"Fiamma dal cel su le tue trecce piova"
Primo dei tre sonetti babilonesi
kaike zavatta
nicolò beligottiti
Fiamma dal ciel su le tue treccie piova, malvagia, che dal fiume et da le ghiande per l’altrui impoverir se’ ricca et grande, poi che di mal oprar tanto ti giova; nido di tradimenti, in cui si cova quanto mal per lo mondo oggi si spande, de vin serva, di lecti et di vivande, in cui Luxuria fa l’ultima prova. Per le camere tue fanciulle et vecchi vanno trescando, et Belzebub in mezzo co’ mantici et col foco et co li specchi. Già non fostú nudrita in piume al rezzo, ma nuda al vento, et scalza fra gli stecchi: or vivi sí ch’a Dio ne venga il lezzo.
4. 8. 11. 14.
CONTESTO SOCIO-CULTURALE
"fiamma del ciel sulle tue trecce piova..."
E' il primo dei 3 sonetti babilonesi (136, 137, 138) in cui Petrarca denuncia la condizione della chiesa a lui contemporanea. Si parla quindi dl periodo della cattività Avignonese. Questa poesia è databile tra il 1352-1368, quindi dopo il suo distacco della famiglia Colonna e conseguenzialmente da Avignone. La vita del poeta, infatti, fino al 1337, data in cui egli acquista un'abitazione a Valchiusa, fa perno intorno ad Avignone: una vita fatta di mansioni al servizio dei Colonna e di severi studi classici. Successivamente al suo acquisto, abitò di preferenza a Valchiusa tornando sporadicamente ad Avignone solo per necessità, fino alla definitiva rottura dei rapporti con i Colonna nel 1347. Dopo essersi allontanato da Avignone il poeta creerà un parallelo tra Avignone e Babilonia. Se Babilonia era stata nell’antichità sinonimo di vizio e di iniquità, Avignone è la Babilonia contemporanea. L’esilio del papato nella città francese è così una nuova “cattività” ovvero prigionia, non più babilonese, ma avignonese.
Parafrasi:
Che una fiamma dal cielo cada sulla tua chioma, o malvagia, che dal fiume e dalle ghiande sei diventata ricca e potente rendendo poveri gli altri, poichè ti diletti compiendo azioni malvagie; sei un nido di tradimenti, in cui si cova tutto il male che oggi si diffonde nel mondo, schiava del vino, del sesso e del cibo, in cui Lussuria è spinta all'estremo. Nelle tue stanze fanciulle e vecchi si abbandonano ai piaceri carnali, e Belzebù in mezzo a loro con i mantici, col fuoco e con gli specchi. in passato tu non fosti allevata tra le piume e all'ombra, bensì fosti allevata nuda e scalza fra i rovi: ora vivi in tal modo che la puzza arriva fino a Dio.
Contenuti:
Nel testo Petrarca paragona la Curia papale di Avignone a una donna diabolica e tentatrice, attraverso il riferimento alle "treccie" e identificandola in modo allusivo con la città di Babilonia che spesso era usata come immagine della corruzione terrena, contrapposta alla Gerusalemme celeste: l'autore sottolinea il decadimento della Chiesa rispetto a quella delle origini, in cui i primi cristiani vivevano poveramente bevendo l'acqua dei fiumi e cibandosi di ghiande (tradizionalmente l'alimento dei poveri in tempo di carestia), mentre ora la Chiesa è diventata "ricca" ed è allevata "in piume al rezzo", tra le comodità e gli agi. In questo aspetto Petrarca si avvicina molto a Dante, nonostante siano in modo evidente due figure molto diverse.
Contenuti:
Tra le accuse mosse da Petrarca alla Curia avignonese c'è soprattutto quella morale, poiché essa è diventata ai suoi occhi un "nido di tradimenti" in cui i vescovi sono dediti al peccato di gola (attraverso il riferimento al "vin" e alle "vivande", poste in rima con "ghiande" creando un voluto contrasto) e a quelli carnali, con il richiamo ai "lecti" e alle "fanciulle" (anche la stessa Curia era paragonata a una giovane e bella donna con le trecce bionde). Al centro di questo luogo di corruzione regna il diavolo in persona (Belzebù) intento ad alimentare il fuoco del peccato coi "mantici" (strumenti per soffiare sulle fiamme) e a fomentare la vanità femminile con gli "specchi", anche qui strumento diabolico di tentazione. Anche nel sonetto 137, "L'avara Babilonia à colmo il sacco", Avignone è paragonata a Babilonia, simbolo del peccato.
Figure retoriche:
vv.1 invettiva → fa subito capire il tono inquisitorio del sonettovv.2 metonimie→ “fiume” ad indicare l’acqua, “ghiande” ad indicare il cibo degli uomini primitivi e semplicivv.3 antitesi→tra “l’altrui impoverir" e la Chiesa “ricca e grande” vv.5 metafora→”nido di tradimenti” vv.7 antitesi→tra “vin”, “lecti”, “vivande” e “fiume” e “ghiande” del vv.2 che va a esprimere perfettamente la contrapposizione tra corruzione presente e purezza passata
Figure retoriche:
vv.7 metonimia→”lecti”vv.8 personificazione→ “Luxuria”vv.9 metonimia→”camere”, antitesi→”fanciulle e vecchi”vv.11 metafore→"coi mantici et co il fuoco et co gli specchi”vv.12 metonimia→”piume”vv.13 metafore→ “ma nuda al vento, et scalza fra gli stecchi”
Aspetto metrico:
- Allitterazione di "r" nel terzo verso, di "t"nel verso quattro e di "v" nel verso sette. - Sonetto composto da 14 versi endecasillabi piani. - Schema di rime ABBA, ABBA, CDC, CDC.
Petrarca analisi
trapping kai
Created on February 28, 2024
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"Fiamma dal cel su le tue trecce piova"
Primo dei tre sonetti babilonesi
kaike zavatta
nicolò beligottiti
Fiamma dal ciel su le tue treccie piova, malvagia, che dal fiume et da le ghiande per l’altrui impoverir se’ ricca et grande, poi che di mal oprar tanto ti giova; nido di tradimenti, in cui si cova quanto mal per lo mondo oggi si spande, de vin serva, di lecti et di vivande, in cui Luxuria fa l’ultima prova. Per le camere tue fanciulle et vecchi vanno trescando, et Belzebub in mezzo co’ mantici et col foco et co li specchi. Già non fostú nudrita in piume al rezzo, ma nuda al vento, et scalza fra gli stecchi: or vivi sí ch’a Dio ne venga il lezzo.
4. 8. 11. 14.
CONTESTO SOCIO-CULTURALE
"fiamma del ciel sulle tue trecce piova..."
E' il primo dei 3 sonetti babilonesi (136, 137, 138) in cui Petrarca denuncia la condizione della chiesa a lui contemporanea. Si parla quindi dl periodo della cattività Avignonese. Questa poesia è databile tra il 1352-1368, quindi dopo il suo distacco della famiglia Colonna e conseguenzialmente da Avignone. La vita del poeta, infatti, fino al 1337, data in cui egli acquista un'abitazione a Valchiusa, fa perno intorno ad Avignone: una vita fatta di mansioni al servizio dei Colonna e di severi studi classici. Successivamente al suo acquisto, abitò di preferenza a Valchiusa tornando sporadicamente ad Avignone solo per necessità, fino alla definitiva rottura dei rapporti con i Colonna nel 1347. Dopo essersi allontanato da Avignone il poeta creerà un parallelo tra Avignone e Babilonia. Se Babilonia era stata nell’antichità sinonimo di vizio e di iniquità, Avignone è la Babilonia contemporanea. L’esilio del papato nella città francese è così una nuova “cattività” ovvero prigionia, non più babilonese, ma avignonese.
Parafrasi:
Che una fiamma dal cielo cada sulla tua chioma, o malvagia, che dal fiume e dalle ghiande sei diventata ricca e potente rendendo poveri gli altri, poichè ti diletti compiendo azioni malvagie; sei un nido di tradimenti, in cui si cova tutto il male che oggi si diffonde nel mondo, schiava del vino, del sesso e del cibo, in cui Lussuria è spinta all'estremo. Nelle tue stanze fanciulle e vecchi si abbandonano ai piaceri carnali, e Belzebù in mezzo a loro con i mantici, col fuoco e con gli specchi. in passato tu non fosti allevata tra le piume e all'ombra, bensì fosti allevata nuda e scalza fra i rovi: ora vivi in tal modo che la puzza arriva fino a Dio.
Contenuti:
Nel testo Petrarca paragona la Curia papale di Avignone a una donna diabolica e tentatrice, attraverso il riferimento alle "treccie" e identificandola in modo allusivo con la città di Babilonia che spesso era usata come immagine della corruzione terrena, contrapposta alla Gerusalemme celeste: l'autore sottolinea il decadimento della Chiesa rispetto a quella delle origini, in cui i primi cristiani vivevano poveramente bevendo l'acqua dei fiumi e cibandosi di ghiande (tradizionalmente l'alimento dei poveri in tempo di carestia), mentre ora la Chiesa è diventata "ricca" ed è allevata "in piume al rezzo", tra le comodità e gli agi. In questo aspetto Petrarca si avvicina molto a Dante, nonostante siano in modo evidente due figure molto diverse.
Contenuti:
Tra le accuse mosse da Petrarca alla Curia avignonese c'è soprattutto quella morale, poiché essa è diventata ai suoi occhi un "nido di tradimenti" in cui i vescovi sono dediti al peccato di gola (attraverso il riferimento al "vin" e alle "vivande", poste in rima con "ghiande" creando un voluto contrasto) e a quelli carnali, con il richiamo ai "lecti" e alle "fanciulle" (anche la stessa Curia era paragonata a una giovane e bella donna con le trecce bionde). Al centro di questo luogo di corruzione regna il diavolo in persona (Belzebù) intento ad alimentare il fuoco del peccato coi "mantici" (strumenti per soffiare sulle fiamme) e a fomentare la vanità femminile con gli "specchi", anche qui strumento diabolico di tentazione. Anche nel sonetto 137, "L'avara Babilonia à colmo il sacco", Avignone è paragonata a Babilonia, simbolo del peccato.
Figure retoriche:
vv.1 invettiva → fa subito capire il tono inquisitorio del sonettovv.2 metonimie→ “fiume” ad indicare l’acqua, “ghiande” ad indicare il cibo degli uomini primitivi e semplicivv.3 antitesi→tra “l’altrui impoverir" e la Chiesa “ricca e grande” vv.5 metafora→”nido di tradimenti” vv.7 antitesi→tra “vin”, “lecti”, “vivande” e “fiume” e “ghiande” del vv.2 che va a esprimere perfettamente la contrapposizione tra corruzione presente e purezza passata
Figure retoriche:
vv.7 metonimia→”lecti”vv.8 personificazione→ “Luxuria”vv.9 metonimia→”camere”, antitesi→”fanciulle e vecchi”vv.11 metafore→"coi mantici et co il fuoco et co gli specchi”vv.12 metonimia→”piume”vv.13 metafore→ “ma nuda al vento, et scalza fra gli stecchi”
Aspetto metrico:
- Allitterazione di "r" nel terzo verso, di "t"nel verso quattro e di "v" nel verso sette. - Sonetto composto da 14 versi endecasillabi piani. - Schema di rime ABBA, ABBA, CDC, CDC.