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Ippolito tragedia Euripide
Michele Lucente
Created on March 4, 2024
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Transcript
ippolito
Di Euripide
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Introduzione
Il titolo esatto del dramma è Ippolito coronato. I filologi alessandrini vollero distinguerlo da una versione precedente dal titolo Ippolito velato, che aveva scandalizzato il pubblico.In questo primo dramma infatti, Fedra confessava apertamente il suo impossibile amore per il figliastro. Il secondo dramma di Euripide fu rappresentato nel 428 a.C. e propose un'immagine di Fedra tormentata dal rimorso e dalla vergogna. Il motivo narrativo alla base dell'Ippolito è quello della "moglie di Putifarre", presente nella tradizione ebraica e trattato dal tragediografo anche in tragedie perdute (come il Fenice)
Trama
Ippolito, figlio di Teseo, re di Atene, e della regina delle Amazzoni, è un giovane che si dedica esclusivamente alla caccia e al culto di Artemide, trascurando completamente tutto ciò che riguarda la vita comunitaria e la sessualità, andando anzi orgoglioso della propria verginità. Per tale motivo Afrodite decide di punirlo suscitando in Fedra una insana passione per il giovane. Questo sentimento fa apparire Fedra malata agli occhi degli altri. Dietro le insistenze della Nutrice, Fedra è costretta a rivelare il suo segreto. La Nutrice, tentando in buona fede di aiutare Fedra, lo rivela a Ippolito, imponendogli il giuramento di non farne parola con nessuno. La reazione del giovane è rabbiosa e offensiva, al punto che Fedra, sentendosi umiliata, decide di darsi la morte. Prima di impiccarsi lascia, per salvare il suo onore, un biglietto in cui accusa Ippolito di averla violentata. Quando Teseo, tornato da fuori città, scopre il cadavere della moglie e il biglietto, invocando Poseidone lancia un anatema mortale nei confronti di Ippolito, e lo bandisce da Atene. Mentre Ippolito sta lasciando la città su un carro con i suoi compagni, la maledizione puntualmente si compie.
Ippolito viene riportato a Trezene, dove appare Artemide. La dea espone a Teseo la verità sui fatti, dimostrando quindi l'innocenza di Ippolito. Il re si rivolge allora al figlio, ottenendone in punto di morte il perdono.
Fedra e il viaggio interiore
Fedra è uno dei personaggi più importanti e complicati della vicenda. Fin dal prologo è presentata come "vittima una malattia", che si identifica con l' , la pazzia del sesso. Viene punita ingiustamente per un capriccio di Ippolito. Afrodite suscita in lei una passione amorosa proprio per il giovane, e ciò fa apparire agli occhi di tutti Fedra come una malata. La riflessione interiore si accentua ancora di più quando entra in scena la nutrice, alla quale rivela il segreto. Dopo la rivelazione del disagio di Fedra entrambe cercano una soluzione ragionevole alle stranezze di quest'ultima. La nutrice utilizza, seppur in senso negativo delle parole di conforto e rassegnazione per questa situazione.
ἄνοια
«᾽Eπεί μ᾽ἔρως ἔτρωσεν, ἐσκόπουν ὅπως κάλλιστ᾽ ἐνέγκαιμ᾽ αὐτόν,
" Da quando amore mi ferì, io cercai come sopportarlo nel modo più nobile"
Per giustificare questa sua passione, Fedra fa alla nutrice un lungo discorso molto drammatico e subito dopo si mette ad elencare i rimedi cercati per la propria ossessione perversa. Si vergognava di se stessa, dei propri impulsi. Il discorso del personaggio rappresenta una vera e propria autoanalisi, precisa e seria. Qui Euripide sta facendo dire a Fedra delle frasi che al massimo avrebbe potuto dire la nutrice, solo con se stessa però.
Qui la nutrice giudica un atteggiamento tipico di quelle classi benestanti: dar sfogo alla propria passione per vincere la noia, per vivere un'avventura extraconiugale, forse per colpa dell'assenza del marito.
Al sentirla sincera, la nutrice cerca di consolarla, dicendole che è molto difficle resistere alla tentazione. La responsabilità principale ricade su Afrodite: è lei che "semina e infonde il desiderio", è una forza superiore ed invincibile, di conseguenza è impossibile opporvisi.
Ippolito
Il ruolo di Fedra fa sì che la figura del vero protagonista del dramma, Ippolito, passi in secondo piano. Ippolito appare come una persona pia, religiosa sotto alcuni aspetti, che passa tutto il suo tempo a cacciare. E' estraneo all'amore e alle amicizie, membro di una famiglia reale ma lontano da ogni ambizione politica. E' quindi un giovane "anomalo" per la società greca del tempo. Particolare attenzione bisogna darla alla "misoginia" del protagonista. Al suo isolamento sociale corrisponde proprio questa caratteristica, che viene esternata in una violente invettiva contro le donne. Ippolito detesta nel suo più profondo le donne, ai suoi occhi appaiono soltanto come uno "spreco di denaro"; quando si tratta di un matrimonio altolocato rappresentano un "compromesso vergognoso", poiché l'amore è del tutto assente. Secondo il suo parere, le donne sciocche e incapaci o troppo loquaci sono detestabili: non riescono a tenere un segreto e sono quindi disoneste. Sarebbe stato meglio che all'uomo fosse stata data da Zeus la possibilità di avere figli senza l'aiuto di una donna. Il giovane, quindi, sogna un mondo maschilista, dal quale l'elemento femminino è categoricamente escluso. E', però, un uomo leale fino al sacrificio della vita: pur di non tradire la parola data, evita di replicare alle accuse del padre, provocando la terribile reazione che gli costerà la vita.
Gli uomini sono delle inconsapevoli vittime della volonta degli dei. Ma le divinità non potevano gioire della morte di persone giuste. Gli dei sono spietati e vendicativi nei confronti dei malvagi, ma non verso chi soffre ingiustamente. La giustizia fra gli dei, in particolare in questa tragedia tra Afrodite e Artemide, si ristabilirà solo quando la vendetta avrà fatto il suo corso e il destino sarà stato deciso da Zeus, suprema autorità. Coloro che, però, hanno patito ingiustamente, gli dei promettono grandi onori sulla terra. Sarà quindi l'unica soddisfazione che Ippolito e Fedra potranno avere.
Il comportamento delle divinità
In Euripide le divinità sono razionali, non danno false speranze agli uomini. Sono prive di ogni senso di moderazione e sin dall'inizio le due divinità della tragedia, Afrodite e Artemide, compaiono in una netta antitesi. Artemide, quando parla del comportamento degli dei, fa capire benissimo che la purificazione di un uomo ingiusto avviene solo dopo la morte, quando lo vogliono gli dei. Il suicidio di Fedra e la morte di Ippolito erano stati indotti da Afrodite, nemica di tutti coloro che detestano la sessualità. Gli uomini non possono fare nulla contro la potenza deli dei, e questi ultimi non sono "amici" degli umani e presumono di fare degli umani ciò che vogliono.
Il valore del teatro in euripide...
Il suo è un teatro rivoluzionario perchè apporta moltissime innovazioni: - l'utilizzo del deus ex machina, elemento più spettacolare del teatro euripideo. Si tratta della mechanè (una gru) che calava un dio sulla scena per risolvere una situazione senza possibile via d'uscita. -riduce il ruolo del coro che non aveva più la funzione di "personaggio", ma di semplice intermezzo musicale. -il tragediografo ridimensiona l'elemento eroico dei personaggi mitici, che sono rappresentati nelle loro debolezze, e da spazio agli umili, che non solo svolgono una funziona importante nello sviluppo della vicenda, ma diventano portatori dei valori etici: è il caso della nutrice di Fedra nell'Ippolito. -aumentano le parti dialogate dei personaggi -aumenta l'antropocentricità, con trame più complesse e articolate. Quello di Euripide è il teatro dove si indaga tra il rapporto dell'uomo con altri simili e mette in evidenza tutte le sue problematiche.
Il teatro di Euripide è un teatro-verità, rappresenta gli uomini per come erano e per questo non fu molto apprezzato. Non rispecchia assolutamente i valori della poleis, della cultura e società greca, ciò che mette sulla scena è spiazzante per il pubblico.
fine
Realizzato da Michele Lucente
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Fedra si preoccupa addirittura delle conseguenze che queste sue fantasie erotiche potranno avere sui propri figli. Non teme solo la reazione di suo marito, ma cosa possano subire i figli.
Il consiglio che le dà è inaspettato. Piuttosto che vederla sull'orlo del suicidio, la invita a farsi forza, le chiede se Ippolito provi un sentimento ricambiato.
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Analisi psicologica
Elemento innovativo nel teatro di Euripide è l'attenzione alla psiche dei personaggi, soprattutto femminili. Euripide dimostra cosa possa, in bene o in male, la donna fare: nella cupa violenza dei suoi sentimenti, nella sua astuzia. Al tragediogfrafo,quindi, si deve la creazione di figure femminili grandi, problematiche ed inquietanti
Bisogna ricordare che proprio per questo motivo, tra di loro vigeva una regola secondo cui "nessun dio può opporsi al volere di un altro dio". Solo Zeus poteva cambiare le sorti degli uomini e sistemare ogni cosa.