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Letizia Marton
Created on February 4, 2024
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Transcript
IL MITO DI THEUTH
la critica alla scrittura
Letizia Marton
Motivazione e destinatari
Ho scelto di parlare del mito di Theuth perché mi è subito piaciuto: io sono infatti una persona che vuole sempre capire fino in fondo le cose. Studiando però da sola a casa i contenuti di una lezione o leggendo alcune mie annotazioni su uno spartito di pianoforte o su un copione di teatro, ho spesso molti dubbi sul senso da dare ad alcune di esse, nonostante sia stata io stessa a segnarle. Ciò che può apparire ovvio nel contesto della lezione, non lo è più rileggendo gli appunti. Finisco quindi spesso per spendere molto tempo su di essi pur di comprederli, consapevole che molte volte le conclusioni a cui arrivo sono mie interpretazioni che si discostano dalla realtà o da ciò che intendeva l'insegnante. A volte invece, non arrivando a una soluzione, sono costretta a studiare ciò che è scritto senza capirlo.
Mi ritrovo quindi spesso a desiderare di domandare chiarimenti e informazioni su molti aspetti, anche semplici dettagli, conscia però del fatto che nel testo non posso trovare alcuna risposta e che, soprattutto a scuola, mi è impossibile farlo come vorrei perché toglierei molto tempo alla lezione. E mi trovo spesso a desiderare di dialogare a tu per tu con l'insegnante, così che il contenuto della spiegazione non sia più quasi una dettatura che devo poi reinterpretare, ma un dialogo con cui i concetti si costruiscono dentro di me col confronto e la soluzione a tutti i miei dubbi. Questo mito rispecchia quindi i miei pensieri e desideri nella sua critica alla scrittura come dannosa per memoria e sapienza, fonte di interpretazioni errate e muta, e nel suo elogio invece al dialogo vivo.
Ho deciso di indirizzare questo approfondimento a studenti di quinta elementare, perché sono curiosa di vedere se riesco a trasmettere contenuti relativamente difficili, ma per me belli, adattandomi a un interlocutore meno preparato di me. Questo sicuramente mi aiuterà ad individuare i concetti fondamentali e a trovare le strategie comunicative più adatte (similitudini, esempi...).
2 - motivazione e destinatari
Il mito in Platone
Platone scrive molti miti: alcuni li inventa lui stesso; in altri casi ne modifica alcuni già esistenti. Per lui il mito però non è frutto dell'immaginazione o della fantasia. E' invece un modo di spiegare la verità (si affianca al "normale ragionamento", chiamato "dialettica") e si basa quindi sulla realtà.
Il mito viene utilizzato per due scopi:
- sostituire la dialettica quando l'argomento o la questione di cui si parla sono troppo difficili da capire per la mente degli uomini (soprattutto quando si parla di argomenti divini)
2.
chiarire ciò che è stato spiegato attraverso la dialettica. In questo caso ha quindi la funzione di esempio, un paragone o un'immagine con cui può essere più facile capire concetti complicati (Platone ritiene infatti che l'uomo pensi per immagini e tenda a visualizzare i concetti).
3 - il mito in Platone
Il mito oggi
Oggi intendiamo il mito come un racconto fatto di realtà e invenzione, frutto dell’immaginazione. Nasce infatti spesso per spiegare cose o fenomeni realmente esistenti o esistiti, di cui però non conosciamo la causa. La prima cosa che viene in mente quando se ne parla è in genere la mitologia dell’antichità greca e latina o di altre civiltà, che si studia a scuola e di cui tutti hanno almeno un libro in casa. È la mitologia che parla di grandi imprese di dei ed eroi, diventati celebri, fonte di ispirazione per generazioni, da ricordare per sempre. Ecco perché oggi alla parola “mito” associamo anche il significato di modello. La usiamo per indicare un personaggio eccezionale al quale ispirarsi (attori, cantanti, atleti, persone famose) e di cui mantenere il ricordo (viene idealizzato, a volte in modo esagerato).
Mentre in antichità i miti circolavano attraverso il parlato, per via orale, oggi lo fanno con le tecnologie e i mezzi di comunicazione informatici.
4 - il mito oggi
La presentazione della scrittura
Il mito, raccontato da Socrate, narra che il dio egiziano Theuth si recò un giorno dal saggio re di Tebe Thamus, per presentargli le sue nuove invenzioni. Theuth è appunto il dio delle invenzioni, che contribuirono al progresso dell’umanità e che resero più facile la vita agli uomini. Thamus chiede al dio che utilità ha ognuna di queste, ed esprime la sua approvazione o disapprovazione a riguardo, sottolineandone gli aspetti positivi e negativi.
Tra le varie arti, Theuth presenta anche l’alfabeto e afferma che avrebbe accresciuto la sapienza e aiutato la memoria degli uomini. Thamus però non è d’accordo: gli effetti della scrittura non sono positivi, ma negativi. Già da questo primo passaggio si può notare l’opposizione di Platone alla scrittura: attraverso Thamus afferma che essa non sviluppa sapienza e memoria, ma che anzi fa il contrario.
5 - il mito di Theuth
La memoria
Il re Thamus dice che l’alfabeto non renderà gli uomini più capaci di ricordare, ma che anzi farà loro dimenticare ciò che hanno imparato. Prima dell’introduzione della scrittura infatti si era costretti ad esercitare e sviluppare la memorizzazione e quindi a mantenere dentro di sé una cosa conosciuta che non si voleva dimenticare.
A causa della scrittura invece la memoria non verrà più esercitata: basterà solo controllare il testo (che è scritto, e quindi esterno a noi), facendo riemergere ciò che si conosceva (“richiamo” alla mente/memoria), invece di cercare la conoscenza dentro, nell’anima.
Per Platone è l’anima che ricorda le cose. Con la scrittura non le si affiderà più il ricordo dei concetti, ed essa diventerà quindi vuota di conoscenze (“oblio”). Saremo costretti a leggere sempre sullo scritto perché dentro di noi non avremo più niente. Un po’ come questa statua, che al posto dell’anima ha un buco.
6 - il mito di Theuth
La sapienza
Penso che abbiate presente quello che fa un pappagallo: ripete solo quello che sente, ma non conoscerà mai il vero significato delle parole che sta pronunciando. È proprio a un pappagallo che si può paragonare chi prova ad imparare da solo (autodidatta), leggendo: non riuscirà mai davvero a capire ciò che sta studiando, ma si limiterà a ripetere quello che legge. Gli uomini non saranno quindi sapienti ma solo “ripetitori” di concetti, di nozioni.
Nonostante ignorino ciò che dicono, però, ripetendo, potranno parlare di un argomento e sembrare quindi sapienti. Inoltre crederanno di essere sapienti. Saranno quindi presuntuosi, e per questo sarà spiacevole parlare con loro. Per Platone quindi solo col dialogo, il ragionamento, il confronto e l’insegnamento da parte di un maestro si può conoscere, imparare e diventare sapienti (non attraverso la scrittura).
7 - il mito di Theuth
Vero o falso?
Capita spesso, a scuola, che la maestra faccia delle domande alla classe e che dia la parola a uno degli studenti che alzano la mano. Quando però deve valutare la risposta, non deve basarsi sulla persona che parla (facendo preferenze) ma su quello che dice, e stabilire quindi se è corretto o meno. Una cosa simile la dice anche Socrate. Mentre sta narrando il mito, un uomo di nome Fedro lo interrompe complimentandosi della sua abilità nel raccontare una storia che viene dall’Egitto. Socrate risponde che, una volta, alle persone, anche se erano meno sapienti, non interessava che a parlare fosse un uomo, una pietra o una quercia, ma solo che dicesse la verità.
Lo rimprovera quindi perché lui pensa anche alla provenienza di chi parla o di ciò che è raccontato, e non solo alla verità del discorso. Ciò che è importante è solo stabilire se quello che viene detto è vero o falso (senza prendere tutto per vero).
8 - il mito di Theuth
Lo scritto è muto
Nella parte iniziale di questo paragrafo, Socrate ripete che dallo scritto non si può ricavare niente di preciso e stabile, e che è quindi ingenuo chi scrive e chi pensa di imparare dalle cose scritte. Ma ora vi chiedo: tutte le parole che state leggendo qui, sul computer, sembrano contenere tantissime informazioni, ma provate a chiedere loro qualcosa. Vi stanno per caso rispondendo? No? Anche Platone attraverso Socrate dice che le parole scritte sembrano avere qualcosa in mente, ma se le si interroga restano immobili. Lo scritto è quindi muto, è un pensiero “morto” (contrario al parlato, il “pensiero vivo”), e non può rispondere alle domande che sorgono a chi lo legge. Questo lo può fare solo chi le ha scritte.
Chi vuole davvero imparare qualcosa non dovrebbe quindi farlo da autodidatta, ma dialogando con qualcuno più istruito di lui.
9 - il mito di Theuth
Le interpretazioni
Socrate afferma inoltre che lo scritto può arrivare nelle mani di chiunque, ignoranti o sapienti. Ognuno quindi lo interpreta in modo diverso in base alle proprie capacità. Alcuni anzi non lo comprenderanno per niente; altri lo criticheranno duramente. E il testo, che, come abbiamo visto prima, non può parlare, non può nemmeno difendersi. Può farlo per lui solo l’autore, che però non si trova lì in quel momento. Egli quindi è costretto a scrivere solo cose semplici, che possano essere comprese da tutti. Guardate per esempio questa immagine. Alcuni di voi noteranno una donna anziana,altri
una elegante ragazza. Sono in realtà presenti entrambe, nello stesso disegno, con le stesse linee. Solo dopo una più attenta osservazione potrete però distinguere anche la ragazza se prima avevate visto l’anziana, e l’anziana se prima avevate visto la giovane.
È la stessa cosa che sta dicendo Platone rispetto allo scritto: anche se le parole non cambiano, le persone possono interpretare ciò che è scritto in modo diverso, magari limitandosi al primo significato che danno alle parole. È per questo che Platone non scrisse mai i suoi concetti più difficili, che prendono quindi il nome di “dottrine non scritte”.
10 - il mito di Theuth
Il dialogo
Sarà di sicuro capitato anche a voi di leggere qualcosa senza capirne il significato, o di avere dei dubbi su qualche parola. Avrete quindi chiesto a qualcuno di più grande e di più esperto che ve lo ha spiegato, magari con altre parole, più semplici, ed ha corretto i vostri errori. Così tutto vi è stato più chiaro e avete ottenuto le risposte che da soli non avreste avuto. Anche Platone pensa che per conoscere davvero serva parlare, confrontarsi e discutere, con un maestro. Solo in questo modo è possibile risolvere dubbi ed essere corretti e indirizzarti verso la verità.
E avrete di sicuro notato che quando parlate con qualcuno per capire meglio una cosa, la ricorderete per molto più tempo rispetto a un concetto letto velocemente su un libro. Quando parlate rendete vostro ciò che vi viene detto e che dite, perché viene per così dire “modellato” su di voi. Ecco quindi perché Socrate, in questo ultimo passaggio, definisce il dialogo come la soluzione per sviluppare sia la memoria, sia la sapienza. Viene definito come “fratello”dello scritto, ma migliore e più efficace di questo. Esso sa difendersi e conduce alla verità.
11 - il mito di Theuth
L'anima, la verità e le idee
Abbiamo precedentemente detto che per Platone è l’anima che conosce. Ognuno di noi ne ha una dentro di sé. Secondo Platone l’anima è immortale, ovvero sopravvive anche dopo la morte del corpo. La sua casa, la sua dimora non è però nei corpi degli uomini: ognuna risiede in uno spazio sopra le stelle, l’iperuranio. Qui si trova anche la verità, che Platone chiama “idee”. L’anima quindi conosce la verità, ma poi, a causa di una colpa, è costretta ad abbandonare l’iperuranio e ad entrare in un corpo, e quando questo sarà morto in altri ancora finché potrà tornare nella sua dimora. Entrando nel corpo, però, l’anima si dimentica la verità che ha conosciuto. Per recuperarla e farla venire fuori, per farla emergere, gli uomini usano la dialettica. La dialettica è un metodo di ragionamento che riguarda la verità e che si serve del dialogo. Ecco quindi perché Platone dice che solo col dialogo si può conoscere, perché solo così si può accedere a ciò che l’anima aveva conosciuto, ricordarlo e arrivare alla verità. La conoscenza è quindi ricordo, “reminiscenza”.
Dato che la si ottiene grazie al dialogo, è chiaro che esso è l’unico modo per sviluppare anche la memoria: solo così la si continuerà ad esercitare e a mantenere e cercare dentro di sé quello che si è conosciuto, la verità che l’anima ha visto e con cui le lettere che si leggono non hanno nulla a che fare. Anzi, un eccessivo contatto con esse farà dimenticare ancora di più. Platone afferma infatti anche che le cose che si trovano nel mondo sono imperfette e sono molto distanti dalla verità e quindi dalle idee (sono copie delle idee), che sono invece perfette. Per esempio, quindi, un libro non è la verità. La verità si ottiene solo conoscendo le idee. La scrittura quindi non porta alla verità, ma solo il dialogo
12 - approfondimento
La "maturità"
Il mito di Theuth fa parte di un libro (un “dialogo”) intitolato Fedro. Platone ha scritto il Fedro quando era adulto. Durante questo periodo, chiamato “maturità”, Platone pensa, elabora, molti altri concetti oltre a quelli che ho già spiegato. Parla, tra le varie cose, di amore e passione e del destino di ogni uomo. Pensa che per ogni tipo di cosa ci sia un tipo di conoscenza corrispondente (per esempio la conoscenza della verità/idee è stabile, ed è chiamata “scienza”, mentre quelle degli oggetti o delle parole scritte lo è meno, ed è detta “opinione”). Afferma che le idee sono molte e che insieme formano la verità. Tra queste l’idea di bene è la più importante ed è la causa di tutte le altre. A loro volta le idee sono la causa del mondo. Ispirandosi alle idee, propone una forma di organizzazione della città (polis), che per questo chiama “stato ideale”. La popolazione viene educata dallo stato ed è divisa in tre classi: i governanti, i soldati e il popolo. Perché ci sia giustizia nella città è necessario che queste tre componenti vivano in equilibrio tra loro. In equilibrio devono essere anche le porzioni dell’anima di ognuno.
Platone infatti pensa che ogni anima sia formata da tre parti. Ritiene infine che siano i filosofi a dover governare, perché loro, con il dialogo e la dialettica, conoscono e si ricordano le idee, tra cui quella di bene, che applicheranno.
13 - approfondimento
Gli aedi e la "rivoluzione alfabetica"
Platone visse tra il V e il IV (quinto e quarto) secolo a.C. In questo periodo nacque e si cominciò ad usare sempre di più la scrittura (e l’alfabeto). La “rivoluzione alfabetica” quindi seguì una fase di parola parlata (oralità). Nacque dunque un nuovo modo di trasmettere la cultura. Durante la fase orale, era importante tramandare di generazione in generazione alcuni lunghi racconti, che prendono il nome di cicli epici (contengono anche alcuni miti). Erano infatti necessari per la formazione perché contenevano i valori e la tradizione del popolo greco. Per questo dovevano essere narrati sempre nello stesso modo nel corso degli anni. A farlo erano dei cantori, detti
aedi, che dovevano impararli a memoria, dato che non esisteva la scrittura. Svilupparono quindi delle tecniche per ricordarsi meglio i vari passaggi. Una di queste era usare le stesse parole per raccontare delle scene simili (formularità). Come detto prima, quindi, l’assenza della scrittura permetteva l’esercizio della memoria.
Con la nascita dell’alfabeto cambiarono molti aspetti nella trasmissione della cultura:
14 - approfondimento
Dante e Petrarca
Di sicuro avrete sentito parlare di Dante e Petrarca. Sono due importanti poeti che vissero attorno al 1300. Analizzandoli ritroveremo i concetti di scrittura come qualcosa di fisso e di conoscenza come ricerca dentro di sé. Dante visse durante il Medioevo, in cui si pensava che si conoscesse già tutto quello che poteva essere conosciuto in tutti i campi (un sistema “chiuso” di conoscenze). Nella Divina Commedia infatti scrisse e raccolse tutto il sapere conosciuto (ispirandosi alle “summae” di San Tommaso) e certo. Tutta la verità venne quindi fissata con la scrittura. Petrarca invece nei suoi componimenti analizzò la sua anima, il suo “io” interiore (filosofia “introspettiva”). Egli visse infatti
tra la fine del Medioevo e l’inizio di un nuovo periodo, l’Umanesimo-Rinascimento, in cui si fece più attenzione appunto all’interiorità di ognuno. Petrarca da questo punto di vista è caratterizzato da una lotta, un dissidio dell’anima. Si concentrò quindi nella conoscenza di sé per cercare la verità, ed è quindi più vicino a Platone rispetto a Dante. Il suo dialogo però non è con altre persone, ma con se stesso, in solitudine.
15 - approfondimento
Emoji e fake news
Vi sarà di certo successo di scambiarvi dei messaggi con qualcuno con un qualsiasi cellulare. Avrete forse notato che a volte quando si usa solo la tastiera delle lettere e ci si scambiano solo parole possono esserci incomprensioni: si potrebbe pensare che qualcuno sia arrabbiato con voi o infastidito solo perché ha scritto un messaggio corto. Voi però magari non sapete che era di fretta e non poteva scrivere di più. Gli altri possono pensare la stessa cosa leggendo i vostri messaggi, anche se voi, scrivendoli, non provate quello che percepisce chi lo riceve. È quindi utile usare le emoji, che cercano di risolvere il grande problema dello scritto.
La scrittura infatti non trasmette le emozioni di chi parla, e non riproduce lo sguardo o l’intonazione che possono dare significato. Al messaggio, che è muto, non si possono chiedere quali fossero le intenzioni di chi lo ha scritto. Una faccina sorridente può quindi risolvere molti problemi e superare in parte i limiti dello scritto, riscontrati anche da Platone!
16 - attualizzazione
Conclusione
Cari ragazzi, a conclusione, abbiamo capito che secondo Platone la scrittura non aiuta a diventare più sapienti. Eppure lui stesso scrive libri! Oltre a quello di Theuth ha scritto molti altri miti. Ecco un libro che ne racchiude alcuni, spiegati in modo semplice e con tanti disegni!
Se tutto questo vi è piaciuto, in futuro potrete conoscere altri filosofi e il loro pensiero se deciderete di fare il liceo!
17 - conclusione
(Sitografia)
Bibliografia
- https://www.filosofico.net/diegofusaro/sito/filosofi-meglio-trattati/
- appunti delle lezioni di filosofia
- appunti delle lezioni di italiano
- appunti delle lezioni di greco
- F. BERTINI, Io penso, Bologna 2022, volume 1
- G. BALDI, S. GIUSSO, M. RAZETTI, G. ZACCARIA, I classici nostri contemporenei, Milano - Torino, 2019, volume 1
- https://www.eretici.org/la-scrittura-e-lattualita-del-messaggio-di-platone/
- https://www.italiachecambia.org/2021/01/miti-a-bassa-intensita-mito-societa-moderna/
- https://www.societaeditricedantealighieri.it/contenuti_pdf/wp-content/uploads/2012/04/Il_Mito_ieri_e_oggi.pdf
GRAZIE PER L'ATTENZIONE!
- http://www.poesialatina.it/_ns/Greek/tt2/Platone/Theuth.html
18 - bibliografia/sitografia
L'esempio di Platone:
Platone paragona la scrittura alla pittura: i dipinti sembrano vivi, ma se si chiede loro qualcosa non rispondono.
Diamo la parola a Platone:
Il mito di Theuth
Né tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l’apparenza perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di molte cose senza insegnamento, si crederanno d’essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti”.
Platone, Fedro
Diamo la parola a Platone
Il mito di Theuth
Perché esso ingenererà oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitarsi la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non piú dall’interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria ma per richiamare alla mente.
Platone, Fedro
Diamo la parola a Platone:
Il mito di Theuth
Socrate – Dunque chi crede di poter tramandare un’arte affidandola all’alfabeto e chi a sua volta l’accoglie supponendo che dallo scritto si possa trarre qualcosa di preciso e di permanente, deve esser pieno d’una grande ingenuità, e deve ignorare assolutamente la profezia di Ammone se s’immagina che le parole scritte siano qualcosa di piú [d] del rinfrescare la memoria a chi sa le cose di cui tratta lo scritto. Fedro – È giustissimo. Socrate – Perché vedi, o Fedro, la scrittura è in una strana condizione, simile veramente a quella della pittura. I prodotti cioè della pittura ci stanno davanti come se vivessero; ma se li interroghi, tengono un maestoso silenzio. Nello stesso modo si comportano le parole scritte: crederesti che potessero parlare quasi che avessero in mente qualcosa; ma se tu, volendo imparare, chiedi loro qualcosa di ciò che dicono esse ti manifestano una cosa sola e sempre la stessa.
Platone, Fedro
Diamo la parola a Platone:
Il mito di Theuth
Socrate – E che? Vogliamo noi considerare un’altra specie di discorso, fratello di questo scritto, ma legittimo, e vedere in che modo nasce e di quanto è migliore e piú efficace dell’altro? Fedro – Che discorso intendi e qual è la sua origine? Socrate – Il discorso che è scritto con la scienza nell’anima di chi impara: questo può difendere se stesso, e sa a chi gli convenga parlare e a chi tacere.
Platone, Fedro
Diamo la parola a Platone:
Il mito di Theuth
Socrate – Ho sentito narrare che a Naucrati d’Egitto dimorava uno dei vecchi dèi del paese, il dio a cui è sacro l’uccello chiamato ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu l’inventore dei numeri, del calcolo, della geometria e dell’astronomia, per non parlare del gioco del tavoliere e dei dadi e finalmente delle lettere dell’alfabeto. Re dell’intiero paese era a quel tempo Thamus, che abitava nella grande città dell’Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio è Ammone. Theuth venne presso il re, gli rivelò le sue arti dicendo che esse dovevano esser diffuse presso tutti gli Egiziani. Il re di ciascuna gli chiedeva quale utilità comportasse, e poiché Theuth spiegava, egli disapprovava ciò che gli sembrava negativo, lodava ciò che gli pareva dicesse bene. Su ciascuna arte, dice la storia, Thamus aveva molti argomenti da dire a Theuth sia contro che a favore, ma sarebbe troppo lungo esporli. Quando giunsero all’alfabeto: “Questa scienza, o re – disse Theuth – renderà gli Egiziani piú sapienti e arricchirà la loro memoria perché questa scoperta è una medicina per la sapienza e la memoria”. E il re rispose: “O ingegnosissimo Theuth, una cosa è la potenza creatrice di arti nuove, altra cosa è giudicare qual grado di danno e di utilità esse posseggano per coloro che le useranno. E cosí ora tu, per benevolenza verso l’alfabeto di cui sei inventore, hai esposto il contrario del suo vero effetto".
Platone, Fedro
Diamo la parola a Platone:
Il mito di Theuth
Fedro – O Socrate, ti è facile inventare racconti egiziani e di qualunque altro paese ti piaccia! Socrate – Oh! ma i preti del tempio di Zeus a Dodona, mio caro, dicevano che le prime rivelazioni profetiche erano uscite da una quercia. Alla gente di quei giorni, che non era sapiente come voi giovani, bastava nella loro ingenuità udire ciò che diceva “la quercia e la pietra”, purché dicesse il vero. Per te, invece, fa differenza chi è che parla e da qual paese viene: tu non ti accontenti di esaminare semplicemente se ciò che dice è vero o falso. Fedro – Fai bene a darmi addosso anch’io son del parere che riguardo l’alfabeto le cose stiano come dice il Tebano.
Platone, Fedro
Diamo la parola a Platone:
La funzione del mito
Sostenere sino in fondo che le cose stiano così come le ho esposte, non si addice ad un uomo intelligente; che tuttavia stiano così o in modo simile a proposito delle nostre anime e delle loro dimore, dal momento che l'anima risulta immortale, mi pare che convenga e valga la pena correre il rischio di crederlo, perché il rischio è bello. E bisogna incantare noi stessi con queste cose: per questo da tempo protraggo il mito. Per questi motivi deve essere fiducioso per la propria anima l'uomo che nella vita ha detto addio ai piaceri del corpo e ai suoi ornamenti, come a cose estranee [...].
Platone, Fedone
Diamo la parola a Platone:
Il mito di Theuth
E una volta che sia messo in iscritto, ogni discorso arriva alle mani di tutti, tanto di chi l’intende tanto di chi non ci ha nulla a che fare; né sa a chi gli convenga parlare e a chi no. Prevaricato ed offeso oltre ragione esso ha sempre bisogno che il padre gli venga in aiuto, perché esso da solo non può difendersi né aiutarsi. Fedro – Ancora hai perfettamente ragione.
Platone, Fedro
Chi è Platone?
Platone è un filosofo, un “amico della sapienza”, che ama e ricerca la conoscenza e la verità. Pensa e riflette in particolare sull’uomo e sulla sua vita assieme agli altri.
I miti greci e latini cercano di spiegare, per esempio, le origini del mondo (e vengono chiamati in questo caso miti cosmogonici) o la causa di un fenomeno naturale o meteorologico o di un evento accaduto.
Perché parla Socrate?
Socrate è protagonista di molti scritti di Platone. È un filosofo ed è stato suo maestro. Platone si è ispirato a lui, soprattutto da giovane. Più avanti vedremo che anche per scrivere questo mito ha ripreso elementi del pensiero di Socrate.
Confrontiamo:
Il mito di Protagora
Theuth chiede a Thamus di distribuire a tutti gli egiziani le arti che ha inventato. Anche in un altro mito, il "mito di Protagora" (un mito già esistente che viene modificato), Platone parla di arti e della loro distribuzione agli uomini. In questo caso, però, ogni arte viene consegnata a poche persone. Non viene ritenuto infatti necessario che tutti le possiedano tutte, ma che chi ne ha una aiuti chi invece non ce l’ha. La giustizia viene invece distribuita a tutti, perché fondamentale per la vita di una città.
Socrate
In questo passaggio si possono notare dei richiami al pensiero di Socrate. Egli, come Platone, pensa che molti uomini si credano sapienti anche se non lo sono (sono dei “falsi sapienti”), e non ricercano quindi mai la verità. Anzi, sono molto presuntuosi. Per lui, invece, il primo passo da fare per conoscere è essere consapevoli della propria ignoranza, cioè non essere convinti di sapere già tutto. Dialogando con gli altri, Socrate riesce a mostrare i loro errori e a ricercare una verità comune.
Il vero filosofo
Secondo Platone il vero filosofo preferisce usare la parola orale e scrive solo per divertimento e passatempo. La dialettica usa infatti il dialogo, che, come abbiamo detto, è l’unico modo per arrivare alla verità, obiettivo dei filosofi.
Contraddizioni:
Sappiamo però che Platone, nonostante la sua opposizione alla scrittura, la utilizzò molto. Ancora oggi infatti leggiamo molti dei suoi testi, tra cui il mito di Theuth. Visse infatti in un periodo in cui nacque e si diffuse la scrittura (slide 14 -> ), e, a causa di questa nuova tendenza, fece in modo che parte del suo pensiero arrivasse nelle mani di un pubblico più ampio. È però importante notare come, anche nella scrittura, egli continui ad affermare che è il dialogo la strada per la verità. I suoi libri sono infatti detti “dialoghi” perché sono come dei copioni teatrali in cui due o più personaggi parlano e discutono tra loro, nelle stesse modalità proposte da Platone.
Socrate
Ecco un altro richiamo a Socrate: per lui, per trovare la verità, bisogna cercare dentro di sé, guidati da un maestro con cui si parla, si dialoga.
Platone pensa che gli oggetti del mondo si conoscano attraverso i cinque sensi e le idee invece solo con la ragione, l’intelletto (“intelligibili”).
Fake news
La necessità, poi, di distinguere il vero dal falso, che abbiamo trovato nel mito di Theuth, è una questione molto attuale. Soprattutto negli ultimi anni, si sente molto parlare delle fake news, notizie false che circolano con i mezzi di comunicazione attuali, e soprattutto attraverso i social. Proprio per questa veloce condivisione e diffusione delle informazioni, molte persone finiscono per leggerle e crederci. È invece fondamentale svolgere altre ricerche e stabilire se le notizie che ci arrivano sono vere o false.