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Il mito della Biga alata

tanni241107

Created on February 17, 2024

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Transcript

Il mito della biga alata

...il viaggio dell'anima verso l'Iperuranio...
Cristiana Stevanato

START

MOTIVAZIONI

Ho deciso di trattare il mito della biga alata in quanto ritengo che sia un'interpretazione molto attuale e veritiera.Il mito rispecchia infatti quanto ognuno di noi idealmente vorrebbe vivere una vita perfetta ed essere libero di dedicarsi ai propri pensieri e ragionamenti sull'esistenza, ma nella realtà ci si trova a dover affrontare piccole e grandi sfide ogni giorno, dilemmi e problematiche che spesso ci allontanano da una condizione ideale come quella descritta nell'iperuranio. Proprio per questo motivo piuttosto articolato, dedico questa presentazione agli studenti di terza liceo, più predisposti a coglierne tutte le sfumature più recondite.

IL MITO IN PLATONE

Platone per trattare la questione della natura dell'anima cede il passo al racconto mitico: una narrazione stimolante e affascinante che ha lo scopo di chiarire e semplificare problemi complessi e che non ha quindi nessun carattere scientifico.Non è infatti per mezzo del lógos che si può parlare della natura dell'anima, poiché tale discorso sarebbe proprio di un Dio e non degli uomini e si deve quindi ricorrere a un paragone e a un mito. Il mito in Platone viene utilizzato per sostituire il discorso razionale, quando le questioni vanno al di là delle capacità della ragione o invece per fornire un esempio e chiarire quindi ciò che è stato spiegato per mezzo della dialettica.

IL MITO OGGI

Il mito (dal greco μῦϑος "parola", "discorso", "leggenda") è un racconto epico fantastico, con significato simbolico e spesso religioso, delle gesta compiute da figure divine o da esseri mitici che per un popolo, una cultura o una civiltà costituisce una spiegazione sia di fenomeni naturali sia dell’esperienza trascendentale e che differisce quindi dal λόγος. Il mito è una sorta di ponte tra il vissuto e il cosmo. Oggi con il termine mito tuttavia ci riferiamo anche a un modello, un personaggio esemplare ed eccezionale al quale ispirarsi, come personaggi famosi in ambito sportivo, politico o del cinema. Ecco perché spesso vengono utilizzate esclamazioni del tipo "sei un mito" o "sei mitico" per riferirsi a qualcosa di straordinario e grandioso.

La natura dell'anima

Il mito della biga alata si trova all'interno del Fedro (ca 370 a.C.), un dialogo tra Socrate e l'alievo Fedro sulla natura dell'anima. Platone spiega che si servirà del mito per illustrare i fenomeni di reminiscenza e collegare l’uomo al mondo astratto delle idee. Infatti non è attraverso il lógos che si può parlare della natura delle anime, in quanto tale discorso sarebbe proprio di un Dio.Affidandosi ad un paragone Platone descrive l'anima come un cocchio alato guidato da un auriga e trainato da due cavalli, quindi di natura mista (a differenza delle anime divine che sono perfette).

  • L'auriga: rappresenta la parte razionale dell'anima, il quale alleandosi con il cavallo bianco, consente all'anima di volare in alto.
  • Il cavallo bianco: rappresenta il coraggio, è ubbidiente e lotta per trainare il carro verso l'alto.
  • Il cavallo nero: rappresenta parte concupiscibile dell'anima, se prevale, l'anima precipita verso terra.

Esseri viventi

LOREM IPSUM

- Mortali e immortali -

Successivamente viene chiarito in che modo l'essere vivente ebbe la doppia denominazione di mortale e immortale.L'anima nella sua forma alata e perfetta, si innalza nell'iperuranio, dove contempla le idee e governa l'universo intero, ma una volta privata delle ali, precipita fino a che non afferri qualche cosa di solido dove essa pone la sua sede e assume un corpo terreno, il quale è animato dall'energia dell'anima. Questa totalità composta dall'anima e dal corpo, fu chiamata essere vivente mortale. Per quanto riguarda l'essere immortale, non si possono fare ragionamenti e discorsi razionali perché si tratta di divinità (raffigurate appunto come esseri viventi) dotate sia di anima che di corpo entrambi immortali, stretti in un'unione eterna. Questi argomenti vanno così accettati senza discutere.

Causa della perdita delle ali

Il ruolo naturale dell'ala è quello di trascinare verso l'alto ciò che è grave, innalzandolo verso la sede degli dei, l'Iperuranio. È proprio qui che l'anima si nutre e si arricchisce di bellezza, sapienza, bontà e ogni altra analoga virtù.Tuttavia, quando l'anima viene a contatto con il turpe, il malvagio e altri vizi simili, si rovina, deperisce, perde le ali e precipita. Una volta giunta a terra si reincarna subito come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica.

Volo degli dei

LOREM IPSUM

Il volo degli dei verso l'Iperuranio viene descritto come un viaggio agevole e facile, a differenza di quello degli uomini - faticoso e difficile - infatti entrambi i cavalli divini sono ubbidienti e buoni.Tutti i cocchi degli dei sono guidati dal padrone del cielo, Zeus, che avanza per primo imprimendo il suo ordine su ogni cosa. Gli dei quindi, per dirigersi ai conviti ed ai banchetti, salgono su per un'erta scoscesa per poi avviarsi al sommo della volta celeste.

L'Iperuranio: la dimora delle idee

Le anime degli dei una volta giunte nel mondo eterno e perfetto, vengono trascinate dal suo movimento circolare nell'orbita e qui contemplano le essenze (idee). Questo spazio sopra celeste è occupato dalla realtà che esiste veramente, e che viene descritta come scevra di colore, di forma, intangibile, che può essere contemplata solo dall'intelletto e che costituisce il dominio della vera scienza. È proprio qui che la mente di un Dio, giunta alla visione dell'essere, si alimenta attraverso la contemplazione delle idee. Dopo il volo i cavalli riposano abbeverandosi dell'ambrosia.

Volo delle anime degli uomini

Nelle anime degli uomini, desiderose di cibarsi del nutrimento divino, poiché un cavallo è di ottima razza e coraggioso e l'altro è disubbidiente, il governo della biga risulta difficile. Queste trascinate nel moto circolare, per via del turbamento dei cavalli, riescono a stento a mirare gli enti reali (idee). Prese dal turbamento e dal tumulto, le anime degli uomini finiscono per cadere sulla terra allontanandosi dalla verità e nutrendosi quindi solamente dell'opinione (δόξα).

Il destino delle anime

Le anime desiderano salire verso la Pianura della verità, in quanto nel prato di tale pianura vi è l'alimento più congeniale alla parte eletta dell'anima e proprio di questo si nutre la natura dell'ala. Chi abbia vissuto con giustizia riceve una sorte migliore, chi ingiustamente, una sorte peggiore. Tra questi chi abbia sempre perseguito la ricerca della verità, può tornare prima all'iperuranio, in quanto solo dopo soli 3000 anni rispuntano le ali all'anima, per tutti gli altri vi è un periodo più lungo (fino a 10.000 anni) e verranno giudicati già dopo la loro prima vita per essere quindi spediti in un sito celeste a vivere come si sono meritati oppure a scontare una pena nelle prigioni sotterranee, per poi riprendere il ciclo di vita umana o ferina.

APPROFONDIMENTO DEL MITO

LOREM IPSUM

Nel mito della biga alata vengono affrontate le due principali dottrine dei dialoghi platonici della maturità: la reminiscenza e le idee.

APPROFONDIMENTO SEZIONE FILOSOFICA

-i dialoghi della maturità -
  • Il mito della biga alata si colloca all'interno dei dialoghi della maturità platonica.
  • La dialettica diventa una metodologia ipotetico-deduttiva, nonché uno strumento per consolidare le ipotesi formulate.
  • Le due principali dottrine che vengono affrontate sono quella della reminiscenza, fondata sul concetto secondo cui la conoscenza è ricordo e di quella delle idee, intese come enti eterni e immutabili, veri oggetti della conoscenza.
  • Essendo oggetto di conoscenza, viene elaborata una nuova teoria dell'anima (Fedone) per dimostrare che questa è immortale. Platone si rifà alla dottrina della metempsicosi: la reincarnazione dell'anima.
  • Alla teoria della conoscenza si collega anche una riflessione politica, che valorizza i filosofi come conoscitori dell'autentico bene e li pone a capo dello Stato.
  • Nella Repubblica, infatti, Platone afferma che, tra tutte le idee, il bene è l'idea suprema, principio di scienza e di verità

COLLEGAMENGO INTERDISCIPLINARE

- la Divina Commedia -

La struttura verticale delineata nel mito della biga alata, che va dal basso verso l'alto, dalla dóxa all'epistéme, ovvero dalla terra all'Iperuranio (e viceversa), ricorda la struttura della Divina Commedia di Dante Alighieri, dove le anime trovano dimora in diversi livelli (Inferno, Purgatorio e Paradiso) in base al loro comportamento in vita, seppur rimanendovi relegate senza possibilità di elevare la propria condizione. Un' analogia ancora più significativa è il viaggio di Dante, il quale inizialmente si trova in una selva oscura, avendo perso la retta via, e solamente dopo un lungo e faticoso viaggio attraverso i tre regni ultraterreni, giunge al Paradiso. Il viaggio di Dante può quindi essere paragonato quello dell'anima degli uomini per arrivare all'Iperuranio.

COLLEGAMENTO INTERDISCIPLINARE

LOREM IPSUM

- la Divina Commedia -

È interessante notare come i filosofi e poeti greci e latini fossero considerati da Dante non degni di entrare nella terza cantica, il Paradiso, in quanto pagani. Queste anime sono quindi poste nei gironi dell'inferno e tra loro vi è Socrate, Platone, Omero, Epicuro e Aristotele, secondo Dante il più grande di tutti, in quanto "il maestro di coloro che sanno".Un occhio di rigurado è riservato a Platone, in quanto credeva nell'immortalità dell'anima, quindi posto da Dante all'inferno ma con una certa stima e rispetto.

COLLEGAMENTO ALL'ATTUALITÀ

Il mito della biga alata è quanto mai autentico e corrente.L'anima degli uomini, desiderosa di cibarsi del nutrimento divino, aspira ad elevarsi all'Iperuranio. Tuttavia il viaggio è molto faticoso e irto di ostacoli, però una volta giunta alla somma destinazione, l'anima riesce finalmente a contemplare gli enti perfetti. Ogni giorno la vita ci pone davanti delle piccole grandi sfide e, nonostante gli sforzi profusi, non sempre si arriva al raggiungimento dei propri obiettivi. Solo chi persevera con tenacia e correttezza di comportamento, dopo grandi sacrifici, realizza i propri sogni.

SUGGERIMENTI DI LETTURA

Cliccando su questo pulsante si potrà tornare alla pagina principale.Cliccando su questo pulsante si potranno trovare degli approfondimenti riguardo le immagini. Cliccando questo pulsante si aprirà una finestra con inserita la sezione del testo del mito. Cliccando su questo pulsante si aprirà un video di approfondimento su YouTube, inerente al mito.

  • Sono presenti delle foto più piccole, le quali, cliccandoci sopra, si ingrandiranno (si possono ingrandire anche tutte le altre foto).
  • I numeri accanto ad ogni titolo indicano la suddivisione del testo.
  • Nella 12° slide sono contenute due mappe, le quali potranno essere aperte cliccandoci sopra.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Bibliografia
  • Bertini F. Io penso, seconda edizione, Bologna: Zanichelli, 2022
Sitografia
  • https://www.treccani.it/vocabolario/mito/
  • https://www.italiachecambia.org/2021/01/miti-a-bassa-intensita-mito-societa-moderna/
  • https://www.societaeditricedantealighieri.it/contenuti_pdf/wp-content/uploads/2012/04/Il_Mito_ieri_e_oggi.pdf
  • https://samsara-journey.blog/2021/11/05/mito-della-biga-alata-tratto-dal-fedro-di-platone/
  • https://www.museoarcheologicoreggiocalabria.it/il-mito-della-biga-alata-conferenza-della-filologa-paola-radici-colace/#:~:text=Compito%20dell%27auriga%20(metafora%20della,verso%20qualcosa%20di%20pi%C3%B9%20elevato%C2%BB.
  • https://nowxhere.wordpress.com/2015/03/23/platone-fedro-il-mito-della-biga-alata/
  • https://www.skuola.net/filosofia-antica/platone-mito-biga-alata404635x.html
  • https://www.ilsuperuovo.it/qualcosa-che-hai-o-che-hai-perso-la-reminiscenza-platonica-e-i-ricordi-di-joel/
  • http://www.arte.it/notizie/mondo/la-scuola-di-atene-l-uomo-al-centro-dell-universo-alla-ricerca-del-vero-16993
  • https://www.azioniparallele.it/41-scale/saggi/215-scendere-e-salire-nell%E2%80%99oltremondo-di-dante.html
  • https://web.infinito.it/utenti/a/alexraffi/dante/par4.htm

SEZIONE TESTO Ed eccoti Zeus, il potente sovrano del cielo, guidando la pariglia alata, per primo procede, ed ordina ogni cosa provvedendo a tutto. A lui vien dietro l'esercito degli dei e dei demoni ordinato in undici [267 a] schiere: Estia rimane sola nella casa degli dei. Quanto agli altri, tutti gli dei, che nel numero di dodici sono stati designati come capi, conducono le loro schiere, ciascuno quella alla quale è stato assegnato. Varie e venerabili sono le visioni e le evoluzioni che la felice comunità degli dei disegna nel cielo con l'adempiere ognuno di essi il loro compito. Con loro vanno solo quelli che lo vogliono e che possono, perché l'Invidia non ha posto nel coro divino. Ma, eccoti, quando si recano ai loro banchetti e festini, salgono [b] per l'erta che mena alla sommità della volta celeste; ed è agevole ascesa perché per le pariglie degli dei sono bene equilibrate e i corsieri docili alle redini; mentre per gli altri l'ascesa è faticosa, perché il cavallo maligno fa peso, e tira verso terra premendo l'auriga che non l'abbia bene addestrato.

SEZIONE TESTO

Questa è la vita degli dèi. Ma fra le altre anime, quella che meglio sia riuscita a tenersi stretta alle orme di un dio e ad assomigliarvi, eleva il capo del suo auriga nella regione superceleste, ed è trascinata intorno con gli dèi nel giro di rivoluzione; ma essendo travagliata dai suoi corsieri, contempla a fatica le realtà che sono. Ma un’altra anima ora eleva il capo ora lo abbassa, e subendo la violenza dei corsieri parte di quelle realtà vede, ma parte no. Ed eccoti, seguono le altre tutte agognanti quell’altezza, ma poiché non ne hanno la forza, sommerse, sono spinte qua e là e cadendosi addosso si calpestano a vicenda nello sforzo di sopravanzarsi l’un l’atra. Ne conseguono [b] scompiglio, risse ed estenuanti fatiche, e per l’inettitudine dell’auriga molte rimangono sciancate e molte ne hanno infrante le ali. Tutte poi, stremate dallo sforzo, se ne dipartono senza aver goduto la visione dell’essere e, come se ne sono allontanate, si cibano dell’opinione.

SEZIONE TESTO

Ed ora bisogna spiegare come gli esseri viventi siano chiamati mortali e immortali. Tutto ciò che è anima si prende cura di ciò che è inanimato, e penetra per l'intero universo assumendo secondo i luoghi forme [c] sempre differenti. Cosí, quando sia perfetta ed alata, l'anima spazia nell'alto e governa il mondo; ma quando un'anima perde le ali, essa precipita fino a che non s'appiglia a qualcosa di solido, dove si accasa, e assume un corpo di terra che sembra si muova da solo, per merito della potenza dell'anima. Questa composita struttura d'anima e di corpo fu chiamata essere vivente, e poi definita mortale. La definizione di immortale invece non è data da alcun argomento razionale; però noi ci preformiamo il dio, [d] senza averlo mai visto né pienamente compreso, come un certo essere immortale completo di anima e di corpo eternamente connessi in un'unica natura. Ma qui giunti, si pensi di tali questioni e se ne parli come è gradimento del dio. Noi veniamo a esaminare il perché della caduta delle ali ond'esse si staccano dall'anima. Ed è press'a poco in questo modo.

SEZIONE TESTO CORRISPONDENTE
SEZIONE TESTO

Perché le anime che sono chiamate immortali, quando sian giunte al sommo della volta celeste, si spandono fuori e si librano sopra il dorso del cielo: e l’orbitare del cielo le trae attorno, cosí librate, ed esse contemplano quanto sta fuori del cielo. Questo sopraceleste sito nessuno dei poeti di quaggiú ha cantato, né mai canterà degnamente. Ma questo ne è il modo, perché bisogna pure avere il coraggio di dire la verità soprattutto quando il discorso riguarda la verità stessa. In questo sito dimora quella essenza incolore, informe ed intangibile, contemplabile solo dall’intelletto, pilota dell’anima, quella essenza che è scaturigine della vera scienza. Ora il pensiero divino è nutrito d’intelligenza e di pura scienza, cosí anche il pensiero di ogni altra anima cui prema di attingere ciò che le è proprio; per cui, quando finalmente esso mira l’essere, ne gode, e contemplando la verità si nutre e sta bene, fino a che la rivoluzione circolare non riconduca l’anima al medesimo punto. Durante questo periplo essa contempla la giustizia in sé, vede la temperanza, e contempla la scienza, ma non quella che è legata al divenire, né quella che varia nei diversi enti che noi chiamiamo esseri, ma quella scienza che è nell’essere che veramente è. E quando essa ha contemplato del pari gli altri veri esseri e se ne è cibata, s’immerge di nuovo nel mezzo del cielo e scende a casa: ed essendo cosí giunta, il suo auriga riconduce i cavalli alla greppia e li governa con ambrosia e in piú li abbevera di nettare. Tale è la vita degli dei.

SEZIONE TESTO

La vera ragione per cui le anime si affannano tanto per scoprire dove sia la Pianura della Verità è che lí in quel prato si trova il pascolo congeniale alla parte migliore dell’anima [c] e che di questo si nutre la natura dell’ala, onde l’anima può alzarsi. Ed ecco la legge di Adrastea. Qualunque anima, trovandosi a seguito di un dio, abbia contemplato qualche verità, fino al prossimo periplo rimane intocca da dolori, e se sarà in grado di far sempre lo stesso, rimarrà immune da mali. Ma quando l’anima, impotente a seguire questo volo, non scopra nulla della verità, quando, in conseguenza di qualche disgrazia, divenuta gravida di smemoratezza e di vizio, si appesantisca, e per colpa di questo peso perda le ali e precipiti a terra, allora la legge vuole che questa anima non si trapianti in alcuna natura ferina [d] durante la prima generazione; ma prescrive che quella fra le anime che piú abbia veduto si trapianti in un seme d’uomo destinato a divenire un ricercatore della sapienza e del bello o un musico, o un esperto d’amore; che l’anima, seconda alla prima nella visione dell’essere s’incarni in un re rispettoso della legge, esperto di guerra e capace di buon governo; che la terza si trapianti in un uomo di stato, o in un esperto d’affari o di finanze; che la quarta scenda in un atleta incline alle fatiche, o in un medico; che la [e] quinta abbia una vita da indovino o da iniziato; che alla sesta le si adatti un poeta o un altro artista d’arti imitative, alla settima un operaio o un contadino, all’ottava un sofista o un demagogo, e alla nona un tiranno. Ora, fra tutti costoro, chi abbia vissuto con giustizia riceve in cambio una sorte migliore e chi senza giustizia, una sorte peggiore. Ché ciascuna anima non ritorna al luogo stesso da cui era partita prima di diecimila anni – giacché non mette ali in un tempo minore – tranne [249 a] l’anima di chi ha perseguito con convinzione la sapienza, o di chi ha amato i giovani secondo quella sapienza. Tali anime, se durante tre periodi di un millennio hanno scelto, sempre di seguito, questa vita filosofica, riacquistano per conseguenza le ali e se ne dipartono al termine del terzo millennio. Ma le altre, quando abbiano compiuto la loro prima vita, vengono a giudizio, e dopo il giudizio, alcune scontano la pena nelle prigioni sotterranee, altre, alzate dalla Giustizia in qualche sito celeste, ci vivono cosí come hanno meritato dalla loro vita, passata in forma umana. [b] Allo scadere del millennio, entrambe le schiere giungono al sorteggio e alla scelta della seconda vita; ciascuna anima sceglie secondo il proprio volere: è qui che un’anima può passare in una vita ferina e l’anima di una bestia che una volta sia stata in un uomo può ritornare in un uomo. Giacché l’anima che non abbia mai visto la verità non giungerà mai a questa nostra forma. Perché bisogna che l’uomo comprenda ciò che si chiama Idea, passando da una molteplicità di sensazioni ad una unità organizzata dal [c] ragionamento. Questa comprensione è reminiscenza delle verità che una volta l’anima nostra ha veduto, quando trasvolava al seguito d’un dio, e dall’alto piegava gli occhi verso quelle cose che ora chiamiamo esistenti, e levava il capo verso ciò che veramente è. Proprio per questo è giusto che solo il pensiero del filosofo sia alato, perché per quanto gli è possibile sempre è fisso sul ricordo di quegli oggetti, per la cui contemplazione la divinità è divina. Cosí se un uomo usa giustamente tali ricordi e si inizia di continuo ai perfetti misteri, diviene, egli solo, veramente perfetto; e [d] poiché si allontana dalle faccende umane, e si svolge al divino, è accusato dal volgo di essere fuori di sé, ma il volgo non sa che egli è posseduto dalla divinità.

SEZIONE TESTO

[246 a] [...] Dell'immortalità dell'anima s'è parlato abbastanza, ma quanto alla sua natura c'è questo che dobbiamo dire: definire quale essa sia, sarebbe una trattazione che assolutamente solo un dio potrebbe fare e anche lunga, ma parlarne secondo immagini è impresa umana e piú breve. Questo sia dunque il modo del nostro discorso. Si raffiguri l'anima come la potenza d'insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dei e i loro aurighi [b] sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po'sí e un po' no. Innanzitutto, per noi uomini, l'auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l'altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso.

SEZIONE TESTO

La funzione naturale dell'ala è di sollevare ciò che è peso e di innalzarlo là dove dimora la comunità degli dei; e in qualche modo essa partecipa del divino piú delle altre cose che hanno attinenza con il corpo. Il divino è [e] bellezza, sapienza, bontà ed ogni altra virtú affine. Ora, proprio di queste cose si nutre e si arricchisce l'ala dell'anima, mentre dalla turpitudine, dalla malvagità e da altri vizi, si corrompe e si perde.