il mito della caverna
Dov'è la verità?
Riproduci
Gemma Populin
Perchè il mito della caverna
Ho scelto di approfondire questo mito perché mi piace pensare di essere una dei tanti prigionieri, figure che sono ignoranti, ma che riconoscendo la propria ignoranza hanno la possibilità di intraprendere quel cammino bello e faticoso che porta alla vera sapienza e alla felicità.
Inoltre, ho scelto proprio il mito della caverna perché descrive un percorso, una strada che porta alla conoscenza, ma che è in sé una parte di conoscenza. Questo aspetto mi ha colpito perché rende evidente come anche tutte le difficoltà e tutti gli ostacoli che una persona può trovare lungo il proprio sentiero portano in sé un cambiamento e un tassello in più.
Ho deciso di rivolgere questo lavoro ai miei coetanei perché spero che possano capire l’importanza del liberarsi, dell’uscire dalla caverna e del portare un po’ di luce che rischiari la finzione.
Il mito in Platone
Nelle opere di Platone troviamo spesso l’utilizzo di miti, appartenenti alla tradizione greca o inventati da Platone stesso. Prima di Platone, il mito è sempre stato contrapposto al logos e quindi alla filosofia. Infatti, se il logos è la parola razionale, il mito è invece un racconto che narra alcuni fatti, senza preoccuparsi di spiegarne le cause. Anche nella filosofia platonica si mantiene questa grande differenza tra mito e logos. Nonostante Platone utilizzi il mito, non lo ritiene mai un discorso razionale. Platone attribuisce al mito due importanti funzioni.
Primo ruolo del mito
Secondo ruolo del mito
Il mito oggi
Oggi il mito viene spesso letto come un racconto fine a se stesso e gli viene dedicata meno attenzione di quella che merita. Tuttavia, i miti racchiudono in sé dei significati e delle morali importanti, che devono essere visti nella falsa riga. Il significato del mito non sta nelle parole, ma nell’interpretazione dell’immagine che rappresenta. Quindi, oggi il mito è un racconto che, se letto con occhio attento, può ancora fare riflettere e far percepire dei significati sempre attuali che è bene non vadano perduti nel tempo.
Riassunto
Mito della caverna
L'umanità prigioniera
Spiegazione
Prima sequenza
Descrizione della caverna
Seconda sequenza
Platone descrive i dialoghi tra i prigionieri. Essi parlano delle ombre considerandole reali. Glaucone, ascoltando il maestro, commenta definendo i prigionieri “strani”. Platone quindi, dice che i prigionieri sono strani, ma sono simili a noi. Rende così ancora più evidente il paragone con la natura umana: ognuno di noi, per quanto non se ne renda conto, rimarrà sempre, completamente o in parte, cieco come i prigionieri.
Già in questo secondo paragrafo possiamo capire come Platone associ all’interno della caverna uno dei due piani ontologici, ovvero il mondo sensibile (cioè percepibile attraverso i sensi). Esso, è composto da ombre (quelle che vedono i prigionieri) e oggetti sensibili (le statuette che portano gli uomini dietro il muro).
Liberazione del prigioniero
Terza sequenza
In questo tratto, Platone fa fare un ulteriore sforzo al suo allievo. Dopo avergli chiesto di immaginare una caverna, gli chiede di pensare a cosa succederebbe se uno dei prigionieri venisse liberato e guarito dalla sua follia. Probabilmente, il prigioniero, vedendo gli oggetti dietro il muro, riterrebbe comunque che siano più vere le ombre che lui ha sempre visto.
+ info
La luce
Quarta sequenza
Il prigioniero non deve essere costretto solo per la fatica che dovrà affrontare, ma anche per il dolore che a primo impatto dovrà sopportare. Infatti, Platone dice che nel momento in cui una persona ha vissuto l’intera vita nella penombra, quando vede la luce è tentato a coprirsi gli occhi, a fuggire da essa.
Se l’interno della caverna rappresenta il mondo sensibile, l’esterno, sul piano ontologico, rappresenta il mondo intelligibile. Quindi il mondo formato dalle idee, percepibile attraverso l’intelletto. Il mondo intelligibile è associato alla luce, in quanto è il mondo dell’espisteme, della conoscenza.
La strada della conoscenza
Quinta sequenza
+ info
Riassunto
+ info
Spiegazione
Ritorno alla caverna
Sesta sequenza
Dopo aver raggiunto la conoscenza, il prigioniero, ora diventato filosofo, decide di tornare nella caverna. Lì non è più desideroso di partecipare alle chiacchere dei suoi compagni, ma desidera invece liberarli. Tuttavia, nel momento in cui entra nella caverna, ormai abituato alla luce del sole, non vede nulla. Per questo viene deriso dai suoi compagni che, davanti alla sua insistenza, lo uccidono.
mondo sensibile
Interno della caverna
risposta data dai fisici, ricercata nella natura
Fuoco
Esterno della caverna
mondo intelligibile
immagini riflesse nell'acqua
idee matematiche
idee valori
corpi celesti
Sole
idea di Bene
Spiegazione del mito
uomini
Prigionieri
vista delle ombre
immaginazione
Settima sequenza
credenza
vista delle statuette
Al termine del mito, Platone spiega sinteticamente il simbolismo che ci sta dietro.
vista delle idee matematiche
ragione discorsiva (dianoia)
vista delle idee valori e del Bene
intuizione pura (noesis)
Interpretazioni del mito
Il mito della caverna si trova nel libro VII della Repubblica, quindi nei dialoghi della maturità. Il tema principale trattato è quello della conoscenza. Infatti, il mito narra in modo simbolico la linea della conoscenza. Il mito della caverna può avere vari significati e può essere interpretato in vari modi.
La linea della conoscenza
+ info
Il Bene
La conoscenza, il Bene e la politica
+ info
La Politica
+ info
"Cecità" di Josè Saramago
Il confronto con il Mito della Caverna
“In cecità l’incapacità di vedere significa che la vera immagine dell’inferno è proprio il mondo in cui viviamo”.
Josè Saramago
trama
confronto
"Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza" di Luis Sepùlveda
Il confronto con il mito della caverna
somiglianze
differenze
La caverna di oggi
The Truman Show
Dentro e fuori dalla caverna
Oltre che quella di Truman, il mito della caverna rappresenta anche la vita di tutti noi. Ci circondiamo di falsità e di finzione fino a dimenticarci di essere immersi nell’ipocrisia. Poi veniamo svegliati e costretti a scappare per cercare dei punti fermi, quelle verità che il nostro mondo nasconde, e il primo luogo dove le troviamo siamo proprio noi stessi; perché la verità non è dove crediamo che sia.
per approfondire
Sitografia e bibliografia
- Libro di testo “Io Penso” Zanichelli
- Appunti presi a lezione
- Presentazione genially della prof.ssa Tracinà
- https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2021/03/Alfonso-Maurizio-Iacono-Il-mito-della-caverna-d54c9996-f118-4733-8bd4-1dff20eed83e.html
- https://www.uni3trieste.it/wp-content/uploads/2020/11/Il-mito-della-caverna.pdf
https://www.youtube.com/watch?v=xVQse0NIWGA&list=PLh9ulJhgPy9qlKltaxP8y7UjbEqkmJzs&index=3
- https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Giuseppe-Cambiano-Platone-il-mito-della-caverna-f59e101f-3345-4d52-840a-fe8ed7105f9e.html
- https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2019/11/Lallegoria-secondo-Jos-Saramago-a779a04c-2930-4b76-a3e4-1de9bc917cfa.html
- Lettura del romanzo “Cecità” di Josè Saramago
- Lettura del romanzo “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” di Luis Sepùlveda
- Visione del film “The Truman Show”
Il protagonista è Truman Burbank. Quest’uomo ha sempre vissuto in diretta televisiva fin dalla nascita, tutti vedono quello che fa tutti i giorni a tutte le ore. Truman è diventato una star, solo che lui è l’unico che non lo sa. Vive in un mondo copia di un mondo perfetto, ma di cartongesso. Tutto ciò che vede, le persone da cui è circondato, il sole stesso, è tutto una grande finzione. Truman, all’età di trent’anni, inizia a notare che tutto il mondo sembra girare intorno a lui e decide di voler andarsene da quella città. Prende questa decisione spinto dall’amore. Da giovane si era innamorato di Lauren che poi era stata allontanata dal set, perché questa relazione non era nei piani del regista. Prima di andarsene, Lauren cerca di dire a Truman la verità. Alla fine, Truman riesce a capire che il suo mondo è finto e ha una conversazione con il “Creatore”, ovvero colui che è stato il regista della sua vita. Quando quest’ultimo dice “io ti conosco meglio di te stesso”, Truman ribatte “non ho una telecamera nella testa”. Infatti, i pensieri di Truman erano rimasti l’unica cosa vera nella sua vita; come nella nostra, sono solo i nostri pensieri a rimanere conoscibili solo a noi stessi. Truman vive per trent’anni all’interno della caverna. Solo alla fine del film, dopo l’ultimo dialogo, riesce a uscirne. Lo fa in parte grazie ai suoi dubbi, ma anche grazie a Lauren che lo “costringe” ad aprire gli occhi. E’ proprio lei a definire Truman un “prigioniero”, utilizzando proprio il termine platonico.
Nel mito della caverna il prigioniero percorre la linea della conoscenza. Tuttavia, dopo averla raggiunta, il filosofo decide di tornare indietro. Platone tratta quindi anche il tema politico. Nella Repubblica, Platone descrive lo stato ideale. Esso deve essere formato da popolo, guardiani e governanti. I primi devono lavorare e la loro virtù è la temperanza; i secondi devono proteggere lo stato e devono avere il coraggio; infine gli ultimi devono governare e guidare lo stato e possedere la sapienza. I governanti sono i filosofi che devono appunto proseguire la loro educazione (percorrere la linea della conoscenza), per poi guidare il popolo e i guardiani (quindi tornare nella caverna). Nella fase della vecchiaia, Platone rivede lo stato ideale che ritiene ormai irrealizzabile. La figura del politico qui non viene più descritta come il filosofo sapiente che deve governare, ma come un “tessitore” che deve essere capace di temperare il popolo e i guardiani. Quindi il politico non è più visto come un sapiente, ma piuttosto come un uomo dotato di temperanza capace di tessere il tessuto sociale.
Il mito della caverna, quindi, tocca vari punti della filosofia platonica. Innanzitutto il racconto ha la funzione di spiegare in modo più esplicito la linea della conoscenza. Con questa espressione si intende la classificazione gerarchica che Platone fa della conoscenza gnoseologica, a cui può essere in realtà attribuita anche una struttura ontologica corrispondente. Platone nel libro VI della Repubblica parla di una “linea bisecata in segmenti ineguali”, divisa ciascuna in due segmenti (di cui uno rappresenta il mondo sensibile e l’altro il mondo intelligibile). I due segmenti (sensibile e intelligibile) sono legati da un rapporto di copia – modello. Infatti, poi nel Timeo, tra i dialoghi della vecchiaia, Platone dice che il mondo ordinato dal Demiurgo (quindi il mondo sensibile) è una copia imperfetta delle idee (che rappresentano la perfezione e che si trovano nel mondo intelligibile). Ciascuno dei due segmenti è a sua volta diviso in altri due che sono legati anch’essi da un legame di copia – modello. Quindi, complessivamente la linea è suddivisa in quattro gradi della conoscenza, di cui i primi due (immaginazione, credenza) sono legati al mondo sensibile e attribuibili alla doxa; mentre il terzo e il quarto (ragione discorsiva e intuizione pura) sono legati al mondo intelligibile e all’episteme. La separazione tra doxa ed episteme e il dualismo ad essa connesso è in realtà ripreso da Parmenide. Tuttavia, in Platone i gradi non sono solo due ma quattro. Inoltre, Platone ha una visione negativa della doxa (che nel mito è legata all’ignoranza).
Nel mito della caverna elemento fondamentale è il Sole che rappresenta il Bene, ovvero la causa dell’esistenza del mondo intelligibile e sensibile. Nella Repubblica, infatti, il Bene sta alla conoscenza, come il Sole sta alla vista. Quindi il Bene rende visibile la scienza e la verità. Ciò significa che il Bene è un’idea più in alto rispetto alle altre idee, in quanto ne permette l’esistenza. Quindi, Platone descrive un rapporto gerarchico nel quale il mondo sensibile è subordinato al mondo intelligibile, a sua volta quest’ultimo è subordinato all’idea di Bene, posta a fondamento dell’essere. La gerarchia è segnata da rapporti di causa – effetto, nei quali il Bene è causa del mondo intelligibile (idee) che a sua volta è causa del mondo sensibile. Il Bene viene definito da Platone “transtrascendente” a differenza di tutte le altre idee che sono “trascendenti”, cioè sono aldilà, quindi nell’iperuranio.
Leggendo il romanzo, si possono notare alcune somiglianze con il mito della caverna di Platone. All’inizio del libro, gli uomini si trovano nel mondo sensibile, vivono nell’illusione di un mondo civile. Poi, paradossalmente, la cecità li porta a vedere, è infatti l’epidemia, il sapere di non poter vedere e di non poter essere visti, a portarli a comportarsi nel modo più disumano, malvagio e a tirare fuori la parte più vera di loro. Seconda questa interpretazione del romanzo, l’autore avrebbe una visione estremamente negativa del mondo.
Al termine del libro, i ciechi tornano al mondo sensibile e all’interno della caverna. La loro vita è però cambiata dall’aver osservato il mondo intelligibile e l’idea di Bene in Platone, che paradossalmente corrispondono in “Cecità” all’estremo male che dilaga nel mondo.
Inoltre, nel romanzo di Saramago troviamo un’unica donna che può vedere e che è immune alla malattia. Questo personaggio corrisponde al filosofo che in Platone costringe il prigioniero a liberarsi.
La struttura del racconto di Sepùlveda è quindi molto simile al mito della caverna. Possiamo comunque notare notevoli differenze.
- La lumaca non viene costretta ad andarsene, l’unica cosa che la spinge è il desiderio di capire quale sia l’importanza della lentezza.
- Sepulveda conclude il racconto con un lieto fine, mentre Platone, che ripercorre la figura di Socrate, racconta che i prigionieri avrebbero ucciso l’uomo (o la lumaca) giunto a salvarli.
La caverna di Platone è molto attuale, in quanto, nonostante si tratti di un mito scritto da Platone nell’antica Grecia, nella caverna ci siamo tutti noi.
Il mito parla di un uomo che è ignorante e che, riconoscendo la sua ignoranza, fa dei passi verso la conoscenza, fino a vederla per intero. Come un camminatore che, percorrendo un sentiero, procede e si avvicina sempre di più alla cima, finchè, svoltando l’ultima curva, la vede per intero e si può riposare.Nelle prime righe del mito, Platone paragona la caverna al teatrino dei burattinai. La struttura può essere infatti paragonata a quella di un cinema. Tutti osservano la scena inviata da un proiettore dietro di loro. Il cinema costituisce però una realtà, una caverna, estranea al mondo reale, che è fuori da quelle porte. Nel mondo di oggi, sembra spesso di vivere dentro un cinema. Guardiamo tutti delle immagini, delle apparenze, ma non vediamo che le persone in realtà sono altre e, così facendo, continuiamo a circondarci di finzione, in parte perché non vediamo con la ragione, in parte perché temiamo cosa potremmo vedere.
Nel 1998 è stato realizzato un film che, seppur ingigantendo la situazione, rappresenta proprio questo. Si tratta di “The Truman Show”.
L’autore immagina che nel mondo si diffonda improvvisamente un’epidemia di cecità. Tutti diventano ciechi e iniziano a vedere tutto bianco. I ciechi all’inizio vengono rinchiusi in un ex manicomio, ma quando la situazione diventa insostenibile, si perde totalmente il controllo. Il non poter essere visti dagli altri fa uscire la vera natura dei ciechi e la malvagità dilaga, dentro e fuori dal manicomio. L’unica donna che riesce a vedere è la moglie di un medico, che sembra immune alla malattia. Lei, mantenendo il suo segreto per non dover diventare la serva di tutti i ciechi, guida il marito e il suo piccolo gruppo, cercando di sopravvivere in quel mondo che si sta pian piano trasformando nell’inferno. Alla fine del romanzo, i ciechi riprendono gradualmente la vista, e l’epidemia, come era arrivata, se ne va.
Compito di realtà - Il mito della caverna
Gemma Populin
Created on February 21, 2024
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il mito della caverna
Dov'è la verità?
Riproduci
Gemma Populin
Perchè il mito della caverna
Ho scelto di approfondire questo mito perché mi piace pensare di essere una dei tanti prigionieri, figure che sono ignoranti, ma che riconoscendo la propria ignoranza hanno la possibilità di intraprendere quel cammino bello e faticoso che porta alla vera sapienza e alla felicità.
Inoltre, ho scelto proprio il mito della caverna perché descrive un percorso, una strada che porta alla conoscenza, ma che è in sé una parte di conoscenza. Questo aspetto mi ha colpito perché rende evidente come anche tutte le difficoltà e tutti gli ostacoli che una persona può trovare lungo il proprio sentiero portano in sé un cambiamento e un tassello in più.
Ho deciso di rivolgere questo lavoro ai miei coetanei perché spero che possano capire l’importanza del liberarsi, dell’uscire dalla caverna e del portare un po’ di luce che rischiari la finzione.
Il mito in Platone
Nelle opere di Platone troviamo spesso l’utilizzo di miti, appartenenti alla tradizione greca o inventati da Platone stesso. Prima di Platone, il mito è sempre stato contrapposto al logos e quindi alla filosofia. Infatti, se il logos è la parola razionale, il mito è invece un racconto che narra alcuni fatti, senza preoccuparsi di spiegarne le cause. Anche nella filosofia platonica si mantiene questa grande differenza tra mito e logos. Nonostante Platone utilizzi il mito, non lo ritiene mai un discorso razionale. Platone attribuisce al mito due importanti funzioni.
Primo ruolo del mito
Secondo ruolo del mito
Il mito oggi
Oggi il mito viene spesso letto come un racconto fine a se stesso e gli viene dedicata meno attenzione di quella che merita. Tuttavia, i miti racchiudono in sé dei significati e delle morali importanti, che devono essere visti nella falsa riga. Il significato del mito non sta nelle parole, ma nell’interpretazione dell’immagine che rappresenta. Quindi, oggi il mito è un racconto che, se letto con occhio attento, può ancora fare riflettere e far percepire dei significati sempre attuali che è bene non vadano perduti nel tempo.
Riassunto
Mito della caverna
L'umanità prigioniera
Spiegazione
Prima sequenza
Descrizione della caverna
Seconda sequenza
Platone descrive i dialoghi tra i prigionieri. Essi parlano delle ombre considerandole reali. Glaucone, ascoltando il maestro, commenta definendo i prigionieri “strani”. Platone quindi, dice che i prigionieri sono strani, ma sono simili a noi. Rende così ancora più evidente il paragone con la natura umana: ognuno di noi, per quanto non se ne renda conto, rimarrà sempre, completamente o in parte, cieco come i prigionieri. Già in questo secondo paragrafo possiamo capire come Platone associ all’interno della caverna uno dei due piani ontologici, ovvero il mondo sensibile (cioè percepibile attraverso i sensi). Esso, è composto da ombre (quelle che vedono i prigionieri) e oggetti sensibili (le statuette che portano gli uomini dietro il muro).
Liberazione del prigioniero
Terza sequenza
In questo tratto, Platone fa fare un ulteriore sforzo al suo allievo. Dopo avergli chiesto di immaginare una caverna, gli chiede di pensare a cosa succederebbe se uno dei prigionieri venisse liberato e guarito dalla sua follia. Probabilmente, il prigioniero, vedendo gli oggetti dietro il muro, riterrebbe comunque che siano più vere le ombre che lui ha sempre visto.
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La luce
Quarta sequenza
Il prigioniero non deve essere costretto solo per la fatica che dovrà affrontare, ma anche per il dolore che a primo impatto dovrà sopportare. Infatti, Platone dice che nel momento in cui una persona ha vissuto l’intera vita nella penombra, quando vede la luce è tentato a coprirsi gli occhi, a fuggire da essa. Se l’interno della caverna rappresenta il mondo sensibile, l’esterno, sul piano ontologico, rappresenta il mondo intelligibile. Quindi il mondo formato dalle idee, percepibile attraverso l’intelletto. Il mondo intelligibile è associato alla luce, in quanto è il mondo dell’espisteme, della conoscenza.
La strada della conoscenza
Quinta sequenza
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Riassunto
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Spiegazione
Ritorno alla caverna
Sesta sequenza
Dopo aver raggiunto la conoscenza, il prigioniero, ora diventato filosofo, decide di tornare nella caverna. Lì non è più desideroso di partecipare alle chiacchere dei suoi compagni, ma desidera invece liberarli. Tuttavia, nel momento in cui entra nella caverna, ormai abituato alla luce del sole, non vede nulla. Per questo viene deriso dai suoi compagni che, davanti alla sua insistenza, lo uccidono.
mondo sensibile
Interno della caverna
risposta data dai fisici, ricercata nella natura
Fuoco
Esterno della caverna
mondo intelligibile
immagini riflesse nell'acqua
idee matematiche
idee valori
corpi celesti
Sole
idea di Bene
Spiegazione del mito
uomini
Prigionieri
vista delle ombre
immaginazione
Settima sequenza
credenza
vista delle statuette
Al termine del mito, Platone spiega sinteticamente il simbolismo che ci sta dietro.
vista delle idee matematiche
ragione discorsiva (dianoia)
vista delle idee valori e del Bene
intuizione pura (noesis)
Interpretazioni del mito
Il mito della caverna si trova nel libro VII della Repubblica, quindi nei dialoghi della maturità. Il tema principale trattato è quello della conoscenza. Infatti, il mito narra in modo simbolico la linea della conoscenza. Il mito della caverna può avere vari significati e può essere interpretato in vari modi.
La linea della conoscenza
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Il Bene
La conoscenza, il Bene e la politica
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La Politica
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"Cecità" di Josè Saramago
Il confronto con il Mito della Caverna
“In cecità l’incapacità di vedere significa che la vera immagine dell’inferno è proprio il mondo in cui viviamo”.
Josè Saramago
trama
confronto
"Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza" di Luis Sepùlveda
Il confronto con il mito della caverna
somiglianze
differenze
La caverna di oggi
The Truman Show
Dentro e fuori dalla caverna
Oltre che quella di Truman, il mito della caverna rappresenta anche la vita di tutti noi. Ci circondiamo di falsità e di finzione fino a dimenticarci di essere immersi nell’ipocrisia. Poi veniamo svegliati e costretti a scappare per cercare dei punti fermi, quelle verità che il nostro mondo nasconde, e il primo luogo dove le troviamo siamo proprio noi stessi; perché la verità non è dove crediamo che sia.
per approfondire
Sitografia e bibliografia
Il protagonista è Truman Burbank. Quest’uomo ha sempre vissuto in diretta televisiva fin dalla nascita, tutti vedono quello che fa tutti i giorni a tutte le ore. Truman è diventato una star, solo che lui è l’unico che non lo sa. Vive in un mondo copia di un mondo perfetto, ma di cartongesso. Tutto ciò che vede, le persone da cui è circondato, il sole stesso, è tutto una grande finzione. Truman, all’età di trent’anni, inizia a notare che tutto il mondo sembra girare intorno a lui e decide di voler andarsene da quella città. Prende questa decisione spinto dall’amore. Da giovane si era innamorato di Lauren che poi era stata allontanata dal set, perché questa relazione non era nei piani del regista. Prima di andarsene, Lauren cerca di dire a Truman la verità. Alla fine, Truman riesce a capire che il suo mondo è finto e ha una conversazione con il “Creatore”, ovvero colui che è stato il regista della sua vita. Quando quest’ultimo dice “io ti conosco meglio di te stesso”, Truman ribatte “non ho una telecamera nella testa”. Infatti, i pensieri di Truman erano rimasti l’unica cosa vera nella sua vita; come nella nostra, sono solo i nostri pensieri a rimanere conoscibili solo a noi stessi. Truman vive per trent’anni all’interno della caverna. Solo alla fine del film, dopo l’ultimo dialogo, riesce a uscirne. Lo fa in parte grazie ai suoi dubbi, ma anche grazie a Lauren che lo “costringe” ad aprire gli occhi. E’ proprio lei a definire Truman un “prigioniero”, utilizzando proprio il termine platonico.
Nel mito della caverna il prigioniero percorre la linea della conoscenza. Tuttavia, dopo averla raggiunta, il filosofo decide di tornare indietro. Platone tratta quindi anche il tema politico. Nella Repubblica, Platone descrive lo stato ideale. Esso deve essere formato da popolo, guardiani e governanti. I primi devono lavorare e la loro virtù è la temperanza; i secondi devono proteggere lo stato e devono avere il coraggio; infine gli ultimi devono governare e guidare lo stato e possedere la sapienza. I governanti sono i filosofi che devono appunto proseguire la loro educazione (percorrere la linea della conoscenza), per poi guidare il popolo e i guardiani (quindi tornare nella caverna). Nella fase della vecchiaia, Platone rivede lo stato ideale che ritiene ormai irrealizzabile. La figura del politico qui non viene più descritta come il filosofo sapiente che deve governare, ma come un “tessitore” che deve essere capace di temperare il popolo e i guardiani. Quindi il politico non è più visto come un sapiente, ma piuttosto come un uomo dotato di temperanza capace di tessere il tessuto sociale.
Il mito della caverna, quindi, tocca vari punti della filosofia platonica. Innanzitutto il racconto ha la funzione di spiegare in modo più esplicito la linea della conoscenza. Con questa espressione si intende la classificazione gerarchica che Platone fa della conoscenza gnoseologica, a cui può essere in realtà attribuita anche una struttura ontologica corrispondente. Platone nel libro VI della Repubblica parla di una “linea bisecata in segmenti ineguali”, divisa ciascuna in due segmenti (di cui uno rappresenta il mondo sensibile e l’altro il mondo intelligibile). I due segmenti (sensibile e intelligibile) sono legati da un rapporto di copia – modello. Infatti, poi nel Timeo, tra i dialoghi della vecchiaia, Platone dice che il mondo ordinato dal Demiurgo (quindi il mondo sensibile) è una copia imperfetta delle idee (che rappresentano la perfezione e che si trovano nel mondo intelligibile). Ciascuno dei due segmenti è a sua volta diviso in altri due che sono legati anch’essi da un legame di copia – modello. Quindi, complessivamente la linea è suddivisa in quattro gradi della conoscenza, di cui i primi due (immaginazione, credenza) sono legati al mondo sensibile e attribuibili alla doxa; mentre il terzo e il quarto (ragione discorsiva e intuizione pura) sono legati al mondo intelligibile e all’episteme. La separazione tra doxa ed episteme e il dualismo ad essa connesso è in realtà ripreso da Parmenide. Tuttavia, in Platone i gradi non sono solo due ma quattro. Inoltre, Platone ha una visione negativa della doxa (che nel mito è legata all’ignoranza).
Nel mito della caverna elemento fondamentale è il Sole che rappresenta il Bene, ovvero la causa dell’esistenza del mondo intelligibile e sensibile. Nella Repubblica, infatti, il Bene sta alla conoscenza, come il Sole sta alla vista. Quindi il Bene rende visibile la scienza e la verità. Ciò significa che il Bene è un’idea più in alto rispetto alle altre idee, in quanto ne permette l’esistenza. Quindi, Platone descrive un rapporto gerarchico nel quale il mondo sensibile è subordinato al mondo intelligibile, a sua volta quest’ultimo è subordinato all’idea di Bene, posta a fondamento dell’essere. La gerarchia è segnata da rapporti di causa – effetto, nei quali il Bene è causa del mondo intelligibile (idee) che a sua volta è causa del mondo sensibile. Il Bene viene definito da Platone “transtrascendente” a differenza di tutte le altre idee che sono “trascendenti”, cioè sono aldilà, quindi nell’iperuranio.
Leggendo il romanzo, si possono notare alcune somiglianze con il mito della caverna di Platone. All’inizio del libro, gli uomini si trovano nel mondo sensibile, vivono nell’illusione di un mondo civile. Poi, paradossalmente, la cecità li porta a vedere, è infatti l’epidemia, il sapere di non poter vedere e di non poter essere visti, a portarli a comportarsi nel modo più disumano, malvagio e a tirare fuori la parte più vera di loro. Seconda questa interpretazione del romanzo, l’autore avrebbe una visione estremamente negativa del mondo.
Al termine del libro, i ciechi tornano al mondo sensibile e all’interno della caverna. La loro vita è però cambiata dall’aver osservato il mondo intelligibile e l’idea di Bene in Platone, che paradossalmente corrispondono in “Cecità” all’estremo male che dilaga nel mondo. Inoltre, nel romanzo di Saramago troviamo un’unica donna che può vedere e che è immune alla malattia. Questo personaggio corrisponde al filosofo che in Platone costringe il prigioniero a liberarsi.
La struttura del racconto di Sepùlveda è quindi molto simile al mito della caverna. Possiamo comunque notare notevoli differenze.
La caverna di Platone è molto attuale, in quanto, nonostante si tratti di un mito scritto da Platone nell’antica Grecia, nella caverna ci siamo tutti noi. Il mito parla di un uomo che è ignorante e che, riconoscendo la sua ignoranza, fa dei passi verso la conoscenza, fino a vederla per intero. Come un camminatore che, percorrendo un sentiero, procede e si avvicina sempre di più alla cima, finchè, svoltando l’ultima curva, la vede per intero e si può riposare.Nelle prime righe del mito, Platone paragona la caverna al teatrino dei burattinai. La struttura può essere infatti paragonata a quella di un cinema. Tutti osservano la scena inviata da un proiettore dietro di loro. Il cinema costituisce però una realtà, una caverna, estranea al mondo reale, che è fuori da quelle porte. Nel mondo di oggi, sembra spesso di vivere dentro un cinema. Guardiamo tutti delle immagini, delle apparenze, ma non vediamo che le persone in realtà sono altre e, così facendo, continuiamo a circondarci di finzione, in parte perché non vediamo con la ragione, in parte perché temiamo cosa potremmo vedere. Nel 1998 è stato realizzato un film che, seppur ingigantendo la situazione, rappresenta proprio questo. Si tratta di “The Truman Show”.
L’autore immagina che nel mondo si diffonda improvvisamente un’epidemia di cecità. Tutti diventano ciechi e iniziano a vedere tutto bianco. I ciechi all’inizio vengono rinchiusi in un ex manicomio, ma quando la situazione diventa insostenibile, si perde totalmente il controllo. Il non poter essere visti dagli altri fa uscire la vera natura dei ciechi e la malvagità dilaga, dentro e fuori dal manicomio. L’unica donna che riesce a vedere è la moglie di un medico, che sembra immune alla malattia. Lei, mantenendo il suo segreto per non dover diventare la serva di tutti i ciechi, guida il marito e il suo piccolo gruppo, cercando di sopravvivere in quel mondo che si sta pian piano trasformando nell’inferno. Alla fine del romanzo, i ciechi riprendono gradualmente la vista, e l’epidemia, come era arrivata, se ne va.