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Alcesti-Euripide
Francesca Villirillo
Created on February 29, 2024
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Transcript
ALCESTI
Il sacrificio di Alcesti
IL VIAGGIO INTERIORE DI ADMETO.
PUNTI SALIENTI DELLA TRAGEDIA.
Il proprio senso di colpa
Scontro tra Admeto e Ferete
Promessa di Eracle
Resurrezione di Alcesti
LE PROBLEMATICHE DELLA TRAGEDIA.
LA CIVILTA' GRECA DI EURIPIDE.
Il teatro-verità
Il significato della morte
Le rivoluzioni Euripidee
"Sono convinto che la riporterò su, la rimetterò nelle mani di chi mi ha accolto benevolmente e non mi ha respinto nonostante il grave lutto."
Eracle arrivato in scena, si presenta da Admeto per chiedere la sua ospitalità, intento in una delle dodici fatiche. Admeto lo accoglie benevolmente, ma racconta all'eroe che il lutto che stanno vivendo non era di una consanguinea, per non metterlo a disagio, nascondendo la verità. Ma Eracle, dopo aver scoperto la verità del lutto, da un servo, decide di agire immediatamente, scendendo nell'Ade, per riportare in vita Alcesti.
Euripide, ci mostra una rivoluzione culturale, messa in atto da lui stesso, attraverso l'utilizzo del termine "ghennaia", per indicare Alcesti, che veniva usato come appellativo degli eroi morti in battaglia. Il sacrificio di Alcesti rispecchia le leggi di una società guerriera, dove il nomos che lega i compagni è più forte del vincolo del sangue.
Euripide ci descrive anche un'altra grande rivoluzione che è quella del morire, del sacrificare la vita al posto di un altro per amore, una scelta che il mondo antico non contemplava.
Le tragedie di Euripide, hanno sempre come spunto, il racconto mitico tradizionale, e con questo si vuole rappresentare l'uomo comune con i suoi conflitti intimi e il rapporto con la realtà, ed affrontano situazioni oridnarie e concrete determinate da sentimenti comuni come odio o amore. Per questi motivi il teatro di Euripide è definito teatro-verità, un frammento d'esistenza. Questa caratteristica rende il teatro euripideo più vicino ai lettori moderni.
"Custodiscila, adesso e riconoscerai, dopo che il figlio di Zeus è un nobile ospite."
Dopo essere sceso nell'Ade, Eracle, ritorna da Admeto con una donna velata, fingendo di averla vinta a dei giochi pubblici. Admeto però, avendo promesso alla moglie che non avrebbe più toccato una donna, inizialmente rifiuta, ma Eracle pronunciando questa celebre frase, spinge Admeto a fidarsi di lui, il re obbedisce alle parole di Eracle, e successivamente scoprirà che quella straniera in realtà era proprio la sua amata Alcesti.
ALCESTI
Apollo aveva ottenuto dalle Moire che il re Admeto potesse sfuggire alla morte solo tramite il sacrificio di qualcun altro. I due anzini genitori rifiutarono ma si propose Alcesti, sua moglie e madre dei suoi due figli. Dopo la morte della donna entra in scena Eracle, dopo essere venuto a conoscenza della morte di Alcesti, scese nell'Ade per riportarla in vita. La strappa a Thanatos e la restituisce al marito.
Le problematiche della tragedia risiedono tutte nel suo significato, il cui nesso centrale è legato al sacrificio della donna e quindi alla morte, destino comune di tutti gli uomini, che viene evidenziato dalla miracolosa resurrezione della protagonista.
Il confronto con la morte ha un effetto rivelatore del carattere delle persone, verificando la solidità dei legami familiari e sociali: coloro che sembrano amanti dei discorsi, di fronte alla morte, mostrano la loro vera natura di essere attaccati alla propria anima, anche a costo di vivere un'esistenza ingloriosa.
"Il tempo ti consolerà, i morti non sono più niente."
Grazie all'aiuto dei figli e del marito, Alcesti, saluta la luce del sole, compiange sé stessa, accusa i suoceri, che non si sono voluti sacrificare per il figlio e consola il marito. Rivolgendosi ad Admeteo, la donna, in punto di morte, gli fa promettere che non sposerà nessun'altra donna e lo saluta dicendogli: "il tempo ti consolerà, i morti non sono più niente", proprio per fargli capire che ormai non c'era più nulla da fare.