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Infografica arte

elisabetta esposito

Created on February 7, 2024

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Transcript

L'allegoria della guerra Rubens rr

Il seicento d'oltralpe

LAS MENINAS

Diego Velázquez

È un’opera che si rifà alla ricerca della teatralità, allo stupire e soprattutto a far diventare l’osservatore il protagonista dell’opera. Il Velasquez per la prima volta dipinge l’atto del dipingere, infatti è proprio lui il personaggio che ha quella grande tela difronte e che rappresenta i Reali di Spagna, cosa che vediamo perché i Reali si vedono riflessi nello specchio che è alle sue spalle. L’artista guarda verso di noi che abbiano lo stesso punto di vista dei sovrani e quindi siamo protagonisti insieme a lui nel quadro. Che sia uno specchio lo supponiamo perché è molto più illuminato rispetto agli altri quadri che sono in penombra, e così l’artista lascia a noi osservatori la scelta se sia un quadro o uno specchio, rendendoci partecipi e protagonisti dell’opera. La luce che entra dalla finestra o dalla porta, dove c’è il servitore, illumina la scena che è difronte a noi perché l’artista vuole che il nostro sguardo sia catturato da quel posto. Davanti ci sono las meninas, cioè le damigelle dell’Infanta, cioè la principessa destinata al trono, perché i reali non avevano figli maschi. In questa opera c’è anche grande realismo perchè, come fece il Veronesi, viene dipinto anche il diverso che in questo caso è la nana a destra, e addirittura il cane.

LA RONDA DI NOTTE

Rembrant

Nella Ronda di notte sono ritratti degli ufficiali della milizia civica di Amsterdam mentre si stanno preparando per il giro di ispezione. Rembrandt si dimostra più interessato alla verità dei gesti e delle situazioni che alla descrizione de lle fisionomie: rappresenta i soggetti in azione . in uno spazio dinamico e articolato , in cui essi si trovano in relazione tra loro, come testimoniano i diversi stati d'animo , la gestualità e colori contrastanti. Il centro focale della composizione è costituito dai due ufficia- li che procedono verso l'osservatore : qui convergono le assi diagonali sulle quali è composto il quadro. Interrotte da rette parallele e da linee curve: dinamicità ed espansione sono gli effetti complessivi dell'impianto . Il passaggio da un'iniziale situazione di caos e allegria a una disordine è ottenuto attraverso la gestualità, il chiaroscuro e il cromatismo . I gesti dei personaggi sono orientati in direzioni opposte e distribuiti in vari punti della scena (lo sventolare del vessillo , il suonare de l tamburo,il cane che procede verso destra) . Al dinamismo della scena partecipa anche il colore (l'opposizione del giallo e del rosso) e la tecnica mista , che alterna zone di grande precisione descrittiva ad altre in cui la pennellata è larga e pastosa.

L'ufficiale e la ragazza che ride

Johannes Vermeer

l'artista descrive una scena di corteggiamento ambientata in un interno domestico che ispira intimità e serenità. La composizione è nella sua semplicità molto articolata: in primo piano, è posto un uomo in divisa militare mentre dialoga con una giovane donna della borghesia che, con un bicchiere di vino tra le mani. La fonte della luce naturale e diretta proviene dalla finestra sulla sinistra. La prospettiva presenta grande difficoltà esecutiva poiché allontana i punti di distanza dalla scena rappresentata e, contemporaneamente, avvicina il punto di fuga verso il margine del dipinto. Se la prospettiva, dal punto di vista geometrico. è perfettamente corretta, si nota invece una sproporzione tra i due piani della rappresentazione, che imprime dinamismo alla scena della conversazione della coppia: il volume dell’uomo. infatti, è di gran lunga maggiore di quello della donna. L'aspetto che maggiormente colpisce e l'eleganza all'ultima moda degli ampi polsini a sbuffo e del gran cappello a larghe tese. La luce proveniente dalla finestra lo mette in controluce e dirige la nostra attenzione prima sull'ampio sorriso della ragazza, accentuando l'intensità dell'intesa tra i due. Nella conversazione tra l'uomo e la donna si avverte il cambiamento dei costumi del corteggiamento: all'esplicita richiesta di favori, alla risolutezza e all'audacia maschili si sono, infatti, sostituiti eleganti schermaglie verbali, un tipo di scambio più sottile e raffinato, il gioco seduttivo di sguardi e atteggiamenti. Anche l'interno domestico contiene molti segni che restituiscono con precisione il clima culturale e sociale dell'epoca.

Diego de Silva y VelazqueZ ottiene nel 1617 la licenza di pittore dalla corporazione degli artisti di Si viglia e sceglie subito di focalizzare la pro-pria attenzione sulla figura umana, impegnandosi a rappresentarla nel modo piu efficace, a prescindere dal fatto che si tratti di un personaggio del popolo o di un principe. È nella figura umana, infatti, che egli persegue quell'ideale di conoscenza e imitazione della natura che sempre lo spingerà a disegnare dal vero. Inizia cosi la sua attività con la rappresentazione di personaggi popolari tratti dalla realtà, secondo una tendenza comune a Siviglia, anche per i contatti con Napoli, da dove giungevano in Spagna vari dipinti.

Nell'andare alla battaglia Marte calpesta dei libri, distruggendo con essi simbolicamente ogni forma di espressione intellettuale, e travolge le personificazioni delle Arti, quali la musica e l'architettura, personificate rispettivamente dalla donna e dall'uomo abbattuti in basso a destra: la donna, raffigurata di spalle, ha un liuto rotto in mano e mostra che l'armonia non può sopravvivere accanto al disordine della guerra; l'uomo, un architetto, impugna i suoi strumenti, a significare che ciò che si costruisce in tempo di pace è poi distrutto in tempo di guerra. Nel raffigurare la donna, il pittore si rifece probabilmente all'iconografia della mousiké, il complesso delle arti presiedute dalle Muse che comprendeva la poesia, la letteratura, la musica in senso stretto, il teatro, il canto, la danza; comprendeva, in particolare, la poesia come veniva "rappresentata" nel mondo greco, ossia per mezzo del canto accompagnato da uno strumento musicale. Le Arti sono quindi travolte e annientate, a indicare che la guerra non solo causa morte e distruzione ma spezza la civiltà, intesa come patrimonio culturale umano.

Rembrandt Harmenszoon van Rijn è uno de i maggiori pittori del Seicento europeo. Erede della tradizione naturalista olandese, progressivamente si discostò dall'arte della descrizione per volgersi a una pittura in cui veniva privilegiata la visione interiore a quella degli occhi, l'interpretazione alla percezione sensibile. Dalle prime prove, dove è chiaro l'influsso dell'arte italiana, Rembrandt passa al Barocco con forti richiami a Rubens, per poi giungere, negli anni tra il 1636 e il 1642, a una pittUra più pacata e intima, con un colore più caldo e una pennellata più larga e libera.

Marte va travolgendo anche una donna che stringe al suo seno il figlioletto, come a cercare di sottrarlo al pericolo. Nell'arte figurativa spesso gli artisti hanno proposto il tema della violenza sugli infanti, rifacendosi al noto episodio evangelico della Strage degli Innocenti. Anche Rubens, in questo dipinto, si rifà all'iconografia classica della madre e del sentimento materno come naturale istinto di protezione, che traduce nel topos della donna caritatevole e, per estensione, della Carità. Essa è quindi un chiaro riferimento alla crudeltà dei conflitti che non risparmiano innocenti e indifesi.

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La personificazione dell'Europa, vestita a lutto e con l'abito a brandelli, alza gli occhi e le braccia al cielo, stroncata dal dolore, come a supplicare l'aiuto divino. La si può riconoscere dal bambino che al suo fianco regge il globo sormontato dalla croce, simbolo della cristianità. Essa appare quindi disperata dopo tanti anni di saccheggi, oltraggi e miserie che invoca dal cielo la pace. Ciò simboleggia il bisogno impellente che il continente ha di una tregua durevole e allo sperato ritorno alla pacifica quotidianità.

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L'autore colloca alcuni personaggi in una scena concitata. Rubens visse durante anni di terribili guerre per l'Europa (guerra dei trent'anni, guerra civile inglese), viaggiando di corte in corte come diplomatico, e volle dipingere questo quadro allegorico come monito contro gli effetti distruttivi della guerra. La forma allegorica era infatti efficace ed immediata, ma nello stesso tempo priva di qualsiasi riferimento agli eserciti realmente in campo in quel periodo. La scelta di dei dell'Olimpo greco è dunque motivata da un preciso richiamo simbolico.

A strappare Marte dall'abbraccio di Venere è la Discordia, qui rappresentata dalla Furia Aletto, che con un braccio tira verso di sé il dio e con l'altro regge una torcia accesa. Nella mitologia classica "l'irrefrenabile" non concedeva tregua alle sue vittime ed era per l'appunto raffigurata con una fiaccola in mano, che veniva agitata sopra la testa di quelli che intendeva punire. Dopo Virgilio, la letteratura aveva fatto ricorso a tale figura ogni volta che era necessario sottolineare l'aspetto ferino e incontenibile dei conflitti. Dietro la Furia si intravedono dei mostri, che simboleggiano la Peste e la Carestia, due calamità che accompagnano sempre la guerra, contribuendo a renderne ancor più devastanti gli effetti, con conseguenze ben più durevoli dei soli combattimenti.

Al centro Venere, dea dell'amore cerca invano, con le arti della seduzione, di trattenere Marte, suo amante e dio della guerra. Cupido è probabilmente l'amorino biondo, alato, che si avvinghia alle gambe della dea, in cui si possono riconoscere le fattezze del figlio del pittore che qui impersonifica il giovane dio dell'amore. Marte appare solenne con scudo e spada sguainata, mentre minaccia rovina e distruzione. Egli, che campeggia al centro della scena, rappresenta quindi la furia selvaggia, cieca, spietata, che si accende nel momento in cui la battaglia si fa più serrata e, ottenebrando la mente dei combattenti, toglie dal loro cuore ogni sentimento di umanità. Dunque la guerra appare rappresentata come ripudio della ragione, come rimozione di ogni valore etico. La scelta della bionda Venere, preferita ad un'altra tra le dee dell'Olimpo, è legata allegoricamente allo spirito di Humanitas che tenta di sopire la guerra o simboleggia la Vittoria dell'amore e della pace sulle atrocità della guerra. La presenza degli infanti che accompagnano la dea riporta anch'essa alla serenità di un quotidiano che viene incrinata dal conflitto.

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