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Bestiari medievali
CRISTIANO ALESSANDRO
Created on February 4, 2024
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Transcript
I mitici bestiari
PRESENTATION
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COS'ERANO?
I bestiari erano testi medievali illustrati, generalmente risalenti dal XII al XV secolo. La parola "bestiario" deriva dal latino "bestiarium," che significa "collezione di animali. Questi libri contenevano descrizioni dettagliate di creature mitologiche, animali fantastici a cui si attribuiva un valore allegorico, simbolico. Infatti i bestiari includevano non solo animali reali, ma anche esseri fantastici come unicorni, grifoni e draghi. Queste descrizioni erano spesso basate su leggende antiche, miti o interpretazioni simboliche. La funzione principale dei bestiari medievali era educativa e morale. Ogni animale rappresenta qualcosa, ogni sua peculiarità fisica simboleggia una particolarità morale e gli dà un preciso significato. Ad esempio il pelo della volpe, rosso come i capelli di Giuda, significa malvagità di una bestia considerata infida e malvagia; il leone e il cervo, d'altro vengono spesso associati alla figura stessa del Cristo.I bestiari medievali vanno intesi come dei particolari libri d'argomento morale e religioso, erano parte integrante della cultura educativa e spirituale dell'epoca, contribuendo a trasmettere valori morali e insegnamenti religiosi attraverso un linguaggio simbolico e allegorico.
IPPOGRIFO
ASPETTO
Un animale fantastico presente nei bestiari è il grifone da cui Ariosto prende spunto per descrivere l’Ippogrifo: un animale doppio, figlio di una giumenta e di un grifone, coniuga nella sua nuova forma elementi paterni e materni: del grifone ha la testa, il becco e tutta la parte anteriore del corpo (zampe davanti comprese) piumata e fornita di ali; mentre del cavallo ha la metà posteriore (groppa, zampe di dietro e coda). È un animale di grandi dimensioni, “un gran destriero alato”. Si tratta, dunque, di un animale triplo, in quanto il grifone, descritto da Borges nel "Manuale di zoologia fantastica" è già un animale doppio (metà aquila e metà leone).
IPPOGRIFO
ORIGINE
’L’ippogrifo non trova la sua origine nella mitologia antica, ma è invenzione più recente. Infatti, è stato creato solo nel XVI secolo da Ludovico Ariosto, e proprio nell’Orlando Furioso fa la sua prima comparsa. Per inventare l'ippogrifo Ariosto ha avuto in mente diverse suggestioni, ha avuto un peso importante la figura di Pegaso, il mitico cavallo alato generato dal sangue di Medusa, cavalcato, durante le loro avventure, da Perseo e Bellerofonte. Uno spunto importante è stato poi dato da un adynaton di Virgilio presente nelle Bucoliche dove viene coniata l’espressione “Si accoppiano persino i cavalli coi grifoni”, frase atta ad indicare l’impossibilità di un evento data la nota ostilità tra le due bestie. L’ippogrifo per come lo conosciamo nasce dunque come una sfida non soltanto alla realtà ma anche all’immaginazione stessa. Ariosto, quindi, con la sua fantasia smisurata, inventa una creatura che non solo è impossibile nella realtà, ma che sarebbe impossibile anche nell’immaginario. Si ispira anche a Boiardo in cui parla di grifoni nel suo poema "L'Orlando innamorato".
GRIFONE
IPPOGRIFO
NELL'ARTE
Uno degli aspetti caratterizzanti dell’arte medievale, in particolar modo della scultura, è l’utilizzo di raffigurazioni animali, in particolare di creature fantastiche e mostruose, che ornano capitelli, portali, altari e pulpiti. Di notevole interesse è, al riguardo, lo zooforo del Battistero di Parma, realizzato da Benedetto Antelami a partire dal 1206. Si tratta di un vero e proprio bestiario medievale costituito da 75 formelle scolpite a bassorilievo, disposte lungo una fascia continua su 7 lati del monumento. In esso sono raffigurati esseri fantastici, come draghi, sirene, idre, grifoni.
CENTAURO
SIRENA
E NEL MONDO MODERNO?
LETTERATURA
L’ippogrifo, dopo l’Orlando furioso, non ha avuto una grandissima fortuna nella letteratura e le sue apparizioni resteranno sempre legate al poema di Ariosto: ne riparlerà Calvino nel suo "Orlando Furioso di Ludovico Ariosto" o il già citato Borges che gli dedicherà una voce nel suo Manuale di zoologia fantastica. Altre apparizioni stanno ai margini della grande letteratura, compare ad esempio nelle "Leggende di Carlomagno" di Thomas Bulfinch, 1863, nelle opere di Edith Nesbit, ne "Il serpente Ouroboros" di E.R. Eddison, 1922, e più recentemente nella saga fantasy per ragazzi "Le sfide di Apollo" dello scrittore americano Rick Riordan, 2016. Anche lo scrittore italiano Massimo Bontempelli nella sua raccolta dal titolo "Giro del sole" (1941) se ne ricorderà, scrivendo un racconto dal titolo "Le ali dell’ippogrifo". Lo spunto per questo racconto viene dato, ancora una volta, da reminiscenze ariostesche, infatti è sempre Ruggero che cavalca il destriero, ma la storia narrata si sviluppa in modo del tutto originale. Qui Ruggero si lascia trasportare dall’ippogrifo attraversando l’Oceano Pacifico e volando dai Pirenei fino a un’isola fantastica e misteriosa piena di statue colossali, i cui abitanti svolgono il culto del sole. Anche qui viene più volte messo in rilievo il carattere libero e indomabile dell’animale.
E NEL MONDO MODERNO?
CINEMATOGRAFIA E LETTERATURA FANTASY
In tempi recenti l’ippogrifo riesce a ottenere una certa autonomia. La creatura, infatti, compare, libera dalla figura ariostesca, nella saga fantasy di Harry Potter. In particolare lo troviamo per la prima volta nel terzo volume della saga, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Nella descrizione che se ne fa, la triplice natura dell’animale sembra essere semplificata. Non abbiamo più una creatura metà cavallo e metà grifone, ma la parte anteriore è semplicemente quella di un’aquila gigante. Vengono aggiunti dei dettagli come gli occhi arancioni e i lunghi artigli. Da questo momento in poi ritroviamo l’ippogrifo in molta della paraletteratura dedicata al mondo di Harry Potter e delle creature magiche. Una voce gli viene dedicata nel manualetto, scritto dalla stessa J.K. Rowling, Gli animali fantastici: dove trovarli, che ripropone una breve descrizione dell’animale, anche qui descritto come unione di aquila e cavallo.
ConclusionE
L'ippogrifo si erge come una figura straordinaria che attraversa le frontiere tra la realtà e la fantasia. Questa creatura mitologica, con la sua fusione di elementi equini e aviani, incarna l'essenza stessa dell'immaginazione umana e delle possibilità che si aprono quando osiamo sognare al di là dei confini ordinari. L'ippogrifo, nato dalle pagine di opere epiche come "Orlando Furioso", continua a evocare un senso di meraviglia e avventura. In definitiva, l'ippogrifo è più di una semplice creatura mitologica; è un simbolo intemporale della capacità umana di sognare, di superare le difficoltà e di intraprendere viaggi straordinari, rendendolo un'icona duratura nell'ampio panorama della letteratura e della fantasia.