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il teatro di William Shakespeare e quello di Luigi Pirandello

daniela

Created on January 25, 2024

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IL TEATRO DI WILLIAM SHAKESPEARE E QUELLO DI LUIGI PIRANDELLO.

LUIGI PIRANDELLO

Pirandello manifestò un certo interesse per il teatro già nel 1896 quando compose un dramma in tre atti intitolato “Il nibbio", che però non venne portato sulla scena. Più tardi, nel 1910, egli riuscì a far rappresentare a Roma dalla compagnia di Nino Martoglio due atti unici, “La morsa” e “Lumie di Sicilia”. Nel 1915, infine, venne rappresentato a Milano il vecchio testo "Il nibbio", ribattezzato “Se non così". Da quel momento in avanti l’attività teatrale diventò per lo scrittore l’occupazione principale, infatti nel 1922 lasciò la cattedra universitaria per dedicarsi unicamente al teatro. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento il teatro era dominato dal dramma borghese di impianto naturalistico, incentrato sostanzialmente sui problemi della famiglia e del denaro. Quest’ultimo fu un dramma serio, che spesso assumeva toni enfatici e sentimentali, e si fondava sulla verosimiglianza, sulla riproduzione fedele della vita quotidiana, sulla presenza di personaggi che agivano in modo logico e coerente, nel rispetto del principio della consequenzialità di causa ed effetto sulla quale si basava il determinismo naturalistico. Pirandello cercò di riprendere quei temi e quegli ambienti, ma portò la logica delle convenzioni borghesi alle estreme conseguenze. I ruoli imposti dalla società borghese vennero assunti con estremo rigore, sino a giungere al paradosso e all'assurdo. Questa prima fase della produzione si estese all’incirca fino al 1920 e comprese molte altre opere tra cui: “Pensaci, Giacomino!”, “Così è (se vi pare)”, “Piacere dell’onestà”, “Giuoco delle parti”. Tutte queste opere furono caratterizzate dall’adesione alla poetica del “grottesco”, in cui si fondevano elementi tragici con elementi comici. In questi drammi Pirandello sconvolge i fondamenti del teatro borghese naturalistico, cioè la verosimiglianza e la psicologia. In questo modo gli spettatori, non avevano più l'illusione di trovarsi di fronte a un mondo "naturale", del tutto simile a quello in cui erano abituati a vivere, ma vedevano un mondo stravolto, ridotto alla parodia e all'assurdo, in cui i casi della vita "normale" erano all'estremo e deformati. Allo stesso modo, i personaggi non erano caratteri dalla psicologia coerente e unitaria, come i modelli che gli spettatori erano abituati a considerare come "normali", ma erano personaggi scissi, sdoppiati, contraddittori, irrigiditi in forme astratte e assurde, trasformati quasi in marionette. Inoltre Pirandello utilizzò un particolare linguaggio in questi drammi: un linguaggio concitato, convulso, composto da continue interrogazioni, esclamazioni, sospensioni, sottintesi, mezze frasi, frasi interrotte, e impedì l'identificazione emotiva degli spettatori, inducendoli a vedere la scena in una prospettiva straniata.

LUIGI PIRANDELLO

Con “Il piacere dell'onestà" e con “Giuoco delle parti” Pirandello si accostò alla poetica del teatro «grottesco», che proprio dal 1916 si era affermato sulla scena italiana. Per Pirandello il «grottesco» era la forma che l'arte umoristica assumeva sulla scena. Nei due drammi citati, infatti, il tragico fu sempre straniato dal comico, che era appunto come l'ombra goffa che il tragico si trascina continuamente dietro, e viceversa il comico rivelava sempre, al suo fondo, un nucleo di tragica serietà. Come detto in precedenza, all'inizio degli anni Venti, Pirandello sconvolse le convenzioni teatrali. Egli propose soluzioni originali e innovative, ad esempio con la trilogia del «teatro nel teatro». Nel 1921 egli allestì infatti i “Sei personaggi in cerca d'autore", un testo metateatrale nel quale, attraverso l'azione scenica, discusse del teatro stesso e dei suoi problemi. Il carattere innovativo dei “Sei personaggi in cerca d'autore” emerse in modo evidente già dalla trama: mentre una compagnia di attori stava facendo le prove di un dramma di Pirandello, entrarono in teatro sei figure: un Padre, una Madre, un Figlio, una Figliastra, un Giovinetto e una Bambina. Essi dichiararono di essere nati dalla fantasia di un autore che si era rifiutato di scrivere la loro storia e chiesero al capocomico di mettere in scena il loro dramma familiare: la Madre aveva sposato il Padre e gli aveva dato un Figlio, poi si era innamorata del segretario del marito e aveva avuto con lui altri tre figli. Alla morte del suo amante, si trovò in grosse difficoltà economiche, tanto che la figlia era stata costretta a prostituirsi. Un giorno il Padre era capitato nella casa d'appuntamenti e per poco non aveva giaciuto con lei. Gli attori, dopo una lunga esitazione, accettarono di recitare queste vicende, ma i sei personaggi a poco a poco presero il loro posto, poiché non erano soddisfatti del modo in cui i loro caratteri vennero interpretati sulla scena. Unendo racconto e rappresentazione, i sei personaggi si avviarono comunque a concludere la loro storia: la figlia più piccola affoga nella vasca del giardino e il figlio più giovane si spara un colpo di pistola. In questo modo Pirandello, invece del dramma dei personaggi, mise in scena l'impossibilità di scriverlo, per il rifiuto del carattere esasperato delle vicende, che mirava soltanto a suscitare la commozione del pubblico, e di rappresentarlo, non solo per la mediocrità degli attori, ma per l'incapacità del teatro di rendere sulla scena ciò che uno scrittore ha creato.

WILLIAM SHAKESPEARE

Il teatro in Inghilterra del 1600 era caratterizzato principalmente da Shakespeare e si basava su tecniche di improvvisazione. Shakespeare nacque nel 1564 a Stratford, il padre era un ricco commerciante, che lo avviò alla scuola primaria dove mostrò sin da subito il suo interesse per il latino e l’italiano. Quando si trasferì a Londra era già uno scrittore avviato. Nel periodo del 1596 compose inoltre un grande numero di sonetti. Successivamente cominciò a scrivere per i teatri locali, che gli offrivano nuove tecniche di rappresentazione. In quel periodo nacquero anche le compagnie all’interno delle quali gli attori erano solo maschi. Divenne comproprietario del Globe Theatre e del Black Fears, con le quali raggiunse un notevole successo economico. Il teatro di Shakespeare può essere suddiviso in 4 fasi: 1.Prima fase, caratterizzata dalla varietà dei modelli di rappresentazione. 2.Seconda fase, nella quale la società inglese passa dall’ottimismo del regno di Elisabetta I all’insicurezza del trono di Giacomo I Stuart. 3.Terza fase, periodo delle sue più grandi opere come "Amleto" e "Otello", in cui la passione d’amore diventa forza distruttiva. 4.Quarta fase, caratterizzata dalla fantasia, è una fase in cui i personaggi appaiono in modo disincantato. Una delle più celebri tragedie di William Shakespeare è “Romeo e Giulietta", la quale venne composta tra il 1594 e il 1596. La vicenda, che segue lo sfortunato amore di due giovani appartenenti a due famiglie veronesi rivali, i Montecchi e i Capuleti, pone le sue radici nella tradizione classica e in quella tardomedievale. Shakespeare riprende e rielabora profondamente questa tradizione, facendo di Romeo e Giulietta una delle tragedie più note della letteratura mondiale e un riferimento per ogni vicenda d’amore.

WILLIAM SHAKESPEARE

Il teatro in Inghilterra del 1600 era caratterizzato principalmente da Shakespeare e si basava su tecniche di improvvisazione. Shakespeare nacque nel 1564 a Stratford, il padre era un ricco commerciante, che lo avviò alla scuola primaria dove mostrò sin da subito il suo interesse per il latino e l’italiano. Quando si trasferì a Londra era già uno scrittore avviato. Nel periodo del 1596 compose inoltre un grande numero di sonetti. Successivamente cominciò a scrivere per i teatri locali, che gli offrivano nuove tecniche di rappresentazione. In quel periodo nacquero anche le compagnie all’interno delle quali gli attori erano solo maschi. Divenne comproprietario del Globe Theatre e del Black Fears, con le quali raggiunse un notevole successo economico. Il teatro di Shakespeare può essere suddiviso in 4 fasi: 1.Prima fase, caratterizzata dalla varietà dei modelli di rappresentazione. 2.Seconda fase, nella quale la società inglese passa dall’ottimismo del regno di Elisabetta I all’insicurezza del trono di Giacomo I Stuart. 3.Terza fase, periodo delle sue più grandi opere come "Amleto" e "Otello", in cui la passione d’amore diventa forza distruttiva. 4.Quarta fase, caratterizzata dalla fantasia, è una fase in cui i personaggi appaiono in modo disincantato. Una delle più celebri tragedie di William Shakespeare è “Romeo e Giulietta", la quale venne composta tra il 1594 e il 1596. La vicenda, che segue lo sfortunato amore di due giovani appartenenti a due famiglie veronesi rivali, i Montecchi e i Capuleti, pone le sue radici nella tradizione classica e in quella tardomedievale. Shakespeare riprende e rielabora profondamente questa tradizione, facendo di Romeo e Giulietta una delle tragedie più note della letteratura mondiale e un riferimento per ogni vicenda d’amore.

ANALOGIE

Shakespeare e Pirandello sono vissuti in due epoche totalmente diverse, ciononostante, nella concezione teatrale dei due scrittori, si possono trovare molte cose in comune. Infatti, i due drammaturghi si pongono il compito di indagare la realtà contemporanea rappresentandola sulla scena, in forma metaforica e allusiva. L’elemento, però, che più di ogni altra cosa crea un legame tra questi artisti è la concezione del "teatro nel teatro", concezione drammaturgica che pone come oggetto dell'opera teatrale il teatro stesso. Pirandello è stato senza dubbio un grande esponente di questo metodo teatrale, ma nonostante questo, il precursore fu il britannico William Shakespeare. In secondo luogo, sia Shakespeare che pirandello, all’interno dei propri teatri mescolano spesso elementi tragici ed elementi comici, per esempio inserendo scene “da commedia” in una vicenda tragica e viceversa, ed uniscono vicende verosimili e vicende fantastiche. Un’altro aspetto che accomuna i due è la dignità psicologica data ai personaggi, studiati nei minimi particolari, dove ogni azione, ogni gesto, è proprio di una determinata psicologia e di un preciso carattere. Infatti, nell'Amleto, di Shakespeare, il protagonista svela i suoi dubbi e le sue paure tramite il suo monologo. In "Sei Personaggi in cerca d'Autore", di Pirandello, i personaggi si interrogano riguardo la propria condizione esistenziale. In conclusione è possibile affermare che Pirandello sia riuscito a completare, rendendo logica e teorizzata, una grande intuizione di Shakespeare, il quale è stato senza dubbio il più rivoluzionario tra i drammaturghi del suo tempo.