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Censura e prima guerra mondiale

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Transcript

La censura durante la Prima Guerra Mondiale

Open1

Il regio Decreto del 23 maggio 1915

CENSURA POSTALE E DI STAMPA

Divieto di pubblicazione di notizie «relative allo stato e ai movimenti dell’esercito e dell’armata, ai relativi alti comandi, agli apprestamenti offensivi e difensivi, e al numero dei feriti, morti e prigionieri»

CONTROLLO su ogni mezzo di comunicazione di massa

Per la salvaguardia dell'ordine interno e nazionale!

I Divieti: la norma prevedeva pene per

chi desse notizie relative alla forza, alla preparazione, alla difesa militare dello Stato, alla dislocazione e movimenti delle truppe, alla disciplina, allo stato sanitario delle stesse chi scrivesse espressioni «anche generiche di denigrazione delle operazioni di guerra, di disprezzo o di vilipendio per persone appartenenti alla milizia anche non determinate chi mettesse in circolazione «notizie diverse da quelle che sono portate a conoscenza del pubblico dal governo o dai comandi dell’esercito e dell’armata» o per le quali potesse «essere comunque turbata la tranquillità pubblica»

Index

Informazione pubblica: censura di stampa

LETTERE DAL FRONTE

Lettere dal fronte

Disposizioni e normative

Missive potenzialmente "pericolose"

I killer dell'informazione: i giornalisti

Microstorie che fanno la Storia

Esempi di censura

INFORMAZIONE PRIVATA: CENSURA DI CORRISPONDENZE

TRA CENSURA, FAKE NEWS,,,E LETTERATURA

Disposizioni

Tra censura, fake news...e letteratura

Normativa censoria

LA CENSURA DI STAMPA

Il presidente della Federazione nazionale della stampa Salvatore Barzilai, invitava tutti i giornalisti a "sentire senza limiti e senza riserve il vincolo della disciplina nazionale".

IN COSA CONSISTEVA?

DISPOSIZIONI

  • Istituzione di Uffici Revisione Stampa delle bozze
  • Istituzione di un Servizio Informazioni del Comando Supremo Militare

Inizialmente nel cancellare attraverso strisce bianche verticali su di una medesima colonna, successivamente nel togliere interi brani, lasciando soltanto frasi innocue e prive di contesto.

CENSURA DI STAMPA

I KILLER DELL'INFORMAZIONE: I GIORNALISTI

“Le norme della censura, vietavano la presenza di giornalisti al fronte. Alcuni di essi, per poter inviare di nascosto corrispondenze di guerra, si arruolarono o seguirono le truppe con mille sotterfugi. Il Comando Supremo fu costretto a organizzare una “gita” al fronte di giornalisti italiani e stranieri. Dal 14 agosto al 26 settembre 1915 cinquanta giornalisti, di cui 19 stranieri suddivisi in 11 gruppi e guidati da ufficiali “censori”, visitarono il fronte e inviarono le loro corrispondenze per fornire più minute informazioni sull’andamento delle operazioni di guerra”. Si pensò, pertanto di procedere ad una selezione accurata dei giornalisti, di organizzare visite guidate, e di procedere alla censura dei testi.” -Nicola Della Volpe

AUTOCENSURA

I giornali nazionali (Corriere della sera, Stampa, Tribuna, Giornale d’Italia) erano in mano a forti gruppi economici che avevano interesse a sostenere la guerra, pensati per un pubblico colto e poco letti dai ceti popolari, che preferivano i settimanali (la Difesa del popolo) Alcuni giornalisti cercarono di lamentarsi pubblicamente di questi eccessi ma vennero censurati e subirono vere e proprie persecuzioni come l’ «Avanti!».

ARTICOLI DI DENUNCIA

CENSURA DI STAMPA

La censura di stampa era rafforzata al fine di salvaguardare la tenuta del “fronte interno” e di portare avanti la lotta per la sopravvivenza.

ESEMPI DI INFORMAZIONI CENSURATE:

  1. Appelli alla pace;
  2. Rivolte popolari dettate dalle precarie condizioni economiche;
  3. Scandali che coinvolgevano uomini politici;
  4. Proporzioni delle proprie sconfitte occultate (disfatta di Caporetto);
  5. Sequestro del materiale più eterogeneo, inclusa una partita di quaderni scolastici sulla cui copertina spiccava l’aforisma di Erodoto: “In tempo di pace i figli seppelliscono i padri; in tempo di guerra sono i padri a seppellire i figli”.

2. Pagina della Stampa del 21 agosto 1917 con pesanti note di censura. Sono i primi giorni della cosiddetta "Rivolta del pane" di Torino

Il periodico cattolico di Canale d'Alba "L'angelo della pace" pubblica un articolo a sostegno delle posizioni pacifiste del papa

CENSURA DELLE CORRISPONDENZE

Il Prefetto dispone il sequestro di Ognuno ce l’ha e Si dice…Zikì, “per ragioni di moralità in relazione alla politica di risanamento dei costumi voluta dal Regime”.

Le comunicazioni sottoposte a censura concernevano TUTTI i possibili canali che potevano trasmettere notizie: posta, pacchi, telegrammi, telefoni, radio…

"Commissioni di censura postale militare” locali al cui vertice si trovava l’Unione Postale Universale. Mediamente si arrivava fino ai 4 MILIONI di pezzi al giorno da visionare! A volte in conseguenza di fatti bellici, si ebbero dei ritardi con forte accumulo di corrispondenza da censurare, in questi frangenti si preferì distruggerla piuttosto che tralasciare la censura. Anche la Croce Rossa Italiana praticava la censura.

Il Prefetto nega il visto alla canzone Mammina (testo e musica di Dino Olivieri) per la sua “intonazione lacrimosa… non atta a sollevare lo spirito”

CENSURA DELLE CORRISPONDENZE

La Normativa censoria

COME AVVENIVA LA CENSURA?

Le buste da censurare:

  1. erano aperte
  2. veniva bollato con numero del censore il foglio della corrispondenza,
  3. ispezionata la busta per accertare eventuali scritti interni
  4. richiuse con fascette di censura
  5. a cavallo di questa fascetta impresso un timbro personale in gomma del censore e quello della zona postale di appartenenza.
I telegrammi erano controllati sia alla partenza che all'arrivo: all'interno della trasmissione era inserito nelle indicazioni d'ufficio la parola VISTATO oppure prima della chiusura era applicato il bollo personale del censore.

I DIVIETI

  • illustrazioni di paesaggi di città,
  • francobolli e marche con valori monetari,
  • usare sistemi criptati di comunicazione

vari bolli di censura militare, civile e della Croce Rossa

LETTERE DAL FRONTE

1918 -Retro di una cartolina in franchigia militare timbrata dalla censura.

Lettere dal fronte

La censura postale fu uno dei principali “collaboratori invisibili” della giustizia militare: 1 soldato su 12 incappò in un processo e 1 soldato su 24 fu condannato. Non si potevano raccontare il luogo dove fossero, le privazioni delle truppe in trincea, i pericoli, gli ammutinamenti e le fucilazioni ordinate in numero superiore a quelle di tutti gli altri eserciti alleati. I più colti mandavano lettere all’apparenza innocue, ma rivelavano, attraverso il meccanismo dell’acrostico, il luogo da tenere segreto o altri particolari vietati.

Nel testo ammonisce i famigliari a non scrivere certe cose. testualmente: "......Io vi scriverei tante cose però non posso, e raccomando a voi due di non scrivermi più così perchè cè mezzo dandare entro a dei ...." .

LETTERE DAL FRONTE

Missive potenzialmente pericolose,,,

Cosa succedeva quando una lettera veniva fermata perché sospetta?

  • Frasi non concesse di lieve gravità erano cancellate con inchiostro di china, poi trasmesse al comando militare del soldato che provvedeva a prendere provvedimenti disciplinari;
  • Altrimenti era inoltrata al Comando superiore il quale sottolineava con una matita rossa i passaggi più compromettenti e poi annotava in un apposito foglio le motivazioni.
  • Se gli invii rientravano in normatia erano restituiti al mittente, se invece le frasi erano considerate gravi, la corrispondenza era trattenuta e l'autorità militare prendeva provvedimenti penali per i civili e per i militari.

ALCUNI ESEMPI DI MOTIVAZIONI

Si trovano documenti del "15 - "18 con richiami ai parenti da parte dei militari a moderare le espressioni per "non passare guai".

LETTERE DAL FRONTE

Microstorie che fanno la storia

Uno scrive testualmente: “...io fra poco mi troverò in viaggio per venire a casa, perché se volemo vivere un altro poco al mondo o in casa o in galera dove si stà meglio che in trincea”. Un altro: “... di questi tempi fuggire non è una vergogna, ma bensì salvazione di vita, stiamo a vedere come vanno le cose in appresso, per ora si sta fermi, ma poi meglio la galera...”».

Il controllo della censura militare era volta soprattutto ad evitare diserzioni e disfattismo: a captare lo spirito dei soldati al fronte. Il Caporale Lappo, responsabile di una commissione di censura postale militare, testimonia bene il malessere dei soldati che maledicono la guerra, desiderano fuggire o addirittura essere imprigionati piuttosto che combattere.Una corrispondenza che non giunse mai a destinazione: le «Lettere al re»Molte lettere i testimoniano bene come veniva percepita l’accusa di diserzione da parte della famiglia del soldato coinvolto: avere un parente accusato di diserzione significava vedersi tolto il sussidio statale ma anche subire veri e propri atti di sciacallaggio sociale.

TRA CENSURA. FAKE NEWS E LETTERATURA

Con la sistematica deformazione dell’informazione la censura politica contribuì a creare uno dei mali maggiori della guerra, anche se non immediatamente visibile come le innumerevoli ferite dei mutilati, a lasciare un’eredità pesante al dopoguerra: una sorta di inquinamento delle coscienze, un’accentuazione del conformismo in nome della patria, una progressiva assuefazione ad accettare gli ordini dall’alto e quindi la verità ufficiale

Antonio Fiori

Bibliography

file:///C:/Users/MIO/Downloads/IC_231_2003_10_r-2.pdf https://archiviodistatomilano.cultura.gov.it/fileadmin/risorse/Attivita/Mostre/2008-Aspetti__testimonianze_Prima_Guerra_Mondiale/2008-mostraGuerra-2.pdf

http://www.postaesocieta.it/magazzino_totale/pagine_htm/censura.htm https://archiviodistatotorino.beniculturali.it/iorestoacasa-stampa-censurata/

https://www.officinadellastoria.eu/it/2016/02/24/la-grande-guerra-informazione-a-confrontonotizie-e-contraddizioni-tra-cronache-e-letteratura/

https://lanostrastoria.corriere.it/2015/05/24/la-censura-nella-grande-guerra-un-ricordo-familiare/https://www.liceolugano.ch/19142014/index.php/about-us/i-temi-trattati-introduzione

file:///C:/Users/MIO/Downloads/1513-4775-1-SM%20(1)-3.pdf https://archiviodistatomilano.cultura.gov.it/fileadmin/risorse/Attivita/Mostre/2008-Aspetti__testimonianze_Prima_Guerra_Mondiale/2008-mostraGuerra-1.pdf

Registro dei telegrammi delle notizie da censurare dell'anno 1918. Compare anche il divieto di parlare dell'armistizio con l'Austria-Ungheria

Registro dei telegrammi delle notizie da censurare dell'anno 1916. Compare anche il divieto di parlare dell'arresto e condanna di Cesare Battisti

In una lettera inviata da Fiumefreddo (Catania) il 20 luglio 1916 a Raimondo Giordano, appartenente all’87° Reggimento Fanteria e prigioniero a Theresienstadt, e scritta da sua madre:

«Carissimo figlio […] fino a questo momento eri dichiarato disertore […] Figurati quale fu il nostro grandissimo dispiacere, tanto che ci fossimo meglio contentati di una gloriosa morte sul campo dell’onore anziché come disertore»

“La propaganda dventa parte integrante dell’attività bellica, nei suoi molteplici compiti difensivi e offensivi. Essa deve orientarsi sul fronte interno, su quello nemico e su quello internazionale. Deve proiettarsi sui combattenti e sulle popolazioni civili. Deve studiare tutte le tecniche, orali, scritte e visive. Deve usufruire di tutti gli strumenti e i mezzi che l’incedere tecnologico le offre” -Nicola Della Volpe

Ed ecco che di fronte un popolo ritenuto minorenne il potere si serve della:

CENSURA

Il risvolto del regime censorio fu la moltiplicazione di notizie tra le più fantasiose, impossibili da verificare.

Se l’informazione dal fronte dovette fare i conti con la censura, la letteratura ha potuto sicuramente tracciare fisionomie più sottili. consentendogli di conoscere molti di quegli aspetti spesso nascosti dai canali ufficiali.

MA

Il buon soldato Sc’veik di Jaroslav Hašek un romanzo satirico, in cui si raccontano le tragicomiche avventure di uno scemo di guerra.

«Le guerre moderne non si decidono solo, alle frontiere, dagli eserciti che stanno in campo: esse impegnano tutte le risorse materiali e morali dei popoli, di guisa che l’andamento della guerra può esser compromesso non meno dalla pubblicazione degli effettivi militari, dei cannoni e delle munizioni di cui dispongano, che da qualsiasi altro mezzo il quale, con l’enorme, rapida diffusione della stampa contemporanea, porti negl’intimi tessuti dell’organismo sociale un’azione dissolvente, o anche soltanto deprimente».

"Norme e istruzioni pel funzionamento del servizio di censura" diffuse dal ministero dell’interno

Lorem ipsum

Copia del giornale del Partito socialista Avanti ! (18 e 19agosto 1915) con lo spazio lasciato in bianco al posto degli articoli censurati

Lettera riservata del Presidente del Consiglio dei ministri al Commissario civile di Milano riguardante la censura preventiva di alcuni articoli che dovevano essere pubblicati sul giornale “L’Avanti”.

1917 -Fronte e retro (sotto) di una busta con censura militare. Contenendo delle foto ( ricavato dal testo) spedite da militare in "zona di guerra"

1917 - Fronte e retro di una cartolina "preda" Austriaca perchè intestata in tedesco. La censura pur trattandosi di un disegno ha cancellato (male) il nome della città che era Monfalcone.

Il 31 marzo 1918, il Caporale Lapposcriveva in una delle sue relazioni settimanali all’Ispettorato dei reparti d’istruzione di Parma: « sebbene le famiglie tendano «a non scoraggiare il militare, anzi lo rassicurano invitandolo a non avere preoccupazioni per essi», è rara l’occasione in cui «la famiglia tocchi la nota patriottica» e, d’altronde, nei militari «invece sono moltissime le corrispondenze in cui s’impreca alla guerra ed in parecchi elementi si appalesa l’intenzione di disertare alla prima occasione favorevole». Alcuni di questi soldati, «dimostrano di prepararsi alla fuga » mediante «richieste alla famiglia di somme a 200 lire ». Per quanto riguarda coloro i quali sono già stati condannati alla reclusione dai tribunali militari, in pochi si dimostrano pentiti e «gli spiriti più ribelli pdichiarano di preferire il pensiero della reclusione all’idea della trincea.

Lettera di rimprovero del Comando militare Nord-Ovest al Prefetto di Cuneo per non aver censurato l'articolo sull'Angelo della Pace"

«Pessimista», «Lagnanze», «Maldicenze», «È stanco della guerra», «Sentimenti antipatriottici», «Notizie allarmanti», «Idee disfattiste», «Poco sentimento del dovere», «Invettiva contro gli ufficiali», «Insulti e minacce contro il governo», «Enigmatica. Probabilmente a titolo di comunicazione altrui», «Incita alla diserzione», «Maledice la patria», «C’è del losco!», «Parla di immoralità che avvengono al fronte», «Esprime idee socialiste», «Esprime idee anarchiche», «Si propone di fuggire», «Vuol procurarsi una malattia», «Chiede della polvere per procurarsi la febbre», «Vuol suicidarsi». In un caso, ad esempio, una lettera inviata da un religioso si ferma alla censura con queste annotazioni: «Per informazioni da non trascurarsi… il reverendo è troppo pettegolo e poco italiano…».

Timbro di visto dell'Ufficio revisione stampa sul verso di una bozza di Stampa Sera del 26 agosto 1917

Articolo 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.