Publio TERENZIO Afro
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Argomenti
le caratteristiche
l'opera
l'autore
IL RAPPORTO CON IL MOdello GRECO
vita
LE OPERE
I CONTENUTI
IL confronto con plauto
L'humanitas
i prologhi
LA LINGUA
L'autore
- Il grammatico Donato, nel suo commento alle opere di Terenzio, tramanda la biografia dell'autore scritta da Svetonio
- Nato in Africa fu condotto a Roma da schiavo e poi liberato
- Il nomen è preso dal suo patrono, mentre il cognomen indica la sua zona di origine
- Si legò al circolo degli Scipioni
- Esordì in teatro nella fase della conquista della Macedonia e della Grecia durante l'acculturazione
- Fu uno dei maggiori esponenti della tendenza filoellenica
I dati che conosciamo
Terenzio nasce probabilmente a Cartagine
185?
Portato a Roma da Terenzio Lucano come schiavo, fu educato e poi liberato.
166
Va in scena la sua prima commedia
160
Parte per la Grecia
159
Muore in circostanze non chiare
L'opera
LE SEI PALLIATECRONOLOGIA E CONTENUTI
Le palliate
A differenza di Plauto, Terenzio scrive solo 6 commedie, ispirate a modelli della commedia nuova greca, di cui possiamo con precisione ricostruire la cronologia
166
ANDRIA
165
hecyra
fu un insuccesso nonostante fosse affidata al più celebre capocomico, Ambivio Turpione
163
HEAUTONTIMORUMENOS
EUNUCHUS
161
161
PHORMIO
160
ADELPHOE
HECYRA repliche
La commedia fu riproposta ai giochi funebri di Lucio Emilio Paolo e fu un nuovo insuccesso. Fu rappresentata di nuovo dopo qualche mese da Ambivio Turpione e fu un successo
Le caratteristiche
IL RAPPORTO CON IL modello GRECO
il confronto con plauto
Le accuse
LA LINGUA
IL RAPPORTO CON IL MODELLO GRECO
Il teatro di Terenzio testimonia l'ellenizzazione della cultura romana. E in particolare il maturare dell'ideale dell'humanitas. Diversi aspetti mostrano grande interesse per l'uomo, per i suoi desideri, i suoi bisogni, i suoi interessi Gli intrecci infatti sono ispirati alle commedie di Menandro e sono rinnovati con contenuti nuovi che spingessero alla riflessione sull'uomo. I personaggi sono tratteggiati con un sincero interesse per i singoli caratteri. In questo modo essi si allontanano dalle stereotipie e assumono nuove sfumature, avvicinandosi di più alla complessità delle persone vere.
IL RAPPORTO CON IL MODELLO GRECO
Meno spazio veniva dato agli elementi comici (colpi di scena, battute fulminanti, giochi di parole, scene movimentate). Da un lato si costruiscono storie più lineari e consequenziali, dall'altro veniva scelto un linguaggio piano e misurato. Il teatro diventa più realistico, più capace di rappresentare la vita dell'uomo e di far rispecchiare gli spettatori. L'obiettivo non era più divertire il pubblico ma farlo riflettere. Terenzio non seguiva il gusto del pubblico ma lo formava. Per questo non ebbe sempre successo.
DUE MODI DI INTENDERE IL TEATRO
Dopo il prologo, inziava l'azione scenica (non divisa in atti) svolta attraverso parti cantate cantica e parti recitate deverbia. Gli intrecci erano ripetitivi. in genere un giovane si innamora di una ragazza ma è ostacolato o dall'opposizione delle famiglie (se la ragazza è libera) o dalla mancanza di denaro (se la ragazza è una cortigiana). Per superare gli ostacoli, è necessario l'intervento di un aiutante (il servo o il parassita, o un amico o un vecchio) che mette in moto una serie di imbrogli e intrighi.
DUE MODI DI INTENDERE IL TEATRO
COMMEDIA STATARIA: aderente alla realtà, ricca di situazioni verosimili, con un intreccio lineare e rispettoso della consequenzialità logica e cronologica.PERSONAGGI: verosimili, con nuove sfumature e capaci di dialogo e introspezione LINGUAGGIO: piano e misurato TEMI: relazioni tra le persone, educazione, i valori SCOPO: far riflettere il pubblico
COMMEDIA MOTORIA: dinamica e movimentata, ricca di imbrogli, equivoci e scambi di persona; trama non verosimile ed irregolare.PERSONAGGI: stereotipati e caricaturali, sempre in movimento, monodimensiali psicologicamenteLINGUAGGIO: duttile, vario e ricco di giochi verbali e battute. TEMI: scambi di persona, beffe SCOPO: divertire il pubblico
DUE MODI DI COSTRUIRE LE COMMEDIE
STRUTTURA DEL TESTO- riduzione delle parti liriche - maggiore spazio ai dialoghi, intesi come occasione per confrontare opinioni e mettere in luce le caratteristiche dei personaggi - monologhi costruiti come occasione per presentare il punto di vista del personaggio e mettere in luce le sue caratteristiche
STRUTTURA DEL TESTO:utilizzo dei cantica con metri vari grande rilievo ai monologhi veri pezzi in cui si metteva alla prova la capacità dell'attore
DUE MODI DI COSTRUIRE LE COMMEDIE
ATTORI IN SCENA- personaggi in scena per non più di 150 versi - avvicendarsi dei personaggi sulla scena - 14 personaggi
ATTORI IN SCENA:personaggi che restavano in scena più di 500 versi grande rilievo ai monologhi veri pezzi in cui si metteva alla prova la capacità dell'attore 10/11 personaggi
I prologhi e le accuse
UN'ALTRA DIFFERENZA CON PLAUTO
Plauto usava il prologo per dare informazioni sulla storia e a volte per anticipare il finale. Terenzio invece usa il prologo per parlare agli spettatori offrendo loro delle riflessioni sul suo modo di fare teatro e rispondendo alle critiche che gli venivano mosse.
4 sono le accuse rivolte a Terenzio che indica in Luscio Lanuvino il principale e più cattivo dei suoi critici (vetus malevolus poeta). Le risposte di Terenzio sono nei prologhi
I prologhi e le accuse
l’accusa di contaminare
Luscio Lanuvino disprezza la tecnica di mescolare parti di diverse commedie greche, perchè non viene rispettato il modello.
Terenzio si difende affermando di preferire il metodo di composizione di autori latini come Plauto. Infatti la diligentia (il restare fedele al modello) esaltata da Luscio poteva produrre un testo incomprensibile per il pubblico romano. Terenzio propone invece un altro ideale, quello della neglegentia, cioè della libertà dell’autore nel comporre, che gli fa adattare i suoi testi ai bisogni del pubblico, ma soprattutto che porta a scrivere storie verosimili, diverse da quelle di Plauto che mescolavano elementi greci e latini.
I prologhi e le accuse
- l’accusa di essere “un prestanome"
Terenzio riferisce di essere stato accusato di non essere il vero autore delle commedie, ma di aver portato in scena testi scritti da altri, cioè da coloro che facevano parte del “circolo degli Scipioni”. Non è possibile stabilire la verità, ma è possibile immaginare che Terenzio sottoponesse ai suoi protettori i testi per una revisione. A questa accusa Terenzio non risponde negando, ma afferma solo di essere onorato quando il suo nome viene accostato a quello di uomini che hanno fatto grande Roma. Evidentemente non voleva offendere i suoi protettori con affermazioni più esplicite dato che, come dice Svetonio, a loro quella diceria non dispiaceva.
I prologhi e le accuse
l’accusa di plagio
Terenzio risponde ad un’altra accusa di Luscio, quella di aver copiato da commedie di Plauto. L’accusa è di furtum, di aver riproposto in una sua commedia una scena o un personaggio presi dalla commedia latina di un altro autore. Terenzio si discolpa affermando che la somiglianza con il testo di Plauto è dovuta al fatto che tutti gli autori latini si rifacevano agli stessi modelli greci.
I prologhi e le accuse
l’accusa di scrivere commedie statarie
Le commedie di Terenzio apparivano al pubblico molto diverse da quelle di Plauto, più vivaci, movimentate e divertenti. Perciò le commedie di Terenzio erano percepite come statarie, cioè immobili, statiche. A difendere l’autore è il più famoso capocomico, Ambivio Turpione, che si attribuisce la responsabilità. Egli infatti è vecchio e non riesce a muoversi tanto sul palco, per questo Terenzio ha scritto un testo adatto al suo attore che non può stancarsi.
I prologhi e le accuse
IL PROLOGO DELL'aNDRIA
Si difende dall'accusa di contaminare
Si giustifica alla luce di illustri precedenti (vv. 15-19)
Propone un principio di poetica: preferire la neglegentia all'obscura diligentia (vv.20-21): Terenzio rivendica la libertà di adattare il testo greco in quanto una eccessiva adesione all'originale risulterebbe difficile da comprendere per il pubblico romano. Compare qui anche il vetus malevolus poeta rappresentante dei critici (vv.6-7)
I prologhi e le accuse
IL PROLOGO DEL punitore di se stesso
L'attore che recita il Prologo, il celebre Ambivio Turpione, presenta come un avvocato difensore e si rivolge al pubblico come ai veri giudici della commedia (vv. 10-12)
La prima accusa a cui risponde è di usato la contaminatio, affermando che l'autore ha usato esempi famosi e quindi ha ritenuto lecito fare ciò che altri avevano già fatto (vv. 16-21)
La seconda accusa è quella di aver scritto basandosi sull'ingegno degli altri. Si tratta dell'accusa di essere semplicemente un prestanome di personaggi noti ed influenti. In questo caso si appella al buon senso del pubblico e si affida al suo giudizio (vv.22-26)
I prologhi e le accuse
IL PROLOGO DEll'eunuchus
L'accusa rivolta a Terenzio è quella di furtum, ovvero di plagio, di aver riproposto scene e personaggi già rappresentati (vv. 19-45).
Il commediografo si difende sostenendo di aver utilizzato lo stesso modello greco e non di essersi rifatto ad un'altra commedia latina.
L'atto non è stato intenzionale poiché non sapeva dell'esistenza di un'altra commedia latina con lo stesso soggetto.
Ad ogni modo afferma che è difficile poter scrivere qualcosa di nuovo.
Il significato del teatro di Terenzio
Terenzio scrive commedie diverse da quelle di Plauto, costruisce intrecci verosimili e porta in scena personaggi con una psicologia più ricca, utilizzando un linguaggio misurato. Infatti voleva mettere al centro del suo teatro l’essere umano, con i suoi sentimenti, le sue vicende, i suoi dubbi. Il suo obiettivo non è solo far divertire il pubblico, ma farlo riflettere. Per questo le commedie dovevano proporre storie e personaggi in cui il pubblico poteva rispecchiarsi.
Homo sum: humani nihil a me alienum putoSono un uomo: non considero estraneo a me nulla di ciò che riguarda l'uomo
Terenzio e l'humanitas
L'UOMO AL CENTRO
Terenzio aderisce ai principi dell’humanitas e per questo l’uomo è al centro del suo teatro. Fondamentale infatti è la philantropia greca, cioè l’amore per l’essere umano inteso come solidarietà ed empatia, disponibilità e comprensione. Terenzio è uno dei protagonisti dell’acculturazione, cioè di quel processo di avvicinamento della cultura greca a quella romana, nel tentativo di costruire un equilibrio tra valori tradizionali romani (mos maiorum) e nuovi ideali desunti dal mondo greco (paideia).
Terenzio e l'humanitas
un teatro pedagogico
Terenzio non stabilisce quali valori siano migliori degli altri.Presenta un mondo complesso davanti al quale è necessario riflettere e prendere delle decisioni. Il suo teatro insegna che non esiste una soluzione giusta per tutti i casi della vita, ma la soluzione migliore che ognuno deve trovare con la propria intelligenza.
Il teatro di Terenzio è un teatro in questo senso pedagogico: vuole educare il pubblico alla riflessione ma partendo da situazioni concrete, non dalle teorie.
+ GLI ADELPHOE
Terenzio e l'humanitas
personaggi nuovi e situazioni realistiche
Proprio per l'adesione all'humanitas i personaggi assumono una nuova fisionaomia:- la prostituta non è più solo avida, ma si preoccupa per gli altri; - la suocera non è più brontolona, ma è pronta a sacrificarsi per il bene degli sposi; - il padre non è più sordo alle richieste del figlio.
Terenzio e l'humanitas
IL PUNITORE DI SE STESSO COME ESEMPIO
Questa commedia ospita la famosa frase che sintetizza l’umanesimo di Terenzio.
Essa presenta sia un personaggio non tradizionale, sia la discussione su diversi sistemi di valori. Da un lato, il protagonista Menedemo rappresenta il pater familias severo che ha usato un metodo di educazione rigido nei confronti del figlio, opponendosi alla sua relazione d’amore e spingendolo a lasciare casa. E ora pentito si punisce costringendosi a lavorare tutto il giorno in campagna. Il suo vicino di casa, preoccupato per lui, cerca di capire le ragioni di tale comportamento,e anche se viene trattato in modo brusco, insiste, ritenendo suo dovere preoccuparsi per lui. Il vicino rappresenta la philantropia e Menedemo trova in lui una persona disposta ad ascoltarlo ed aiutarlo quando confessa di essere stato troppo duro con il figlio.
Terenzio e l'humanitas
IL PUNITORE DI SE STESSO COME ESEMPIO
Inoltre nella commedia trova spazio la discussione su diversi sistemi educativi. Infatti quando il giovane torna in città viene ospitato dal vecchio vicino, che subito informa Menedemo. Il padre per la gioia è pronto a concedere al figlio tutto ciò che desidera, ma il vicino lo invita a riflettere e a non cadere nell’eccesso opposto. In questo dialogo sta il cuore delle riflessione di Terenzio sull’educazione: esistono due diversi sistemi, ma non viene detto quale detto sia il migliore in assoluto, ma si riflette su quale usare in base alle situazioni. Menedemo ha sbagliato nell’essere troppo rigido, ma uguale male causerebbe al figlio, concedendogli ora tutto ciò che desidera. Quindi è opportuno trovare un modo di comportarsi adatto al momento.
l'Hecyra: le novità
Ispirata ad una commedia greca con lo stesso titolo, la commedia è un esempio del nuovo modo di fare teatro da parte di Terenzio. Infatti i personaggi, rispetto alla situazione problematica presentata dalla storia, agiscono in modi diversi, alcuni in modo tradizionale e altri in modo non convenzionale. Un esempio è la scena iniziale quando due prostitute si confrontano su quale sia il giusto comportamento da tenere con gli amanti. La più anziana, cinica e avida, consiglia alla più giovane di guardare gli uomini come nemici e di sfruttarli per il loro denaro (“non avere pietà di nessuno e spogliare, pelare, scorticare chi ti capita”), ma l’altra ha una visione diversa dei rapporti con gli uomini perché “non è giusto essere la stessa con tutti”
+ LA TRAMA
l'Hecyra: le novità
Due personaggi non rispettano più le caratteristiche delle maschere usate da Plauto: la suocera e la prostituta. Così Terenzio suggerisce al pubblico che non è possibile nella vita seguire degli schemi predefiniti, ma bisogna valutare le situazioni e a volte assumere comportamenti non tradizionali.
+ IL TESTO
l'Hecyra: gli insuccessi
Proprio le innovazioni di Terenzio decretarono il fallimento della commedia che non piacque al pubblico: - venne rappresentata la prima volta nel 166 e fu un fiasco perché il pubblico preferì assistere alle gare di pugilato - fu riproposta nel 160 (ai funerali di Lucio Emilio Paolo) e il pubblico andò a vedere i gladiatori. Nel 160 venne nuovamente messa in scena.
Restano i due prologhi del 160 che testimoniano l’insuccesso e ci permettono di capire che il pubblico dell’epoca non prestava facilmente attenzione alla commedia. Per questo era necessario intrattenerlo, cosa che a Plauto riusciva bene, a Terenzio meno.
I prologhi dell'Hecyra
IL CAPOCOMICO
Nell'Hecyra a recitare il prologo è il più famoso attore capocomico dell’epoca, Ambivio Turpione che nel prologo diventa avvocato difensore di Terenzio e della sua commedia.
vobis gratias ago!
Per comprendere è possibile considerare uno dei temi portati in scena, quello dell’educazione.
Negli Adelphoe, infatti, i due ragazzi sono stati cresciuti con due metodi diversi, uno con il metodo romano tradizionale del pater familias che impone il suo volere con la paura e l’altro con un metodo più “moderno” in cui il pater appare più comprensivo e vicino al figlio.
Terenzio non mostra di preferire uno rispetto all’altro, infatti nessuno dei due metodi è perfetto e ha funzionato del tutto.
Questo esempio dimostra che Terenzio non vuole indicare al pubblico dei valori da seguire, ma solo spunti di riflessione perché ogni individuo elabori la propria condotta di vita scegliendo i principi da seguire.
Terenzio e la sua produzione
Stefano Tagliente
Created on February 7, 2024
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Publio TERENZIO Afro
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Argomenti
le caratteristiche
l'opera
l'autore
IL RAPPORTO CON IL MOdello GRECO
vita
LE OPERE
I CONTENUTI
IL confronto con plauto
L'humanitas
i prologhi
LA LINGUA
L'autore
I dati che conosciamo
Terenzio nasce probabilmente a Cartagine
185?
Portato a Roma da Terenzio Lucano come schiavo, fu educato e poi liberato.
166
Va in scena la sua prima commedia
160
Parte per la Grecia
159
Muore in circostanze non chiare
L'opera
LE SEI PALLIATECRONOLOGIA E CONTENUTI
Le palliate
A differenza di Plauto, Terenzio scrive solo 6 commedie, ispirate a modelli della commedia nuova greca, di cui possiamo con precisione ricostruire la cronologia
166
ANDRIA
165
hecyra
fu un insuccesso nonostante fosse affidata al più celebre capocomico, Ambivio Turpione
163
HEAUTONTIMORUMENOS
EUNUCHUS
161
161
PHORMIO
160
ADELPHOE
HECYRA repliche
La commedia fu riproposta ai giochi funebri di Lucio Emilio Paolo e fu un nuovo insuccesso. Fu rappresentata di nuovo dopo qualche mese da Ambivio Turpione e fu un successo
Le caratteristiche
IL RAPPORTO CON IL modello GRECO
il confronto con plauto
Le accuse
LA LINGUA
IL RAPPORTO CON IL MODELLO GRECO
Il teatro di Terenzio testimonia l'ellenizzazione della cultura romana. E in particolare il maturare dell'ideale dell'humanitas. Diversi aspetti mostrano grande interesse per l'uomo, per i suoi desideri, i suoi bisogni, i suoi interessi Gli intrecci infatti sono ispirati alle commedie di Menandro e sono rinnovati con contenuti nuovi che spingessero alla riflessione sull'uomo. I personaggi sono tratteggiati con un sincero interesse per i singoli caratteri. In questo modo essi si allontanano dalle stereotipie e assumono nuove sfumature, avvicinandosi di più alla complessità delle persone vere.
IL RAPPORTO CON IL MODELLO GRECO
Meno spazio veniva dato agli elementi comici (colpi di scena, battute fulminanti, giochi di parole, scene movimentate). Da un lato si costruiscono storie più lineari e consequenziali, dall'altro veniva scelto un linguaggio piano e misurato. Il teatro diventa più realistico, più capace di rappresentare la vita dell'uomo e di far rispecchiare gli spettatori. L'obiettivo non era più divertire il pubblico ma farlo riflettere. Terenzio non seguiva il gusto del pubblico ma lo formava. Per questo non ebbe sempre successo.
DUE MODI DI INTENDERE IL TEATRO
Dopo il prologo, inziava l'azione scenica (non divisa in atti) svolta attraverso parti cantate cantica e parti recitate deverbia. Gli intrecci erano ripetitivi. in genere un giovane si innamora di una ragazza ma è ostacolato o dall'opposizione delle famiglie (se la ragazza è libera) o dalla mancanza di denaro (se la ragazza è una cortigiana). Per superare gli ostacoli, è necessario l'intervento di un aiutante (il servo o il parassita, o un amico o un vecchio) che mette in moto una serie di imbrogli e intrighi.
DUE MODI DI INTENDERE IL TEATRO
COMMEDIA STATARIA: aderente alla realtà, ricca di situazioni verosimili, con un intreccio lineare e rispettoso della consequenzialità logica e cronologica.PERSONAGGI: verosimili, con nuove sfumature e capaci di dialogo e introspezione LINGUAGGIO: piano e misurato TEMI: relazioni tra le persone, educazione, i valori SCOPO: far riflettere il pubblico
COMMEDIA MOTORIA: dinamica e movimentata, ricca di imbrogli, equivoci e scambi di persona; trama non verosimile ed irregolare.PERSONAGGI: stereotipati e caricaturali, sempre in movimento, monodimensiali psicologicamenteLINGUAGGIO: duttile, vario e ricco di giochi verbali e battute. TEMI: scambi di persona, beffe SCOPO: divertire il pubblico
DUE MODI DI COSTRUIRE LE COMMEDIE
STRUTTURA DEL TESTO- riduzione delle parti liriche - maggiore spazio ai dialoghi, intesi come occasione per confrontare opinioni e mettere in luce le caratteristiche dei personaggi - monologhi costruiti come occasione per presentare il punto di vista del personaggio e mettere in luce le sue caratteristiche
STRUTTURA DEL TESTO:utilizzo dei cantica con metri vari grande rilievo ai monologhi veri pezzi in cui si metteva alla prova la capacità dell'attore
DUE MODI DI COSTRUIRE LE COMMEDIE
ATTORI IN SCENA- personaggi in scena per non più di 150 versi - avvicendarsi dei personaggi sulla scena - 14 personaggi
ATTORI IN SCENA:personaggi che restavano in scena più di 500 versi grande rilievo ai monologhi veri pezzi in cui si metteva alla prova la capacità dell'attore 10/11 personaggi
I prologhi e le accuse
UN'ALTRA DIFFERENZA CON PLAUTO
Plauto usava il prologo per dare informazioni sulla storia e a volte per anticipare il finale. Terenzio invece usa il prologo per parlare agli spettatori offrendo loro delle riflessioni sul suo modo di fare teatro e rispondendo alle critiche che gli venivano mosse. 4 sono le accuse rivolte a Terenzio che indica in Luscio Lanuvino il principale e più cattivo dei suoi critici (vetus malevolus poeta). Le risposte di Terenzio sono nei prologhi
I prologhi e le accuse
l’accusa di contaminare
Luscio Lanuvino disprezza la tecnica di mescolare parti di diverse commedie greche, perchè non viene rispettato il modello. Terenzio si difende affermando di preferire il metodo di composizione di autori latini come Plauto. Infatti la diligentia (il restare fedele al modello) esaltata da Luscio poteva produrre un testo incomprensibile per il pubblico romano. Terenzio propone invece un altro ideale, quello della neglegentia, cioè della libertà dell’autore nel comporre, che gli fa adattare i suoi testi ai bisogni del pubblico, ma soprattutto che porta a scrivere storie verosimili, diverse da quelle di Plauto che mescolavano elementi greci e latini.
I prologhi e le accuse
- l’accusa di essere “un prestanome"
Terenzio riferisce di essere stato accusato di non essere il vero autore delle commedie, ma di aver portato in scena testi scritti da altri, cioè da coloro che facevano parte del “circolo degli Scipioni”. Non è possibile stabilire la verità, ma è possibile immaginare che Terenzio sottoponesse ai suoi protettori i testi per una revisione. A questa accusa Terenzio non risponde negando, ma afferma solo di essere onorato quando il suo nome viene accostato a quello di uomini che hanno fatto grande Roma. Evidentemente non voleva offendere i suoi protettori con affermazioni più esplicite dato che, come dice Svetonio, a loro quella diceria non dispiaceva.
I prologhi e le accuse
l’accusa di plagio
Terenzio risponde ad un’altra accusa di Luscio, quella di aver copiato da commedie di Plauto. L’accusa è di furtum, di aver riproposto in una sua commedia una scena o un personaggio presi dalla commedia latina di un altro autore. Terenzio si discolpa affermando che la somiglianza con il testo di Plauto è dovuta al fatto che tutti gli autori latini si rifacevano agli stessi modelli greci.
I prologhi e le accuse
l’accusa di scrivere commedie statarie
Le commedie di Terenzio apparivano al pubblico molto diverse da quelle di Plauto, più vivaci, movimentate e divertenti. Perciò le commedie di Terenzio erano percepite come statarie, cioè immobili, statiche. A difendere l’autore è il più famoso capocomico, Ambivio Turpione, che si attribuisce la responsabilità. Egli infatti è vecchio e non riesce a muoversi tanto sul palco, per questo Terenzio ha scritto un testo adatto al suo attore che non può stancarsi.
I prologhi e le accuse
IL PROLOGO DELL'aNDRIA
Si difende dall'accusa di contaminare Si giustifica alla luce di illustri precedenti (vv. 15-19) Propone un principio di poetica: preferire la neglegentia all'obscura diligentia (vv.20-21): Terenzio rivendica la libertà di adattare il testo greco in quanto una eccessiva adesione all'originale risulterebbe difficile da comprendere per il pubblico romano. Compare qui anche il vetus malevolus poeta rappresentante dei critici (vv.6-7)
I prologhi e le accuse
IL PROLOGO DEL punitore di se stesso
L'attore che recita il Prologo, il celebre Ambivio Turpione, presenta come un avvocato difensore e si rivolge al pubblico come ai veri giudici della commedia (vv. 10-12) La prima accusa a cui risponde è di usato la contaminatio, affermando che l'autore ha usato esempi famosi e quindi ha ritenuto lecito fare ciò che altri avevano già fatto (vv. 16-21) La seconda accusa è quella di aver scritto basandosi sull'ingegno degli altri. Si tratta dell'accusa di essere semplicemente un prestanome di personaggi noti ed influenti. In questo caso si appella al buon senso del pubblico e si affida al suo giudizio (vv.22-26)
I prologhi e le accuse
IL PROLOGO DEll'eunuchus
L'accusa rivolta a Terenzio è quella di furtum, ovvero di plagio, di aver riproposto scene e personaggi già rappresentati (vv. 19-45). Il commediografo si difende sostenendo di aver utilizzato lo stesso modello greco e non di essersi rifatto ad un'altra commedia latina. L'atto non è stato intenzionale poiché non sapeva dell'esistenza di un'altra commedia latina con lo stesso soggetto. Ad ogni modo afferma che è difficile poter scrivere qualcosa di nuovo.
Il significato del teatro di Terenzio
Terenzio scrive commedie diverse da quelle di Plauto, costruisce intrecci verosimili e porta in scena personaggi con una psicologia più ricca, utilizzando un linguaggio misurato. Infatti voleva mettere al centro del suo teatro l’essere umano, con i suoi sentimenti, le sue vicende, i suoi dubbi. Il suo obiettivo non è solo far divertire il pubblico, ma farlo riflettere. Per questo le commedie dovevano proporre storie e personaggi in cui il pubblico poteva rispecchiarsi.
Homo sum: humani nihil a me alienum putoSono un uomo: non considero estraneo a me nulla di ciò che riguarda l'uomo
Terenzio e l'humanitas
L'UOMO AL CENTRO
Terenzio aderisce ai principi dell’humanitas e per questo l’uomo è al centro del suo teatro. Fondamentale infatti è la philantropia greca, cioè l’amore per l’essere umano inteso come solidarietà ed empatia, disponibilità e comprensione. Terenzio è uno dei protagonisti dell’acculturazione, cioè di quel processo di avvicinamento della cultura greca a quella romana, nel tentativo di costruire un equilibrio tra valori tradizionali romani (mos maiorum) e nuovi ideali desunti dal mondo greco (paideia).
Terenzio e l'humanitas
un teatro pedagogico
Terenzio non stabilisce quali valori siano migliori degli altri.Presenta un mondo complesso davanti al quale è necessario riflettere e prendere delle decisioni. Il suo teatro insegna che non esiste una soluzione giusta per tutti i casi della vita, ma la soluzione migliore che ognuno deve trovare con la propria intelligenza. Il teatro di Terenzio è un teatro in questo senso pedagogico: vuole educare il pubblico alla riflessione ma partendo da situazioni concrete, non dalle teorie.
+ GLI ADELPHOE
Terenzio e l'humanitas
personaggi nuovi e situazioni realistiche
Proprio per l'adesione all'humanitas i personaggi assumono una nuova fisionaomia:- la prostituta non è più solo avida, ma si preoccupa per gli altri; - la suocera non è più brontolona, ma è pronta a sacrificarsi per il bene degli sposi; - il padre non è più sordo alle richieste del figlio.
Terenzio e l'humanitas
IL PUNITORE DI SE STESSO COME ESEMPIO
Questa commedia ospita la famosa frase che sintetizza l’umanesimo di Terenzio. Essa presenta sia un personaggio non tradizionale, sia la discussione su diversi sistemi di valori. Da un lato, il protagonista Menedemo rappresenta il pater familias severo che ha usato un metodo di educazione rigido nei confronti del figlio, opponendosi alla sua relazione d’amore e spingendolo a lasciare casa. E ora pentito si punisce costringendosi a lavorare tutto il giorno in campagna. Il suo vicino di casa, preoccupato per lui, cerca di capire le ragioni di tale comportamento,e anche se viene trattato in modo brusco, insiste, ritenendo suo dovere preoccuparsi per lui. Il vicino rappresenta la philantropia e Menedemo trova in lui una persona disposta ad ascoltarlo ed aiutarlo quando confessa di essere stato troppo duro con il figlio.
Terenzio e l'humanitas
IL PUNITORE DI SE STESSO COME ESEMPIO
Inoltre nella commedia trova spazio la discussione su diversi sistemi educativi. Infatti quando il giovane torna in città viene ospitato dal vecchio vicino, che subito informa Menedemo. Il padre per la gioia è pronto a concedere al figlio tutto ciò che desidera, ma il vicino lo invita a riflettere e a non cadere nell’eccesso opposto. In questo dialogo sta il cuore delle riflessione di Terenzio sull’educazione: esistono due diversi sistemi, ma non viene detto quale detto sia il migliore in assoluto, ma si riflette su quale usare in base alle situazioni. Menedemo ha sbagliato nell’essere troppo rigido, ma uguale male causerebbe al figlio, concedendogli ora tutto ciò che desidera. Quindi è opportuno trovare un modo di comportarsi adatto al momento.
l'Hecyra: le novità
Ispirata ad una commedia greca con lo stesso titolo, la commedia è un esempio del nuovo modo di fare teatro da parte di Terenzio. Infatti i personaggi, rispetto alla situazione problematica presentata dalla storia, agiscono in modi diversi, alcuni in modo tradizionale e altri in modo non convenzionale. Un esempio è la scena iniziale quando due prostitute si confrontano su quale sia il giusto comportamento da tenere con gli amanti. La più anziana, cinica e avida, consiglia alla più giovane di guardare gli uomini come nemici e di sfruttarli per il loro denaro (“non avere pietà di nessuno e spogliare, pelare, scorticare chi ti capita”), ma l’altra ha una visione diversa dei rapporti con gli uomini perché “non è giusto essere la stessa con tutti”
+ LA TRAMA
l'Hecyra: le novità
Due personaggi non rispettano più le caratteristiche delle maschere usate da Plauto: la suocera e la prostituta. Così Terenzio suggerisce al pubblico che non è possibile nella vita seguire degli schemi predefiniti, ma bisogna valutare le situazioni e a volte assumere comportamenti non tradizionali.
+ IL TESTO
l'Hecyra: gli insuccessi
Proprio le innovazioni di Terenzio decretarono il fallimento della commedia che non piacque al pubblico: - venne rappresentata la prima volta nel 166 e fu un fiasco perché il pubblico preferì assistere alle gare di pugilato - fu riproposta nel 160 (ai funerali di Lucio Emilio Paolo) e il pubblico andò a vedere i gladiatori. Nel 160 venne nuovamente messa in scena.
Restano i due prologhi del 160 che testimoniano l’insuccesso e ci permettono di capire che il pubblico dell’epoca non prestava facilmente attenzione alla commedia. Per questo era necessario intrattenerlo, cosa che a Plauto riusciva bene, a Terenzio meno.
I prologhi dell'Hecyra
IL CAPOCOMICO
Nell'Hecyra a recitare il prologo è il più famoso attore capocomico dell’epoca, Ambivio Turpione che nel prologo diventa avvocato difensore di Terenzio e della sua commedia.
vobis gratias ago!
Per comprendere è possibile considerare uno dei temi portati in scena, quello dell’educazione. Negli Adelphoe, infatti, i due ragazzi sono stati cresciuti con due metodi diversi, uno con il metodo romano tradizionale del pater familias che impone il suo volere con la paura e l’altro con un metodo più “moderno” in cui il pater appare più comprensivo e vicino al figlio. Terenzio non mostra di preferire uno rispetto all’altro, infatti nessuno dei due metodi è perfetto e ha funzionato del tutto. Questo esempio dimostra che Terenzio non vuole indicare al pubblico dei valori da seguire, ma solo spunti di riflessione perché ogni individuo elabori la propria condotta di vita scegliendo i principi da seguire.