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Selene Stefanelli
Giovanni Coppola
Federica Gargano
Marco Cipollone
Giulia Di Nicola
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Esempi di opus
Con l’opus caementicium in epoca romana sono state realizzate molte opere pubbliche tutt’ora ancora in piedi, ricordiamo in particolare il Colosseo a Roma, i basamenti dei templi della Concordia (121 a.c.) e dei Dioscuri (117a.c.), a Pompei i templi di Apollo e di Giove, la basilica, il gran teatro e le terme stabiane.
Come è nato? Il suo scopo?
L'Opus caementicium, un tipo di calcestruzzo romano, è nato nell'antica Roma durante il periodo repubblicano. La sua invenzione è attribuita ai Romani, che svilupparono questa tecnologia per la costruzione di edifici più duraturi e robusti nel corso del tempo.
Cos'è?
L'opus caementicium (opera cementizia) è una tecnica edilizia inventata dai Romani. L'opus caementicium era utilizzato per costruire acquedotti, fondazioni e mura romane. Si chiama in questo modo dato l'utilizzo del cementizio. Il cementizio era un materiale da costruzione costituito da una mescolanza di malta e di caementa, cioè pietre grezze o frammenti di pietra spezzati. Invece la malta è costituita da calce mescolata con sabbia o pozzolana (sottile cenere vulcanica).
Muri in elevato
In base ai parametri murari, ovvero le superfici a vista dei muri, le opus caementicium assumevano diverse caratteristiche. A seconda del materiale del concio, della suo disposizione o della sua superficie, si andavano a creare delle vere e proprie opere, tra cui l'opus incertum, reticulatum, vittatum, testacum, spicatum e mixtum. L'aggiunta dei mattoni avveniva dopo che il cementizio era colato in casseformi di legno.
Come è formato?
I romani realizzavano il calcestruzzo a partire dalla calce viva, bruciando pietra calcarea a 900 ˚C o meno, il che richiede molta meno energia del moderno calcestruzzo. Una volta sottoposta a spegnimento con acqua, la calce veniva mescolata con la cenere vulcanica (pozzolana); particolarmente resistente era quella estratta dalle regioni vulcaniche del golfo di Napoli. La malta che ne risultava veniva ancora mescolata col tufo vulcanico e poi posta in appositi casseri, come si fa ancora oggi. L'acqua di mare innescava immediatamente una reazione chimica a caldo. La calce veniva idratata, incorporando molecole di acqua nella sua struttura, e reagiva con la cenere per cementare l'intera miscela in un unico insieme.
Opus in Abruzzo
Nella provincia dell'Aquila è presente un piccolo borgo di fondazione italica, chiamata Peltuinum. Successivamente i romani qui hanno costruito anche un piccolo teatro. Dai suoi resti siamo riusciti a ricostruire la sua planimetria e a farci un'idea di come fosse la cittadina originariamente. Al suo interno ritroviamo l'impiego di diverse tecniche di muratura inventate dai romani. Per esempio per le mura più esterne, che formavano un semicerchio con 29 metri di raggio, è stato impiegato l'opus reticulatum, ma il suo nucleo è stato costruito con l'Opus caementicium.
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giulia
Created on January 22, 2024
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Con l’opus caementicium in epoca romana sono state realizzate molte opere pubbliche tutt’ora ancora in piedi, ricordiamo in particolare il Colosseo a Roma, i basamenti dei templi della Concordia (121 a.c.) e dei Dioscuri (117a.c.), a Pompei i templi di Apollo e di Giove, la basilica, il gran teatro e le terme stabiane.
Come è nato? Il suo scopo?
L'Opus caementicium, un tipo di calcestruzzo romano, è nato nell'antica Roma durante il periodo repubblicano. La sua invenzione è attribuita ai Romani, che svilupparono questa tecnologia per la costruzione di edifici più duraturi e robusti nel corso del tempo.
Cos'è?
L'opus caementicium (opera cementizia) è una tecnica edilizia inventata dai Romani. L'opus caementicium era utilizzato per costruire acquedotti, fondazioni e mura romane. Si chiama in questo modo dato l'utilizzo del cementizio. Il cementizio era un materiale da costruzione costituito da una mescolanza di malta e di caementa, cioè pietre grezze o frammenti di pietra spezzati. Invece la malta è costituita da calce mescolata con sabbia o pozzolana (sottile cenere vulcanica).
Muri in elevato
In base ai parametri murari, ovvero le superfici a vista dei muri, le opus caementicium assumevano diverse caratteristiche. A seconda del materiale del concio, della suo disposizione o della sua superficie, si andavano a creare delle vere e proprie opere, tra cui l'opus incertum, reticulatum, vittatum, testacum, spicatum e mixtum. L'aggiunta dei mattoni avveniva dopo che il cementizio era colato in casseformi di legno.
Come è formato?
I romani realizzavano il calcestruzzo a partire dalla calce viva, bruciando pietra calcarea a 900 ˚C o meno, il che richiede molta meno energia del moderno calcestruzzo. Una volta sottoposta a spegnimento con acqua, la calce veniva mescolata con la cenere vulcanica (pozzolana); particolarmente resistente era quella estratta dalle regioni vulcaniche del golfo di Napoli. La malta che ne risultava veniva ancora mescolata col tufo vulcanico e poi posta in appositi casseri, come si fa ancora oggi. L'acqua di mare innescava immediatamente una reazione chimica a caldo. La calce veniva idratata, incorporando molecole di acqua nella sua struttura, e reagiva con la cenere per cementare l'intera miscela in un unico insieme.
Opus in Abruzzo
Nella provincia dell'Aquila è presente un piccolo borgo di fondazione italica, chiamata Peltuinum. Successivamente i romani qui hanno costruito anche un piccolo teatro. Dai suoi resti siamo riusciti a ricostruire la sua planimetria e a farci un'idea di come fosse la cittadina originariamente. Al suo interno ritroviamo l'impiego di diverse tecniche di muratura inventate dai romani. Per esempio per le mura più esterne, che formavano un semicerchio con 29 metri di raggio, è stato impiegato l'opus reticulatum, ma il suo nucleo è stato costruito con l'Opus caementicium.