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Diritto alla salute

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Transcript

Diritto alla salute

ed eutanasia

Amasio, Calvetti, Maina, Naviganti

Indice

Diritto alla salute

  • Cos'è
  • La sua espressione nel mondo

Scegliere chi curare

  • Covid-19
  • Medicalizzazione

Eutanasia

  • Diverse visioni rispetto al sistema sanitario
  • Testamento biologico
  • Cure palliative
  • Casi mediatici

Diritto alla salute

"La salute è un bene prezioso, che va preservato da ogni contaminazione e da ogni opacità. È un bene di tutti e di ciascuno, di cui tutti godono e a cui tutti concorrono; un bene che trascende e insieme comprende quello delle singole persone."

- Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, Art. 25

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Cos'è il diritto alla salute?

Secondo quanto riportato dall’Organizzazione Mondiale di Sanità, la salute è

“lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità”

Il diritto alla salute è annoverato tra i diritti fondamentali ed universali, ossia garantiti a tutti indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso, dalle opinioni politiche ecc…; in quanto tale, il diritto alla salute viene citato (nell’articolo 25) nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Tuttavia, la situazione sanitaria nel mondo non è affatto omogenea. Di seguito andremo ad analizzare il diritto alla salute in diverse aree del mondo.

La sua espressione nel mondo

IN EUROPA

Il diritto alla salute è tutelato dall’articolo 11 della Carta Sociale Europea; con l’adesione ad essa, gli Stati membri si impegnano a garantire l’esercizio del diritto, cercando ad esempio, per quanto possibile, di:

  • prevenire malattie o infortuni
  • contenere i rischi sanitari
  • incentivare l’istruzione alla salute
ed alla responsabilità individuale

“Ogni persona ha diritto di usufruire di tutte le misure che le consentano di godere del miglior stato di salute ottenibile.”

IN ITALIA

In Italia, il diritto alla salute è garantito dall’articolo 32 della Costituzione, che lo considera sia un diritto individuale che collettivo.L’organo posto a sua tutela è il Sistema Sanitario Nazionale, che si basa su 3 principi:

  1. UNIVERSALITA’ = i servizi sono garantiti a tutta la popolazione
  2. UGUAGLIANZA = non ci sono distinzioni individuali, sociali o economiche
  3. EQUITA’ = tutti devono poter accedere ai servizi in caso di bisogno
Il sistema sanitario italiano è principalmente di tipo pubblico, ovvero è finanziato dalle tasse statali, con aggiunta di contributi dei cittadini (es. ticket medico)

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

IN AMERICA

Il Sud America
Gli Stati Uniti

A partire dalla fine del ‘900, è iniziata una riforma sanitaria, che ha permesso di passare da una situazione di profonda disuguaglianza a sistemi sanitari accessibili a tutti. I casi più emblematici sono 3: il Brasile, il Messico e il Cile. Nonostante le disuguaglianze stiano diminuendo, i Paesi dell'America Latina devono ancora lavorare molto, per cercare di puntare ad un sistema sanitario più efficiente edaccessibile a tutti.

Gli Stati Uniti, famosi per il loro sistema sanitario, non prevedono, nella loro Costituzione, un articolo che garantisca l’assicurazione sanitaria obbligatoria. A differenza dello Stato italiano, che mette a disposizione strutture gratuite per la cura della salute, negli USA il Governo stabilisce soltanto dei criteri di accesso alle strutture, che sono di tipo privato; per essere curati, dunque, i cittadini devono stipulare costosissime assicurazioni private. Questo comporta numerose problematiche, soprattutto per i meno abbienti; negli anni sono quindi nati dei programmi sanitari a supporto di queste fasce (Medicare, Medicaid, Obamacare).

Brasile

Messico

Cile

IN AFRICA

L’obiettivo principale dei Paesi dell’Africa è quello di raggiungere le istanze della Copertura Sanitaria Universale (UHC), estendendo il diritto alla salute al totale della popolazione, permettendo la gratuita fruizione delle strutture sanitarie. Nonostante sia stata istituita una commissione indipendente di esperti africani incaricati di sviluppare linee guida per il raggiungimento dell’obiettivo fissato, la strada è ancora molto lunga:

25+

15Mln

615Mln

1/2

le persone che non possono avere l'assistenza medica necessaria
le donne che hanno avuto accesso a cure mediche
le persone impoveritesi a causa delle ingenti spese sanitarie

IN ASIA

Anche i Paesi asiatici, come quelli africani, stanno lavorando al fine di garantire il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale. In questo caso, nonostante quest’ultimo sia l’obiettivo finale e comune a tutti gli Stati, la situazione sanitaria è più complessa, perché fortemente influenzata dalle grandi differenze sociali, politiche, economiche ed urbanistiche che differenziano tutta l’Asia Orientale, che rimane comunque una delle aree del mondo in cui si registra un alto tasso di mortalità infantile.

Approfondimento sull'UHC

Scegliere chi curare

"Se lei fosse un medico e avesse a disposizione solo un macchinario per la respirazione artificiale, chi sceglierebbe di curare tra 3 malati gravi di covid?"

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Un tema particolarmente dibattuto e sicuramente collegato al diritto alla salute è la scelta di chi curare in situazioni di emergenza. Quando non è possibile fornire assistenza a tutti poiché non ci sono le risorse necessarie, è lecito scegliere chi curare e chi sacrificare? Fino a qualche anno fa, questa problematica poteva apparire molto distante dalla nostra realtà, caratterizzata da un sistema statale dove, a livello costituzionale, vengono garantiti il diritto alla salute e le cure gratuite ad ogni individuo. Invece, con l’avvento della pandemia da coronavirus, i medici si sono trovati a dover compiere scelte molto difficili.

Covid-19

Come già anticipato, il coronavirus ha portato in evidenza questo tema, ponendo grandi interrogativi dal punto di vista etico. La pandemia non ha colpito solo a livello fisico, ma ha agito anche sulla coscienza morale degli individui. Inizialmente si è dibattuto in particolare sul concetto dell’immunità di gregge: lasciar dilagare il virus, favorendo così la formazione di difese immunitarie, ma rischiando di pagare un prezzo enorme in termini di vite umane. Questa posizione si scontra con la prerogativa dello Stato di garantire il diritto alla vita, che viene considerato al primo posto rispetto a tutto il resto.

Il diritto alla vita e la deontologia medica

Dunque, parlando degli interrogativi morali proposti dal covid, bisogna anzitutto riferirsi al diritto alla vita e alla sua salvaguardia. Alcuni ritengono che questo principio possa essere messo in discussione quando si è costretti a stabilire delle priorità nell’assistenza medica; gli anziani e i disabili, cioè le persone più deboli, sono quelle che rischierebbero di subire questa discriminazione. A questo proposito, è necessario ribadire che la deontologia medica implica l’imperativo di “curare sempre e – purtroppo- guarire a volte”. Si deve, quindi, fornire la migliore cura e assistenza a tutti; ma in situazioni di urgenza, dove mancano medici, macchinari e posti letto, occorre fare delle scelte. Questo dilemma non esisterebbe se le risorse umane e materiali fossero sufficienti per garantire l’assistenza di tutti, ma durante il tragico momento iniziale della pandemia questa condizione non ha potuto essere soddisfatta.

Diritto alla salute e diritto all'assistenza

L’articolo 32 della Costituzione italiana garantisce diritto alla salute e cure gratuite. Occorre, però, distinguere il diritto alla salute, che è un diritto umano, fondamentale e non negoziabile, e il diritto all’assistenza, che nel nostro Paese rappresenta una grande conquista. Nonostante questo, in presenza di risorse insufficienti si pone il difficile problema, che investe anche la scena politica, di operare delle scelte prioritarie. Infatti, risulta difficile conciliare le seguenti esigenze: • Somministrazione della migliore assistenza possibile a tutti• Somministrazione di un’assistenza uguale per tutti• Libertà di scelta, sia da parte di chi fornisce l’assistenza sanitaria, sia da parte di chi la riceve• Contenimento dei costi

Principali interrogativi

Da qui derivano tutti gli altri interrogativi: chi scegliere? Chi decide? Quali risorse e per quali azioni? La prima domanda è stata formulata in modo più mirato dall’allora direttore della rivista “Journal of Medical Ethics”, R. Gillon: “A chi fra tre persone, devo attribuire l’unico apparecchio salvavita di cui dispongo? Al più giovane, perché potrà vivere più a lungo, al più grave, perché ne ha la massima necessità, o al più bravo, perché lo merita di più?”. Sono stati formulati dei criteri per stabilire delle priorità in mancanza di risorse, come l’età, la casualità, i meriti sociali, il QALY (Quality-Adjusted-Life-Year), basato su un punteggio che tiene conto di lunghezza e qualità della vita.

Per tentare di rispondere alla seconda domanda, occorre distinguere tra chi decide quale malato curare con un determinato supporto terapeutico e chi decide sull’allocazione delle risorse umane, organizzative e soprattutto economiche per affrontare un determinato problema di salute. Durante il periodo covid per ragioni di urgenza, ci si è concentrati sulla prima categoria. Questo ha portato ad ulteriori interrogativi, riguardanti il fatto che sia lecito o meno attribuire ai medici una così grave responsabilità ed un enorme potere decisionale. Bisogna tenere a mente, però, che il problema dalla scarsità delle risorse non riguarda solo l’ambito medico, ma anche quello politico e delle priorità pubbliche. La politica riveste, quindi, un ruolo molto importante nel cercare di ottenere la più ampia convergenza possibile su un tema che riguarda la moralità dell’intera collettività e nell’evitare di carica gli operatori sanitari di ulteriori responsabilità. Molti, infatti, a causa della pandemia, hanno riscontrato delle conseguenze a livello psicologico.

Covid e medicina delle catastrofi

Le linee guida della Siaarti (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva), pubblicate nel periodo covid, hanno stabilito, nell’ipotesi peggiore, di privilegiare la maggior speranza di chi vita, come criterio per chi ha dovuto essere ricoverato in terapia intensiva. La situazione descritta è quella della “Medicina delle grandi emergenze e delle catastrofi”, che comprende tutte le procedure mediche effettuate in caso di maxiemergenze nelle quali, attraverso un processo decisionale clinico, è necessario scegliere chi curare. Questo processo decisionale è il cosiddetto “triage” nato sui campi di battaglia. Per estensione, dal 2001 questa tecnica viene applicata in Italia nei pronto-soccorsi con più di 25 mila accessi l’anno con, però, uno scopo diverso: effettuare scelte di esclusiva priorità temporale.

Ricerca dell'università di Milano

“Se lei fosse un medico e avesse a disposizione solo un macchinario per la respirazione artificiale, chi sceglierebbe di curare fra tre malati gravi di Covid?” Questa è la domanda che è stata posta a più di un migliaio di cittadini da parte dell’Università di Milano, prima della pandemia, nel 2019, e durante il suo corso. Quattro persone su dieci scelgono chi ha più possibilità di sopravvivere, poco più di tre i giovani e circa il 26% chi si trova più a rischio di morire. Se poi si va a vedere quali categorie professionali privilegiare, i primi sarebbero medici e infermieri, mentre all’ultimo posto ci sono politici e amministratori. I risultati mostrano che, nel corso della pandemia, le persone sono state più propense a fare scelte utilitaristiche. L’utilitarismo, comunque, non esclude la pietà o l’empatia, tant’è vero che medici e infermieri andrebbero privilegiati nel ricevere i trattamenti. Una seconda domanda dell’indagine ha riguardato il curare o meno gli anziani. Nel 2019, poco più del 50% degli intervistati ha risposto di sì, nel corso della pandemia questa percentuale è cresciuta di circa il 7%; infatti, il dramma delle morti nella Rsa ha creato una maggiore sensibilità nei confronti di questa categoria.

Riflessioni di un paziente "sacrificabile"

Di particolare interesse è la riflessione di un paziente “sacrificabile”, pubblicata sul mensile di informazione e approfondimento Questotrentino, nel maggio del 2020.

La pandemia

Situazione fisica

La volontà del singolo

La difficile scelta dei medici

Intervista completa

Medicalizzazione

La medicalizzazione consiste nel considerare eventi fisiologici del tutto naturali come condizioni mediche che necessitano diagnosi e trattamento e che determinano la corsa all’uso improprio o eccessivo dei servizi sanitari. Attualmente, per ovviare a questo fenomeno si è sviluppata la Prevenzione Quaternaria, ovvero un’azione diretta ad identificare un paziente a rischio di sovra-medicalizzazione, per proteggerlo da eccessivi interventi medici e per individuare le procedure diagnostiche o terapeutiche eticamente accettabili. Non bisogna lasciarsi condizionare della paura e dalla talvolta eccessiva pressione delle case farmaceutiche, perché altrimenti si rischia un grande sperpero in termini di tempo e denaro. La medicalizzazione e la pandemia sono due situazioni diametralmente opposte, accumunate dal tema dell’uso delle risorse. Con la prima, si rischia di sprecarle, per poi ritrovarsi in situazioni di reale necessità, come la seconda, in cui si può arrivare a conseguenze estreme, tra cui il dover scegliere se curare o lasciar morire un paziente.

Eutanasia

"È più malvagio togliere la vita a chi vuole vivere, o negare la morte a hi vuole morire?"
- Jo Nesbø

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Diverse visioni rispetto al sistema sanitario

Diversi tipi di eutanasia
  • eutansia attiva diretta, il medico somministra intenzionalmente al paziente un'iniezione che conduce alla morte
  • eutanasia attiva indiretta,somministrazione di mezzi per alleviare le sofferenze che, come effetto secondario, possono abbreviare la vita
  • eutanasia passiva,rinuncia ad avviare o sospensione delle terapie di sostentamento vitale
  • assistenza al suicidio,procurare la sostanza letale al paziente che auspica di suicidarsi
  • misure curative medico-palliative,trattamenti medici, fisici e psicologici per migliorare la qualità di vita dei pazienti terminali

L'eutanasia e il suicidio assistito nel mondo

Diverse visioni rispetto al sistema sanitario

Testamento biologico

" A cosa serve? "
" Quando si può compilare? "

Serve per definire le cure e le terapie che intende o non intende accettare nell'evenutalità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire alle cure.La possibilità di definire le cure che si accettano preventivamente viene garantita dalle DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento)

Si può compilare dopo aver raggiunto la maggiore età ed essendo in condizioni di lucidità mentale e piena facoltà di intendere e di volere.

" Si possono modificare successivamente le DAT? "

Si possono modificare in qualsiasi momento, riscrivendo il documento o, in caso di urgenza, si può rilasciare una dichiarazione verbale o un video con la presenza di due testimoni

Testamento biologico

Il testamento biologico di Paolo Ravasin

Cure palliative

Le Cure Palliative si rivolgono a persone affette da patologie ad andamento cronico per le quali non esistono terapie specifiche o, se esistono, sono inadeguate per la stabilizzazione della malattia. Il fine delle cure palliative è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e le loro famiglie.

La complessità

Media complessità Necessarie competenze ed esperienze di équipe specialistica di cure palliative. Quest’ultima si affianca agli operatori base che seguono il malato in un percorso di cura condiviso (shared care).

Bassa complessità Per questi malati non è solitamente necessario l’intervento diretto di un équipe specialistica. Le cure palliative sono fornite da personale con competenze di base in cure palliative.

Alta complessità Caratterizza malati con bisogni complessi, coerenti con la necessità di una presa in carico di tipo intensivo e globale da parte di un équipe specialistica di cure palliative.

Casi mediatici

Dj Fabo

Dj Fabo era un ragazzo appassionato dalla musica, tanto da farlo diventare un dj affermato prima a Milano, poi a Ibiza, poi in tutto il mondo. In Italia, dopo una serata in un locale di Milano, la sua vita è cambiata: un grave incidente lo ha reso cieco e tetraplegico. Dopo diversi anni di terapie, ha maturato la consapevolezza di voler mettere un punto alla sua vita.

Aveva chiesto aiuto, con un appello, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella senza riuscire a smuovere niente: la legge sul testamento biologico era stata rinviata già per la terza volta in Italia. Dj Fabo ha deciso di recarsi in Svizzera dove è morto in una clinica il 27 febbraio 2017. Il suo addio su Twitter:

Casi mediatici

Dj Fabo

"Sarco"

Thank you!

RUSSIA

eutanasia attiva diretta

eutanasia attiva indiretta

eutanasia passiva ("buco legislativo")

suicidio assistito

cure palliative

Il sistema sanitario cileno

Lo Stato ha reso gratuito l'accesso alle cure primarie, a cui ha poi aggiunto un insieme di servizi disponibili a tutti.

USA

eutanasia attiva diretta

eutanasia attiva indiretta

eutanasia passiva (solo in casi particolari)

suicidio assistito (a seconda dello Stato)

cure palliative

"A un certo punto dell’epidemia sembrava fosse anche possibile che il sistema sanitario nazionale, almeno nelle zone più colpite, saltasse. Mancavano posti in rianimazione, mancava personale sanitario, ma soprattutto mancavano respiratori."

"E il singolo ha qualche voce in capitolo? Privilegiare me sarebbe eticamente giusto, ma sarebbe deontologicamente corretto? Io credo di no, anzi.Personalmente preferirei lasciare il posto a un altro. Non è eroismo ma una razionale valutazione dei costi e dei benefici. Faccio un ragionamento utilitarista: io non sopporterei fisicamente quei trattamenti e, se superassi la malattia, cosa del tutto improbabile, non vorrei mai ritrovarmi a passare il (poco) tempo rimanente allettato. In Italia esistono le Disposizioni anticipate di trattamento con cui chiunque può esprimere la propria volontà di accettare o rifiutare alcune cure: perché se ne parla così poco? Nei discorsi di queste settimane si è parlato poco delle possibili scelte dei pazienti, partendo invece dal presupposto che ognuno sia così disperatamente legato alla vita da accettare qualsiasi condizione di sopravvivenza. Perché la vita è un bene indisponibile. In realtà non è così, sia per una visione laica sia per quella religiosa. Dare la vita per il prossimo è una delle azioni più importanti per il cristianesimo. Anche Dante, che non può essere tacciato di eresia, giustifica ed esalta Catone l’Uticense perché si è suicidato per non perdere la libertà “sì cara che c’è chi per lei vita rifiuta”. La libertà e la dignità dell’esistenza sembrano essere superiori alla vita stessa."

Il sistema sanitario brasiliano

E' un sistema unificato, che si impegna a favorire l'accesso alle struttre sanitarie e alle cure primarie anche alla parte più svantaggiata della popolazione.

"Io sono tra le categorie più a rischio per le conseguenze del Covid-19. Non sono anziano. Affetto da una malattia degenerativa neuromuscolare da 25 anni, utilizzo un ventilatore per la respirazione non invasiva."

Il sistema sanitario messicano

Lo Stato ha creato a proprie spese un'assicurazione sanitaria pubblica per quella metà di popolazione priva di tutele sociali.

"Numerose e credibili cronache, seppur poi quasi sempre smentite, ci hanno raccontato di medici che hanno dovuto decidere chi curare e chi no.Cosa dovrebbe contare di più in questa terribile scelta? Questa classifica ci fa rabbrividire, perché ogni persona dovrebbe avere la stessa dignità. Questa però non è la realtà. Già oggi, per quanto riguarda i trapianti d’organo, ci sono liste di attesa che privilegiano qualcuno al posto di un altro."

CANADA

eutanasia attiva diretta (solo l'assicurazione sanitaria)

eutanasia attiva indiretta

eutanasia passiva

suicidio assistito

cure palliative