Vi presento...Stalin
Dopo la morte di Lenin
Dopo la morte di Lenin nel gennaio 1924, Lev Trockij e Stalin si scontrarono per la leadership dell'Unione Sovietica. Trockij voleva una "rivoluzione mondiale permanente", mentre Stalin propugnava il "socialismo in un solo Paese", cercando di consolidare il comunismo sovietico come punto di riferimento per futuri movimenti socialisti internazionali.Nel 1927, Stalin emerse come leader indiscusso dell'Unione Sovietica, sconfiggendo le opposizioni interne. Dopo aver consolidato il potere, eliminò sistematicamente gli avversari politici, tra cui Trotzkij, costretto a fuggire in Messico dove fu assassinato nel 1940. Stalin instaurò un regime totalitario, esercitando un controllo rigoroso su tutti gli aspetti della vita dei cittadini e cambiando radicalmente il loro modo di pensare e vivere.
L'avvio dei piani quinquennali
NEP
Nel 1928, Stalin abbandonò la NEP di Lenin per avviare un programma di trasformazione dell'Unione Sovietica da agricola a industriale e militare. Lanciò il primo piano quinquennale (1928-1932) per sviluppare l'industria pesante e creare un apparato produttivo potente, con l'obiettivo di equiparare lo sviluppo a quello dei principali Stati occidentali.
La collettivizzazione della terra
Industrializzazione forzata
Fallimento della produzione agricola
La costruzione di uno stato totalitario
I tribunali politici e i gulag
Per giudicare i "nemici del popolo", Stalin istituì tribunali politici dove le confessioni erano spesso ottenute con la forza e la tortura. Coloro ritenuti colpevoli venivano condannati a morte o alla reclusione nei gulag, campi di lavoro dove i detenuti erano privati di ogni cosa, compresa la loro dignità.
Stalin promosse l'industrializzazione attraverso la collettivizzazione agricola, abolendo la proprietà privata e costringendo i contadini a lavorare in cooperative e sotto il controllo dello Stato. L'agricoltura, regolata da piani quinquennali, vide la creazione di kolchoz e sovchoz. La resistenza dei contadini, specialmente dei kulaki, venne stroncata brutalmente con milioni di vittime e deportazioni in Siberia.
L'aspirazione all'indipendenza dei popoli sottomessi
Stalin alterò l'equilibrio tra potere centrale e autonomia delle repubbliche sovietiche, causando un senso di sottomissione nei popoli. La popolazione, stremata dalle difficoltà economiche e dal terrore staliniano, manifestò in molti luoghi sentimenti indipendentisti, repressi dall'esercito. Tuttavia, i nazionalismi persistettero, generando instabilità, soprattutto nelle regioni meno controllate dal governo centrale.
Nonostante gli sforzi del governo e le dure condizioni imposte ai contadini, la produzione agricola in Unione Sovietica non solo non aumentò, ma diminuì. Una grave carestia colpì nel 1932-1933, causando fame sia nelle campagne che nelle città. Per affrontare la crisi, il governo concesse ai contadini piccoli appezzamenti di terreno e la vendita dei prodotti in eccesso a prezzi fissati dallo Stato. Solo alla fine degli anni '30, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'Unione Sovietica emerse come una potenza industriale e militare.
Per ottenere risultati nell'industrializzazione, Stalin soffocò ogni opposizione, impose orari di lavoro estenuanti e mobilizzò milioni di contadini nelle città tra il 1926 e il 1939. Nonostante enormi sforzi e la realizzazione di infrastrutture, i piani quinquennali non resero l'Unione Sovietica la potenza industriale sperata. La popolazione, invece, rimase in condizioni di miseria, evidenziando i limiti di questa politica economica.
Propaganda politica e culto della personalità
Stalin integrò la sua eliminazione dell'opposizione e la russificazione con una massiccia operazione di propaganda, dipingendo l'Unione Sovietica come un luogo di giustizia e benessere comunista, attribuendo a sé stesso il merito di un miracolo economico. La sua immagine era esaltata fin dall'infanzia, e la Pravda, la stampa sottoposta a censura, trasmetteva solo informazioni approvate dal regime. All'estero, la propaganda amplificava i successi economici e presentava Stalin come un leader visionario. Solo dopo la sua morte, sia internamente che esternamente, si comprese la vera natura del suo regime.
La "russificazione" dei popoli sovietici
Stalin forzò la "russificazione" delle repubbliche sovietiche, imponendo la cultura russa alle diverse etnie e popoli presenti nelle 15 repubbliche. Contrariamente a Lenin, che rispettava le identità diverse, Stalin rese obbligatorio lo studio del russo nelle scuole, mantenendo l'insegnamento delle lingue nazionali ma imponendo l'alfabeto cirillico. Politicamente, tutte le repubbliche subirono un controllo rigoroso da parte di Mosca, nonostante la promessa di "parità di diritti" nella Costituzione sovietica.
L'epurazione degli oppositori
Per trent'anni, Stalin esercitò un dominio assoluto sull'Unione Sovietica, eliminando ogni forma di opposizione e critica. Negli anni '30, avviò le "purghe staliniane", una massiccia campagna di epurazioni che colpì politici, ufficiali, dirigenti, intellettuali, e milioni di persone sospettate di deviazionismo. La persecuzione fu implacabile, con condanne che potevano arrivare alla morte per chiunque osasse dissentire dalla linea ideologica di Stalin.
Stalin
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Vi presento...Stalin
Dopo la morte di Lenin
Dopo la morte di Lenin nel gennaio 1924, Lev Trockij e Stalin si scontrarono per la leadership dell'Unione Sovietica. Trockij voleva una "rivoluzione mondiale permanente", mentre Stalin propugnava il "socialismo in un solo Paese", cercando di consolidare il comunismo sovietico come punto di riferimento per futuri movimenti socialisti internazionali.Nel 1927, Stalin emerse come leader indiscusso dell'Unione Sovietica, sconfiggendo le opposizioni interne. Dopo aver consolidato il potere, eliminò sistematicamente gli avversari politici, tra cui Trotzkij, costretto a fuggire in Messico dove fu assassinato nel 1940. Stalin instaurò un regime totalitario, esercitando un controllo rigoroso su tutti gli aspetti della vita dei cittadini e cambiando radicalmente il loro modo di pensare e vivere.
L'avvio dei piani quinquennali
NEP
Nel 1928, Stalin abbandonò la NEP di Lenin per avviare un programma di trasformazione dell'Unione Sovietica da agricola a industriale e militare. Lanciò il primo piano quinquennale (1928-1932) per sviluppare l'industria pesante e creare un apparato produttivo potente, con l'obiettivo di equiparare lo sviluppo a quello dei principali Stati occidentali.
La collettivizzazione della terra
Industrializzazione forzata
Fallimento della produzione agricola
La costruzione di uno stato totalitario
I tribunali politici e i gulag
Per giudicare i "nemici del popolo", Stalin istituì tribunali politici dove le confessioni erano spesso ottenute con la forza e la tortura. Coloro ritenuti colpevoli venivano condannati a morte o alla reclusione nei gulag, campi di lavoro dove i detenuti erano privati di ogni cosa, compresa la loro dignità.
Stalin promosse l'industrializzazione attraverso la collettivizzazione agricola, abolendo la proprietà privata e costringendo i contadini a lavorare in cooperative e sotto il controllo dello Stato. L'agricoltura, regolata da piani quinquennali, vide la creazione di kolchoz e sovchoz. La resistenza dei contadini, specialmente dei kulaki, venne stroncata brutalmente con milioni di vittime e deportazioni in Siberia.
L'aspirazione all'indipendenza dei popoli sottomessi
Stalin alterò l'equilibrio tra potere centrale e autonomia delle repubbliche sovietiche, causando un senso di sottomissione nei popoli. La popolazione, stremata dalle difficoltà economiche e dal terrore staliniano, manifestò in molti luoghi sentimenti indipendentisti, repressi dall'esercito. Tuttavia, i nazionalismi persistettero, generando instabilità, soprattutto nelle regioni meno controllate dal governo centrale.
Nonostante gli sforzi del governo e le dure condizioni imposte ai contadini, la produzione agricola in Unione Sovietica non solo non aumentò, ma diminuì. Una grave carestia colpì nel 1932-1933, causando fame sia nelle campagne che nelle città. Per affrontare la crisi, il governo concesse ai contadini piccoli appezzamenti di terreno e la vendita dei prodotti in eccesso a prezzi fissati dallo Stato. Solo alla fine degli anni '30, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'Unione Sovietica emerse come una potenza industriale e militare.
Per ottenere risultati nell'industrializzazione, Stalin soffocò ogni opposizione, impose orari di lavoro estenuanti e mobilizzò milioni di contadini nelle città tra il 1926 e il 1939. Nonostante enormi sforzi e la realizzazione di infrastrutture, i piani quinquennali non resero l'Unione Sovietica la potenza industriale sperata. La popolazione, invece, rimase in condizioni di miseria, evidenziando i limiti di questa politica economica.
Propaganda politica e culto della personalità
Stalin integrò la sua eliminazione dell'opposizione e la russificazione con una massiccia operazione di propaganda, dipingendo l'Unione Sovietica come un luogo di giustizia e benessere comunista, attribuendo a sé stesso il merito di un miracolo economico. La sua immagine era esaltata fin dall'infanzia, e la Pravda, la stampa sottoposta a censura, trasmetteva solo informazioni approvate dal regime. All'estero, la propaganda amplificava i successi economici e presentava Stalin come un leader visionario. Solo dopo la sua morte, sia internamente che esternamente, si comprese la vera natura del suo regime.
La "russificazione" dei popoli sovietici
Stalin forzò la "russificazione" delle repubbliche sovietiche, imponendo la cultura russa alle diverse etnie e popoli presenti nelle 15 repubbliche. Contrariamente a Lenin, che rispettava le identità diverse, Stalin rese obbligatorio lo studio del russo nelle scuole, mantenendo l'insegnamento delle lingue nazionali ma imponendo l'alfabeto cirillico. Politicamente, tutte le repubbliche subirono un controllo rigoroso da parte di Mosca, nonostante la promessa di "parità di diritti" nella Costituzione sovietica.
L'epurazione degli oppositori
Per trent'anni, Stalin esercitò un dominio assoluto sull'Unione Sovietica, eliminando ogni forma di opposizione e critica. Negli anni '30, avviò le "purghe staliniane", una massiccia campagna di epurazioni che colpì politici, ufficiali, dirigenti, intellettuali, e milioni di persone sospettate di deviazionismo. La persecuzione fu implacabile, con condanne che potevano arrivare alla morte per chiunque osasse dissentire dalla linea ideologica di Stalin.