DECADENTISMO:COS'È?
"Decadentismo" è una parola che entra in uso in Francia negli anni Ottanta dell'Ottocento e che si riferisce inanzitutto ai poeti simbolisti della generazione successiva a Charles Baudelaire. Il nome è usato, in un primo tempo, spregiativamente; poi gli autori se ne appropriano e lo usano per battezzare sé stessi e il proprio movimento. Già Baudelaire, che fu il padre e l'ispiratore della generazione di poeti che verranno chiamati "simbolisti", aveva espresso più volte, nei Fiori del male, il desiderio di lasciare tutto e allontanarsi dalla confusione e dalla volgarità della città moderna . È come se gli scrittori sentissero di aver esaurito la gamma delle esperienze possibili e potessero rifugiarsi soltanto nel lamento, oppure nella fuga.
DECADENTISMO:Arte
I quadri dell’epoca decadente evocano atmosfere fiabesche, sognanti, come se le figure che li popolano - quasi sempre figure femminili - venissero da un mondo più puro e più nobile di quello reale, come se le miserie della vita vera non arrivassero a sfiorarle. Gli uomini che ci guardano dai ritratti sono chiaramente degli esteti, amano vestirsi bene e circondarsi di cose belle, raffinate, stravaganti, artificiali: si fanno dipingere da soli, magari con un libro in mano, in un atteggiamento distaccato, pieni di quella che in francese si chiama nonchalance, cioè il non dare troppo peso alle cose.
DECADENTISMO:Romanzo
Questo atteggiamento nei confronti della vita ha conseguenze di enorme rilievo in campo letterario. Questa corrente letteraria lascia spazio allo scavo nell'interiorità di uno o di pochi personaggi, che interessano non tanto per le loro azioni quanto per la loro personalità e per le loro pulsioni inconsce . Potremmo dire che al romanziere-sociologo subentra il romanziere-psicologo, quello che approfondisce un carattere individuale, un carattere complesso, problematico, quasi malato, come quelli che si trovano al centro dei romanzi di Oscar Wilde (Dorian Gray) e in Italia di Gabriele d'Annunzio (Andrea Sperelli del Piacere) e Luigi Pirandello (Il fu Mattia Pascal).
PAUL VERLAINE
Paul Verlaine è passato alla storia soprattutto per il legame omosessuale, considerato in quel tempo scandaloso, con l'allievo Rimbaud. L'aspetto più importante della sua poesia è la musicalità del verso. Verlaine ha come obbiettivo suggerire, evocare un sentimento in maniera sfumata. Esprime la sua concezione di poesia, definita come imprecisa, dispari; essa non può essere mai compresa pienamente, ma solo intuita.
ARTHUR RIMBAUD
Arthur Rimbaud, di 10 anni più giovane di Verlaine, comincia a scrivere a 17 anni e la sua carriera poetica termina soltanto 4 anni più tardi. Viene definito "poeta maledetto", ossia quegli autori considerati geniali, precoci, ribelli. Per lui la poesia è visionaria, immaginaria. Essa produce immagini surreali, vere e proprie allucinazioni. Il poeta è un vero e proprio veggente, cioè colui che è in grado di svelare ciò che è ignoto e che può esprimere a parole quello che l'uomo comune non può descrivere. Il suo linguaggio, pertanto, è del tutto nuovo, con frequenti metafore e spesso di difficile comprensione.
GIOVANNI PASCOLI
1855
Nasce a San Mauro di Romagna
1862
VITA
Entra nel collegio degli Scopoli a Urbino
1867
Omicidio del padre Ruggero
1868-1871
Morte della sorella maggiore, della madre e di un fratello
1873
Frequenta l'università a Bologna, dove conosce Carducci
1885
VITA
Si ricongiunge con le sorelle Ida e Maria
1891
Myricae
1897
Poemetti
1903
I Canti di Castelvecchio
1905
VITA
Succede a Carducci alla cattedra di Letteratura italiana a Bologna
1907
Il fanciullino
1912
Muore a Castelvecchio il 6 aprile
POETICA
Una sperimentazione che apre al Novecento
INNOVAZIONI LINGUISTICHE
FONOSIMBOLISMO
IL FANCIULLINO
Oltre alle innovazioni linguistiche, Pascoli è attentissimo alla dimensione fonica. Affiora l'utilizzo di onomatopee e versi che vogliono imitare i suoni che le frasi descrivono. Pascolo difatti restituisce tanto l'immagine quanto il suono.
La principale teoria di Pascoli è quella del fanciullino. Il bambino interiore presente in ognuno di noi coincide con la nostra età biologica solo nei primi anni di vita. Successivamente è ascoltabile solo dal poeta. La poesia, infatti, è la traduzione di ciò che sente il fanciullino.
Pascoli è un maestro di innovazioni linguistiche: adopera in modo sistematico il linguaggio tecnico. C'è una grande propensione all'utilizzo di termini dialettali e un linguaggio conforme alla classe sociale. Mescola anche termini inglesi con termini italiani (inglese italianizzato).
MYRICAE 1891
ORIGINI: Le origini del titolo Myricae letteralmente vuol dire tamerici. Quest'ultima è parola che utilizza lo stesso Virgilio per indicare i suoi carmi bucolici. La storia editoriale di Myricae è molto complessa, avrà ben 8 edizioni, arrivando a contare 156 componimenti. TEMI: Le poesie descrivono quadri campestri, paesani e familiari . La tranquillità campestre, però, è turbata sin dal principio dalla tematica dei lutti familiari. Il tema funebre si associa così a quello bucolico-naturalistico, diventando velocemente il centro dell'opera. LINGUAGGIO: Pascoli utilizza perlopiu metri brevi tradizionali: madrigali, ballate, sonetti, quartine. La vera novità riguarda l’uso del linguaggio. Pascoli recupera infatti sia le tecniche espressive del simbolismo sia il fonosimbolismo. Una delle opere più importanti è X Agosto.
POEMETTI 1897
I poemetti sono poesie narrative di argomento campestre.La raccolta originaria uscì nel 1897, per poi sdoppiarsi poco dopo in due libri distinti, i Primi poemetti, del 1904, e i Nuovi poemetti, del 1909. Pascoli celebra la vita contadina idealizzandola con valori morali antichi che però nella modernità si sono persi. Si tratta, infatti, di una rappresentazione idilliaca. VARIETÀ TEMATICA: All'interno dei Poemetti è presente una grande varietà tematica. Anche qui Pascoli parla di sé e lo fa da testimone. Nell’Aquilone narra dei suoi anni nel collegio, mettendo al centro la morte di un giovanissimo compagno, dal quale ne ritrae una riflessione sull’esistenza umana (Leopardi). In Digitale purpurea narra di un episodio riportato dalla sorella Maria. Infine Italy che introduce una prospettiva diversa alla raccolta: narra degli emigrati nella patria che balbettano e parlano con un linguaggio italo-inglese.
CANTI DI CASTELVECCHIO 1903
La prima edizione dell’opera viene pubblicata nel 1903.Nei Canti di Castelvecchio, come in Myricae, prevale la materia campestre con l’attenzione per le cose umili e quotidiane. La differenza tra le due opere è l’ambientazione: Myricae è ambientata su un territorio romagnolo, mentre i Canti nascono nella campagna lucchese. Pascoli utilizza infatti il lessico dialettale di Barga. TEMI: Pascoli mostra una grande ossessione per il tema della morte e il tema del nido. I lutti familiari sono come un filtro con il quale Pascoli si difende dall’esperienza del presente. L’insoddisfazione per la vita con le sorelle e il matrimonio di Ida generano l’ossessione per la tragedia familiare. Per questo motivo, la poesia di Pascoli non nasce funebre, ma lo diventa: il punto massimo viene raggiunto nei Canti di Castelvecchio.
IL FANCIULLINO 1903
Il fanciullino è il più importante scritto di Pascoli di teoria poetica.La pubblicazione definitiva risale al 1907 e viene suddivisa in 20 capitoli. Secondo Pascoli, la poesia non ha alcuna utilità pratica, ma possiede una suprema utilità morale e sociale. Essa porta armonia. Non esclude però la presenza di una poesia storica o civile, secondo delle condizioni: il fatto storico deve essere filtrato attraverso la meraviglia dell'anima del fanciullino. CHI È IL FANCIULLINO? Pascoli ritiene che in ogni persona ci sia un fanciullino. Quest'ultimo continua a rivelare le emozioni e gli slanci della propria infanzia: ride, piange, sogna... Esso è uno spirito sensibile che consiste nella capacità di meravigliarsi delle piccole cose, proprio come fanno i bambini. Il sentimento poetico da voce al fanciullino, ossia il poeta, rendendolo soddisfatto di ciò che ha. Il fanciullino permette di guardare la realtà con occhi giusti, ossia quelli dell'infanzia.
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DECADENTISMO:COS'È?
"Decadentismo" è una parola che entra in uso in Francia negli anni Ottanta dell'Ottocento e che si riferisce inanzitutto ai poeti simbolisti della generazione successiva a Charles Baudelaire. Il nome è usato, in un primo tempo, spregiativamente; poi gli autori se ne appropriano e lo usano per battezzare sé stessi e il proprio movimento. Già Baudelaire, che fu il padre e l'ispiratore della generazione di poeti che verranno chiamati "simbolisti", aveva espresso più volte, nei Fiori del male, il desiderio di lasciare tutto e allontanarsi dalla confusione e dalla volgarità della città moderna . È come se gli scrittori sentissero di aver esaurito la gamma delle esperienze possibili e potessero rifugiarsi soltanto nel lamento, oppure nella fuga.
DECADENTISMO:Arte
I quadri dell’epoca decadente evocano atmosfere fiabesche, sognanti, come se le figure che li popolano - quasi sempre figure femminili - venissero da un mondo più puro e più nobile di quello reale, come se le miserie della vita vera non arrivassero a sfiorarle. Gli uomini che ci guardano dai ritratti sono chiaramente degli esteti, amano vestirsi bene e circondarsi di cose belle, raffinate, stravaganti, artificiali: si fanno dipingere da soli, magari con un libro in mano, in un atteggiamento distaccato, pieni di quella che in francese si chiama nonchalance, cioè il non dare troppo peso alle cose.
DECADENTISMO:Romanzo
Questo atteggiamento nei confronti della vita ha conseguenze di enorme rilievo in campo letterario. Questa corrente letteraria lascia spazio allo scavo nell'interiorità di uno o di pochi personaggi, che interessano non tanto per le loro azioni quanto per la loro personalità e per le loro pulsioni inconsce . Potremmo dire che al romanziere-sociologo subentra il romanziere-psicologo, quello che approfondisce un carattere individuale, un carattere complesso, problematico, quasi malato, come quelli che si trovano al centro dei romanzi di Oscar Wilde (Dorian Gray) e in Italia di Gabriele d'Annunzio (Andrea Sperelli del Piacere) e Luigi Pirandello (Il fu Mattia Pascal).
PAUL VERLAINE
Paul Verlaine è passato alla storia soprattutto per il legame omosessuale, considerato in quel tempo scandaloso, con l'allievo Rimbaud. L'aspetto più importante della sua poesia è la musicalità del verso. Verlaine ha come obbiettivo suggerire, evocare un sentimento in maniera sfumata. Esprime la sua concezione di poesia, definita come imprecisa, dispari; essa non può essere mai compresa pienamente, ma solo intuita.
ARTHUR RIMBAUD
Arthur Rimbaud, di 10 anni più giovane di Verlaine, comincia a scrivere a 17 anni e la sua carriera poetica termina soltanto 4 anni più tardi. Viene definito "poeta maledetto", ossia quegli autori considerati geniali, precoci, ribelli. Per lui la poesia è visionaria, immaginaria. Essa produce immagini surreali, vere e proprie allucinazioni. Il poeta è un vero e proprio veggente, cioè colui che è in grado di svelare ciò che è ignoto e che può esprimere a parole quello che l'uomo comune non può descrivere. Il suo linguaggio, pertanto, è del tutto nuovo, con frequenti metafore e spesso di difficile comprensione.
GIOVANNI PASCOLI
1855
Nasce a San Mauro di Romagna
1862
VITA
Entra nel collegio degli Scopoli a Urbino
1867
Omicidio del padre Ruggero
1868-1871
Morte della sorella maggiore, della madre e di un fratello
1873
Frequenta l'università a Bologna, dove conosce Carducci
1885
VITA
Si ricongiunge con le sorelle Ida e Maria
1891
Myricae
1897
Poemetti
1903
I Canti di Castelvecchio
1905
VITA
Succede a Carducci alla cattedra di Letteratura italiana a Bologna
1907
Il fanciullino
1912
Muore a Castelvecchio il 6 aprile
POETICA
Una sperimentazione che apre al Novecento
INNOVAZIONI LINGUISTICHE
FONOSIMBOLISMO
IL FANCIULLINO
Oltre alle innovazioni linguistiche, Pascoli è attentissimo alla dimensione fonica. Affiora l'utilizzo di onomatopee e versi che vogliono imitare i suoni che le frasi descrivono. Pascolo difatti restituisce tanto l'immagine quanto il suono.
La principale teoria di Pascoli è quella del fanciullino. Il bambino interiore presente in ognuno di noi coincide con la nostra età biologica solo nei primi anni di vita. Successivamente è ascoltabile solo dal poeta. La poesia, infatti, è la traduzione di ciò che sente il fanciullino.
Pascoli è un maestro di innovazioni linguistiche: adopera in modo sistematico il linguaggio tecnico. C'è una grande propensione all'utilizzo di termini dialettali e un linguaggio conforme alla classe sociale. Mescola anche termini inglesi con termini italiani (inglese italianizzato).
MYRICAE 1891
ORIGINI: Le origini del titolo Myricae letteralmente vuol dire tamerici. Quest'ultima è parola che utilizza lo stesso Virgilio per indicare i suoi carmi bucolici. La storia editoriale di Myricae è molto complessa, avrà ben 8 edizioni, arrivando a contare 156 componimenti. TEMI: Le poesie descrivono quadri campestri, paesani e familiari . La tranquillità campestre, però, è turbata sin dal principio dalla tematica dei lutti familiari. Il tema funebre si associa così a quello bucolico-naturalistico, diventando velocemente il centro dell'opera. LINGUAGGIO: Pascoli utilizza perlopiu metri brevi tradizionali: madrigali, ballate, sonetti, quartine. La vera novità riguarda l’uso del linguaggio. Pascoli recupera infatti sia le tecniche espressive del simbolismo sia il fonosimbolismo. Una delle opere più importanti è X Agosto.
POEMETTI 1897
I poemetti sono poesie narrative di argomento campestre.La raccolta originaria uscì nel 1897, per poi sdoppiarsi poco dopo in due libri distinti, i Primi poemetti, del 1904, e i Nuovi poemetti, del 1909. Pascoli celebra la vita contadina idealizzandola con valori morali antichi che però nella modernità si sono persi. Si tratta, infatti, di una rappresentazione idilliaca. VARIETÀ TEMATICA: All'interno dei Poemetti è presente una grande varietà tematica. Anche qui Pascoli parla di sé e lo fa da testimone. Nell’Aquilone narra dei suoi anni nel collegio, mettendo al centro la morte di un giovanissimo compagno, dal quale ne ritrae una riflessione sull’esistenza umana (Leopardi). In Digitale purpurea narra di un episodio riportato dalla sorella Maria. Infine Italy che introduce una prospettiva diversa alla raccolta: narra degli emigrati nella patria che balbettano e parlano con un linguaggio italo-inglese.
CANTI DI CASTELVECCHIO 1903
La prima edizione dell’opera viene pubblicata nel 1903.Nei Canti di Castelvecchio, come in Myricae, prevale la materia campestre con l’attenzione per le cose umili e quotidiane. La differenza tra le due opere è l’ambientazione: Myricae è ambientata su un territorio romagnolo, mentre i Canti nascono nella campagna lucchese. Pascoli utilizza infatti il lessico dialettale di Barga. TEMI: Pascoli mostra una grande ossessione per il tema della morte e il tema del nido. I lutti familiari sono come un filtro con il quale Pascoli si difende dall’esperienza del presente. L’insoddisfazione per la vita con le sorelle e il matrimonio di Ida generano l’ossessione per la tragedia familiare. Per questo motivo, la poesia di Pascoli non nasce funebre, ma lo diventa: il punto massimo viene raggiunto nei Canti di Castelvecchio.
IL FANCIULLINO 1903
Il fanciullino è il più importante scritto di Pascoli di teoria poetica.La pubblicazione definitiva risale al 1907 e viene suddivisa in 20 capitoli. Secondo Pascoli, la poesia non ha alcuna utilità pratica, ma possiede una suprema utilità morale e sociale. Essa porta armonia. Non esclude però la presenza di una poesia storica o civile, secondo delle condizioni: il fatto storico deve essere filtrato attraverso la meraviglia dell'anima del fanciullino. CHI È IL FANCIULLINO? Pascoli ritiene che in ogni persona ci sia un fanciullino. Quest'ultimo continua a rivelare le emozioni e gli slanci della propria infanzia: ride, piange, sogna... Esso è uno spirito sensibile che consiste nella capacità di meravigliarsi delle piccole cose, proprio come fanno i bambini. Il sentimento poetico da voce al fanciullino, ossia il poeta, rendendolo soddisfatto di ciò che ha. Il fanciullino permette di guardare la realtà con occhi giusti, ossia quelli dell'infanzia.