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Poesie per ricordare la shoah

Gaia Maricchiolo

Created on February 5, 2024

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Transcript

Poesie per ricordare la Shoah

Salvatore Quasimodo e Benjamin Fondane

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La Shoah

Il termine Olocausto indica il genocidio di sei milioni di ebrei, di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista, i loro alleati e i collaborazionisti. Gli ebrei furono le principali vittime tra i gruppi ritenuti dai nazisti "indesiderabili" o "inferiori" per motivi politici o razziali.
L'eliminazione di circa i due terzi degli ebrei d'Europa venne organizzata e portata a termine dalla Germania nazista mediante un complesso apparato amministrativo, economico e militare che coinvolse gran parte delle strutture di potere burocratiche del regime, con uno sviluppo progressivo che ebbe inizio nel 1933, con la segregazione degli ebrei tedeschi, e che poi proseguì, estendendosi a tutta l'Europa occupata dal Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale, con il concentramento e la deportazione, e quindi culminò dal 1941 con lo sterminio fisico per mezzo di eccidi di massa sul territorio da parte di reparti speciali e, soprattutto, in strutture di annientamento appositamente predisposte (campi di sterminio), in cui attuare quella che i nazisti denominarono soluzione finale della questione ebraica. L'annientamento degli ebrei nei centri di sterminio non trova nella storia altri esempi a cui possa essere paragonato, per le sue dimensioni e per le caratteristiche organizzative e tecniche dispiegate dalla macchina di distruzione nazista

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo è nato il 20 agosto 1901 a Modica in Sicilia , ed è stato un famoso poeta italiano nel XX secolo. Quasimodo trascorse la sua infanzia in Sicilia, vivendo l'atmosfera della sua terra natale, che avrebbe influenzato la sua produzione poetica. La sua carriera letteraria si sviluppò durante un periodo tumultuoso della storia italiana, segnato dalla Seconda Guerra Mondiale e dai cambiamenti sociali . Quasimodo studiò al liceo classico e successivamente si iscrisse alla Facoltà di ingegneria. Tuttavia , il suo interesse prevalente per la letteratura lo portò a dedicarsi interamente alla poesia . Il suo debutto ufficiale è avvenuto nel 1930 con la pubblicazione di "Acque e terre". Con la sua successiva raccolta "Giorno dopo giorno" nel 1947 ha ottenuto il riconoscimento della critica e del pubblico.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Quasimodo si è unito a movimenti contro il fascismo e il nazismo, subendo per questo persecuzioni. Questo periodo difficile ha influenzato la sua poesia, che rifletteva sentimenti di disperazione e speranza per un futuro migliore. Nel 1959, Quasimodo ha raggiunto l'apice della sua carriera vincendo il Premio Nobel per la Letteratura. Questo premio ha sottolineato la sua straordinaria capacità di esprimere emozioni umane attraverso un linguaggio poetico profondo e sensibile
La poesia di Quasimodo, con la sua combinazione di elementi classici e moderni, continua a essere considerata un importante contributo alla letteratura italiana. Anche dopo la sua morte il 14 giugno 1968, il suo impatto persiste attraverso le sue parole che hanno toccato il cuore di molte persone

La sua poetica

"La posizione del poeta non può essere passiva nella società: egli infatti "modifica" il mondo. Le sue immagini forti, quelle create, battono sul cuore dell'uomo più della filosofia e della storia. La poesia si trasforma in etica, proprio per la sua resa di bellezza: la sua responsabilità è in diretto rapporto con la sua perfezione. Scrivere versi significa subire un giudizio: quello estetico comprende implicitamente le reazioni sociali che suscita una poesia. Ma un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto, definito politicamente. E poesia è libertà di quel tempo e non modulazioni astratte del sentimento".

Aushwitz

salvatore quasimodo

Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola, amore, lungo la pianura nordica, in un campo di morte: fredda, funebre, la pioggia sulla ruggine dei pali e i grovigli di ferro dei recinti: e non albero o uccelli nell’aria grigia o su dal nostro pensiero, ma inerzia e dolore che la memoria lascia al suo silenzio senza ironia o ira. Tu non vuoi elegie, idilli: solo ragioni della nostra sorte, qui, tu, tenera ai contrasti della mente, incerta a una presenza chiara della vita. E la vita è qui, in ogni no che pare una certezza: qui udremo piangere l’angelo il mostro le nostre ore future battere l’al di là, che è qui, in eterno e in movimento, non in un’immagine di sogni, di possibile pietà. E qui le metamorfosi, qui i miti. Senza nome di simboli o d’un dio, sono cronaca, luoghi della terra, sono Auschwitz, amore…

Da quell’inferno aperto da una scritta bianca: “Il lavoro vi renderà liberi” uscì continuo il fumo di migliaia di donne spinte fuori all’alba dai canili contro il muro del tiro a segno o soffocate urlando misericordia all’acqua con la bocca di scheletro sotto le docce a gas. Le troverai tu, soldato, nella tua storia in forme di fiumi, d’animali, o sei tu pure cenere d’Auschwitz, medaglia di silenzio? Restano lunghe trecce chiuse in urne di vetro ancora strette da amuleti e ombre infinite di piccole scarpe e di sciarpe d’ebrei: sono reliquie d’un tempo di saggezza, di sapienza dell’uomo che si fa misura d’armi, sono i miti, le nostre metamorfosi. Sulle distese dove amore e pianto marcirono e pietà, sotto la pioggia, laggiù, batteva un no dentro di noi, un no alla morte, morta ad Auschwitz, per non ripetere, da quella buca di cenere, la morte.

Analisi del testo

Metafora: "battere l'al di là, che è qui, in eterno e in movimento" - qui, l'aldilà viene rappresentato come qualcosa di palpabile e presente.Analogia: L'uso di Auschwitz come una sorta di mito o metamorfosi, collegando il passato con la mitologia. Antitesi: "non in un'immagine di sogni, di possibile pietà" - l'opposizione tra immagini oniriche e realtà crude. Allitterazione: "qui, tu, tenera ai contrasti della mente" - ripetizione di suoni consonantici iniziali. Anastrofe: "Come subito si mutò in fumo d'ombra il caro corpo d'Alfeo e d'Aretusa!" - inversione dell'ordine delle parole per enfatizzare. Ossimoro: "'fredda, funebre"' - accostamento di parole dalle connotazioni opposte per evidenziare l'atmosfera cupa. Sineddoche: 'medaglia di silenzio" - utilizzo di una parte per rappresentare il tutto, simboleggiando il silenzio dei tragici eventi

Significato

In occasione del 27 gennaio, la Giornata della Memoria, ricordiamo questa poesia del grande Premio Nobel italiano, perché ci invita a prendere posizione in modo netto e deciso contro tutti coloro che si macchiano di violenza nei confronti del prossimo. Auschwitz fu scritta da Salvatore Quasimodo pochi anni dopo la rivelazione dell'orrore dei campi di sterminio nazisti. Un orrore che colpì il mondo intero e che non lascio insensibile il poeta, sempre attento a cogliere le piccole grandi emozioni individuali e collettive . Auschwitz fu pubblicata all'interno della raccolta Il falso e vero verde (1956).

Nella poesia Quasimodo sembra voler rivolgersi a qualcuno (amore) qualcuno a cui Quasimodo vuole descrivere la crudezza e la freddezza di quell’angolo di mondo dove lo sterminio è praticato. Nel testo Quasimodo si rivolge ad un soldato immaginario, ma forse quel soldato è morto anch’egli nel rogo: «o sei tu pure cenere d’Auschwitz?» Poi Quasimodo analizza quel che rimane dello sterminio ( lunghe trecce chiuse nelle urne di vetro, piccole scarpe e sciarpe di ebrei), le reliquie della storia.

Significato

La descrizione del campo di concentramento è impeccabile nella sua drammaticità: Quasimodo fa riferimento a un grigio scenario di morte, dal quale ogni elemento naturale e vitale è stato bandito. Neppure la pioggia purifica Auschwitz, perché sembra portare con sé il fumo funebre delle camere a gas. Quasimodo usa quindi il “noi” quando afferma "la nostra sorte"“ e ancora udremo piangere” come a includersi, in prima persona, in quel sentimento di rabbia impotente suscitato dalla visione di Auschwitz. Il poeta sembra in qualche modo colpevolizzarsi, considerare la sua omertà, per non aver agito in alcun modo per fermare quello sterminio ingiustificato. Il suo sentimento di ribellione è in particolar modo evocato dalla parola "amore", inserita nella prima strofa del testo, l’interlocutore immaginario con il quale sembra voler espiare il suo sentimento di colpa.

Si aprono poi i cancelli di Auschwitz sovrastati da quella scritta bianca "Il lavoro rende liberi" che appare in netto contrasto con tutto il resto, soprattutto con il fumo nero di morte che un tempo usciva dai camini. Segue una descrizione raccapricciante delle donne morte fucilate, oppure soffocate nelle camere a gas mentre chiedevano misericordia. Restano solo le reliquie, le scarpe e le sciarpe che avevano vestito quei corpi. Infine, il poeta allaccia queste visioni drammatiche a un sentimento di rabbia. Dal profondo del suo cuore ruggisce quel "no", che è un "no" alla morte di Auschwitz, Un “no” deciso di ribellione, che invita a non replicare mai più fatti del genere, perché mai nella storia si possa replicare un tale abominio.

Benjamin Fondane

Benjamin Fondane è stato un filosofo, scrittore e poeta di origine rumena, naturalizzato francese, vittima dell'Olocausto. Nacque a Iași, in Romania, il 14 novembre 1898, da una famiglia ebraica di cultura tedesca. Egli cambia il suo originario cognome Wechsler in quello di Fondane, nome del territorio di provenienza e dalla fusione di nomi del nonno materno con quello del nonno paterno. Fin da giovane si dedicò alla letteratura e alla filosofia, entrando in contatto con i principali intellettuali rumeni dell'epoca.- Nel 1923 si trasferì a Parigi, dove proseguì la sua attività culturale, collaborando con riviste e case editrici, e stringendo amicizia con Lev Šestov, il filosofo russo che influenzò profondamente il suo pensiero. Fondane si interessò in particolare alla crisi della realtà, alla critica del razionalismo, alla filosofia della tragedia e all'estetica.

Tra le sue opere principali, si ricordano il Falso trattato di estetica (1938), il Saggio sulla poesia moderna (1940) e il Baudelaire e l'esperienza del precipizio (1947). Fondane fu anche poeta, drammaturgo e cineasta, esprimendo la sua creatività in diverse forme artistiche. Nel 1944 fu arrestato dalla polizia di Vichy e deportato ad Auschwitz, dove morì il 2 ottobre, ucciso nelle camere a gas. La sua opera fu riscoperta e rivalutata solo dopo la sua morte, grazie al contributo di studiosi e ammiratori.

La sua poetica

La poetica di Benjamin Fondane, è caratterizzata da una profonda ricerca di significato nell'esistenza umana, spesso espressa attraverso una forma poetica sperimentale e filosofica. Fondane era interessato alla condizione umana, alla libertà individuale e alla lotta per trovare senso in un mondo apparentemente senza significato. La sua poesia spesso rifletteva un senso di disincanto verso la società moderna e una tensione tra l'individuo e il cosmo. Utilizzava uno stile poetico audace e innovativo, spesso giocando con le parole e sperimentando con le forme poetiche tradizionali.

Ricordatevi

Benjamin Fondane

Poesia

Ricordatevi solo che ero innocente e che, come voi, mortali di quel giorno, avevo avuto, anch'io, un volto segnato dalla collera, dalla pietà e dalla gioia, un volto d'uomo, semplicemente!

Parafrasi

Non dimenticate che non avevo colpa e che, come voi che vivete in questo giorno, anche io avevo un viso che mostrava la mia ira, la mia compassione e il mio gaudio, un viso di uomo, nient’altro!

Analisi del testo

Chiasmo: La struttura simmetrica del passo, come in "ero innocente" e "'un volto d'uomo, semplicemente",crea un equilibrio formale. Climax: La progressione delle emozioni elencate, dalla "collera" alla "pietà" e infine alla "gioia", può essere considerata una forma di climax, creando un effetto crescente nell'intensità emotiva Enjambement: La mancanza di una pausa tra "ero innocente" e "come voi, Allitterazione: L'uso di suoni consonantici ripetuti, come in "gioia" e "volto", aggiunge un elemento di musicalita al passo.

Significato

La poesia "Ricordatevi" di Benjamin Fondane è un potente richiamo alla memoria e alla consapevolezza dell'umanita. Fondane esprime attraverso questa poesia un profondo senso di urgenza nel ricordare le tragedie e le ingiustizie del passato per evitare che si ripetano nel futuro. La poesia invita i lettori a non dimenticare i massacri, gli orrori e le sofferenze inflitte dall'uomo sull'uomo, e a trarre insegnamento da esse per costruire un mondo migliore. È un richiamo alla responsabilita individuale e collettiva nel preservare la memoria storica e nel combattere l'ingiustizia e l'oppressione.