Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Reuse this genially

Lo stupro, Degas

martydc091

Created on January 28, 2024

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Essential Interactive Card

Happy Holidays Mobile Card

Christmas Invitation

Professional Christmas Greeting

Christmas present card

Holiday Card

Vintage Holiday Card

Transcript

Tira giù la corda

"Lo stupro", Edgar Degas

L’opera che, tra tutte quelle analizzate, ha attirato maggiormente la mia attenzione è Lo Stupro di Edgar Degas, conservata al Philadelphia Museum of Art e realizzata nella seconda metà dell’Ottocento. Innanzitutto, credo sia necessario precisare che il pittore più della scena in sé e del suo contenuto, trovava piuttosto interessante, a livello artistico, la forma e la presenza scenica degli oggetti. Ciò che, infatti, ho notato è stata la cura dei dettagli sia degli oggetti ma, anche, degli stessi protagonisti. Si può notare, ad esempio, la valigia posta sul tavolino contenente gli oggetti necessari per la cura della persona o la lampada che fornisce luce alla scena creando un gioco di luce sull’abito bianco della donna, che taglia la composizione guidando lo sguardo dell’osservatore dalla parte in basso a destra del dipinto fino a quella in alto a sinistra. Un taglio quasi fotografico che porta l’osservatore a concentrarsi sulle due figure e sugli effetti di luce, espediente simile a quello utilizzato ne “L’assenzio”. Un altro dettaglio da notare è il corsetto bianco che giace a terra. Non è un caso ma è frutto di una composizione studiata alla perfezione: a Degas interessa il contrasto cromatico che si viene a creare tra il bianco sporco del corsetto e il rosso del tappeto di fianco ad esso che rende manifesta l’offesa. Degas, a mio parere, in questo dipinto è come se stesse assumendo le vesti di un regista, il quale costruisce la propria scena del crimine ed uno dei dettagli che più salta all’occhio è la presenza di tracce di sangue sul letto. E ancora, la carta da parati floreale della stanza cupa è la stessa che si ritrova in alcuni ritratti d’arte giapponese che influenzò molto gli impressionisti.

L’atmosfera è certamente rarefatta, ambigua, la tensione è palpabile. La composizione si presenta molto buia, l’aspetto dell’uomo minaccioso sul quale Degas è ancora una volta molto attento nell’accentuare il pizzetto caprino e l’orecchio a punta. L’uomo è quasi stordito, inquieto ma allo stesso tempo compiaciuto per quel che ha fatto, la malizia e non il pentimento illumina il suo volto. È un uomo misero, incapace, addirittura più piccolo della sua ombra, con le gambe che gli cedono, le forze che gli mancano tanto da aver bisogno del sostegno della porta. La donna è inginocchiata, fragile, vulnerabile, offesa nello spirito prima ancora che nel corpo. Non sappiamo se sia stata consumata effettivamente la violenza sessuale poiché Degas vuole restare, come solito, profondamente ambiguo ma si notano, comunque, le tracce di sangue e la stanza intrisa di sofferenza e lacrime. Considerare, poi, la donna una compagna o una prostituta non cambia il valore dell’offesa, la violenza è sempre presente e l’uomo resta sempre piccolo ed insignificante. Insomma, ciò che penso sia evidente è che il pittore non abbia colto semplicemente l’impressione ma abbia studiato e costruito minuziosamente la scena per renderla più realistica possibile.

Questo è un quadro che ha il potere di emozionare, di farci sentire la paura della donna, un quadro che suscita diverse riflessioni su di un tema che, ancora oggi, ci fa rabbrividire: la violenza femminile. Non è la prima volta che un artista rappresenti questo tema. Ad esempio, si può considerare un quadro seicentesco di Artemisia Gentileschi, “Susanna e i vecchioni”. L’episodio, che si trova nel Libro di Daniele della Bibbia, narra di una giovane moglie dal nome di Susanna. Due uomini anziani che frequentavano la casa della donna si invaghirono di lei e la sorpresero al bagno, all’aperto, ricattandola chiedendo favori sessuali. Se la giovane si fosse rifiutata di soddisfare le loro richieste i due anziani avrebbero rivelato al marito Daniele che Susanna lo tradiva con un giovane. La donna, coraggiosa, non cedette al ricatto così Daniele scoprì le bugie dei due vecchioni. Come spesso avviene nell’interpretare le opere di Artemisia Gentileschi, la figura femminile sembra far riferimento alla sua vicenda biografica. Di fatti, la giovane artista fu vittima di una violenza da parte di un collega di suo padre ed ebbe il coraggio di confessare l’abuso e dovette affrontare un lungo ed umiliante processo.

"Susanna e i vecchioni" Artemisia Gentileschi

Tutto ciò per farci riflettere sul fatto che, ogni giorno, le donne sono costantemente vittime di violenze, abusi, offese, umiliazioni, spesso non denunciate. Ogni giorno è il 25 novembre, ed il problema è proprio che, in una società moderna e civile, non dovrebbe nemmeno esistere un 25 novembre. Tutti noi possiamo diventare spregevoli, cadere in basso, fa parte della nostra natura. È importante, però, imparare a difendersi, indossare una corazza per far sì che l’odio, gli insulti e le offese che ci vengono lanciate addosso dalla vita, ricadano al di fuori della stessa, scivolando via come pioggia. Non esiste assolutamente giustificazione per la violenza, non deve mai rimanere impunita. E un pittore come Degas con la sua sua visione realista della pittura, non esita a sensibilizzarci sul tema, non esita a rappresentare il marcio del mondo, la malvagità, la purezza della donna con il suo abito bianco contrapposto alla figura nera e tenebrosa del suo aggressore.