I PROMESSI SPOSI
CAPITOLO 23
Samuele Polito, Andrea Barbato, Luigi Bosco,Federica Colaiacolo, Rosario Ferrillo, Imma Galdiero,Mariachiara Maglione, Teriana Moraca,Ludovica Norscia, Caterina Vallefuoco
06/10/18
01
LA TRAMA
L'ARRIVO DELL'INNOMINATO
MENTRE IL CARDINAL BORROMEO STA LEGGENDO SI PRESENTA DA LUI IL CAPPELLANO CROCIFERO, IL QUALE GLI COMUNICA CHE IL PERICOLOSO BANDITO, SOPRANNOMINATO "L'INNOMINATO", HA CHIESTO DI VEDERLO.IL CARDINAL BORROMEO ACCONSENTE E CHIEDE CHE L'INNOMINATO VENGA FATTO ENTRARE. L'INNOMINATO SI TROVA DI FRONTE AL CARDINAL BORROMEO, VERSO IL QUALE NUTRE DUE SENTIMENTI OPPOSTI:- IL DESIDERIO DI TROVARE SOLLIEVO AL SUO TORMENTO - LA VERGOGNA DI SUPPLICARE UN RELIGIOSO COME UN MISERABILE I DUE UOMINI COMINCIANO A PARLARE: IL CARDINAL BORROMEO INVITA L'INNOMINATO A CONFESSARSI E A PENTIRSI, PER RICONCILIARSI FINALMENTE A DIO E TROVARE PACE, IL BANDITO DAL CANTO SUO SI SENTE SMARRITO: NON HA MAI CREDUTO IN DIO E SI CHIEDE COSA POTREBBE VOLERE DA LUI
LA ROTTURA DEL PERSONAGGIO
L'INNOMINATO SCOPPIA A PIANGERE, SI PENTE E ABBRACCIA IL CARDINAL BORROMEO. SI DISPIACE DI NON POTER RIMEDIARE AGLI ERRORI DEL PASSATO, MA DICE DI ESSERE PRONTO A PORRE FINE A QUELLI DEL PRESENTE. PER QUESTO CONFESSA DEL RAPIMENTO DI LUCIA. IL CARDINAL BORROMEO FA ALLORA CHIAMARE DON ABBONDIO, CHE INSIEME AD ALTRI PARROCI SI TROVAVA PROPRIO NELLA SALA ACCANTO IL CARDINAL BORROMEO ORDINA A DON ABBONDIO DI RECARSI INSIEME ALL'INNOMINATO AL CASTELLO, PER LIBERARE LUCIA. NEL FRATTEMPO DISPONE CHE VENGA FATTA CHIAMARE AGNESE, IN MODO CHE POSSA RITROVARE FINALMENTE LA FIGLIA DON ABBONDIO NON E' AFFATTO FELICE DI VIAGGIARE SOLO CON L'INNOMINATO ED E' MOLTO INTIMORITO DALLA SUA PRESENZA. FINALMENTE PERO' I DUE ARRIVANO AL CASTELLO DOVE L'INNOMINATO ORDINA CHE LUCIA VENGA LIBERATA
02
I PERSONAGGI
Cardinal Borromeo
L'Innominato
È il cardinale arcivescovo di Milano che raccoglie la confessione dell'innominato e ne favorisce la clamorosa conversione, consentendo in tal modo la liberazione di Lucia e una positiva svolta nella vicenda dei due promessi. La sua figura è ispirata al personaggio storico di Federigo Borromeo (1564-1631)
Nel 1607 fondò a Milano la Biblioteca Ambrosiana. Aperta al pubblico dal 1609, fu tra le prime biblioteche a consentire l'accesso a chiunque fosse in grado di leggere e scrivere.Oggi è tra le biblioteche storiche più prestigiose al mondo.
Ed è proprio in questa biblioteca che Manzoni consultò molti volumi e si documentò sulla storia del XVII secolo, raccogliendo materiale per i 'Promessi sposi'.
È il potente bandito cui si rivolge don Rodrigo perché faccia rapire Lucia dal convento di Monza in cui è rifugiata. Manzoni dichiara di non aver trovato documenti dell'epoca che lo citino in maniera esplicita (per questo motivo è sempre indicato con il termine “innominato”), tuttavia la sua figura è ispirata a Francesco Bernardino Visconti (1579-1647).
Don Abbondio
Cappellaio Crocifero
È il curato del paesino di Renzo e Lucia, colui che all'inizio della vicenda dovrebbe celebrare il matrimonio dei due promessi. L'ultima volta era apparso nel capitolo VIII. Non è un uomo molto coraggioso e dimostra in numerose occasioni la sua viltà e la sua codardia, che sono all'origine anche della scelta di farsi prete: non dettata da una sincera vocazione, ma dal desiderio di sfuggire i pericoli della vita ed entrare in una classe agiata. È comunque una figura fondamentalmente positiva, sinceramente affezionato a Renzo e Lucia, anche se la sua paura e la sua debolezza lo spingono a comportarsi in modo scorretto e a farsi complice delle prepotenze altrui, al di là delle sue stesse intenzioni.
È il sacerdote che svolge le funzioni di segretario particolare del cardinal Borromeo, solitamente addetto a portare la croce nelle funzioni solenni. È presentato come un personaggio comico, goffo nel suo zelo esagerato e nei suoi timori riguardo al cardinale, facendo una sorta di contrappunto umoristico ai modi solenni e pieni di carità del suo superiore.
Apprende della conversione dell’Innominato, questa è la scena: con la bocca tuttavia (ancora) aperta, col viso ancor tutto dipinto di quell'estasi, alzando le mani, e muovendole per aria, urló.
IL CARDINAL E FEDERIGO:IL PERSONAGGIO STORICO E DEL ROMANZO
Il personaggio del cardinale rispecchia l’immagine narrata nel capitolo 23 a sua volta sui documenti storici. Federigo pur se sempre pien di impegni riusciva a trovare modo di dedicarsi allo studio e ad altro. Ha dovuto lottare con persone contrarie alle sue idee, come accogliere l’innominato contro il parere di un allarmato di un crocifero, questo suo fare di essere affidabile, testimonianza nell’excursus biografico. Tutti i discorsi che pone all’innominato risultano naturali in un uomo che fin da bambino ha scelto di regolare la sua vita in valori evangelici.
03
I LUOGHI
La strada verso il Castello
Osteria della Malanotte
Don Abbondio, l'innominato e la lettiga passano di fronte alla chiesa gremita di folla e attraversano una piazzetta anch'essa piena di gente, che si fa largo per il desiderio di vedere il famoso bandito la cui conversione, frattanto, si è risaputa in paese.L'innominato si toglie il cappello inchinandosi di fronte al popolo, imitato dal curato che si raccomanda al cielo ed è commosso a sentire gli altri parroci che cantano in chiesa, rammaricandosi di non poter essere insieme a loro.Poco dopo la comitiva lascia l'abitato ed entra in aperta campagna, dove il curato è preda di cupi pensieri e rivolge lo sguardo solo al conducente della lettiga, certo che si tratti di un uomo onesto in quanto al servizio del cardinale. Vorrebbe parlare con l'innominato, anche per sincerarsi dell'avvenuto ravvedimento, ma lo vede talmente assorto nei suoi pensieri che non osa aprir bocca e inizia invece a pensare tra sé agli avvenimenti di cui è protagonista.
Don Abbondio è assalito dalla paura al ricordo delle terribili storie udite su quel luogo famigerato, specie quando iniziano a incontrare i bravi che si inchinano rispettosi al loro padrone.Il povero curato rimpiange quasi di non aver sposato Renzo e Lucia, quindi la comitiva percorre un sentiero sconnesso lungo un torrente e ben presto passa davanti alla Malanotte, sotto gli sguardi sorpresi dei bravi che non si spiegano cosa sia accaduto e, pure, non osano aprir bocca per timore dell'innominato.Il gruppo raggiunge in breve la cima della salita e, dietro l'innominato che fa da guida, la lettiga e don Abbondio entrano nel castello attraverso due cortili interni, finché arrivano a un uscio e il bandito smonta dalla mula.
ANALOGIEE CURIOSITÀ
04
I TEMI E LE IDEE: LA CONFESSIONE
Nonostante non siano elementi puramente narrativi, l’autore decide di descriverli comunque nel dettaglio, anche se non si tratta di una confessione formale.
I passaggi sono i seguenti:- La contrizione nel cuore (dolore interiore)- La confessione (esame dei peccati)- La soddisfazione (riparazione dei danni)- La assoluzione (concessione del perdono)- La penitenza (preghiere e sacrifici) Infine, la “Confessione” traccia una distinzione tra Cattolici, e Protestanti(che ritenevano che i sacramenti fossero solo due: Battesimo ed Eucarestia).
I TEMI E LE IDEE: IL VANGELO
Nel ventitreesimo capitolo il cardinale cita due parabole (la pecora smarrita e il figlio prodigio) della trilogia con la quale nel Vangelo di Luca Gesù risponde ai farisei che lo accusavano di ricevere i peccatori e di mangiare con loro. Le tre parabole (la terza è quella della moneta smarrita, Luca narra la gioia del ritrovamento di qualcosa di prezioso che è stato perduto e spiegano perché Dio, padre misericordioso, è più sollecito nei confronti del peccatore pentito rispetto a chi è giusto ed è già salvo. Nella parabola della pecora smarrita si narra: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di con-versione». Nella parabola del figliol prodigo (cioè dissipatore), Gesù racconta di un giovane che torna alla casa del padre dopo aver dissipato le ricchezze da lui ricevute anticipatamente in eredità. Il padre gli corre incontro, lo accoglie a braccia aperte e decide di far festa, uccidendo per l'occasione il "vitello grasso". Al fratello più anziano, irritato per questo trattamento di favore, il padre risponde: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»
CAPITOLO XXIII - PROMESSI SPOSI
Samuele Polito
Created on February 13, 2024
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I PROMESSI SPOSI
CAPITOLO 23
Samuele Polito, Andrea Barbato, Luigi Bosco,Federica Colaiacolo, Rosario Ferrillo, Imma Galdiero,Mariachiara Maglione, Teriana Moraca,Ludovica Norscia, Caterina Vallefuoco
06/10/18
01
LA TRAMA
L'ARRIVO DELL'INNOMINATO
MENTRE IL CARDINAL BORROMEO STA LEGGENDO SI PRESENTA DA LUI IL CAPPELLANO CROCIFERO, IL QUALE GLI COMUNICA CHE IL PERICOLOSO BANDITO, SOPRANNOMINATO "L'INNOMINATO", HA CHIESTO DI VEDERLO.IL CARDINAL BORROMEO ACCONSENTE E CHIEDE CHE L'INNOMINATO VENGA FATTO ENTRARE. L'INNOMINATO SI TROVA DI FRONTE AL CARDINAL BORROMEO, VERSO IL QUALE NUTRE DUE SENTIMENTI OPPOSTI:- IL DESIDERIO DI TROVARE SOLLIEVO AL SUO TORMENTO - LA VERGOGNA DI SUPPLICARE UN RELIGIOSO COME UN MISERABILE I DUE UOMINI COMINCIANO A PARLARE: IL CARDINAL BORROMEO INVITA L'INNOMINATO A CONFESSARSI E A PENTIRSI, PER RICONCILIARSI FINALMENTE A DIO E TROVARE PACE, IL BANDITO DAL CANTO SUO SI SENTE SMARRITO: NON HA MAI CREDUTO IN DIO E SI CHIEDE COSA POTREBBE VOLERE DA LUI
LA ROTTURA DEL PERSONAGGIO
L'INNOMINATO SCOPPIA A PIANGERE, SI PENTE E ABBRACCIA IL CARDINAL BORROMEO. SI DISPIACE DI NON POTER RIMEDIARE AGLI ERRORI DEL PASSATO, MA DICE DI ESSERE PRONTO A PORRE FINE A QUELLI DEL PRESENTE. PER QUESTO CONFESSA DEL RAPIMENTO DI LUCIA. IL CARDINAL BORROMEO FA ALLORA CHIAMARE DON ABBONDIO, CHE INSIEME AD ALTRI PARROCI SI TROVAVA PROPRIO NELLA SALA ACCANTO IL CARDINAL BORROMEO ORDINA A DON ABBONDIO DI RECARSI INSIEME ALL'INNOMINATO AL CASTELLO, PER LIBERARE LUCIA. NEL FRATTEMPO DISPONE CHE VENGA FATTA CHIAMARE AGNESE, IN MODO CHE POSSA RITROVARE FINALMENTE LA FIGLIA DON ABBONDIO NON E' AFFATTO FELICE DI VIAGGIARE SOLO CON L'INNOMINATO ED E' MOLTO INTIMORITO DALLA SUA PRESENZA. FINALMENTE PERO' I DUE ARRIVANO AL CASTELLO DOVE L'INNOMINATO ORDINA CHE LUCIA VENGA LIBERATA
02
I PERSONAGGI
Cardinal Borromeo
L'Innominato
È il cardinale arcivescovo di Milano che raccoglie la confessione dell'innominato e ne favorisce la clamorosa conversione, consentendo in tal modo la liberazione di Lucia e una positiva svolta nella vicenda dei due promessi. La sua figura è ispirata al personaggio storico di Federigo Borromeo (1564-1631) Nel 1607 fondò a Milano la Biblioteca Ambrosiana. Aperta al pubblico dal 1609, fu tra le prime biblioteche a consentire l'accesso a chiunque fosse in grado di leggere e scrivere.Oggi è tra le biblioteche storiche più prestigiose al mondo. Ed è proprio in questa biblioteca che Manzoni consultò molti volumi e si documentò sulla storia del XVII secolo, raccogliendo materiale per i 'Promessi sposi'.
È il potente bandito cui si rivolge don Rodrigo perché faccia rapire Lucia dal convento di Monza in cui è rifugiata. Manzoni dichiara di non aver trovato documenti dell'epoca che lo citino in maniera esplicita (per questo motivo è sempre indicato con il termine “innominato”), tuttavia la sua figura è ispirata a Francesco Bernardino Visconti (1579-1647).
Don Abbondio
Cappellaio Crocifero
È il curato del paesino di Renzo e Lucia, colui che all'inizio della vicenda dovrebbe celebrare il matrimonio dei due promessi. L'ultima volta era apparso nel capitolo VIII. Non è un uomo molto coraggioso e dimostra in numerose occasioni la sua viltà e la sua codardia, che sono all'origine anche della scelta di farsi prete: non dettata da una sincera vocazione, ma dal desiderio di sfuggire i pericoli della vita ed entrare in una classe agiata. È comunque una figura fondamentalmente positiva, sinceramente affezionato a Renzo e Lucia, anche se la sua paura e la sua debolezza lo spingono a comportarsi in modo scorretto e a farsi complice delle prepotenze altrui, al di là delle sue stesse intenzioni.
È il sacerdote che svolge le funzioni di segretario particolare del cardinal Borromeo, solitamente addetto a portare la croce nelle funzioni solenni. È presentato come un personaggio comico, goffo nel suo zelo esagerato e nei suoi timori riguardo al cardinale, facendo una sorta di contrappunto umoristico ai modi solenni e pieni di carità del suo superiore. Apprende della conversione dell’Innominato, questa è la scena: con la bocca tuttavia (ancora) aperta, col viso ancor tutto dipinto di quell'estasi, alzando le mani, e muovendole per aria, urló.
IL CARDINAL E FEDERIGO:IL PERSONAGGIO STORICO E DEL ROMANZO
Il personaggio del cardinale rispecchia l’immagine narrata nel capitolo 23 a sua volta sui documenti storici. Federigo pur se sempre pien di impegni riusciva a trovare modo di dedicarsi allo studio e ad altro. Ha dovuto lottare con persone contrarie alle sue idee, come accogliere l’innominato contro il parere di un allarmato di un crocifero, questo suo fare di essere affidabile, testimonianza nell’excursus biografico. Tutti i discorsi che pone all’innominato risultano naturali in un uomo che fin da bambino ha scelto di regolare la sua vita in valori evangelici.
03
I LUOGHI
La strada verso il Castello
Osteria della Malanotte
Don Abbondio, l'innominato e la lettiga passano di fronte alla chiesa gremita di folla e attraversano una piazzetta anch'essa piena di gente, che si fa largo per il desiderio di vedere il famoso bandito la cui conversione, frattanto, si è risaputa in paese.L'innominato si toglie il cappello inchinandosi di fronte al popolo, imitato dal curato che si raccomanda al cielo ed è commosso a sentire gli altri parroci che cantano in chiesa, rammaricandosi di non poter essere insieme a loro.Poco dopo la comitiva lascia l'abitato ed entra in aperta campagna, dove il curato è preda di cupi pensieri e rivolge lo sguardo solo al conducente della lettiga, certo che si tratti di un uomo onesto in quanto al servizio del cardinale. Vorrebbe parlare con l'innominato, anche per sincerarsi dell'avvenuto ravvedimento, ma lo vede talmente assorto nei suoi pensieri che non osa aprir bocca e inizia invece a pensare tra sé agli avvenimenti di cui è protagonista.
Don Abbondio è assalito dalla paura al ricordo delle terribili storie udite su quel luogo famigerato, specie quando iniziano a incontrare i bravi che si inchinano rispettosi al loro padrone.Il povero curato rimpiange quasi di non aver sposato Renzo e Lucia, quindi la comitiva percorre un sentiero sconnesso lungo un torrente e ben presto passa davanti alla Malanotte, sotto gli sguardi sorpresi dei bravi che non si spiegano cosa sia accaduto e, pure, non osano aprir bocca per timore dell'innominato.Il gruppo raggiunge in breve la cima della salita e, dietro l'innominato che fa da guida, la lettiga e don Abbondio entrano nel castello attraverso due cortili interni, finché arrivano a un uscio e il bandito smonta dalla mula.
ANALOGIEE CURIOSITÀ
04
I TEMI E LE IDEE: LA CONFESSIONE
Nonostante non siano elementi puramente narrativi, l’autore decide di descriverli comunque nel dettaglio, anche se non si tratta di una confessione formale. I passaggi sono i seguenti:- La contrizione nel cuore (dolore interiore)- La confessione (esame dei peccati)- La soddisfazione (riparazione dei danni)- La assoluzione (concessione del perdono)- La penitenza (preghiere e sacrifici) Infine, la “Confessione” traccia una distinzione tra Cattolici, e Protestanti(che ritenevano che i sacramenti fossero solo due: Battesimo ed Eucarestia).
I TEMI E LE IDEE: IL VANGELO
Nel ventitreesimo capitolo il cardinale cita due parabole (la pecora smarrita e il figlio prodigio) della trilogia con la quale nel Vangelo di Luca Gesù risponde ai farisei che lo accusavano di ricevere i peccatori e di mangiare con loro. Le tre parabole (la terza è quella della moneta smarrita, Luca narra la gioia del ritrovamento di qualcosa di prezioso che è stato perduto e spiegano perché Dio, padre misericordioso, è più sollecito nei confronti del peccatore pentito rispetto a chi è giusto ed è già salvo. Nella parabola della pecora smarrita si narra: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di con-versione». Nella parabola del figliol prodigo (cioè dissipatore), Gesù racconta di un giovane che torna alla casa del padre dopo aver dissipato le ricchezze da lui ricevute anticipatamente in eredità. Il padre gli corre incontro, lo accoglie a braccia aperte e decide di far festa, uccidendo per l'occasione il "vitello grasso". Al fratello più anziano, irritato per questo trattamento di favore, il padre risponde: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»