IL FASCISMO AL MICROFONO
a cura di Gemma Falcini
START
LA PROPAGANDA
Mussolini è il primo fra tutti i leader politici della sua epoca ad intuire la forza straordinaria del linguaggio della pubblicità e la potenza dei mezzi di comunicazione di massa (radio, giornali e cinematografo) e a trasferirli dalla sfera del consumo e del divertimento alla propaganda politica.
L'IMPERO ROMANO: CORNICE DELLA PROPAGANDA FASCISTA
L’impero romano è la cornice entro la quale agisce l’intera propaganda di Mussolini che si dichiara un suo erede e del quale il popolo italiano deve rinnovare la gloria.
LA FORZA DEL LINGUAGGIO E DELLA PUBBLICITA'
Per creare consenso, Mussolini usa i giornali, dunque, controllandone le notizie, le fotografie e persino il linguaggio.
Vengono create riviste come «Lo Sport Fascista» che è un esempio di giornalismo di propaganda al fine di diffondere " il carattere romano dello sport come mezzo di educazione delle masse".
I CINEGIORNALI
I temi ricorrenti dei cinegiornali sono la bellezza e la robustezza del duce, la sua voce, i progressi dell’Italia, l’aumento della produttività dell’industria e dei campi di grano, il prestigio in ambito internazionale.
I fascisti esibiscono un fisico sempre allenato simbolo di una vita attiva e sportiva; il loro modo di camminare doveva esprimere sicurezza e i movimenti dovevano essere scattanti e veloci.
LE "PAROLE D'ORDINE" DEL REGIME
Ciò che contava erano, da una parte, il suono di una frase, dall’altra la sua ripetizione ossessiva. Di conseguenza alle lunghe e incolori orazioni dei leader liberali, che intendevano “spiegare per convincere”, sostituisce rapide e corrosive “parole d’ordine” che intendono “esaltare per farsi obbedire”.
L'EIAR
Nel 1924 viene istituita l’Unione Radiofonica italiana (U.R.I.), sottoposta a controllo e censura delle notizie le quali erano fornite esclusivamente dall’agenzia di stampa del regime, l’Agenzia Stefani. L’Uri nel 1929 si evolve in Ente italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR) attraverso cui il duce monopolizza il sistema di comunicazione italiana, assoggettando il mondo culturale e scolastico alla sua propaganda, intervenendo in ogni settore della vita associata.
"OGNI VILLAGGIO DEVE AVERE LA RADIO"
Siccome pochi Italiani potevano permettersi l’acquisto di una radio, strumento fondamentale per la diffusione del fascismo, Mussolini lancia la campagna “ogni villaggio deve avere la radio”, per favorire l’ascolto di massa.
Viene così prodotto dalle industrie un ricevitore radio rurale venduto ad un prezzo politico di 600 lire, riconoscibile dai tipici simboli fascisti.
Nel 1935, quando l’Italia intraprende l’invasione dell’Etiopia, le trasmissioni radio lasciano in maniera sempre maggiore posto alla radiocronaca volta ad informare la popolazione delle motivazioni della guerra.
GLI SLOGAN FASCISTI
Gli slogan, pensati per dare alla massa un’idea ben precisa e un tono di comando, sono ideati con frasi brevi e spesso terminano con un punto esclamativo. Essi sono semplici, forti e diretti come «Tacete! Il nemico vi ascolta», «Chi si ferma è perduto», «Boia chi molla».
Tali slogan campeggiano ovunque nelle strade, sulle case.
MUSSOLINI,ABILE COMUNICATORE
Benito Mussolini è un abile comunicatore.
I suoi discorsi, declamati dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, attiravano grandi masse invitate a raccogliersi dal suono delle sirene o delle campane. Essi avevano l’intento di catturare l’attenzione, affascinare, incitare all’azione ed erano caratterizzati da toni e pause ad effetto con lo scopo di rafforzare l’intensità del messaggio da trasmettere alle masse.
LA PROPAGANDA E I GIOVANI
Riempire di propaganda la mente dei più giovani è il primo passo necessario per costituire un regime che possa sopravvivere negli anni.
Nelle scuole elementari viene introdotto il testo unico.
Tutti i giovani vengono dotati della propria divisa che identifica le varie associazioni create dal regime: «Figli della lupa», «Balilla», «Piccole Italiane», «Giovani Fascisti» ed imparano il «saluto romano» che diventa il saluto ufficiale del movimento fascista da utilizzare nelle manifestazioni ufficiali e nelle parate.
LA PROPAGANDA NELLA SCUOLA
A esserne coinvolti sono in primo luogo i contenuti formativi, con la comparsa nei curricula scolastici di materie nuove, a partire soprattutto dalle ore di “Cultura fascista”, materia istituita nel 1929-30.
Fra i temi e i topos più ricorrenti nella cultura materiale e nei contenuti didattico-formativi troviamo: il culto e l'immagine del Duce;le battaglie e le grandi svolte ideologiche del regime, il militarismo.
MUSSOLINI E LA PROPAGANDA
GEMMA FALCINI
Created on February 12, 2024
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IL FASCISMO AL MICROFONO
a cura di Gemma Falcini
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LA PROPAGANDA
Mussolini è il primo fra tutti i leader politici della sua epoca ad intuire la forza straordinaria del linguaggio della pubblicità e la potenza dei mezzi di comunicazione di massa (radio, giornali e cinematografo) e a trasferirli dalla sfera del consumo e del divertimento alla propaganda politica.
L'IMPERO ROMANO: CORNICE DELLA PROPAGANDA FASCISTA
L’impero romano è la cornice entro la quale agisce l’intera propaganda di Mussolini che si dichiara un suo erede e del quale il popolo italiano deve rinnovare la gloria.
LA FORZA DEL LINGUAGGIO E DELLA PUBBLICITA'
Per creare consenso, Mussolini usa i giornali, dunque, controllandone le notizie, le fotografie e persino il linguaggio. Vengono create riviste come «Lo Sport Fascista» che è un esempio di giornalismo di propaganda al fine di diffondere " il carattere romano dello sport come mezzo di educazione delle masse".
I CINEGIORNALI
I temi ricorrenti dei cinegiornali sono la bellezza e la robustezza del duce, la sua voce, i progressi dell’Italia, l’aumento della produttività dell’industria e dei campi di grano, il prestigio in ambito internazionale.
I fascisti esibiscono un fisico sempre allenato simbolo di una vita attiva e sportiva; il loro modo di camminare doveva esprimere sicurezza e i movimenti dovevano essere scattanti e veloci.
LE "PAROLE D'ORDINE" DEL REGIME
Ciò che contava erano, da una parte, il suono di una frase, dall’altra la sua ripetizione ossessiva. Di conseguenza alle lunghe e incolori orazioni dei leader liberali, che intendevano “spiegare per convincere”, sostituisce rapide e corrosive “parole d’ordine” che intendono “esaltare per farsi obbedire”.
L'EIAR
Nel 1924 viene istituita l’Unione Radiofonica italiana (U.R.I.), sottoposta a controllo e censura delle notizie le quali erano fornite esclusivamente dall’agenzia di stampa del regime, l’Agenzia Stefani. L’Uri nel 1929 si evolve in Ente italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR) attraverso cui il duce monopolizza il sistema di comunicazione italiana, assoggettando il mondo culturale e scolastico alla sua propaganda, intervenendo in ogni settore della vita associata.
"OGNI VILLAGGIO DEVE AVERE LA RADIO"
Siccome pochi Italiani potevano permettersi l’acquisto di una radio, strumento fondamentale per la diffusione del fascismo, Mussolini lancia la campagna “ogni villaggio deve avere la radio”, per favorire l’ascolto di massa.
Viene così prodotto dalle industrie un ricevitore radio rurale venduto ad un prezzo politico di 600 lire, riconoscibile dai tipici simboli fascisti.
Nel 1935, quando l’Italia intraprende l’invasione dell’Etiopia, le trasmissioni radio lasciano in maniera sempre maggiore posto alla radiocronaca volta ad informare la popolazione delle motivazioni della guerra.
GLI SLOGAN FASCISTI
Gli slogan, pensati per dare alla massa un’idea ben precisa e un tono di comando, sono ideati con frasi brevi e spesso terminano con un punto esclamativo. Essi sono semplici, forti e diretti come «Tacete! Il nemico vi ascolta», «Chi si ferma è perduto», «Boia chi molla». Tali slogan campeggiano ovunque nelle strade, sulle case.
MUSSOLINI,ABILE COMUNICATORE
Benito Mussolini è un abile comunicatore. I suoi discorsi, declamati dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, attiravano grandi masse invitate a raccogliersi dal suono delle sirene o delle campane. Essi avevano l’intento di catturare l’attenzione, affascinare, incitare all’azione ed erano caratterizzati da toni e pause ad effetto con lo scopo di rafforzare l’intensità del messaggio da trasmettere alle masse.
LA PROPAGANDA E I GIOVANI
Riempire di propaganda la mente dei più giovani è il primo passo necessario per costituire un regime che possa sopravvivere negli anni. Nelle scuole elementari viene introdotto il testo unico.
Tutti i giovani vengono dotati della propria divisa che identifica le varie associazioni create dal regime: «Figli della lupa», «Balilla», «Piccole Italiane», «Giovani Fascisti» ed imparano il «saluto romano» che diventa il saluto ufficiale del movimento fascista da utilizzare nelle manifestazioni ufficiali e nelle parate.
LA PROPAGANDA NELLA SCUOLA
A esserne coinvolti sono in primo luogo i contenuti formativi, con la comparsa nei curricula scolastici di materie nuove, a partire soprattutto dalle ore di “Cultura fascista”, materia istituita nel 1929-30.
Fra i temi e i topos più ricorrenti nella cultura materiale e nei contenuti didattico-formativi troviamo: il culto e l'immagine del Duce;le battaglie e le grandi svolte ideologiche del regime, il militarismo.