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Arte e SHOAH
Giulio A. S. Borsare
Created on January 24, 2024
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Transcript
SHOAH
Durante la seconda guerra mondiale artisti e bambini, senza alcuna formazione artistica, creano opere che costituiscono un memoriale della loro esperienza nelle tragedia quotidiana della persecuzione e nei campi di concentramento e sterminio
PERSECUZIONI ANTISEMITE
ARTE DEGENERATA e arte di propaganda Nazista
Artisti in fuga dai pogromChagall e Soutine
1931: in Francia, si diffondono le leghe nazionaliste, fasciste e antisemite; 1933: nell’anno in cui Hitler diventa cancelliere del Terzo Reich, viene aperto il primo campo d’internamento per gli oppositori politici a Dachau; il Bauhaus viene chiuso1935: promulgazione delle leggi razziali di Norimberga in difesa della “razza ariana”1938: leggi razziali in Italia (settembre ), Notte dei Cristalli, la furia nazista si scatena contro sinagoghe, negozi e cittadini ebrei (novembre ); 1940: viene aperto il campo di concentramento di Auschwitz 1942: la Germania adotta la Soluzione Finale
nei campi di concentramento e sterminio
Charlotte Salomon (1917 – 1943), ebrea di origine tedesca, una tra gli artisti più prolifici della Shoah. Dipinse 765 dipinti all’età di venticinque anni, nel 1941-1942, anni in cui lei viveva nascosta nel sud della Francia. Muore, incinta, nell’ottobre 1943 ad Auschwitz.
Felix Nussbaum (1901-43), esponente dell’Espressionismo tedesco, deportato ad Auschwitz, dove morì.
Ben Shahn (1898 – 1969) pittore, fotografo e designer statunitense, realizza opere come il famoso poster Brutalità nazista (1942) che evocava la distruzione di Lidice ( un paesino della Cecoslovacchia distrutto dai nazisti nel 1942)
David Olère pittore e cartellonista, nato a Varsavia (1902-1985), deportato tra il 1943 ed il 1945, disegna scenari di vita quotidiana ad Auschwitz-Birkenau.
Josef Szajna ( 1922-2008), regista, scenografo e pittore polacco, durante l’occupazione della Polonia fu prigioniero di Auschwitz e Buchenwald.“Le nostre biografie” (1944-45) riassume in un certo senso l’anonimato della vittima. In essa vengono raffigurati quarantuno prigionieri con le loro uniformi.
Edith Birkin (1927-2018) nacque a Praga, in Cecoslovacchia nel 1927. Nel 1941 entrò nel ghetto di Lodz, in Polonia. Fu deportata nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1944.
D. Brainin, L’ingresso del campo
Il campo di internamento francese di Millet raccoglie numerosi intellettuali ed artisti considerati ostili al regime. In un primo momento, le autorità sono piuttosto benevole e alcuni hanno la possibilità di svolgere la loro attività come Ernst (1891-1976) e Bellmer (1902-1975): il primo tratta il tema degli apolidi, il secondo il tema dei muri
Karl Robert Bodek (1905–1942), One Spring, Gurs Camp, 1941
Disegni, schizzi e taccuiniFrederick Kromka (1890-1942) David Goychman (1900-1942) Boris Taslitsky (1911-2006), sopravvissuto a Buchenwald, riesce a disegnare sul retro della circolari rubate alle SS.
Le donne della Shoah e della ResistenzaLou Albert-Lasard (1885-1969), espressionista amica di Klee e Kokoschka Regina Mundlak (1887-1942), le cui tracce si perdono nel campo di Treblinka Nathalie Kraemer (1891-1943) Rahel Szalit-Marcus (1892-1942) Alice Hohermann (1902-1943)
APPROFONDIMENTO
APPROFONDIMENTO
Chana Gitla Kowalska (1907-1941) e Violette Rougier Le Cocq (1912-2003) sono le eroine della Resistenza francese. Le Cocq é una di quelle 2000 ragazze francesi di Ravensbrück che riescono a sfuggire alla morte
Aldo Carpi (1886-1973, nipote di un ebreo convertito al cristianesimo), per aver difeso una sua allieva ebrea all’Accademia di Brera dove insegna pittura, viene arrestato per delazione di un collega e deportato a Mauthausen e poi a Gusen
Terezin
Nel 1941, la fortezza di Theresienstadt (Terezin) a Praga fu trasformata in un ghetto modello ai fini della propaganda nazista, ma un gruppo di artisti coraggiosi disegnò le vere e disumane condizioni di vita del ghetto. Tra questi Bedřich Fritta (1906-1944), che per i suoi disegni morì ad Auschwitz, Pavel Fanti (1903–1945), ufficiale medico dell'esercito cecoslovacco, radiato perché ebreo, morto durante una marcia della morte nel gennaio 1945, Karel Fleischmann (1897-1944), un medico ceco di origine ebraica morto a Birkenau.
Bedřich Fritta, A Tommyapprofondimento
Pavel Fanti, La canzone è finita - realizzato nel campo di Terezin, 1942–1944
FOTOGRAFI
Wilhelm Brasse, fotografo polacco, lasciò la Polonia in seguito all'invasione nazista, venne catturato e deportato ad Auschwitz nell’agosto del ‘40.Brasse fu incaricato di documentare l’arrivo dei deportati, identificarli e fotografarli, inoltre dovette fotografare i prigionieri che interessavano Joseph Mengele. Dal 1940 al 1945, Brasse scattò tra le 40 e le 50.000 foto. Prima di evacuare il campo, i nazisti ordinarono ai fotografi di distruggere il materiale fotografico, ma questi, desiderosi di salvare le foto dall'oblio e consegnarle alla storia, riuscirono a nascondere buona parte del materiale.
Elizabeth (Lee) Miller (1907-1977) è stata una delle più grandi fotografe del Novecento.dopo essere diventata fotografa freelance per Vogue, scelse di lavorare dagli inizi degli anni Quaranta come corrispondente accreditata per l’esercito americano, compiendo reportage di guerra senza censure. Fu lei infatti l’unica donna fotografa a documentare la liberazione dei campi di concentramento di Dachau e di Buchenwald da parte degli alleati,
Nel 2018, la colorista e restauratrice digitale brasiliana Marina Amaral, nota per le sue colorazioni di fotografie storiche, scelse circa una ventina di foto d'archivio da colorare per realizzare il progetto Faces of Auschwitz, in collaborazione con il Museo di Auschwitz-Birkenau. Tra le foto scattate proprio da Brasse, la Amaral rimase molto colpita da quella di Czesława Kwoka (1928-1943), morta dopo ad un mese dall'arrivo nel campo di sterminio.
Dance me to the end of love di Leonard Cohen: l'immagine del violino in fiamme gli fu suggerita dal ricordo dei quartetti d’archi che, nei campi di concentramento nazisti, erano talvolta costretti ad accompagnare i prigionieri verso il luogo della loro esecuzione.Il ventiseienne Francesc Boix (1920 - 1951), giovane fotografo catalano, socialista internato a Mauthausen, documenta tutta la vita del campo. Nel 1945 testimonia al processo di Norimberga: insieme ai suoi compagni di campo riuscì a recuperare circa 20.000 negativi, conservati ora in gran parte al Museu d’Història de Catalunya.
Impressionante é uno scatto che immortala una triste processione verso il luogo dell’esecuzione di un prigioniero austriaco, Hans Bonarewitz. Nel giugno del 1942 era riuscito a evadere dal campo, 11 luglio venne trovato e impiccato a Mauthausen
Diversi internati trassero sollievo dalla musica nei campi di sterminio. Tuttavia Szymon Laks, talentuoso violinista polacco che ebbe l’incarico di dirigere l’orchestra del campo di Auschwitz, scrisse nelle sue memorie: “La musica, la più sublime espressione dello spirito umano fu anch’essa invischiata nell’infernale impresa dello sterminio di milioni di persone, e addirittura ebbe un ruolo attivo in questo sterminio”. La musica diventò un mezzo per aumentare la sofferenza dei prigionieri, un modo per rendere ancor più straziante quell’annullamento della persona che i nazisti auspicavano per gli internati.
L'arte dei sopravvissuti
Samuel Bak, polacco di origine ebraiche, è un pittore e uno scrittore, sopravvissuto dell’Olocausto. Lui e la madre si salvano dalla furia nazista, rifugiandosi in un convento di suore benedettine. “Creation of Wartime III” (1999-2008)
Nell’immediato dopoguerra, alcuni pittori sostengono che, dopo Auschwitz, non è più possibile rappresentare la figura umana perché cancellata per sempre nei forni crematori.Jean Fautrier (1898-1964), membro della Resistenza, realizza la serie di Otages (Ostaggi, 1942-45), la dissoluzione della forma nell’informe: più che il segno, predomina la materia che evoca l’idea della carne ferita e straziata, emblema della sofferenza e dell’essenza stessa della natura.
Isaac Celnikier (1923-2011), artista polacco sopravvissuto ad Auschwitz
Tornato miracolosamente a casa da Auschwitz-Birkenau, tra il 1945 e il 1947 David Olère iniziò a testimoniare l’orrore vissuto con più di cinquanta disegni che si tradussero nelle sue successive opere su tavola.
Zoran Music comincia a dipingere i morti di Dachau dopo il 1971
Bruno Canova (1925-2012) viene arrestato in quanto antifascista e vive la durezza del campo di concentramento a Brux, nel Sudetenland. Una volta liberato, dipinge per anni il suo vissuto
RAPPRESENTAZIONE “REALISTA”
MEMORIALI
rappresentare? ricordare? emozionare? informare?
Nathan Rapoport, Monumento agli eroi del Ghetto (Varsavia, 1948)
Il luogo della memoria risultò nell’immediato secondo dopoguerra per coincidere con il luogo reale in cui la persecuzione e lo sterminio si era consumato. Sette figure del rilievo rappresentano gli eroi insorti di fronte al ghetto in fiamme, mentre sul lato posteriore del monumento si trova il rilievo con i superstiti in fuga, dodici figure che simboleggiano le tribù di Israele.
Ralph Appelbaum, Memoriale americano della Shoah (Washington, 1988-1993)
Memoriale nazionale anche negli Stati Uniti: creare una narrazione storica capace di trasportare il visitatore “dentro la storia” e, attraverso l’uso di fotografie, “dare un volto” alla Shoah per salvare le vittime dall’anonimato cui aveva cercato di condannarle il regime nazista.
Moshe Safdie, La Sala dei Nomi, Yad Vashem (Gerusalemme, 1997-2005)
La Sala dei Nomi rappresenta «il memoriale del popolo ebraico ad ogni ebreo che trovò la morte durante l’Olocausto, un luogo dove [quelle vittime] possono essere commemorate per le generazioni a venire». Il progetto si caratterizza per il grande cono sospeso in aria, all’interno del quale si trovano 600 fotografie di vittime della Shoah che si riflettono nell’acqua alla base di un cono opposto scavato nella roccia della montagna su cui poggia la sala.
RAPPRESENTAZIONE “METAFORICA”
Peter Eisenman, Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa (Berlino, 1994-2005)
Vicino alla Potsdammer Platz di Berlino 4000 steli di diversa altezza avrebbero delineato un grande campo funebre. Venne poi ridotto il numero e disposte secondo una griglia ortogonale 2711 steli di cemento grigio scuro, le cui dimensioni sono costanti per lunghezza e larghezza ma variabili in altezza. Il terreno irregolare su cui sorgono produce nel visitatore che attraversa questa immensa “foresta di cemento” un senso d’instabilità e disagio. Una razionalità disumana, grigia, fredda e impenetrabile come il cemento, secondo la quale venivano eseguiti gli ordini del regime nazista dai tedeschi.
Rachel Whiteread , Monumento alle vittime ebraiche austriache della Shoah (Vienna, 2000)
In Judenplatz a Vienna, nel vecchio quartiere ebraico della città, sopra le vestigia di una sinagoga, l’artista Rachel Whiteread ha realizzato nel 2000 il Monumento alle vittime ebraiche austriache della Shoah, dedicato ai 65.000 ebrei austriaci uccisi durante la Shoah: un calco di una stanza interamente occupata di librerie alle pareti, con una porta dove sono incisi i nomi dei campi di concentramento in ordine alfabetico. La volontà di riprodurre una stanza piena di libri vuole ricordare tutte quelle storie che non hanno mai potuto essere raccontate a causa del genocidio. Ma il libro rimanda anche al Popolo del Libro, denominazione con cui venivano appellati gli ebrei.
Elmgreen & Dragset , Memoriale agli omosessuali perseguitati sotto il nazismo (Berlino, 2008)
Un parallelepipedo squadrato in calcestruzzo, nel quale c’è una piccola finestra che inquadra un cortometraggio di due ragazzi che si baciano. Accanto al memoriale c’è un’insegna che cita il Paragraph 175, articolo del codice penale tedesco in vigore dal 1871 al 1994: dalla condanna delle persone omosessuali, all’amore e i rapporti tra persone dello stesso sesso dichiarati non reato. Questo monumento affronta anche il tema del vuoto in cui è caduto il ricordo delle persone uccise durante il periodo nazista a causa delle loro preferenze sessuali: solo alla fine degli anni Novanta nel mondo si cominciò infatti a dare loro degna memoria.
Micha Ullman, Memoriale al rogo dei libri (Berlino, 1995)
Una “biblioteca sotterranea” nella berlinese Bebelplatz, luogo in cui i nazisti nel 1933 bruciarono 25.000 libri ritenuti “degenerati”. Il memoriale consiste in una superficie vetrata sotto la quale si trova una stanza illuminata, inaccessibile, quasi invisibile di giorno, circondata da scaffali vuoti; una semplice targa in bronzo riporta una citazione di Heinrich Heine: «Chi brucia libri, prima o poi brucerà uomini». L’opera vuole ricordare che attraverso la Shoah si mirava a uccidere non solo un popolo ma anche una cultura.
RAPPRESENTAZIONE “METAFORICA”
Daniel Libeskind, Museo Ebraico (Berlino, 1989-2001)
Nel dopoguerra anche la Germania ha avviato un necessario processo di riflessione storica riguardo la Shoah e le responsabilità che il popolo tedesco aveva avuto.Il Museo Ebraico di Berlino vuole essere un’architettura simbolica ed emozionale e si caratterizza per la sua pianta a zig-zag derivata dall’intersezione di due linee: una retta frammentata in molti segmenti e una tortuosa che prosegue in maniera indefinita. Il corpo sotterraneo si struttura intorno a tre direttrici dal forte significato simbolico per la storia del popolo ebraico: l’asse dell’Esilio che termina in un giardino esterno (Giardino dell’esilio): con le sue 49 torri di cemento alte 6 metri e inclinate di 12°, rappresenta il disorientamento degli ebrei che hanno dovuto lasciare la loro patria per andare in esilio (per aumentare la sensazione di smarrimento il pavimento è inclinato di 6°). l’asse dell’Olocausto che conduce a uno spazio chiuso e vuoto, rivolto alla meditazione (Torre dell’Olocausto); l’asse della continuità che attraversa i due precedenti, mostrando come la Shoah non sia riuscita ad interrompere il lungo cammino dell’ebraismo.
Le finestre, che sembrano tagli profondi lungo le pareti rivestite in metallo. Questi elementi simboleggiano, in modo visivo, le ferite sofferte dal popolo ebraico nel secolo scorso. Le finestre però non sono tagli casuali perché le loro linee rappresentano la mappa delle abitazioni degli Ebrei a Berlino.Lo spazio vuoto rappresenta il vuoto lasciato dagli Ebrei di Berlino deportati nei campi di concentramento. Le superfici sono spesso nude, in cemento. La struttura appare inospitale e non c’è mai un punto in cui si possa avere una visione d’insieme
Shalechet (“foglie cadute” in lingua ebraica) è stata realizzata dall’artista israeliano Menashe Kadishman: composta da 10.000 volti in acciaio rappresenta tutte le vittime di guerre e di violenze, non solo quelle della Shoah. Camminando sui volti, stridono tra loro producendo un rumore insopportabile, che richiama in modo sonoro lo strazio di urla angosciose
SHOAH "EVOCATA"
Gunter Demnig, Pietre d’inciampo (1995-oggi))
Pietre d’inciampo (Stolpersteine) è un progetto di memoria “diffusa” dell’artista tedesco Gunter Demnig a ricordo dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.L’iniziativa, iniziata nel 1995 a Colonia, ha portato ad oggi all’installazione di oltre 50.000 “pietre”.
Christian Boltanski, The Missing House (Berlino, 1990)
Tema del altalenarsi di ricordo e oblio. A Berlino nel 1990 l’artista francese ha realizzato un’installazione su un muro adiacente a una casa in gran parte abitata da ebrei, distrutta durante la guerra: il posizionamento di targhe all’altezza corrispondente ai piani scomparsi con il nome degli inquilini morti
Christian Boltanski, Personnes (Parigi, 2010)
All’interno del Grand Palais di Parigi (ed in seguito con leggere variazioni a New York e Milano) il visitatore è accolto in un ambiente senza riscaldamento, con un muro formato da scatole di biscotti arrugginite e numerate, oltrepassate le quali si apre alla vista il pavimento scandito in modo regolare da 69 moduli rettangolari composti di vecchi abiti. Al termine della navata s’innalza un’enorme piramide, costituita anch’essa di vestiti, sopra la quale si muove il braccio meccanico di una gru che solleva casualmente alcuni capi dal mucchio per poi lasciarli ricadere: la casualità della morte. Il titolo di questo importante progetto è Personnes, che nella pronuncia francese può essere interpretato sia come “persone”, che come “nessuno”
Memoria e Arte e architettura contemporanee
Christian Boltanski, artista francese di fama internazionale, realizza, durante la 54° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, “Chance“, un’opera costituita da un labirinto di rotative sulle quali scorrevano immagini di volti di bambini e da una postazione video dove lo stesso visitatore poteva bloccare lo scorrimento di primi piani di persone anonime permettendo di fatto l’emersione nel presente di visi sconosciuti, restituiti al presente proprio attraverso il processo della memoria.
Menashe Kadishman, Shalechet, 1997
Marc Chagall, La Crocifissione Bianca, dipinta nel 1938 dopo la Notte dei Cristalli
Marc Chagall e la Crocifissione Bianca, dipinta nel 1938, dopo la notte di cristalli,
Memoriale di Buchenwald (Germania)
Memoriale di Płaszów (Polonia)
Memoriale di Dachau (Germania)
Memoriale di Treblinka (Polonia)
Binario 21 (Milano)
Memoriale di Majdanek (Polonia)
Memoriale di Jasenovac (Croatia)
Quando alla fine del 1943 iniziarono ad emergere notizie sui campi di sterminio, i nazisti decisero di presentare Theresienstadt ad una commissione investigativa della Croce Rossa Internazionale. In preparazione della visita della Commissione furono effettuate altre deportazioni ad Auschwitz per ridurre il sovraffollamento nel ghetto; negozi falsi, una caffetteria, banca, scuola, asili e simili vennero aperti e giardini fioriti piantati in tutto il ghetto. La commissione arrivò nel ghetto il 23 giugno 1944, gli incontri con i prigionieri furono meticolosamente pianificati in anticipo. Dopo la visita, i nazisti produssero un film di propaganda sulla nuova vita degli ebrei sotto il Terzo Reich. Dopo aver terminato le riprese, la maggior parte degli attori del film, tra cui quasi tutti i bambini nel ghetto, vennero inviati alle camere a gas di Auschwitz-Birkenau. Solo nel 1942, a causa del terribile sovraffollamento, delle condizioni sanitarie e della malnutrizione,15.891 persone morirono, metà della popolazione del ghetto. Più di 155.000 ebrei passarono attraverso Theresienstadt fino a quando fu liberato l'8 maggio 1945; in totale 35.440 perirono nel ghetto e 88.000 furono deportati per morire altrove.