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Presentazione Miniere di Carbone

Cristiana Aceto

Created on March 4, 2024

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Transcript

le miniere di carbone

Presentation Scienze Cristiana Aceto

una grande storia

Indice

1.

La storia del trattato

2.

Le condizioni di lavoro

3.

La tragedia di Marcinelle

4.

Le condizioni attuali

5.

Una fonte vera

La storia

Nelle miniere, arrivano gli italiani, completamente ignari di quel che li attende.

Il 23 giugno 1946 viene firmato a Roma il protocollo italo-belga per il trasferimento di 50.000 minatori italiani in Belgio. In cambio il governo belga si impegna a vendere mensilmente all’Italia un minimo di 2.500 tonnellate di carbone ogni 1.000 minatori immigrati. La manodopera non deve avere più di 35 anni e gli invii riguardano 2.000 persone alla volta (per settimana). Il contratto prevede 5 anni di miniera, con l’obbligo tassativo, pena l’arresto, di farne almeno uno.

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Le condizioni di lavoro

Il minatore era un lavoro pesante e sporco:si divideva in due categorie: minatori e tracinatori. Gli ambienti erano caldi ed umidi. Nelle miniere gli operai si contraevano molte malattie, la più terribile era quella causata dall'inalazione del pulviscolo di pietra silicea il mineral contenuto nel carbone. I minatori dovevano essre dotati di forza e resistenza fisica infatti erano uomini. I trascinatori erano donne e bambini, questi ultimi essendo piccoli di statura passavano nei cunicoli più facilmente. Il lavoro era nocivo alla salute e spesso i rumori non pemettevano di parlare. In anbienti del genere gli incidenti erano frequenti. Le condizioni igieniche erano pessime ed anche le malatte si diffondevano più velocemente.

+ info

La tragedia

Una delle più gravi tragedie minerarie della storia si verificò l’8 agosto 1956, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle) dove si sviluppò un incendio che causò una strage. 262 minatori morirono, per le ustioni, il fumo e i gas tossici. 136 erano italiani.

Si disse che all’origine del disastro fu un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa.

Le scintille causate dal corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo.

Oggi

dopo l'accaduto oggi.......

Una foto della famosa miniera BOIS DU CAZIER

In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco. La tragedia della miniera di carbone di Marcienelle è soprattutto una tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra.

Le miniere

Il disastro di Marcinelle raccontato dal mio bisnonno

Una storia vera...

Mio nonno Vincenzo mi ha raccontato che suo padre Giovanni, cioè il mio bisnonno, nel 1949 dovette emigrare in Belgio per guadagnere qualche soldo per spedirlo a sua moglie. Da quel momento mio nonno Vincenzo essendo il primo dei figli maschi dovette lasciare la scuola e andare a lavorare anche lui a 12 anni per mantenere le due sorelle minori.Il bisnonno caricava i carelli di carbone in miniera. Per fortuna scampò al disastro perchè lavorava in un'altra miniera, vicina a quella dell' incidente. Quando era lì mio nonno manadava lettere a mia nonna per informarla delle proprie condizioni di salute, per chiedere di lei e dei figli.. diceva che non sarebbe mai partito se non ce ne fosse sato estremo bisogno e lavorava duro per mettere da parte più risparmi possibili per pagare i debiti e per le figlie.Il mio bisnonno aveva turni massacranti; alcuni notturni. Una mattina tornò nel suo appartamento e per scaldarsi dal freddo decise di accendere la stufa, ma dimenticò di aprire la valvola del fumo. Poi si addormantò e il gas si diffuse nella casa fino a soffocarlo nel sonno. Dopo due giorni che nessuno più lo vedeva i compagni lo trovarono morto.Il Belgo ha aiutato molti immigrati ma ha distrutto alcune famiglie con la morte dei padri, come nel caso del mio bisnonno Giovanni.