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ORFEO ED EURIDICE

Marika Marsico

Created on January 22, 2024

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Transcript

01

Il mito in Virgilio

07

Analogie tra il mito e l'accanimento terapeutico

02

Il mito in Ovidio, differenze

06

orfeo ed euridice

Il mito nell'arte

03

Orfeo nella cultura umanistica

05

Diverse interpretazioni del mito

04

Il mito e Calvino

Il mito in Virgilio

Virgilio, nel concludere le Georgiche con la favola di Aristeo e le api, crea un'opera articolata basata su contrasti e corrispondenze. Aristeo, apicoltore, perde il suo sciame e, consultando Proteo, scopre che la causa è legata alla morte della ninfa Euridice, morsa da un serpente a causa delle attenzioni indesiderate di Aristeo. La storia di Orfeo, innamorato di Euridice, si intreccia quando il cantore desidera riportare in vita la sua amata. Pur riuscendo a persuadere Plutone e Proserpina con la sua musica, Orfeo infrange l'accordo di non guardare indietro, perdendo Euridice. Aristeo, invece, seguendo gli ordini degli dèi, riesce a recuperare il suo sciame sacrificando un bue in una ritualistica bougonia. Questa contrapposizione evidenzia la divergenza nelle scelte dei due protagonisti, con Aristeo che ottiene il premio desiderato e Orfeo che precipita in solitudine.

la simbologia

La lira, simbolo delle virtù apollinee, incarna la perfezione della bellezza classica, della moderazione e dell'equilibrio, in netta contrapposizione al flauto associato a Dioniso, portatore di estasi e celebrazione. Orfeo, icona dell'artista, rappresenta l'Arte, capace di creare una bellezza tanto potente da incantare esseri viventi, demoni e anime defunte. Euridice simboleggia l'anima, la spiritualità ammirata e amata dall'artista, da cui egli stesso è ricambiato. Al contrario, Aristeo rappresenta la carnalità brutale e bassi istinti umani, avendo sviluppato un amore non corrisposto per Euridice

(Virg. Georg. IV 485-503)

E già ritornando sui propri passi era scampato a tutti i pericoli, ed Euridice, restituita, giungeva al mondo dei vivi seguendo dietro e infatti questo obbligo aveva imposto Proserpina, quando un'improvvisa follia colse l'incauto innamorato, perdonabile in verità, se i Mani sapessero perdonare: si fermò e la sua Euridice, ormai proprio vicino alla luce, smemorato, ohimè, e vinto nell'animo si volse a guardare. Allora ogni fatica (fu) sprecata, e (furono) infranti i patti dello spietato tiranno, e tre volte si udì un fragore nelle paludi Averne. Ella: "Quale (follia) ha perduto sia me misera" disse "sia te, Orfeo, quale follia così grande? Ecco, di nuovo indietro i crudeli destini (mi) chiamano, e il sonno sommerge i miei occhi smarriti. Eora addio: sono trasportata avvolta da un'oscurità infinita, e tendendo a te, ohimè non tua, le invalide mani!" Disse, e dallo sguardo immediatamente, come fumo dissolto nella brezza leggera, fuggì dall'altra parte, né lui, che invano cercava di abbracciare le ombre e molte cose voleva dire, vide più, né il doganiere dell'Orco permise più che egli attraversasse la palude che li separava.
Iamque pedem referens casus evaserat omnis, redditaque Eurydice superas veniebat ad auras pone sequens - namque hanc dederat Proserpina legem, cum subita incautum dementia cepit amantem, ignoscenda quidem, scirent si ignoscere Manes: restitit, Eurydicenque suam iam luce sub ipsa immemor, heu, victusque animi respexit. Ibi omnis effusus labor, atque immitis rupta tyranni foedera, terque fragor stagnis auditus Avernis. Illa: "Quis et me" inquit "miseram et te perdidit, Orpheu, quis tantus furor? En, iterum crudelia retro fata vocant, conditque natantia lumina somnus. Iamque vale: feror ingenti circumdata nocte, invalidasque tibi tendens, heu non tua, palmas!" Dixit, et ex oculis subito, ceu fumus in auras commixtus tenues, fugit diversa, neque illum prensantem nequiquam umbras, et multa volentem dicere, praeterea vidit, nec portitor Orci amplius obiectam passus transire paludem.

Il mito in Ovidio, le differenze

Ovidio, nelle Metamorfosi, rivisita il mito di Orfeo e Euridice precedentemente affrontato da Virgilio nelle Georgiche. Le differenze tra le due versioni si manifestano nella tonalità, nello stile e nel modo in cui vengono caratterizzati i personaggi. Mentre Virgilio presenta una tragedia passionale, Ovidio trasforma la storia in un amore infelice di vita quotidiana, privo del pathos intenso di Virgilio. La figura di Euridice, dominante nelle Georgiche, è declassata da Ovidio a un semplice riflesso di Orfeo, e la sua morte viene registrata in modo asciutto. Ovidio contrasta esplicitamente il comportamento di Euridice con quello della versione virgiliana, suggerendo una diversa accettazione della volontà divina. In Virgilio, il racconto è una digressione all'interno della storia di Aristeo, il quale scopre la sua colpa nella morte di Euridice, portando a una narrazione patetica della storia attraverso un veggente.

Orfeo nella cultura umanistica

Nella sua opera "La festa d’Orfeo" del 1480, pensata per essere rappresentata sul palcoscenico, Angelo Poliziano attinge al mito di Orfeo, combinando influenze sia da Ovidio che da Virgilio. Virgilio fornisce la trama, dove Euridice muore morsa da un serpente mentre sfugge alle avances di Aristeo. Ovidiana e virgiliana, e legata al significato profondo del mito, è la fiducia di Orfeo nella forza della parola poetica, un tema in sintonia con i valori della cultura umanistica di Poliziano. Il passo presentato evidenzia principalmente l'influenza ovidiana, con elementi come l'invocazione della potenza irresistibile dell'Amore, la dichiarazione del diritto di Euridice a essere risarcita per la morte prematura, e la solenne deliberazione di non voler più vivere in caso di rifiuto dei propri voti.

Il mito e Calvino

Calvino nel racconto de l'altra Euridice, narrato in prima persona da Plutone, re degli Inferi nella mitologia romana, presenta una prospettiva unica. Inizialmente compagno di Euridice nel mondo interno della Terra, Plutone assume un ruolo capovolto rispetto a Orfeo: è il compagno di Euridice. Nel racconto originale, Orfeo perde la sua amata a causa di un serpente mentre ella fugge dalle avances di Aristeo. Tuttavia, in questa rivisitazione, è Plutone a perdere Euridice, attirata verso la superficie dalla musica ingannevole di Orfeo. Il movimento è invertito: Euridice sale in superficie anziché precipitare agli Inferi. Mentre Orfeo tenta di recuperare Euridice discendendo negli Inferi, Plutone tenta invano di risalire tramite un'eruzione vulcanica per riportare Euridice al centro della Terra e darle vita.

Diverse interpretazioni del mito

La scelta di Orfeo di voltarsi durante il ritorno dalla terra degli Inferi, quando stava per riportare Euridice sulla superficie, è un momento cruciale e drammatico nel mito. Ci sono diverse interpretazioni su questo gesto: 1. Dubbio e Mancanza di Fede: Una interpretazione comune è che Orfeo dubita del fatto che gli dèi dell'Oltretomba abbiano rispettato la loro promessa di permettergli di riportare Euridice con sé senza guardarla. La mancanza di fede e l'ansia lo spingono a voltarsi prematuramente, infrangendo così la condizione imposta dagli dèi. 2. Desiderio di Certezza: Alcuni sostengono che Orfeo si volta per assicurarsi che Euridice stia veramente seguendo. La sua paura e il desiderio di certezza possono aver prevalso sulla volontà di rispettare la condizione divina. 3. Fede nell'Amore Eterno: C'è anche un'interpretazione più romantica che suggerisce che Orfeo si volta per vedere Euridice perché teme che lei possa non essere lì o potrebbe essere scomparsa. In questo contesto, il suo atto potrebbe derivare più da un amore eterno e dalla necessità di verificarne la presenza. 4. Test Divino: Alcuni mitologi ritengono che gli dèi abbiano voluto testare la fedeltà e la devozione di Orfeo. Voltandosi, Orfeo fallisce la prova, dimostrando che non poteva accettare la fiducia cieca.

Il mito nell'arte

Le sculture ritraggono l’istante doloroso della separazione tra i due. La drammaticità della scena è ben visibile nell’espressione dei volti e nei gesti desolati degli sposi. Le statue in origine erano collocate sui pilastri della villa del senatore Giovanni Falier ad Asolo in provincia di Treviso. Attualmente sono esposte nel Salone da ballo del Museo Correr a Venezia.
Orfeo ed Euridice è un gruppo scultoreo in pietra di Vicenza realizzato da Antonio Canova, conservato nel Museo Correr di Venezia. Canova realizzò l’opera quando aveva soltanto diciotto anni

Analogie tra il mito di Orfeo ed Euridice e l'accanimento terapeutico

Il mito di Orfeo ed Euridice, carico di amore e perdita, offre una prospettiva contemporanea per esplorare il tema dell'accanimento terapeutico. Orfeo, con la sua determinazione nel tentativo di riportare Euridice alla vita, simboleggia la resistenza umana di fronte alla morte, parallela all'accanimento terapeutico che cerca di vincere la malattia a ogni costo. Il suo viaggio nell'oltretomba diventa un'analoga all'accanimento terapeutico, evidenziando l'insistenza nel superare ostacoli anche quando i trattamenti possono essere faticosi o inefficaci. Gli dèi, che mettono alla prova Orfeo, rappresentano le decisioni mediche che plasmano il destino del paziente, sottolineando l'importanza di valutazioni etiche approfondite nell'accanimento terapeutico. La tragica fine di Orfeo, causata dalla sua disobbedienza, si configura come una metafora delle conseguenze negative dell'accanimento terapeutico non ponderato, sollevando interrogativi sulla responsabilità e sul bilanciamento tra cure aggressive e il benessere complessivo del paziente. In definitiva, il mito stimola riflessioni sull'etica medica, invitando a considerare quando l'accanimento terapeutico può essere eccessivo e se la qualità della vita del paziente è adeguatamente ponderata nelle decisioni mediche, temi ancora rilevanti nel dibattito contemporaneo sull'etica medica.