L’immagine e il ruolo del velo
La donna nel mondo islamico
ZANOLI ALICE 5C
La donna nel mondo islamico
Nella cultura Occidentale ancora oggi rimane la credenza che secondo la religione Islamica la donna sia considerata inferiore al marito, ma in realtà questo non è del tutto esatto. Infatti, i Paesi arabo-islamici adottano trattamenti molto diversi tra loro: i diritti delle donne non sono ovunque tutelati o comunque non sono tutelati alla stessa maniera. Resta quindi costante il fatto che ciascun Paese arabo abbia riconosciuto alla donna diversi diritti nei più svariati ambiti della società.All'interno del Corano sono riportati molti versetti dedicati alla donna e alla sua condizione, i suoi diritti e i suoi doveri dal punto di vista religioso e sociale. L’Islam pone la donna e l’uomo su un piano di completa uguaglianza: è Dio stesso a dichiarare che gli sono gradite in pari misura le buone azioni dell’una e dell’altro e che tutte saranno ugualmente ricompensate.
Dal punto di vista sociale, però, è innegabile che il Corano sia stato interpretato e adattato alla società in cui ha preso forma, ovvero una società che presentava ideologie ancora molto arretrate dal punto di vista dell’uguaglianza di genere.
La donna nel mondo islamico
Uno dei temi più controverso è quello del velo poiché esso interseca questioni sociali, politiche e filosofiche come ad esempio la condizione della donna, la libertà di culto, la dignità umana, la possibilità di autodeterminarsi ed il rapporto tra vita privata e vita pubblica.
In realtà l’Hijab esisteva già prima della nascita di Maometto ed era utilizzato da molte donne di alto rango di diverse culture e religioni, senza tuttavia che a ciò corrispondesse una loro esclusione dalla vita pubblica.
In Occidente purtroppo il velo viene visto come sinonimo di oppressione, disuguaglianza e spesso anche ignoranza, quando in realtà per molte donne Islamiche esso è uno strumento di identità e appartenenza, che simboleggia la modestia, la protezione di Dio e la loro fede.
le origini e l'usanza di portare il velo
Nel 1400aC, le donne ricche nell'antica Mesopotamia indossavano il velo come simbolo sociale ma è nella Grecia del 500 aC che si hanno le testimonianze maggiori dell'usanza di indossare il velo, con caratteristiche diverse a seconda delle città ad esempio a Sparta le ragazze non sposate venivano svelate mentre le loro madri si coprivano il corpo. Sotto l'impero Romano, le donne indossavano invece la stola, un pezzo di stoffa gettato sopra il capo e incrociato sulla spalla il sinistra, simile alla nostra stola. Questa modello di velo è simile a quello indossato dalle donne dell'India settentrionale e del Pakistan. In generale, le giovani romane non si velavano fino al giorno del loro matrimonio, quando indossavano un velo chiamato flammeum, anche per nascondere la sposa da chi cerca di impedire i matrimoni. nella tradizione cristiana fu subito simbolo di dignità e di fedeltà spesso l'intento era quello di sottolineare alcune caratteristiche ritenute preziose in una donna come la modestia. Nel XIX secolo invece indossare un lungo e costoso velo divenne il riconoscimento di uno status sociale
I vari tipi di velo
Chador
Niquab
hijab
Burqa
Khimar
Shayla
Jilbab
alcune problematiche del velo...
I veli erano diffusi in molte culture prima della nascita dell’Islam, compreso il cattolicesimo e l’ebraismo. Nell’antichità le donne appartenenti all’alto ceto sociale lo indossavano per rappresentare il loro status. Fino a non poco tempo fa, era considerato irrispettoso per le donne avere il capo scoperto durante la liturgia ed è un tradizione ancora molto sentita quella di indossare il velo durante nel giorno del matrimonio. Nonostante le motivazioni nei testi sacri musulmani non siano chiare, le donne che decidono di indossare il velo lo fanno per preservare la loro umiltà e la loro privacy dagli uomini che non appartengono alla loro famiglia e per sentirsi più vicine ad Allah.Specialmente nei Paesi occidentali, molti sostengono che le donne non decidono di indossare il velo ma che, al contrario, sono obbligate a coprire il loro corpo. Nel 2011 il Governo francese ha deciso di vietare il velo islamico nei luoghi pubblici. La decisione ha diviso l’opinione pubblica: da un lato, i sostenitori del divieto affermavano che avrebbe facilitato il riconoscimento dell’identità e che per le donne, coprire il corpo, è una scelta misogina e simbolo della repressione. Dall’altro lato invece, l’ex presidente francese è stato accusato di promuovere l’islamofobia e di scoraggiare l’inclusione sociale delle donne islamiche. In questa intervista, Hamid, una donna musulmana, spiega che indossa il velo per sua scelta, per mostrare la sua identità e che le permette di sentire una forte connessione con Allah. Dato che vive negli Stati Uniti, percepisce il giudizio delle persone quando la vedono senza conoscere la sua storia e le ragioni per cui indossa il velo. Sfortunatamente, molte donne non hanno voce in capitolo in merito a questo tema. Ne sono esempio le donne in Iran, dove sono obbligate ad indossare il velo dato che, altrimenti, vengono perseguite dalla legge. Le forze dell’ordine hanno il diritto di ispezionare i loro vestiti, assicurarsi che non abbiano delle ciocche di capelli visibili e controllare il loro make-up. Le donne che non adempiono la legge possono essere arrestate, messe in prigione o viene fatta loro pagare una multa. Questa situazione ha portato all’insurrezione di un movimento di protesta contro la legge sul velo iraniana, a cui si sono unite non solo donne ma anche uomini. Purtroppo, la risposta del Governo iraniano è stata aspra: più di 40 persone sono state arrestate per aver difeso il diritto delle donne a decidere se indossare il velo oppure no.
Samira Abbassy
A un anno dalla morte, Milano ricorda Mahsa Amini, la 22enne curda morta esattamente un anno fa a Teheran dopo essere stata messa in custodia dalla polizia morale per non avere indossato il velo in modo corretto. La sua foto, da sabato, è esposta sulla facciata di Palazzo Marino, sede del Comune, accompagnata dalla scritta: «Donne, vita, libertà. Solidarietà alle donne iraniane». Dopo la morte di Mahsa Amini, in Iran è nata un'ondata di proteste da parte delle donne contro il regime per chiedere più libertà. . L'iniziativa per dimostrare la vicinanza dell'Amministrazione comunale a tutte le donne iraniane che vivono in una situazione di continua violazione dei diritti. Sono centinaia le persone che, al grido di «Donna vita libertà», sabato, si sono ritrovate al corteo di Milano per ricordare Mahsa Amini. Il corteo, partito da Porta Venezia, ha percorso il centro città passando per San Babila, piazza della Scala fino a piazza Duomo. «Free Iran» è il messaggio dello striscione di apertura del corteo. Gli attivisti hanno sfilato mostrando cartelli che riproducevano i volti di alcune delle centinaia di vittime del regime iraniano. «No alla dittatura», recitano altri. «Col nostro sangue abbiamo scritto la libertà dell'Iran», è ciò che si legge su un lenzuolo bianco, realizzato con ago e filo nero dall'artista e attivista Delshad. I colori della bandiera iraniana, verde bianco rosso, sono dipinti sui volti di molti. Presente anche una delegazione milanese dell'Anpi, l'associazione partigiani. Sono 551 gli attivisti uccisi in Iran da un anno a oggi, migliaia quelli perseguitati.
grazie
ISLAMIC WOMEN IN ART
Manuel allegretti
Created on January 24, 2024
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L’immagine e il ruolo del velo
La donna nel mondo islamico
ZANOLI ALICE 5C
La donna nel mondo islamico
Nella cultura Occidentale ancora oggi rimane la credenza che secondo la religione Islamica la donna sia considerata inferiore al marito, ma in realtà questo non è del tutto esatto. Infatti, i Paesi arabo-islamici adottano trattamenti molto diversi tra loro: i diritti delle donne non sono ovunque tutelati o comunque non sono tutelati alla stessa maniera. Resta quindi costante il fatto che ciascun Paese arabo abbia riconosciuto alla donna diversi diritti nei più svariati ambiti della società.All'interno del Corano sono riportati molti versetti dedicati alla donna e alla sua condizione, i suoi diritti e i suoi doveri dal punto di vista religioso e sociale. L’Islam pone la donna e l’uomo su un piano di completa uguaglianza: è Dio stesso a dichiarare che gli sono gradite in pari misura le buone azioni dell’una e dell’altro e che tutte saranno ugualmente ricompensate. Dal punto di vista sociale, però, è innegabile che il Corano sia stato interpretato e adattato alla società in cui ha preso forma, ovvero una società che presentava ideologie ancora molto arretrate dal punto di vista dell’uguaglianza di genere.
La donna nel mondo islamico
Uno dei temi più controverso è quello del velo poiché esso interseca questioni sociali, politiche e filosofiche come ad esempio la condizione della donna, la libertà di culto, la dignità umana, la possibilità di autodeterminarsi ed il rapporto tra vita privata e vita pubblica. In realtà l’Hijab esisteva già prima della nascita di Maometto ed era utilizzato da molte donne di alto rango di diverse culture e religioni, senza tuttavia che a ciò corrispondesse una loro esclusione dalla vita pubblica. In Occidente purtroppo il velo viene visto come sinonimo di oppressione, disuguaglianza e spesso anche ignoranza, quando in realtà per molte donne Islamiche esso è uno strumento di identità e appartenenza, che simboleggia la modestia, la protezione di Dio e la loro fede.
le origini e l'usanza di portare il velo
Nel 1400aC, le donne ricche nell'antica Mesopotamia indossavano il velo come simbolo sociale ma è nella Grecia del 500 aC che si hanno le testimonianze maggiori dell'usanza di indossare il velo, con caratteristiche diverse a seconda delle città ad esempio a Sparta le ragazze non sposate venivano svelate mentre le loro madri si coprivano il corpo. Sotto l'impero Romano, le donne indossavano invece la stola, un pezzo di stoffa gettato sopra il capo e incrociato sulla spalla il sinistra, simile alla nostra stola. Questa modello di velo è simile a quello indossato dalle donne dell'India settentrionale e del Pakistan. In generale, le giovani romane non si velavano fino al giorno del loro matrimonio, quando indossavano un velo chiamato flammeum, anche per nascondere la sposa da chi cerca di impedire i matrimoni. nella tradizione cristiana fu subito simbolo di dignità e di fedeltà spesso l'intento era quello di sottolineare alcune caratteristiche ritenute preziose in una donna come la modestia. Nel XIX secolo invece indossare un lungo e costoso velo divenne il riconoscimento di uno status sociale
I vari tipi di velo
Chador
Niquab
hijab
Burqa
Khimar
Shayla
Jilbab
alcune problematiche del velo...
I veli erano diffusi in molte culture prima della nascita dell’Islam, compreso il cattolicesimo e l’ebraismo. Nell’antichità le donne appartenenti all’alto ceto sociale lo indossavano per rappresentare il loro status. Fino a non poco tempo fa, era considerato irrispettoso per le donne avere il capo scoperto durante la liturgia ed è un tradizione ancora molto sentita quella di indossare il velo durante nel giorno del matrimonio. Nonostante le motivazioni nei testi sacri musulmani non siano chiare, le donne che decidono di indossare il velo lo fanno per preservare la loro umiltà e la loro privacy dagli uomini che non appartengono alla loro famiglia e per sentirsi più vicine ad Allah.Specialmente nei Paesi occidentali, molti sostengono che le donne non decidono di indossare il velo ma che, al contrario, sono obbligate a coprire il loro corpo. Nel 2011 il Governo francese ha deciso di vietare il velo islamico nei luoghi pubblici. La decisione ha diviso l’opinione pubblica: da un lato, i sostenitori del divieto affermavano che avrebbe facilitato il riconoscimento dell’identità e che per le donne, coprire il corpo, è una scelta misogina e simbolo della repressione. Dall’altro lato invece, l’ex presidente francese è stato accusato di promuovere l’islamofobia e di scoraggiare l’inclusione sociale delle donne islamiche. In questa intervista, Hamid, una donna musulmana, spiega che indossa il velo per sua scelta, per mostrare la sua identità e che le permette di sentire una forte connessione con Allah. Dato che vive negli Stati Uniti, percepisce il giudizio delle persone quando la vedono senza conoscere la sua storia e le ragioni per cui indossa il velo. Sfortunatamente, molte donne non hanno voce in capitolo in merito a questo tema. Ne sono esempio le donne in Iran, dove sono obbligate ad indossare il velo dato che, altrimenti, vengono perseguite dalla legge. Le forze dell’ordine hanno il diritto di ispezionare i loro vestiti, assicurarsi che non abbiano delle ciocche di capelli visibili e controllare il loro make-up. Le donne che non adempiono la legge possono essere arrestate, messe in prigione o viene fatta loro pagare una multa. Questa situazione ha portato all’insurrezione di un movimento di protesta contro la legge sul velo iraniana, a cui si sono unite non solo donne ma anche uomini. Purtroppo, la risposta del Governo iraniano è stata aspra: più di 40 persone sono state arrestate per aver difeso il diritto delle donne a decidere se indossare il velo oppure no.
Samira Abbassy
A un anno dalla morte, Milano ricorda Mahsa Amini, la 22enne curda morta esattamente un anno fa a Teheran dopo essere stata messa in custodia dalla polizia morale per non avere indossato il velo in modo corretto. La sua foto, da sabato, è esposta sulla facciata di Palazzo Marino, sede del Comune, accompagnata dalla scritta: «Donne, vita, libertà. Solidarietà alle donne iraniane». Dopo la morte di Mahsa Amini, in Iran è nata un'ondata di proteste da parte delle donne contro il regime per chiedere più libertà. . L'iniziativa per dimostrare la vicinanza dell'Amministrazione comunale a tutte le donne iraniane che vivono in una situazione di continua violazione dei diritti. Sono centinaia le persone che, al grido di «Donna vita libertà», sabato, si sono ritrovate al corteo di Milano per ricordare Mahsa Amini. Il corteo, partito da Porta Venezia, ha percorso il centro città passando per San Babila, piazza della Scala fino a piazza Duomo. «Free Iran» è il messaggio dello striscione di apertura del corteo. Gli attivisti hanno sfilato mostrando cartelli che riproducevano i volti di alcune delle centinaia di vittime del regime iraniano. «No alla dittatura», recitano altri. «Col nostro sangue abbiamo scritto la libertà dell'Iran», è ciò che si legge su un lenzuolo bianco, realizzato con ago e filo nero dall'artista e attivista Delshad. I colori della bandiera iraniana, verde bianco rosso, sono dipinti sui volti di molti. Presente anche una delegazione milanese dell'Anpi, l'associazione partigiani. Sono 551 gli attivisti uccisi in Iran da un anno a oggi, migliaia quelli perseguitati.
grazie