Oriana Fallaci
"Reporter di guerra, grande giornalista e scrittrice: Oriana Fallaci è stata una donna che si è fatta strada in un mondo di uomini"
go!
La vita
Accanimento col potere
Battaglia anti-islamica
1968
1951
1929
1929
2006
Intervista a Khomeini
Conflitto in Vietnam
Esordio nel gionalismo
Anni 70'
Le opere
Le opere
Un uomo: trama
Contesto storico: Dittatura dei colonnelli, nota anche come la Giunta ( nome che viene usato per indicare un regime di dittatura militare di ispirazione fascista) instaurato il 21 aprile 1967 e proseguito, sotto varie forme, fino al 24 luglio 1974. In quel periodo la Grecia venne governata da una serie di governi militari anticomunisti saliti al potere con un colpo di Stato guidato dai colonnelli Geōrgios Papadopoulos, Nikolaos Makarezos e Stylianos Pattakos. Leader della giunta furono Geōrgios Papadopoulos e, dal 25 novembre 1973, Dīmītrios Iōannidīs.. Il regime effettuò in continuazione arresti e deportazioni degli oppositori, abolì le libertà politiche e civili, sciolse i partiti.
Il libro inizia con Alekos Panagulis, una volta rientrato in madrepatria, pianifica con i suoi stretti collaboratori il tentativo di omicidio del dittatore Papadopoulos il 13 agosto 1968 vicino a Varkiza. L'attentato fallisce e Panagulis viene arrestato.
Panagulis rifiuta subito l'offerta di collaborazione che la Giunta gli proponeva, e per questo fu sottoposto ad atroci torture fisiche e mentali.
Giudicato dai tribunali militari il 3 novembre 1968, venne condannato a morte il 17 novembre 1968 e conseguentemente trasportato all'isola di Egina per l'esecuzione. Ma grazie alle pressioni della comunità internazionale la sentenza non viene eseguita, e così il 25 novembre 1968 Panagulis viene tradotto nelle prigioni militari di Boiati.
Evade per la prima volta di prigione; dopo essere stato arrestato tenta nuovamente di scappare ma viene immediatamente scoperto.
Per punire questa sua "scarsa disciplina" viene condotto provvisoriamente alla caserma di Goudi prima di essere riportato, un mese dopo, alla prigione di Boiati, dove fu chiuso in isolamento totale in una cella costruita appositamente per lui(la tomba), dove vi passò circa 3 anni. Nel 1970 subisce un attentato in prigione, mentre è in sciopero della fame: rischia di morire nell'incendio della sua cella. Durante l'estate successiva, il 21 agosto, viene finalmente liberato, grazie all'amnistia. Il giorno successivo conosce la scrittrice e giornalista Oriana Fallaci che diventerà la sua compagna di vita. Uscito di prigione, Panagulis, per la sua figura, viene conteso dalla destra e dalla sinistra ma si rende conto che l'attuale democrazia è una finta. Durante questo primo periodo immagina progetti sovversivi contro il nuovo tiranno ma si scontrerà con l'omertà del popolo e degli attivisti che lentamente cominceranno a dimenticarlo Nei mesi a seguire i due, sorvegliati dai servizi segreti, riescono con una rocambolesca beffa a scappare in Italia. Lì, cercano aiuto nei politici italiani ed europei nel vano tentativo di rovesciare il dittatore greco.
Qualche tempo dopo Panagulis si rende conto che dall'estero non ha potere di cambiare la situazione in Grecia e quindi decide di ritornare in patria. Rientrato tenta di fondare un proprio partito politico ma fallisce e si piega ad entrare a far parte di un partito politico esistente. Non vuole schierarsi con la destra che è al governo e che è direttamente controllata dalla dittatura e non vuole schierarsi con la sinistra ma decide di unirsi alla fazione più debole: l'Unione del Centro - Nuove forze, dove riuscirà a farsi eleggere deputato. Panagulis occuperà gli anni a venire tentando di raccogliere documenti e testimonianze per mostrare la natura corrotta dell'apparente democrazia greca. Sarà in questo periodo che riuscirà ad impossessarsi di numerosi documenti dei servizi segreti greci e sarà in questo periodo che si metterà in aperta ostilità con Evangelos Averoff. Sarà quando Panagulis comincerà a rilasciare i documenti segreti che verrà ucciso in un inseguimento automobilistico che culminerà in un incidente stradale causato da due sicari alla guida di due differenti auto nel 1 maggio nìdel 1976.
Nei mesi immediatamente successivi alla morte di Panagulis il governo greco non supporterà l'evidenza dell'omicidio e dichiarerà che si è trattato solo di un tragico incidente. Il libro si conclude con il funerale di Panagulis accompagnato dalle grida dell'enorme massa di persone che urlano: "Zi! Zi! Zi!" (Vive! Vive! Vive!), segno che l'evidenza dell'omicidio ha temporaneamente aperto gli occhi al popolo che ora percependo la verità potrà far vacillare l'attuale potere prima che la ciclicità della storia si ripeta e se ne costituisca uno nuovo.
Negli ultimi mesi della sua vita, Panagulis insistette con la scrittrice affinché lei scrivesse un libro sulla sua vita, una volta morto. L'autrice adempie pienamente a questo compito.
(27.40 s)
Personaggi
Alekos Panagulis
Oriana Fallaci
Giornalista, scrittrice e intervistatrice italiana
Politico, rivoluzionario greco, considerato un eroe nazionale della Grecia moderna
Geōrgios Papadopoulos
Militare e politico greco, promotore del colpo di Stato del 21 aprile 1967 in Grecia, a capo della giunta.
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Negli anni 80 e 90 la Fallaci si trasferisce in modo quasi permanente a New York, scrive scrive il romanzo Insciallah sulla guerra del Libano del 1983 .Nel 2001, dopo anni di silenzio e solitudine, la scrittrice torna alla ribalta sulla scena italiana e internazionale: in seguito al crollo delle Torri Gemelle, Oriana scrive un lungo articolo intitolato La rabbia e l’orgoglio, in cui attacca con lo spritio ribelle di sempre il terrorismo islamico e riflette sul rapporto tra Occidente e Islam: accolto con enorme clamore, il suo intervento si trasforma immediatamente in un caso mondiale e diventa il fulcro del dibattito internazionale sugli eventi successivi all’11 settembre. “Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be’, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l’automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo”. .
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Ambientato durante gli anni della guerra civile libanese, nel romanzo si narrano le vicende di alcuni militari italiani a Beirut. Dopo un terribile attentato, centinaia di soldati francesi e americani giacciono a terra senza vita, i corpi dilaniati dall’esplosivo non offrono alcuna parvenza di spiegazione a chi accorre sul posto. È una guerra di religione che si sta combattendo, ma a nessun dio con un minimo di buon senso piacerebbe essere chiamato in causa ad assolvere tali atrocità. Forse sarà la base italiana il prossimo obiettivo dei kamikaze: inizia così una serie di indagini, trattative e un macabro conto alla rovescia di cui non si conosce il limite. La trama si sviluppa in un arco temporale di novanta giorni, da una domenica di fine ottobre a una domenica di fine gennaio, e si apre con i cani di Beirut. Il Professore, un militare appassionato di letteratura, diventa il nostro guida attraverso questa “piccola Iliade”, cercando la formula della vita mentre naviga tra le sfide e gli orrori del conflitto. Fallaci, con la sua prosa penetrante, dà voce ai protagonisti e alle vittime, dando risonanza alle figure spesso dimenticate: i bambini che la guerra uccide, i lenoni che la guerra favorisce, i banditi che la guerra protegge.
Nel tessere la trama, Fallaci si avvale dell’amletico scudiero di Ulisse come filo conduttore, un’ancora alla mitologia che aggiunge profondità e simbolismo alla narrazione. La scelta di dare voce a così tanti personaggi consente alla scrittrice di esplorare la complessità umana in un contesto di violenza e sofferenza.
“Insciallah” è un atto d’amore per la vita, un rifiuto categorico della ferocia della guerra. Fallaci, immergendosi nel dramma dei combattimenti, ci offre uno sguardo crudo ma umano sulla realtà di Beirut, mettendo l’uomo al centro del proprio destino.
Il 22 agosto 1973 Oriana Fallaci conobbe Alexandros Panagulis, un leader dell'opposizione greca al regime dei Colonnelli, perseguitato, torturato e incarcerato a lungo. Si incontrarono il giorno in cui egli uscì dal carcere: ne diventerà la compagna di vita fino alla morte di lui, avvenuta in un misterioso incidente stradale il 1º maggio 1976. Lei ha sempre considerato l'incidente di Panagulis un vero e proprio omicidio politico, ordinato da politici che avevano fatto carriera con la giunta militare. La morte dell'amato compagno segnò indelebilmente la vita della scrittrice. Oriana rimase incinta del patriota greco, ma dopo un litigio con lo stesso Panagulis ebbe un aborto spontaneo (il secondo o il terzo della sua vita). La storia di Panagulis verrà invece raccontata dalla scrittrice nel romanzo Un uomo, pubblicato nel 1979.
Dopo essersi recata nel 1967 in Vitenam come corrispondente di guerra, nel 1968 decide di tornare negli USA dopo la morte di Martin Luther King, Robert Kennedy e delle rivolte studentesche di quegli anni.Il 2 ottobre 1968, alla vigilia dei Giochi olimpici, vi fu una strage oggi ricordata come il massacro di Tlatelolco, dove Oriana rimase ferita in Piazza delle tre culture a Città del Messico da una raffica di mitra. Morirono centinaia di giovani (il numero preciso è sconosciuto) e anche la giornalista fu creduta morta e portata in obitorio: solo in quel momento un prete si accorse che era ancora viva. La Fallaci definì la strage «un massacro peggiore di quelli che ho visto alla guerra».
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Si tratta di un diario di una donna in carriera di fronte ad una maternità inaspettata, che la considera come scelta personale e responsabile e non come un dovere. Durante i mesi di attesa, la donna dialoga con il figlio e sé stessa, lo prepara alla vita, alle sue regole e alle sue insidie.Il libro ricostruisce la vita, le paure e le gioie di una donna, incarnazione dei sentimenti di chi come lei ha dovuto affrontare la scelta di essere madre. Per una donna sola la scoperta di portare in grembo un figlio può essere un ostacolo. È così anche per la protagonista, che inizia un estenuante e doloroso monologo con il figlio — e soprattutto con sé stessa — alla ricerca di una risposta. È così che si scontra con la propria mente e soprattutto con il proprio cuore, che da subito la obbliga ad una scelta: accettare un figlio e impegnarsi a crescere con lui
Tra i due si instaura un legame particolare composto d'amore, complicità, litigi, contrasti e rimpianti di due esseri distinti ma uniti in un'unica persona. . Poi, subito dopo, la paura e la richiesta d'aiuto per continuare a scegliere la vita alla morte: «Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via? […] darei tanto bambino perché tu mi aiutassi con un cenno, un indizio».
Quest’opera della Fallaci è unvero proprio sfogo e diario umano." Essendo ancora giovane, non so cosa voglia dire portare una creatura in grembo, però come donna posso capire le responsabilità di una vita sulla coscienza. Nessuno potrà mai giudicare una donna che ha fatto una sua scelta, perché non può sapere che cosa si prova in quei momenti. Tutti dicono: se abortirà, ucciderà una vita e verrà considerata un mostro, se terrà il bambino, verrà accusata di essere una poco di buono e verrà screditata e guardata male da tutti solo per aver amato in un letto”.
Nel momento in cui un test di gravidanza è positivo, vuol dire che una nuova vita è cominciata, ma l’aborto non è sempre sinonimo di omicidio, poiché in certi casi può essere un’azione inevitabile frutto di lunghe riflessioni.
Con questo libro Oriana Fallaci rompe un silenzio durato dieci anni, prendendo spunto dall’apocalisse che la mattina dell’11 settembre 2001, con il crollo delle due Torri di New York e la morte di migliaia di persone. Accolto con enorme clamore in Italia e all’estero, il libro si trasforma immediatamente in un caso mondiale, diventa il fulcro del dibattito internazionale sul terrorismo islamico e sul crollo delle Torri e ancora oggi costituisce un testo imprescindibile per comprendere l’evento che più di ogni altro ha determinato il corso degli anni a venire. Con la sua brutale sincerità, Oriana parla degli Stati Uniti, dell’Europa, dell’Islam, del nostro Paese: riflette sulla grandezza e la vulnerabilità americana ricordando che “l’America è Occidente, l’America siamo noi”, lancia furibonde invettive contro i terroristi e “gli avvoltoi che se la godono a veder le immagini delle macerie”.
Oriana Fallaci prendendo spunto dall’attacco alle torri gemelle critica un mondo che è quello dei musulmani. Critica in particolar modo Usama Bin Laden (l’artefice secondo quel che dice la Fallaci dell’attacco al World Trade Center), dicendo che è da persone fuori di senno uccidere in nome di Allah o di qualsiasi altro Dio e che nella storia contemporanea persone così prese dalla fede ad arrivare al punto di uccidere non ce ne sono, soprattutto detto da lei che è una laica DOC. Rifiuta tutte le tradizioni, le usanze, i costumi, e in particolar modo le restrizione che vengono imposte alle donne.
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Conflitto tra statunitensi e vietnamiti iniziato nel 1960 e terminato il 30 aprile del 1975, combattuta soprattutto nel territorio del Vietnam del Sud. Perchè scoppiò? Il Vietnam fino all WW2 faceva parte dell'impero coloniale francese. Con la decolonizzazione prese avvio un movimento indipendista dando luogo alla guerra d'Indocina, con il fine di diventare uno stato autonomo. Gli USA erano preoccupati di dare in mano uno stato al filo-comunista Ho Chi Minh, perciò si intraprese una trattativa di pace con la divisione del Vietnam in 2 stati: Vietnam del Nord(affidato a Ho Chi Minh) e Vietnam del Sud(dato a un esponente della casta militare statunitense, governo Diem). Presto però incominciarono a verificarsi le prime ostilità con alcune incursioni terroristiche in opposizione al governo Diem negli anni 50', in quegli nacque il Fronte di Liberazione della Nazione(Viet Cong). All'epoca il presidente Lyndon Johnson decise di impiegare sempre una maggiore quantità di forze militari per contrastare i Viet Cong pensando di attuare un guerra rapida, cosa che non accade invece. La guerra terminò nell'aprile del 1975 con i Viet Cong che riuscirono a conquistare Saigon, la capitale sudvietnamita, giungendo così alla riunificazione del paese.
Dopo aver conseguito la maturità presso il Liceo Classico "Galileo" a Firenze si iscrisse alla facoltà di Medicina presso l'Università di Firenze, perché lo zio Bruno Fallaci, egli stesso giornalista, le disse che la laurea l'avrebbe aiutata a scrivere e raccontare storie. per mantenersi durante gli studi iniziò a lavorare come giornalista, abbracciando definitivamente quella che sarebbe diventata la sua carriera. Esordì al Mattino dell'Italia centrale, quotidiano fiorentino, successivamente si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare al settimanale Epoca di Mondadori allora diretto da suo zio Bruno Fallaci.Per non mostrare favoritismi, inizialmente la relegò a fare del lavoro di scrivania ma Oriana mostrò fin da subito la sua personalità.
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Oriana era la figlia primogenita di Edoardo Fallaci Tosca Cantini. In famiglia erano quattro sorelle: Oriana, Neera e Paola, ed Elisabetta. Il padre fu un attivo antifascista che coinvolse la figlia, giovanissima, nella resistenza col compito di staffetta(cura i collegamenti tra le varie formazioni impegnate nella lotta armata, permettendo la trasmissione di ordini, direttive, informazioni, e il conferimento di beni alimentari, medicine, armi, munizioni, stampa ...)
La giovane Oriana si unì così alle Brigate Giustizia e Libertà, formazioni partigiane del Partito d'Azione, vivendo in prima persona i drammi della guerra: nel 1944, durante l'occupazione di Firenze da parte dei nazisti, il padre fu catturato e torturato a villa Triste dai fascisti, e in seguito rilasciato, mentre la Fallaci fu impegnata come staffetta per trasportare munizioni da una parte all'altra dell'Arno attraversando il fiume nel punto di secca dal momento che i ponti erano stati distrutti dai tedeschi. Per il suo attivismo durante la guerra ricevette, nel dopoguerra, un riconoscimento d'onore dell'Esercito Italiano.
Nel 1951, quando aveva 22 anni, venne pubblicato il suo primo articolo per L'Europeo. Tre anni dopo, quando lo zio Bruno fu licenziato da Epoca, anche Oriana lasciò il settimanale per l'Europeo diretto all'epoca da Michele Serra; la collaborazione durò fino al 1977. Nel luglio 1956 giunse per la prima volta a New York per scrivere di divi e mondanità. Proprio in questi anni nacque il suo libro I sette peccati capitali di Hollywood, dove racconta i retroscena della vita mondana. Di ritorno da Hollywood, incontrò Alfredo Pieroni, corrispondente da Londra per La Settimana Incom illustrata. Tra i due ebbe inizio una relazione, Oriana Fallaci scoprì di aspettare un figlio da lui. Ebbe però un aborto spontaneo dove lei stessa rischiò la vita.
Muore a Firenze a 77 anni a causa di un cancro ai polmoni che da anni l'aveva colpita. Poche settimane prima aveva lasciato la dimora di Manhattan, essendo suo preciso desiderio trascorrere l'ultimo scorcio di vita nella città in cui era nata: «Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l'Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali e socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia di Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata». Per permetterle di ritornare in Italia in modo riservato, Silvio Berlusconi le mise a disposizione un aereo privato. La scrittrice venne ricoverata nella clinica Santa Chiara, dove poi morì.
È sepolta nel cimitero degli Allori, di rito evangelico, ma che ospita anche tombe di atei, musulmani ed ebrei, a Firenze nel quartiere del Galluzzo, nella tomba di famiglia accanto a un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno di vita. Con la bara sono stati sepolti una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d'oro (premio che la città di Firenze, con grandi polemiche, non aveva voluto conferirle), donatole da Franco Zeffirelli.
Per sua espressa volontà, larga parte del suo grande patrimonio librario è stato donato, insieme con altri cimeli come lo zaino usato dalla scrittrice in Vietnam, alla Pontificia Università Lateranense di Roma.
L'intervista con Khomeini fu la più celebre: durante l'intervista ella gli rivolse domande dirette, lo apostrofò come «tiranno» e si tolse il chador che era stata costretta a indossare[25] per essere ammessa alla sua presenza, dopo che l'ayatollah, alle incalzanti domande sulla condizione della donna in Iran, disse che la veste islamica era per donne "perbene", e se non le andava bene non doveva metterla, l'ayatollah abbandonò la stanza e terminò l'intervista il giorno dopo. L'irritato Khomeini fece riferimento alla giornalista in un discorso successivo, chiamandola "quella donna" e indicandola come esempio da non seguire.
«Su questo chador, per esempio, che lei impone alle donne e che mi hanno messo addosso per venire a Qom. Perché le costringe a nascondersi sotto un indumento così scomodo e assurdo, sotto un lenzuolo con cui non si può muoversi, neanche soffiarsi il naso? Ho saputo che anche per fare il bagno quelle poverette devono portare il chador. Ma come si fa a nuotare con il chador?».
«Tutto questo non la riguarda. I nostri costumi non riguardano voi occidentali. Se la veste islamica non le piace, non è obbligata a portarla. Il chador è per le donne giovani e perbene». Dopo questa risposta, Khomeini comincia a ridere e, insieme a lui, anche Bani Sadr (l’interprete) e altri uomini.
«Grazie, signor Khomeini. Lei è molto educato, un vero gentiluomo. La accontento sui due piedi. Me lo tolgo immediatamente questo stupido cencio da medioevo». In seguito, nella successiva visita in Iran durante la crisi degli ostaggi per tentare di intervistare Bani Sadr(l'interprete), le fu impedito di uscire dall'albergo; per riuscire a tornare in Italia, non riuscendo a contattare l'ambasciatore, avvisò il Presidente della repubblica Sandro Pertini. Pertini contattò l'ambasciata che richiamò le autorità di Teheran e la Fallaci fu lasciata libera.
Muore a Firenze a 77 anni, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute, dovuto al cancro ai polmoni che da anni l'aveva colpita. Poche settimane prima aveva lasciato la dimora di Manhattan, essendo suo preciso desiderio trascorrere l'ultimo scorcio di vita nella città in cui era nata: «Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l'Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali e socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia di Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata». Per permetterle di ritornare in Italia in modo riservato, Silvio Berlusconi le mise a disposizione un aereo privato. La scrittrice venne quindi ricoverata nella clinica Santa Chiara, dove poi morì.
È sepolta nel cimitero degli Allori, di rito evangelico, ma che ospita anche tombe di atei, musulmani ed ebrei, a Firenze nel quartiere del Galluzzo, nella tomba di famiglia accanto a un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno di vita. Con la bara sono stati sepolti una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d'oro (premio che la città di Firenze, con grandi polemiche, non aveva voluto conferirle), donatole da Franco Zeffirelli.
Già dal titolo del romanzo, si evidenzia un totale rovesciamento della Penelope “mitica”. Giò, la protagonista rinuncia invece ad essere la tradizionale Penelope e si rifiuta di tessere la tela in attesa di qualcosa, o meglio di qualcuno. E’ un Ulisse lei stessa, a tratti virile sia per caratterizzazione fisica, che psicologica. Giò parte per L’America, in “guerra” come Ulisse, alla conquista della sua identità e del suo successo. Un viaggio che inoltre la porterà a riabbracciare un uomo che non vedeva da quasi venti anni, come se fosse la sua Penelope.Un inaspettato capovolgimento di ruoli! Attraverso questo rovesciamento, la Fallaci vuole far riflettere sul fatto che, nella realtà, non tutti gli uomini dimostrano di avere le qualità di Ulisse (virilità, coraggio, senso del rischio, capacità di affrontare la vita).
Allo stesso modo, non tutte le donne si accontentano o sono predisposte, per indole, ad esercitare qualità muliebri e a mostrare un’anima tradizionalmente “pelenopiana”. Giò è una sceneggiatrice italiana di successo, a cui viene affidato il compito di andare due mesi in America. Il suo obiettivo è quello di scrivere la trama di un film da ambientare proprio negli Stati Uniti. Non esita a partire, per trovare l’ispirazione adatta. Inoltre, una volta arrivata, si imbatte alla ricerca dell’uomo di cui si era innamorata quasi vent’anni prima. Il suo nome é Richard, un americano, all’epoca scappato da un campo di concentramento e ospitato in casa della famiglia di Giò per qualche mese.
Quel mese bastò affinché lei se ne innamorasse perdutamente, pur avendo soli dodici anni rispetto a lui, già ventenne. Fu un rapporto per lo più platonico, fatto di tenerezza e affetto. Poi Richard fu costretto a fuggire, in seguito allo scoppio di una bomba e, di lì a pochi giorni, arrivò una lettera a informare tutti della sua morte. Ma per fortuna fu solo un tremendo errore. Giò lo scoprì però dopo tanti anni. Lo intravide, durante una festa organizzata, in onore del suo arrivo, in America. E grande fu la sua determinazione nell’esplorare il continente americano, pur di ritrovare definitivamente l’uomo del suo passato.
“Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico.” Così Oriana Fallaci nella premessa a "Il sesso mutile".Si trova in Oriente insieme al fotografo Duilio Pallottelli per un'inchiesta sulla condizione delle donne. È partita alla ricerca di tracce di felicità e nel libro racconta la sua esperienza: a Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all'idea delle donne velate;; in Malesia conosce le matriarche(donne che svolge un ruolo dispotico all'interno di un nucleo famigliare) che vivono nella giungla;a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokyo è smarrita di fronte all'impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii scoprirà che la “donna tradizionale” ha lasciato il posto alla sua versione turistica. Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne a confrontarsi con "un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi".
Questo viaggio, nasce per scrivere e scoprire la quotidianità delle donne orientali e anche per cercare un confronto con la donna occidentale. Questo porterà l'autrice a molte opinioni, scoperte, usi che ai nostri occhi sembrano follie ma che per queste donne rappresentano il quotidiano. Si racconta come la donna nel corso dei secoli ha sofferto, e che, a distanza di anni ancora oggi vediamo quanto sia ancora presente il problema. La Fallaci arriverà ad una sola conclusione, che ogni donna in qualsiasi capo del mondo è uguale, avrà più meno pazienza, più o meno femminilità, più o meno sottomissione ma il mondo femminile è molto simile per causa del sessismo che ci si porta dietro dopo molti secoli anche nel mondo occidentale.
Niente e così sia è il reportage di guerra pubblicato dalla Fallaci.La vita cos'è? Questo, l'incipit di un viaggio alla ricerca di comprensione e nuove domande, questa è la domanda che salta fuori nella conversazione avvenuta tra la Fallaci e la sorellina, la sera prima della sua partenza.Perché la guerra? Perché gli uomini la scelgono, non sono in grado di farne a meno? Così inizia il resoconto diaristico del primo anno da inviata in Vietnam, suddiviso nei suoi tre viaggi, nelle innumerevoli battaglie e occasioni vissute in prima persona.La Fallaci giunge in Vietnam inesperta nel campo del giornalismo nei conflitti a fuoco. Aveva vissuto la Seconda Guerra Mondiale sulla sua pelle, era stata parte della Resistenza, aveva subito il dramma di un padre torturato, ma ora la situazione era diversa.Il diario non vuole raccontare e limitarsi al conflitto in Vietnam, vuole raccontare un'esperienza. La Fallaci parteciperà a spedizioni, raccoglierà interviste, registrandole puntualmente nel suo quaderno d'appunti, sceglierà di sperimentare in prima persona cosa si prova a stare su un aereo che getta napalm su persone, intervisterà vietcong e dittatori, generali e soldati semplici. A tutti chiederà: perché hai scelto la guerra? Vivrà la shock del vedere bambini giocare con cadaveri e si commuoverà davanti ai diari d'amore dei vietcong, con le loro poesie e disperazioni amorose vissute in guerra. Per non parlare delle fosse comuni, delle marce, delle madri disperate davanti ai figli morti, dei vetri che crollano con le bombe. Questo libro e l'autrice si fanno apprezzare per l'onestà intellettuale. Lei parte con l'intenzione di mettere sott'accusa gli americani, ma man mano che il racconto prende forma, sarà evidente come lei stessa diventi parte del meccanismo di grandezze-bassezze tipiche degli esseri umani. Lei stessa mostrerà vigliaccheria e terrore, paura, incertezza. Non solo smania di eroismo, coraggio, fede nei valori, amore per la conoscenza.Si chiude un cerchio: l'incipit del massacro di My Lai si congiunge con lo scempio di Città del Messico, in cui la Fallaci viene colpita, ferita e creduta morta.
Fino alla metà degli anni 80 la Fallaci si consacrò come una delle più acute intervistatrici politiche del mondo. Aveva un modo di intervistare tanto che affrontava ogni incontro con studiata aggressività, faceva frequenti cenni all'esistenzialismo europeo(corrente filosofica sviluppatasi in Europa soprattutto tra le due guerre mondiali, mette a fuoco la condizione umana e il significato dell'esistenza dell'uomo di fronte alla realtà contemporanea)spesso disarmava i suoi soggetti con domande audaci sulla morte, Dio e la pietà e mostrava un'intelligenza sinuosa e astuta. Il giornalismo della Fallaci era infatti intriso di un’avversione quasi adolescenziale per il potere, che si adattava al temperamento dei tempi. All'attività di reporter hanno fatto seguito le interviste con importanti personalità della politica, tra i personaggi da lei intervistati: re Husayn di Giordania, Võ Nguyên Giáp, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l'arcivescovo Makarios, Alekos Panagulis, Nguyễn Cao Kỳ, Yasser Arafat, Mohammad Reza Pahlavi, Hailé Selassié, Henry Kissinger, Walter Cronkite, Federico Fellini, Indira Gandhi, Golda Meir, Nguyễn Văn Thiệu, Zulfiqar Ali Bhutto, Deng Xiaoping, Willy Brandt, Sean Connery, Muʿammar Gheddafi, Enrico Berlinguer, Tenzin Gyatso, Pier Paolo Pasolini e l'ayatollah Khomeini. Alcune di queste interviste sono raccolte nel libro Intervista con la storia uscito nel 1974.
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Presentazione Essenziale
EDOARDO ZAMBERLAN
Created on January 31, 2024
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Oriana Fallaci
"Reporter di guerra, grande giornalista e scrittrice: Oriana Fallaci è stata una donna che si è fatta strada in un mondo di uomini"
go!
La vita
Accanimento col potere
Battaglia anti-islamica
1968
1951
1929
1929
2006
Intervista a Khomeini
Conflitto in Vietnam
Esordio nel gionalismo
Anni 70'
Le opere
Le opere
Un uomo: trama
Contesto storico: Dittatura dei colonnelli, nota anche come la Giunta ( nome che viene usato per indicare un regime di dittatura militare di ispirazione fascista) instaurato il 21 aprile 1967 e proseguito, sotto varie forme, fino al 24 luglio 1974. In quel periodo la Grecia venne governata da una serie di governi militari anticomunisti saliti al potere con un colpo di Stato guidato dai colonnelli Geōrgios Papadopoulos, Nikolaos Makarezos e Stylianos Pattakos. Leader della giunta furono Geōrgios Papadopoulos e, dal 25 novembre 1973, Dīmītrios Iōannidīs.. Il regime effettuò in continuazione arresti e deportazioni degli oppositori, abolì le libertà politiche e civili, sciolse i partiti.
Il libro inizia con Alekos Panagulis, una volta rientrato in madrepatria, pianifica con i suoi stretti collaboratori il tentativo di omicidio del dittatore Papadopoulos il 13 agosto 1968 vicino a Varkiza. L'attentato fallisce e Panagulis viene arrestato. Panagulis rifiuta subito l'offerta di collaborazione che la Giunta gli proponeva, e per questo fu sottoposto ad atroci torture fisiche e mentali. Giudicato dai tribunali militari il 3 novembre 1968, venne condannato a morte il 17 novembre 1968 e conseguentemente trasportato all'isola di Egina per l'esecuzione. Ma grazie alle pressioni della comunità internazionale la sentenza non viene eseguita, e così il 25 novembre 1968 Panagulis viene tradotto nelle prigioni militari di Boiati.
Evade per la prima volta di prigione; dopo essere stato arrestato tenta nuovamente di scappare ma viene immediatamente scoperto. Per punire questa sua "scarsa disciplina" viene condotto provvisoriamente alla caserma di Goudi prima di essere riportato, un mese dopo, alla prigione di Boiati, dove fu chiuso in isolamento totale in una cella costruita appositamente per lui(la tomba), dove vi passò circa 3 anni. Nel 1970 subisce un attentato in prigione, mentre è in sciopero della fame: rischia di morire nell'incendio della sua cella. Durante l'estate successiva, il 21 agosto, viene finalmente liberato, grazie all'amnistia. Il giorno successivo conosce la scrittrice e giornalista Oriana Fallaci che diventerà la sua compagna di vita. Uscito di prigione, Panagulis, per la sua figura, viene conteso dalla destra e dalla sinistra ma si rende conto che l'attuale democrazia è una finta. Durante questo primo periodo immagina progetti sovversivi contro il nuovo tiranno ma si scontrerà con l'omertà del popolo e degli attivisti che lentamente cominceranno a dimenticarlo Nei mesi a seguire i due, sorvegliati dai servizi segreti, riescono con una rocambolesca beffa a scappare in Italia. Lì, cercano aiuto nei politici italiani ed europei nel vano tentativo di rovesciare il dittatore greco.
Qualche tempo dopo Panagulis si rende conto che dall'estero non ha potere di cambiare la situazione in Grecia e quindi decide di ritornare in patria. Rientrato tenta di fondare un proprio partito politico ma fallisce e si piega ad entrare a far parte di un partito politico esistente. Non vuole schierarsi con la destra che è al governo e che è direttamente controllata dalla dittatura e non vuole schierarsi con la sinistra ma decide di unirsi alla fazione più debole: l'Unione del Centro - Nuove forze, dove riuscirà a farsi eleggere deputato. Panagulis occuperà gli anni a venire tentando di raccogliere documenti e testimonianze per mostrare la natura corrotta dell'apparente democrazia greca. Sarà in questo periodo che riuscirà ad impossessarsi di numerosi documenti dei servizi segreti greci e sarà in questo periodo che si metterà in aperta ostilità con Evangelos Averoff. Sarà quando Panagulis comincerà a rilasciare i documenti segreti che verrà ucciso in un inseguimento automobilistico che culminerà in un incidente stradale causato da due sicari alla guida di due differenti auto nel 1 maggio nìdel 1976. Nei mesi immediatamente successivi alla morte di Panagulis il governo greco non supporterà l'evidenza dell'omicidio e dichiarerà che si è trattato solo di un tragico incidente. Il libro si conclude con il funerale di Panagulis accompagnato dalle grida dell'enorme massa di persone che urlano: "Zi! Zi! Zi!" (Vive! Vive! Vive!), segno che l'evidenza dell'omicidio ha temporaneamente aperto gli occhi al popolo che ora percependo la verità potrà far vacillare l'attuale potere prima che la ciclicità della storia si ripeta e se ne costituisca uno nuovo. Negli ultimi mesi della sua vita, Panagulis insistette con la scrittrice affinché lei scrivesse un libro sulla sua vita, una volta morto. L'autrice adempie pienamente a questo compito.
(27.40 s)
Personaggi
Alekos Panagulis
Oriana Fallaci
Giornalista, scrittrice e intervistatrice italiana
Politico, rivoluzionario greco, considerato un eroe nazionale della Grecia moderna
Geōrgios Papadopoulos
Militare e politico greco, promotore del colpo di Stato del 21 aprile 1967 in Grecia, a capo della giunta.
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Negli anni 80 e 90 la Fallaci si trasferisce in modo quasi permanente a New York, scrive scrive il romanzo Insciallah sulla guerra del Libano del 1983 .Nel 2001, dopo anni di silenzio e solitudine, la scrittrice torna alla ribalta sulla scena italiana e internazionale: in seguito al crollo delle Torri Gemelle, Oriana scrive un lungo articolo intitolato La rabbia e l’orgoglio, in cui attacca con lo spritio ribelle di sempre il terrorismo islamico e riflette sul rapporto tra Occidente e Islam: accolto con enorme clamore, il suo intervento si trasforma immediatamente in un caso mondiale e diventa il fulcro del dibattito internazionale sugli eventi successivi all’11 settembre. “Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be’, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l’automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo”. .
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Ambientato durante gli anni della guerra civile libanese, nel romanzo si narrano le vicende di alcuni militari italiani a Beirut. Dopo un terribile attentato, centinaia di soldati francesi e americani giacciono a terra senza vita, i corpi dilaniati dall’esplosivo non offrono alcuna parvenza di spiegazione a chi accorre sul posto. È una guerra di religione che si sta combattendo, ma a nessun dio con un minimo di buon senso piacerebbe essere chiamato in causa ad assolvere tali atrocità. Forse sarà la base italiana il prossimo obiettivo dei kamikaze: inizia così una serie di indagini, trattative e un macabro conto alla rovescia di cui non si conosce il limite. La trama si sviluppa in un arco temporale di novanta giorni, da una domenica di fine ottobre a una domenica di fine gennaio, e si apre con i cani di Beirut. Il Professore, un militare appassionato di letteratura, diventa il nostro guida attraverso questa “piccola Iliade”, cercando la formula della vita mentre naviga tra le sfide e gli orrori del conflitto. Fallaci, con la sua prosa penetrante, dà voce ai protagonisti e alle vittime, dando risonanza alle figure spesso dimenticate: i bambini che la guerra uccide, i lenoni che la guerra favorisce, i banditi che la guerra protegge. Nel tessere la trama, Fallaci si avvale dell’amletico scudiero di Ulisse come filo conduttore, un’ancora alla mitologia che aggiunge profondità e simbolismo alla narrazione. La scelta di dare voce a così tanti personaggi consente alla scrittrice di esplorare la complessità umana in un contesto di violenza e sofferenza. “Insciallah” è un atto d’amore per la vita, un rifiuto categorico della ferocia della guerra. Fallaci, immergendosi nel dramma dei combattimenti, ci offre uno sguardo crudo ma umano sulla realtà di Beirut, mettendo l’uomo al centro del proprio destino.
Il 22 agosto 1973 Oriana Fallaci conobbe Alexandros Panagulis, un leader dell'opposizione greca al regime dei Colonnelli, perseguitato, torturato e incarcerato a lungo. Si incontrarono il giorno in cui egli uscì dal carcere: ne diventerà la compagna di vita fino alla morte di lui, avvenuta in un misterioso incidente stradale il 1º maggio 1976. Lei ha sempre considerato l'incidente di Panagulis un vero e proprio omicidio politico, ordinato da politici che avevano fatto carriera con la giunta militare. La morte dell'amato compagno segnò indelebilmente la vita della scrittrice. Oriana rimase incinta del patriota greco, ma dopo un litigio con lo stesso Panagulis ebbe un aborto spontaneo (il secondo o il terzo della sua vita). La storia di Panagulis verrà invece raccontata dalla scrittrice nel romanzo Un uomo, pubblicato nel 1979.
Dopo essersi recata nel 1967 in Vitenam come corrispondente di guerra, nel 1968 decide di tornare negli USA dopo la morte di Martin Luther King, Robert Kennedy e delle rivolte studentesche di quegli anni.Il 2 ottobre 1968, alla vigilia dei Giochi olimpici, vi fu una strage oggi ricordata come il massacro di Tlatelolco, dove Oriana rimase ferita in Piazza delle tre culture a Città del Messico da una raffica di mitra. Morirono centinaia di giovani (il numero preciso è sconosciuto) e anche la giornalista fu creduta morta e portata in obitorio: solo in quel momento un prete si accorse che era ancora viva. La Fallaci definì la strage «un massacro peggiore di quelli che ho visto alla guerra».
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Si tratta di un diario di una donna in carriera di fronte ad una maternità inaspettata, che la considera come scelta personale e responsabile e non come un dovere. Durante i mesi di attesa, la donna dialoga con il figlio e sé stessa, lo prepara alla vita, alle sue regole e alle sue insidie.Il libro ricostruisce la vita, le paure e le gioie di una donna, incarnazione dei sentimenti di chi come lei ha dovuto affrontare la scelta di essere madre. Per una donna sola la scoperta di portare in grembo un figlio può essere un ostacolo. È così anche per la protagonista, che inizia un estenuante e doloroso monologo con il figlio — e soprattutto con sé stessa — alla ricerca di una risposta. È così che si scontra con la propria mente e soprattutto con il proprio cuore, che da subito la obbliga ad una scelta: accettare un figlio e impegnarsi a crescere con lui Tra i due si instaura un legame particolare composto d'amore, complicità, litigi, contrasti e rimpianti di due esseri distinti ma uniti in un'unica persona. . Poi, subito dopo, la paura e la richiesta d'aiuto per continuare a scegliere la vita alla morte: «Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via? […] darei tanto bambino perché tu mi aiutassi con un cenno, un indizio». Quest’opera della Fallaci è unvero proprio sfogo e diario umano." Essendo ancora giovane, non so cosa voglia dire portare una creatura in grembo, però come donna posso capire le responsabilità di una vita sulla coscienza. Nessuno potrà mai giudicare una donna che ha fatto una sua scelta, perché non può sapere che cosa si prova in quei momenti. Tutti dicono: se abortirà, ucciderà una vita e verrà considerata un mostro, se terrà il bambino, verrà accusata di essere una poco di buono e verrà screditata e guardata male da tutti solo per aver amato in un letto”. Nel momento in cui un test di gravidanza è positivo, vuol dire che una nuova vita è cominciata, ma l’aborto non è sempre sinonimo di omicidio, poiché in certi casi può essere un’azione inevitabile frutto di lunghe riflessioni.
Con questo libro Oriana Fallaci rompe un silenzio durato dieci anni, prendendo spunto dall’apocalisse che la mattina dell’11 settembre 2001, con il crollo delle due Torri di New York e la morte di migliaia di persone. Accolto con enorme clamore in Italia e all’estero, il libro si trasforma immediatamente in un caso mondiale, diventa il fulcro del dibattito internazionale sul terrorismo islamico e sul crollo delle Torri e ancora oggi costituisce un testo imprescindibile per comprendere l’evento che più di ogni altro ha determinato il corso degli anni a venire. Con la sua brutale sincerità, Oriana parla degli Stati Uniti, dell’Europa, dell’Islam, del nostro Paese: riflette sulla grandezza e la vulnerabilità americana ricordando che “l’America è Occidente, l’America siamo noi”, lancia furibonde invettive contro i terroristi e “gli avvoltoi che se la godono a veder le immagini delle macerie”. Oriana Fallaci prendendo spunto dall’attacco alle torri gemelle critica un mondo che è quello dei musulmani. Critica in particolar modo Usama Bin Laden (l’artefice secondo quel che dice la Fallaci dell’attacco al World Trade Center), dicendo che è da persone fuori di senno uccidere in nome di Allah o di qualsiasi altro Dio e che nella storia contemporanea persone così prese dalla fede ad arrivare al punto di uccidere non ce ne sono, soprattutto detto da lei che è una laica DOC. Rifiuta tutte le tradizioni, le usanze, i costumi, e in particolar modo le restrizione che vengono imposte alle donne.
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Conflitto tra statunitensi e vietnamiti iniziato nel 1960 e terminato il 30 aprile del 1975, combattuta soprattutto nel territorio del Vietnam del Sud. Perchè scoppiò? Il Vietnam fino all WW2 faceva parte dell'impero coloniale francese. Con la decolonizzazione prese avvio un movimento indipendista dando luogo alla guerra d'Indocina, con il fine di diventare uno stato autonomo. Gli USA erano preoccupati di dare in mano uno stato al filo-comunista Ho Chi Minh, perciò si intraprese una trattativa di pace con la divisione del Vietnam in 2 stati: Vietnam del Nord(affidato a Ho Chi Minh) e Vietnam del Sud(dato a un esponente della casta militare statunitense, governo Diem). Presto però incominciarono a verificarsi le prime ostilità con alcune incursioni terroristiche in opposizione al governo Diem negli anni 50', in quegli nacque il Fronte di Liberazione della Nazione(Viet Cong). All'epoca il presidente Lyndon Johnson decise di impiegare sempre una maggiore quantità di forze militari per contrastare i Viet Cong pensando di attuare un guerra rapida, cosa che non accade invece. La guerra terminò nell'aprile del 1975 con i Viet Cong che riuscirono a conquistare Saigon, la capitale sudvietnamita, giungendo così alla riunificazione del paese.
Dopo aver conseguito la maturità presso il Liceo Classico "Galileo" a Firenze si iscrisse alla facoltà di Medicina presso l'Università di Firenze, perché lo zio Bruno Fallaci, egli stesso giornalista, le disse che la laurea l'avrebbe aiutata a scrivere e raccontare storie. per mantenersi durante gli studi iniziò a lavorare come giornalista, abbracciando definitivamente quella che sarebbe diventata la sua carriera. Esordì al Mattino dell'Italia centrale, quotidiano fiorentino, successivamente si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare al settimanale Epoca di Mondadori allora diretto da suo zio Bruno Fallaci.Per non mostrare favoritismi, inizialmente la relegò a fare del lavoro di scrivania ma Oriana mostrò fin da subito la sua personalità.
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Oriana era la figlia primogenita di Edoardo Fallaci Tosca Cantini. In famiglia erano quattro sorelle: Oriana, Neera e Paola, ed Elisabetta. Il padre fu un attivo antifascista che coinvolse la figlia, giovanissima, nella resistenza col compito di staffetta(cura i collegamenti tra le varie formazioni impegnate nella lotta armata, permettendo la trasmissione di ordini, direttive, informazioni, e il conferimento di beni alimentari, medicine, armi, munizioni, stampa ...) La giovane Oriana si unì così alle Brigate Giustizia e Libertà, formazioni partigiane del Partito d'Azione, vivendo in prima persona i drammi della guerra: nel 1944, durante l'occupazione di Firenze da parte dei nazisti, il padre fu catturato e torturato a villa Triste dai fascisti, e in seguito rilasciato, mentre la Fallaci fu impegnata come staffetta per trasportare munizioni da una parte all'altra dell'Arno attraversando il fiume nel punto di secca dal momento che i ponti erano stati distrutti dai tedeschi. Per il suo attivismo durante la guerra ricevette, nel dopoguerra, un riconoscimento d'onore dell'Esercito Italiano.
Nel 1951, quando aveva 22 anni, venne pubblicato il suo primo articolo per L'Europeo. Tre anni dopo, quando lo zio Bruno fu licenziato da Epoca, anche Oriana lasciò il settimanale per l'Europeo diretto all'epoca da Michele Serra; la collaborazione durò fino al 1977. Nel luglio 1956 giunse per la prima volta a New York per scrivere di divi e mondanità. Proprio in questi anni nacque il suo libro I sette peccati capitali di Hollywood, dove racconta i retroscena della vita mondana. Di ritorno da Hollywood, incontrò Alfredo Pieroni, corrispondente da Londra per La Settimana Incom illustrata. Tra i due ebbe inizio una relazione, Oriana Fallaci scoprì di aspettare un figlio da lui. Ebbe però un aborto spontaneo dove lei stessa rischiò la vita.
Muore a Firenze a 77 anni a causa di un cancro ai polmoni che da anni l'aveva colpita. Poche settimane prima aveva lasciato la dimora di Manhattan, essendo suo preciso desiderio trascorrere l'ultimo scorcio di vita nella città in cui era nata: «Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l'Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali e socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia di Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata». Per permetterle di ritornare in Italia in modo riservato, Silvio Berlusconi le mise a disposizione un aereo privato. La scrittrice venne ricoverata nella clinica Santa Chiara, dove poi morì. È sepolta nel cimitero degli Allori, di rito evangelico, ma che ospita anche tombe di atei, musulmani ed ebrei, a Firenze nel quartiere del Galluzzo, nella tomba di famiglia accanto a un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno di vita. Con la bara sono stati sepolti una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d'oro (premio che la città di Firenze, con grandi polemiche, non aveva voluto conferirle), donatole da Franco Zeffirelli. Per sua espressa volontà, larga parte del suo grande patrimonio librario è stato donato, insieme con altri cimeli come lo zaino usato dalla scrittrice in Vietnam, alla Pontificia Università Lateranense di Roma.
L'intervista con Khomeini fu la più celebre: durante l'intervista ella gli rivolse domande dirette, lo apostrofò come «tiranno» e si tolse il chador che era stata costretta a indossare[25] per essere ammessa alla sua presenza, dopo che l'ayatollah, alle incalzanti domande sulla condizione della donna in Iran, disse che la veste islamica era per donne "perbene", e se non le andava bene non doveva metterla, l'ayatollah abbandonò la stanza e terminò l'intervista il giorno dopo. L'irritato Khomeini fece riferimento alla giornalista in un discorso successivo, chiamandola "quella donna" e indicandola come esempio da non seguire. «Su questo chador, per esempio, che lei impone alle donne e che mi hanno messo addosso per venire a Qom. Perché le costringe a nascondersi sotto un indumento così scomodo e assurdo, sotto un lenzuolo con cui non si può muoversi, neanche soffiarsi il naso? Ho saputo che anche per fare il bagno quelle poverette devono portare il chador. Ma come si fa a nuotare con il chador?». «Tutto questo non la riguarda. I nostri costumi non riguardano voi occidentali. Se la veste islamica non le piace, non è obbligata a portarla. Il chador è per le donne giovani e perbene». Dopo questa risposta, Khomeini comincia a ridere e, insieme a lui, anche Bani Sadr (l’interprete) e altri uomini. «Grazie, signor Khomeini. Lei è molto educato, un vero gentiluomo. La accontento sui due piedi. Me lo tolgo immediatamente questo stupido cencio da medioevo». In seguito, nella successiva visita in Iran durante la crisi degli ostaggi per tentare di intervistare Bani Sadr(l'interprete), le fu impedito di uscire dall'albergo; per riuscire a tornare in Italia, non riuscendo a contattare l'ambasciatore, avvisò il Presidente della repubblica Sandro Pertini. Pertini contattò l'ambasciata che richiamò le autorità di Teheran e la Fallaci fu lasciata libera.
Muore a Firenze a 77 anni, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute, dovuto al cancro ai polmoni che da anni l'aveva colpita. Poche settimane prima aveva lasciato la dimora di Manhattan, essendo suo preciso desiderio trascorrere l'ultimo scorcio di vita nella città in cui era nata: «Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l'Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali e socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia di Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata». Per permetterle di ritornare in Italia in modo riservato, Silvio Berlusconi le mise a disposizione un aereo privato. La scrittrice venne quindi ricoverata nella clinica Santa Chiara, dove poi morì. È sepolta nel cimitero degli Allori, di rito evangelico, ma che ospita anche tombe di atei, musulmani ed ebrei, a Firenze nel quartiere del Galluzzo, nella tomba di famiglia accanto a un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno di vita. Con la bara sono stati sepolti una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d'oro (premio che la città di Firenze, con grandi polemiche, non aveva voluto conferirle), donatole da Franco Zeffirelli.
Già dal titolo del romanzo, si evidenzia un totale rovesciamento della Penelope “mitica”. Giò, la protagonista rinuncia invece ad essere la tradizionale Penelope e si rifiuta di tessere la tela in attesa di qualcosa, o meglio di qualcuno. E’ un Ulisse lei stessa, a tratti virile sia per caratterizzazione fisica, che psicologica. Giò parte per L’America, in “guerra” come Ulisse, alla conquista della sua identità e del suo successo. Un viaggio che inoltre la porterà a riabbracciare un uomo che non vedeva da quasi venti anni, come se fosse la sua Penelope.Un inaspettato capovolgimento di ruoli! Attraverso questo rovesciamento, la Fallaci vuole far riflettere sul fatto che, nella realtà, non tutti gli uomini dimostrano di avere le qualità di Ulisse (virilità, coraggio, senso del rischio, capacità di affrontare la vita). Allo stesso modo, non tutte le donne si accontentano o sono predisposte, per indole, ad esercitare qualità muliebri e a mostrare un’anima tradizionalmente “pelenopiana”. Giò è una sceneggiatrice italiana di successo, a cui viene affidato il compito di andare due mesi in America. Il suo obiettivo è quello di scrivere la trama di un film da ambientare proprio negli Stati Uniti. Non esita a partire, per trovare l’ispirazione adatta. Inoltre, una volta arrivata, si imbatte alla ricerca dell’uomo di cui si era innamorata quasi vent’anni prima. Il suo nome é Richard, un americano, all’epoca scappato da un campo di concentramento e ospitato in casa della famiglia di Giò per qualche mese. Quel mese bastò affinché lei se ne innamorasse perdutamente, pur avendo soli dodici anni rispetto a lui, già ventenne. Fu un rapporto per lo più platonico, fatto di tenerezza e affetto. Poi Richard fu costretto a fuggire, in seguito allo scoppio di una bomba e, di lì a pochi giorni, arrivò una lettera a informare tutti della sua morte. Ma per fortuna fu solo un tremendo errore. Giò lo scoprì però dopo tanti anni. Lo intravide, durante una festa organizzata, in onore del suo arrivo, in America. E grande fu la sua determinazione nell’esplorare il continente americano, pur di ritrovare definitivamente l’uomo del suo passato.
“Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico.” Così Oriana Fallaci nella premessa a "Il sesso mutile".Si trova in Oriente insieme al fotografo Duilio Pallottelli per un'inchiesta sulla condizione delle donne. È partita alla ricerca di tracce di felicità e nel libro racconta la sua esperienza: a Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all'idea delle donne velate;; in Malesia conosce le matriarche(donne che svolge un ruolo dispotico all'interno di un nucleo famigliare) che vivono nella giungla;a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokyo è smarrita di fronte all'impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii scoprirà che la “donna tradizionale” ha lasciato il posto alla sua versione turistica. Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne a confrontarsi con "un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi". Questo viaggio, nasce per scrivere e scoprire la quotidianità delle donne orientali e anche per cercare un confronto con la donna occidentale. Questo porterà l'autrice a molte opinioni, scoperte, usi che ai nostri occhi sembrano follie ma che per queste donne rappresentano il quotidiano. Si racconta come la donna nel corso dei secoli ha sofferto, e che, a distanza di anni ancora oggi vediamo quanto sia ancora presente il problema. La Fallaci arriverà ad una sola conclusione, che ogni donna in qualsiasi capo del mondo è uguale, avrà più meno pazienza, più o meno femminilità, più o meno sottomissione ma il mondo femminile è molto simile per causa del sessismo che ci si porta dietro dopo molti secoli anche nel mondo occidentale.
Niente e così sia è il reportage di guerra pubblicato dalla Fallaci.La vita cos'è? Questo, l'incipit di un viaggio alla ricerca di comprensione e nuove domande, questa è la domanda che salta fuori nella conversazione avvenuta tra la Fallaci e la sorellina, la sera prima della sua partenza.Perché la guerra? Perché gli uomini la scelgono, non sono in grado di farne a meno? Così inizia il resoconto diaristico del primo anno da inviata in Vietnam, suddiviso nei suoi tre viaggi, nelle innumerevoli battaglie e occasioni vissute in prima persona.La Fallaci giunge in Vietnam inesperta nel campo del giornalismo nei conflitti a fuoco. Aveva vissuto la Seconda Guerra Mondiale sulla sua pelle, era stata parte della Resistenza, aveva subito il dramma di un padre torturato, ma ora la situazione era diversa.Il diario non vuole raccontare e limitarsi al conflitto in Vietnam, vuole raccontare un'esperienza. La Fallaci parteciperà a spedizioni, raccoglierà interviste, registrandole puntualmente nel suo quaderno d'appunti, sceglierà di sperimentare in prima persona cosa si prova a stare su un aereo che getta napalm su persone, intervisterà vietcong e dittatori, generali e soldati semplici. A tutti chiederà: perché hai scelto la guerra? Vivrà la shock del vedere bambini giocare con cadaveri e si commuoverà davanti ai diari d'amore dei vietcong, con le loro poesie e disperazioni amorose vissute in guerra. Per non parlare delle fosse comuni, delle marce, delle madri disperate davanti ai figli morti, dei vetri che crollano con le bombe. Questo libro e l'autrice si fanno apprezzare per l'onestà intellettuale. Lei parte con l'intenzione di mettere sott'accusa gli americani, ma man mano che il racconto prende forma, sarà evidente come lei stessa diventi parte del meccanismo di grandezze-bassezze tipiche degli esseri umani. Lei stessa mostrerà vigliaccheria e terrore, paura, incertezza. Non solo smania di eroismo, coraggio, fede nei valori, amore per la conoscenza.Si chiude un cerchio: l'incipit del massacro di My Lai si congiunge con lo scempio di Città del Messico, in cui la Fallaci viene colpita, ferita e creduta morta.
Fino alla metà degli anni 80 la Fallaci si consacrò come una delle più acute intervistatrici politiche del mondo. Aveva un modo di intervistare tanto che affrontava ogni incontro con studiata aggressività, faceva frequenti cenni all'esistenzialismo europeo(corrente filosofica sviluppatasi in Europa soprattutto tra le due guerre mondiali, mette a fuoco la condizione umana e il significato dell'esistenza dell'uomo di fronte alla realtà contemporanea)spesso disarmava i suoi soggetti con domande audaci sulla morte, Dio e la pietà e mostrava un'intelligenza sinuosa e astuta. Il giornalismo della Fallaci era infatti intriso di un’avversione quasi adolescenziale per il potere, che si adattava al temperamento dei tempi. All'attività di reporter hanno fatto seguito le interviste con importanti personalità della politica, tra i personaggi da lei intervistati: re Husayn di Giordania, Võ Nguyên Giáp, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l'arcivescovo Makarios, Alekos Panagulis, Nguyễn Cao Kỳ, Yasser Arafat, Mohammad Reza Pahlavi, Hailé Selassié, Henry Kissinger, Walter Cronkite, Federico Fellini, Indira Gandhi, Golda Meir, Nguyễn Văn Thiệu, Zulfiqar Ali Bhutto, Deng Xiaoping, Willy Brandt, Sean Connery, Muʿammar Gheddafi, Enrico Berlinguer, Tenzin Gyatso, Pier Paolo Pasolini e l'ayatollah Khomeini. Alcune di queste interviste sono raccolte nel libro Intervista con la storia uscito nel 1974.
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