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Reggia di Caserta

Teresa Coppola

Created on January 23, 2024

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Transcript

Presentazione di Bravaccini Carlotta,Osmani Enxhi & Montalti Luca

Il nome deriva dal mito basato sulla dea greca della giustizia, Astrea ossia l’ultima divinità ad abbandonare la terra al termine dell’Età dell’Oro. A lei è dedicata appunto la quarta anticamera nella Sala del Trono, decorata, come la Sala di Marte, durante il periodo della dominazione francese.La figura di Astrea, è rappresentata in uno degli altorilievi dorati, opera di Domenico Masucci. Ma anche nel dipinto di Jacques Berger;il pittore possiamo dedurre che si ispiró robabilmente alla regina Carolina Bonaparte,nonché una principessa francese. Insieme al marito condivideva gli ideali massonici alla base dell’iconografia della sala.La massoneria è un'associazione basata sulla dottrina spirituali in parte segreta o riservata alla fratellanza.

Nella parte centrale,a sud del palazzo,si trova la Sala di Alessandro, dedicata alla figura di Alessandro Magno;da cui Carlo di Borbone si ispirava. Il re è celebrato su una grande volta,che raffigura il suo matrimonio con Roxane ;è stata realizzata nel 1787 da Mariano Rossi. La Sala di Alessandro subì tantissimi cambiamenti nel tempo. Nei primi anni dell’Ottocento era usata come sala da pranzo della famiglia reale, fu poi convertita in sala del trono,durante la dominazione francese. Per l’occasione venne decorata con bassorilievi e dipinti che esaltavano le imprese di Gioacchino Murat (un generale francese). Al ritorno dei Borbone, ogni riferimento a Murat fu rimosso e sostituito con le opere che vediamo oggi. I troni in legno dorato sono tra i pezzi più pregiati della collezione di arredi della Reggia di Caserta.

Tuttora la Biblioteca Palatina occupa tre stanze e due anticamere, parte del percorso museale, poste prima della Sala Ellittica. Nel 1803 le sue collezioni librarie contavano 2946 opere, per un totale di 7201 volumi. Molti di questi seguirono i Borbone in Sicilia, nel periodo dell’occupazione francese ma rientrarono a Caserta con la Restaurazione. La biblioteca continuò ad incrementarsi fino al 1860.Numerose opere disperse furono riannesse alla biblioteca nei primi decenni del Novecento, prima che la Seconda guerra mondiale imprimesse il suo triste sigillo, con furti e danneggiamenti. I numerosi cataloghi storici della Biblioteca Palatina di Caserta permettono di valutare e conoscere le variazioni di una collezione di pregio, testimone del gusto e della cultura del suo tempo. Il patrimonio della biblioteca è affidato a personale specializzato e alla cura del Laboratorio di Restauro per i Beni Archivistici e Librari, che si occupa della sua manutenzione, conservazione e restauro.

Il boudoir ,è una stanza privata di una signora, un salotto o uno spogliatoio,;di moda nel XVIII secolo.Il boudoir di Maria Carolina è composto da quattro ambienti collegati tra loro, destinati alla toilette e al ricamo. La stanza é stata realizzata tra il 1780 e il 1782 sotto la direzione di Carlo Vanvitelli.Sulla volta del Gabinetto da Toilette, è presente,in omaggiò alla regina,un affresco dedicato alla Toilette di Venere. Per il suo spazio privato, Maria Carolina volle circondarsi di ogni comodità: la vasca,laminata d’oro, è fornita di rubinetti per l’acqua calda e fredda. In una nicchia è conservato uno dei primi bidet d’Italia, in legno di mogano e bronzo dorato.Non mancano i lavamani in marmo e un vero e proprio wc;dotato di scarico, di cui oggi resta solo l’impianto.

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l’ appartamento di ferdinando IV era intodo tto dalle “Sale delle Quattro Stagioni”. Il nome che le identifica fa riferimento ai dipinti sulle volte di Antonio de Dominicis e Fedele Fischetti, che si ispirano al ciclo delle stagioni.Le sale hanno in comune i lampadari in vetro di Murano e gli arredi originali del Settecento: tavoli, sedie e sofà, queste ultime realizzate dagli artigiani Gennaro Fiore e Bartolomeo Di Natale.

La Sala della Primavera e la Sala dell’Inverno sono impreziosite da dipinti di Jacob Phillip Hackert, paesaggista di fama europea, nominato pittore di corte dal re Ferdinando IV.Anche la Sala dell’Autunno riserva sorprese agli amanti dell’arte. Alle pareti si trovano esposte le nature morte dei maggiori artisti napoletani del Settecento specializzati in questo genere pittorico: Giacomo Nani, Tommaso Realfonso e Gaspare Lopez.

Nello studiolo di Ferdinando IV,il sovrano si ritirava per scrivere e pensare in tranquillità. Per decorare l’ambiente, il re affidò i lavori a Carlo Vanvitelli. Quest’ultimo è stato un architetto e ingegnere italiano, attivo principalmente a Napoli e nei dintorni; egli costruì numerosi edifici in stile neoclassico. La sala ha l’atmosfera severa e aristocratica, ottenuta grazie a uno stile neolassico di ispirazione tedesca, in linea con le origini della regina Maria Carolina. Ma i capolavori della sala sono i mobili realizzati dal noto ebanista tedesco Adam Weisweiler, provenienti da Francoforte: i paesaggi in oro,delle decorazioni rispondono a un lato orientale,molto diffuso nelle corti europee del XVIII secolo..