QUINTO ORAZIO FLACCO
Biografia e opere
01
BIOGRAFIA
BIOGRAFIA
Orazio nasce l'8 dicembre del 65 aC a Venosa, tra Puglia e Lucania, in una colonia romana non lontana da Taranto. Il padre, un liberto, si trasferì a Roma dove divenne esattore delle aste pubbliche, ottenendo una condizione abbastabnza agiata da garantire al figlio un'educazione di alto livello. Orazio ricorda il padre come il suo primo maestro, ma anche gli insegnamenti del manesco Orbilio, uno dei grammatici più famosi del tempo. Completò la sua formazione ad Atene, con lo studio della filosofia e della poesia greca.
BIOGRAFIA
Tra il 45 e il 42 si colloca l'incontro con Bruto che portò Orazio ad arruolarsi nell'esercito dei cesaricidi, sconfitti a Filippi. Orazio racconta, usando l'immagine tratta dai greci Archiloco e Alceo, la sua fuga dal campo di battaglia, a testimonianza della disfatta del suo schieramento. Nel 41 tornò a Roma dove si trovò in difficoltà (il padre era morto, la proprietà era stata confiscata) al punto da dover trovare un impiego come contabile e redattore di documenti. Inzia in questa fase a comporre versi.
BIOGRAFIA
Gli amici, tra cui Virgilio, nel 38 aC lo presentano a Mecenate che dopo alcuni mesi lo invitò a far parte del suo circolo. Nacque un'amicizia profonda che durò fino alla morte. Non solo, nel 37 il poeta fu incaricato da Mecenate di svolgere una missione diplomatica a Brindisi, ma ottenne anche in dono una villa in Sabina, per potersi dedicare serenamente alle proprie passioni. L'ingresso nel circolo favorì i rapporti tra il poeta e Augusto, che gli propose di diventare il suo segretario. Orazio e Mecenate morirono nell'8 aC a pochi mesi di distanza e furono sepolti vicini.
I RAPPORTI CON AUGUSTO
Orazio entrò grazie a Mecenate nella cerchia più importante del principato. fu apprezzato da Augusto. Ad Orazio venne affidata la celebrazione del principato in occasione dei ludi saeculares attraverso la composizione del Carmen saeculare, che lo consacrò poeta ufficiale di Roma. L'adesione alla politica di Augusto è testimoniata anche dalle cosiddette odi romane.
02
LA PRODUZIONE LETTERARIA
DUE CONSIDERAZIONI
LA CRONOLOGIA
CONTENUTI
Le opere di Orazio permettono di seguire il suo percorso personale, dalle delusioni giovanili alla visione serena della maturità fino all'adesione alla politica augustea.
La cronologia delle opere viene ricostruita sulla base di indizi interni ai testi
CRONOLOGIA DELLE OPERE
41 - 30 a C
35 - 33 aC
30 aC
30 aC
SERMONES
SERMONES
EPODI
I libro 10 testi
Un libro con 17 testi
II libro 8 testi
CRONOLOGIA DELLE OPERE
25 - 8 a C
ODI
13 aC
Quarto libro VI libro 15 testi
17 aC
CARMEN SAECULARE
23 aC
ODI
20 aC
EPISTOLE
primo libro 20 testi
19- 13 aC
EPISTOLE
Secondo libro II 2 testi lunghi
Primi tre libri I 38 testi II 20 testi III 30 testi
EPODI
EPODI o IAMBI
TITOLO
CRITERIO METRICO.
L'opera di età giovanile presenta caratteri diversi dal resto della produzione del poeta, ispirata a criteri di equilibrio e misura. Orazio fa riferimento all'opera nel libro I delle epistole (19,23 -25) dicendo di aver portato a Roma per primo il giambo di Paro, ispirandosi al ritmo e all'impeto di Archiloco, ma non al contenuto ed al linguaggio ingiurioso del suo modello.
ORGANIZZAZIONE
Numeri e animus di Archiloco, ma non l'aggressività e l'invettiva
MODELLO
Varietà tematica Tono realistico Stile adatto alle situazioni Registri espressivi alterni
CARATTERISTICHE
+ INFO
LE SATIRE
Orazio si cimenta in un genere romano e ne diviene il modello per le generazioni successive
Scrive due libri di componimenti che vengono definiti Sermones (conversazioni, discorsi).
+ GENERE
LE SATIRE: I CONTENUTI: PRIMO LIBRO
La quarta contiene riflessioni sui propri componimenti: Orazio individua in Lucilio il suo modello e spiega di dedicarsi alla denuncia dei vizi perché, come gli ha insegnato il padre, conoscerli aiuta ad evitarli La quinta racconta il viaggio a Brindisi in compagnia degli amici La sesta è dedicata a Mecenate che viene ringraziato per la sua generosità e per la sua amicizia. Nel testo trova spazio anche la figura del padre del poeta. La settima, ottava e nona presentano con ironia tre diversi episodi (un litigio, il racconto della statua di Priapo che ha messo in fuga due fattucchiere, l’incontro con un seccatore) La decima propone nuovamente affermazioni di poetica.
Nel primo libro sono contenuti 10 testi
La prima affronta il tema della felicità che si ottiene con la misura, accontentandosi di ciò che si ha. Compare la proverbiale espressione Est modus in rebus con cui enuncia la teoria dell’aurea mediocritas
La seconda si incentra sugli eccessi nei comportamenti, soprattutto sessuali, che determinano molti vizi
La terza affronta il tema dei difetti, gravi e lievi, che non vanno giudicati troppo severamente né in se stessi né negli altri
LE SATIRE: I CONTENUTI: SECONDO LIBRO
Il secondo libro contiene otto testi
Nel primo Orazio difende la sua poesia satirica nel dialogo con un giurista
Nel secondo l’ideale del giusto mezzo viene ribadito dalla voce di un contadino, conterraneo del poeta, che aveva continuato a lavorare la sua terra da bracciante quando non era più stato il proprietario. Il vecchio con saggezza sostiene che bisogna tenersi lontani tanto dalla spilorceria quanto dalla dissipatezza.
La terza è il testo più lungo e con la voce di un commerciante fallito espone le teorie di un pensatore stoico per il quale tutti gli uomini, ad eccezione dei filosofi, sono pazzi perché inseguono falsi valori. L’ironia del poeta si appunta sull’eccesivo rigorismo morale degli stoici.
La quarta ha argomento gastronomico e con la serietà delle dissertazioni filosofiche illustra le regole della cucina.
La quinta ha carattere paradossale: Ulisse nell’Ade interroga l’indovino Tiresia perché vuole trovare il modo di rifarsi delle perdite subite a causa dei Proci e Tiresia gli insegna a carpire l’eredità dei vecchi senza figli. Si tratta quindi di un’amara riflessione sull’avidità degli uomini.
Con la sesta Orazio ringrazia Mecenate per avergli regalato la villa in Sabina. Questa circostanza è l’occasione per una celebrazione della vita in campagna conclusa dalla celebre favola del topo di campagna e del topo di città.
Nella settima lo schiavo Davo, approfittando dei Saturnali, fa la predica al suo padrone Orazio schiavo dei suoi difetti e incapace di percorrere la via della saggezza che pure predica
L’ottava ha ancora argomento gastronomico.
il GeNEre
La satira era un genere, come dice Quintiliano, tutto romano (non trova modelli nella produzione greca). L’etimologia del termine non è del tutto chiara, ma è collegata a varie espressioni tutte accomunante dal carattere della varietà e della mescolanza.
A farne un genere letterario era stato Lucilio, modello di Orazio.
I MODELLI
LUCILIO
In comune
le differenze
La differenza infatti sta nello stile. Le satire di Orazio sono Sermones, discorsi condotti con il linguaggio della conversazione distante sia da termini troppo elevati sia da espressioni troppo grossolane. La sintassi è prevalentemente paratattica e la frase è evita costrutti troppo ricercati. Lucilio è giudicato prolisso, anzi “fangoso” Orazio fa sua la lezione degli alessandrini per creare una poesia dalla forma curata. Quindi quando si parla di Musa pedestris per definire l’ispirazione orazione va precisato che l’espressione di Orazio è sempre sorvegliata e frutto di labor limae: “cancella spesso, se hai intenzione di scrivere ciò che sia degno di essere riletto dice Orazio in I, 10 vv. 72 – 73.
Da Lucilio Orazio deriva
- il metro: l’esametro
- la componente autobiografica del contenuto
- l’atteggiamento aggressivo / la critica dei vizi
- un variegato ventaglio di temi e situazioni proposte
Il modello è esplicitamente citato nelle Satire in cui Orazio parla della sua scelta poetica, segnando anche la distanza da Lucilio.
I MODELLI
GRECI
La commedia archaia
La diatriba stoico cinica
DOrazio ha anche un altro modello greco che tempera l’esempio di Lucilio e che è espressamente citato (I, 4 vv. 1-5): i poeti della commedia greca dell’archaia Aristofane, Cratino ed Eupoli, capaci di una satira aggressiva liberamente condotta nei confronti di chi si macchiava di comportamenti scorretti. Tuttavia esiste più di una differenza tra la satira oraziana e la commedia greca antica: infatti Orazio filtra la critica attraverso un punto di vista personale, soggettivo e la rivolge verso i comportamenti scorretti degli uomini senza riferimenti precisi e politici. Diverso era infatti il clima della Roma del principato rispetto all’Atene democratica del V secolo.
Ultimo, ma non meno importante modello è la diatriba cinico stoica (sviluppatasi in Grecia tra IV e III secolo), una forma letteraria che proponeva riflessioni morali con uno stile che alternava toni seri e toni scherzosi, divulgando riflessioni filosofiche sull’etica del vivere quotidiano presso la gente semplice. Consonanze infatti possono trovarsi nella proposizione di riflessioni morali ispirate a principi delle scuole filosofiche ellenistiche. Tuttavia bisogna considerare la particolare disposizione di Orazio che non intendeva proporsi come un maestro di vita, ma cercare una strada per la felicità anzitutto per sé, migliorando se stesso e raggiungendo la serenità. Va dunque evidenziata la componente personale e autobiografica: Orazio parte da sé per poi proporre considerazioni di valore personale, interpreta la realtà attraverso il filtro delle proprie convinzioni. .
le caratteristiche
La satira di Orazio è una composizione in esametri, con un tono a metà tra il serio e lo scherzoso, che punta a mettere alla berlina i difetti delle persone, senza particolare rigore e senza astio. La carica polemica si stempera in una visione indulgente della fragile natura umana. Lo scopo, infatti, non è denigrare i comportamenti scorretti, ma invitare se stesso e gli altri a riflettere sugli errori che si possono commettere per assumere una condotta di vita diversa in grado di garantire la serenità. Orazio non vuole cambiare il mondo, né gli uomini, ma gli basta guidare gli altri e se stesso verso la consapevolezza delle proprie azioni. Non è un saccente moralista che scrive delle prediche, ma un poeta che attraverso una rappresentazione sentita e umoristica di vari casi mostra il lato ridicolo di quelle vite vissute alla ricerca di ciò che non si ha e che non si può ottenere se non a prezzo di sofferenze ed ansie, sempre minacciati dai colpi della sorte.
- le riflessioni generali legate a motivi autobiografici: lo sfondo filosofico e la riflessione sono sempre presenti; l’osservazione della realtà e della natura umana parte da spunti personali.
- la critica dei difetti umani condotta con una carica aggressiva smussata a vantaggio di un tono arguto: lo sguardo sulla realtà umana è critico, ma la rappresentazione è svolta con un umorismo bonario che rende piacevole la lettura.
- l’intento è individuare principi a cui ispirare il proprio comportamento da condividere con pochi eletti affinchè si orientino in una realtà problematica.
- uno stile curato che produce l’andamento discorsivo di una conversazione
LA GNOMICA
Le riflessioni morali proposte da Orazio coniugano - motivi filosofici, - convinzioni personali apprese dal padre -motivi diffusi nella Roma del tempo.
LA GNOMICA: LE CONVINZIONI PERSONALI
L’educazione paterna era stata incentrata sull’esempio di una condotta di vita ispirata al mos maiorum, che trovava consonanza anche la politica di restaurazione di Augusto. (vedi testo) Inoltre uno dei valori principali di Orazio è la philia, intesa come la solidarietà verso gli altri, fondata su affinità intellettuali, reciproca indulgenza, comunanza di vita.
LA GNOMICA: i motivi filosofici
Due sono i cardini della riflessione morale oraziana
- autarcheia: l’autosufficienza interiore era motivo comune a diverse scuole filosofiche ellenistiche che intendevano guidare l’uomo alla conquista della felicità, insegnandogli ad essere bastevole a se stesso per restare al riparo dai rovesci della sorte. Il motivo epicureo del vivere nascostamente si accompagna alla tendenza naturale di Orazio ad una vita tranquilla, lontana dagli impegni pubblici, in cui ci si accontenta di quello che si ha. Questo ideale di vita era adatto al clima politico del principato in cui l’otium diventa d’obbligo poiché il peso del governo è affidato ad un uomo solo.
- metriotes: la ricerca dell’equilibrio, del giusto mezzo di stampo peripatetico, insegnava la distanza dagli eccessi, la misura nel godere dei beni e nel dolersi dei mali. Tale principio metteva al sicuro dall’eccessivo rigorismo dell’autarcheia e consentiva un moderato edonismo che rallegrava l’esistenza con piaceri modesti.
LA GNOMICA: i motivi dell'epoca
Orazio riprende motivi già espressi a Roma in Catone e Sallustio come la condanna della brama di ricchezza, di potere e del lusso, la celebrazione della frugalità della vita in campagna, la celebrazione dell’homo novus, che costruisce la propria fortuna sulle proprie capacità. In tal senso sono interessanti i testi in cui si presenta Mecenate: quando Orazio si presenta a lui non vanta ricchezze né l’importanza di una famiglia aristocratica, ma viene apprezzato per le sue doti; Mecenate è uomo che si tiene lontano da intrighi e corruzione, solo la virtus è chiave di accesso al cuore di un uomo così. La consonanza con il moralismo repubblicano si spiega con il ritorno ai valori del mos maiorum, base dell’educazione paterna e cardine della politica augustea.
La riflessione di Orazio riflette la crisi dell’epoca proponendo anche al di là dell’intento dell’autore una strada per la felicità. I mali della società romana sarebbero stati risolti da una rinuncia all’avidità e alla sete di potere, ripiegando nello spazio di un benessere individuale e misurato, unica dimensione consentita nell’età del principato.
LA STRUTTURA
Anzi le possibili strutture
La riflessione oraziana può essere condotta in generale o a partire da situazioni quotidiane che rappresentano lo spunto di partenza. In tal senso è possibile distinguere due diversi tipi di satire,
- quelle diatribiche - quelle descrittive Quindi è possibile incontrare un impianto più narrativo o uno più dialogico.
IL SECONDO LIBRO
Diversi sono quindi i punti di vista proposti che creano l’effetto di rendere le riflessioni più relative: infatti ciascuno è portatore di una propria verità. E lo stesso Orazio lascia che vengano messe in evidenza le sue debolezze, i suoi difetti, la sua incoerenza. Ciò indica la difficoltà di percorrere la strada della saggezza, anche se non bisogna mai desistere dalla ricercare uno spazio personale di autosufficienza.
LE CARATTERISTICHE DISTINTIVE
Il meccanismo del primo libro basato sulla proposizione di due diversi modelli esistenziali, uno negativo e uno positivo, viene cambiato nel secondo libro.
Il secondo libro
- presenta una riduzione dell’elemento autobiografico
- più satire dialogiche
In realtà le due caratteristiche si sommano: infatti nei dialoghi non è più il punto di vista di Orazio a prevalere, ma quello degli interlocutori. E anche quando non c'è un dialogo, l’esposizione è affidata ad altri personaggi diversi dal poeta.
Il genere satirico
Le caratteristiche del genere sono - rappresentazione del mondo contemporaneo - varietà di temi, di linguaggio e di metri - tono caricaturale nella rappresentazione di alcune categorie di uomini - atteggiamento critico verso l'oggetto della rappresentazione
ORAZIO: vita, Epodi e Satire
Stefano Tagliente
Created on February 19, 2024
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QUINTO ORAZIO FLACCO
Biografia e opere
01
BIOGRAFIA
BIOGRAFIA
Orazio nasce l'8 dicembre del 65 aC a Venosa, tra Puglia e Lucania, in una colonia romana non lontana da Taranto. Il padre, un liberto, si trasferì a Roma dove divenne esattore delle aste pubbliche, ottenendo una condizione abbastabnza agiata da garantire al figlio un'educazione di alto livello. Orazio ricorda il padre come il suo primo maestro, ma anche gli insegnamenti del manesco Orbilio, uno dei grammatici più famosi del tempo. Completò la sua formazione ad Atene, con lo studio della filosofia e della poesia greca.
BIOGRAFIA
Tra il 45 e il 42 si colloca l'incontro con Bruto che portò Orazio ad arruolarsi nell'esercito dei cesaricidi, sconfitti a Filippi. Orazio racconta, usando l'immagine tratta dai greci Archiloco e Alceo, la sua fuga dal campo di battaglia, a testimonianza della disfatta del suo schieramento. Nel 41 tornò a Roma dove si trovò in difficoltà (il padre era morto, la proprietà era stata confiscata) al punto da dover trovare un impiego come contabile e redattore di documenti. Inzia in questa fase a comporre versi.
BIOGRAFIA
Gli amici, tra cui Virgilio, nel 38 aC lo presentano a Mecenate che dopo alcuni mesi lo invitò a far parte del suo circolo. Nacque un'amicizia profonda che durò fino alla morte. Non solo, nel 37 il poeta fu incaricato da Mecenate di svolgere una missione diplomatica a Brindisi, ma ottenne anche in dono una villa in Sabina, per potersi dedicare serenamente alle proprie passioni. L'ingresso nel circolo favorì i rapporti tra il poeta e Augusto, che gli propose di diventare il suo segretario. Orazio e Mecenate morirono nell'8 aC a pochi mesi di distanza e furono sepolti vicini.
I RAPPORTI CON AUGUSTO
Orazio entrò grazie a Mecenate nella cerchia più importante del principato. fu apprezzato da Augusto. Ad Orazio venne affidata la celebrazione del principato in occasione dei ludi saeculares attraverso la composizione del Carmen saeculare, che lo consacrò poeta ufficiale di Roma. L'adesione alla politica di Augusto è testimoniata anche dalle cosiddette odi romane.
02
LA PRODUZIONE LETTERARIA
DUE CONSIDERAZIONI
LA CRONOLOGIA
CONTENUTI
Le opere di Orazio permettono di seguire il suo percorso personale, dalle delusioni giovanili alla visione serena della maturità fino all'adesione alla politica augustea.
La cronologia delle opere viene ricostruita sulla base di indizi interni ai testi
CRONOLOGIA DELLE OPERE
41 - 30 a C
35 - 33 aC
30 aC
30 aC
SERMONES
SERMONES
EPODI
I libro 10 testi
Un libro con 17 testi
II libro 8 testi
CRONOLOGIA DELLE OPERE
25 - 8 a C
ODI
13 aC
Quarto libro VI libro 15 testi
17 aC
CARMEN SAECULARE
23 aC
ODI
20 aC
EPISTOLE
primo libro 20 testi
19- 13 aC
EPISTOLE
Secondo libro II 2 testi lunghi
Primi tre libri I 38 testi II 20 testi III 30 testi
EPODI
EPODI o IAMBI
TITOLO
CRITERIO METRICO.
L'opera di età giovanile presenta caratteri diversi dal resto della produzione del poeta, ispirata a criteri di equilibrio e misura. Orazio fa riferimento all'opera nel libro I delle epistole (19,23 -25) dicendo di aver portato a Roma per primo il giambo di Paro, ispirandosi al ritmo e all'impeto di Archiloco, ma non al contenuto ed al linguaggio ingiurioso del suo modello.
ORGANIZZAZIONE
Numeri e animus di Archiloco, ma non l'aggressività e l'invettiva
MODELLO
Varietà tematica Tono realistico Stile adatto alle situazioni Registri espressivi alterni
CARATTERISTICHE
+ INFO
LE SATIRE
Orazio si cimenta in un genere romano e ne diviene il modello per le generazioni successive Scrive due libri di componimenti che vengono definiti Sermones (conversazioni, discorsi).
+ GENERE
LE SATIRE: I CONTENUTI: PRIMO LIBRO
La quarta contiene riflessioni sui propri componimenti: Orazio individua in Lucilio il suo modello e spiega di dedicarsi alla denuncia dei vizi perché, come gli ha insegnato il padre, conoscerli aiuta ad evitarli La quinta racconta il viaggio a Brindisi in compagnia degli amici La sesta è dedicata a Mecenate che viene ringraziato per la sua generosità e per la sua amicizia. Nel testo trova spazio anche la figura del padre del poeta. La settima, ottava e nona presentano con ironia tre diversi episodi (un litigio, il racconto della statua di Priapo che ha messo in fuga due fattucchiere, l’incontro con un seccatore) La decima propone nuovamente affermazioni di poetica.
Nel primo libro sono contenuti 10 testi La prima affronta il tema della felicità che si ottiene con la misura, accontentandosi di ciò che si ha. Compare la proverbiale espressione Est modus in rebus con cui enuncia la teoria dell’aurea mediocritas La seconda si incentra sugli eccessi nei comportamenti, soprattutto sessuali, che determinano molti vizi La terza affronta il tema dei difetti, gravi e lievi, che non vanno giudicati troppo severamente né in se stessi né negli altri
LE SATIRE: I CONTENUTI: SECONDO LIBRO
Il secondo libro contiene otto testi Nel primo Orazio difende la sua poesia satirica nel dialogo con un giurista Nel secondo l’ideale del giusto mezzo viene ribadito dalla voce di un contadino, conterraneo del poeta, che aveva continuato a lavorare la sua terra da bracciante quando non era più stato il proprietario. Il vecchio con saggezza sostiene che bisogna tenersi lontani tanto dalla spilorceria quanto dalla dissipatezza. La terza è il testo più lungo e con la voce di un commerciante fallito espone le teorie di un pensatore stoico per il quale tutti gli uomini, ad eccezione dei filosofi, sono pazzi perché inseguono falsi valori. L’ironia del poeta si appunta sull’eccesivo rigorismo morale degli stoici. La quarta ha argomento gastronomico e con la serietà delle dissertazioni filosofiche illustra le regole della cucina.
La quinta ha carattere paradossale: Ulisse nell’Ade interroga l’indovino Tiresia perché vuole trovare il modo di rifarsi delle perdite subite a causa dei Proci e Tiresia gli insegna a carpire l’eredità dei vecchi senza figli. Si tratta quindi di un’amara riflessione sull’avidità degli uomini. Con la sesta Orazio ringrazia Mecenate per avergli regalato la villa in Sabina. Questa circostanza è l’occasione per una celebrazione della vita in campagna conclusa dalla celebre favola del topo di campagna e del topo di città. Nella settima lo schiavo Davo, approfittando dei Saturnali, fa la predica al suo padrone Orazio schiavo dei suoi difetti e incapace di percorrere la via della saggezza che pure predica L’ottava ha ancora argomento gastronomico.
il GeNEre
La satira era un genere, come dice Quintiliano, tutto romano (non trova modelli nella produzione greca). L’etimologia del termine non è del tutto chiara, ma è collegata a varie espressioni tutte accomunante dal carattere della varietà e della mescolanza. A farne un genere letterario era stato Lucilio, modello di Orazio.
I MODELLI
LUCILIO
In comune
le differenze
La differenza infatti sta nello stile. Le satire di Orazio sono Sermones, discorsi condotti con il linguaggio della conversazione distante sia da termini troppo elevati sia da espressioni troppo grossolane. La sintassi è prevalentemente paratattica e la frase è evita costrutti troppo ricercati. Lucilio è giudicato prolisso, anzi “fangoso” Orazio fa sua la lezione degli alessandrini per creare una poesia dalla forma curata. Quindi quando si parla di Musa pedestris per definire l’ispirazione orazione va precisato che l’espressione di Orazio è sempre sorvegliata e frutto di labor limae: “cancella spesso, se hai intenzione di scrivere ciò che sia degno di essere riletto dice Orazio in I, 10 vv. 72 – 73.
Da Lucilio Orazio deriva - il metro: l’esametro - la componente autobiografica del contenuto - l’atteggiamento aggressivo / la critica dei vizi - un variegato ventaglio di temi e situazioni proposte Il modello è esplicitamente citato nelle Satire in cui Orazio parla della sua scelta poetica, segnando anche la distanza da Lucilio.
I MODELLI
GRECI
La commedia archaia
La diatriba stoico cinica
DOrazio ha anche un altro modello greco che tempera l’esempio di Lucilio e che è espressamente citato (I, 4 vv. 1-5): i poeti della commedia greca dell’archaia Aristofane, Cratino ed Eupoli, capaci di una satira aggressiva liberamente condotta nei confronti di chi si macchiava di comportamenti scorretti. Tuttavia esiste più di una differenza tra la satira oraziana e la commedia greca antica: infatti Orazio filtra la critica attraverso un punto di vista personale, soggettivo e la rivolge verso i comportamenti scorretti degli uomini senza riferimenti precisi e politici. Diverso era infatti il clima della Roma del principato rispetto all’Atene democratica del V secolo.
Ultimo, ma non meno importante modello è la diatriba cinico stoica (sviluppatasi in Grecia tra IV e III secolo), una forma letteraria che proponeva riflessioni morali con uno stile che alternava toni seri e toni scherzosi, divulgando riflessioni filosofiche sull’etica del vivere quotidiano presso la gente semplice. Consonanze infatti possono trovarsi nella proposizione di riflessioni morali ispirate a principi delle scuole filosofiche ellenistiche. Tuttavia bisogna considerare la particolare disposizione di Orazio che non intendeva proporsi come un maestro di vita, ma cercare una strada per la felicità anzitutto per sé, migliorando se stesso e raggiungendo la serenità. Va dunque evidenziata la componente personale e autobiografica: Orazio parte da sé per poi proporre considerazioni di valore personale, interpreta la realtà attraverso il filtro delle proprie convinzioni. .
le caratteristiche
La satira di Orazio è una composizione in esametri, con un tono a metà tra il serio e lo scherzoso, che punta a mettere alla berlina i difetti delle persone, senza particolare rigore e senza astio. La carica polemica si stempera in una visione indulgente della fragile natura umana. Lo scopo, infatti, non è denigrare i comportamenti scorretti, ma invitare se stesso e gli altri a riflettere sugli errori che si possono commettere per assumere una condotta di vita diversa in grado di garantire la serenità. Orazio non vuole cambiare il mondo, né gli uomini, ma gli basta guidare gli altri e se stesso verso la consapevolezza delle proprie azioni. Non è un saccente moralista che scrive delle prediche, ma un poeta che attraverso una rappresentazione sentita e umoristica di vari casi mostra il lato ridicolo di quelle vite vissute alla ricerca di ciò che non si ha e che non si può ottenere se non a prezzo di sofferenze ed ansie, sempre minacciati dai colpi della sorte.
- le riflessioni generali legate a motivi autobiografici: lo sfondo filosofico e la riflessione sono sempre presenti; l’osservazione della realtà e della natura umana parte da spunti personali. - la critica dei difetti umani condotta con una carica aggressiva smussata a vantaggio di un tono arguto: lo sguardo sulla realtà umana è critico, ma la rappresentazione è svolta con un umorismo bonario che rende piacevole la lettura. - l’intento è individuare principi a cui ispirare il proprio comportamento da condividere con pochi eletti affinchè si orientino in una realtà problematica. - uno stile curato che produce l’andamento discorsivo di una conversazione
LA GNOMICA
Le riflessioni morali proposte da Orazio coniugano - motivi filosofici, - convinzioni personali apprese dal padre -motivi diffusi nella Roma del tempo.
LA GNOMICA: LE CONVINZIONI PERSONALI
L’educazione paterna era stata incentrata sull’esempio di una condotta di vita ispirata al mos maiorum, che trovava consonanza anche la politica di restaurazione di Augusto. (vedi testo) Inoltre uno dei valori principali di Orazio è la philia, intesa come la solidarietà verso gli altri, fondata su affinità intellettuali, reciproca indulgenza, comunanza di vita.
LA GNOMICA: i motivi filosofici
Due sono i cardini della riflessione morale oraziana - autarcheia: l’autosufficienza interiore era motivo comune a diverse scuole filosofiche ellenistiche che intendevano guidare l’uomo alla conquista della felicità, insegnandogli ad essere bastevole a se stesso per restare al riparo dai rovesci della sorte. Il motivo epicureo del vivere nascostamente si accompagna alla tendenza naturale di Orazio ad una vita tranquilla, lontana dagli impegni pubblici, in cui ci si accontenta di quello che si ha. Questo ideale di vita era adatto al clima politico del principato in cui l’otium diventa d’obbligo poiché il peso del governo è affidato ad un uomo solo. - metriotes: la ricerca dell’equilibrio, del giusto mezzo di stampo peripatetico, insegnava la distanza dagli eccessi, la misura nel godere dei beni e nel dolersi dei mali. Tale principio metteva al sicuro dall’eccessivo rigorismo dell’autarcheia e consentiva un moderato edonismo che rallegrava l’esistenza con piaceri modesti.
LA GNOMICA: i motivi dell'epoca
Orazio riprende motivi già espressi a Roma in Catone e Sallustio come la condanna della brama di ricchezza, di potere e del lusso, la celebrazione della frugalità della vita in campagna, la celebrazione dell’homo novus, che costruisce la propria fortuna sulle proprie capacità. In tal senso sono interessanti i testi in cui si presenta Mecenate: quando Orazio si presenta a lui non vanta ricchezze né l’importanza di una famiglia aristocratica, ma viene apprezzato per le sue doti; Mecenate è uomo che si tiene lontano da intrighi e corruzione, solo la virtus è chiave di accesso al cuore di un uomo così. La consonanza con il moralismo repubblicano si spiega con il ritorno ai valori del mos maiorum, base dell’educazione paterna e cardine della politica augustea.
La riflessione di Orazio riflette la crisi dell’epoca proponendo anche al di là dell’intento dell’autore una strada per la felicità. I mali della società romana sarebbero stati risolti da una rinuncia all’avidità e alla sete di potere, ripiegando nello spazio di un benessere individuale e misurato, unica dimensione consentita nell’età del principato.
LA STRUTTURA
Anzi le possibili strutture
La riflessione oraziana può essere condotta in generale o a partire da situazioni quotidiane che rappresentano lo spunto di partenza. In tal senso è possibile distinguere due diversi tipi di satire, - quelle diatribiche - quelle descrittive Quindi è possibile incontrare un impianto più narrativo o uno più dialogico.
IL SECONDO LIBRO
Diversi sono quindi i punti di vista proposti che creano l’effetto di rendere le riflessioni più relative: infatti ciascuno è portatore di una propria verità. E lo stesso Orazio lascia che vengano messe in evidenza le sue debolezze, i suoi difetti, la sua incoerenza. Ciò indica la difficoltà di percorrere la strada della saggezza, anche se non bisogna mai desistere dalla ricercare uno spazio personale di autosufficienza.
LE CARATTERISTICHE DISTINTIVE
Il meccanismo del primo libro basato sulla proposizione di due diversi modelli esistenziali, uno negativo e uno positivo, viene cambiato nel secondo libro. Il secondo libro - presenta una riduzione dell’elemento autobiografico - più satire dialogiche In realtà le due caratteristiche si sommano: infatti nei dialoghi non è più il punto di vista di Orazio a prevalere, ma quello degli interlocutori. E anche quando non c'è un dialogo, l’esposizione è affidata ad altri personaggi diversi dal poeta.
Il genere satirico
Le caratteristiche del genere sono - rappresentazione del mondo contemporaneo - varietà di temi, di linguaggio e di metri - tono caricaturale nella rappresentazione di alcune categorie di uomini - atteggiamento critico verso l'oggetto della rappresentazione