbedienza civile, sì, ma senza mai ricorrere alla violenza. Egli infatti ripudiava la violenza come strumento per risolvere i conflitti politici. In seguito, questi stessi ideali si diffusero in Europa; una Europa più civilizzata dell’India, più industrializzata e con una più vasta diffusione della cultura, ma devastata dalla Prima Guerra Mondiale; così si diffusero le correnti di pensiero pacifiste contro la guerra e la violenza. Con le sue azioni, Gandhi ha ispirato molti movimenti di difesa dei diritti civili e grandi personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi.
L'ASSASSINIO DI GANDHI
Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a Nuova Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica delle ore 17:00, accompagnato dalle sue due pronipoti Abha e Manu, Gandhi venne assassinato con tre colpi di pistola[39] da Nathuram Godse, un fanatico indù radicale che aveva legami anche con il gruppo estremista indù Mahasabha. Godse riteneva Gandhi responsabile di cedimenti al nuovo governo del Pakistan e alle fazioni musulmane, non da ultimo il pagamento del debito dovuto al Pakistan.