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shoah

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Transcript

LA SHOAH E LE SUE ORIGINI

I GHETTI

LE RADICI DELL'ANTISEMITISMO

LA GERMANIA NAZISTA

AUSCHWITZ

+info

Alle origini dello sterminio

Le radici della concezione antiebraica

Il popolo ebraico, anticamente, era monoteista, ossia aveva un solo dio, a differenza di molti altri popoli che al tempo erano politeisti. Già questa prima differenza ha portato gli ebrei ad essere visti come se avessero qualcosa di diverso dagli altri. Nel corso della storia, come sappiamo, gli ebrei sono stati accusati di essere “Deicidi”, ossia assassini di Dio, per aver fatto processare e crocifiggere Gesù cristo. Da qui partono le radici della concezione antiebraica per i cristiani che si svilupperà per centinaia di secoli, portando ad una serie di eventi sconcertanti. Gli ebrei si stabilirono in Palestina fino al 70 d.c., quando i romani distrussero il tempio del re Salomone e li cacciarono definitivamente dal territorio, dando così inizio alla prima diaspora degli ebrei verso il Mediterraneo.

Nel medioevo, invece, le comunità ebraiche cominciano a rinforzarsi a diventare sempre più numerose e a radicarsi all’interno della società cristiana nonostante nei secoli precedenti fosse stato esplicitato, anche dai vari papi, un chiaro sentimento antiebraico. Questo odio si sviluppa nel concilio lateranense del 1215 istituito da Papa Innocenzo III, in cui viene deciso che fosse obbligatorio il riconoscimento degli ebrei all’interno della società attraverso una rotella gialla per gli uomini e un velo giallo per le donne.

Un’altra credenza portata avanti, sul popolo ebraico, è che fossero portatori di sfortuna. Infatti, per la peste del 1300, come ogni altra peste abbattutasi sulla popolazione mondiale, gli ebrei furono accusati di aver avvelenato i pozzi e di aver provocato l’epidemia di peste nera che aveva decimato i popoli europei. Addirittura si pensava che loro andassero casa per casa ad intendere le porte di ingresso affinché le persone si ammalassero. Le accuse di essere avidi, spilorci ed eccessivamente attaccati ai soldi fanno parte dell'antisemitismo economico. Gli ebrei sono stati spesso stereotipati come ingordi e meschini per quanto riguarda il denaro; anche questo pregiudizio nacque nel Medioevo, quando la Chiesa vietava ai cristiani di prestare denaro con interessi.Gli ebrei potevano quindi svolgere professioni ed attività proibite ai cristiani, come per l'appunto quella di usuraio, tanto che molti ebrei entrarono nel commercio del prestito su interesse.

Summary

LA LIMPIEZA DE SANGRE

Nel 1492 la regina Isabella di Castiglia e il re Ferdinando d’Aragona emanarono un ordine di espulsione il Decreto dell'Alhambra riguardante tutti gli ebrei residenti nell'impero spagnolo, dando agli ebrei quattro mesi di tempo per scegliere se convertirsi al cristianesimo o lasciare il paese. Circa 165 mila di loro emigrarono, mentre circa 50 mila si convertirono. Era un’ossessione per la purezza del sangue che si era andata diffondendo nel territorio spagnolo. Il regno del Portogallo fece lo stesso nel dicembre 1496.

Martin Lutero, un frate tedesco i cui insegnamenti hanno ispirato la riforma protestante, scrisse un feroce libretto antisemita nel 1543. Il testo presenta gli ebrei in termini estremamente duri e negativi, li condanna dettagliatamente raccomandando un pogrom (parola russa= violenta azione persecutoria) contro di loro, chiedendone la loro oppressione permanente e l'espulsione. Ad un certo punto Lutero scrive "siamo colpevoli di non ucciderli", un passaggio che "può essere definito il primo passo verso l'antisemitismo moderno ed un passo enorme in avanti lungo la strada che conduce verso la Shoah. Infatti, i discorsi ostili di Martin Lutero contro gli ebrei sono visti dagli storici come il punto di congiunzione tra l'odio per gli ebrei del Medioevo e quello dell'epoca moderna. Gli ebrei son considerati automaticamente dei malfattori economicamente dannosi e divinamente corrotti. L'odio nei loro confronti diventa folklore.

STEREOTIPI SULLE CARATTERISTICHE FISICHE

Nelle caricature e nei cartoni animati si suppone spesso che gli ebrei abbiano grossi nasi a forma di uncino, occhi scuri, le palpebre cadenti e la kippah usurata; lo scopo prevalente dello stereotipo del naso ebraico altrimenti aquilino è quello di farne uno dei tratti maggiormente definiti per caratterizzare qualcuno come ebreo. Nella cultura popolare europea precedentemente al XX secolo i capelli rossi vennero comunemente identificati tra i tratti distintivi ebraici negativi in quanto rappresentazione figurativa di Giuda (colui che "tradì il Signore") venne tradizionalmente descritto con rossi capelli ricci sia nell'arte italiana sia in quella spagnola.; durante l'attività dell'inquisizione spagnola tutte le persone con i capelli rossi vennero identificate per essere ebrei.

I GHETTI EBRAICI

DIFFERENZA TRA QUARTIERE EBRAICO E GHETTO il ghetto era chiuso (emarginazione) = i suoi ingressi erano delimitati da cancelli, con ufficiali che a turno vi montavano la guardia: questi cancelli, poi, dal tramonto all'alba venivano chiusi dall'esterno. Gli ebrei non potevano quindi né entrare né uscire; allo stesso tempo, non potevano risiedere in nessun altro luogo della città.

Il termine "ghetto" ha dalle origini incerte. Fra le tante possibili ne esiste una che appare più convincente. In veneziano, geto (o getto) era il nome con il quale si indicava la fonderia dei metalli. E fu proprio in una zona di Venezia presso cui esisteva un'antica fonderia in disuso che venne istituito il primo ghetto ‒ o geto ‒ della storia. Siamo nel 1516.

  • GLI ANTENATI DEI GHETTI
Gli ebrei della diaspora,che sin dai primi anni dell'era cristiana vivevano come piccola minoranza all'interno di regni e territori diversi, non avevano quasi mai il diritto di possedere terre, né dunque di coltivarle. Per questo la loro storia è quasi sempre una storia urbana, in quanto si svolge dentro le mura delle città e non nelle campagne. Nelle città agli ebrei era concesso il diritto di vivere, mai quello di cittadinanza vera e propria. L'ebreo era e restava il diverso, da tollerare malgrado la sua diversità a patto che esercitasse determinati mestieri, sia nel mondo cristiano che in quello islamico.

+ info

  • IL PRIMO GHETTO
Nel 1516 fu istituito il primo ghetto della storia ebraica, a Venezia. Gli ebrei vivono da secoli nella città: ve ne sono di tedeschi, altri di origine orientale e molti provenienti dalla Spagna (a causa del decreto de la limpieza de sangre . La comunità ebraica veneziana era, dunque, una società vivace e integratanella vita della città. Ma nel 1516 il governo veneziano decise che gli ebrei andavano rinchiusi in un quartiere speciale, e istituì per l'appunto il primo ghetto della storia.
  • DIFFUSIONE DEL GHETTO
Nel 1555 lo Stato pontificio adottò di slancio l'istituzione del ghetto in tutti i suoi domini. Di lì in poi questa realtà si diffuse rapidamente in tutta l'Europa.
EVOLUZIONE DEI GHETTI TRA IL 1800 E IL 1900

I GHETTI CON IL FASCISMO

EMANCIPAZIONE

I GHETTI CON IL NAZISMO

I GHETTI NAZISTI

Nella Germania nazista (nazionalsocialismo) e nell'Europa sotto occupazione tedesca, il ghetto ritornò davvero. Alcuni tra questi erano Varsavia, Lodz, Vilnius e tanti altri, nell’Europa nordorientale. I Tedeschi avevano deciso che la strategia giusta per sterminare gli ebrei era quella di concentrarli dapprima in alcuni quartieri delle città occupate, da cui poi deportarli, sempre che non fossero prima morti di stenti. I ghetti nazisti erano insomma l'anticamera del campo di concentramento, in cui gli abitanti del ghetto venivano poi condotti.

GHETTO DI CRACOVIA - FABBRICA DI SCHINDLER

OSKAR SCHINDLER

Oskar Schindler, nacque a Svitavy (Zwittau), in Moravia, che allora era una provincia dell’Impero Austro-Ungarico, ma con una popolazione di prevalente origine e lingua tedesche. Nel 1936, Schindler inizia a lavorare per i Servizi Segreti Militari tedeschi (Abwehr) con il compito di spiare le ferrovie e delle industrie cecoslovacche. Scoperto, il 18 luglio dello stesso anno venne arrestato dal governo ceco e rischia la condanna a morte, ma viene invece rilasciato pochi mesi dopo, quando il trattato di Monaco sancisce l’annessione di parte della Cecoslovacchia alla Germania nazista. Schindler, ambizioso opportunista e amante della vita raffinata, nel febbraio del 1939 si iscrive al Partito Nazista. Fa rapidamente carriera: da mediocre venditore diventa imprenditore di successo e accumula ricchezza.

EMALIA

Dopo l’invasione della Polonia si trasferisce a Cracovia portandosi Itzhak Stern come suo contabile. Sfruttando a proprio vantaggio il programma tedesco di “arianizzazione” delle imprese commerciali polacche, nel novembre del 1939 acquista a Cracovia una fabbrica di oggetti smaltati, “Emalia” , appartenuta a un imprenditore ebreo. Schindler consegnò al suo contabile, Stern, il bilancio di questa fabbrica, che aveva dichiarato bancarotta nel 1939. Abbandonò l'assunzione di manodopera polacca per assumere operai ebrei a basso costo, i quali, nel frattempo, furono confinati nel ghetto per opera delle SS. Stern gli consigliò un metodo per avere maggiore indipendenza dai mandati nazisti, compresa la possibilità di assumere altri ebrei. Inizialmente assunse 7 dipendenti ebrei e 250 polacchi non ebrei. Al suo apice, nel 1944, l'azienda impiegava circa 1.750 persone, di cui un migliaio erano ebrei. Schindler registrò poi questa azienda come unità di produzione di armi e presentò numeri di produzione falsi per giustificare la sua esistenza. Così facendo, i lavoratori ebrei dell'Emalia venivano protetti in modo sicuro.

EMALIA

Il governatore generale Hans Frank emanò una direttiva il 1° agosto 1940, ordinando a tutti gli ebrei di Cracovia di evacuare entro due settimane. Solo a coloro che lavoravano direttamente per lo sforzo bellico tedesco sarebbe stato permesso di rimanere. Il fatto che Emalia fosse una parte vitale dello sforzo bellico si rivelò un fattore critico nella capacità di Oskar Schindler di proteggere i suoi dipendenti ebrei. Egli chiese esenzioni per gli Schindlerjuden (ebrei di Schindler) ogni volta che erano minacciati di sfollamento.

sottocampo di plaszow

I nazisti iniziarono a spostare gli ebrei dal ghetto nell'autunno del 1941. Schindler rimase scioccato nel vedere che il ghetto veniva smantellato, decidendo così di salvare quanti più ebrei possibile da quel momento in poi. Nel marzo 1943, il campo di concentramento di Paszów fu istituito sul sito di due cimiteri ebraici. Il comandante del campo, l'SS-Hauptsturmführer Amon Göth, era un sadico che giustiziava i detenuti senza un preciso motivo. Secondo il progetto originale di Göth, tutte le industrie, compresa quella di Schindler, dovevano essere trasferite all'interno dei cancelli del campo. Con un misto di negoziazione, inganno e corruzione, Schindler non solo evitò che la sua fabbrica fosse trasferita, ma convinse anche Göth a permettergli di creare a sue spese un sottocampo a Emalia per ospitare i suoi lavoratori e 450 ebrei provenienti da altre fattorie vicine.
Schindler fu informato dei piani dei nazisti di chiudere tutte le fabbriche che non erano strettamente impegnate nello sforzo bellico, compresa la sua fabbrica di oggetti smaltati. Per preservare la vita dei lavoratori ebrei, Schindler decise di convertire la produzione di pentole in esplosivi anticarro. Schindler usò la corruzione e l'influenza per convincere i funzionari di Berlino a permettergli di trasferire la fabbrica e i lavoratori a Brünnlitz, nei Sudeti, salvando i dipendenti ebrei da una sicura esecuzione nelle camere a gas. Lo stabilimento produceva poche, se non nessuna, munizione d'artiglieria utilizzabile.

il primo dopoguerra

Nel 1919 la Germania si vide protagonista di una profonda crisi economica, sociale e politica dovuta alla sconfitta durante la prima guerra mondiale. Una serie di aiuti economici da parte degli americani compromessi dalla crisi della borsa di Wall Street portò ad un peggioramento della situazione in Germania. Questa condizione di crisi, portò un malcontento generale tra tutti gli abitanti della germania, che addossarono la colpa di questi eventi ai due partiti vigenti al momento: il partito socialdemocratico e il Zentrum cattolico. Di conseguenza, il partito nazionalsocialista operaio tedesco, che nasceva in quel periodo, trovò terreno fertile per sviluppare le proprie ideologie. Divene poi “Partito nazista” sotto influenza di un giovane politico austriaco: Adolf Hitler.

ADOLF HITLER

Nato nel 1889, il suo periodo di formazione ideologica politica avvenne nei primi anni del ‘900. Provava astio nei confronti del partito socialdemocratico tedesco ed era convinto che le minoranze presenti in Germania e Austria fossero una specie di ostacolo per la realizzazione di una grande patria per tutti i tedeschi, evidenziando una visione pangermanista e razzista. Nel 1923 tentò, seguito da un’organizzazione paramilitare, di rovesciare il governo del Land della Baviera, con scarsi risultati, poiché venne arrestato. Negli anni della prigionia scrisse il suo capolavoro, il “Mein Kampf” (la mia battaglia), in cui esponeva le idee tipiche della destra tradizionale.

gli ideali nazisti

Tali idee si basano su concetti razzisti e antisemiti. Infatti, Hitler parlava di “purezza della razza”, ossia di qualità fisiche, morali e intellettuali che venivano tramandate geneticamente, e che quindi andavano preservate. Secondo Hitler, il percorso storico si era sempre basato in uno scontro tra razze, lui identificava delle razze superiori e delle razze inferiori in ordine gerarchico: tra quelle geneticamente superiori vi era la razza tedesca, detta “ARIANA”, un gruppo umano ritenuto perfetto e puro sin dalla preistoria. Tra le razze inferiori abbiamo, invece, gli EBREI, ritenuti parassiti, gli slavi e gli asiatici, ritenuti invasori di terre che sarebbero dovute essere di proprietà tedesca.
Secondo tale ideologia, era indispensabile che il popolo nutrisse una fede assoluta verso un capo supremo in grado di guidare il popolo. Hitler, una volta scarcerato, aveva compreso che per ottenere il consenso di tutto il popolo, era fondamentale che, alla violenza contro i partiti avversari, era necessario affiancare un’immagine di legalità. Per questo, alle elezioni presidenziali del 1925 i nazionalsocialisti decisero di appoggiare il vincitore, il generale von Hindenburg, massimo esponente degli ambienti militari conservatori tedeschi.

LE SS

Per organizzare para militarmente il Partito, nel 1926 nacquero le cosiddette SS, inizialmente concepite come guardie personali di Hitler, divennero, dal 1929, corpi di polizia e spionaggio sotto la guida di Himmler, fidato compagno di Hitler sin dagli inizi del partito. Ogni partecipante alle SS doveva credere in dei valori fondamentali per il partito: i valori del sangue e della selezione della razza e dovevano avere spirito combattivo e promettere lealtà, onore e obbedienza al capo.

NASCITA DEL TERZO REICH

Nel 1930, il partito nazionalsocialista diventa il secondo partito del Paese, infatti aveva conquistato 107 seggi su 577. L’aggravarsi della crisi e della disoccupazione in Germania portò le classi operaie e dirigenti dell’aristocrazia a schierarsi a favore del regime autoritario di Hitler, che prometteva di tutelare gli interessi economici del popolo con l’emarginazione di socialisti e comunisti, visti come ostacolo.

TERZO REICH

Nelle elezioni dell’aprile del 1932, il partito di Hitler ottenne il 37% dei voti. A causa di un ballottaggio, vinse nuovamente, grazie ai socialdemocratici, il generale von Hindenburg. Questo però, non fermò Hitler; nel novembre dello stesso anno, nelle successive elezioni, il suo partito divenne il primo del paese, permettendogli, nel gennaio del 1933 di diventare cancelliere, ossia capo di governo, grazie agli industriali e ai latifondisti.
In poco tempo si potette parlare di una vera e propria dittatura nazista; il 27 febbraio viene ricordato per essere il giorno nel quale è avvennuto l’incendio che ha distrutto il palazzo del Reichstag, la sede del parlamento; tale episodio venne sfruttato da Hitler per addossare la totale colpa ai comunisti che di conseguenza furono arrestati. Inoltre Hindenburg, il 28 febbraio, emanò un decreto che aveva come scopo quello di limitare pian piano tutte le libertà e di garantire la pena di morte a chiunque avesse tentato commettere crimini contro lo stato.

IL CONTROLLO DI HITLER

il 5 marzo, durante le elezioni, il partito nazista riuscì a conquistare il pieno controllo del parlamento, con il 43,9% dei voti; come conseguenza gli avversari politici caddero immediatamente, e Hitler fece approvvare una legge secondo cui lui avrebbe avuto nelle proprie mani il controllo della politica interna ed estera, e consentiva al suo governo comunicare le leggi senza l’approvazione del parlamento.
capo del Fronte tedesco del lavoro
Avendo ottenuto totale controllo, in primo luogo, i sindacati furono sciolti, e presero il loro posto il fronte tedesco del lavoro che aveva il compito di operare psicologicamente sui lavoratori; in secondo luogo i funzionari della pubblica amministrazione non graditi, non tollerati, furono presto licenziati e, infine, tutti i partiti che risultavano essere differenti da quello nazista furono duramente soppressi.

LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI

Hitler dovette affrontare anche alcuni ostacoli: gli esponenti della sinistra del partito, aventi idee rivoluzionare, rappresentavano per Hitler un intralcio per il consolidamento del proprio potere, ed altro canto vi era anche la destra tradizionale, il quale appoggio ormai appariva quasi inutile al cancelliere. Ciò permise, tra il 30 giugno e il 1 luglio 1934, quella che venne a chiamarsi la notte dei lunghi coltelli: sicuramente è stato uno dei primi episodi sanguinosi programmati dal cancelliere Hitler; durante la notte le SS, sotto il controllo di uno degli uomini più fedeli a Hitler, Hermann Göerring, assassinarono il gruppo intero delle SA, incluso il capo supremo Ernst Röhm.
Non furono gli unici protagonisti di tale sorte, in quanto questa fu anche quella degli uomini politici conservatori e di alti ufficiali dell’esercito. il 2 agosto 1934, si presentò finalmente l’occasione per Hitler di assumere il totale controllo dello Stato tedesco, in quanto lo stesso giorno morì Hindenburg, infatti il cancelliere presto si candidò per succedere quest’ultimo.

LA VERA ASCESA AL POTERE

Successivamente Hitler fece emanare un decreto che garantiva le cariche in mano al Fuhrer ( il termine deriva dal verbo tedesco führen che significa condurre guidare, quindi il significato della parola è realmente capo, guida); questo era Adolf Hitler, il capo supremo della nazione tedesca e tutto il popolo avrebbe dovuto dare lui lealtà e obbedienza assoluta. Tale incarico fu assegnato lui a seguito di un plebiscito nel quale il 90%, ovvero 38 milioni di cittadini tedeschi votarono per il sì e quindi Hitler annunciò così la nascita del terzo Reich, un vero e proprio nuovo impero.
È importante sottolineare che, nel nuovo regime il parlamento non era più protagonista di alcuna scelta, non aveva dunque alcun potere, poiché il compito di promulgare i decreti e far si che diventassero automaticamente leggi, spettava esclusivamente al Führer.

LA VERA ASCESA AL POTERE

Per segnalare i casi di tradimento nei confronti dello Stato, il partito nazista abolì il principio dell’indipendenza della magistratura, e nel 1934 venne istituita la corte del popolo anche se già precedentemente era stato introdotto il tribunale speciale avente analoga funzione. Durante il terzo Reich spiccarono anche la figure dei corpi di polizia, in particolare ricordiamo la Gestapo che era la polizia segreta di Stato, che ha costituito uno dei simboli più terrificanti di Hitler: aveva il compito di investigare dal punto di vista politico e di reprimere gli oppositori e i nemici interni, ma il male peggiore era che era autorizzato ogni tipo di trattamento nei confronti dei prigionieri, inclusa la tortura. Addirittura dal 1936 la Gestapo fu posta al di sopra della legge, era quindi superiore ad ogni tipo di tribunale.

LA COSTRUZIONE DELLO STATO TOTALITARIO

Il nazismo realizzò un regime totalitario poiché la volontà di Hitler era quella di creare uno Stato totale in grado di controllare la società e la vita di ogni cittadino; idea base era che il cittadino doveva sacrificare la propria libertà per gli interessi della nazione. Fondamentale era all’interno del regime l’indottrinamento ideologico; infatti nel 1933 a Joseph Goebbels fu affidato il ministero della propaganda e dell’educazione popolare; attraverso l’uso della stampa, della radio, del cinema, di ogni mezzo di comunicazione e di manifestazione culturale,lui avrebbe dovuto diffondere l’ideologia nazista.
Un esempio di strumento per inculcare tali valori, furono le organizzazioni di massa, in particolare ricordiamo la gioventù hitleriana. All’interno dell’organizzazione, fondata dalla NSDAP, vi erano i ragazzi dai 10 anni in su che si sarebbero dovuti formare ideologicamente e militarmente e sviluppare la fedeltà e l’obbedienza al regime. Altra associazione, fu “la forza attraverso la gioia”, quest’ultima doveva inculcare nei tedeschi l’orgoglio di essere gente privilegiata e in grado di partecipare ad attività di svago e vacanze.

LA COSTRUZIONE DELLO STATO TOTALITARIO

Fondamentali, a fini propagandistici furono sicuramente le adunate di massa, che erano manifestazioni, nelle quali Hitler giocava quasi il ruolo di un vero e proprio attore, in quanto si rivolgeva alle masse con discorsi ricchi di gesti, rumori, canti per impressionare e coinvolgere chiunque lo stesse ascoltando, e farsi che questi si identificassero il più possibile con lui. Hitler era un maestro della propaganda, dobbiamo ricordare che egli era un giornalista, come Mussolini, e quindi conosceva nei minimi dettagli i modi per attirare la massa.
Altro passo importante e decisivo fu, da parte del ministero della propaganda, controllare il mondo della cultura che fu, successivamente privato della libertà di espressione: il culmine fu raggiunto nei cosiddetti “ falò dei libri proibiti”, cerimonia nella quale vennero bruciati tutti i testi di autori considerati nocivi per la cultura della Germania nazista come ad esempio quelli di origine ebraica oppure quelli aventi idee liberali e socialisti (Zola, Marx, Freud). ovviamente, per conseguenza, scienziati come Einstein, Freud, scrittori come Brecht, Mann, il regista Fritz, decisero di emigrare all’estero per non piegarsi alle ideologie naziste.

LA SOPPRESSIONE DEL DISSENSO

Al fine di eliminare ogni dissenso e opposizione interni al regime, la Gestapo esercitò forme di spionaggio su tutta la società; in tal modo riuscì ad identificare molti gruppi di comunisti. Per quanto riguarda i cattolici, dopo lo scioglimento dello Zentrum, si piegarono al regime, spinti anche dal concordato firmato nel 1933 tra la Santa Sede e il governo di Hitler, che prometteva la libertà di culto per i cristiani. Anche con le chiese protestanti i rapporti erano ottimi, infatti all’interno di essa si sviluppò il cosiddetto movimento dei Cristiani Tedeschi, che univa motivi religiosi e nazionalsocialisti.

Fin dal 1933 nacquero i campi di concentramento, in tedesco Lager, con l’obiettivo di recludere tutti i dissidenti politici, gli ebrei, i rom e i cosiddetti "asociali" (omosessuali, malati di mente e delinquenti).

I PROVVEDIMENTI CONTRO GLI EBREI

Un fattore cruciale del pensiero del partito di hitler fu l’antisemitismo. Nella loro ideologia, infatti, la germania sarebbe dovuta essere una comunità di sangue fondata sulla purezza ariana e sul predominio sulle razze “inferiori”. Per questo occorreva eliminare ogni minoranza, a partire dagli ebrei, perfettamente integrati nella società. Visti i sentimenti antigiudaici già radicalizzati nei secoli dalla religione, vista l’immagine dell’ebreo come avido e ricco borghese e vista la posizione di rilievo a livello economico che avevano, su di loro si scatena tutta la frustrazione e l’odio razziale della popolazione.

Al fine di portare a termine i suoi obiettivi, nella primavera del ‘33, il regime nazista dà il via all’allontanamento degli ebrei dalla vita politica e dalla società in genere. Questo processo trova assoluto compimento nel settembre del ‘35 con la promulgazione delle cosiddette “Leggi di Norimberga”. Si trattava di due leggi fondamentali: - La legge sulla cittadinanza del Reich, che stabiliva che i cittadini del reich dovessero essere solo di sangue tedesco o affine, togliendo la cittadinanza a tutti gli ebrei; - La legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco, che vietava i matrimoni tra ebrei e ariani.

I PROVVEDIMENTI CONTRO GLI EBREI

Tre anni dopo, nel 1938, ci fu una vera e propria radicalizzazione antisemita che trova il culmine nella notte tra il 9 e il 10 novrembre 1938. In questa notte, la cosiddetta “notte dei cristalli”, avvenne un vero e proprio pogrom in cui vennero incendiate le sinagoghe, distrutti negozi, assaliti i civili e vennero rubati beni dal valore di svariati miliardi di marchi. Questa data segnò inoltre l’inizio della deportazione degli ebrei nei lager.

LA POLITICA ECONOMICA E I PIANI DI POLITICA ESTERA

Per mantenere il consenso ottenuto dai vari ceti che gli avevano permesso di salire al potere, il nazismo doveva al più presto trovare una soluzione alla crisi economica, che si tradusse in una politica di dirigismo economico per coordinare tutti gli sforzi industriali della nazione (come Stalin).

Le direzioni di questa politica furono due: - messa in atto di un programma di lavori pubblici con l’obiettivo di ridurre la disoccupazione; il più importante risultato fu la realizzazione di una moderna rete autostradale. Inoltre, ci fu un rilancio dell’industria automobilistica, il cui simbolo fu la Volkswagen. - In secondo luogo, la politica economica nazista si pose l’obiettivo del riarmo, per far sì che il paese tornasse al ruolo di grande potenza che aveva prima della prima guerra mondiale. A essere favorita dalle spese militari e dallo sforzo per il riarmo in vista della mira espansionistica estera fu l’industria pesante. Nel 1938 si raggiunse la piena occupazione del paese e l’industria bellica assorbiva più della metà del bilancio pubblico.

LA POLITICA ECONOMICA E I PIANI DI POLITICA ESTERA

Un tale approccio bellico va assolutamente in contrasto con quelle che erano le clausole del trattato di Versailles dopo la prima guerra mondiale, che vietavano espressamente alla Germania di riallestire un esercito e avere materiale bellico in grandi quantità. Questo portò a delle conseguenze sulle relazioni internazionali: già nel ‘33, le potenze mondiali si incontrarono a Ginevra per trovare un accordo sugli armamenti e confermare l’uscita della Germania dalla società delle nazioni.

Due anni dopo, nel ‘35, in Germania fu ristabilita la leva obbligatoria, annullata dalla pace di versailles. Questo era il modus operandi che Hitler utilizzava per prepararsi alla Seconda Guerra mondiale, che sconvolgerà il mondo intero.

AUSCHWITZ

I campi di concentramento creati inizialmente in Germania, successivamente in tutta Europa a partire dal 1933, erano stati pensati per gli avversari politici del regime nazista, ebrei, rom, omosessuali e testimoni di geova. Il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia prese il nome della città polacca annessa al terzo reich (Oświęcim), era stato pensato per contenere i polacchi arrestati dalla polizia tedesca a causa del loro accrescimento negli altri campi e prigioni. Dal 1942 però divenne il principale centro di sterminio degli ebrei.

Nel periodo di massima attività il campo era composto da tre parti principali: Auschwitz I, Auschwitz II-Birkenau, Auschwitz III-Monowitz. L’intento dei campi di lavoro era isolare i prigionieri dal mondo esterno attraverso il filo spinato.

Auschwitz I è la parte più antica con 20.000 deportati creato a metà del 1940.

Auschwitz II-Birkenau il campo di sterminio più grande a 3 km di distanza da Auschwitz I, qui ci si occupava principalmente della distruzione di massa con le camere a gas e successivamente con i forni crematori.

Auschwitz III-Monowitz creato nel 1942 a 6 km di distanza da Auschwitz I, i deportati lavoravano forzatamente per il grande impianto chimico Buna Werke ossia un complesso destinato alla produzione su vasta scala di gomma sintetica.

I nazisti vedendo l'avanzata dell'armata Rossa decisero di cancellare la maggior parte delle prove dei loro crimini perciò vennero bruciati i documenti e distrutto edifici, ad Auschwitz I però si conservano gli oggetti appartenenti agli ebrei trovati dopo la liberazione come: -divisa a righe (di adulti e bambini); -scarpe; -occhiali; -protesi; -valigie (con nomi degli ebrei scritti sopra); -pentole; -capelli tagliati alle donne (circa 2 tonnellate). Inoltre abbiamo documenti e fotografie da parte dei prigionieri e un libro con tutti i nomi degli ebrei vittime nei campi. Troviamo il muro di esecuzione o della morte dove i prigionieri venivano giustiziati davanti a tutti.

I deportati venivano categorizzati con un triangolo colorato in base al motivo per il quale si trovavano lì: -rosso: prigionieri politici; -nero: asociali (rom, zingari); -verde: prigionieri criminali: -viola: testimoni di Geova (la loro fede non coincideva con il credo nella terra tedesca); -rosa: omosessuali (diedero questo colore per sminuirli a prenderli in giro perché no considerati veri uomini) -stella gialla: ebrei.

All'arrivo al campo i deportati venivano divisi tra chi fosse idoneo ai lavori forzati o agli esperimenti medici e chi invece, come anziani, bambini, malati e invalidi, dovesse essere ucciso perché considerato inutile. Chi lavorava veniva registrato e marchiato con un numero e non aveva vita semplice infatti moltissimi morivano di fame o di malattia.

A luglio 1942 iniziarono gli esperimenti medici sulle detenute (fatte anche dalle stesse donne come Herta Oberheuser successivamente processata e accusata al tribunale di Norimberga per crimini contro l'umanità), il medico nazista Sigmund Rascher ha condotto esperimenti su cavie per la malaria, congelamento prolungato, rigenerazione di parti del corpo, sterilizzazione. A fine 1944 si decise di uccidere circa 65 donne al giorno in vista dell’arrivo dell’Armata rossa, con la fucilazione e le camere a gas. Il 30 aprile 1945 il campo di Ravensbrück fu finalmente liberato dalle forze sovietiche.

Il campo di concentramento di Ravensbrück è il più grande campo di concentramento femminile a circa 90 chilometri e 1 ora di distanza da Berlino. Fu aperto il 15 aprile 1939 e le prime deportate furono le comuniste, socialdemocratiche, prostituite, testimoni di Geova, zingare e antinaziste obbligate a lavorare nella grande sartoria di proprietà delle SS, la fabbrica TexLed, nella quale le prigioniere erano addette al confezionamento di divise militari e calzature per i soldati. Tra il 1942 ed il 1943 iniziarono i trasferimenti di deportate ebree nel campo di Auschwitz-Birkenau, al fine di rendere il territorio vicino alla capitale libero dagli ebrei. Ha 1 stanza con 3 forni crematori dove venivano uccisi bambini, anziane e disabili.

EMANCIPAZIONE

I ghetti si aprirono ‒ o si chiusero ‒ lentamente, a partire dalla Rivoluzione francese in poi. In Italia a poco a poco i ghetti scompaiono, con la fine dell'Ottocento agli ebrei sembra di aver conquistato una definitiva parità di diritti. La libertà di abitare dove volevano, di esercitare i mestieri più congeniali, di andare all'università (cosa che era stata negata loro per millenni).

testimonianza di BLANKA ROTHSCHILDN - GHETTO DI LODZ

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RASTRELLAMENTO DEL GHETTO DI ROMA

Considerato tra i più antichi al mondo – è secondo solo a quello di Venezia (1516) – il Ghetto di Roma nasce nel 1555 su ordine di papa Paolo IV. Il Ghetto è anche il luogo della persecuzione nazifascista che culminò il 16 ottobre 1943, giorno in cui ebbe luogo il più grande rastrellamento di ebrei della storia. I nomi dei deportati nei campi di sterminio nazisti sono stati impressi nelle Memorie d’inciampo, un sampietrino ricoperto da una lastra in ottone su cui è indicato nome e cognome di chi non è mai tornato.

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Quando il Ministero degli Armamenti sollevò dubbi sulla scarsa produzione della fabbrica, Schindler acquistò i prodotti finiti al mercato nero e li presentò come propri. Le razioni delle SS erano inadeguate a soddisfare le esigenze degli operai, così Schindler trascorse la maggior parte del suo tempo a Cracovia per acquistare cibo, munizioni e altre forniture. Emilie, sua moglie, rimase a Brünnlitz, facendo arrivare di nascosto pasti extra e occupandosi della salute dei dipendenti e di altre necessità. Il 7 maggio 1945, Schindler e i suoi dipendenti si riunirono in fabbrica per ascoltare il Primo Ministro britannico Winston Churchill che annunciava alla radio che la Germania aveva ceduto e che la guerra europea era finita.

Paula era una dei quattro figli di una famiglia ebrea molto religiosa di Lodz, una città industriale con una grande comunità ebraica dove suo padre possedeva un negozio di mobili. Da bambina, Paula frequentò le scuole pubbliche, mentre lo studio della religione ebraica le veniva impartito in casa, tre ore la settimana. 1933-39: I miei fratelli, le mie sorelle ed io trascorrevamo molto tempo al circolo del nostro gruppo Sionista, Gordonia. Noi credevamo nei valori umanistici, nel lavoro indipendente e nella necessità di costruire una patria in Palestina. Mi piaceva lavorare con le mani e facevo molti lavori a maglia, all'uncinetto e di cucito. Nel settembre del 1939, quando frequentavo la scuola superiore, i miei studi vennero interrotti dall'invasione tedesca della Polonia e dalla presa di Lodz, l'8 settembre.

PAULA GARFINKEL

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1940-44: All'inizio del 1940 la mia famiglia venne obbligata a trasferirsi nel ghetto di Lodz, dove ci venne assegnata una sola stanza, per tutti e sei. Il cibo costituiva il problema più grande: nella fabbrica di vestiario femminile dove lavoravo riuscivo almeno ad avere un po' di minestra per pranzo, ma avevamo un disperato bisogno di cibo soprattutto per mio fratello minore, che era molto ammalato e aveva spesso emorragie interne. Dalla finestra della fabbrica vedevo un campo di patate e così, pur sapendo che se mi avessero presa mi avrebbero sparato sul posto, una notte scivolai fuori, nel campo, tirai fuori quante più patate potei e poi corsi di nuovo a casa. Nel 1944 Paula fu deportta a Brema, in Germania, ai lavori forzati. Venne liberata nel 1945, mentre si trovava nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Dopo la guerra, Paula emigrò negli Stati Uniti.

TESTIMONIANZA DI CHARLENE SCHIFF

UNA SCUOLA CLANDESTINA PER I BAMBINI DEL GHETTO DI HOROCHOW

TESTIMONIANZA DI EDITH BRUCK

estratti da "Il pane perduto" - opera autobiografica

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dal quartiere ebraico al ghetto

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LA DEPORTAZIONE DA HUSZT