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Imperatori romani (27 a.C.-161 d.C.)
Gabriele Eraclea
Created on January 29, 2024
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Transcript
Linea del tempo dei diversi imperatori Romani
27 a.C-96 d.C
e le loro dinastie
79-81d.C
14-37d.C
68-69d.C
41-54d.C
69-79d.C
54-59d.C
81-96d.C
34-41d.C
27a.C-14d.C
Galba
Tito
Tiberio
Claudio
Calligola
Vespasiano
Domiziano
Nerone
Augusto
+info
+info
+info
+info
+info
Dinastia Flavia
Dinastia Giulio-Claudia
Linea del tempo dei diversi imperatori romani
96-161 d.C.
con approfondimento
98-117d.C
138-161d.C
Approfondimento
117-138d.C
Approfondimento
96-98d.C
Traiano
Antonino Pio
La colonna Traiana
Giochi & giocattoli
Adriano
Nerva
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+info
+info
+info
Eraclea Gabriele & Fabio Di Fidio
Il suo impero
Nel 138 d.C., Adriano adottò Tito Aurelio Fulvio Antonino come successore, che salì al trono nello stesso anno. Durante il suo principato, Antonino si concentrò sulla preservazione della pace e della stabilità dell'Impero, frenando l'espansionismo e difendendo i confini con la costruzione di un nuovo vallo in Scozia, a nord di quello di Adriano. Governò con equilibrio, moderazione e rispetto delle tradizioni, mantenendo buoni rapporti con il Senato. Fece donazioni alla plebe e migliorò la condizione degli schiavi con provvedimenti che li tutelavano dagli abusi dei padroni. Conosciuto come "Pio" per la sua tolleranza, giustizia e profondo spirito religioso, Antonino, nonostante l'assenza di iniziative monumentali, indicò poco prima di morire nel 161 il figlio adottivo Marco Aurelio Antonino come suo successore.
Il suo impero
Tiberio era il figlio adottivo di Augusto e divenne imperatore dopo la sua morte. Appartenendo sia alla gens Iulia che alla gens Claudia, diede inizio alla dinastia Giulio-Claudia a cui appartengono altri imperatori romani. Durante il suo primo consolato, Tiberio mantenne gran parte delle politiche di Augusto, cercando di stabilizzare l'Impero con una politica moderata con il rinforzamento dei confini e consolidando il suo potere. Ma questo abbandonò Roma per congiure all’interno della sua stessa corte.
Il suo impero
"Il folle"
Caligola, figlio di Germanico, il terzo imperatore romano, salì al potere dopo l'assassinio di Tiberio. Durante il suo consolato, Caligola mostrò segni crescenti di comportamento dispotico e eccentrico, tale da instaurare un specie di monarchia e da immedesimarsi in un dio, spingendo l'Impero verso una fase di instabilità, con forti uscite di denaro in abbellimenti con una forte conseguenza sulle tasse con anche l’umiliazione del senato. Venne assassinato dai pretoriani.
Il suo impero
"L'incapace"
Claudio divenne imperatore dopo l'assassinio di Caligola e il suo consolato segnò una fase di rinnovamento e stabilità per l'Impero. Claudio si dimostrò un imperatore equilibrato e abile nel suo ruolo, riportando onore al senato e riorganizzando l'amministrazione statale con un'attenzione particolare ai liberti. Estese la cittadinanza romana a molte province e risanò le finanze pubbliche, realizzando opere pubbliche importanti come il porto di Ostia e un nuovo acquedotto. In politica estera, aggiunse nuove province all'impero, inclusa la Mauritania in Africa settentrionale, la Britannia in Europa e la Tracia a est. Tuttavia, la sua vita privata fu segnata da tragiche vicende, inclusi due divorzi e l'omicidio della sua terza moglie, Messalina. La sua quarta moglie, Agrippina, lo influenzò a favore del suo figlio Nerone, spingendolo verso la successione imperiale e forse contribuendo alla sua morte per avvelenamento nel 54 d.C.
Il suo impero
Un potere assoluto
Vespasiano fu console dell'Impero Romano in due occasioni, nel 51 d.C. e nel 69 d.C., quest'ultimo durante l'anno dei quattro imperatori. Durante la guerra civile del 69 d.C., emerse come contendente al trono e, dopo la vittoria su Vitellio, fu proclamato imperatore. Il suo consolato del 69 d.C. fu cruciale nella sua ascesa, evidenziato dalla legislazione come la lex de imperio Vespasiani. Come imperatore, affrontò con successo sfide amministrative ed economiche, stabilizzando lo Stato romano e avviando una dinastia, i Flavi, con successori come Tito e Domiziano. La dinastia portò a un periodo di relativa stabilità nell'Impero Romano nel primo secolo.
Il suo impero
Un tiranno sanguinario
Nerone, il quinto imperatore romano, salì al potere in giovane età e durante il suo consolato mostrò, dopo la fine dell’influenza di Agrippina, Seneca e Burro segni di tirannia e comportamento autocratico avvicinandosi all’assolutismo. É conosciuto come tiranno sanguinario per molti atti come l’omicidio di Agrippina, l’avvelenamento del fratellastro, gli omicidi delle mogli ma soprattutto per l’incendio di Roma (19 luglio 64d.C.), da cui i sospetti sviarono per i cristiani che vennero processati e torturati dando inizio alla diaspora. Nerone, come Caligola, concepì il principato come una monarchia assoluta e esibì il suo potere attraverso la costruzione della Domus Aurea. Organizzò i giochi Neronia. Nerone intraprese anche riforme e innovazioni, come una riforma monetaria favorevole ai ceti medi e bassi, ma che incontrò l'opposizione dell'aristocrazia senatoria. Riorganizzò l'approvvigionamento di Roma per evitare aumenti eccessivi del prezzo del grano e favorire i consumi popolari. Attuò una politica edilizia seria per la ricostruzione di Roma dopo l'incendio del 64 d.C., con criteri urbanistici di efficienza e sicurezza. In politica estera, si concentrò sul consolidamento dei confini e ottenne il riconoscimento della sovranità romana sull'Armenia dai Parti, tradizionali nemici di Roma. La fine di Nerone fu segnata da intrighi e tradimenti, con l'opposizione crescente e l'accusa di molteplici crimini, inclusi l'omicidio di sua madre Agrippina e il perseguimento dei cristiani, Nerone perse il sostegno del popolo e dell'esercito. Abbandonato dai suoi stessi seguaci, lasciò Roma e si tolse la vita, ponendo fine alla dinastia giulio-claudia.
Il suo impero
il fratello minore di Tito
Dopo la morte di Tito, suo fratello minore Domiziano salì al potere dimostrando un carattere severo. Pur essendo un abile amministratore, la sua politica di limitare i poteri dell'aristocrazia senatoria lo rese impopolare. In politica estera, rafforzò le difese lungo il confine renano-danubiano, noto come "limes," e migliorò la situazione finanziaria dello Stato punendo abusi governativi e aumentando le retribuzioni dei soldati. La sua pretesa di riconoscimento formale come "dominus" e "deus," paragonando l'imperatore a una divinità, generò opposizione. Questo atteggiamento autoritario portò a una persecuzione contro la classe senatoria e a un regime repressivo, con severe punizioni per ogni forma di dissenso. Domiziano cercò di sopprimere religioni non ufficiali, compiendo la prima persecuzione contro i cristiani nel 95 d.C. La sua politica scatenò congiure e rivolte, culminando nel suo assassinio nel 96 d.C., orchestrato dall'aristocrazia senatoria, concludendo così la dinastia Flavia.
Il suo impero
il suo breve regno
Durante il regno di suo padre, Tito si distinse per la sua abilità nel reprimere la rivolta degli Ebrei in Palestina, culminata con la conquista e distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Questo evento provocò la seconda distruzione del Tempio di Gerusalemme, portando alla grande diaspora degli Ebrei in tutto l'impero romano e successivamente nel mondo. Durante il suo impero, l'Italia fu colpita da eventi calamitosi, tra cui una pestilenza e l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che distrusse le città di Ercolano, Pompei e Stabia. Tito fu elogiato per la sua saggezza e moderazione, ma il suo regno fu breve. Morì improvvisamente nel 81 d.C. a soli quarantadue anni, dopo appena due anni di impero.
Il suo impero
la difesa dei confini
Prima di morire, Traiano designò Publio Elio Adriano, suo lontano parente e generale di origine spagnola, come successore. Adriano, intellettuale amante dell'arte e della cultura greca, affrontò il suo ruolo imperial con impegno. Spese gran parte del suo regno lontano da Roma, ispezionando personalmente le regioni remote e riconoscendo le difficoltà dell'immensa estensione dell'Impero. Evitò nuove campagne di conquista, concentrandosi sulla difesa delle frontiere. Nota fu la costruzione del vallo di Adriano in Britannia, un'opera di circa 120 chilometri a difesa del confine romano. Con Adriano, l'Impero romano consolidò il limes come confine difensivo e il mondo oltre divenne luogo di scambi e contatti. Alla sua morte, Adriano lasciò un impero ben organizzato militarmente e amministrativamente, arricchito da opere artistiche e dalla splendida villa di Tivoli.
Il suo impero
la sua massima espansione
Traiano, primo imperatore di origine provinciale di Roma, simboleggiò l'importanza crescente delle province nell'Impero. La sua leadership sagace e l'attenzione ai problemi dell'intera popolazione gli garantirono il consenso. Rispettoso del Senato, ottenne il titolo di "Optimus Princeps" e favorì la plebe con donazioni, spettacoli, e giochi. Si distinse come comandante militare, riconquistando la Dacia e sconfiggendo i Parti, ampliando così il territorio romano. Traiano si dedicò al risanamento finanziario e al potenziamento dell'economia con progetti infrastrutturali. Fu un mecenate delle arti e delle culture, arricchendo Roma con monumenti come il suo Foro. Nonostante la massima espansione territoriale raggiunta sotto di lui, la sua morte nel 117 pose fine alle conquiste, evidenziando le sfide dell'Impero romano nel mantenere il controllo su tali territori.
Colonna Traiana
La Colonna Traiana, eretta per commemorare la vittoria di Traiano sui Daci, è situata nel Foro da lui commissionato. Progettato da Apollodoro di Damasco, il Foro ospitava insegne militari, statue di prigionieri daci, iscrizioni celebrative e ricchi bottini di guerra. Al centro del vasto spazio, la maestosa Colonna Traiana, alta oltre 26 metri, fu completata nel 113. La colonna scolpita narrava le campagne della guerra di Dacia, offrendo preziose informazioni su eserciti, armamenti e tattiche di Daci e Romani. Nonostante la perdita della policromia, la colonna è ben conservata, raffigurando dettagli di assedi e mostrando l'organizzazione delle forze romane in formazione a testuggine, mentre i Daci sono distinti dai loro scudi. L'insieme mirava a esaltare la potenza militare romana, ma anche il coraggio dei Daci.
Il suo impero
Il primo consolato di Augusto segnò la transizione dall'antica Repubblica all'Impero romano. Augusto, precedentemente noto come Ottaviano, aveva consolidato il suo potere dopo la vittoria nella guerra civile e divenne il primo imperatore romano. Durante il suo consolato, Augusto consolidò ulteriormente il suo controllo sul governo romano e istituì riforme che avrebbero modellato il futuro dell'Impero..
Il suo impero
il primo dell'epoca degli Antonini
Dopo Domiziano, il Senato scelse Marco Cocceio Nerva come imperatore, essendo un candidato anziano senza eredi. Nerva rispettò il Senato e adottò una politica equilibrata. La sua decisione più significativa fu l'adozione di Marco Ulpio Traiano, un generale spagnolo delle legioni della Germania superiore, come suo successore. Questo evitò il rischio di una successione ereditaria e introdusse un nuovo sistema basato sui meriti del candidato anziché sulla parentela. Con Nerva iniziò un periodo prospero, noto come "secolo d'oro" nel II secolo d.C., con imperatori successivi come Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio, che governarono in modo equilibrato e cooperarono positivamente con il Senato.
Il suo impero
Galba
La lotta per la successione portò a una guerra civile che vide quattro imperatori succedersi in un solo anno. Galba fu il primo a salire al potere, ma fu presto assassinato dai pretoriani che sostenevano Otone, il quale fu a sua volta sconfitto da Vitellio, sostenuto dalle legioni in Germania. Nel frattempo, le legioni in Giudea proclamarono imperatore Vespasiano, che alla fine sconfisse Vitellio e stabilì la dinastia dei Flavi. Questo evento dimostrò che la successione imperiale non era più determinata da regole fisse, ma dalla forza militare.
Giochi e Giocattoli
Romani attribuivano grande importanza al gioco sia per i bambini che per gli adulti. Cornelio Celso consigliava i giochi all'aria aperta come svago utile e salutare. I giocattoli per l'infanzia imitavano le attività degli adulti, come soldati per i maschi e bambole per le bambine. Seneca affermava che i giochi affinano le menti dei bambini e rivelano il loro carattere. Le bambole d'avorio, come quella ritrovata nella tomba di Crepereia Tryphaena, erano ornamentate e simboleggiavano la bellezza. Tra i giochi dell'infanzia c'erano quelli con le noci, simbolo dell'infanzia. Marziale menzionava il lasciare le noci come fine della fanciullezza. Ovidio descriveva i giochi con le noci, come il gioco dei "castelli" e della "fossetta". Si usavano anche astragali ricavati dalle zampe posteriori di pecore. I Romani praticavano giochi con la palla, importati dalla Grecia, e partecipavano a eventi organizzati dall'impero, come gare di cavalli e carri, lotte tra gladiatori, e spettacoli teatrali e musicali. L'organizzazione dei giochi era una strategia politica per mantenere il consenso popolare. Il gioco della palla, simile al football americano, era molto popolare, sebbene alcuni Romani conservatori criticassero il suo uso eccessivo, considerandolo frivolo.