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Grecia Antica dalle poleis alla guerra del Peloponneso

Marika Dm

Created on January 29, 2024

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La Grecia Antica:dallo sviluppo delle poleis alla guerra del Peloponneso

In questo periodo si costituiscono le prime POLIS

Il periodo tra il XII-IX secolo a.C. è definito “Medioevo ellenico” o “Età oscura”.

Si tratta di un periodo di cambiamenti e transizione

Giunge in Grecia, dall’Asia Minore, la lavorazione del ferro

Prendono vita l’Iliade e l’Odissea

Durante il Medioevo Ellenico, i palazzi fortificati perdono d’importanza, mentre ne acquistano i villaggi, che poi si uniranno a formare le pòlis.Il capo del villaggio era il basiléus, affiancato dal Consiglio degli anziani, gherusía.

In questo periodo fa la sua comparsa anche l’assemblea degli uomini liberi, chiamati a discutere delle questioni di interesse generale.

La polis, nasce per sinecismo, ovvero per aggregazione di villaggi in comunità più ampie, e si afferma nell’VIII secolo a.C. Si hanno parecchi esempi di sinecismo: uno dei più famosi è quello di Atene, che nacque come aggregazione di villaggi di un’intera regione, l’Attica.

Aggregandosi più villaggi si aggregarono anche più famiglie nobili. Cambia quindi la forma sociale e di governo: non più un re ereditario per ogni città, ma un sovrano eletto da un’assemblea di cittadini nobili e\o valorosi.

La polis greca era organizzata intorno a due poli principali: – l’acropoli (“città alta”), collocata alla sommità di un’altura; vi erano collocati i principali templi, i tribunali e gli edifici pubblici; – l’asty (“città bassa”), il cui cuore era rappresentato dall’agorá o piazza, luogo di affari, di mercato, ma anche di assemblee pubbliche e di dibattito politico.

Nel mondo greco l’agonismo era fortemente legato alla religione. Le varie póleis, le città-stato della Grecia, organizzavano molti giochi, alcuni dei quali a livello locale, altri di importanza panellenica, ovvero aperti a tutte le altre città. Non si trattava solo di gare sportive, ma di eventi nel corso dei quali si svolgevano anche celebrazioni religiose, processioni, sacrifici. In molti casi, poi, le gare agonistiche erano fatte per celebrare la morte di personaggi importanti: la descrizione dei giochi funebri organizzati da Achille per i funerali di Patroclo nell’Iliade è la più antica testimonianza di competizioni sportive nell’antichità ed è davvero minuziosa: descrive la corsa a piedi e con i carri, il lancio del disco e del giavellotto, il pugilato, la lotta, lo scontro con le armi, il tiro con l’arco.

A caratterizzare la polis greca erano poi la presenza di un teatro, di un ginnasio e di una palestra, i luoghi della paidéia, cioè i luoghi in cui i giovani e i cittadini venivano educati ai valori civici, culturali e spirituali della grecità e allenati alle gare e alla guerra.

Con il termine polis si indica sia la città greca, intesa come insediamento urbano, sia la particolare forma di organizzazione politica in uso in Grecia: il fatto che tutti i cittadini liberi fossero sottoposti alle stesse norme di diritto.

Diversamente da come accadeva in altre culture antiche orientali o palaziali, dove il sovrano veniva identificato come una divinità e i suoi sudditi erano tenuti ad obbedire, in Grecia i CITTADINI* decidevano come governare la città, oltre ai doveri avevano anche dei diritti. Il diritto principale dei cittadini della polis era quello di partecipare attivamente al governo della città votando nelle assemblee pubbliche le leggi e i provvedimenti più importanti e contribuivano alla scelta dei loro rappresentanti.

*CITTADINI= maschi adulti, proprietari terrieri e figli di cittadini. Sono escluse le donne, gli stranieri e gli schiavi. I cittadini godono di diritti

Con la creazione delle polis olre alle nuove forme di organizzazione politica c’era bisogno di difendere le città dai nemici. I greci crearono per la prima volta un esercito cittadino: ogni cittadino abitante nella città o nella campagna circostante veniva addestrato in maniera periodica per riuscire a difendere la città in caso di qualche attacco

Si passa da una mentalità individualista ad una mentalità collettiva: è nell’interesse di tutti i soldati-contadini proteggere le terre proprie ma anche quelle altrui; nasce l’idea di collettività, ossia di un gruppo compatto che combatte e gestisce il bene comune per il bene comune.

Per la prima volta ci si sente parte di un’unica comunità, unita dalla lingua, dai culti, dagli ideali e che tutti si amministra assieme, partecipando alla sua vita politica

La maggior disponibilità di cibo portò con sé anche un importante aumento demografico

MIGRAZIONI E FONDAZIONE COLONIE

Ben presto, l’aumento della popolazione, dovuta a migliori condizioni di vita, determinò uno squilibrio demografico: le zone coltivabili erano poche e le risorse non bastavano per l’intera popolazione.

Questi ed altri motivi, portarono tra VIII e V secolo a.C. ad un aumento delle migrazioni di coloni greci alla ricerca di nuove terre da abitare.

VIII a.C. - 550 .C ETA’ ARCAICA

RITORNO SCRITTURA

INTRODUZIONE MONETA

AUMENTO ATTIVITA’ COMMERCIALE

AUMENTO DEMOGRAFICO

IMPORTANZA NUOVA CLASSE SOCIALE: DEMOS

COLONIZZAZIONE

Le aree oggetto di colonizzazione furono quelle in Italia meridionale (Magna Grecia), alcune zone della Francia e Spagna e le coste del Mar Nero.

Benché fossero state fondate da città greche, le colonie erano completamente autonome e indipendenti dalla madrepatria, anche se unite a essa da patti di alleanza e da legami commerciali; spesso ne conservavano le leggi e le usanze.

La situazione del 550 a.C.

Le colonie sono territori fertili, ma poco abitati. Il governo della polis manda nelle colonie le famiglie più povere, senza lavoro, o le persone con problemi politici. Nelle nuove terre i Greci Cacciano gli abitanti del luogo o prendono queste persone come schiavi.

I Greci fondano le prime colonie in Asia Minore; ma la grande colonizzazione è tra i secoli VIII e VI a.C., quando i Greci colonizzano la parte occidentale del mar Mediterraneo, in particolare l’Italia meridionale e la Sicilia.

Prima e seconda colonizzazione

L’economia greca cresce con le nuove colonie e si avvia una fitta rete di scambi tra loro e la madrepatria. Si comincia a usare abitualmente la moneta e ogni polis ha la propria.

Le colonie della Magna Grecia e le lingue parlate

Con i nuovi commerci con le colonie alcuni artigiani e mercanti diventano più ricchi e importanti. Questi nuovi ricchi vogliono più potere.

La colonizzazione diffuse la cultura greca in tutto il Mediterraneo. In Italia fu così importante che alcune regioni meridionali – le attuali Calabria, Campania, Basilicata e Puglia – presero il nome di Magna Grecia (grande Grecia).

DAL MEDIOEVO ELLENICO ALL’ETA’ ARCAICA

Terminato il periodo del Medioevo Ellenico (VIII secolo a.C.), la successiva fase della storia greca prende il nome di Età Arcaica e dura circa 3 secoli, fino al 550 a.C.

Si tratta di un periodo di espansione, sviluppo culturale, cambiamenti sociali, dovuti principalmente a:

  • le innovazioni nelle tecniche agricole;
  • gli sviluppi nella lavorazione del ferro;
  • la maggiore disponibilità alimentare;
  • l’aumento della popolazione;
  • l’incremento del commercio con altri popoli mediterranei;
  • l’adozione dell’alfabeto, derivato da quello fenicio.

Nell'Età Antica cambia il modo in cui viene concepita la gestione della polis e si passa da un sistema autarchico ad uno democratico.

Il passaggio da una gestione oligarchica del potere, come era quella della polis del medioevo ellenico, ad una gestione democratica, avviene anche grazie alla riforma dell’esercito e alla diffusione degli opliti, oltre all’importanza economica crescente del demos.

L’esercito era formato principalmente da fanti, che combattevano a piedi, gli opliti. Solo i nobili si potevano permettere un cavallo e, pertanto combattevano in sella o sul carro.

Gli opliti, in quanto soldati, erano considerati cittadini della polis, pertanto partecipavano alla vita politica.

Per combattere, l’oplita indossava la panoplia, cioè l’insieme delle armi offensive e difensive, costituita da:

  • elmo con copriguance e talvolta coprinaso;
  • corazza di bronzo per proteggere il torace;
  • gambali per proteggere le gambe dalla caviglia al ginocchio;
  • scudo, rotondo o ovale, in bronzo o in cuoio e metallo con un punzone, spesso decorato;
  • lancia e spada a doppio taglio;
successivamente si aggiunse anche una spada corta, quasi una sorta di coltello.

Fino alla prima metà del VII secolo a.C., quindi, solo i nobili potevano occuparsi della guerra, perché solo essi potevano permettersi di acquistare costosi carri, cavalli, armi e corazze di metallo. Ma con la riforma militare del VII secolo a.C. è introdotta la falange oplitica. Ora l’esercito è formato non più da cavalieri, ma da un compatto schieramento di fanti armati di scudo (hoplon, da cui il nome oplita). Anche l’equipaggiamento di un oplita era costoso, ma poteva essere alla portata dei contadini benestanti, degli artigiani, dei commercianti, che entrano così di diritto nella gestione attiva della polis.

Se in principio nella gestione della polis si affermano le famiglie aristocratiche, in seguito, dopo l’aumento della popolazione e la ripresa dell’economia, emergono altri gruppi sociali come i mercanti e gli artigiani.

Lo sviluppo economico, il ruolo acquisito da artigiani e commercianti, sia economico che militare, portano ad una crescente INSTABILITA’ POLITICA, con lotte interne per acquisire spazi di potere.

Un altro passaggio centrale di quest’epoca è la STESURA DELLE LEGGI SCRITTE e la comparsa di alcuni TIRANNI

Da questa lotta nascono le leggi scritte: fino a quel momento, le leggi non sono scritte e solo pochi le conoscono; ora tutti possono conoscerle e tutti devono rispettarle.

Le leggi scritte sono un passo importante verso la democrazia, intesa come potere condiviso tra tutti, perché se prima solo il re e gli aristocratici conoscevano e interpretavano le leggi, dicendo che queste leggi erano di Dio; ora un uomo scrive le leggi e tutti possono controllare e capire le leggi scritte.

I cittadini restano comunque una parte minore degli abitanti della polis

Nell’antica Grecia si diventava schiavi in seguito a sconfitte militari, in quanto prede di guerra, perché vittime di razzie piratesche, per l’impossibilità di ripagare un debito, perché nati da nozze illegittime o non riconosciuti dal padre.

Nei secoli V e IV a.C. col progresso dell’industria e del commercio il numero degli schiavi crebbe rapidamente, fino a un terzo della popolazione totale. Erano distinti in più categorie: schiavi pubblici, cioè appartenenti allo Stato; schiavi privati, che stavano in casa col padrone; schiavi dei templi.

Nella società pre-arcaica, descritta dai poemi omerici, gli schiavi erano in numero ridotto, vivevano nella casa del re e dei nobili, erano adibiti alla cura delle greggi e, specialmente le donne, ai servizi e ai lavori domestici. Inseriti nella famiglia e vicini al padrone, avevano condizioni di vita tollerabili.

Gli schiavi potevano avere moglie e figli, ma questa famiglia non godeva di nessun riconoscimento giuridico. Il padrone poteva smembrarla, separare l’uomo dalla donna, i genitori dai figli, e venderli come desiderava.

Ritornando alla situazione politica, abbiamo detto che nel Vll e VI secolo a.C. i governi aristocratici vivono diversi conflitti con il ceto emergente dei mercanti, degli artigiani e dei piccoli proprietari che, rivendicano una partecipazione attiva alla ge­stione del potere. In questo contesto di instabilità politica si formano le tirannidi: alcune persone di origine aristocratica rompono con i modi di governare precedenti per assumere un potere personale. La tirannide nasce quindi prevalentemente all’interno delle aristocrazie.

Per sedare i disordini sociali ed intermediare con il popolo, i nobili sono costretti a chiedere aiuto alla classe benestante, concedendo loro il governo autocratico ed assoluto. Questi personaggi chiamati a governare la città sono conosciuti con il nome di tiranni.

La capacità dei tiranni di godere dell'appoggio popolare rende i loro governi più potenti dei precedenti. Durante le tirannidi non hanno luogo scontri di classe e il periodo è caratterizzato da prosperità e sviluppo culturale.

La tirannide è dunque un governo nato all'interno dell'aristocrazia, ma contro di essa e crea le premesse per una partecipazione più ampia della cittadinanza alla gestione dello Stato.

Attraverso I 'esperienza della tirannide si creano le premesse sociali per giungere alla de­mocrazia: il governo del démos, la creazione più importante della civiltà delle poleis. Nella polis dell'antica Grecia la democrazia (démos, popolo, e kràtos, potere, governo) corrispondeva a un sistema di governo in cui tut­ti coloro che erano riconosciuti come cittadini avevano il diritto di riunirsi in assemblea e il potere di fare le leggi. A turno, tutti i cittadini potevano anche assumere incarichi di governo, amministrativi o giudiziari, in nome dell'intera collettività.

Riforma agricola

Aumento demografico

Seconda colonizzazione

CAMBIAMENTI SOCIALI

Aumento commerci e artigianato

Rivoluzione oplitica

Richiesta potere da parte dei cittadini

Leggi scritte

Il principio su cui si fondava la democrazia greca era quello del rapporto tra pari di tutti i CITTADINI: non di tutto il popolo quindi, ma solo di una limitata porzione di abitanti della polis. Nonostante le differenze di ricchezza o di origine sociale i cittadini era­no uguali, cioè possedevano giuridicamente gli stessi diritti e doveri: quello di partecipare attivamente alla vita politica, di contribuire alla difesa in caso di guerra, di essere proprietari di terreni.

TIRANNI

ATENE E SPARTA

La forma più compiuta del regime democratico si realizza nella polis di Atene: all’inizio Atene era dominata da un piccolo gruppo di nobili, ricchi proprietari terrieri; poi molti Ateniesi si arricchiscono con il commercio e l’artigianato e pretendono quindi di contare di più nel governo della città.

Un primo passo è compiuto nel VI sec a.C. da Solone, un nobile di grande saggezza, incaricato di riformare lo Stato. Solone suddivide i cittadini in quattro classi in base alla ricchezza: tutti possono partecipare all’assemblea, ma ogni classe ha diritti e doveri diversi. Inoltre, ad Atene diventa possibile l’ascesa sociale, facendo così venir meno i diritti per nascita.

SOLONE

L’opera di Solone viene perfezionata da Clistene e poi da Pericle.Clistene cambia il sistema di votazione in modo che un maggiornumero di cittadini possa essere eletto alle massime cariche digoverno. A lui si deve l’introduzione dell’ostracismo e la riforma delle tribù, contribuendo all’avvio di una partecipazione attiva dei cittadini a discapito dei nobili.Con Pericle le cariche vengono retribuite. In questomodo anche chi deve lavorare per vivere può partecipare alla vita politica.

CLISTENE

PERICLE

Sul finire del VI secolo a.C. Sparta è la polis principale del Peloponneso e si impone come una delle maggiori forze politiche della Grecia.

Durante il Medioevo Ellenico Sparta conquista la Messenia, riuscendo così a controllare tutta la parte meridionale del Peloponneso. Terminata la stagione delle conquiste, continua a espandere la propria influenza sulle altre poleis peloponnesiache attraverso una politica di alleanze, che sfocia nel 550 a.C. circa nella costituzione della Lega del Peloponneso, un’alleanza delle polis a supporto di Sparta.

A Sparta prevale una forma di governo oligarchico, gestito da pochi cittadini, gli spartiati, che non superano mai il numero di poche migliaia.

L’organizzazione politica spartana e le principali caratteristiche della società, secondo la tradizione, risalgono a Licurgo, figura leggendaria di legislatore, che si ipotizzava fosse vissuto nell’VIII secolo a.C.

Sparta è l’unica fra le poleis greche a mantenere l’istituto della monarchia, con una particolarità: i re sono due, in modo che la loro autorità si limiti a vicenda, lasciando il controllo effettivo dello Stato alla comunità degli spartiati. Il potere dei due re, di fatto, è limitato al commando dell’esercito.

Chi sono gli spartiati? Si tratta di una casta chiusa, formata dai discendenti dei primi conquistatori della regione, i Dori, migrati da nord tra XII e XI secolo a.C., che avevano ridotto in schiavitù gli abitanti locali, dopo essersi impadroniti della loro terra.

Gli spartiati sono sempre una minoranza: all’inizio erano circa 9.000, a fronte di una popolazione di quasi 300.000 abitanti; con il tempo il rapporto di inferiorità numerica non cambia, anzi. Per difendere i propri privilegi si abituano ad una vita dura, segnata dalla disciplina e dall’addestramento militare, sempre pronti a difendere i propri privilegi con la forza.

I giovani spartiati sono, fin da piccoli, addestrati per combattere. Lasciati in famiglia fino ai sette anni di età, vengono poi riuniti in caserme e sottoposti a un addestramento severissimo, il cui unico scopo era quello di abituarli alla vita di gruppo, alla disciplina, all’ubbidienza e all’uso delle armi. Le regole sono dure: indossare sempre i medesimi abiti d’estate e d’inverno; mangiare poco e non lamentarsi se il cibo manca; parlare poco e, quando si deve parlare, essere brevi e concisi.

A 20 anni si diventa soldati; dopo i 30 il cittadino spartano lascia l’esercito e comincia a godere di una limitata libertà. Poiché può sempre essere richiamato alle armi, non gli è permesso viaggiare – se non con speciale autorizzazione – e neppure lasciare la città, dove, ogni sera, deve cenare in mense comuni per non perdere l’abitudine alla vita collettiva.

Raggiunti i 60 anni, privilegio di pochi, lo spartiata può vivere con un minimo di libertà e solo allora comincia a partecipare alla vita politica. Anche le donne ricevono un’educazione maschile, almeno secondo la mentalità dell’epoca: si allenano alla corsa, alla lotta, al pugilato; fanno esercizi ginnici di ogni genere e sono trattate con molto rispetto dagli uomini.

Agli spartiati è proibito compiere qualunque attività che non sia militare o di governo. Le attività produttive vengono demandate alla popolazione sottomessa, divisa in due grandi gruppi: gli iloti e i perièci. Tuttavia, il ricavato dell’attività spetta agli spartiati e poco o nulla resta ai perieci o, ancor meno, agli iloti. Gli iloti erano i contadini-schiavi, che coltivano le terre degli spartiati. I perièci sono i piccoli agricoltori, proprietari di terreni, che vivono ai confini dello Stato spartano; godono di maggiori diritti ed autonomia rispetto agli iloti e possono anche dedicarsi all’artigianato e al commercio.

ILOTI E PERIECI

A Sparta l’industria e il commercio hanno uno scarso sviluppo, diversamente da quanto accade ad Atene. L’attività economica prevalente resta sempre l’agricoltura di sussistenza. Quando nel resto della Grecia si diffonde la moneta (alla fine del Medioevo ellenico), Sparta proibisce la produzione di monete d’oro e d’argento, lasciando come unica moneta spartana quella di ferro. Gli spartiati non vogliono che la ricchezza corrompa gli animi, crei rivalità e distragga, in questo modo, dalla difesa della città e dei propri privilegi di casta dominante. Per lo stesso motivo l’arte non trova grande diffusione, come avviene invece ad Atene e nel Peloponneso.

LA GUERRA DEL PELOPONNESO

Con la guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) Atene tenta di imporsi come polis leader in Grecia e di costruire un proprio impero tra terra e mare. L’ambizioso progetto fallisce e la polis ne esce sconfitta e umiliata.

La Guerra del Peloponneso contrappone Atene e Sparta con i loro rispettivi alleati e si divide in due fasi: dal 460 al 446 a.C. e dal 431 al 404 a.C. Tale guerra, combattuta in diverse aree della Grecia, è un conflitto lungo e complesso, che danneggia entrambi gli schieramenti. Dopo decenni di guerra Sparta, grazie anche al sostegno finanziario persiano, vince, distruggendo la flotta ateniese nel 405 a.C.

Nel V secolo a.C. Sparta e Atene sono le due polis più potenti in Grecia ed è inevitabile che arrivino ad uno scontro diretto. La loro rivalità era stata tenuta a bada dal fatto di dover combattere, dal 499 a.C. al 449 a.C:, a più riprese contro un nemico comune: i Persiani.

Tra il 431 e il 404 a.C. Atene e Sparta si scontrano nella Prima Guerra del Peloponneso.

Atene, tra il 460 e il 429 a.C. vive il momento di suo massimo splendore, sotto la guida di Pericle e raccoglie molte città del Peloponneso e non solo in una lega di alleanza e protezione, la Lega di Delo.

L’Atene dell'età di Pericle è diventata il simbolo dell'intera storia greca. Nonostante le guerre, lo Stato è ricco, grazie anche al fatto che Atene obbliga le città "alleate" a pagare tributi, a usare la sua stessa moneta, a sottostare alle sue decisioni. Pericle sviluppa la città anche dal punto di vista artistico e culturale: fa riedificare ex novo l'acropoli, distrutta dai Persiani; i templi, il Partenone prima di tutti, diventano l'incarnazione suprema dei canoni architettonici classici e modelli inimitabili per il futuro. Pericle e sua moglie Aspasia animano un circolo culturale nel quale affluivano gli artisti e i pensatori più illustri, come il filosofo Anassagora e lo scultore Fidia. Atene è veramente il centro della Grecia, il centro propulsore delle arti e delle scienze.

Questa foto di Autore sconosciuto è concesso in licenza da CC BY-NC-ND

Sparta è allarmata da questa crescente potenza di Atene, dotata di una flotta di grandi dimensioni, costruita grazie ai tributi versati dai suoi alleati; inoltre guarda con sospetto il progetto ateniese di costruzione delle Lunghe Mura, fortificazioni che avrebbero protetto la città e il collegamento con il porto del Pireo.

Il primo scontro tra le due superpotenze della Grecia di allora, quella che viene talvolta chiamata la Prima guerra del Peloponneso (460-446 a.C.), è un conflitto meno intenso della seconda e viene combattuta soprattutto fra Atene e Corinto, con occasionali interventi di Sparta a sostegno di Corinto. A questa guerra segue la Pace dei Trant'anni: una pace che non mette fine alle ostilità e che presto verrà interrotta dallo scoppio della Seconda guerra del Peloponneseo, nel 431 a.C.

Prima Guerra del Peloponneso

Pace dei Trenta anni

La pace stipulata con Sparta avrebbe dovuto essere trentennale, invece la guerra riprende nel 431 a.C.

Un primo punto critico nella relazione fra Sparta e Atene è la questione di Potidea, città della Tracia, zona ricca di minerali e, per questo, allettante per Atene. Atene mira al legname e ai minerali dalla Tracia e per questa ragione chiese alla città, in segno di sottomissione, la rimozione delle proprie mura difensive. I potidesi, però non accettano e chiedono protezione a Sparta. La reazione di Atene è immediata, assedia la città di Potidea e la sottomette. Un'ulteriore azione a danno degli alleati di Sparta è l'emanazione del Decreto di Megara: con questa misura Atene pone su Megara, città strettamente legata al commercio marittimo, un embargo, vietandole l'uso di qualsiasi porto di Atene o dei suoi alleati. In questo modo Atene vuole ribadire la propria superiorità nei commerci marittimi.

Quando Pericle decreta che le navi di Megara, alleata di Sparta, vengano escluse dai porti della Lega attica, la guerra esplode.

Seconda Guerra del Peloponneso

Benché nettamente su­periore sul mare, Atene teme la forza dell'esercito spartano. Per questo Pericle decide di evitare uno scontro diretto e temporeggia, utilizzando la flotta per compiere incursioni contro il territorio e gli alleati nemici. Decide poi di far ritirare la popolazione dell'Attica entro le mura ciclopiche, per metterla al ripa­ro dalle incursioni dell'esercito spartano. II piano di Pericle avrebbe probabilmente funzionato, ma accade l’imprevisto: tra la po­polazione ammassata ad Atene scoppia la peste e lo stesso Pericle muore, 429 a.C., insieme a migliaia di suoi concittadini. La morte di Pericle è un duro colpo per Atene. La guerra continua per al­cuni anni. Si giunge infine alla pace, nel 421 a.C., la Pace di Nicia . Più che di una pace, si tratta in realtà di una tregua; le parti sono consapevoli che presto il conflitto si sarebbe riacceso, e fanno i loro preparativi per la lotta finale.

Peste di Atene

Pace di Nicia

La seconda guerra del Peloponneso è più devastante della prima: si verificano atrocità impensabili precedentemente.

Cambiamenti nelle tattiche di guerra

Come in tutti i grandi conflitti, la guerra del Peloponneso comporta cambiamenti e sviluppi nelle tecniche di guerra. La falange oplitica domina ancora i campi di battaglia greci ma il suo dominio è minacciato dallo sviluppo sempre più diffuso di eserciti composti da truppe miste: opliti, fanteria leggera e cavalleria; inoltre avviene un aumento nell'uso di schiavi, mercenari e soldati stranieri negli eserciti greci; migliora anche la logistica e questo fa sì che le truppe possano stare più a lungo sul campo.

Gli assedi sono un'altra caratteristica della Guerra del Peloponneso.

La Pace di Nicia dura poco, infatti fra gli alleati di entrambe le poleis non manca chi preme per la riapertura del confitto. Ad Atene si scontrano due visioni differenti: i sostenitori della pace definitiva con Sparta e della condivisione dell’egemonia tra le due poleis leader ai quali si contrappongono coloro che puntano a continuare il conflitto e allargare il teatro degli scontri, per affermare l’egemonia totale della sola Atene sulla Grecia. Prevale quest’ultima posizione, sostenuta Alcibiade, un aristocratico lontano parente del defunto Pericle, eletto stratego in quegli anni.

ALCIBIADE stratega di Atene

Nel 415 a.C. gli Ateniesi intimano alla colonia spartana di Melo di sottomettersi e al suo rifiuto la attaccano, massacrandone la popolazione. Nello stesso anno, viene decisa una spedizione contro la città di Siracusa, assurta a un notevolissimo grado di potenza.

Nel 415 a.C. il generale ateniese Alcibiade si fa ideatore della spedizione per invadere la Sicilia: si tratta della più vasta operazione di tutta la guerra. Atene vuole appropriarsi del legname siciliano per la propria flotta e il pretesto per un attacco è dato dalla richiesta d'aiuto della piccola polis di Segesta, che chiede protezione contro lo strapotere di Siracusa.

Alla vigilia della partenza però Alcibiade è accusato di empietà e, pertanto, gli viene tolto il comando; non volendo sottostare al giudizio di un processo che teme sarebbe stato falsato, fugge a Sparta. Il comando della spedizione passa a Nicia. La spedizione si rivela un fallimento: l'assedio alla città di Siracusa, lungo e combattuto, termina grazie all'intervento dell'esercito spartano. La flotta ateniese viene bloccata nel porto di Siracusa e i suoi comandanti sono infine uccisi nel 413 a.C.; migliaia di soldati ateniesi vengono catturati e rinchiusi a morire nelle cave di pietra, le latomìe.

Alcibiade è accusato di aver compiuto un sacrilegio alla vigilia della partenza, mutilando alcune immagini sacre del dio Ermes.

La sconfitta per Atene è pesante, ma non è che l’inizio.

Nel 413 a.C. l’esercito spartano invade l’Attica, mentre varie città dell’Asia Minore, federate alla Lega di Delo, si ribellano al dominio ateniese. Anche l’esercito persiano si muove per riprendere possesso della regione. Nel 407 a.C. Alcibiade fa ritorno in patria, riprendendo il comando della flotta, ma una nuova sconfitta sul mare, subìta nel 405 a.C., costringe gli Ateniesi ad arrendersi. Nel 404 a.C. Atene viene assediata e capitola, le sue sono abbattute e la Lega di Delo sciolta definitivamente; quella che è stata la maggiore flotta dell’Egeo viene ridotta ad appena dodici navi. I piani ateniesi di egemonia sono definitivamente falliti, ma quelli di Sparta non avranno maggiore fortuna.

L'egemonia spartana ha però breve durata: le ambizioni spartane nella Grecia centrale e settentrionale, nell'Asia Minore e ancora in Sicilia, trascinano la città in un ulteriore conflitto: la Guerra di Corinto (396 - 387 a.C.), contro Atene, Tebe, Corinto e l'Impero Persiano. La guerra si conclude con la cosiddetta 'Pace del Re', in cui Sparta cede il proprio impero al controllo persiano, mantenendo la propria egemonia solo sulla Grecia. L'egemonia spartana termina definitivamente con la Battaglia di Leuttra, nel 371 a.C. contro le truppe tebane guidate dal generale Epaminonda. Forse il reale vincitore della Guerra del Peloponneso è l'Impero Persiano, che destabilizza le potenze greche e, sul lungo termine, il Regno di Macedonia che, sotto il re Filippo II, sarà in grado di invadere e sottomettere con relativa facilità le polis greche, indebolite e sospettose l'una dell'altra.

Guerra di Corinto

Fine dell’egemonia spartana

UNA VISIONE SINCRONICA DEGLI EVENTI TRA LA GRECIA E ROMA