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La Politica Economica Fascista

Fabio Crescenzo

Created on February 5, 2024

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Transcript

Presentazione

La politica Economica Fascista

L’economia fascista, dal liberismo all’interventismo

Inizialmente, il regime adottò principi liberisti per stimolare la produzione industriale e il reddito nazionale, ma ciò portò a un'alta inflazione e alla svalutazione della lira. Mussolini annunciò quindi l'obiettivo di rivalutare la moneta nazionale, raggiungendo un cambio di 90 lire per una sterlina nel 1927. Questo risultato fu ottenuto attraverso misure di limitazione del credito e del contenimento dei salari.

Tuttavia, la rivalutazione comportò anche una riduzione dei consumi e della produzione. Il regime fascista successivamente adottò politiche protezionistiche per incentivare la produzione interna e contrastare la concorrenza straniera.

Il corporativismo

Dopo aver eliminato sindacati e partiti politici, il regime fascista offrì forme di organizzazione coerenti con la nuova era, come la Carta del Lavoro del 1927.

Questo documento promuoveva il corporativismo come alternativa al capitalismo e al socialismo, mirando a eliminare la lotta di classe per favorire la crescita economica e rendere l'Italia una potenza moderna. Le corporazioni, istituite nel 1934, rappresentavano sia gli imprenditori che i lavoratori salariati, ma favorivano maggiormente i primi. Con la soppressione dei sindacati e il negato diritto di sciopero, le corporazioni divennero organismi burocratici e consultivi, con scarso potere effettivo per i lavoratori.

La politica agraria:la battaglia del grano

Il fascismo, al potere, focalizzò l'attenzione sull'agricoltura italiana, essenziale per l'economia nazionale. La "battaglia del grano", avviata nel 1925, mirava a rendere l'Italia autosufficiente nella produzione di grano per ridurre le importazioni. Questo programma favorì la coltivazione di terreni incolti nel Meridione e nelle zone paludose del Lazio, ma beneficiò principalmente i grandi proprietari terrieri. Tuttavia, il focus esclusivo sul grano penalizzò altre colture, come olivo e vite, destinate all'esportazione.

Il fascismo: le campagne e le città

Durante il periodo del fascismo in Italia, la bonifica dei territori era un importante obiettivo del regime. Il governo fascista, guidato da Benito Mussolini, promosse progetti ambiziosi per migliorare le condizioni del suolo attraverso la bonifica delle terre paludose e la realizzazione di opere idrauliche. Questi sforzi miravano a aumentare la produttività agricola, contrastare le malattie trasmesse dalle zanzare nelle zone paludose e promuovere l'espansione delle coltivazioni.

Tra i progetti più noti ci sono la bonifica dell'Agro Pontino e la bonifica delle zone paludose in varie regioni. Tuttavia, va notato che tali iniziative spesso comportarono anche problemi ambientali e sociali, come la perdita di biodiversità e la trasformazione del paesaggio, oltre alle difficoltà per le comunità locali colpite dai cambiamenti. In sintesi, la bonifica dei territori sotto il fascismo rappresentò un aspetto significativo della politica di sviluppo del regime, ma con conseguenze complesse e dibattute.

Dall’interventismo statale all’autarchia

Negli anni '30, Mussolini estese l'intervento dello Stato nell'industria per contrastare la crisi economica causata dalla Grande Depressione. Vennero istituiti enti come l'Istituto Mobiliare Italiano e l'Istituto per la Ricostruzione Industriale per finanziare le imprese in difficoltà e assumere il controllo di aziende chiave. Si promossero lavori pubblici per stimolare l'occupazione e migliorare le infrastrutture.

un pendolo che oscilla tra l'interventismo statale e l'autarchia. Da un lato, il governo interviene attivamente nell'economia, rappresentato da una mano governativa che regola e controlla le attività economiche. Dall'altro lato, il pendolo si sposta verso l'autarchia, simboleggiata da una sfera chiusa e isolata, indicando l'auto-sufficienza economica e la riduzione delle relazioni esterne.

Il regime mirò all'autarchia economica, cercando di render l'Italia autosufficiente, soprattutto dopo le sanzioni internazionali dovute alla guerra in Etiopia. Il fascismo controllava direttamente l'industria, l'agricoltura e la finanza, con politiche a favore dei profitti privati e contro i diritti dei lavoratori.

Grazie per la visione!