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Le donne che hanno fatto la storia di Roma

Caterina Castagnacci

Created on February 4, 2024

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Le donne che hanno fatto la storia di roma

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Le donne a roma

Nell'Antica Roma le donne dovevano ispirarsi al modello di comportamento delle matrone: generare figli in un matrimonio stabile ed educarli ai tradizionali valori romani. Le donne erano, inoltre, sottomesse a un ordine patriarcale in cui ogni relazione al di fuori del matrimonio doveva essere punita severamente dal capofamiglia (pater familias). Erano, per di più, sottoposte a limitazioni legali, poiché non potevano esercitare diritto di voto ed erano escluse da tutte le funzioni civili e pubbliche. In alcuni casi, però, delle donne tentarono di sfidare Roma e la supremazia patriarcale.

Teuta e budicca: due donne che hanno sfidato roma

Teuta: la regina pirata del mondo illirico

A narrarci della regina Teuta è lo storico greco Polibio, descrivendola come una donna forte e influente, ma anche pericolosa, al punto tale da sfidare Roma. Teuta fu la leggendaria regina dell'Illiria, territorio che corrisponde attualmente alla parte occidentale dei Balcani. Ella aveva assunto pieno potere dopo la morte di suo marito, il re Agrone. Il suo potere effettivo, però, fu limitato dalla società fortemente patriarcale in cui viveva, motivo per cui dovette accettare la pirateria dei suoi sudditi, anche se molto diffusa in tutto il mondo antico. Con il tempo Teuta non si occupò solo di gestire la pirateria, ma anche di potenziare la flotta illirica. Dopo aver saccheggiato alcune isole greche ottenendo un ricco bottino, la regina aveva, infatti, ottenuto l'alleanza degli Epiroti e degli Arcani, poiché erano terrorizzati dalla potenza della flotta illirica.

In seguito scatenò una serie di guerre tra gli Illiri e i Romani, che ebbe inizio nel 230 a.C. I romani combatterono contro i pirati illirici poiché questi erano una minaccia per tutto il Mediterraneo, ma la scintilla che fece scoppiare il conflitto fu una visita in Illiria da parte di alcuni ambasciatori romani, tra cui Lucio. Dopo una conversazione tra l’ambasciatore romano e la regina, questa lo fece uccidere e Roma reagì immediatamente. Gli Illiri furono, però, sconfitti e la regina, secondo la leggenda, si tolse la vita in seguito alle umilianti condizioni di pace imposte dai romani, una morte che secondo lei sarebbe stata più dignitosa piuttosto che morire per mano del nemico.

Budicca: regina degli iceni

Grazie al suo forte carisma, però, Budicca riuscì ad unire la sua tribù per rivoltarsi contro Roma, radunando un esercito che, secondo gli storici, contava circa 120000 uomini e donne. Budicca e i suoi seguaci iniziarono con l'attacco all'odierna Colchester, ordinando il massacro di tutti gli abitanti e bruciando gli insediamenti dei Romani. Proseguì, poi, attaccando e distruggendo l'attuale città di Londra e di St. Albans, sterminando oltre 80000 cittadini. Budicca fu, però, sconfitta dal romano Gaio Svetonio Paolino, poiché gli Iceni erano talmente certi della loro vittoria che avevano occupato il loro unico spazio di fuga con carri, bestiame e provviste.

Budicca fu la regina celtica della tribù degli Iceni, popolo che abitava i territori dell'Anglia, in Gran Bretagna. Ella guidò la sua tribù in una sanguinosa rivolta contro l'occupazione romana dell'Anglia orientale. Questo perché suo marito Prasutago, alleato indipendente di Roma, aveva diviso le sue terre tra le sue figlie, sua moglie Budicca e una parte era andata all'imperatore romano Nerone. Alla morte del re, però, i romani si impadronirono dei territori degli Iceni. Budicca fu fustigata e le sue figlie violentate dai romani poiché avevano osato ribadire i propri diritti nei confronti delle terre occupate.

LIvia e le agrippine: le donne più influenti di roma

Agrippina Maggiore

Livia Drusilla

Agrippina Minore

Livia Drusilla: prima imperatrice romana

Augusto s’intratteneva con lei in lunghe conversazioni in cui, confidando nella sua discrezione, le raccontava importanti segreti; e si diceva che prendesse persino appunti per non dimenticare le osservazioni della moglie. Nonostante ciò, l’imperatore non si sforzò mai di rimanerle fedele. A Roma la sua passione per le donne era ben nota, anche se lui stesso aveva proibito severamente l'adulterio. Preoccupata per l’immagine della famiglia e per la propria, Livia preferiva lasciare che il marito facesse ciò che voleva senza intromettersi, per non generare scandali. Oltre a essere un esempio di moralità, una buona matrona romana aveva il compito di assicurare la discendenza della famiglia del marito. Livia, che quando si era sposata con Augusto aveva già due figli, sembrava destinata ad assolvere a questo dovere senza problemi. Ma il bambino generato dalla coppia imperiale morì a pochi giorni dalla nascita e Livia non rimase più incinta. Augusto avrebbe potuto ripudiarla, ma per qualche motivo non lo fece e preferì cercare altri modi per procurarsi una discendenza, principalmente attraverso i nipoti che gli aveva dato Giulia (la figlia avuta con la seconda moglie Scribonia).

Livia Drusilla fu la terza moglie di Ottaviano Augusto dopo Clodia e Scribonia. Come ci racconta lo storico Tacito, Ottaviano si invaghì di Livia, ragazza di 19 anni, per la sua grande bellezza e intelligenza e decise subito di sposarla nel 38 a.C., sottraendola all'aristocratico Tiberio Claudio Nerone, suo marito. Livia si impose come perfetta matrona ed esempio di comportamento per tutte le donne romane e nonostante i numerosi pettegolezzi a corte, si mostrò sempre, come afferma Tacito, "una donna di irreprensibile moralità, una madre severa, una moglie sollecita e gentile" . L’imperatore, per l’amore che provava per lei o per l’immagine solida del loro matrimonio che voleva trasmettere al popolo, fece tutto il possibile per metterla in buona luce agli occhi dei romani e contribuì a farne una donna di stato, collocando, ad esempio, delle statue di Livia e facendo coniare delle monete su cui la moglie appariva con i tratti caratteristici di Giunone. In questo modo Augusto e Livia stabilirono il modello di famiglia imperiale che avrebbero seguito i loro successori e le classi alte dell’impero.

Livia drusilla è considerata la prima imperatrice romana poiché i Romani si rivolgevano a lei in quanto consapevoli del suo potere.

Statua di Livia Drusilla

Agrippina maggiore: il potere e i disordini a corte

Molti ammirarono il suo coraggio, mentre altri la criticarono per via della forte supremazia patriarcale presente a RomaNel 18 d.C. Tiberio inviò Germanico in una missione in Siria, dove egli si recò accompagnato da Agrippina e dai figli e inviò anche il militare Gneo Calpurnio Pisone. Questi venne espulso dalla Siria dopo aver criticato pubblicamente Germanico per la presenza di Agrippina nelle campagne militari. L’anno successivo, Germanico morì durante il ritorno da un viaggio in Egitto e sul punto di morte dichiarò colpevoli Pisone e sua moglie. Agrippina e i figli tornarono a Roma con le ceneri di Germanico e ottenendo l'appoggio del popolo, accusò Pisone e sua moglie di tradimento per essersi recati in Siria ed aver scatenato una "guerra cvile" tra i loro seguaci e quelli di Germanico. Tiberio fu, quindi, costretto a condannare Pisone che, però, decise di suicidarsi. Placinia, sua moglie, fu invece risparmiata su intervento di Livia .

Vipsania Agrippina era una delle figlie di Giulia, figlia di Augusto, e di Marco Vipsanio Agrippa, il miglior generale dell’imperatore. Agrippina fu educata in un ambiente teso per la contendenza del ruolo di successore di Augusto. dopo una serie di disordini a corte, Augusto adottò suo figlio Tiberio. facendo sì che questi, a sua volta, adottasse suo nipote Germanico come figlio ed erede. Ma un anno dopo questa doppia adozione, Augusto cercò la riconciliazione fra entrambe le fazioni attraverso le nozze di Germanico con sua nipote Agrippina, matrimonio che diede alla luce ben nove figli. Mentre Germanico era in missione in nome di Augusto, Agrippina lo accompagnò nelle campagne militari e in particolare, sul Reno, durante la campagna contro i Germani, riuscì a calmare le truppe romane che, in preda al panico, volevano tagliare il ponte sul fiume, impedendo, così, un' "umiliante" ritirata dell'esercito.

Agrippina maggiore: le dispute con l'imperatore

Da quel momento il rapporto fra Agrippina e Tiberio fu irrimediabilmente compromesso e la ragione principale della disputa era ancora una volta riconducibile alla successione dell’Impero, poiché Agrippina desiderava che suo figlio Nerone Cesare fosse nominato erede di Tiberio. Agrippina arrivò a sospettare che Tiberio volesse avvelenarla, ma questi fu trattenuto da azioni impulsive da Livia. Dopo la morte di Livia nel 29, però, Tiberio denunciò Agrippina al Senato per linguaggio insolente e suo figlio per condotta immorale, condannando entrambi all'esilio sulla stessa isola in cui era stata esiliata Giulia. In dimostrazione della sua grande determinazione, sappiamo che, in esilio, inviò delle lettere contenenti offese contro l'imperatore, che, a questo punto, la fece fustigare. Infine Agrippina decise di lasciarsi morire di fame e suo figlio morì della stessa sorte.

Agrippina minore: l'augusta che voleva regnare

Agrippina minore è considerata la matrona più famosa di Roma. Ella era diretta discendente di Augusto, poiché nipote di Tiberio e figlia di Germanico. Agrippina fu sempre una donna dalla forte personalità, intelligente e determinata ad intraprendere una vita diversa dalle altre donne romane, costrette a restare in casa e impossibilitate a intraprendere la vita politica. La sua infanzia non fu semplice, per via della morte del padre e delle terribili vicende vissute dalla madre per mano dell'imperatore. Con l'ascesa al potere di Caligola, iniziò per Agrippina un periodo di popolarità a Roma, poiché l'imperatore aveva coperto le sue tre sorelle di onori e privilegi. All'età di 22 anni, ebbe con un altro uomo un figlio di nome Nerone, attraverso cui inizierà a bramare il potere in modo indiretto. Dopo esser stata esiliata per una presunta cospirazione, venne richiamata in patria dopo la nomina di imperatore di suo zio Claudio.

Dopo alcuni anni, Claudio rimase vedovo e così anche Agrippina, per cui i due si unirono in un matrimonio di convenienza. Da imperatrice, Agrippina instaurò un ottimo rapporto con il Senato, al punto da ricevere la nomina di Augusta per la sua dignità e autorità. La serie di sventure subite dai propri cari, aumentò il desiderio di portare al potere suo figlio Nerone: ella lo mise in buona luce agli occhi del popolo e lo fece sposare con Ottavia, figlia di Claudio. Nerone acquisì una fama maggiore del figlio biologico di Claudio e questo causò un forte malcontento. A questo punto, secondo il parere di molti, Agrippina, per assicurare la successione al potere di Nerone, fece avvelenare Claudio e poco dopo il Senato nominò Nerone imperatore.

Agrippina minore: la tensione con nerone

Tutto proseguiva secondo i piani di Agrippina, fino a che non si accorse che, in realtà, Nerone non aveva intenzione di tenere sua madre al suo fianco durante la sua carriera politica. Ella cercò di condizionare Nerone, grazie anche all'intervento del suo precettore e consigliere Seneca e spesso tentò, invano di intervenire nelle questioni di stato. La tensione tra i due raggiunse un livello intollerabile al punto che Nerone decise di allontanare sua madre dalla residenza imperiale. Nerone però volle sbarazzarsi del tutto di sua madre, per cui, con il pretesto di una riconciliazione, la invitò in una delle ville costiere e dopo la cena, le offrì un'imbarcazione per tornare a casa. In mare, però, la barca si ruppe. Agrippina riuscì a sopravvivere al primo sabotaggio di Nerone, ma questi, subito dopo la notizia del fallimento del suo piano, inviò dei sicari. Secondo gli storici, Agrippina terminò la sua vita con un gesto drammatico: decise di esporre il suo ventre perché i sicari la colpissero nello stesso punto in cui aveva portato in grembo suo figlio.

ZENOBIA: regina guerriera ed erede di cleopatra

zenobia: regina di palmira

In un periodo compreso tra il 258 e il 272 d.C. il regno di Palmira, regione dell'impero romano, si dichiarò indipendente sotto la guida della regina Zenobia. Di Zenobia, in realtà, non si hanno molte informazioni al riguardo, poiché gli storici dell'epoca iniziarono a parlare di lei solo in quanto seconda moglie di Settimio Odenato, re di Palmira. Proprio per questo si hanno diverse teorie sulle sue origini, di cui la più famosa afferma che ella fosse una diretta discendente di Cleopatra. Ella è descritta dagli storici come una donna bella e intelligente, ma anche forte e coraggiosa. Il periodo di instabilità politica a Roma, però, causò problemi anche alle province dell'impero, al punto da coinvolgere Odenato in uno scontro con i persiani, che avevano conquistanto le province mesopotamiche. Odenato riuscì a sconfiggere i persiani e l'imperatore Gallieno gli riconobbe diversi titoli, grazie al quale ottenne il controllo sulle province romane orientali che stava via via riconquistando. Il potere conferito a Odenato era, per di più, ereditario e proprio per questo emerse la figura di Zenobia.

zenobia: regina di palmira

Il potere conferito dall'imperatore a Odenato era ereditario ed egli aveva avuto con Zenobia due figli, ma l'erede di quel vasto regno sarebbe stato il figlio avuto con la prima moglie. Zenobia non tollerò questa scelta, così istigò Meonio, parente di Odenato, a uccidere il marito e l'erede, per poi giustiziare Meonio. Successivamente Zenobia assunse il controllo del regno per conto di suo figlio, ancora troppo piccolo per regnare e inizialmente non dimostrò alcun rancore verso Roma. Ad un certo punto, però, la regina approfittò dell'instabilità politica romana per ideare un regno autonomo che comprendesse diverse popolazioni orientali, tra cui greci, persiani e siriani. Zenobia avviò dunque l'espansione del suo regno conquistando Arabia, Giudea ed Egitto, grazie all'aiuto del suo comandante Zabdas. La presunta ribellione da parte della provincia di Palmira era ormai evidente e l'imperatore Aureliano decise di fermare le conquiste della regina.

Nonostante i numerosi alleati di Zenobia, grazie a un'astuta strategia, Aureliano riuscì ad ottenere la vittoria dopo le battaglie di Immae ed Emesa. Inoltre, l'imperatore inviò a Palmira un'ambasciata romana per chiedere la resa da parte di Zenobia in cambio del termine degli assedi. Zenobia, però, rifiutò con orgoglio l'offerta e dopo essersi inoltrata nel deserto insieme al figlio per parlare direttamente con l'imperatore, le truppe romane la catturarono, ponendo fine alla rivolta di Palmira. Non si sa, di preciso, come sia morta Zenobia, ma sappiamo che dopo la cattura venne portata a Roma come trofeo di una valororsa vittoria da parte dell'imperatore Aureliano. Questi venne deriso da molti per aver mostrato una donna come bottino di guerra, ma l'imperatore ribbadì affermando che se il popolo avesse conosciuto la sua determinazione, la sua fermezza e il suo grande carisma, sicuramente non l'avrebbe sottovaluatata.

Sitografia

1. Portaleletterario.net

2. Wikipedia.org

3. Treccani.it

4. Lastoriaviva.it

5. Storicang.it

6. Romanoimpero.com

Fine

Petraccone giada 2h