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IL MITO DELLA CAVERNA

Gioia Uliana

Created on February 23, 2024

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Transcript

IL MITO DELLA CAVERNA

Gioia Uliana

degli schiavi incatenati rivolti verso il muro che osservano le ombre degli oggetti trasportati dalle persone dietro di loro

MOTIVAZIONE

Ho scelto di parlare di questo mito perchè, tra tutti, è quello che più mi interessava. Trovo sia molto affascinante il tema affrontato, in particolare per quanto riguarda il mondo apparente, dell'illusione e la verità celatta dietro di esso, e credo sia incredibile come possa essere applicato alla realtà di oggi in modo perfetto nonostante sia stato scritto secoli fa.

I destinatari della mia presentazione sono studenti di terza liceo

IL MITO PER PLATONE

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Una narrazione che non ha carattere scientifico, ma che intende chiarire problemi complessi in modo stimolante e affascinante

il mito viene usato in due casi:

  • come esempio

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  • al posto del discorso
razionale

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il momento del giudizio dell'anima dopoo la morte affrontato nel mito di Er

esempi di fenomeni naturali spiegati e giustificati nei miti

il mito oggi

una narrazione di gesta compiute da dei, semidei ed eroi con lo scopo di spiegare i fenomeni naturale

Il mito può anche legittimare pratiche rituali o istituzioni sociali

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GLI ESSERI UMANI COME INDIVIDUI IMPRIGIONATI IN UNA CAVERNA

Dopo tutto questo» dissi, «paragona la nostra natura, in rapporto all’educazione e alla mancanza di educazione, a una condizione di questo tipo. Immagina dunque degli uomini in una dimora sotterranea a forma di caverna, con un’entrata spa- lancata alla luce e larga quanto l’intera caverna; qui stanno fin da bambini, con le gambe e il collo incatenati così da dover restare fermi e da poter guardare solo in avanti, giacché la catena impedisce loro di girare la testa; fa loro luce un fuoco acceso alle loro spalle, in alto e lontano; tra il fuoco e i prigionieri passa in alto una strada, e immagina che lungo di essa sia stato costruito un muretto, simile ai parapetti che i burattinai pongono davanti agli uomini che manovrano le mario- nette mostrandole, sopra di essi, al pubblico.» «Vedo» disse.

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LE OMBRE PROIETTATE COME OGGETTI REALI

«Vedi allora che dietro questo muretto degli uomini portano, facendoli sporgere dal muro stesso, oggetti d’ogni genere e statuette di uomini e di altri animali di pietra, di legno, foggiate nei modi più vari; com’è naturale alcuni dei portatori parlano, altri tacciono.» «Strana immagine descrivi» disse, «e strani prigionieri.» «Simili a noi» dissi io. «Pensi innanzitutto che essi abbiano visto, di se stessi e dei loro compagni, qualcos’altro se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte?» «E come potrebbero» disse, «se sono costretti per tutta la vita a tenere la testa im- mobile?» «E lo stesso non accadrà per gli oggetti che vengono fatti sfilare?» «Sì.» «Se dunque fossero in grado di discutere fra loro, non pensi che essi chiamereb- bero oggetti reali le ombre che vedono?» «Necessariamente.» «E se la prigione avesse un’eco dalla parete verso cui sono rivolti, ogni volta che uno dei portatori parlasse, credi penserebbero che a parlare sia qualcos’altro se non l’ombra che passa?» «Per Zeus, io no di certo» disse. «Insomma questi prigionieri» dissi io «considererebbero la verità come nient’altro che le ombre degli oggetti artificiali.» «È del tutto necessario» disse.

PRIMO MOMENTO FUORI DALLA CAVERNA: CONOSCENZA DEGLI OGGETTI SENSIBILI

«Osserva ora» io dissi «che cosa rappresenterebbero per costoro lo scioglimento dai loro legami e la guarigione dalla loro follia, se per natura accadesse loro qual- cosa di questo genere. Quando uno fosse sciolto e improvvisamente costretto ad alzarsi, a girare il collo, a camminare, ad alzare lo sguardo verso la luce, tutto que- sto facendo soffrirebbe e a causa del riverbero non potrebbe fissare gli occhi sugli oggetti di cui prima vedeva le ombre; che cosa credi risponderebbe, se qualcuno gli dicesse che prima vedeva semplici illusioni, e che ora, più vicino all’essere e rivolto verso oggetti dotati di maggiore esistenza, vede in modo più corretto, e se inoltre, mostrandogli ognuno degli oggetti che sfilano, gli chiedesse che cosa è,e lo costringesse a rispondere? non credi che sarebbe in difficoltà e riterrebbe che ciò che vedeva prima era più vero di quel che adesso gli si mostra?»«Molto di più» disse.

LA RAGIONE DISCORSIVA E L'INTUIZIONE PURA

«E se ancora lo si obbligasse a rivolgere lo sguardo verso la luce stessa, non proverebbe dolore agli occhi, e non si volgerebbe per fuggire verso ciò che può guardare, non penserebbe che questo è in realtà più chiaro di quanto gli viene mostrato?» «Proprio così» disse.«E se poi» dissi io «lo si portasse via con la forza, su per la salita aspra e ripida, e non lo si lasciasse prima di averlo trascinato alla luce del sole, non soffrirebbe forse, non protesterebbe per essere così trascinato? ed una volta giunto alla luce, gli occhi abbagliati dal suo splendore, potrebbe vedere una sola delle cose che ora chiamiamo vere?» «No di certo» disse, «almeno di primo acchito». «Avrebbe dunque bisogno, penso, di assuefazione, per poter vedere le cose di quassù. Prima potrebbe osservare, più agevolmente, le ombre, poi le immagini riflesse nell’acqua degli uomini e delle altre cose, infine le cose stesse; di qui po- trebbe passare all’osservazione dei corpi celesti e del cielo stesso durante la notte, volgendo lo sguardo alla luce degli astri e della luna con maggior facilità che, di giorno, al sole e alla sua luce.» «E come no?» «E finalmente, penso, potrebbe fissare non già le parvenze del sole riflesse nell’ac- qua o in luoghi estranei, bensì il sole stesso nella sua propria sede, e contemplarlo qual è.» «Necessariamente» disse

IL SOLE COME METAFORA DEL BENE

«E allora giungerebbe ormai, intorno al sole, alla conclusione che esso, oltre a provvedere alle stagioni e al corso degli anni, e a regolare ogni cosa nel mondo visibile, è anche in qualche modo la causa di tutto ciò che essi vedevano nella caverna.»«È chiaro» disse «che a quel punto giungerebbe a queste conclusioni.» «Ma allora, ricordando la sua precedente dimora e il sapere di laggiù e i suoi compagni di prigionia, non credi che sarebbe felice del proprio mutamento di condizione, e compiangerebbe gli altri?» «Certo.» «Quanto poi agli eventuali onori e lodi che i prigionieri si tributavano recipro- camente, quanto ai premi conferiti a chi scorgeva più acutamente le ombre che passavano, e meglio ricordava quali di solito venivano prime, quali ultime e quali contemporaneamente, e su questa base indovinava più efficacemente il futuro passaggio, pensi che egli sarebbe ancora desideroso di ottenerli e invidioso di quelli che ricevono onori e potere fra i prigionieri, o piuttosto, condividendo quel che dice Omero, preferirebbe di molto “esser bifolco, servire un padrone, un di- seredato”1, e sopportare qualsiasi prova pur di non opinare quelle cose e vivere quella vita?» «Così» disse «credo anch’io: tutto accetterebbe di soffrire piuttosto che vivere in quel modo.»

LA PIGRIZIA DEGLI UOMINI PREVALE SUL VERO SAPERE

«Rifletti ancora su questo» dissi io. «Se costui, ridisceso, si sedesse di nuovo al suo posto, non avrebbe forse gli occhi colmi di oscurità, venendo di colpo dal sole?» «Certo» disse. «Ma se dovesse di nuovo discernere quelle ombre e disputarne con quelli che son sempre rimasti in catene, mentre vede male perché i suoi occhi non si sono ancora assuefatti, ciò che richiederebbe un tempo non breve, non si renderebbe forse ridicolo, non si direbbe di lui che, salito quassù, ne è tornato con gli occhi rovinati, e dunque non val la pena neppure di tentare l’ascesa? e chi provasse a scioglierli e a guidarli verso l’alto, appena potessero afferrarlo e ucciderlo, non lo ucciderebbero?» «Sicuramente» disse.

SPIEGAZIONE DELLA SIMBOLOGIA

Info

«Quest’immagine pertanto, caro Glaucone» io dissi, «va applicata tutta intera a quel che dicevamo prima: la regione che ci appare tramite la vista è da paragonare alla dimora dei prigionieri, la luce del fuoco che sta in essa alla potenza del sole; ponendo poi la salita quassù e la contemplazione di quel che vi è quassù come l’ascesa dell’anima verso il luogo del noetico non t’ingannerai sulla mia aspettati- va, dal momento che vuoi conoscerla. Dio solo sa se essa può esser vera. Questo è comunque quel che a me appare: all’estremo confine del conoscibile v’è l’idea del buono e la si vede a stento, ma una volta vistala occorre concludere che essa è davvero sempre la causa di tutto ciò che vi è di retto e di bello, avendo generato nel luogo del visibile la luce e il suo signore, in quello del noetico essendo essa stessa signora e dispensatrice di verità e di pensiero; e che deve averla vista chi intenda agire saggiamente sia nella vita privata sia in quella pubblica.»«Sono d’accordo anch’io» disse, «almeno come mi è possibile.» «Su, allora» dissi io: «convieni anche su questo fatto, che non c’è da sorprendersi se chi è giunto fino a tal punto non voglia poi occuparsi delle faccende degli uomini, e la sua anima aspiri sempre a restare lassù: è in effetti del tutto verosimile che sia così, se anche questo sta nel modo descritto dalla nostra immagine.» «Verosimile, certo» disse.

la teoria della conoscenza COME REMINISCIENZA

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esistono verità eterne e immutabili che l'anima ha conosciuto prima di incarnarsi

Ecco le argomentazioni proposte da Platone:

  • La conoscenza è una specie di ricordo

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  • Le conoscenze dell'anima non possono essere fatte emergere

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ritratto di Platone che indica l'iperuranio

la teoria della conoscenza

determina un progressivo allontanamento dal mondo in cui viviamo

A fondamento della teoria della conoscenza di Platone si collocano tre premesse iniziali:

  • La verità si trova altrove rispetto al mondo
  • Nell'uomo deve esserci qualcosa di divino
  • L'anima è infelicemente imprigionata nel corpo

rappresentazione dell'anima che si stacca dal corpo

+ altre

INTERPRETAZIONE particolare del mito

premettendo che la conoscenza determina l'allontanamento dal mondo in cui viviamo, il mito della caverna è molto chiaro:

  • il corpo è come una caverna in cui siamo imprigionati
  • gli uomini sono ingannati dalle false immagini che si riflettono sui muri, copie della vera realtà
  • Il prigioniero che esce dalla grotta scopre il mondo della verità e contempla le idee divine

il corpo come prigione

SIGNIFICATI DEL TERMINE "ABBAGLIAMENTO" in vari contesti

01

03

02

in medicina

in cinematografia

in senso proprio

Un disturbo transitorio della vista, percepibile come una sensazione eccessiva di luce, causato da un'alterazione delle vie oculari o nervose in cui la percezione di un normale campo visivo può risultare notevolmente ridotta.

L'effetto ottenuto facendo apparire sullo schermo immagini con luminosità molto più intensa rispetto a quelle che precedono

La diminuzione della facoltà percettiva della vista provocato da una luce improvvisa e intensa

collegamento DEL mito con L'attualità

i social media e le fake news

Interpretazione del mito al giorno d'oggi:

  • Il muro della caverna= il display dei dispositivi elettronici
  • le ombre proiettate = le fake news che circolano online
  • il prigioniero che si libera= le persone non condizionate dai social media

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simbologia della "maschera" creata dallo schermo del dispositivo

SUGGERIMENTI DI LETTURA

la conoscenza e il mito della caverna

L'ESSENZA DELLA VERITà

I MITI DI PLATONE

di Martin Heidegger, Hermann Mörchen

di Franco Ferrari

di Armando Massarenti

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+info

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sitografia/bibliografia

  • https://online.scuola.zanichelli.it/lezionifilosofia-files/volume-a/u3/U3-L06_zanichelli_Platone.pdf
  • https://www.occhidellamente.altervista.org/didattica/Classe%20terza/Filosofia/antologia_Platone_miti.pdf#page=15&zoom=100,0,0
  • https://bloggingart.it/il-mito-della-caverna/
  • https://www.primaedicola.it/news/cos-e-il-mito
  • https://www.studenti.it/il-mito-riassunto.html
  • https://www.tragicomico.it/mito-della-caverna-platone-giorni-nostri/
  • Io penso, seconda edizione, autore Franco Bertini e casa editrice Zanichelli

Il prigioniero preferirebbe fuggire che affrontare la concreteza delle cose, poichè guardare il sole gli ferisce gli occhi, mentre stare nella caverna no. Egli preferirebbe quindi ritornare da ciò che già conosce, in quanto meno faticoso e più rassicurante, piuttosto che far fronte alla verità

Platone non intende tornare ad un pensiero pre-razionale: il mito non si contrappone al lógos, ma è uno strumento alternativo di spiegazione

Se uno dei prigionieri della caverna venisse liberato, inanzitutto non riuscirebbe a guardare niente a causa del riflesso della luce. E se, in seguito, riuscisse a vedere le statue che proiettavano le ombre, ovvero gli oggetti sensibili, e qualcuno gli chiedesse cosa sono o gli facesse notare che le proiezioni eranoin realtà solo delle illusioni, lui farebbe comunque fatica a crederci oppure finirebbe in uno stato di confusione , in quanto esse rappresentavano l'unica verità che lui avesse mai conosciuto, seppur falsa

Il prigioniero esce dalla grotta: in un primo momento verrà abbagliato dalla luce del Sole e vedrà le cose del mondo offuscate e solo se riflesse (es. nello specchio dell'acqua). In un secondo momento potrà distinguere qualcosa solo di notte. Poi finalmente la vista gli si rischiarerà e potrà guardare tutto il mondo e distinguere le cose le une dalle altre, ma soprattutto, potrà vedere il sole.

Socrate lo dimostra con un esperimento: uno schiavo di Menone, ignorante e analfabeta, stimolato da opportune domande maieutiche, arriva a formullare il teorema di Pitagora. Ci riesce perchè la sua anima ha contemplato le idee eterne prima di incarnarsi

La conoscenza del mondo sensibile, mutevole e precario, è rappresentata dalla caverna. È il mondo dell'opinione, di chi è prigioniero dei sensi e delle realtà corporee e vive senza avere accesso al vero sapere

dòxa

La scienza del mondo perfetto e ideale è rappresentata dal mondo reale fuori dalla caverna, la cui conoscenza è il vero discorso. È il mondo delle idee a cui si ha accesso liberandosi dalla prigione del corpo

epistéme

VS

esempi: il mondo delle idee, la natura divina dell’anima, il destino delle anime dopo la morte. La dialettica può dimostrare che l’anima è immortale, ma non può dire come vivrà l’anima dopo la morte, o come viveva prima di incarnarsi. Per questi temi Platone ricorre al mito

L'unica cosa che i prigionieri abbiano mai visto durante tutta la loro esistenza sono le proiezioni delle ombre sulla parete davanti ai loro occhi. Quindi pensaranno e crederanno fermamente che esse rappresentino la realtà delle cose, non avendo esperienza degli oggetti che le proiettano

Platone spiega vari elementi del mito:

  • quello che vediamo con la vista= caverna
  • luce del fuoco= potenza del sole
  • salita e contemplazione di quello che c'è sopra= ascesa delle anime nell'iperuranio

Egli inoltre dice che all'estremo confine del conoscibile c'è l'idea di bene che è difficile da vedere, ma una volta trovata è naturale concludere che essa sia la causa di tutto ciò che è giusto e bello.

Il mezzo che il filosofo utilizza per stimolare la reminiscenza è la dialettica. Lo sviluppo del dialogo alla ricerca del "che cos'è" conduce alla dimostrazione di una verità eterna e immutabile, di cui l'anima per natura partecipa

i miti si occupano di argomenti importanti per l'esistenza della comunità. Raccontando le origini del mondo, del popolo, delle singole istituzioni, essi non intendono offrirne una spiegazione causale, bensì legittimarle e sanzionarle, proiettandole in un tempo che ne fornisca la giustificazione religiosa e la garanzia di immutabilità. Perciò il mito è funzionale alle forme di esistenza della comunità e nello stesso tempo fornisce i modelli dell'attività umana che segue le linee di condotta statuite, nel tempo delle origini, dagli esseri mitici. Raccontare un mito è quindi un'attività religiosa affine al culto stesso, di cui a volte fa parte integrante

Il prigioniero si rende conto che il sole è fonte di chiarezza e la causa di ciò che vedeva nella caverna. Di conseguenza, dopo aver conosciuto la verità e il bene illuminati dalla luce del Sole, nessuno vorrebbe tornare allo stato di vita nella caverna, in cui si premiava chi vedeva le ombre in modo più accurato, e ognuno farebbe di tutto pur di non credere di nuovo a quello in cui credeva prima (ovvero nell'immaginazione)

Quando si tratta di affrontare questioni che vanno al di là della capacità della ragione

Gli esseri umani sono paragonati ad individui rinchiusi fin dalla nascita dentro una caverna, legati e con la faccia rivolta contro la parete di fondo. Dietro i prigionieri, all'imboccatura della caverna. vi è un muro dietro il quale corre una strada, e al di là di questa c'è un grande fuoco. Lungo la strada alcuni uomini trascinano sopra le loro teste delle statue che raffigurano persone, animali, piante ecc.

Conoscere non è lanciarsi in voli improvvisi e spericolati. La Luce del Sole, inizialmente abbaglia il prigioniero. Solo dopo un po' la vista si rischiarerà e consentirà di contemplare il mondo in tutta la sua bellezza. In altri termini, ci si può proiettare fuori dalla caverna solo con un'adeguata preparazione, scoprendo in maniera progressiva gli errori a cui la vita nella caverna ha indotto.

La prudenza

Viene espresso il concetto che gli uomini non conoscano direttamente ed immediatamente i veri oggetti del mondo: piuttosto, noi conosciamo soltanto l'effetto che la realtà esterna ha sulle nostre menti. In altre parole, quando osserviamo un oggetto, noi ne percepiamo solo una copia, una semplice rappresentazione mentale del "vero" oggetto della realtà esterna.

Le copie degli oggetti

La realtà è un'illusione? Per rispondere a uno dei dubbi filosofici per eccellenza, quello sulla natura – reale o illusoria – del mondo che ci circonda, ovvero sulla sua effettiva conoscibilità, dovremo tornare alla lezione del primo e più importante di tutti i maestri, Socrate, o meglio alle parole a lui attribuite da Platone nei libri centrali della monumentale opera filosofica La repubblica. «Alla tua domanda», dice Socrate all'allievo Adimanto, secondo la tradizione fratello dello stesso Platone, «non si può rispondere se non con un'immagine». E che immagini, potenti e di grande forza evocativa, vengono tracciate nel dialogo filosofico forse più noto della storia del pensiero: similitudini e metafore proposte in funzione di guida, assai utile, per il ragionamento nel caso di problemi difficili da dipanare. Senza troppi preamboli, nel libro VII della Repubblica entra in gioco la più suggestiva, letteraria, influente "immagine" della filosofia occidentale: il mito della caverna.

I prigionieri sono completamente impossibilitati di girarsi e sono quindi costretti a guardare in un'unica direzione tutta la loro vita, ovvero verso il muro di fondo della caverna

Vi sono, nella storia del pensiero, concetti fondamentali che illuminano o adombrano, con il loro profilo, tutti gli altri. Uno di questi è la verità. Le definizioni che ne vengono date, le connotazioni che riceve, le trasformazioni cui è sottoposto rivelano gli atteggiamenti delle diverse epoche storiche nei confronti del mondo e di tutto ciò che è. Attraverso una minuziosa interpretazione del mito della caverna Heidegger mostra che con Platone l'idea di verità subisce un mutamento essenziale, e che tale mutamento segna l'inizio di un destino dal quale l'umanità è condotta, volente o nolente, fino alla tecnica moderna.

Fu tramandato inizialmente in modo orale, successivamente ve ne furono versioni scritte. Molto frequentemente esistono di un mito più versioni, o perché si è modificato nel tempo o perché più scrittori l'hanno narrato

Per esemplificare e di conseguenza rendere più chiaro ciò che è stato spiegato tramite la dialettica

I miti più famosi dei dialoghi platonici, quei miti che suscitano stupore e meraviglia in chi legge. Il suggestivo racconto del volo dell'anima verso il mondo iperuranio nel Fedro; quello ancor più celebre dell'uomo nella caverna della Repubblica; l'evocativa ricostruzione dell'origine del cosmo nel Timeo; il racconto dell'uomo lacerato alla ricerca della propria metà perduta nel Simposio: queste affascinanti allegorie costituiscono forse le pagine più belle e avvincenti degli scritti di Platone. La premessa illustra il valore e il significato di questa scelta antologica, mettendone in rilievo l'originalità nel panorama degli studi dedicati la grande filosofo. L'ampia introduzione di Franco Ferrari offre un quadro complessivo sulla struttura e la funzione del mito nell'ambito della speculazione platonica. Ogni mito è corredato da una breve scheda esplicativa e fornito di una bibliografia essenziale. Una sezione finale è dedicata alla permanenza di temi ed echi di questi miti in epoca moderna, da Boccaccio a Bacone, da Tolkien a Matrix.

seppur posto davanti alla verità che si celava dietro alla realtà illusoria, egli inizialmente stenta a crederci

Se il prigioniero tornasse nella caverna per rivelare la sua scoperta agli altri, loro non gli crederebbero: anzi, penserebbero che non è più uno di loro e cercherebbero di ucciderlo per via delle scomode verità che gli sta rivelando, che li obbligano a mettere in discussione le proprie false opinioni.

L’anima, che è immortale, ha accesso a verità eterne e immutabili, che Platone chiama idee. Dopo la morte del corpo e prima di trasmigrare in un altro, l’anima ha contemplato le idee nella loro essenza nell’iperuranio, uno stato o condizione dell’essere in cui si trovano le idee. L’anima ha dunque visto e conosciuto ben più di ciò che ha visto e conosciuto il corpo umano

Nel corso degli anni si è sviluppata un’incapacità di vedere con occhi propri quello che c’è di vero nella vita e, come i prigionieri erano soddisfatti e convinti delle illusioni che vedevano proiettate sul muro della caverna, così noi siamo contenti della superficialità di cui è composta la nostra vita, in quanto più comodo di affrontare quello che si cela dietro lo schermo