Petrarca
«Erano i capei d'oro a l'aura sparsi»
In questo sonetto composto tra 1339 e 1347 l'autore rievoca, a distanza di
anni ,il primo incontro con Laura, avvenuto nella chiesa di S. Chiara ad
Avignone, quando si innamorò di lei colpito dalla sua folgorante bellezza
che ora, a causa dell'età, comincia a sfiorire sul volto della donna;
nonostante questo, però, il poeta continua ad amarla come il primo giorno
e a soffrire le pene di questo amore infelice in quanto non corrisposto.
La
novità del componimento è nel contrasto tra la Laura del passato, la cui
descrizione ricalca a livello esteriore i canoni dello Stilnovo, e la Laura
del presente, invecchiata come tutte le donne terrene e perciò assai
lontana dall'idealizzazione religiosa della donna-angelo.
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi A che ’n mille dolci nodi gli avolgea, B e ’l vago lume oltra misura ardea B di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi A
- metafora
- anastrofe
- iperbole
e ’l viso di pietosi color’ farsi, A non so se vero o falso, mi parea: B i’ che l’esca amorosa al petto avea, B qual meraviglia se di sùbito arsi? A
9. Non era l’andar suo cosa mortale, C10. ma d’angelica forma; e le parole D 11. sonavan altro che, pur voce umana; C
12. uno spirto celeste, un vivo sole D13. fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale, C 14. piagha per allentar d’arco non sana. D
chiasmo
Metro: sonetto con schema ABBA, ABBA, CDE, DCE. La lingua presenta vari latinismi, tra
cui "aura" (v. 1), "humana" (v. 11), "piagha" (v. 14). Ai vv. 7-8 il poeta ricorre alla metafora dell'"esca" (la
materia infiammabile per accendere il fuoco) per indicare la sua predisposizione ad amare;
metafora anche ai vv. 13-14, quando dice che la sofferenza causata dall'amore è ancora viva
anche a distanza di anni, poiché la ferita provocata dalla freccia scoccata da un arco non
guarisce solo perché la corda si è allentata, quando è passato un po' di tempo.
Sonetto incluso nel Canzoniere
E' un sonetto
Vi è anche il tema della nostalgia e della malinconia per il tempo che fugge
Racconta il primo incontro tra il Poeta e Laura
Erano i capei d'oro
Temi delllo Stilnuovo
Petrarca parla si sè e del suo amore che non è mai cambiato
Sonetto scritto molti anni dopo il primo incontro
Ammirazione della donna nel suo splendore
Lode della donna amata
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi Analisi Il sonetto è formato da 2 quartine e da 2 terzine e la rima delle quartine è incrociata (ABBA), mentre le terzine presentano rime in forma sciolta (CDE e DCE). Il poeta loda la bellezza di Laura con un’iperbole, definendola angelo. Il sonetto si basa sull’opposizione tra la bellezza di Laura e il sentimento interiore del poeta. La bellezza di Laura muta con il passare del tempo e da ciò ne deriva l’alternanza dei tempi verbali (presente, passato) di queste rappresenta due diversi momenti della vita del poeta. Usando tempi verbali al passato Petrarca descrive come era il suo amore per Laura, ma anche come si presentava e come appariva la stessa in un periodo lontano al momento in cui l’autore compone il sonetto. Per i verbi al passato usa l’imperfetto e il passato remoto, per descrivere il primo incontro con Laura. Utilizza invece il presente quando descrive il cambiamento dell’amata, sia nell’aspetto fisico che nell’atteggiamento nei suoi confronti.
Nelle due quartine emerge la collocazione di Laura nella natura. Inoltre la bellezza della donna non è irreversibile, è invece terrestre, quindi destinata a scomparire con la vecchiaia. Nelle altre due terzine la donna viene infatti descritta come un angelo e come qualcosa di soprannaturale paragonabile ad un dea.
1. I biondi capelli come l’oro (di Laura) erano sparsi al vento, 2. che li avvolgeva in tanti dolci giri, 3/4. e la bella luce di quegli occhi, che ora sono così privi di luminosità, splendeva straordinariamente;
5. e il viso mi sembrava (v. 6: “mi parea”) assumere un’espressione di benevolenza nei miei confronti 6. Ma non posso dire con certezza se ciò fosse vero o falso: 7. io che avevo confitta nel petto il dardo dell’amore, 8. cosa c’è da stupirsi se subito arsi d’amore?
9. Il suo incedere non era quello di un corpo mortale, 10. ma di uno spirito angelico, e la sua voce 11. aveva un suono diverso da una soltanto (pur) umana;
12. una creatura del cielo, un sole vivente
13. fu quello che vidi; e anche nel caso in cui non avesse più quell’aspetto, 14. di certo la ferita procurata da una freccia non si risana solo perché la corda dell’arco, dopo il colpo sferrato, si allenta.
Erano i capei d'oro....
Franzese Antonella
Created on February 6, 2024
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Transcript
Petrarca
«Erano i capei d'oro a l'aura sparsi»
In questo sonetto composto tra 1339 e 1347 l'autore rievoca, a distanza di anni ,il primo incontro con Laura, avvenuto nella chiesa di S. Chiara ad Avignone, quando si innamorò di lei colpito dalla sua folgorante bellezza che ora, a causa dell'età, comincia a sfiorire sul volto della donna; nonostante questo, però, il poeta continua ad amarla come il primo giorno e a soffrire le pene di questo amore infelice in quanto non corrisposto.
La novità del componimento è nel contrasto tra la Laura del passato, la cui descrizione ricalca a livello esteriore i canoni dello Stilnovo, e la Laura del presente, invecchiata come tutte le donne terrene e perciò assai lontana dall'idealizzazione religiosa della donna-angelo.
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi A che ’n mille dolci nodi gli avolgea, B e ’l vago lume oltra misura ardea B di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi A
e ’l viso di pietosi color’ farsi, A non so se vero o falso, mi parea: B i’ che l’esca amorosa al petto avea, B qual meraviglia se di sùbito arsi? A
9. Non era l’andar suo cosa mortale, C10. ma d’angelica forma; e le parole D 11. sonavan altro che, pur voce umana; C
12. uno spirto celeste, un vivo sole D13. fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale, C 14. piagha per allentar d’arco non sana. D
chiasmo
Metro: sonetto con schema ABBA, ABBA, CDE, DCE. La lingua presenta vari latinismi, tra cui "aura" (v. 1), "humana" (v. 11), "piagha" (v. 14). Ai vv. 7-8 il poeta ricorre alla metafora dell'"esca" (la materia infiammabile per accendere il fuoco) per indicare la sua predisposizione ad amare; metafora anche ai vv. 13-14, quando dice che la sofferenza causata dall'amore è ancora viva anche a distanza di anni, poiché la ferita provocata dalla freccia scoccata da un arco non guarisce solo perché la corda si è allentata, quando è passato un po' di tempo.
Sonetto incluso nel Canzoniere
E' un sonetto
Vi è anche il tema della nostalgia e della malinconia per il tempo che fugge
Racconta il primo incontro tra il Poeta e Laura
Erano i capei d'oro
Temi delllo Stilnuovo
Petrarca parla si sè e del suo amore che non è mai cambiato
Sonetto scritto molti anni dopo il primo incontro
Ammirazione della donna nel suo splendore
Lode della donna amata
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi Analisi Il sonetto è formato da 2 quartine e da 2 terzine e la rima delle quartine è incrociata (ABBA), mentre le terzine presentano rime in forma sciolta (CDE e DCE). Il poeta loda la bellezza di Laura con un’iperbole, definendola angelo. Il sonetto si basa sull’opposizione tra la bellezza di Laura e il sentimento interiore del poeta. La bellezza di Laura muta con il passare del tempo e da ciò ne deriva l’alternanza dei tempi verbali (presente, passato) di queste rappresenta due diversi momenti della vita del poeta. Usando tempi verbali al passato Petrarca descrive come era il suo amore per Laura, ma anche come si presentava e come appariva la stessa in un periodo lontano al momento in cui l’autore compone il sonetto. Per i verbi al passato usa l’imperfetto e il passato remoto, per descrivere il primo incontro con Laura. Utilizza invece il presente quando descrive il cambiamento dell’amata, sia nell’aspetto fisico che nell’atteggiamento nei suoi confronti.
Nelle due quartine emerge la collocazione di Laura nella natura. Inoltre la bellezza della donna non è irreversibile, è invece terrestre, quindi destinata a scomparire con la vecchiaia. Nelle altre due terzine la donna viene infatti descritta come un angelo e come qualcosa di soprannaturale paragonabile ad un dea.
1. I biondi capelli come l’oro (di Laura) erano sparsi al vento, 2. che li avvolgeva in tanti dolci giri, 3/4. e la bella luce di quegli occhi, che ora sono così privi di luminosità, splendeva straordinariamente;
5. e il viso mi sembrava (v. 6: “mi parea”) assumere un’espressione di benevolenza nei miei confronti 6. Ma non posso dire con certezza se ciò fosse vero o falso: 7. io che avevo confitta nel petto il dardo dell’amore, 8. cosa c’è da stupirsi se subito arsi d’amore?
9. Il suo incedere non era quello di un corpo mortale, 10. ma di uno spirito angelico, e la sua voce 11. aveva un suono diverso da una soltanto (pur) umana;
12. una creatura del cielo, un sole vivente 13. fu quello che vidi; e anche nel caso in cui non avesse più quell’aspetto, 14. di certo la ferita procurata da una freccia non si risana solo perché la corda dell’arco, dopo il colpo sferrato, si allenta.