Abbazia di praglia
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La nascita della polifonia
Verso la fine del IX secolo si diffonde la pratica di sovrapporre ad una melodia gregoriana una seconda melodia, cantata da un secondo gruppo di cantori. Questo tipo di canto a due voci prende il nome di ORGANUM, e sancisce l'inizio di una importantissima fase della storia della musica, la nascita della POLIFONIA, ossia del canto a più voci. Ad ogni nota della voce principale viene contrapposta una nota della seconda voce. Questa tecnica è alla base della polifonia e si chiama CONTRAPPUNTO (il nome deriva dal fatto che in latino le note sono chiamate PUNCTUM). Il numero delle voci impiegate nei brani polifonici (inizialmente due), è destinato ad aumentare a tre, quattro, o cinque voci.
Guido d'Arezzo
Il monaco benedettino Guido d'Arezzo, notando la difficoltà dei suoi cantori a memorizzare i canti gregoriani, individua una serie di sei suoni consecutivi e abbina a ciascuno di essi le sillabe iniziali dei versi dell'Inno a San Giovanni, e le utilizza come punto di riferimento. A lui dobbiamo dunque l'invenzione dei nomi delle note musicali che sono rimaste ad oggi invariate, fatta eccezione per il DO, che originariamente veniva chiamato UT. A Guido d'Arezzo dobbiamo anche l'introduzione del TETRAGRAMMA, un rigo musicale su cui fissare con più precisione l'altezza dei suoni da cantare, formato da quattro righe. Prima del tetragramma era stata introdotta una linea rossa, corrispondente alla nota FA che faceva capire che le note poste al di sopra erano più acute, quelle poste al di sotto più gravi.
Il periodo nel quale nasce la polifonia viene definito dagli studiosi ARS ANTIQUA (1100 - 1320). Tra i musicisti più importanti di questo periodo ricordiamo LEONINUS E PEROTINUS, attivi presso la cattedrale di Notre Dame de Paris.
Il periodo successivo, dal 1320 in avanti, viene invece denominato ARS NOVA, in contrapposizione al periodo precedente e si caratterizza per l'adozione di figure per la notazione ritmica e per definire il definitivo sviluppo della polifonia non solo nella musica sacra ma anche in quella profana. Tra i protagonisti dell'Ars Nova troviamo il francese PHILIPPE DE VITRY e GUILLAME DE MACHAULT.
Nel Medioevo monaci e fedeli intonano canti cosiddetti MONODICI, ad una sola voce, composti cioè da una sola melodia. Sono canti a cappella, ossia senza accompagnamento strumentale, e vengono rigorosamente cantati in LATINO. L'uso degli strumenti musicali per accompagnare le voci era infatti severamente proibito nel Medioevo, in quanto si riteneva che gli strumenti distogliessero l'attenzione del fedele dalla preghiera e non gli permettessero di entrare in comunicazione spirituale con Dio. Col tempo è stato introdotto l'utilizzo dell'organo, che è diventato lo strumento liturgico per eccellenza ed è rimasto per molto tempo l'unico strumento ammesso in chiesa.
L'invenzione della scrittura musicale
Prima del IX secolo le melodie venivano imparate e trasmesse oralmente, poiché non esisteva un sistema di scrittura dell'altezza dei suoni. Verso il IX secolo compaiono dei piccoli segni sopra le parole dei canti gregoriani. Si chiamano neumi ed indicano in modo approssimativo l'andamento della melodia. Inizialmente assumono la forma di punti e linee ma, verso il XIII secolo subiscono una trasformazione, assumendo la caratteristica forma quadrata o romboidale.
Escape, la musica medievale
Linda
Created on February 27, 2024
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La nascita della polifonia Verso la fine del IX secolo si diffonde la pratica di sovrapporre ad una melodia gregoriana una seconda melodia, cantata da un secondo gruppo di cantori. Questo tipo di canto a due voci prende il nome di ORGANUM, e sancisce l'inizio di una importantissima fase della storia della musica, la nascita della POLIFONIA, ossia del canto a più voci. Ad ogni nota della voce principale viene contrapposta una nota della seconda voce. Questa tecnica è alla base della polifonia e si chiama CONTRAPPUNTO (il nome deriva dal fatto che in latino le note sono chiamate PUNCTUM). Il numero delle voci impiegate nei brani polifonici (inizialmente due), è destinato ad aumentare a tre, quattro, o cinque voci.
Guido d'Arezzo Il monaco benedettino Guido d'Arezzo, notando la difficoltà dei suoi cantori a memorizzare i canti gregoriani, individua una serie di sei suoni consecutivi e abbina a ciascuno di essi le sillabe iniziali dei versi dell'Inno a San Giovanni, e le utilizza come punto di riferimento. A lui dobbiamo dunque l'invenzione dei nomi delle note musicali che sono rimaste ad oggi invariate, fatta eccezione per il DO, che originariamente veniva chiamato UT. A Guido d'Arezzo dobbiamo anche l'introduzione del TETRAGRAMMA, un rigo musicale su cui fissare con più precisione l'altezza dei suoni da cantare, formato da quattro righe. Prima del tetragramma era stata introdotta una linea rossa, corrispondente alla nota FA che faceva capire che le note poste al di sopra erano più acute, quelle poste al di sotto più gravi.
Il periodo nel quale nasce la polifonia viene definito dagli studiosi ARS ANTIQUA (1100 - 1320). Tra i musicisti più importanti di questo periodo ricordiamo LEONINUS E PEROTINUS, attivi presso la cattedrale di Notre Dame de Paris. Il periodo successivo, dal 1320 in avanti, viene invece denominato ARS NOVA, in contrapposizione al periodo precedente e si caratterizza per l'adozione di figure per la notazione ritmica e per definire il definitivo sviluppo della polifonia non solo nella musica sacra ma anche in quella profana. Tra i protagonisti dell'Ars Nova troviamo il francese PHILIPPE DE VITRY e GUILLAME DE MACHAULT.
Nel Medioevo monaci e fedeli intonano canti cosiddetti MONODICI, ad una sola voce, composti cioè da una sola melodia. Sono canti a cappella, ossia senza accompagnamento strumentale, e vengono rigorosamente cantati in LATINO. L'uso degli strumenti musicali per accompagnare le voci era infatti severamente proibito nel Medioevo, in quanto si riteneva che gli strumenti distogliessero l'attenzione del fedele dalla preghiera e non gli permettessero di entrare in comunicazione spirituale con Dio. Col tempo è stato introdotto l'utilizzo dell'organo, che è diventato lo strumento liturgico per eccellenza ed è rimasto per molto tempo l'unico strumento ammesso in chiesa.
L'invenzione della scrittura musicale Prima del IX secolo le melodie venivano imparate e trasmesse oralmente, poiché non esisteva un sistema di scrittura dell'altezza dei suoni. Verso il IX secolo compaiono dei piccoli segni sopra le parole dei canti gregoriani. Si chiamano neumi ed indicano in modo approssimativo l'andamento della melodia. Inizialmente assumono la forma di punti e linee ma, verso il XIII secolo subiscono una trasformazione, assumendo la caratteristica forma quadrata o romboidale.