Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
Gabriele D'Annunzio
Franzese Antonella
Created on February 11, 2024
opere
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Akihabara Agenda
View
Akihabara Content Repository
View
Internal Guidelines for Artificial Intelligence Use
View
Sorting Cards
View
Correct Concepts
View
Interactive Scoreboard
View
Choice Board Flipcards
Transcript
Gabriele D'Annunzio
Le Opere
Intermezzo di rime e Isaotta Guttadauro
Primo vere
Raccolta di versi
Raccolte
+ info
1879
1884-1886
+ info
Queste due raccolte inaugurano la fase dell'estetismo decadente, fatta di atmosfere torbide e d erotiche, all'epoca considerate scandalose per la materia audacemente sunsuale
Fu accolta con favore dalla critica anche grazie ad uno spregiudicato lancio pubblicitario favorendo,così, il successo del volumetto
Nei giorni dell'uscita del libro, D'Annunzio fa diffondere sui giornali la notizia della propria morte in seguito ad una caduta da cavallo
In Intermezzo di rime il poeta abbandona la metrica barbara per il sonetto e l’ottava; la raccolta destò scandalo per i contenuti scopertamente pornografici (un’autentica «porcheria» fu il commento di Carducci).
info
INFO
Isaotta
Il trionfo della morte e Le vergini delle rocce
Il Piacere
Romanzo
Romanzi
1888
1894-1895
+ info
+ info
Vero e proprio manifesto dell'estetismo decadente, il romanzo ottiene grande successo ma suscita anche grande scandalo per l'evidente immoralità del protagonista
Entrambe le opere sono ispirate alla teoria del superuomo e hanno come protagonisti uomini eccezionali
La trama si concentra sui pensieri e sulle ambizioni del protagonista, Andrea Sperelli, di cui vengono messi in luce l'amore per l'arte e il bello ma anche l'egoismo e la profonda debolezza morale
Nel "Le vergini delle rocce"il progetto esistenziale e politico di generare un figlio capace di riscattare l'Italia dalla miseria, si interrompe prima che il protagonista abbia scelto la futura moglie
lo stile è prezioso e letterario
le vergini delle rocce
Trama
Il trionfo della morte
La figlia di Iorio
Laudi
Raccolta poetica
Dramma in versi
Contiene diverse liriche famose come l'Inno alla vita, l'Annunzio, il Canto amèbeo della guerra, la Preghiera alla Madre Immortale e La quadriga imperiale. Il tema principale è quello del superuomo e artista perfetto, incarnato nel poeta stesso, profeta di un nuovo mito.
1903
Ambientato in Abruzzo e dominato da passioni violente, racconta la torbida vicenda dei promessi sposi Mila e Aligi e del suocero Lazzaro
+ info
+ info
Mila è un personaggio che esprime grande femminilità, femminilità che si rivela distruttiva provocando la cosiddetta ”ossessione carnale”, uno dei temi che D’Annunzio affronta spesso. Mila, donna dalla pessima reputazione, sospettata anche di stregoneria, rivela in realtà di avere un animo nobile e puro ed incarna anche il personaggio dell’eroina che per amore volontariamente sceglie il sacrificio.
Elettra
Maia
Alcyone
Trama
L'attesa dell'amante (inizio del romanzo)
L’anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di maggio. Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de’ Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato. Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch’esalavan ne’ vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d’un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine nel tondo di Sandro Botticelli alla galleria Borghese. Nessuna altra forma di coppa eguaglia in eleganza tal forma: i fiori entro quella prigione diafana paion quasi spiritualizzarsi e meglio dare imagine di una religiosa o amorosa offerta.
Il legno di ginepro ardeva nel caminetto e la piccola tavola del tè era pronta, con tazze e sottocoppe in majolica di Castel Durante ornate d’istoriette mitologiche da Luzio Dolci, antiche forme d’inimitabile grazia, ove sotto le figure erano scritti in carattere corsivo a zàffara nera esametri d’Ovidio. La luce entrava temperata dalle tende di broccatello rosso a melagrane d’argento riccio, a foglie e a motti. Come il sole pomeridiano feriva i vetri, la trama fiorita delle tendine di pizzo si disegnava sul tappeto.
L’orologio della Trinità de’ Monti suonò le tre e mezzo. Mancava mezz’ora. Andrea Sperelli si levò dal divano dov’era disteso e andò ad aprire una delle finestre; poi diede alcuni passi nell’appartamento; poi aprì un libro, ne lesse qualche riga, lo richiuse; poi cercò intorno qualche cosa, con lo sguardo dubitante9 . L’ansia dell’aspettazione10 lo pungeva così acutamente ch’egli aveva bisogno di muoversi, di operare, di distrarre la pena interna con un atto materiale. Si chinò verso il caminetto, prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. Il mucchio crollò; i carboni sfavillando rotolarono fin su la lamina di metallo che proteggeva il tappeto; la fiamma si divise in tante piccole lingue azzurrognole che sparivano
e riapparivano; i tizzi fumigarono. Allora sorse nello spirito dell’aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un’ora di intimità. Ella aveva molt’arte nell’accumulare gran pezzi di legno su gli alari11. Prendeva le molle pesanti con ambo le mani e rovesciava un po’ indietro il capo ad evitar le faville. Il suo corpo sul tappeto, nell’atto un po’ faticoso, per i movimenti de’ muscoli e per l’ondeggiar delle ombre pareva sorridere da tutte le giunture, e da tutte le pieghe, da tutti i cavi, soffuso d’un pallor d’ambra che richiamava al pensiero la Danae del Correggio12. Ed ella aveva appunto le estremità un po’ correggesche, le mani e i piedi piccoli e pieghevoli, quasi direi arborei come nelle statue di Dafne13 in sul principio primissimo della metamorfosi favoleggiata. Appena ella aveva compiuta l’opera, le legna conflagravano14 e rendevano un sùbito15 bagliore. Nella stanza quel caldo lume rossastro e il gelato crepuscolo entrante pe’ vetri lottavano qualche tempo. L’odore del ginepro arso dava al capo uno stordimento leggero. Elena pareva presa da una specie di follia infantile, alla vista della vampa. Aveva l’abitudine, un po’ crudele, di sfogliar sul tappeto tutti i fiori ch’eran ne’ vasi, alla fine d’ogni convegno d’amore. Quando tornava nella stanza, dopo essersi vestita, mettendo i guanti o chiudendo un fermaglio sorrideva in mezzo a quella devastazione; e nulla eguagliava la grazia dell’atto che ogni volta ella faceva sollevando un poco la gonna ed avanzando prima un piede e poi l’altro perché l’amante chino legasse i nastri delle scarpe ancóra disciolti. (......)
Trionfo della morte di D’Annunzio: il riassunto Giorgio Aurispa, discendente da un’antica famiglia abruzzese, è da due anni l’amante di Ippolita Sanzio. La vicenda si apre con il racconto di una passeggiata dei due al Pincio, a Roma, funestata dal suicidio di un passante che si getta nel vuoto. I due amanti si ritirono in un albergo e Giorgio legge all’amata le innumerevoli lettere scritte e mai inviatele in quei due anni: emergono la sua folle gelosia e la sua passionalità torbida e inquieta.
Durante una breve separazione, Giorgio si reca nella nativa Guardiagrele, in Abruzzo, e qui riprende i contatti con la famiglia. Da una parte rivive il senso di tenerezza verso la madre e le sorelle, ma dall’altra acuisce la sua crisi perché reimmergersi nel groviglio di nevrosi della vita familiare, e soprattutto rivivere il conflitto col padre, figura dominatrice, ma anche abietta e ripugnante (il padre tradisce la moglie e sperpera le sostanze delle amanti con la complicità dell’altro figlio), contribuisce a minare le sue energie vitali; per questo è indotto a identificarsi con un’altra figura paterna, quella dello zio Demetrio, a lui simile nella sensibilità e morto suicida. La figura dello zio ossessiona la psicologia sensibile di Giorgio, che riprende sempre più insoddisfatto la relazione con Ippolita, vissuta quale legame indesiderato con la carnalità e con la sua degradazione. Giorgio vuole riscoprire le radici della sua stirpe. Decide allora, insieme con la donna amata, Ippolita Sanzio, di ritirarsi in un villaggio abruzzese sulle rive dell’Adriatico. Qui scopre il volto primordiale della sua gente, i suoi arcaici costumi, le credenze magico-superstiziose, il fanatismo religioso.
Giorgio ne resta disgustato e respinge la via del misticismo religioso. La lussuria continua a consumare le sue forze, gli impedisce di attingere all’ideale del superomismo a cui aspira. L’idea della morte lo perseguita, finché al termine del romanzo si uccide, gettandosi da una scogliera e tenendo stretta tra le braccia la riluttante ma impotente Ippolita, la «Nemica».
II conte Andrea Sperelli Fieschi d'Ugenta, ultimo discendente di una nobile famiglia, poeta e acquafortista di raffinata sensibilità, attende a palazzo Zuccari dove vive presso Trinità de' Monti l'affascinante duchessa Elena Muti. Sono trascorsi due anni dall'ultimo incontro, quando Elena aveva improvvisamente deciso di interrompere la loro intensa e tormentata relazione e di partire da Roma. Andrea ha cercato invano di dimenticarla gettandosi nella vita mondana e passando da un'avventura erotica all'altra. Ferito in un duello il giovane conte ha trascorso nella villa di una cugina a Schifanoja una lunga convalescenza, durante la quale gli è sembrato di ritrovare se stesso nella poesia e nell'arte. Qui ha conosciuto Maria Ferres, moglie di un diplomatico guatemalteco, sensibile e pura, con la quale s'è illuso di poter vivere un amore finalmente sano. Rientrato a Roma, l'esasperata sensualità lo ha portato però a rituffarsi nella ricerca del piacere e ora che Elena è tornata, anche se sposata con Lord Heatfield, si riaccende la passione per lei. Durante il loro incontro Elena si dice disposta all'amicizia ma non più all'amore. Andrea esasperato pensa di trovare conforto nell'amore di Maria. br> Da questo momento nei pensieri e desideri di Andrea le immagini delle due donne si sovrappongono morbosamente fino a non riuscire più a separarle. La situazione precipita quando Elena sta per concedersi ad un altro e Maria, coinvolta nella rovina del marito sorpreso a barare al gioco, è costretta a lasciare Roma. Nell'ultimo incontro con lei Andrea nel trasporto della passione si lascia sfuggire il nome di Elena. Maria fugge sconvolta. Rimasto solo Andrea si reca in casa Ferres e smarrito si aggira per le stanze dove vengono venduti all'asta i mobili.
Aligi, uno dei personaggi principali, pastore, componente della famiglia di Lazaro di Roio deve sposarsi con la giovane Vienda di Giave e la sua famiglia sta organizzando le nozze. Le tre sorelle di Aligi: Splendore, Favetta e Ornella, secondo l’antico rituale tradizionale, preparano gli arredi e le vesti per il matrimonio, mentre la madre benedice gli sposi, riceve e accoglie i parenti che giungono con i doni nuziali. L’atmosfera di agreste serenità viene però sconvolta dall’arrivo di Mila di Codro. Mila, figlia del mago Iorio cerca riparo e protezione per sfuggire alle molestie di un gruppo di mietitori ubriachi. Aligi, nonostante la cattiva nomea della giovane donna, sospettata dalla comunità di stregoneria, la difende ponendo sull’uscio una croce di cera davanti alla quale i mietitori indietreggiano ed infine si allontanano. Il rito nuziale è ormai profanato e interrotto dagli avvenimenti. Mila e Aligi si innamorano e fuggono insieme rifugiandosi in una caverna in montagna. Quando Lazaro, padre di Aligi, cerca di possedere, anche con la forza, Mila, la situazione degenera e Aligi, pur essendo un uomo mite e puro di cuore, si oppone alla prepotenza paterna ed ha una colluttazione con il padre-padrone che termina con la sua uccisione. Aligi viene condannato dalla comunità ad essere buttato nel fiume, chiuso in un sacco con un mastino, ma Mila interviene per salvarlo assumendosi tutta la responsabilità dell’accaduto, dichiarando di aver ammaliato Aligi con una stregoneria e di averlo convinto ad uccidere il padre. Mila condannata al rogo affronta la prova come martirio e purificazione.
Il protagonista è il nobile abruzzese Claudio Cantelmo. Egli è convinto di appartenere a una specie superiore, ben diversa dalla volgarità del popolo e della borghesia, una specie quasi divina. È quindi alla ricerca della donna adatta a generare il superuomo che guiderà l’Italia al suo destino di potenza.
La ricerca di Claudio Cantelmo converge su tre nobili sorelle, Violante, Anatolia e Massimilla (sono loro le «vergini delle rocce» cui allude il titolo), figlie del principe Montaga.
È Anatolia la compagna scelta dal protagonista. Ella, delle tre sorelle, ha la maestà e la forza interiore di una regina. La ragazza, però, non può seguire l’eroe nel suo cammino di gloria perché deve accudire la madre demente, i fratelli deboli e malati, il vecchio padre.
Massimilla ha invece deciso di prendere i voti, dopo la morte prematura del suo promesso sposo. Claudio soggiace quindi al fascino della bellezza di Violante. Questa, però, inebriandosi fino allo stordimento, si sta uccidendo lentamente coi profumi.
Il romanzo termina senza una scelta definitiva. Lo snodo della vicenda, infatti, avrebbe dovuto aver luogo nel secondo romanzo della trilogia, La grazia, mai scritto.
Alcyone [1903] Il terzo libro è considerato il capolavoro poetico di D’Annunzio. Si tratta del diario lirico di un’estate vissuta in compagnia di Ermione (Eleonora Duse) tra Firenze, Fiesole e la Versilia, trasfigurata nella mistica esperienza di un uomo superiore che aspira a «un’ideal forma di esistenza», ovvero a farsi dio. Tutto ciò in quattro fasi: 1) dionisiaca (in un’esplosione di vitalità l’uomo si abbandona all’istinto, alla danza sfrenata, al tripudio dei sensi; la tensione al divino si realizza in un rapporto viscerale con la natura); 2) panica (l’uomo si immerge totalmente nella natura smarrendosi in essa e perdendo coscienza della propria individualità); 3) mitica (simboleggiata da Glauco e caratterizzata dall’angoscia derivante dalla consapevolezza che non si può fermare il tempo o evitare la morte; il desiderio di superare i limiti umani può realizzarsi solo nel sogno dell’arte); 4) eroica (simboleggiata da Icaro, emblema del superuomo che affida alla gloria le proprie residue speranze di immortalità, lanciandosi in una sfida gratuita, pura affermaziona di una volontà indomabile). Nell’ultima parte dell’opera predomina il sentimento del passare del tempo e dell’inarrestabile declinare della vita, da cui nasce un clima di disillusione. In Alcyone D’Annunzio sperimenta con successo la strofa lunga, ampia sequenza di versi liberi brevi .
Primo vere – del quale si fornisce il commento della prima edizione, apparsa nel 1879 – nacque dalla lettura delle Odi barbare del Carducci e segnò il noviziato poetico del d’Annunzio appena sedicenne.
Il protagonista Giorgio Aurispa è un inetto, che non riesce a percorrere la strada del «mito» del superuomo (assunto da D’Annunzio dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche), che lo renderebbe un energico dominatore e non più vittima tormentata della «Nemica», Ippolita Sanzio. Ippolita Sanzio rappresenta l’«ossessione carnale», la forza temibile e ostile, la fonte inesausta di desiderio, che il protagonista non arriva mai a possedere definitivamente. È colei che suscita l’odio di Giorgio, che con angoscia avverte la propria debolezza e la propria subordinazione. Di qui le fantasie sadiche e omicide fino all’uccisione della donna, trascinata nel baratro dall’amante suicida.
Ne Il Trionfo della Morte (1894) Giorgio Aurispa, di nobile famiglia abruzzese decaduta economicamente, soffre di una gelosia compulsiva nei confronti della sua bella e mite amante, Ippolita Sanzio. Vorrebbe che lei si dedicasse completamente a lui e che non gli stesse mai lontana; immagina morbosamente che – lontano da lui – Ippolita possa attrarre anche inconsapevolmente l’interesse di altri uomini. Ippolita ama Giorgio di un amore completo e sacrificale ed è disposta a fare tutto pur di non dispiacergli. Giorgio le propone quindi prima una specie di viaggio sentimentale nella zona dei Castelli romani (Albano Laziale, in una campagna primaverile mite e dolce) e poi un soggiorno ancora più lungo (potrebbe essere tutta l’estate, potrebbe essere tutta la vita) a San Vito Chietino, nella campagna abruzzese di fronte al mare Adriatico, nella più completa solitudine. Ippolita accetta tutto, ma non basta: Giorgio inizia a provare nei suoi confronti una repulsione che il personaggio non merita proprio. Giorgio inizia a pensare di coinvolgerla nel suo suicidio, che sta meditando da tempo, ed alla fine, effettivamente, si getta da una rupe sul mare trascinando con sé anche l’amante che cerca di opporsi.
Elettra [1903] Il secondo libro ha carattere patriottico e celebrativo. D’Annunzio esalta i padri della patria; chiama infine l’Italia alla riscossa, profetizzando il futuro riscatto della nazione dal presente letargo.
Maia [1903] Il libro è quasi interamente occupato dal poema in versi liberi Laus vitae, diviso in 21 canti composti da strofe di 21 versi (per un totale di oltre ottomila). D’Annunzio abbraccia la vita in tutte le sue manifestazioni, celebra la stirpe eletta dei superuomini tra i quali reclama un posto per se stesso, esalta assieme la Grecia antica (dominata dal culto della bellezza e dall’ebbrezza dionisiaca), l’Italia del Rinascimento e l’avvento della moderna città industriale, con le sue città brulicanti di vita e le onnipresenti macchine, emblema aggiornato della volontà di potenza. Il poema è caratterizzato da un tono esaltato ed epico, ispirato da un delirio di onnipotenza che conferisce al superomismo dannunziano una connotazione aggressiva, bellicosa e razzista.