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federica.cappiello

Created on January 24, 2024

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tragedie di Sofocle

donne nella letteratura greca

nelle opere della letteratura greca antica, le donne erano spesso ritratte in ruoli specifici e con caratteristiche distintive. Tuttavia la loro rappresentazione varia notevolmente a seconda dell'opera, dell'autore e dal contesto storico.

tragedie di Euripide

tragedie di Eschilo

epica omerica

nelle opere di Omero le donne sono spesso ritratte in ruoli specifici, riflettendo la società dell'epoca. Nell'iliade troviamo Elena, personaggio principale, accusata di aver scatenato la guerra di Troia. Elena di troia è stata oggetto di accesi dibattiti per quanto riguarda la concezione della donna, ella è trattata come colpevole ingiustamente, in quanto in realtà vittima dei capricci di un uomo. La sua figura è da contrapporsi a quella di Andromaca, che invece rispecchia perfettamente il ruolo femminile di moglie fedele. Chiaramente tenendo conto del contesto storico, Omero utilizza i personaggi femminili quasi eslusivamente da margine alle gesta degli eroi greci e il loro spessore psicologico non viene mai approfondito dall'autore nè viene scardinato dagli standard sociali del suo tempo.

Per quanto riguarda le tragedie sofoclee, di queste vi è un personaggio femminile che spicca grazie alla sua forte e indipendente personalità, frutto di un lavoro originale da parte dell'autore: Antigone. Ella sa combattendo contro Creonte per la sepoltura del fratello andrà incontro a morte certa. Tuttavia il suo senso di giustizia e il bisogno di difendere la

γένος prevalgono. Antigone rispecchia perfettamente il ruolo della donna di oggi, poichè vista come testarda piuttosto che forte e indipendente; il suo desidero (legittimo) di voler seppellire il fratello le costerà la vita a causa della caparbietà di Creonte, che solo quando sarà troppo tardi cambierà idea. In questo caso le debolezze dell'uomo (Creonte) vengono attribuite alla donna (Antigone) in quanto, nella società greca e attuale che sia, è scontato che ella sia debole e capricciosa.

Le figure femminili umane che si inseriscono nella proble­matica polemologica eschilea hanno parte ovviamente ridotta rispetto a quelle maschili, eppure ugualmente significativa. Da esse ci sembra anzi impossibile prescindere, in quanto ripropongono la duplicità del ruolo femminile nella società eschilea: subordinato a quello maschile, ma temibile per le sue intrinseche potenzialità. Esse possono essere raggruppate in due categorie distinte, ma per qualche aspetto collidenti: donne percepite e rappresentate come causa, occasione, pretesto di guerra (Elena e le Danaidi); 2. donne confi­nate nel ruolo opposto di vittime, che, proprio a causa della loro inetti­tudine militare, dalla guerra patiscono danni gravissimi, pari talvolta a quelli subiti dagli uomini. Si tratta delle donne che vivono nel delirio della fantasia la misera condizione della schiavitù (le vergini dei Sette a Tebe), di quelle effettivamente schiave di guerra (Cassandra), delle spose abbandonate nelle case dai mariti lontani (le spose persiane, Clitemestra), delle madri attonite e disperate per la disfatta dei figli (Atossa), delle sorelle, cui la legge proibisce i riti funebri a onore dei fratelli caduti in guerra (Antigone), delle figlie, sacrificate in nome della ragion di stato (Ifigenia)

Nessuno prima di allora aveva mai denunciato le ingiustizie e le difficoltà della donna greca, rispetto anche al suo ruolo familiare e nelle situazioni quotidiane. Prima di Euripide, i tragici si limitavano a riproporre la concezione della figura femminile così come veicolata dalla mitologia greca. Nella letteratura greca la donna viene tradizionalmente rappresentata come passiva, inutile, responsabile solo di disgrazie. Al contempo, è dotata di una forza perversa primordiale, della physis (φύσις), che la porta a compiere azioni “folli” e istintive. Gli uomini, e gli stessi dei, rimangono ammaliati da questa forza e ne diventano succubi. Le donne sono sovente la causa delle ostilità tra gli uomini.

Euripide, ha spesso presentato figure femminili complesse e sfaccettate nei suoi drammi. Le donne nelle sue opere, come Medea e Ippolito, spesso affrontano conflitti profondi, esplorando emozioni intense e mettendo in discussione i ruoli tradizionali di genere. Le loro azioni sono guidate da passioni forti, ma ciò solleva domande sull’equilibrio tra la ragione e l’emozione nella vita delle donne. In definitiva, Euripide ha contribuito a delineare la figura della donna come individuo con una gamma completa di sentimenti e una capacità di agire in modi sorprendenti, sfidando così le norme culturali dell’epoca.