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canto 26 inferno
gatti fabrizio
Created on February 26, 2024
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Transcript
divina commedia inferno-canto 26
Dante Alighieri
INIZIO
PARAFRASI
INFERNO- CANTO 26
Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande,
e per lo 'nferno tuo nome si spande!
che per mare e per terra batti l'ali,
Tra li ladron trovai cinque cotali tuoi cittadini onde mi ven vergogna, e tu in grande orranza non ne sali.
Ma se presso al mattin del ver si sogna,
tu sentirai, di qua da picciol tempo, di quel che Prato, non ch’altri, t’agogna.
E se già fosse, non saria per tempo. Così foss’ei, da che pur esser dee! ché più mi graverà, com’ più m’attempo.
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PARAFRASI
Noi ci partimmo, e su per le scalee che n’avea fatto iborni a scender pria, rimontò ’l duca mio e trasse mee; e proseguendo la solinga via, tra le schegge e tra ’ rocchi de lo scoglio lo piè sanza la man non si spedia. Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi, e più lo ’ngegno affreno ch’i’ non soglio,
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perché non corra che virtù nol guidi;
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m’ ha dato ’l ben, ch’io stessi nol m’invidi.
sì che, se stella bona o miglior cosa
PARAFRASI
Quante ’l villan ch’al poggio si riposa,
nel tempo che colui che ’l mondo schiara la faccia
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sua a noi tien meno ascosa,
come la mosca cede a la zanzara,
vede lucciole giù per la vallea, forse colà dov’e’ vendemmia e ara: di tante fiamme tutta risplendea l’ottava bolgia, sì com’io m’accorsi tosto che fui là ’ve ’l fondo parea.
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E qual colui che si vengiò con li orsi
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vide ’l carro d’Elia al dipartire, quando i cavalli al cielo erti levorsi,
PARAFRASI
che nol potea sì con li occhi seguire, ch’el vedesse altro che la fiamma sola, sì come nuvoletta, in sù salire: tal si move ciascuna per la gola del fosso, ché nessuna mostra ’l furto, e ogne fiamma un peccatore invola. Io stava sovra ’l ponte a veder surto, sì che s’io non avessi un ronchion preso,
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caduto sarei giù sanz’esser urto
disse: "Dentro dai fuochi son li spirti; catun si fascia di quel ch’elli è inceso".
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E ’l duca, che mi vide tanto atteso,
PARAFRASI
«Maestro mio», rispuos' io, «per udirti son io più certo; ma già m'era avviso che così fosse, e già voleva dirti: Rispuose a me: «Là dentro si martira , e così insieme a la vendetta vanno come a l'ira; e dentro da la lor fiamma si geme l'agguato del caval che fé la porta onde uscì
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chi è 'n quel foco che vien sì diviso di sopra, che par surger de la pira dov' Eteòcle col fratel fu miso?».
Ulisse e Dïomede
de' Romani il gentil seme.
PARAFRASI
Piangevisi entro l'arte per che, morta, , «S'ei posson dentro da quelle faville parlar», diss' io, «maestro, assai ten vaglia mille, che non mi facci de l'attender niego fin che la fiamma cornuta qua vegna; vedi che del disio ver' lei mi piego!». Ed elli a me: «La tua preghiera è degna di molta loda, e io però l'accetto; ma fa che la tua lingua si sostegna.
Deïdamìa ancor si duol d'Achille
e del Palladio pena vi si porta ».
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priego e ripriego, che 'l priego
PARAFRASI
Lascia parlare a me, ch'i' ho concetto ciò che tu vuoi; ch'ei sarebbero schivi, Poi che la fiamma fu venuta quivi dove parve al mio duca tempo e loco, in questa forma lui parlare audivi: «O voi che siete due dentro ad un foco, meritai di voi mentre ch'io vissi, meritai di voi assai o poco quando nel mondo li alti versi scrissi, non vi movete; ma l'un di voi dica dove, per lui, perduto a morir gissi».
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perch' e' fuor greci, forse del tuo detto ».
s'io s'io
PARAFRASI
cominciò a crollarsi mormorando, indi la cima qua e là menando, come fosse la lingua che parlasse, gittò voce di fuori e disse: «Quando né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né 'l debito amore lo qual dovea Penelopè far lieta,
Lo maggior corno de la fiamma antica
pur come quella cui vento affatica;
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mi diparti' da Circe, che sottrasse me più d'un anno là presso a Gaeta, prima che sì Enëa la nomasse,
PARAFRASI
vincer potero dentro a me l'ardorech'i' ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore ;
ma misi me per l'alto mare aperto sol con un e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto. Io e ' compagni eravam vecchi e tardi quando venimmo a quella
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legno
L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna, fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi, e l'altre che quel mare intorno bagna
foce stretta
dov' Ercule segnò li suoi riguardi
PARAFRASI
acciò che l'uom più oltre non si metta; da la man destra mi lasciai Sibilia, da l'altra già m'avea lasciata Setta. "O frati", dissi, "che per cento milia perigli siete giunti a l'occidente, a questa tanto picciola vigilia d'i nostri sensi ch'è del rimanente non vogliate negar l'esperïenza, , del mondo sanza gente.
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di retro al sol
Considerate la vostra semenza: fatti nonfoste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".
PARAFRASI
Li miei compagni fec' io sì aguti,con questa orazion picciola, al cammino, che a pena poscia li avrei ritenuti; e volta nostra poppa nel mattino, de' remi facemmo , sempre acquistando dal lato mancino. Tutte le stelle già de l'altro polo vedea la notte, e 'l nostro tanto basso, che non surgëa fuor del marin suolo. poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,
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ali al folle volo
Cinque volte racceso e tante cassolo lume era di sotto da la luna,
PARAFRASI
una montagna
quando n'apparve , brunaper la distanza, e parvemi alta tanto quanto veduta non avëa alcuna. Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto; ché de la nova terra un turbo nacque e percosse del legno il primo canto. Tre volte il fé girar con tutte l'acque; a la quarta levar la poppa in suso e la prora ire in giù, com' altrui piacque, infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».
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Figure retorice vv 34-42
similitudine (vv. 34-42). Cioè: "E come colui (Eliseo) che trovò vendetta con gli orsi vide il carro d'Elia che partiva, quando i cavalli si levarono alti nel cielo, e non lo poteva seguire con lo sguardo senza vedere altro che la fiamma, che saliva su come una nuvoletta: così si muove ogni fiamma per le strettoie della bolgia".
Figura retorica VV25-33
similitudine (vv. 25-33). Cioè: "Quante lucciole vede giù nella valle il contadino che si riposa sulla collina, quando il sole che rischiara il mondo tiene meno nascosta a noi la sua faccia, quando la mosca lascia il posto alla zanzara, forse nel posto dove egli vendemmia oppure ara: di altrettante fiammelle risplendeva tutta l'ottava bolgia, come io vidi non appena fui là da dove il fondo era visibile".
versi 94 -99
In questi versi si ha la contrapposizione tra due trittici: tre amori (dolcezza di figlio, la pieta del vecchio padre e il debito amore di Penelope) contro tre amori ancora più forti ( l'ardore a divenire esperto del mondo, dei vizi umani e del valore)