History
La schiavitù
fra passato e presente
Presentazione dell'alunna Musto Federica, classe lll E, a .s. 2023/2024
Il fenomeno della schiavitù costituisce una drammatica realtà, persistente nella storia dell'umanità, che accompagna sin dalle origini delle prime civiltà, mutando ed evolvendosi di pari passo con i cambiamenti che l'hanno interessata. Se le conseguenze dello schiavismo si sono mantenute pressappoco immutate nel corso dei secoli, le cause dello stesso si sono molto modificate nel tempo. Nel mondo antico, gli schiavi erano prevalentemente rappresentati dai nemici prigionieri di guerra, dai debitori che non erano riusciti a ripagare per il denaro preso in prestito o da individui che dovevano scontare una pena per gravi reati commessi (furto, omicidio). Solo con l'avvento del Medioevo, con l'istituzione del sistema feudale, servile divenne anche la condizione di tutti quei contadini sul fondo della gerarchia sociale, costretti a lavorare le terre dei propri signori senza prospettive di ricompensa. Oggi è proprio la povertà e la vulnerabilità socio-economica, oltre che culturale, da rendere degli uomini potenziali bersagli dello schiavismo.
approfondisci
Introduzione, cause, diffusione e conseguenze del fenomeno della schiavitù;
'cosa si può fare per sradicare il problema?';
il ruolo dell'opinione pubblica nella denuncia dello schiavismo;
obiettivi 1 e 10 dell'Agenda 2030;
conclusioni e ringraziamenti.
la tratta transatlantica degli schiavi fra '500 e '800;
Avanti
quadro "The Slave Ship" di William Turner;
la figura del servo nelle opere di Plauto;
Indice:
Per quanto riguarda le dimensioni che la tratta degli schiavi ha assunto in epoca odierna, si può affermare che siano sbalorditive. Secondo le stime dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) dell'Onu e della Walk free fundation, oggi la schiavitù interessa ben 40,3 milioni di persone, circa il triplo di di quelle che ne furono coinvolte ai tempi delle tratte transatlantiche. Le stime riguardano sempre soprattutto abitanti dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo in Asia, Africa e nell'area del Pacifico, che sono anche quelli in cui vi è stato, d'altronde, l'incremento più consistente della popolazione negli ultimi secoli. la schiavitù, ad ogni modo, non è una realtà più diffusa che in passato solo per una maggior disponibilità di individui che vi si possono sottoporre, ma anche perchè si è tramutata in un mercato molto redditizio, per quanto illegale, in grado di generare circa 150 miliardi di profitti annui. A differenza del diciottesimo secolo, i trafficanti di esseri umani, grazie ai progressi della tecnologia e dei trasporti, possono imprgnarsi energicamente nelle loro fruttifere attività senza doversi preoccupare né dei costi elevati dei viaggi né degli elevati tassi di mortalità.
Nell'antichità, l'istituto della schiavitù era comune a tutti i popoli e a tutte le età, accettato come fatto lecito è naturale. Attualmente, invece, è considerato un reato.
L'Onu (Organizzazione delle Nazioni Unite) il 10 dicembre 1948 ha approvato la Dichiarazione Internazionale dei diritti umani, un'importante documento in cui si afferma che tutte le persone, uomini e donne, a preiscindere dalla razza, dalla religione, dalla nazionalità, dal lavoro che svolgono, devono avere la possibilità di vivere in modo sicuro, libero e pacifico.
avanti
Quando la schiavitù ha cominciato ad assumere un carattere globale?
Ebbene, tutto ha avuto inizio ai tempi della tratta transatlatica che ebbe luogo tra il '500 e l'800. Dopo la conquista europea del continente americano, le popolazioni indigene locali si ridussero drasticamente sia causa dello sfruttamento cui furono sottoposte sia per vioa delle malattie importate dai colonizzatori. A questi serviva manodopera per creare e coltivare piantagioni e per estrarre le risorse del sottosuolo. La soluzione fu, dunque, vista da loro nell'importare schiavi dall'Africa. Qui la schiavitù era ampiamente praticata: i popoli e i regni più forti compivano razzie per accaparrarsi schiavi tra gli altri africani, che vivevano magari in Stati non ancora ben consolidati. Una parte degli schiavi restava in Africa al servizio di coloro che li avevano catturati, ma molti erano venduti ad acquirenti musulmani attraverso la tratta araba. Dall’inizio del ‘500 gli europei entrarono nel “commercio”, deportando gli schiavi in America. Furono così deportate circa dodici milioni di persone. I principali protagonisti della tratta furono i popoli che disponevano delle migliori tecnologie navali: in primis portoghesi e inglesi e, in misura minore, francesi, spagnoli, olandesi e danesi, che acquistavano da mercanti africani che li avevano precedentemente razziati. Le navi negriere in genere compivano un percorso triangolare: dall’Europa in Africa portando i beni da usare come moneta per l’acquisto degli schiavi; dall’Africa all’America per deportare gli uomini che avevano “comprato”; dall’America all’Europa dopo aver fatto carico di materie prime di genere minerario o agricolo.
Le atrocità di questa pagina della nostra storia e dell'assoggettamento servile in generale sono da tempo ormai oggetto di spunto e riflessione, soprattutto artistica, tanto che sono perfettamente catturate nella sua profonda espressività dal celebre dipinto "The slave ship" di William Turner. Egli fu probabilmente ispirato nella creazione del dipinto dal massacro della Zong: nel 1781 il capitano di una nave negriera, chiamata “Zong”, ordinò che venissero buttati a mare ben 133 schiavi imprigionati all’interno della barca, al fine di mettere in atto una frode verso l’assicurazione. Nel quadro un tramonto lontano e infinito, caldo, rosso, cala nel mare i suoi raggi durante una tempesta, il cui epicentro si avvicina sempre di più.
Lontano nel paesaggio si scorgono gli alberi della nave, con le vele chiuse per evitare di prendere in pieno la tempesta, colorati dello stesso colore rosso del cielo, simile al colore del sangue umano.
Nella parte più vicina all’osservatore del dipinto, in prospettiva, si intravedono mani e corpi galleggiare nell’acqua in tempesta: sono probabilmente gli schiavi, incatenati e gettati in mare per frodare l’assicurazione, a cui si affiancano orripilanti mostri marini e numerosi pesci del mare, accorsi per mangiare i loro corpi, che emergono dalle acque illuminate.
Nel corso della storia della schiavitù, anche la letteratura ha fornito un eco alla figura del servo che, per mezzo di essa, è riuscito a ricavarsi uno spazio in cui poter rivendicare la propria dignità e rispettabilità. Ad esempio, nell'ambito della letteratura latina, il servo diviene il vero protagonista delle vicende nelle commedie del teatro plautino, incarnando alcune delle virtù addirittura tra le più nobili in cui credevano sia il loro autore sia l'intera civiltà romana: l'astuzia e la scaltrezza. Il servo nelle opere di Plauto aiuta l'adulescens per far sì che egli possa soddisfare il proprio desiderio d'amore o per trarlo fuori da situazioni d'impaccio, dando adito all'intreccio narrativo di volgere sempre al suo lieto fine. Nella palliata "Pseudolus", per considerarne una tra le tante, il personaggio principale, il servo Pseudolo cui la commedia deve il suo stesso titolo, egli aiuta il suo padrone, Calidoro, a riscattare dalle mani di un lenone la giovane Fenicia della quale è perdutamente innamorato. Quando lo schiavo irrompe, dunque, sulla scena per racconatre con enfasi l'imbroglio che ha preparato per aiutare il suo padrone, egli si presenta al pubblico come il servus callidus per eccellenza, che irrompe sul palcoscenico celebrando la propria intraprendenza e vantando la sua arguzia.
Cosa possiamo fare per sradicare il problema?
purtroppo essi non vengono efficacemente strumentalizzati. Anzichè essere adoperati a supporto di campagne sistematiche di intolleranza verso il problema di nostra considerazione, una volta portate alla luce e messe in circolazione sui principali media, le informazioni riguardanti lo stesso vengono spesso utilizzate dalla stampa unicamente per fare notizia, assicurarsi boom di vendite di quotidiani, di visualizzazioni social, di ascolti radio e TV, per poi decadere nel dimenticatoio ed essere riprese solo in altre circostanze di convenienza mediatica. Abolire le speculazioni sul fenomeno dello schiavismo costituirebbe già un importante primo passo verso la sua decadenza.
Anche il singolo, tuttavia, può fare la differenza! Innanzitutto, siccome buona parte degli schiavi del mondo è impiegata nel settore produttivo, prima di acquistare un bene o un servizio, bisognerebbe prestare attenzione all'azienda e al luogo di provenienza per capire se questi rispettano le normative in vigore a sostegno della lotta contro lo sfruttamento. In secondo luogo, il contributo ddi ognuno di noi puù stare nella denuncia collettiva dei contesti in cui la pratica illecita della schiavitù è alla base del quotidiano, aspetto su cui vi è ancora molto da lavorare. Infatti, nonostante ai nostri tempi i mezzi dell'attività giornalistica ci consentono di disporre di ingente materiale per poter avere una chiara visuale delle comunità globali di schiavi,
Sicuramente, per estirpare una piega sociale tanto diffusa e articolata, è necessario un impegno cooperativo da parte dei governi internazionali che, ad oggi, potrebbero cominciare a lavorare sulla questione focalizzandosi sul raggiungimento degli obiettivi 1 e 10 dell'Agenda 2030.
Bibliografia:
https://www.geopop.it
https://my.liuc.it/
Libri et homines (volume 1)
http://www.infonotizia.it
https://www.liceopacinotti.edu.it
Grazie per la visione!
Essa, infatti, costituisce il fattore primo per cui molte persone nei luoghi più svantaggiati del nostro pianeta e a livello delle fasce più umili della popolazione, nella speranza di un miglioramento delle proprie condizioni di vita, si mettono alla ricerca di nuove opportunità, ritrovandosi, però, ad essere identificate come soggetti deboli e quindi come vittime ottimali dello sfruttamento in molti settori produttivi e in molti ambiti relazionali.
Lavoro di educazione civica sulla schiavitù
Federica Musto
Created on January 25, 2024
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History
La schiavitù
fra passato e presente
Presentazione dell'alunna Musto Federica, classe lll E, a .s. 2023/2024
Il fenomeno della schiavitù costituisce una drammatica realtà, persistente nella storia dell'umanità, che accompagna sin dalle origini delle prime civiltà, mutando ed evolvendosi di pari passo con i cambiamenti che l'hanno interessata. Se le conseguenze dello schiavismo si sono mantenute pressappoco immutate nel corso dei secoli, le cause dello stesso si sono molto modificate nel tempo. Nel mondo antico, gli schiavi erano prevalentemente rappresentati dai nemici prigionieri di guerra, dai debitori che non erano riusciti a ripagare per il denaro preso in prestito o da individui che dovevano scontare una pena per gravi reati commessi (furto, omicidio). Solo con l'avvento del Medioevo, con l'istituzione del sistema feudale, servile divenne anche la condizione di tutti quei contadini sul fondo della gerarchia sociale, costretti a lavorare le terre dei propri signori senza prospettive di ricompensa. Oggi è proprio la povertà e la vulnerabilità socio-economica, oltre che culturale, da rendere degli uomini potenziali bersagli dello schiavismo.
approfondisci
Introduzione, cause, diffusione e conseguenze del fenomeno della schiavitù;
'cosa si può fare per sradicare il problema?';
il ruolo dell'opinione pubblica nella denuncia dello schiavismo;
obiettivi 1 e 10 dell'Agenda 2030;
conclusioni e ringraziamenti.
la tratta transatlantica degli schiavi fra '500 e '800;
Avanti
quadro "The Slave Ship" di William Turner;
la figura del servo nelle opere di Plauto;
Indice:
Per quanto riguarda le dimensioni che la tratta degli schiavi ha assunto in epoca odierna, si può affermare che siano sbalorditive. Secondo le stime dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) dell'Onu e della Walk free fundation, oggi la schiavitù interessa ben 40,3 milioni di persone, circa il triplo di di quelle che ne furono coinvolte ai tempi delle tratte transatlantiche. Le stime riguardano sempre soprattutto abitanti dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo in Asia, Africa e nell'area del Pacifico, che sono anche quelli in cui vi è stato, d'altronde, l'incremento più consistente della popolazione negli ultimi secoli. la schiavitù, ad ogni modo, non è una realtà più diffusa che in passato solo per una maggior disponibilità di individui che vi si possono sottoporre, ma anche perchè si è tramutata in un mercato molto redditizio, per quanto illegale, in grado di generare circa 150 miliardi di profitti annui. A differenza del diciottesimo secolo, i trafficanti di esseri umani, grazie ai progressi della tecnologia e dei trasporti, possono imprgnarsi energicamente nelle loro fruttifere attività senza doversi preoccupare né dei costi elevati dei viaggi né degli elevati tassi di mortalità.
Nell'antichità, l'istituto della schiavitù era comune a tutti i popoli e a tutte le età, accettato come fatto lecito è naturale. Attualmente, invece, è considerato un reato.
L'Onu (Organizzazione delle Nazioni Unite) il 10 dicembre 1948 ha approvato la Dichiarazione Internazionale dei diritti umani, un'importante documento in cui si afferma che tutte le persone, uomini e donne, a preiscindere dalla razza, dalla religione, dalla nazionalità, dal lavoro che svolgono, devono avere la possibilità di vivere in modo sicuro, libero e pacifico.
avanti
Quando la schiavitù ha cominciato ad assumere un carattere globale?
Ebbene, tutto ha avuto inizio ai tempi della tratta transatlatica che ebbe luogo tra il '500 e l'800. Dopo la conquista europea del continente americano, le popolazioni indigene locali si ridussero drasticamente sia causa dello sfruttamento cui furono sottoposte sia per vioa delle malattie importate dai colonizzatori. A questi serviva manodopera per creare e coltivare piantagioni e per estrarre le risorse del sottosuolo. La soluzione fu, dunque, vista da loro nell'importare schiavi dall'Africa. Qui la schiavitù era ampiamente praticata: i popoli e i regni più forti compivano razzie per accaparrarsi schiavi tra gli altri africani, che vivevano magari in Stati non ancora ben consolidati. Una parte degli schiavi restava in Africa al servizio di coloro che li avevano catturati, ma molti erano venduti ad acquirenti musulmani attraverso la tratta araba. Dall’inizio del ‘500 gli europei entrarono nel “commercio”, deportando gli schiavi in America. Furono così deportate circa dodici milioni di persone. I principali protagonisti della tratta furono i popoli che disponevano delle migliori tecnologie navali: in primis portoghesi e inglesi e, in misura minore, francesi, spagnoli, olandesi e danesi, che acquistavano da mercanti africani che li avevano precedentemente razziati. Le navi negriere in genere compivano un percorso triangolare: dall’Europa in Africa portando i beni da usare come moneta per l’acquisto degli schiavi; dall’Africa all’America per deportare gli uomini che avevano “comprato”; dall’America all’Europa dopo aver fatto carico di materie prime di genere minerario o agricolo.
Le atrocità di questa pagina della nostra storia e dell'assoggettamento servile in generale sono da tempo ormai oggetto di spunto e riflessione, soprattutto artistica, tanto che sono perfettamente catturate nella sua profonda espressività dal celebre dipinto "The slave ship" di William Turner. Egli fu probabilmente ispirato nella creazione del dipinto dal massacro della Zong: nel 1781 il capitano di una nave negriera, chiamata “Zong”, ordinò che venissero buttati a mare ben 133 schiavi imprigionati all’interno della barca, al fine di mettere in atto una frode verso l’assicurazione. Nel quadro un tramonto lontano e infinito, caldo, rosso, cala nel mare i suoi raggi durante una tempesta, il cui epicentro si avvicina sempre di più. Lontano nel paesaggio si scorgono gli alberi della nave, con le vele chiuse per evitare di prendere in pieno la tempesta, colorati dello stesso colore rosso del cielo, simile al colore del sangue umano. Nella parte più vicina all’osservatore del dipinto, in prospettiva, si intravedono mani e corpi galleggiare nell’acqua in tempesta: sono probabilmente gli schiavi, incatenati e gettati in mare per frodare l’assicurazione, a cui si affiancano orripilanti mostri marini e numerosi pesci del mare, accorsi per mangiare i loro corpi, che emergono dalle acque illuminate.
Nel corso della storia della schiavitù, anche la letteratura ha fornito un eco alla figura del servo che, per mezzo di essa, è riuscito a ricavarsi uno spazio in cui poter rivendicare la propria dignità e rispettabilità. Ad esempio, nell'ambito della letteratura latina, il servo diviene il vero protagonista delle vicende nelle commedie del teatro plautino, incarnando alcune delle virtù addirittura tra le più nobili in cui credevano sia il loro autore sia l'intera civiltà romana: l'astuzia e la scaltrezza. Il servo nelle opere di Plauto aiuta l'adulescens per far sì che egli possa soddisfare il proprio desiderio d'amore o per trarlo fuori da situazioni d'impaccio, dando adito all'intreccio narrativo di volgere sempre al suo lieto fine. Nella palliata "Pseudolus", per considerarne una tra le tante, il personaggio principale, il servo Pseudolo cui la commedia deve il suo stesso titolo, egli aiuta il suo padrone, Calidoro, a riscattare dalle mani di un lenone la giovane Fenicia della quale è perdutamente innamorato. Quando lo schiavo irrompe, dunque, sulla scena per racconatre con enfasi l'imbroglio che ha preparato per aiutare il suo padrone, egli si presenta al pubblico come il servus callidus per eccellenza, che irrompe sul palcoscenico celebrando la propria intraprendenza e vantando la sua arguzia.
Cosa possiamo fare per sradicare il problema?
purtroppo essi non vengono efficacemente strumentalizzati. Anzichè essere adoperati a supporto di campagne sistematiche di intolleranza verso il problema di nostra considerazione, una volta portate alla luce e messe in circolazione sui principali media, le informazioni riguardanti lo stesso vengono spesso utilizzate dalla stampa unicamente per fare notizia, assicurarsi boom di vendite di quotidiani, di visualizzazioni social, di ascolti radio e TV, per poi decadere nel dimenticatoio ed essere riprese solo in altre circostanze di convenienza mediatica. Abolire le speculazioni sul fenomeno dello schiavismo costituirebbe già un importante primo passo verso la sua decadenza.
Anche il singolo, tuttavia, può fare la differenza! Innanzitutto, siccome buona parte degli schiavi del mondo è impiegata nel settore produttivo, prima di acquistare un bene o un servizio, bisognerebbe prestare attenzione all'azienda e al luogo di provenienza per capire se questi rispettano le normative in vigore a sostegno della lotta contro lo sfruttamento. In secondo luogo, il contributo ddi ognuno di noi puù stare nella denuncia collettiva dei contesti in cui la pratica illecita della schiavitù è alla base del quotidiano, aspetto su cui vi è ancora molto da lavorare. Infatti, nonostante ai nostri tempi i mezzi dell'attività giornalistica ci consentono di disporre di ingente materiale per poter avere una chiara visuale delle comunità globali di schiavi,
Sicuramente, per estirpare una piega sociale tanto diffusa e articolata, è necessario un impegno cooperativo da parte dei governi internazionali che, ad oggi, potrebbero cominciare a lavorare sulla questione focalizzandosi sul raggiungimento degli obiettivi 1 e 10 dell'Agenda 2030.
Bibliografia:
https://www.geopop.it
https://my.liuc.it/
Libri et homines (volume 1)
http://www.infonotizia.it
https://www.liceopacinotti.edu.it
Grazie per la visione!
Essa, infatti, costituisce il fattore primo per cui molte persone nei luoghi più svantaggiati del nostro pianeta e a livello delle fasce più umili della popolazione, nella speranza di un miglioramento delle proprie condizioni di vita, si mettono alla ricerca di nuove opportunità, ritrovandosi, però, ad essere identificate come soggetti deboli e quindi come vittime ottimali dello sfruttamento in molti settori produttivi e in molti ambiti relazionali.