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XXXIV canto dell'Inferno - Divina Commedia di Dante
Rebecca Musch
Created on January 30, 2024
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Transcript
XXXIV CANTO - INFERNO
I traditori dei benefattori e Lucifero
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Dal XXXIII Dante e Virgilio si trovano nel Cocito
Si sono già addentrati nel pozzo su cui poggiano le rocce dell'Infeno XXXIII canto (IX cerchio): - TRADITORI dei PARENTI (zona caina) - TRADITORI della PATRIA (zona antenora) - TRADITORI degli OSPITI (zona tolomea) GHIACCIO del COCITO
PERSONAGGI
BRUTO
CASSIO
GIUDA
LUCIFERO
TRADITORE della FIGURA SPIRITUALE
TRADITORE della GUIDA TERRENA
TRADITORE della GUIDA TERRENA
"RE di BABILIONIA"
Contesto del XXXIV canto
Lucifero sta confitto nel centro della Terra (corrispondente al suo ombelico). Divide in 2 metà la fascia di ghiaccio del Cocito: - emisfero boreale (dal petto) - emisfero australe (dai piedi) --> conduce al "natural burella" Satana è descritto con allegorie, simboli ed emblemi: è meccanismo motore di ogni male. L'ambiente in cui si trova è caratterizzato da una natura spenta e immobile; la vita è immota e l'aria è tenebra. Le ombre dei dannati sono sepolte nel ghiaccio vitreo del Cocito. Emerge concezione storica, politica, filosofica, etica e metafisica di Dante: formazione delle terre emerse ("gran secca") e della montagna del Purgatorio, significato della città di Gerusalemme. I tre maggiori traditori (Giuda, Bruto e Cassio) sono l'antitesi del disegno politico dell'autore: un mondo di giustizia, pace, saggezza e amore. Quando con Virgilio supera l'ombelico di Lucifero, viene ribaltata la visione del globo e degli emisferi, poiché il centro della Terra esercita la forza di gravità (concezione medievale).
GEOGRAFIA: dall'Inferno al Purgatorio
L'INGRESSO: parafrasi vv. 1-21
Nell'oscurità Virgilio indica a Dante Lucifero (Vexilla Regis prodeunt Inferni) indicando le sue ali da pipistrello come "vessilli". A primo impatto gli sembra una sorta di mulino a vento ("dificio" = macchina da guerra); si nasconde dietro al maestro (protetto dalla ragione). Nella Giudecca le anime giacciono sepolte nel ghiaccio: sono inerti e doloranti, non c'è moto (estrema degradazione del male). Alcune sdraiate, altre dritte, a volte con la testa in alto e a volte con i piedi; altre ancora portano il volto ai piedi, piegandosi come si piega come un arco. Sono vicini a Lucifero, un tempo una creatura così bella; Virgilio dice «Ecco Dite ed ecco il luogo dove devi armarti di coraggio» (// III canto).
DESCRIZIONE di LUCIFERO: parafrasi vv. 22-51
Dante non riesce a spiegare a parole il modo in cui si è sentito gelare il sangue e mancare la voce (espressione del male): rimane sospeso tra la vita e la morte (Dio-Lucifero). "L'imperatore" (opposto a Dio) del doloroso regno emerge dal ghiaccio fino alla vita ed è di dimensioni abnormi; tanto bello quanto adesso è orrido, eppure osò ribellarsi al suo Creatore (superbo), dunque è giusto che derivi ogni male da lui. Dante rimane sorpeso quando vede che la sua testa ha tre facce (opposte alla trinità divina): quella al centro è rossa; le altre due si congiungono alla prima a metà di ogni spalla e si uniscono nella parte posteriore del capo. Quella a destra è di un colore tra il bianco e il giallo; la sinistra nera, del colore della carnagione degli etiopi ("Vengon di là ove il Nilo si avvalla"). Sotto ciascuna faccia spiccano due grandi ali (6 in totale) paragonate a delle vele; non erano piumate, ma sembravano quelle di un pipistrello (// demoni). Lucifero le sbatte producendo da sé tre venti (per ogni coppia di ali): per questo il lago di Cocito è ghiacciato (alimentato dalle lacrime colpevoli dei peccatori).
DESCRIZIONE di LUCIFERO: parafrasi vv. 22-51
Dante non riesce a spiegare a parole il modo in cui si è sentito gelare il sangue e mancare la voce (espressione del male): rimane sospeso tra la vita e la morte (Dio-Lucifero). "L'imperatore" (opposto a Dio) del doloroso regno emerge dal ghiaccio fino alla vita ed è di dimensioni abnormi; tanto bello quanto adesso è orrido, eppure osò ribellarsi al suo Creatore (superbo), dunque è giusto che derivi ogni male da lui. Dante rimane sorpeso quando vede che la sua testa ha tre facce (opposte alla trinità divina): quella al centro è rossa; le altre due si congiungono alla prima a metà di ogni spalla e si uniscono nella parte posteriore del capo. Quella a destra è di un colore tra il bianco e il giallo; la sinistra nera, del colore della carnagione degli etiopi ("Vengon di là ove il Nilo si avvalla"). Sotto ciascuna faccia spiccano due grandi ali (6 in totale) paragonate a delle vele; non erano piumate, ma sembravano quelle di un pipistrello (// demoni). Lucifero le sbatte producendo da sé tre venti (per ogni coppia di ali): per questo il lago di Cocito è ghiacciato (alimentato dalle lacrime colpevoli dei peccatori).
I TRE TRADITORI: parafrasi vv 52-69
Piange con sei occhi e le lacrime gocciolano sui tre menti, dove si mischiano in una bava sanguinolenta (sangue dei corpi che maciulla). In ognuna delle tre bocche trita coi denti un peccatore, tormentandone tre allo stesso tempo. Per il peccatore al centro l'essere morso non è niente rispetto all'essere graffiato, al punto che la schiena gli resta completamente scorticata (per Giuda la pena è più pesante). Il maestro dice: «Quel dannato lassù che di più patisce la sua pena è Giuda Iscariota (// papa simoniaco Niccolò III): tiene la testa dentro le fauci di Lucifero e fa pendere fuori le gambe. Degli altri due con la testa rivolta in basso, quello che pende dalla faccia nera è Bruto: guarda come si contorce in silenzio! L'altro è Cassio, che sembra così robusto. Ma è giunta quasi la notte ed è tempo di andare (il sole tramonta quando sono alla IX bolgia); ormai abbiamo visto ogni cosa».
DISCESA sul CORPO: parafrasi vv 70-96
Con ordine di Virgilio si tiene stretto al collo di Lucifero: aspetta finché non apra bene le ali; poi comincia a scendere tenendosi al pelo passando tra il corpo e la crosta gelata di Cocito. Arrivati al fianco, Virgilio, con fatica e difficoltà, gira la testa verso le gambe di Lucifero, aggrappandosi di nuovo al suo pelo (si capovolge e va nell'emisfero australe). Con il fiatone per la fatica e l'angoscia (sforzo ria razionale che fisico) dice: «Reggiti bene, poiché per questa via dobbiamo allontanarci da tanto male (bisogna staccarsi)». Esce fuori attraverso un’insenatura nella roccia e fa sedere Dante; guarda verso Lucifero e lo vede capovolto: rimane perplesso. Il maestro dice: «Alzati in piedi: la via è lunga e il cammino è ostico; il sole è già a metà dell’ora terza (sono le 7:30)».
GEOGRAFIA: parafrasi vv 97-126
Lì non c'è un percorso agevole come in un palazzo (rif. alle grandi sale lombarde e toscane), ma era un cunicolo sotterraneo col suolo impervio e scarsa luce ("natural burella"). Dante si alza e dice: «Maestro, prima di abbandonare l'Inferno, risolvimi un dubbio: dov'è il ghiaccio? Lucifero perché giace confitto sottosopra? E come è possibile che il sole sia arrivato con tanta fretta alla mattina?» Virgilio risponde: «Pensi come se ti trovassi al di là del centro della Terra, dove mi sono aggrappato al pelo di quell’animale spaventoso ("vermo reo"). Quando mi son girato tu hai oltrepassato il punto verso il quale tendono tutti i gravi della terra (concezione medievale della gravità). Ora sei sotto l'emisfero opposto (australe) a quello che copre le terre emerse e dove fu ucciso Cristo (Gerusalemme antipode del Purgatorio): sei sulla faccia opposta della Giudecca. Qui è mattino, là è sera; Lucifero, non ha cambiato posizione. Cadde giù dal cielo da questa parte e la terra, che prima emergeva dalle acque nell'emisfero australe, si nascose sotto il mare e riemerse nel nostro emisfero; per evitarlo lasciò questo spazio vuoto, riemergendo nell'emisfero australe».
USCITA dall'INFERNO: parafrasi vv 127-139
Più in là c'è un luogo tanto lontano da Belzebù (una caverna) quanto si estende la cavità sotterranea, invisibile ma da cui si avverte il gorgoglio di un fiumiciattolo che scende qui per una cavità scavata nella roccia lungo il suo corso, che ha poca inclinazione: è il fiume Lete che viene dal Purgatorio e giunge nel Cocito (deterge le anime e porta i peccati a Lucifero). Dante e il suo maestro continuano per quel cammino nascosto per tornare alla luce del sole; senza sosta (camminano per 21/22 ore) salgono in alto, Virgilio per primo e lui per secondo, fino a quando vedono gli astri del cielo attraverso un'apertura circolare. E di lì escono per rivedere le stelle (astri, sole, luce della redenzione).
FIGURE RETORICHE
Di pensiero
Di parola
COMPARAZIONE
ANASTROFE
METAFORA
PARONOMASIA
PARADOSSO
PARODIA
PERIFRASI
SIMILITUDINE
Analisi terzine 22-24, 25-28
Com'io divenni allor gelato e fioco,nol dimandar, lettor, ch'i' non lo scrivo, però ch'ogne parlar sarebbe poco. Io non mori' e non rimasi vivo;pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno,qual io divenni, d'uno e d'altro privo.
Forza del male che non crea, ma distrugge; gli si gela il sangue e gli manca la voce. Dante è sia custodito da Dio che soggetto agli effetti fisici della morte.
Analisi terzine 34-36, 37-38
S'el fu sì bel com'elli è ora brutto,e contra 'l suo fattore alzò le ciglia,ben dee da lui proceder ogne lutto. Oh quanto parve a me gran maravigliaquand'io vidi tre facce a la sua testa!
Un tempo era un bellissimo angelo, ma fu ingrato e superbo nei confronti del suo Creatore; da lui derivano tutti i mali dìpoiché da essere bello è divenuto un essere mostruoso. Dante è colpito nel vedere le tre facce di Lucifero (// trinità); simbolismi degli opposti
TEMI
Immagine di un acquario ghiacciato
Passaggio attraverso il corpo di Lucifero
Lucifero come macchina infernale
Stato d'animo di Dante
FARINATA- MANETE degli UBERTI (1212-1264)
«O Tosco che per la città del focovivo ten vai così parlando onesto,piacciati di restare in questo loco.La tua loquela ti fa manifestodi quella nobil patria natioa la qual forse fui troppo molesto».
Manente degli Uberti, o Farinata, fu uno dei capi Ghibellini a Firenze nel primo '200: disfatta guelfa di Montaperti + convegno di Empoli. Guelfi tornarono e i discendenti di Farinata furono esiliati. Accusato di eresia, processato dopo la sua morte e condannato (le salme riesumate e disperse). Dante lo colloca nel girone degli eretici del VI Cerchio dell'Inferno, come un seguace dell'epicureismo. Canto X dell'Inferno ha un dialogo con Dante: il poeta si presenta come Guelfo e dopo l'intermezzo di Cavalcante, Farinata gli profetizza l'esilio da Firenze. Gli domanda poi perché i fiorentini siano così ostili coi suoi discendenti e Dante gli ricorda lo scempio della battaglia di Montaperti. Farinata spiega inoltre a Dante che i dannati hanno la capacità vedere il futuro solo quando gli eventi sono molto lontani nel tempo, mentre quando sono prossimi essi sfuggono al loro sguardo.
CONTE UGOLINO della GHERADESCA (1220-1289)
Nobile pisano, seguì dapprima la parte ghibellina e poi il partito guelfo, adoperandosi per il trattato di Pisa; ma nella battaglia della Meloria si ritirò velocemente, alimentando voci di tradimento. 1285, eletto capitano del popolo (10 anni), tentò un accordo coi Guelfi mentre la guerra con Genova proseguiva. Si associò il nipote Nino Visconti e all'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini con la nobiltà ghibellina. Visconti fu cacciato, la nobiltà ghibellina insorse sotto la guida di Ruggieri e di alcune potenti famiglie e Ugolino fu accusato di tradimento: fu rinchiuso nella Torre della Muda coi figli e dopo alcuni mesi di prigionia vennero lasciati morire di fame. Dante lo colloca tra i traditori della patria nell'Antenòra (2° zona del IX Cerchio) in cui i dannati sono imprigionati nel ghiaccio. Appare alla fine del Canto XXXII sepolto in una buca con l'arcivescovo Ruggieri: il conte sta sopra di lui e addenta il cranio del compagno. Dante gli chiede la ragione di un tale odio e Ugolino (Canto XXXIII) racconta la sua storia; ma ciò che Dante non può sapere è la crudezza della sua morte. Alla fine del suo racconto, il cui scopo è infamare la memoria di Ruggieri, Ugolino torna ad addentarne orribilmente il cranio.
La bocca sollevò dal fiero pastoquel peccator, forbendola a’capellidel capo ch’elli avea di retro guasto.
GIUDA
Viene divorato dalla faccia frontale Il + punito x aver tradito la GUIDA SPIRITUALE dell'uomo: CRISTO
Stato d'animo di Dante
Si nasconde dietro al maestro Virgilio = ragione illuminante Si protegge dalle spire gelide del vento Vive in uno stato tra la vita e la morte alla vista del male assoluto
Lucifero come macchina infernale
Descrizione accurata dell'angelo caduto. L'immensa macchina del male è inanimata --> non c'è vita. Sibilo delle ali di pipistrello, che girano come quelle di un mulino a vento.
LUCIFERO
Dante è colpito dalla sua mostruosità e dalle sue DIMESIONI Impressione che sia un grande MULINO a VENTO ("dificio") Non ha alcuna vicinanza con il creato ANTICA BELLEZZA AGELICA Corpo villoso da SCIMMIA + 6 ALI di PIPISTRELLO 3 FACCE (rosso, giallo e nero) in ANTITESI con la trinità DIVINA
BRUTO
Divorato dalla FACCIA NERA TRADITORE della GUIDA TERRENA insieme a CASSIO: GIULIO CESARE Si contorce in silenzio perché di FILOSOFIA STOICA
CASSIO
Le fonti storiche lo raffigurano come un uomo dalla corporatura gracile Dante invece lo descrive "membruto", ROBUSTO Divorato dalla FACCIA GIALLA TRADITORE della GUIDA TERRENA insieme a BRUTO: GIULIO CESARE
Passaggio attraverso il corpo di Lucifero
All'inversione spaziale corrisponde quella morale: processo di morte e resurrezione --> dinamica pasquale. Dante volta le spalle all'Inferno e a Lucifero con la possibilità di scalare il Purgatorio e purificarsi per ascendere al cielo e aderire al bene.
Vista dell'acquario ghiacciato
Il Cocito è in stato di gelo. Sembra di percorrere un campo di battaglia, ove le vitttime sono sconfitte e morte. Diverse interpretazioni sulla vera natura della colpevolezza delle anime.