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La donna
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Transcript
La donna
STEREOTIPI E PARI OPPORTUNITà
Nella letteratura antica e moderna
start
TIMELINE
MEDIOEVO
LATINITà
ILLUMINISMO E ROMANTICISMO
RINASCIMENTO
REALISMO, VERISMO, DECADENTISMO
FASCISMO
la latinità
e il periodo classico
La figura della donna nel periodo classico è sicuramente variegata e affrontata in modo differente dai vari autori, ma principalmente la donna doveva occuparsi della cassa e dei figli.
LO STEREOTIPO DELLA DONNA
CRITICA ED ELOGIO DELLA DONNA
SAFFO
LA donna angelo
il medioevo
oltre la donna angelo
La prima immagine che ci salta alla mente nel momento in cui discorriamo circa la condizione della donna nel medioevo è sicuramente quella della donna angelo
Tanto gemtile e tanto onesta pare
CONDIZIONE SALVIFICA
SUBLIMATA, FERMA NEL SUO PRESENTE ESTATICO
ARTEFICE DEL SUPERAMENTO TRA AMORE TERENO E DIVINO
La reificazione era l'unica speranza possibile per le donne o vi erano scrittrici all'epoca?
CRISTINA DA PIZZANO
"...e capii di essere diventata un vero uomo"
Nata a Venezia nel 1364, Christine fu accudita da un padre, attento alla sua educazione, che la sottrasse a qualsiasi forma di pregiudizio di genere: il patriarcato, nella famiglia Pizzano (cognome originale) era minimizzato da un modello paterno illuminato.
- Presenza di libri
- Accessibilità
- Possesso degli strumenti attraverso cui assimilarne le conoscenze.
CRISTINA DA PIZZANO
INFANZIA
MATRIMONIO
NUOVA VITA
"RIDO, RIDO DI GIOIA"
Il Rinascimento
Nella letteratura rinascimentale, il ruolo della donna rifletteva le complesse dinamiche sociali e culturali dell'epoca. Sebbene molte opere letterarie riflettessero ancora stereotipi e convenzioni patriarcali, alcuni autori iniziarono a esplorare in modo più sfumato la complessità della vita femminile.L'interpretazione della condizione delle donne da parte di autori rinascimentali spesso rifletteva le norme sociali dell'epoca. Alcuni autori ritenevano le donne inferiori agli uomini e stereotipi culturali e pregiudizi.Alcuni scrittori utilizzavano la satira e la critica per esplorare le dinamiche di genere. Opere come "La Fiammetta" di Giovanni Boccaccio mettevano in discussione le convenzioni sociali dell'epoca. poteva presentare le donne in ruoli tradizionali e subordinate, anche se occasionalmente attribuiva loro qualità positive. Tra autrici donne invece ritroviamo Veronica Franco che offre una prospettiva sul ruolo della donna .
Giovanni Boccaccio
Giovanni Boccaccio, nell'ambito dell'umanesimo rinascimentale, rappresentava la condizione della donna attraverso le sue opere, in particolare nel "Decameron". I personaggi femminili da lui creati spesso possedevano intelligenza, saggezza e determinazione. Tuttavia, alcune descrizioni riflettevano ancora stereotipi del tempo, come la rappresentazione delle donne come oggetti di desiderio o la loro dipendenza dagli uomini.Boccaccio, comunque, offriva una gamma più ampia di rappresentazioni femminili rispetto ai suoi predecessori medievali. Nel "Decameron", donne come Griselda e Dianora dimostrano forza e resilienza. Tuttavia, queste rappresentazioni potevano ancora essere influenzate dalla percezione sociale del ruolo delle donne come madri o mogli. n sintesi, mentre Boccaccio sfidava alcuni stereotipi medievali, la sua opera rifletteva ancora la complessità della percezione sociale delle donne nel contesto rinascimentale, oscillando tra un'immagine idealizzata e stereotipi radicati.
VERONICA FRANCO
Veronica Franco, una cortigiana veneziana e poetessa del Rinascimento, offre una prospettiva interessante sulla condizione delle donne del suo tempo. La sua vita riflette la complessità dei ruoli femminili nella società veneziana del XVI secolo. Da un lato, le cortigiane come Veronica godevano di una certa libertà e accesso all'istruzione, ma erano ancora limitate dalla loro posizione marginale.Franco, attraverso la sua poesia e le sue lettere, affrontò le sfide e le ingiustizie affrontate dalle donne. Esplorò temi come l'oppressione delle donne e criticò le norme sociali che le relegavano a ruoli subalterni. La sua opera offre uno sguardo unico sulla complessa realtà della vita delle donne nel Rinascimento, evidenziando tensioni tra tradizioni culturali e desideri di emancipazione individuale.
L'ILLUMINISMO
Nell'età illuminista abbiamo visto come il pensiero di Rousseau abbia influenzato il pensiero del suo tempo. Le idee di Rousseau riflettono una visione limitata della donna, fortemente legata al contesto familiare, riteine che le donne debbano formare i cittadini e dedicarsi solo la nucleo familiare non partecipando alla vita politica.
IL ROMAnticismo
Nell'età romanticas ci siamo occupati di un'autrice che ha iniziato a occuparsi delle restrizioni sociali, Mary Stonewallcraft, che nelle sue opere scrive delle numerose disparità di genere ancora presenti al loro tempo. Nel contesto del romanticismo promuove l'emergere di un'autoconsapevolezza femminile, ribellandosi alle condizioni dell'epoca. Un elemento centrale della sua visione è la lotta per i diritti delle donne attraverso l'istruzione, ritenendo che solo attraverso un accesso paritario alle oppurtunità educative le donne potranno emanciparsi e contribuire allo sviluppo della società
L'ottocento
Nell'Ottocento, la condizione della donna all'interno della società era caratterizzata da profonde disuguaglianze di genere, vincoli sociali e limiti alle opportunità di sviluppo personale. Questo periodo storico si è certamente manifestato come testimone di significativi cambiamenti non solo all’interno dell’aspetto sociale, ma anche culturale; tuttavia, la figura femminile ha continuato a vivere in un contesto fortemente patriarcale.
COME VIENE VISTA DALLA LETTERATURA VERISTA E NATURALISTA?
VERISMO E NATURALISMO
La letteratura verista e naturalista, come tra le altre cose ben sappiamo, rifletteva la realtà della società dell'epoca, enfatizzando la dura condizione di vita delle classi sociali più basse e, talvolta anche delle donne. In questo contesto, molte opere letterarie hanno ritratto figure femminili, sottoposte a una serie di restrizioni, le quali spesso sono arrivate a relegarle a ruoli stereotipati e subordinati. Dopotutto, risulta innegabile come fossero spesso escluse dall'istruzione formale e recluse alla sfera domestica, dove il loro ruolo principale era quello di mogli e madri. La letteratura verista e naturalista, nel loro specifico caso, catturava questa realtà, evidenziando le persistenti limitazioni alle loro ambizioni intellettuali e professionali. Degno di menzione, risulta poi essere il fatto che molto spesso le donne ottocentesche erano anche intrappolate nei matrimoni imposti dalla famiglia. Sono tante, le opere che descrivono tali unioni come una sorta di contratto sociale, in cui le donne erano trattate come proprietà degli uomini, con poco controllo sulla propria vita e sul proprio destino. Dunque, le opere letterarie di questo periodo mettevano in luce le difficoltà emotive e psicologiche delle donne, spesso costrette in matrimoni infelici o opprimenti.
NATURALISMO
EMILE ZOLA
Emile Zola, tra gli autori naturalisti dell'Ottocento, ha analizzato in modo approfondito la condizione sociale della donna attraverso la sua opera "Nana". Pubblicato nel 1880, rappresenta un acuto ritratto della società parigina dell'epoca; si concentra sulla vita di una giovane donna, Nana per l’appunto, che intraprende una carriera come cortigiana di successo, diventando un simbolo delle ambiguità e delle contraddizioni della società ottocentesca: ed è attraverso questo personaggio, che Zola esplora la condizione delle fanciulle, evidenziando le limitate opportunità di emancipazione e il difficile equilibrio tra desideri individuali e le costrizioni sociali. Questo perché, purtroppo, la protagonista pur possedendo una bellezza irresistibile, è allo stesso tempo vittima delle forze sociali che la circondano, inclusi i pregiudizi morali e la commercializzazione del corpo femminile. Zola affronta senza mezzi termini le questioni legate alla sessualità femminile, all'oppressione sociale e alla disuguaglianza economica. La vita di Nana diventa una metafora delle tensioni e delle disfunzioni della società dell'Ottocento, in cui le donne erano spesso oggetto di sfruttamento e relegamento a ruoli stereotipati. Fornisce una critica acuta delle istituzioni sociali, delle convenzioni morali e delle disuguaglianze di genere, gettando luce su una realtà spesso ignorata o idealizzata. La sua opera rappresenta un contributo significativo alla comprensione della condizione della donna nell'Ottocento, offrendo una prospettiva realistica e spesso sconvolgente che rimane rilevante anche in tempi successivi.
NATURALISMO
DONNE NATURALISTE?
Ma non soffermiamoci unicamente sulla figura maschile, e concentriamo invece la nostra attenzione sulla stesura di opere che potrebbero cambiare il mondo se solo considerate maggiormente. Nel contesto del movimento naturalista nell'Ottocento, alcune autrici donne hanno contribuito in modo significativo alla rappresentazione della società attraverso l'analisi scientifica dei fattori ambientali e biologici che influenzano il comportamento . Una di queste autrici è certamente Giovanna Baccelli. Nata nel 1838, è stata una scrittrice italiana attiva nel periodo naturalista. Anche se meno conosciuta rispetto ai suoi colleghi maschi, la sua opera "Una donna" (1880) ha affrontato in modo audace e realistico le tematiche legate alla situazione ‘’femminile’’. Nel romanzo, Baccelli analizza il destino di Giulia, una giovane donna costretta a confrontarsi con la dura realtà delle restrizioni sociali e delle aspettative imposte dalla società patriarcale. Attraverso la narrazione di codesta esperienza, esplora la sua vita, e la sua lotta contro le convenzioni sociali, rivelando gli impatti negativi delle forze naturali e ambientali sulla sua esistenza, e soffermandosi anche su questioni quali il matrimonio forzato, la discriminazione di genere e le limitate opportunità di emancipazione per le donne del suo tempo. Le opere di Baccelli, sebbene meno celebrate, forniscono un importante contributo alla comprensione della condizione femminile. La sua prospettiva unica e la sua capacità di esplorare temi delicati e controversi dimostrano il ruolo cruciale delle autrici donne nel dare voce alle esperienze delle donne e nell'affrontare le sfide sociali dell'epoca.
UMANO
VERISMO
IL VERISMO DELLE DONNE
LE DONNE NEL VERISMO
VERISMO
GIOVANNI VERGA
Giovanni Verga ha dato un contributo significativo alla rappresentazione della donna all'interno della società ottocentesca attraverso le sue opere. Nel contesto del verismo, che si proponeva di ritrarre la realtà in modo oggettivo e scientifico, Verga ha delineato figure femminili complesse e realistiche, evidenziando le loro sfide e le difficoltà legate all'ambiente sociale all’interno del quale esse stesse risultavano essere state inserite. In molte delle sue opere, Verga ha focalizzato la sua attenzione sulle donne appartenenti alle classi sociali più basse, esplorando le loro vite quotidiane e mettendo in luce le disuguaglianze e le ingiustizie a cui erano sottoposte, tuttavia non tralasciando la loro capacità di non perdersi d’animo, e dunque donando una sorta di connotato positivo al nostro interno discorso, che fino ad adesso si è contraddistinto per la mera rappresentazione di problematiche mai risolte o denunciate concretamente. Un esempio eloquente di ciò è presente ne "I Malavoglia" (1881), una delle sue opere più celebri, dove il personaggio di Nunziata, la moglie di Padron 'Ntoni, rappresenta un simbolo della forza e della resilienza delle donne di fronte alle avversità. Nunziata incarna la donna verista che, nonostante le difficoltà economiche e i drammatici eventi familiari, si impegna instancabilmente per sostenere il proprio nucleo familiare. La sua figura rappresenta una risposta alle condizioni oppressive e alla lotta per la sopravvivenza tipiche della società contadina dell'epoca.
VERISMO
LA DONNA VERISTA
Ed anche in questo caso, possiamo identificare la presenza di una lieve impronta femminile, in grado di stare al passo con i complessi percorsi intrapresi dai colleghi relativamente all’andamento del movimento verista in Italia.Matilde Serao (1856-1927) è stata una delle prime donne a dirigere un quotidiano in Italia, ma è anche nota per le sue opere letterarie che riflettono le dinamiche sociali dell'epoca. Tra le più significative c'è "Il ventre di Napoli" (1884), un romanzo che offre una descrizione dettagliata e realistica della vita nel quartiere popolare di Napoli. Attraverso le pagine di "Il ventre di Napoli", Serao esplora la vita quotidiana delle donne napoletane, evidenziando le sfide economiche, sociali e culturali che affrontano. Il suo stile narrativo è caratterizzato da una sensibilità verso i personaggi femminili e una capacità di catturare le loro voci autentiche, contribuendo così a una rappresentazione più completa e umanizzante delle donne nell'ambito del verismo. Sebbene Matilde Serao sia una delle poche donne autrici veriste di rilievo, e sebbene risultasse importante notare che il panorama letterario di quell'epoca era ancora fortemente dominato dagli uomini, le opere delle autrici come lei offrono un'importante prospettiva femminile sulle condizioni sociali e sono testimonianza della sfida delle donne nel cercare di far sentire la propria voce in un contesto prevalentemente maschile.
DECADENTISMO
DONNE "DECADENTI"
DONNE NEL DECADENTISMO
LETTERATURA RUSSA
DONNE
NEL DECADENTISMO
Il movimento decadente, che fiorì principalmente alla fine del XIX secolo, si caratterizzò per una visione pessimista nei confronti della società, della cultura e dell'arte. Gli autori decadenti, influenzati da correnti filosofiche come il simbolismo e l'estetismo, esplorarono tematiche oscure e spesso controverse, tra le quali è possibile ritrovare anche un particolare focus, sulla condizione della figura femminile, leggermente diverso rispetto agli altri. Questi scrittori, guidati da un senso di disgusto per la decadenza della civiltà e della morale, affrontarono le complesse sfaccettature della femminilità attraverso una lente critica e spesso provocatoria. Paul Verlaine, ad esempio, nella sua raccolta "Fêtes galantes" (1869), crea immagini poetiche che raffigurano spesso donne come figure eteree e malinconiche immerse in ambienti delicati e sognanti, mentre Verlaine si distingue per la sua sensibilità decadente, ritraendo le donne come creature vulnerabili in un mondo corrotto. Anche Arthur Rimbaud, un altro poeta decadente, ha trattato temi relativi alle donne in modo ribelle. Nel suo poema "Il Battello Ebbro" ("Le Bateau Ivre", 1871), esplora l'amore e la sessualità in un modo che sfida le convenzioni sociali dell'epoca, evidenziando la complessità delle relazioni tra uomini e donne. In sintesi, gli autori decadenti hanno esplorato la condizione delle donne in un modo che spesso andava oltre la mera osservazione, sfidando le norme sociali e mettendo in discussione i ruoli tradizionali di genere. La loro rappresentazione della femminilità è intrisa di pessimismo, ma riflette anche il desiderio di esprimere la complessità della vita e delle relazioni umane in un'epoca di profondi cambiamenti culturali e sociali.
DONNE
"DECADENTI"
Ma il movimento decadente ha visto emergere anche alcune autrici donne la cui voce ha contribuito in modo significativo alla narrazione di una società sottoposta a una crescente insoddisfazione e disillusione, come abbiamo potuto osservare in diverse ed innumerevoli occasioni. Queste scrittrici, permeate dallo spirito decadente, hanno esplorato temi come la ribellione, il desiderio, l'alienazione e la femminilità in modi audaci e spesso controversi.Una figura di spicco tra le autrici decadenti è senza dubbio Rachilde, pseudonimo di Marguerite Vallette-Eymery. La sua opera: "Monsieur Vénus", appare come un romanzo che mette in discussione le convenzioni sociali e i ruoli di genere, esplorando temi come la sessualità, l'androginità e il desiderio. La storia si concentra su Raoule de Vénérande, una giovane donna aristocratica che si innamora perdutamente di Jacques Silvert, un giovane scultore. Ciò che rende unica la trama è il fatto che Raoule desidera trasformare Jacques in una sorta di "Monsieur Vénus", un essere androgino, incarnazione della sua idealizzazione del desiderio. Il romanzo si svolge in un contesto di trasgressione e ribellione contro le norme sessuali e sociali dell'epoca vittoriana. Rachilde sfida la tradizionale divisione di genere e cerca di sconvolgere l'ordine sociale consolidato, attraverso la creazione di personaggi che sfidano le aspettative e che oscillano tra maschile e femminile. Il titolo stesso, "Monsieur Vénus", sottolinea l’inversione dei ruoli tradizionali di genere. L'opera suscitò scandalo al momento della sua pubblicazione, poiché affrontava apertamente tematiche sessuali e di identità di genere in un modo che sfidava il moralismo dell'epoca.
NELLA LETTERATURA RUSSA
DECADENTISMO
Nonostante sia un territorio particolarmente distante dal nostro, e nonostante le tematiche del movimento decadentista russo si riassumano in analisi critiche dell’estetismo e dell’eccesso, del nichilismo, e dell’alienazione, ritengo sia degno di nota menzionare il suo massimo esponente, Fedor Dostoevskij, quando si parla di donne nella letteratura; tutto questo a causa della rilevanza che le figure femminili hanno avuto all’interno delle sue opere, scritte principalmente per trovare un sostegno economico a seguito del ritorno dai cinque anni di lavori forzati. Nei romanzi di Dostoevskij, le fanciulle non sono semplici figure decorative o stereotipi, ma personaggi complessi e ricchi di sfumature, attraverso i quali l'autore esplora le dinamiche sociali, psicologiche e morali della società russa, durante l’Ottocento.
L'IDIOTA
DELITTO E CASTIGO
In sintesi, Fëdor Dostoevskij, attraverso i suoi capolavori letterari, ha contribuito in modo significativo alla rappresentazione della figura femminile e alla critica della condizione sociale delle donne nell'Impero russo dell'Ottocento. Le sue opere restano ancora oggi rilevanti per la loro profondità psicologica e la loro capacità di esplorare le complessità delle relazioni umane e sociali.
FINE
MATRIMONIO
«Sono sola, e sola voglio rimanere. [...] Sono sola, dovunque e ovunque io sia; sono sola, che io vada o che rimanga, sono sola, più d'ogni altra creatura della terra sono sola, abbandonata da tutti, sono sola, duramente umiliata, sono sola, sovente tutta in lacrime, [...]»
Nel 1379, a quindici anni, il padre scelse per lei come marito Étienne de Castel, notaio e segretario del re, con cui ebbe tre figli, una femmina e due maschi, uno dei quali morì in giovane età. Il matrimonio ebbe luogo all'inizio dell'anno 1380. Christine aveva quindici anni, Étienne ventiquattro. Un matrimonio sereno e felice, che Christine rimpiangerà spesso nei suoi scritti: il marito infatti morì in un'epidemia nel 1390. Espresse il suo dolore in molte poesie, la cui più famosa è probabilmente Seulete sui.
La sessualità femminile
La questione della sessualità femminile era un altro tema affrontato dalla letteratura verista e naturalista. La società dell'epoca impose rigide norme morali alle donne, che spesso erano soggette a giudizi severi e a una moralità ipocrita. E quindi si esploravano le difficoltà delle medesime nell'affrontare la loro sessualità in un contesto sociale repressivo, rivelando le doppie morali e le ingiustizie a cui erano sottoposte.In sintesi, la letteratura verista e naturalista dell'Ottocento ha contribuito a dipingere un ritratto dettagliato e spesso crudo della condizione della donna in una società fortemente patriarcale, che poi, purtroppo ancora serpeggia nelle esclamazioni di tutti i giorni.Le opere di questo periodo hanno fondamentalmente fornito, una critica sociale acuta che ha contribuito a plasmare il dibattito sulla questione di genere.
ULTIMI ANNI
Negli ultimi anni ottenne protezione e committenze da illustri personaggi, quali i fratelli del compianto Carlo V, e la regina consorte Isabella di Baviera. Queste protezioni le permisero di dedicarsi esclusivamente alla scrittura e all'attività di poetessa e intellettuale, ottenendo riconoscimenti e attestazioni di stima. Scrisse moltissimo, aiutata da una naturale facilità di scrittura. Tra le sue opere ritroviamo "La Città delle Dame", nel quale incoraggia le donne a essere forti e a uscire dagli stereotipi sessuali. Scrisse inoltre una biografia nel 1404 del re Carlo V nel solco della tradizione letteraria medievale degli specula principum, scritti cioè dediti ad educare il futuro sovrano. Nel 1418, i Borgognoni saccheggiano Parigi. È in questo periodo che Christine conosce il silenzio: per prudenza si ritira in un bellissimo e ricco monastero la cui badessa è una figlia del re (Christine godeva di una rete di amicizie molto influenti). Nella calma del ritiro, Christine affronta la sua vecchiaia, cominciando a familiarizzare col pensiero della morte. È anziana, ha più di cinquant’anni, e nella quiete delle stanze monastiche si costringe a ripiegare la sua vita combattiva. Eppure, qualcuno, dopo undici anni di calma piatta, ritorna a sollecitare la sua immaginazione; a interrogare la sua curiosità intellettuale di cittadina: è una ragazzina animata da spirito profetico, mandata da Dio, che sta mettendo a ferro e fuoco l’esercito nemico. È Giovanna D’Arco, una donna, che spinge Christine a rimettersi a scrivere e a creare una biografia sulla sua vita, la cui scrittura accompagnerà la Pizan fino alla morte avvenuta nel 1430. Il libro si chiama "Il Poema di Giovanna D’Arco" e comincia così: Io, Cristina che ho pianto per undici anni chiusa in abbazia, ora per la prima volta rido, rido di gioia.
INFANZIA
Cristina nacque a Venezia nel 1364, figlia di Tommaso da Pizzano. Il padre era originario di Pizzano, un borgo nei pressi di Bologna, città nella cui Università si era laureato in medicina dedicandosi poi alla pratica dell'astrologia. Si era poi trasferito a Venezia, dove la sua attività di astrologo gli aveva procurato un'ottima reputazione, tanto che ricevette l’invito dal re di Francia a lavorare come medico e astrologo di corte. Si trasferì in Francia nel 1369. Christine de Pizan ereditò dal padre il gusto per gli studi e la sete di conoscenza. Uomo colto e di larghe vedute, curioso dei segreti della natura e degli scritti dotti, Tommaso da Pizzano avrebbe voluto approfondire l'istruzione della figlia, avendo scoperto in lei una viva intelligenza. Ma gli usi del tempo, e il parere contrario di sua moglie, a cui doveva conformarsi, non gli permettevano di farlo come avrebbe voluto. Christine crebbe in un ambiente di corte stimolante e intellettualmente vivace: lo stesso Carlo V, sensibile alle tematiche intellettuali, aveva fondato la Biblioteca Reale del Louvre, a cui Christine aveva libero accesso e che descriverà anni più tardi come «la belle assemblée des notables livres» («la bella collezione di libri importanti»), una biblioteca senza pari in Europa per la quantità e la qualità dei preziosi libri splendidamente miniati. Christine ricevette a corte l'educazione e l'istruzione impartite alle giovani ragazze della nobiltà e iniziò a comporre brani lirici che le valsero ammirazione e anche numerose proposte di matrimonio - sebbene, per sua stessa ammissione, queste proposte fossero anche legate alla posizione di suo padre. Christine de Pizan parla spesso nelle sue opere del suo gusto per lo studio. Come tutte le signorine di alto rango, fu senza dubbio iniziata molto presto alla musica e alla poesia. Era bilingue, parlava e leggeva l'italiano, ma era in francese che scriveva tutte le sue opere. Conosceva abbastanza il latino da avere accesso a opere di filosofia, storia, poesia o religione. Ha ricevuto un'istruzione più profonda e più ampia di molte giovani ragazze di corte. Tuttavia, quando parla della sua istruzione, è piuttosto per deplorare che non sia stata completa.
Fëdor Dostoevskij
Delitto e castigo
Una delle opere più significative, in cui Dostoevskij analizza la condizione della donna è "Delitto e Castigo" (1866). Nel romanzo, Sonia Marmeladov è una giovane donna costretta a prostituirsi per sostenere la sua famiglia, ormai impoverita a causa dei vizi del padre, che spende ogni singolo risparmio in sostanze alcoliche consumate dopo il lavoro, lasciando la moglie e i figli piccoli in condizioni pietose all’interno di uno squallido sobborgo di San Pietroburgo. Dostoevskij dipinge il personaggio di Sonia con grande compassione, evidenziando la sua forza morale e il suo sacrificio per il bene degli altri. Attraverso la figura di questa ragazza, l'autore esplora la dura realtà delle donne vulnerabili nella società dell'epoca, gettando luce sulla loro lotta per la sopravvivenza in condizioni estreme, le quali a volte erano poco considerate anche da parte dei loro stessi concittadini.
Fëdor Dostoevskij
L'idiota
Un altro esempio notevole è "L'Idiota" (1869), in cui Dostoevskij crea il personaggio di Nastasia Filippovna: figura tragica che incarna il conflitto tra la purezza e la corruzione. La sua storia riflette le pressioni sociali e la disumanizzazione delle donne, evidenziando il tema della degradazione morale e psicologica. Dostoevskij, attraverso la sua profonda comprensione della psicologia umana, offre ritratti femminili complessi e veritieri. Le donne nei suoi romanzi sono spesso vittime di una società che le opprime, ma allo stesso tempo sono dotate di una forza morale straordinaria che le rende figure potenti e risonanti. Basti pensare, infondo ai personaggi secondari di umiliati e offesi: delle fanciulle che si scontrano con i padri e che mandano avanti relazioni conflittuali con i medesimi nello sfondo di una vicenda principale da seguire, a simboleggiare l’aspetto patriarcale che vigeva ancora in una società professatasi come emancipata.
"Capace di condurre le navi"
Nel Medioevo una vedova che non si risposava o non entrava in convento era guardata con sospetto, spesso accusata di avidità e lussuria. La vita e le occupazioni di Christine de Pizan furono profondamente cambiate dalla morte del marito. Sperimentò per la prima volta la depressione per un periodo che non conosciamo, ma che probabilmente fu di diversi mesi o addirittura un anno. Questo lutto fu accompagnato da un disastro finanziario. Sola, con tre figli e un'anziana madre da accudire, e con la famiglia caduta in disgrazia, Christine dovette compiere una simbolica metamorfosi, e di sé scrisse «diventai un vero uomo», intendendo con questa metafora il passaggio a una vita più autonoma e responsabilizzata, per i tempi prerogativa esclusiva degli uomini. Decide di non risposarsi e sceglie la professione di letterata. Si adopera quindi per riorganizzare la sua fortuna e il suo patrimonio, cerca di accumulare entrate sufficienti per mantenere il suo rango sociale. Ma ciò rimane insufficiente perché suo padre e suo marito non le hanno lasciato né un'eredità solida, né un reddito garantito. Affronta una causa legale contro lo stato, che vnce dopo 14 anni.
(FR) «Or fus jee vrais homs, n'est pa fable, De nefs mener entremettable» (IT) «Allora diventai un vero uomo, non è una favola, capace di condurre le navi»
L'iniziatore del dolce stil novo
Guido Guinizzelli
Guido Guinizzelli, fondatore dello stile stilnovista, evidenzia nella sua poesia la superiorità angelica della donna sulla materialità dell'uomo. Nel sonetto "Io voglio del ver la mia donna laudare", il saluto femminile diventa il gesto supremo di riconoscenza, conferendo all'uomo una salvezza spirituale e sollevandolo dalle preoccupazioni terrene. Questo piccolo atto assume un significato immenso, rappresentando la ricompensa inaspettata per il poeta che celebra la donna. Il saluto diventa il mezzo attraverso cui la donna salva l'innamorato, stabilendo una relazione di subordinazione in cui l'uomo diventa spiritualmente dipendente. La superiorità della donna induce un comportamento umile nel poeta, che si offre come suo servitore. Guinizzelli attribuisce alla donna poteri miracolosi, come la capacità di convertire i non credenti, sottolineando un aspetto religioso che può essere considerato un vero e proprio culto. Tuttavia, solo coloro con un animo nobile e degni di lei possono godere dei benefici dell'amore della donna angelicata. La bellezza e la perfezione della donna inducono uno stato di beatitudine nell'uomo quando è vicino a lei, impedendogli di generare pensieri negativi e conferendogli la salvezza dell'anima.
Io voglio del ver la mia donna laudareed asembrarli la rosa e lo giglio: più che stella dïana splende e pare,e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio. Verde river’ a lei rasembro e l’âre, tutti color di fior’, giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioi per dare: medesmo Amor per lei rafina meglio. Passa per via adorna, e sì gentile ch’abassa orgoglio a cui dona salute, e fa ’l de nostra fé se non la crede; e no·lle pò apressare om che sia vile; ancor ve dirò c’ha maggior vertute: null’om pò mal pensar fin che la vede.
donna: l'ARTEFICE DEL SUPERAMENTO TRA AMORE TERENO E DIVINO
Guido Cavalcanti
Voi che per li occhi mi passaste ’l coree destaste la mente che dormia,guardate a l’angosciosa vita mia,che sospirando la distrugge Amore. E’ vèn tagliando di sì gran valore,che’ deboletti spiriti van via:riman figura sol en segnoriae voce alquanta, che parla dolore. Questa vertù d’amor che m’ha disfattoda’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse:un dardo mi gittò dentro dal fianco. Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto,che l’anima tremando si riscosseveggendo morto ’l cor nel lato manco.
Guido Cavalcanti, in contrasto con Guinizzelli, focalizza sugli effetti negativi dell'amore, evidenziando sensazioni di terrore e dolore. Sottolinea la superiorità della donna, che impedisce all'uomo di comprenderne appieno la natura mistica, mettendo in luce l'impotenza umana. L'intelligenza dell'uomo viene sconfitta dalla soprannaturalità della figura femminile, che Cavalcanti sublima in un essere divino. La donna, attraverso gli occhi, può penetrare l'uomo con il sentimento d'amore, causando la distruzione dell'anima e lasciando solo un corpo materiale. Il dolore dell'amante è espresso attraverso sospiri, testimoniando cuore e anima sofferenti. La scena drammatica della freccia che trapassa il cuore, partendo dagli occhi della donna, simboleggia la morte dell'amante e lascia una ferita aperta come segno tangibile della sua disperazione.
Tanto gentile e tanto onesta pare
L'intero componimento è latore, in primo luogo, dell'elogio di Beatrice (non a caso il sonetto, posto nel cuore della Vita Nuova, costituisce il culmine dello stilo della loda), grazie poi alla quale «erano onorate e laudate molte [altre donne]». Costei, grazie al saluto, dispensa la grazia salvifica, operando la redenzione e donando beatitudine agli uomini. Non vi è alcuna fisicità nel sonetto, nessuna descrizione di Beatrice, vista e percepita da Dante sotto una luce puramente angelica: si allude, al massimo, a labbia, latinismo che Gianfranco Contini preferisce tradurre con "fisionomia" anziché con "volto", in quanto la considera una «traduzione meno imprecisa». Beatrice rappresenta quasi una emanazione di Dio (figura Christi), attraverso uno spirito soave che induce chiunque a sospirare al passaggio della gentilissima Beatrice.
Figura christi
Dante Alighieri
Dante Alighieri, inizialmente appartenente alla mentalità stilnovistica, va oltre la concezione della donna vista come una creatura angelicata. Per lui la donna è il mezzo di collegamento tra l’uomo e Dio. Assume un aspetto più mistico, religioso, spiritualizzato. Essa mette l’uomo in diretta comunicazione con Dio, diventando così figura christi e rappresentante della salvezza divina. Beatrice, la donna angelo dantesca, permette al poeta di entrare in comunicazione con Dio e perciò appare come una creatura sacra e perfetta. La sua bellezza colpisce l’uomo, tanto che egli non è in grado di rivolgerle lo sguardo, tantomeno di descriverla a parole. Si sente tremare e viene a meno il controllo del corpo. Cade in balia del sentimento d’amore, che gli suscita un forte desiderio di incontrare solo con lo sguardo l’amata. La sua figura così raggiante e splendente ammutolisce gli uomini quando cammina per strada. La sua natura divina è tale che “par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare”. La sua immagine infonde dolcezza nell’animo dell’uomo, che si sente sollevato e salvato dalle preoccupazioni terrene, confortato da Dio. L’amore che trasmette è, questa volta, soave e dolce, che va a rincuorare il fortunato innamorato che riceve il saluto. Inoltre, gli viene donata la purificazione spirituale dalla donna, preparandosi per accogliere l’amore per Dio.