Il giardino di Armida
Premessa teorica
Nella "Gerusalemme Liberata", Torquato Tasso vuole raccontare la VERITà STORICA secondo i canoni della Controriforma, ma con un MARGINE DI INVENZIONE per dilettare i lettori.
Principio di poetica di Orazio "Miscele utile dulci"
Riferimenti storici
Rifroma protestanteguidata da Martin Lutero.
Epoca di crisi religiosa
Il Cinquecento in Italia
Controriforma: reazione della Chiesa alla Riforma protestante, iniziata con il Consiglio di Trento nel 1545.
Rinascimento:epoca di rinascita grazie alla restaurazione degli antichi mores per volontà dell'imperatore Ottaviano Augusto.
Epoca di crisi religiosa
Barocco:epoca di inquietudini.
- Cristiani: i crociati (tra cui Rinaldo e Tancredi)
Nello scontro tra:
- Pagani: vergine guerriera Clorinda, il feroce Argante
- Forze centripete = celesti -> aiutate dal mago di Ascolana
Vi sono:
- Forze centrifughe = infernali -> aiutate dal mago Ismeno e dalla maga Armida
Spazio orizzontale
Bifrontismo spirituale
- Cielo -> cristiani -> bene, unità
- Inferno -> pagani -> male, disordine
Spazio verticale
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- Accampamento cristiani
- Gerusalemme (pagani)
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Il passo "Il giardino di Armida" è un momento emblematico dell'epica rinascimentale, tratto dall'opera "Gerusalemme liberata" di Torquato Tasso. Esso descrive il giardino incantato creato dalla maga Armida per sedurre e intrappolare i cavalieri crociati, un luogo di bellezza paradisiaca, ma intriso di inganno e pericolo.
Antefatto
Rinaldo si trova nella più alta e solitaria delle isole Fortunate, dove è stato trasportato dalla maga Armida che lì ha il suo palazzo. Egli, prigioniero del fascino della maga si è dimenticato dei suoi doveri e trascorre il suo tempo in ozio nel giardino che circonda il palazzo, tra le braccia della maga che si è perdutamente innamorata di lui. Goffredo di Buglione ha incaricato di ritrovarlo e riportarlo al campo, i crociati Ubaldo e Carlo, i quali su indicazioni del mago di Ascalona, hanno varcato l’oceano Atlantico per raggiungerlo. In base alle indicazioni del mago Ismeno (XIV, 76, 5-8) superano vari ostacoli e giungono infine nel giardino di Armida.
1 Il ricco edificio è tondo e all'interno di esso, ben protetto e posto quasi perfettamente al centro, c'è un giardino più bello di qualunque altro sia mai fiorito. I fabbri diabolici costruirono intorno ad esso un confuso e non distinguibile ordine di logge, ed esso giace impenetrabile tra le vie contorte di quell'ingannevole labirinto.2 I due guerrieri passarono per l'ingresso più ampio, dato che quel palazzo ne aveva cento. 3 Come il fiume Meandro gioca fra rive oblique e contorte e con un corso incerto ora scende a valle, ora risale a monte, e alternativamente fa salire le acque al monte e poi le fa scendere al mare, e mentre procede incrocia se stesso che torna indietro, così sono queste vie [del labirinto] e ancor più inestricabili e intrecciate, ma il libro (dono del mago di Ascalona) le descrive in sé e parla di esse in modo da risolverle, e spiega come superarle. 9 Dopo che i due lasciarono le vie contorte, il bel giardino si aprì alla loro vista con un piacevole spettacolo: offrì a un solo sguardo laghi, fiumicelli, fiori e piante variopinte, erbe diverse, collinette assolate, valli ombrose, selve e grotte; e, cosa che aumenta la bellezza e la preziosità di quelle opere, non è assolutamente visibile l'arte [diabolica] che produce tutto questo. 10 Diresti che il sito e gli ornamenti siano del tutto naturali, poiché ciò che è frutto di artificio è mescolato a ciò che è naturale. Sembra arte della natura, che imita scherzando per gioco la sua imitatrice [l'arte stessa]. Il vento che fa fiorire gli alberi non è altro se non effetto della maga: il frutto dura in eterno come sono eterni i fiori, e mentre un frutto spunta l'altro è già maturo. 11 Nello stesso tronco e tra le stesse foglie ci sono il fico appena nato e quello maturo; il frutto nuovo e quello vecchio pendono dallo stesso ramo, uno con la buccia verde e l'altro dorata; dove il giardino è più assolato la vite contorta serpeggia rigogliosa e germoglia ben alta: qui fiorisce l'uva acerba, ma anche quella dorata e rosseggiante come il piropo e già gonfia di succo.
Il giardino di Armida
dalla Gerusalemme liberata, XVI
Il giardino di Armida
Nel giardino è come se non ci fosse l’alternarsi delle stagioni, è un’eterna primavera in cui i frutti maturi pendono dallo stesso albero su cui pendono i frutti acerbi. Tra gli uccelli che cantano spicca un pappagallo prodigioso (mirabil mostro) che imita il linguaggio umano. Il pappagallo mostra ai due crociati una rosa che sta sbocciando e li invita a coglierla prima che appassisca, affermando che, anche se la primavera tornerà sicuramente, la rosa non fiorirà più, così come avviene per la giovinezza che una volta sfiorita non tornerà.
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La figura di Armida
Armida è un’invenzione poetica di Tasso, è una figura di fantasia, nipote del re di Damasco.
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Rinaldo e Armida nel giardino incantato
Il quadro di Finoglio intitolato "Rinaldo e Armida nel giardino incantato" e il canto "Il giardino di Armida" di Torquato Tasso sono opere d'arte che si intersecano attraverso la loro rappresentazione della leggendaria storia d'amore tra Rinaldo e Armida. Entrambi gli artisti trovano ispirazione nell'epopea cavalleresca e nell'amore impossibile tra un eroe crociato ed una maga musulmana. Finoglio con il suo pennello, trasporta lo spettatore all'interno del giardino iincantato di Armida, dove Rinaldo è intrappolato dall'amore e dalla magia. Attraverso dettagli finemente lavorati, l'artista crea un atmosfera magica e surreale; il quadro diventa così uno specchio visivo della narrazione poetica di Tasso che offre un'immersione più profonda nel mondo interiore dei personaggi, esplorando i temi dell'amore, del desiderio e della libertà ed offrendo una riflessione sull'eterna lotta tra dovere e passione
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Paolo Finoglio - Rinaldo e Armida nel giardino incantato, (1640-1643), olio su tela, 255x308 cm, Pinacoteca Civica del Castello, Conversano
CARLO E UBALDO RICHIAMANO AL DOVERE RINALDO
(o Rinaldo e lo scudo del mago di Ascalona)
Ubaldo incominciò parlando allora:
«Va l’Asia tutta e va l’Europa in guerra:
chiunque e pregio brama e Cristo adora
travaglia in arme or ne la siria terra.
Te solo, o figlio di Bertoldo, fuora
del mondo, in ozio, un breve angolo serra;
te sol de l’universo il moto nulla
move, egregio campion d’una fanciulla.
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Tasso VS Ariosto
Ludovico Ariosto e Torquato Tasso sono due importanti poeti italiani del Rinascimento. Ariosto è noto per il suo poema epico "Orlando Furioso", caratterizzato dalla narrazione avventurosa e tono umoristico, mentre Tasso scrisse "La Gerusalemme Liberata", un poema epico che affronta temi epici e romantici in modo più serio. Il confronto tra di loro spesso si concentra sulla diversità di stili e toni, con Ariosto incline alla commedia e Tasso alla trama epica classica.
Controriforma
Rinascimento
Due contesti storici differenti
La Gerusalemme liberata
VS
Orlando Furioso
Rapporto tra scrittore e potere politico
Ludovico Ariosto
Torquato Tasso
1474-1533
1544-1595
La visione dell'amore
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PARAFRASI
Ubaldo allora cominciò a dire: «Tutta l'Asia [la Palestina] e l'Europa vanno in guerra: chiunque desidera la gloria e adora Cristo ora combatte in armi nella terra di Siria. Tu solo, o figlio di Bertoldo, sei tenuto fuori del mondo, in ozio, da un breve angolo di terra; tu solo, egregio campione di una fanciulla, non sei smosso per nulla dallo sconvolgimento universale [della Crociata].
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Paolo Finoglio
Paolo Domenico Finoglio è stato un pittore italiano nato nel 1590 ad Orta d'Atella nel Casetrano. Fece l'apprendistato a Napoli presso il pittore tardo-manierista Ippolito Borghese ed ebbe modo di esprimere le sue doti artistiche nel Salento dove ebbe una bottega ed alcuni seguaci. Fece poi ritorno a Napoli, ma la nostalgia della Puglia lo portò alla corte di Girolamo ll Acquaviva d'Aragona, a Conversano. Nella contea il pittorte riscosse particolare successo, molte tele di sua mano infatti, sono conservate in tutta la puglia, in particolare a Monopoli e nella stessa Conversano dove per gli Acquaviva realizzò il famoso ciclo della Gerusalemme liberata di Tasso. Venne a mancare nella corte Conversanese nel 1645.
IL SIMBOLO DELLA ROSA
La rosa è simbolo della perfezione della natura ed emblema della fugacità della bellezza, della giovinezza e del piacere. Il canto vuole rappresentarne la breve parabola. Anche la rosa viene umanizzata e rievoca il topos catulliano della vergine rosa, fiore bellissimo, simbolo dell’eros femminile e della purezza della donna, ma effimero perché minato dalla caducità. Una simbologia che si rifà a tutta una serie di testi della letteratura del XV-XVI sec. e riprende uno dei temi portanti dell'età dell'Umanesimo: da ricordare soprattutto il discorso di Sacripante nell'Orlando furioso, mentre tra i modelli classici va citato il carme 62 di Catullo, in cui la giovane ragazza ancora vergine viene paragonata a un fiore che nessuno ha toccato e che tutti desiderano, mentre quando è appassito non suscita più alcun desiderio.
Questa avvenente maga pagana, grande seduttrice, viene inviata da Plutone tra i cristiani per distoglierli dalla loro impresa. Ella vede Rinaldo nell’isoletta di Oronte, addormentato per il magico canto della sirena, e se ne innamora, diventando da nemica ad amante. Si rifugia con lui nell’isoletta incantata della Fortuna.
Armida in questo episodio ricorda la ninfa Calipso dell’Odissea e come lei tiene prigioniero l’uomo di cui è innamorata in un luogo di delizie e piacevolezze. Ma, nello svolgersi della vicenda, si riscontrano anche rimandi alla figura di Didone (Eneide) in quanto emerge di lei non solo il suo profilo di seduttrice ma anche di donna innamorata e abbandonata.
IL LOCUS AMOENUS
In queste ottave Tasso affida al narratore onniscente la descrizione dello splendido e lussureggiante giardino della maga Armida. Il giardino si identifica con il locus amoenus, topos letterario e ricorrente della cultura classica. Gli spazi sono adornati da elementi naturali come colline, valli, fiori, fiumi, selve, spelonche, fauna, alberi fioriti e frutti che maturano in continuazione. Con il suo proliferare lussureggiante di vegetazione il giardino rappresenta gli istinti pagani, edonistici e peccaminosi, che si sottraggono al controlo della ragione cristiana. Il luogo descritto appare simile a un Eden prodotto dall'artificio diabolico e come uno spazio idilliaco in cui vige l'eterna primavera dove viene ripreso un motivo caro alla letteratura rinascimentale: la visione edonistica della vita. Tasso sottolinea fortemente che in questo giardino non c'è nulla di reale come dimostra il fatto che i frutti appena spuntati convivono con quelli già maturi e dove persino il vento e gli uccelli alternano armoniosamente il loro canto producendo una piacevole melodia. Abbiamo dunque compreso che il giardino tassesco si caratterizza per una più accentuata sensualità, proprio per hè si carica di una serie significati simbolici e moralistic e diviene il luogo per eccellenza dello sviamento dell'eroe.
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LA FIGURA DEL PAPPAGALLO
L’esotico e colorato pappagallo non è scelto a caso ma voluto proprio perché in grado di imitare la voce umana, così come Armida è in grado di imitare la natura creata da Dio.
Il pappagallo è umanizzato, è una stramba imitazione dell’uomo, a cui, ironicamente, Tasso fa pronunciare parole da cui emerge il senso della precarietà della vita, della giovinezza e del piacere, un’elegia sulla fugacità della vita, raffigurata dalla rosa che “trapassa al trapassar d’un giorno”.
Il discorso del pappagallo è un invito a godere dell'amore e della giovinezza prima che sia troppo tardi e a "cogliere la rosa" prima che questa sfiorisca. Il discorso qui viene attribuito a un pappagallo in quanto uccello esotico non molto diffuso in Occidente e poiché in grado di imitare la voce umana, dunque viene presentato come "mirabil mostro" che con le sue parole cerca di attrarre i due guerrieri alle lusinghe d'amore e all'abbandono dei loro doveri militari.
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I TRE SIMBOLI PRINCIPALI
- Il giardino rappresenta il paradiso pagano dei piaceri carnali, è frutto della magia di Armida, ma sembra opera della natura, il che accresce il fascino e l’incanto del luogo;
- Il pappagallo invita i due crociati ad abbandonarsi alle lusinghe dell’amore, rappresentato dalla rosa appena sbocciata, metafora di una bella fanciulla pronta ad accoglierli.
- L’immagine della rosa che subito sfiorisce viene paragonata a quella della giovinezza che presto declina.
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IL MAGO DI ASCALONA
Il mago di Ascalona è un mago naturale, la parola mago apparentemente sembra pericolosa, infatti, in altre occassioni Tasso lo chiama "vecchio" oppure "saggio", tuttavia si tratta di un mago che utilizza la magia naturale cioè, la magia buona, quella consentita considerata antenata delle conoscenze scientifiche. Nella Gerusalemme liberata cisono due figure di maghi (oltre Armida che è anch’essa una maga) ma i due maghi contrapposti sono Ascalona ( favorevole ai cristiani) mago naturale e il mago Ismeno che pratica la magia nera diabolica (combatte contro di loro). Il mago di Ascalona si rivolge a Rinaldo e continua il lavoro fatto da Carlo e Ubaldo continuandolo ad esortarlo e a riprendere la guerra e dunque la sua missione cioè quello di combattente per la fede ma per fare questo mostrerà a Rinaldo uno scudo e su di esso saranno riportate tutte le imprese degli avi di Rinaldo e su questo verterà il discorso della Gerusalemme liberata perché poi da Rinaldo discenderanno la dinastia degli Este. Rinaldo, a sua volta ha ovviamente degli antenati e sullo scudo quindi sono rappresentate tutte le origini della casata d’Este fino a Rinaldo.
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il giardino di armida DEFINITIVO
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Il giardino di Armida
Premessa teorica
Nella "Gerusalemme Liberata", Torquato Tasso vuole raccontare la VERITà STORICA secondo i canoni della Controriforma, ma con un MARGINE DI INVENZIONE per dilettare i lettori.
Principio di poetica di Orazio "Miscele utile dulci"
Riferimenti storici
Rifroma protestanteguidata da Martin Lutero.
Epoca di crisi religiosa
Il Cinquecento in Italia
Controriforma: reazione della Chiesa alla Riforma protestante, iniziata con il Consiglio di Trento nel 1545.
Rinascimento:epoca di rinascita grazie alla restaurazione degli antichi mores per volontà dell'imperatore Ottaviano Augusto.
Epoca di crisi religiosa
Barocco:epoca di inquietudini.
Nello scontro tra:
Vi sono:
Spazio orizzontale
Bifrontismo spirituale
Spazio verticale
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Il passo "Il giardino di Armida" è un momento emblematico dell'epica rinascimentale, tratto dall'opera "Gerusalemme liberata" di Torquato Tasso. Esso descrive il giardino incantato creato dalla maga Armida per sedurre e intrappolare i cavalieri crociati, un luogo di bellezza paradisiaca, ma intriso di inganno e pericolo.
Antefatto
Rinaldo si trova nella più alta e solitaria delle isole Fortunate, dove è stato trasportato dalla maga Armida che lì ha il suo palazzo. Egli, prigioniero del fascino della maga si è dimenticato dei suoi doveri e trascorre il suo tempo in ozio nel giardino che circonda il palazzo, tra le braccia della maga che si è perdutamente innamorata di lui. Goffredo di Buglione ha incaricato di ritrovarlo e riportarlo al campo, i crociati Ubaldo e Carlo, i quali su indicazioni del mago di Ascalona, hanno varcato l’oceano Atlantico per raggiungerlo. In base alle indicazioni del mago Ismeno (XIV, 76, 5-8) superano vari ostacoli e giungono infine nel giardino di Armida.
1 Il ricco edificio è tondo e all'interno di esso, ben protetto e posto quasi perfettamente al centro, c'è un giardino più bello di qualunque altro sia mai fiorito. I fabbri diabolici costruirono intorno ad esso un confuso e non distinguibile ordine di logge, ed esso giace impenetrabile tra le vie contorte di quell'ingannevole labirinto.2 I due guerrieri passarono per l'ingresso più ampio, dato che quel palazzo ne aveva cento. 3 Come il fiume Meandro gioca fra rive oblique e contorte e con un corso incerto ora scende a valle, ora risale a monte, e alternativamente fa salire le acque al monte e poi le fa scendere al mare, e mentre procede incrocia se stesso che torna indietro, così sono queste vie [del labirinto] e ancor più inestricabili e intrecciate, ma il libro (dono del mago di Ascalona) le descrive in sé e parla di esse in modo da risolverle, e spiega come superarle. 9 Dopo che i due lasciarono le vie contorte, il bel giardino si aprì alla loro vista con un piacevole spettacolo: offrì a un solo sguardo laghi, fiumicelli, fiori e piante variopinte, erbe diverse, collinette assolate, valli ombrose, selve e grotte; e, cosa che aumenta la bellezza e la preziosità di quelle opere, non è assolutamente visibile l'arte [diabolica] che produce tutto questo. 10 Diresti che il sito e gli ornamenti siano del tutto naturali, poiché ciò che è frutto di artificio è mescolato a ciò che è naturale. Sembra arte della natura, che imita scherzando per gioco la sua imitatrice [l'arte stessa]. Il vento che fa fiorire gli alberi non è altro se non effetto della maga: il frutto dura in eterno come sono eterni i fiori, e mentre un frutto spunta l'altro è già maturo. 11 Nello stesso tronco e tra le stesse foglie ci sono il fico appena nato e quello maturo; il frutto nuovo e quello vecchio pendono dallo stesso ramo, uno con la buccia verde e l'altro dorata; dove il giardino è più assolato la vite contorta serpeggia rigogliosa e germoglia ben alta: qui fiorisce l'uva acerba, ma anche quella dorata e rosseggiante come il piropo e già gonfia di succo.
Il giardino di Armida
dalla Gerusalemme liberata, XVI
Il giardino di Armida
Nel giardino è come se non ci fosse l’alternarsi delle stagioni, è un’eterna primavera in cui i frutti maturi pendono dallo stesso albero su cui pendono i frutti acerbi. Tra gli uccelli che cantano spicca un pappagallo prodigioso (mirabil mostro) che imita il linguaggio umano. Il pappagallo mostra ai due crociati una rosa che sta sbocciando e li invita a coglierla prima che appassisca, affermando che, anche se la primavera tornerà sicuramente, la rosa non fiorirà più, così come avviene per la giovinezza che una volta sfiorita non tornerà.
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La figura di Armida
Armida è un’invenzione poetica di Tasso, è una figura di fantasia, nipote del re di Damasco.
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Rinaldo e Armida nel giardino incantato
Il quadro di Finoglio intitolato "Rinaldo e Armida nel giardino incantato" e il canto "Il giardino di Armida" di Torquato Tasso sono opere d'arte che si intersecano attraverso la loro rappresentazione della leggendaria storia d'amore tra Rinaldo e Armida. Entrambi gli artisti trovano ispirazione nell'epopea cavalleresca e nell'amore impossibile tra un eroe crociato ed una maga musulmana. Finoglio con il suo pennello, trasporta lo spettatore all'interno del giardino iincantato di Armida, dove Rinaldo è intrappolato dall'amore e dalla magia. Attraverso dettagli finemente lavorati, l'artista crea un atmosfera magica e surreale; il quadro diventa così uno specchio visivo della narrazione poetica di Tasso che offre un'immersione più profonda nel mondo interiore dei personaggi, esplorando i temi dell'amore, del desiderio e della libertà ed offrendo una riflessione sull'eterna lotta tra dovere e passione
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Paolo Finoglio - Rinaldo e Armida nel giardino incantato, (1640-1643), olio su tela, 255x308 cm, Pinacoteca Civica del Castello, Conversano
CARLO E UBALDO RICHIAMANO AL DOVERE RINALDO
(o Rinaldo e lo scudo del mago di Ascalona)
Ubaldo incominciò parlando allora: «Va l’Asia tutta e va l’Europa in guerra: chiunque e pregio brama e Cristo adora travaglia in arme or ne la siria terra. Te solo, o figlio di Bertoldo, fuora del mondo, in ozio, un breve angolo serra; te sol de l’universo il moto nulla move, egregio campion d’una fanciulla.
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Tasso VS Ariosto
Ludovico Ariosto e Torquato Tasso sono due importanti poeti italiani del Rinascimento. Ariosto è noto per il suo poema epico "Orlando Furioso", caratterizzato dalla narrazione avventurosa e tono umoristico, mentre Tasso scrisse "La Gerusalemme Liberata", un poema epico che affronta temi epici e romantici in modo più serio. Il confronto tra di loro spesso si concentra sulla diversità di stili e toni, con Ariosto incline alla commedia e Tasso alla trama epica classica.
Controriforma
Rinascimento
Due contesti storici differenti
La Gerusalemme liberata
VS
Orlando Furioso
Rapporto tra scrittore e potere politico
Ludovico Ariosto
Torquato Tasso
1474-1533
1544-1595
La visione dell'amore
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PARAFRASI
Ubaldo allora cominciò a dire: «Tutta l'Asia [la Palestina] e l'Europa vanno in guerra: chiunque desidera la gloria e adora Cristo ora combatte in armi nella terra di Siria. Tu solo, o figlio di Bertoldo, sei tenuto fuori del mondo, in ozio, da un breve angolo di terra; tu solo, egregio campione di una fanciulla, non sei smosso per nulla dallo sconvolgimento universale [della Crociata].
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Paolo Finoglio
Paolo Domenico Finoglio è stato un pittore italiano nato nel 1590 ad Orta d'Atella nel Casetrano. Fece l'apprendistato a Napoli presso il pittore tardo-manierista Ippolito Borghese ed ebbe modo di esprimere le sue doti artistiche nel Salento dove ebbe una bottega ed alcuni seguaci. Fece poi ritorno a Napoli, ma la nostalgia della Puglia lo portò alla corte di Girolamo ll Acquaviva d'Aragona, a Conversano. Nella contea il pittorte riscosse particolare successo, molte tele di sua mano infatti, sono conservate in tutta la puglia, in particolare a Monopoli e nella stessa Conversano dove per gli Acquaviva realizzò il famoso ciclo della Gerusalemme liberata di Tasso. Venne a mancare nella corte Conversanese nel 1645.
IL SIMBOLO DELLA ROSA
La rosa è simbolo della perfezione della natura ed emblema della fugacità della bellezza, della giovinezza e del piacere. Il canto vuole rappresentarne la breve parabola. Anche la rosa viene umanizzata e rievoca il topos catulliano della vergine rosa, fiore bellissimo, simbolo dell’eros femminile e della purezza della donna, ma effimero perché minato dalla caducità. Una simbologia che si rifà a tutta una serie di testi della letteratura del XV-XVI sec. e riprende uno dei temi portanti dell'età dell'Umanesimo: da ricordare soprattutto il discorso di Sacripante nell'Orlando furioso, mentre tra i modelli classici va citato il carme 62 di Catullo, in cui la giovane ragazza ancora vergine viene paragonata a un fiore che nessuno ha toccato e che tutti desiderano, mentre quando è appassito non suscita più alcun desiderio.
Questa avvenente maga pagana, grande seduttrice, viene inviata da Plutone tra i cristiani per distoglierli dalla loro impresa. Ella vede Rinaldo nell’isoletta di Oronte, addormentato per il magico canto della sirena, e se ne innamora, diventando da nemica ad amante. Si rifugia con lui nell’isoletta incantata della Fortuna. Armida in questo episodio ricorda la ninfa Calipso dell’Odissea e come lei tiene prigioniero l’uomo di cui è innamorata in un luogo di delizie e piacevolezze. Ma, nello svolgersi della vicenda, si riscontrano anche rimandi alla figura di Didone (Eneide) in quanto emerge di lei non solo il suo profilo di seduttrice ma anche di donna innamorata e abbandonata.
IL LOCUS AMOENUS
In queste ottave Tasso affida al narratore onniscente la descrizione dello splendido e lussureggiante giardino della maga Armida. Il giardino si identifica con il locus amoenus, topos letterario e ricorrente della cultura classica. Gli spazi sono adornati da elementi naturali come colline, valli, fiori, fiumi, selve, spelonche, fauna, alberi fioriti e frutti che maturano in continuazione. Con il suo proliferare lussureggiante di vegetazione il giardino rappresenta gli istinti pagani, edonistici e peccaminosi, che si sottraggono al controlo della ragione cristiana. Il luogo descritto appare simile a un Eden prodotto dall'artificio diabolico e come uno spazio idilliaco in cui vige l'eterna primavera dove viene ripreso un motivo caro alla letteratura rinascimentale: la visione edonistica della vita. Tasso sottolinea fortemente che in questo giardino non c'è nulla di reale come dimostra il fatto che i frutti appena spuntati convivono con quelli già maturi e dove persino il vento e gli uccelli alternano armoniosamente il loro canto producendo una piacevole melodia. Abbiamo dunque compreso che il giardino tassesco si caratterizza per una più accentuata sensualità, proprio per hè si carica di una serie significati simbolici e moralistic e diviene il luogo per eccellenza dello sviamento dell'eroe.
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LA FIGURA DEL PAPPAGALLO
L’esotico e colorato pappagallo non è scelto a caso ma voluto proprio perché in grado di imitare la voce umana, così come Armida è in grado di imitare la natura creata da Dio. Il pappagallo è umanizzato, è una stramba imitazione dell’uomo, a cui, ironicamente, Tasso fa pronunciare parole da cui emerge il senso della precarietà della vita, della giovinezza e del piacere, un’elegia sulla fugacità della vita, raffigurata dalla rosa che “trapassa al trapassar d’un giorno”. Il discorso del pappagallo è un invito a godere dell'amore e della giovinezza prima che sia troppo tardi e a "cogliere la rosa" prima che questa sfiorisca. Il discorso qui viene attribuito a un pappagallo in quanto uccello esotico non molto diffuso in Occidente e poiché in grado di imitare la voce umana, dunque viene presentato come "mirabil mostro" che con le sue parole cerca di attrarre i due guerrieri alle lusinghe d'amore e all'abbandono dei loro doveri militari.
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I TRE SIMBOLI PRINCIPALI
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IL MAGO DI ASCALONA
Il mago di Ascalona è un mago naturale, la parola mago apparentemente sembra pericolosa, infatti, in altre occassioni Tasso lo chiama "vecchio" oppure "saggio", tuttavia si tratta di un mago che utilizza la magia naturale cioè, la magia buona, quella consentita considerata antenata delle conoscenze scientifiche. Nella Gerusalemme liberata cisono due figure di maghi (oltre Armida che è anch’essa una maga) ma i due maghi contrapposti sono Ascalona ( favorevole ai cristiani) mago naturale e il mago Ismeno che pratica la magia nera diabolica (combatte contro di loro). Il mago di Ascalona si rivolge a Rinaldo e continua il lavoro fatto da Carlo e Ubaldo continuandolo ad esortarlo e a riprendere la guerra e dunque la sua missione cioè quello di combattente per la fede ma per fare questo mostrerà a Rinaldo uno scudo e su di esso saranno riportate tutte le imprese degli avi di Rinaldo e su questo verterà il discorso della Gerusalemme liberata perché poi da Rinaldo discenderanno la dinastia degli Este. Rinaldo, a sua volta ha ovviamente degli antenati e sullo scudo quindi sono rappresentate tutte le origini della casata d’Este fino a Rinaldo.
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