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Goffredo mameli e l'inno d'italia
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Transcript
Goffredo MameliL'inno d'Italia
Presentazioni
La storia
La storia di Goffredo
Goffredo Mameli nasce a Genova il 5 settembre 1827 da una famiglia di nobili origini. Fin da bambino mostra una grande passione per la letteratura e la musica e inizia a scrivere poesie e canzoni. A soli 17 anni, pubblica il suo primo libro di versi, intitolato "Il 4 novembre 1847", in cui esprime il suo amore per la patria e il suo desiderio di libertà.
Mentre combatte gli Austriaci , Mameli scrive l'inno d'Italia
Nel 1848 scoppia la prima guerra d'indipendenza e Mameli si arruola come volontario nell'esercito sabaudo, combattendo contro gli Austriaci. In questo periodo, scrive la sua opera più famosa: il Canto degli Italiani, oggi forse meglio conosciuto come Fratelli d'Italia o Inno di Mameli. Si tratta di un inno patriottico le cui parole, a dire il vero non sempre di facile comprensione, sono piene di riferimenti storici ed esaltano il valore e l'unità del popolo italiano, invocando l'espulsione degli stranieri dal suolo nazionale. Il canto, musicato da un altro genovese, Michele Novaro, si diffonde rapidamente tra i soldati e i patrioti, e diventa il simbolo della lotta per l'indipendenza e l'unificazione dell'Italia.
Goffredo Mameli muore a 21 anni
Nel 1849 Mameli partecipa alla difesa della Repubblica Romana, insieme ad altri eroi del Risorgimento, come Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Montanelli. Durante gli scontri viene ferito da una baionetta nemica, e muore il 6 luglio, a soli 21 anni, per le conseguenze dell'infezione. Le sue ultime parole sono: "Muore un uomo, ma non muore un'idea". Il suo corpo sarà custodito a Roma, prima nella chiesa di Santa Maria in Monticelli poi nella chiesa delle Stimmate. Dopo la presa di Porta Pia le sue spoglie vengono dapprima trasportate al Verano, dove ancora oggi si trova il suo monumento funebre (vedi foto), e successivamente, nel 1941, traslate nel Mausoleo Ossario Garibaldino del Gianicolo. La figura di Goffredo Mameli è stata celebrata da numerosi scrittori, artisti e politici, che ne hanno lodato il coraggio, il talento e l'idealismo. Il suo inno è stato adottato come inno nazionale ufficiale della Repubblica Italiana nel 1946.
Come nacque l'inno d'Italia
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Come nacque l'inno d'Italia
La testimonianza più nota è quella resa, seppure molti anni più tardi, da Anton Giulio Barrili, patriota e poeta, amico e biografo di Mameli. Siamo a Torino: "Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d'accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell'anno per ogni terra d'Italia, da quello del Meucci, di Roma, musicato dal Magazzari - Del nuovo anno già l'alba primiera - al recentissimo del piemontese Bertoldi - Coll'azzurra coccarda sul petto - musicata dal Rossi. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l'egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: - To' gli disse; te lo manda Goffredo. - Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos'è; gli fan ressa d'attorno. - Una cosa stupenda! - esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. - Io sentii - mi diceva il Maestro nell'aprile del '75, avendogli io chiesto notizie dell'Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli - io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo. Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all'inno, mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po' in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d'un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l'originale dell'inno Fratelli d'Italia."