L'Evoluzione dell'alimentazione nella Storia
L'alimentazione nella Preistoria
La Preistoria Fino al 10.000 a.C. l’uomo fu poco più di un predatore e viveva secondo la legge della giungla, cacciando animali, pescando pesci e raccogliendo frutti dagli alberi e radici dal terreno. Parlare di “cucina” nel senso stretto della parola, durante il Paleolitico o il Mesolitico, è decisamente azzardato. A quel tempo i nostri antenati già utilizzavano quotidianamente il fuoco, elemento fondamentale per passare dal semplice nutrirsi di alimenti crudi, strappati o sbranati con i denti, al più gustoso consumo di cibi fatti arrostire alla fiamma viva. In questo modo carni, pesci e verdure divennero più teneri e digeribili, acquisendo un gusto decisamente .
I CONDIMENTI NATURALI NELLA PREISTORIA
Si tratta del sale minerale non facile da reperire e dal sale marino ottenuto dall'evaporazione dell'acqua di mare . L'importanza di tale elemento per l'alimentazione è tale che tale alimento è stato sempre importante ai fini degli scambi
• per ingrassare.Inizialmente si utilizzava solo il midollo ottenuto dal taglio delle ossa animali; in seguito, con la conoscenza dei primi sistemi di cottura si aggiunse il grasso fuso ottenuto dalla macellazione degli animali
• per addolcire. Dopo la linfa dolce che sgorga dalle cortecce di alcune piante (acero dolce), l’uomo scoprì il miele delle api selvatiche depositato sotto le cortecce o nei tronchi cavi. Per salare si tratta del sale minerale non facile da reperire e dal sale marino ottenuto dall'evaporazione dell'acqua di mare . L'importanza di tale elemento per l'alimentazione è tale che tale alimento è stato sempre importante ai fini degli scambi
le civiltà antiche :
- Gli Egizi
- I Greci
- I Romani
Gli Antichi Egizi ritenevano che la vita continuasse dopo la morte e che l’anima avesse ancora bisogno di mangiare, di bere e di tutte le cose di cui godeva in vita; è grazie a questo importante concetto che noi siamo in grado di conoscere in modo abbastanza approfondito gli usi alimentari e le caratteristiche delle mense di questo antico popolo. Nei corredi funerari delle tombe egizie infatti non venivano deposti solo i beni personali del defunto, ma anche abbondanti cibi e bevande conservati in vari tipi di contenitori, che dovevano garantire al morto di che sopravvivere nell’aldilà; spesso questi cibi e contenitori sono arrivati intatti fino ai giorni nostri.
cEREALI e carni
I cereali erano largamente coltivati: orzo, avena, grano, spelta, miglio venivano macinati e impiegati per fare zuppe, polente, focacce e un prodotto fondamentale per la nostra alimentazione: il pane. Intorno al 1000 a.C. in Egitto si imparò a setacciare la farina di frumento, ottenendo in questo modo sfarinati più raffinati con i quali si produceva del pane bianco destinato alle classi più abbienti.
Solo i ricchi si potevano permettere il consumo delle carni bovine e ovine. I suini, benché allevati, di solito non venivano macellati per il consumo umano. Il popolo si doveva accontentare del “pollame”; si allevavano anatre, oche, galline, quaglie, pernici
Vino, Birra e altre bevande consumate
Gli antichi Egizi erano grandi consumatori di birra ottenuta dalla fermentazione dell'orzo, del farro o dei datteri. La birra era poco costosa, prodotta nei laboratori specializzati come nelle singole dimore. Il vino era una bevanda conosciuta , più costosa della birra, spesso associata anche alle celebrazioni religiose. Gli Egizi riconoscevano un legame tra il colore rosso e il sangue di Osiride, il dio degli Inferi e dell'aldilà. Nella cultura Egizia per questa ragione il vino simbolegga la rigenerazione e la rinascita. Il vino era preparato fermentando mosto di uva , mele o fichi
aLIMENTAZIONE NELL'ANTICA ROMA
Nella Roma arcaica (V e IV sec. a.C.) il modo di mangiare era piuttosto sobrio e frugale; durante il pranzo meridiano il piatto forte sembra fosse solo pane senza companatico. Nella Roma repubblicana troviamo abitudini alimentari più simili a quelle odierneuna prima colazione, lo ientaculum, a base di pane e vino, accompagnato da latte, uova, formaggi e frutti; il prandium di mezzogiorno, composto anche da pietanze calde; la coena serale che rappresentava il pasto principale.
In epoca imperiale il lusso e lo sfarzo del costume ebbero riflessi particolarmente importanti nella tavola. La carne bovina era destinata invece alla mensa più povera o plebea. Sempre importante il ruolo del pesce che rappresentava il cibo più ricercato e preferito. Molto consumate erano anche le verdure condite con salse raffinate nei menù patrizi, ma preparate anche dal popolo in modo semplice, cotte o crude, in purea o spezzettate oppure fritte, come completamento o accompagnamento di polente o pappe di cereali, di fave, di ceci, delle focacce o del pane. Gli ortaggi più comuni erano le rape, le cipolle, le carote, le bietole, i cetrioli, le zucche, le zucchine, i cavoli, le lattughe, i porri, i carciofi e l’aglio.
Il garum , la salsa degli antichi romani
Gli antichi greci a tavola
le abitudini alimentari dei popoli dell’Egeo si modificarono profondamente dall'età Omerica a quella Classica. In Età Omerica la cucina era semplice ed essenziale. Le carni considerate cibo per ricchi venivano cotte sulla brace o su spiedi e come condimento era usato lo stesso grasso animale. i contadini i quali mangiavano pesci e verdure arricchivano le loro tavole con cereali, legumi, fichi freschi o essiccati. Nella Grecia antica si praticò molto la pastorizia e fin da epoche remote si conosceva la tecnica di fabbricazione del formaggio, specie quello di capra, fatto anche stagionare. In Età Classica nasce una cultura gastronomica per i più ricchi , particolarmente apprezzato era il pesce . Anche per le carni il gusto cambiò e divennero più apprezzati gli uccelli, la cacciagione e le lepri in particolare. Il vino era conosciuto e coltivato già dal 2.000 a.C. a Creta e veniva usato la mattina per fare colazione o consumato durante il simposio allungato con acqua e aromatizzato
il medioevo
Qualche Mappa per contestualizzare
n età romana il grano era l’alimento principale della popolazione. L’impero si preoccupava di seminarne in grande quantità in Sicilia ed in Egitto e lo importava a Roma e nel resto del territorio. I cereali si consumavano non solo panificati ma soprattutto in forma di zuppe e polente. Col frazionamento geografico ciò venne meno e si creò un’economia di sussitenza: pane e zuppe continuarono ad essere la base dell’alimentazione ma si consumavano i cereali disponibili localmente, quali la segale, il miglio e l’avena, grano e farro diventarono alimenti più nobil
Fino all’incirca all’anno mille l’alimentazione Medievale è rimasta la stessa dell’epoca romana, per questo molte ricette medievali possono essere prese dal De Re Coquinaria di Apicio.
La pasta era nota già dall’epoca romana, ma fino al Rinascimento si consumò avvolta all’interno di pizze rustiche Verdura e legumi erano così alla base dell’alimentazione medievale. Ricordiamo che i fagioli non esistevano perchè Americani ma c’era tuttavia la variante con l’occhio nero. Nella gastronomia ligure e palermintana sono ancora presenti le focaccie di ceci.
Il pesce contrariamente ad oggi era considerato un alimento povero e si continuava ad usare il garum dell’epoca classica, evoluto al giorno d’oggi nella colatura d’alici che i nostri antenati usavano per condire ogni cosa. La carne era appannaggio di pochi e come carne il vitello era raro perché costoso da allevare. Era naturalmente usato il pollo con i derivati ma la carne principale era il maiale, allevato come in tutte le epoche come riserva di cibo durante l’inverno.
Erano i ceti sociali più poveri a non potersi permettere carne, formaggi e derivati. Verdura e legumi erano così alla base dell’alimentazione medievale.
UMANESIMO E RINASCIMENTO
In linea generale possiamo dire che nei ceti più ricchi ci si nutriva soprattutto di selvaggina e frutta, mentre i contadini e tutti gli strati più umili della popolazione si alimentavano soprattutto con cereali, riso e legumi (le zuppe erano il piatto tipico dell’alimentazione giornaliera), oltre che con pane di segale, che costituiva l’alimento-base della loro dieta.
umanesimo e rinascimento
Nuovi cibi dall'America
La scoperta dell’America nel 1492 rivoluzionò tanti aspetti della vita, alimentazione compresa, poiché sulle tavole italiane, anche se non prima della metà del XVI secolo, fecero la loro comparsa, per non lasciarle mai più, cibi prima sconosciuti come i pomodori, il mais , il fagiolo, i peperoni, le patate, che conobbero un successo immediato.
Seicento e Settecento in tavola
Il Seicento è stato il secolo più freddo e con maggiori problemi per l’alimentazione delle popolazioni europee. Si susseguono inoltre carestie e pestilenze, anche perché le popolazioni tendenzialmente denutrite sono più soggette alle malattie infettive. Diminuiscono progressivamente i consumi di carne, con un aumento relativo di quelle ovine. Il consumo di pesce è ostacolato dalla sua deperibilità e dai problemi legati al trasporto. In alternativa al pesce fresco, si incrementarono i consumi di pesce conservato, aggiungendosi all’aringa affumicata, le carpe salate o essiccate e il merluzzo, stoccafisso e baccalà, il quale divenne il surrogato della carne per le classi popolari.
Settecento in tavola
- Il Settecento è un secolo molto importante per l’agricoltura, tanto che si parla in questo periodo di “rivoluzione agricola”. Questo perché si diffondono e vengono universalmente accettate alcune coltivazioni finora poco utilizzate: il riso, il grano saraceno, il mais e la patata.
- Il grano saraceno era molto resistente e poteva crescere anche nei campi destinati al maggese.
- Il mais aveva una resa maggiore rispetto alla segale e al frumento.
- La patata cresceva sotto terra.
l'ottocento in tavola
LE NOVITÀ GENERALI
Grande beneficio arrivò anche dalle importanti pratiche di sanitizzazione del latte. Grazie al medico Pasteur si realizzò la pastorizzazione del latte su larga scala, mettendo a disposizione di molta gente un prodotto basilare per un’alimentazione più sana.
Due piante rivestono una notevole importanza alimentare in questo secolo: la patata, che permise di risolvere i problemi alimentari di popolazioni tradizionalmente povere come gli irlandesi e i tedeschi, e la barbabietola da zucchero, la cui coltivazione, sostenuta da Napoleone I, finì per soddisfare i bisogni di zucchero europei, incrementando notevolmente l’arte della pasticceria.
Nell'Ottocento c'è - Miglioramento delle colture agricole -Ampliamento dei mercati dovuto alle nuove rotte commerciali e alla rivoluzione dei trasporti e come conseguenza determina maggiore disponibilità dei prodotti come riso , mango, soia, ananas, batata , arachidi
8OO, L'italia unita ma non a tavola
Nel 1861 il Paese ha una popolazione di circa 25 milioni di abitanti, della quale circa 3/4 dedita all'agricoltura. Un'agricoltura costituita da un bracciantato misero, malnutrito, socialmente emarginato, analfabeta e in grande crescita demografica con le conseguenze relative.
DIETA CONTADINA DEL NORD
- Il pane era ottenuto da una percentuale bassissima di farina di frumento miscelata con quella di mais, o farina di fave, e spesso anche di altre leguminose, quando non addirittura di ghiande.
- La polenta di granoturco, a basso tasso di abburattamento, era condita a volte solo con delle erbe selvatiche, insipide e spesso amare.
- Gli ortaggi potevano essere un complemento importante della dieta del contadino e del colono ma facendo parte della ricchezza padronale dovevano essere sottratti di nascosto e raccolti spesso ancora immaturi per sfuggire al controllo del padrone.
- Le uova e la carne di pollo, nonostante esistessero pollai a portata di mano, erano considerati prodotti di lusso e consumati solo in occasioni particolari o in caso di malattia.
DIETA CONTADINA DEL SUD
Nelle regioni meridionali (Puglie, Calabria, Sicilia e Sardegna) vengono consumate razioni di legumi come fagioli, fave e ceci, cotti in abbondante acqua nella quale si bagna il pane ottenuto da farina di frumento miscelata con farina di mais, di miglio, d'orzo e di segale. ll pane di semola di grano duro veniva consumato con il companatico: cipolla, pomodori, olive, fruta, formaggio La pasta veniva preparata abitualmente come minestra con ortaggi , col sugo solo la domenica La carne era consumata con molta moderazione, i meno abbienti solo occasionalmente, i poveri solo durante le feste solonni e
alimentazione nel 9oo: I PRIMI DEL SECOLO
L'alimentazione della maggior parte della popolazione è costituita da prodotti quali pane, legumi, verdure, formaggio. La carne è riservata a poche occasioni o alle classi più agiate, insieme ad altri prodotti come zucchero e caffè. Nell'Italia settentrionale è molto diffuso il consumo di polenta, alimento per i poveri se mangiata da sola, per i ricchi se fritta o accompagnata da formaggi, salsiccia, funghi, merluzzo. Questo tipo di alimentazione, basato in gran parte sul mais, dal valore nutritivo molto povero, ha come conseguenza il diffondersi della pellagra, malattia causata dalla mancanza di vitamine. Per contrastare il diffondersi della patologia vengono emanate delle leggi che impongono un controllo accurato della qualità del granturco e la sostituzione di tali coltivazioni con altri cereali nei comuni colpiti.
alimentazione nel 9oo: Il ventennio fascista
Nel 1925 Mussolini promuove una campagna chiamata battaglia del grano per favorire la produzione di grano e ridurre le importazioni dello stesso.
L'Italia adotta una politica autarchica per essere in grado di produrre autonomamente ciò di cui ha bisogno. Si agisce sull'opinione pubblica per convincere gli italiani a cambiare abitudini. Sui giornali, sulle riviste e persino su copertine di quaderni e libri scolastici vengono diffusi messaggi pubblicitari volti a indirizzare i consumi verso prodotti nostrani e consigli alle massaie per evitare sprechi e preparare piatti genuini con ingredienti italiani.
alimentazione nel 9oo: L'ALIMENTAZIONE DI GUERRA
Il ventesimo secolo è caratterizzato da due conflitti mondiali. Lontano dal fronte le famiglie italiane soffrono la carestia e le malattie causate dalle carenze alimentari, mentre i soldati sul campo devono fare i conti con la scarsa qualità degli alimenti e la mancanza d'acqua. Il menù è comunque diverso a seconda del rango dei militari. Con il passare del tempo e il protrarsi delle operazioni belliche, le scorte alimentari si esauriscono, le razioni di cibo diminuiscono, mentre i prezzi aumentano. Durante la guerra vengono razionati olio, strutto, lardo e altri grassi e poi anche pasta, riso e pane. L'unico modo per sopravvivere è il ricorso alla borsa nera, mentre vengono pubblicati riviste e libri di cucina per aiutare le massaie a utilizzare le poche risorse disponibili. Con l'occupazione tedesca la scarsità di generi alimentari costringe ad aprire mense collettive e i cosiddetti ristoranti di guerra per assicurare ai cittadini un piatto di minestra calda.
alimentazione nel 9oo: DAL SECONDO DOPOGUERRA AGLI ANNI 8O
Dopo la guerra le abitudini alimentari cominciano a cambiare. Pur rimanendo stabile il consumo di cereali, sulle tavole degli italiani compaiono più frequentemente carne, frutta, ortaggi, latte, formaggio, zucchero e grassi. La modernizzazione tecnologica e in primo luogo la diffusione del frigorifero determinano l'affermazione dell'industria conserviera e la possibilità di nutrirsi di cibi prodotti a migliaia di chilometri di distanza.
Negli anni sessanta, in pieno boom economico, prende avvio la cultura della pausa pranzo fuori casa e del consumo di pasti veloci, favoriti anche dai nuovi elettrodomestici (freezer, forno...) e dall'influenza del modello americano dei fast food. Risale al 1981 l'apertura del primo ristorante fast food italiano a Milano, in Piazza San Babila.
alimentazione nel 9oo: DAgli anni 8o ai giorni nostri
- un aumento rilevante del consumo di prodotti ortofrutticoli e di grassi da condimento e di zucchero,
- si assistette di contro a una diminuzione del consumo di legumi secchi e cereali minori.
- L’aumento del consumo di carne è proseguito sino alla fine degli anni ottanta, quando hanno cominciato a delinearsi diete con prevalenza di cibi vegetali, tendenze salutiste (in relazione soprattutto alla necessità di tenere sotto controllo la percentuale di colesterolo del sangue) o eventi legati a scandali alimentari (mucca pazza, pollo alla diossina).
Dagli anni novanta in poi, oltre a essere cambiato il reddito degli italiani e il conseguente potere d’acquisto, si è trasformato sensibilmente anche lo stile di vita. L’esodo dalle campagne, l’urbanizzazione e le mutazioni socio-economiche e demografiche, sommate a una forte diminuzione dei lavori pesanti, hanno prodotto una riduzione del fabbisogno calorico giornaliero, con conseguente modifica delle abitudini alimentari e dello stile di vita.
L'evoluzione dell'alimentazione nella storia
Jessica Lopez
Created on February 22, 2024
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L'Evoluzione dell'alimentazione nella Storia
L'alimentazione nella Preistoria
La Preistoria Fino al 10.000 a.C. l’uomo fu poco più di un predatore e viveva secondo la legge della giungla, cacciando animali, pescando pesci e raccogliendo frutti dagli alberi e radici dal terreno. Parlare di “cucina” nel senso stretto della parola, durante il Paleolitico o il Mesolitico, è decisamente azzardato. A quel tempo i nostri antenati già utilizzavano quotidianamente il fuoco, elemento fondamentale per passare dal semplice nutrirsi di alimenti crudi, strappati o sbranati con i denti, al più gustoso consumo di cibi fatti arrostire alla fiamma viva. In questo modo carni, pesci e verdure divennero più teneri e digeribili, acquisendo un gusto decisamente .
I CONDIMENTI NATURALI NELLA PREISTORIA
- Per salare
Si tratta del sale minerale non facile da reperire e dal sale marino ottenuto dall'evaporazione dell'acqua di mare . L'importanza di tale elemento per l'alimentazione è tale che tale alimento è stato sempre importante ai fini degli scambi• per ingrassare.Inizialmente si utilizzava solo il midollo ottenuto dal taglio delle ossa animali; in seguito, con la conoscenza dei primi sistemi di cottura si aggiunse il grasso fuso ottenuto dalla macellazione degli animali
• per addolcire. Dopo la linfa dolce che sgorga dalle cortecce di alcune piante (acero dolce), l’uomo scoprì il miele delle api selvatiche depositato sotto le cortecce o nei tronchi cavi. Per salare si tratta del sale minerale non facile da reperire e dal sale marino ottenuto dall'evaporazione dell'acqua di mare . L'importanza di tale elemento per l'alimentazione è tale che tale alimento è stato sempre importante ai fini degli scambi
le civiltà antiche :
Gli Antichi Egizi ritenevano che la vita continuasse dopo la morte e che l’anima avesse ancora bisogno di mangiare, di bere e di tutte le cose di cui godeva in vita; è grazie a questo importante concetto che noi siamo in grado di conoscere in modo abbastanza approfondito gli usi alimentari e le caratteristiche delle mense di questo antico popolo. Nei corredi funerari delle tombe egizie infatti non venivano deposti solo i beni personali del defunto, ma anche abbondanti cibi e bevande conservati in vari tipi di contenitori, che dovevano garantire al morto di che sopravvivere nell’aldilà; spesso questi cibi e contenitori sono arrivati intatti fino ai giorni nostri.
cEREALI e carni
I cereali erano largamente coltivati: orzo, avena, grano, spelta, miglio venivano macinati e impiegati per fare zuppe, polente, focacce e un prodotto fondamentale per la nostra alimentazione: il pane. Intorno al 1000 a.C. in Egitto si imparò a setacciare la farina di frumento, ottenendo in questo modo sfarinati più raffinati con i quali si produceva del pane bianco destinato alle classi più abbienti.
Solo i ricchi si potevano permettere il consumo delle carni bovine e ovine. I suini, benché allevati, di solito non venivano macellati per il consumo umano. Il popolo si doveva accontentare del “pollame”; si allevavano anatre, oche, galline, quaglie, pernici
Vino, Birra e altre bevande consumate
Gli antichi Egizi erano grandi consumatori di birra ottenuta dalla fermentazione dell'orzo, del farro o dei datteri. La birra era poco costosa, prodotta nei laboratori specializzati come nelle singole dimore. Il vino era una bevanda conosciuta , più costosa della birra, spesso associata anche alle celebrazioni religiose. Gli Egizi riconoscevano un legame tra il colore rosso e il sangue di Osiride, il dio degli Inferi e dell'aldilà. Nella cultura Egizia per questa ragione il vino simbolegga la rigenerazione e la rinascita. Il vino era preparato fermentando mosto di uva , mele o fichi
aLIMENTAZIONE NELL'ANTICA ROMA
Nella Roma arcaica (V e IV sec. a.C.) il modo di mangiare era piuttosto sobrio e frugale; durante il pranzo meridiano il piatto forte sembra fosse solo pane senza companatico. Nella Roma repubblicana troviamo abitudini alimentari più simili a quelle odierneuna prima colazione, lo ientaculum, a base di pane e vino, accompagnato da latte, uova, formaggi e frutti; il prandium di mezzogiorno, composto anche da pietanze calde; la coena serale che rappresentava il pasto principale.
In epoca imperiale il lusso e lo sfarzo del costume ebbero riflessi particolarmente importanti nella tavola. La carne bovina era destinata invece alla mensa più povera o plebea. Sempre importante il ruolo del pesce che rappresentava il cibo più ricercato e preferito. Molto consumate erano anche le verdure condite con salse raffinate nei menù patrizi, ma preparate anche dal popolo in modo semplice, cotte o crude, in purea o spezzettate oppure fritte, come completamento o accompagnamento di polente o pappe di cereali, di fave, di ceci, delle focacce o del pane. Gli ortaggi più comuni erano le rape, le cipolle, le carote, le bietole, i cetrioli, le zucche, le zucchine, i cavoli, le lattughe, i porri, i carciofi e l’aglio.
Il garum , la salsa degli antichi romani
Gli antichi greci a tavola
le abitudini alimentari dei popoli dell’Egeo si modificarono profondamente dall'età Omerica a quella Classica. In Età Omerica la cucina era semplice ed essenziale. Le carni considerate cibo per ricchi venivano cotte sulla brace o su spiedi e come condimento era usato lo stesso grasso animale. i contadini i quali mangiavano pesci e verdure arricchivano le loro tavole con cereali, legumi, fichi freschi o essiccati. Nella Grecia antica si praticò molto la pastorizia e fin da epoche remote si conosceva la tecnica di fabbricazione del formaggio, specie quello di capra, fatto anche stagionare. In Età Classica nasce una cultura gastronomica per i più ricchi , particolarmente apprezzato era il pesce . Anche per le carni il gusto cambiò e divennero più apprezzati gli uccelli, la cacciagione e le lepri in particolare. Il vino era conosciuto e coltivato già dal 2.000 a.C. a Creta e veniva usato la mattina per fare colazione o consumato durante il simposio allungato con acqua e aromatizzato
il medioevo
Qualche Mappa per contestualizzare
n età romana il grano era l’alimento principale della popolazione. L’impero si preoccupava di seminarne in grande quantità in Sicilia ed in Egitto e lo importava a Roma e nel resto del territorio. I cereali si consumavano non solo panificati ma soprattutto in forma di zuppe e polente. Col frazionamento geografico ciò venne meno e si creò un’economia di sussitenza: pane e zuppe continuarono ad essere la base dell’alimentazione ma si consumavano i cereali disponibili localmente, quali la segale, il miglio e l’avena, grano e farro diventarono alimenti più nobil
Fino all’incirca all’anno mille l’alimentazione Medievale è rimasta la stessa dell’epoca romana, per questo molte ricette medievali possono essere prese dal De Re Coquinaria di Apicio.
La pasta era nota già dall’epoca romana, ma fino al Rinascimento si consumò avvolta all’interno di pizze rustiche Verdura e legumi erano così alla base dell’alimentazione medievale. Ricordiamo che i fagioli non esistevano perchè Americani ma c’era tuttavia la variante con l’occhio nero. Nella gastronomia ligure e palermintana sono ancora presenti le focaccie di ceci.
Il pesce contrariamente ad oggi era considerato un alimento povero e si continuava ad usare il garum dell’epoca classica, evoluto al giorno d’oggi nella colatura d’alici che i nostri antenati usavano per condire ogni cosa. La carne era appannaggio di pochi e come carne il vitello era raro perché costoso da allevare. Era naturalmente usato il pollo con i derivati ma la carne principale era il maiale, allevato come in tutte le epoche come riserva di cibo durante l’inverno.
Erano i ceti sociali più poveri a non potersi permettere carne, formaggi e derivati. Verdura e legumi erano così alla base dell’alimentazione medievale.
UMANESIMO E RINASCIMENTO
In linea generale possiamo dire che nei ceti più ricchi ci si nutriva soprattutto di selvaggina e frutta, mentre i contadini e tutti gli strati più umili della popolazione si alimentavano soprattutto con cereali, riso e legumi (le zuppe erano il piatto tipico dell’alimentazione giornaliera), oltre che con pane di segale, che costituiva l’alimento-base della loro dieta.
umanesimo e rinascimento
Nuovi cibi dall'America
La scoperta dell’America nel 1492 rivoluzionò tanti aspetti della vita, alimentazione compresa, poiché sulle tavole italiane, anche se non prima della metà del XVI secolo, fecero la loro comparsa, per non lasciarle mai più, cibi prima sconosciuti come i pomodori, il mais , il fagiolo, i peperoni, le patate, che conobbero un successo immediato.
Seicento e Settecento in tavola
Il Seicento è stato il secolo più freddo e con maggiori problemi per l’alimentazione delle popolazioni europee. Si susseguono inoltre carestie e pestilenze, anche perché le popolazioni tendenzialmente denutrite sono più soggette alle malattie infettive. Diminuiscono progressivamente i consumi di carne, con un aumento relativo di quelle ovine. Il consumo di pesce è ostacolato dalla sua deperibilità e dai problemi legati al trasporto. In alternativa al pesce fresco, si incrementarono i consumi di pesce conservato, aggiungendosi all’aringa affumicata, le carpe salate o essiccate e il merluzzo, stoccafisso e baccalà, il quale divenne il surrogato della carne per le classi popolari.
Settecento in tavola
l'ottocento in tavola
LE NOVITÀ GENERALI
Grande beneficio arrivò anche dalle importanti pratiche di sanitizzazione del latte. Grazie al medico Pasteur si realizzò la pastorizzazione del latte su larga scala, mettendo a disposizione di molta gente un prodotto basilare per un’alimentazione più sana.
Due piante rivestono una notevole importanza alimentare in questo secolo: la patata, che permise di risolvere i problemi alimentari di popolazioni tradizionalmente povere come gli irlandesi e i tedeschi, e la barbabietola da zucchero, la cui coltivazione, sostenuta da Napoleone I, finì per soddisfare i bisogni di zucchero europei, incrementando notevolmente l’arte della pasticceria.
Nell'Ottocento c'è - Miglioramento delle colture agricole -Ampliamento dei mercati dovuto alle nuove rotte commerciali e alla rivoluzione dei trasporti e come conseguenza determina maggiore disponibilità dei prodotti come riso , mango, soia, ananas, batata , arachidi
8OO, L'italia unita ma non a tavola
Nel 1861 il Paese ha una popolazione di circa 25 milioni di abitanti, della quale circa 3/4 dedita all'agricoltura. Un'agricoltura costituita da un bracciantato misero, malnutrito, socialmente emarginato, analfabeta e in grande crescita demografica con le conseguenze relative.
DIETA CONTADINA DEL NORD
DIETA CONTADINA DEL SUD
Nelle regioni meridionali (Puglie, Calabria, Sicilia e Sardegna) vengono consumate razioni di legumi come fagioli, fave e ceci, cotti in abbondante acqua nella quale si bagna il pane ottenuto da farina di frumento miscelata con farina di mais, di miglio, d'orzo e di segale. ll pane di semola di grano duro veniva consumato con il companatico: cipolla, pomodori, olive, fruta, formaggio La pasta veniva preparata abitualmente come minestra con ortaggi , col sugo solo la domenica La carne era consumata con molta moderazione, i meno abbienti solo occasionalmente, i poveri solo durante le feste solonni e
alimentazione nel 9oo: I PRIMI DEL SECOLO
L'alimentazione della maggior parte della popolazione è costituita da prodotti quali pane, legumi, verdure, formaggio. La carne è riservata a poche occasioni o alle classi più agiate, insieme ad altri prodotti come zucchero e caffè. Nell'Italia settentrionale è molto diffuso il consumo di polenta, alimento per i poveri se mangiata da sola, per i ricchi se fritta o accompagnata da formaggi, salsiccia, funghi, merluzzo. Questo tipo di alimentazione, basato in gran parte sul mais, dal valore nutritivo molto povero, ha come conseguenza il diffondersi della pellagra, malattia causata dalla mancanza di vitamine. Per contrastare il diffondersi della patologia vengono emanate delle leggi che impongono un controllo accurato della qualità del granturco e la sostituzione di tali coltivazioni con altri cereali nei comuni colpiti.
alimentazione nel 9oo: Il ventennio fascista
Nel 1925 Mussolini promuove una campagna chiamata battaglia del grano per favorire la produzione di grano e ridurre le importazioni dello stesso.
L'Italia adotta una politica autarchica per essere in grado di produrre autonomamente ciò di cui ha bisogno. Si agisce sull'opinione pubblica per convincere gli italiani a cambiare abitudini. Sui giornali, sulle riviste e persino su copertine di quaderni e libri scolastici vengono diffusi messaggi pubblicitari volti a indirizzare i consumi verso prodotti nostrani e consigli alle massaie per evitare sprechi e preparare piatti genuini con ingredienti italiani.
alimentazione nel 9oo: L'ALIMENTAZIONE DI GUERRA
Il ventesimo secolo è caratterizzato da due conflitti mondiali. Lontano dal fronte le famiglie italiane soffrono la carestia e le malattie causate dalle carenze alimentari, mentre i soldati sul campo devono fare i conti con la scarsa qualità degli alimenti e la mancanza d'acqua. Il menù è comunque diverso a seconda del rango dei militari. Con il passare del tempo e il protrarsi delle operazioni belliche, le scorte alimentari si esauriscono, le razioni di cibo diminuiscono, mentre i prezzi aumentano. Durante la guerra vengono razionati olio, strutto, lardo e altri grassi e poi anche pasta, riso e pane. L'unico modo per sopravvivere è il ricorso alla borsa nera, mentre vengono pubblicati riviste e libri di cucina per aiutare le massaie a utilizzare le poche risorse disponibili. Con l'occupazione tedesca la scarsità di generi alimentari costringe ad aprire mense collettive e i cosiddetti ristoranti di guerra per assicurare ai cittadini un piatto di minestra calda.
alimentazione nel 9oo: DAL SECONDO DOPOGUERRA AGLI ANNI 8O
Dopo la guerra le abitudini alimentari cominciano a cambiare. Pur rimanendo stabile il consumo di cereali, sulle tavole degli italiani compaiono più frequentemente carne, frutta, ortaggi, latte, formaggio, zucchero e grassi. La modernizzazione tecnologica e in primo luogo la diffusione del frigorifero determinano l'affermazione dell'industria conserviera e la possibilità di nutrirsi di cibi prodotti a migliaia di chilometri di distanza. Negli anni sessanta, in pieno boom economico, prende avvio la cultura della pausa pranzo fuori casa e del consumo di pasti veloci, favoriti anche dai nuovi elettrodomestici (freezer, forno...) e dall'influenza del modello americano dei fast food. Risale al 1981 l'apertura del primo ristorante fast food italiano a Milano, in Piazza San Babila.
alimentazione nel 9oo: DAgli anni 8o ai giorni nostri
- un aumento rilevante del consumo di prodotti ortofrutticoli e di grassi da condimento e di zucchero,
- si assistette di contro a una diminuzione del consumo di legumi secchi e cereali minori.
- L’aumento del consumo di carne è proseguito sino alla fine degli anni ottanta, quando hanno cominciato a delinearsi diete con prevalenza di cibi vegetali, tendenze salutiste (in relazione soprattutto alla necessità di tenere sotto controllo la percentuale di colesterolo del sangue) o eventi legati a scandali alimentari (mucca pazza, pollo alla diossina).
Dagli anni novanta in poi, oltre a essere cambiato il reddito degli italiani e il conseguente potere d’acquisto, si è trasformato sensibilmente anche lo stile di vita. L’esodo dalle campagne, l’urbanizzazione e le mutazioni socio-economiche e demografiche, sommate a una forte diminuzione dei lavori pesanti, hanno prodotto una riduzione del fabbisogno calorico giornaliero, con conseguente modifica delle abitudini alimentari e dello stile di vita.