LA VITA DEGLI SPARTANI E LA BATTAGLIA DI TERMOPILI
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INDICE
8. L'Inizio della Guerra .
9. Le Strategie
10. Le Tattiche
11. Il Primo Giorno
1. Chi erano?
12. Il Secondo Giorno
2. I Bambini appena Nati
13. Il Terzo Giorno
3. Educazione Spartana .
14. Conseguenze
4. La Vita Quotidiana delle Donne
5. La Vita Quotidiana degli Uomini
6. La Vita Militare .
7. Introduzione della Guerra
CHI ERANO?
Gli Spartiati sono i discendenti degli antichi conquistatori, cittadini con pieni diritti, possidenti terrieri e, soprattutto, guerrieri.
Sparta era divisa in 3 gradi sociali:gli spartiati,gli Iloti e i perieci. Gli Spartiati erano i cittadini a pieno titolo,avevano diritti politici e di proprietà. Gli Spartiati non erano uomini semplici,erano quelli più ricchi
i Bambini appena nati
I bambini, appena nati, erano presentati al padre, il quale li esaminava attentamente: se presentavano difetti fisici, o erano troppo gracili, venivano abbandonati a morte sicura sul monte Taigeto. I bambini robusti venivano invece affidati alle madri, anche esse depositarie del concetto spartano della vita.
Licurgo aveva imposto la regola di abbandonare i bambini spartani nati con handicap sul monte Taigeto, dov'erano destinati a soccombere alle intemperie e alle bestie feroci.I bambini nati deformi li gettavano direttamente giù dalla rupe.
L'EDUCAZIONESPARTANA
Il motivo ispiratore dell’educazione di Sparta è l’incitamento all’areté guerriera, in cui è assente l’individualismo tipico degli eroi omerici e che esalta l’eroismo nell’amor di patria del cittadino-soldato.
Sparta vuole educare i suoi cittadini ad amare lo Stato sopra ogni cosa e a difenderlo coraggiosamente con le armi. È perciò importante la buona salute fisica.
L'EDUCAZIONESPARTANA
L’educazione spartana si preoccupa di far identificare fortemente l’onore personale.
Fino all'età di sette anni i bambini vivevano con la famiglia, poi entravano in scuole dirette da maestri scelti dallo Stato. Maschi e femmine le frequentavano insieme.
Alle ragazze veniva impartita una formazione fisica che le preparasse alla maternità. Mentre i ragazzi si dedicano al combattimento per la guerra.
la vita quotidiana dellele donne:
Le donne praticavano molta educazione atletica dato che aveva importanti effetti: rendeva le donne più belle. Era un modo per generare figli sani che poi sarebbero divenuti validi guerrieri, rendeva le donne spartane più forti e più fiduciose in se stesse, quindi poco disposte a farsi dominare dall’ uomo, più libere.
LA VITA QUOTIDIANA DEGLI UOMINI
L’economia di Sparta era invece basata prevalentemente su agricoltura e allevamento. La necessità di terre fertili, come abbiamo visto precedentemente, spinse questa città-stato a conquistare la Messenia. Lo Stato forniva agli spartiati terre e iloti.
vita miLITARE
L'esercito spartano era l'organizzazione armata della città-Stato di Sparta.
È ancora oggi stimato per la sua etica ed il suo rigore morale: chi era militare a Sparta doveva essere un esempio per la comunità. Nel periodo di massimo splendore di Sparta, si diceva che «un soldato spartano valesse molti più uomini di qualsiasi altro esercito».
vita miLITARE
L'esercito spartano non combatteva per conquistare, per fare bottino, per espandere il proprio territorio (anche perché non avrebbe avuto eventualmente le forze per controllarlo). Il coraggio è stato uno dei principali punti di forza per gli Spartani.
introduzione della guerra
La battaglia delle Termòpili, o delle Termòpile, fu una battaglia combattuta da un'alleanza di poleis greche, guidata dal re di Sparta Leonida I, contro l'Impero persiano governato da Serse I. Si svolse in tre giorni, durante la seconda invasione persiana della Grecia, nell'agosto o nel settembre del 480 a.C. presso lo stretto passaggio delle Termopili.
l'inizio della guerra
L'esercito persiano procedette lentamente attraverso la Tracia e la Macedonia e la notizia del suo arrivo imminente fu riferita agli alleati greci in agosto da una spia. In questo periodo dell'anno gli Spartani, la massima potenza militare dell'alleanza, stavano celebrando le feste Carnee durante le quali la legge spartana vietava l'attività militare: tale usanza aveva già causato il tardivo intervento spartano alla battaglia di Maratona.Era anche il periodo dei Giochi olimpici che imponeva la tregua olimpica, quindi marciare in guerra sarebbe stato doppiamente sacrilego per l'esercito spartano. In questa occasione, però, gli Efori decisero che il pericolo era sufficientemente grande da giustificare una spedizione immediata, comandata da uno dei re di Sparta, Leonida I, per bloccare il passo. Egli prese con sé i 299 uomini della guardia del corpo reale, i cosiddetti "cavalieri", un corpo esistito anche in altre epoche. La spedizione si proponeva di raggruppare il maggior numero possibile di altri soldati greci lungo la strada e di attendere l'arrivo del grosso dell'esercito spartano alle Termopili.
l'inizio della guerra
Nel corso della marcia verso le Termopili la divisione spartana raccolse contingenti provenienti da varie città e contava più di 7 000 soldati quando giunse al passo.
A metà agosto l'esercito persiano fu avvistato nel golfo Maliaco in avvicinamento alle Termopili. Alla notizia dell'imminente arrivo di Serse al passo, i Greci incominciarono ad aver paura e nel corso di un consiglio di guerra presero a discutere di una eventuale ritirata. I peloponnesiaci suggerirono di tornare all'Istmo di Corinto e di difendere quello per impedire agli invasori l'ingresso al Peloponneso; ciò provocò lo sdegno di Focesi e Locresi che provenivano dalla zona direttamente minacciata dall'arrivo dei nemici. Leonida, visto lo sdegno di costoro e placati i dissidi, decise di restare a difendere il passo e nel contempo inviò messaggeri nelle città vicine a chiedere rinforzi poiché le truppe a sua disposizione erano insufficienti per respingere i Persiani.
l'inizio della guerra
Dopo essersi accampato, Serse inviò un emissario per negoziare con Leonida: ai Greci venne offerta la libertà, il titolo di "amici del popolo persiano" e terre più grandi e più fertili di quelle che già possedevano. Quando questi termini di pace furono rifiutati da Leonida, l'ambasciatore chiese perentoriamente di gettare le armi ma sembra che il re abbia risposto: «Vengano a prenderle loro». Serse rimase incredulo alla risposta riferitagli dal suo ambasciatore, perciò lasciò passare quattro giorni sempre sperando che i Greci si ritirassero; al quinto giorno, poiché i Greci non accennavano ad andarsene e anzi la loro permanenza gli sembrava un atto di insolenza, ordinò di dare inizio alla battaglia.
le strategie
Da un punto di vista strategico la difesa delle Termopili consentiva ai Greci di impiegare nel miglior modo possibile le loro forze. Fino a quando si poteva evitare l'avanzata persiana in Grecia non sussistevano motivi per ingaggiare una battaglia e si sarebbe potuti rimanere sulla difensiva; inoltre, ostacolando due passaggi angusti (le Termopili e Capo Artemisio) veniva a essere ridotto lo svantaggio greco dell'inferiorità numerica. Al contrario il grande numero dei Persiani impediva a Serse di rimanere nello stesso posto troppo a lungo a causa delle difficoltà di vettovagliamento dell'esercito: egli era quindi costretto a ritirarsi o ad avanzare necessariamente attraverso le Termopili. Il punto debole dei Greci era il sentiero di montagna che conduceva nell'altopiano parallelo alle Termopili e che avrebbe consentito agli aggressori di aggirare la loro posizione; anche se inadatta per la cavalleria, questa strada avrebbe potuto essere facilmente percorsa dalla fanteria persiana nella quale erano presenti molti uomini abituati a combattere in zone montane.
le tattiche
Tatticamente il passo delle Termopili, angusto e tortuoso, si addiceva perfettamente allo stile di combattimento greco: la falange oplitica sarebbe stata in grado di bloccare il passaggio con facilità senza il rischio di venire sopraffatta dalla fanteria persiana, che era dotata di armamento leggero e quindi facilmente vulnerabile, e nemmeno dalla cavalleria persiana, che era inutilizzabile in uno spazio tanto stretto. Idiversi tipi di armi giocarono un ruolo determinante: i Greci coi loro opla (scudi metallici di circa un 1 metro di diametro) potevano facilmente serrare le file ed evitare i colpi dei nemici, i quali invece erano provvisti di aspides (scudi di legno generalmente piccoli) e di peltai (scudi leggeri anch'essi di modiche dimensioni), che non erano efficaci nel ripararli dai colpi delle lance e delle spade greche.
il primo giorno
Il primo giorno dopo l'arrivo alle Termopili Serse decise finalmente di attaccare i Greci. Per prima cosa ordinò a cinquemila arcieri di scagliare una raffica di frecce, ma i dardi non fecero molti danni fra gli ellenici che erano protetti dagli scudi di bronzo e dagli elmi
Dopodiché Serse mandò contro i Greci diecimila fra Medi e Cissiani, "con l'ordine di farli prigionieri e di condurli al suo cospetto". I Greci combattevano davanti al muro focese, nella parte più stretta del passo, nel tentativo tattico di utilizzare il minor numero di soldati possibile alla volta.
Gli uomini Greci formavano un muro di scudi dal quale si protendevano le lunghe lance dory; uno schieramento efficace fintanto che era in grado di ostruire l'intero passaggio. I Persiani, dotati com'erano di armi meno lunghe, non furono quindi in grado di accorciare le distanze per entrare nel combattimento corpo a corpo con gli opliti.
Secondo Erodoto e Diodoro Siculo, il Gran Re, dopo aver saggiato le forze greche, lanciò un secondo assalto con gli Immortali, un corpo d'élite di 10 000 uomini.[ Però anche questo reparto scelto fallì, poiché servendosi di lance più corte di quelle dei Greci non poteva far valere la superiorità numerica.
il secondo giorno
Il secondo giorno Serse inviò nuovamente la fanteria ad attaccare il passo, "supponendo che i suoi nemici, essendo così pochi, fossero ora indeboliti da ferite e non potessero più resistere". Tuttavia ai Persiani non andò meglio del giorno precedente e Serse infine fermò l'assalto e si ritirò nel suo campo, "totalmente perplesso". Mentre il re persiano stava meditando sul da farsi, si verificò la svolta della battaglia: un uomo di Eraclea Trachinia di nome Efialte, spinto dal desiderio di una grossa ricompensa, informò Serse dell'esistenza di un sentiero di montagna che aggirava le Termopili e si offrì di guidarvi l'esercito persiano.
Erodoto riporta che quella sera Serse mandò il comandante Idarne ad accerchiare i Greci con gli uomini sotto il suo comando. Lo storico non fornisce però ulteriori dettagli riguardo all'identità degli uomini incaricati della missione: Idarne aveva il comando degli Immortali, ma questi (almeno secondo Erodoto) erano stati sterminati il primo giorno di battaglia.
il terzo giorno
Il passo portò effettivamente i soldati persiani alle spalle del terreno dove si stava svolgendo la battaglia, e a poco valse la presenza del contingente greco, che si ritirò sulle montagne: i persiani accerchiarono l'esercito di Leonida, che combatté fino all'ultimo per bloccare quanto più possibile i Persiani e dare agli alleati il tempo di organizzare l'attacco.
Secondo Erodoto i Persiani guadagnarono il passaggio delle Termopili al costo di circa 20 000 morti tra le file del loro esercito. La retroguardia greca fu annientata con una probabile perdita di 2 000 uomini, inclusi quelli uccisi nei primi due giorni di battaglia. Erodoto afferma che morirono 4 000 Greci: partendo dal presupposto che i Focesi a guardia del sentiero non furono uccisi durante la battaglia, il numero dei morti si avvicina troppo al numero totale dei Greci che lo stesso storico fornisce; quindi la cifra di 4 000 morti è probabilmente troppo alta.
conseguenze
La primavera dell'anno seguente ripresero le operazioni militari; Mardonio offrì un'alleanza e riparazioni di guerra agli Ateniesi a patto che uscissero dall'alleanza anti-persiana. Di fronte alla minaccia di una rottura dell'alleanza, i Peloponnesiaci si decisero ad abbandonare la loro strategia di difesa dell'istmo e marciarono verso l'Attica: Mardonio arretrò in Beozia per attirare i Greci in campo aperto e i due eserciti si scontrarono presso la città di Platea dove i Greci sconfissero i Persiani infliggendo loro gravi perdite e costringendoli a ritirarsi verso il nord. Lo scontro, nel quale rimase ucciso lo stesso Mardonio, pose fine all'invasione persiana anche perché nel frattempo si era svolta una seconda battaglia navale vicino a Capo Micale nella quale la flotta ellenica aveva distrutto oltre la metà delle navi persiane superstiti di Salamina.
L'Attica
L'Attica è una regione storica dell'antica Grecia che comprende l'omonima penisola che si protende nel Mar Egeo. L'omonima regione amministrativa greca, di cui Atene è il capoluogo, comprende un'area più vasta della regione storica Attica
Il Monte Eta
Il monte Eta è una montagna sita nella parte meridionale della Tessaglia, che si dirama a partire dalla catena del Pindo in direzione sudorientale.
Il percorso, che si inerpicava lungo le pendici orientali del monte Eta, sul versante chiamato Anopea, partiva dal lato orientale del campo persiano e arrivava dietro le scogliere che fiancheggiavano il passo; a un certo punto si biforcava in due sentieri: uno conduceva alla Focide e l'altro verso il Golfo Maliaco ad Alpeno, prima città della Locride.
VITA DEGLI SPARTANI
Edoardo Gandolfi
Created on January 21, 2024
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LA VITA DEGLI SPARTANI E LA BATTAGLIA DI TERMOPILI
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8. L'Inizio della Guerra .
9. Le Strategie
10. Le Tattiche
11. Il Primo Giorno
1. Chi erano?
12. Il Secondo Giorno
2. I Bambini appena Nati
13. Il Terzo Giorno
3. Educazione Spartana .
14. Conseguenze
4. La Vita Quotidiana delle Donne
5. La Vita Quotidiana degli Uomini
6. La Vita Militare .
7. Introduzione della Guerra
CHI ERANO?
Gli Spartiati sono i discendenti degli antichi conquistatori, cittadini con pieni diritti, possidenti terrieri e, soprattutto, guerrieri.
Sparta era divisa in 3 gradi sociali:gli spartiati,gli Iloti e i perieci. Gli Spartiati erano i cittadini a pieno titolo,avevano diritti politici e di proprietà. Gli Spartiati non erano uomini semplici,erano quelli più ricchi
i Bambini appena nati
I bambini, appena nati, erano presentati al padre, il quale li esaminava attentamente: se presentavano difetti fisici, o erano troppo gracili, venivano abbandonati a morte sicura sul monte Taigeto. I bambini robusti venivano invece affidati alle madri, anche esse depositarie del concetto spartano della vita.
Licurgo aveva imposto la regola di abbandonare i bambini spartani nati con handicap sul monte Taigeto, dov'erano destinati a soccombere alle intemperie e alle bestie feroci.I bambini nati deformi li gettavano direttamente giù dalla rupe.
L'EDUCAZIONESPARTANA
Il motivo ispiratore dell’educazione di Sparta è l’incitamento all’areté guerriera, in cui è assente l’individualismo tipico degli eroi omerici e che esalta l’eroismo nell’amor di patria del cittadino-soldato. Sparta vuole educare i suoi cittadini ad amare lo Stato sopra ogni cosa e a difenderlo coraggiosamente con le armi. È perciò importante la buona salute fisica.
L'EDUCAZIONESPARTANA
L’educazione spartana si preoccupa di far identificare fortemente l’onore personale.
Fino all'età di sette anni i bambini vivevano con la famiglia, poi entravano in scuole dirette da maestri scelti dallo Stato. Maschi e femmine le frequentavano insieme.
Alle ragazze veniva impartita una formazione fisica che le preparasse alla maternità. Mentre i ragazzi si dedicano al combattimento per la guerra.
la vita quotidiana dellele donne:
Le donne praticavano molta educazione atletica dato che aveva importanti effetti: rendeva le donne più belle. Era un modo per generare figli sani che poi sarebbero divenuti validi guerrieri, rendeva le donne spartane più forti e più fiduciose in se stesse, quindi poco disposte a farsi dominare dall’ uomo, più libere.
LA VITA QUOTIDIANA DEGLI UOMINI
L’economia di Sparta era invece basata prevalentemente su agricoltura e allevamento. La necessità di terre fertili, come abbiamo visto precedentemente, spinse questa città-stato a conquistare la Messenia. Lo Stato forniva agli spartiati terre e iloti.
vita miLITARE
L'esercito spartano era l'organizzazione armata della città-Stato di Sparta. È ancora oggi stimato per la sua etica ed il suo rigore morale: chi era militare a Sparta doveva essere un esempio per la comunità. Nel periodo di massimo splendore di Sparta, si diceva che «un soldato spartano valesse molti più uomini di qualsiasi altro esercito».
vita miLITARE
L'esercito spartano non combatteva per conquistare, per fare bottino, per espandere il proprio territorio (anche perché non avrebbe avuto eventualmente le forze per controllarlo). Il coraggio è stato uno dei principali punti di forza per gli Spartani.
introduzione della guerra
La battaglia delle Termòpili, o delle Termòpile, fu una battaglia combattuta da un'alleanza di poleis greche, guidata dal re di Sparta Leonida I, contro l'Impero persiano governato da Serse I. Si svolse in tre giorni, durante la seconda invasione persiana della Grecia, nell'agosto o nel settembre del 480 a.C. presso lo stretto passaggio delle Termopili.
l'inizio della guerra
L'esercito persiano procedette lentamente attraverso la Tracia e la Macedonia e la notizia del suo arrivo imminente fu riferita agli alleati greci in agosto da una spia. In questo periodo dell'anno gli Spartani, la massima potenza militare dell'alleanza, stavano celebrando le feste Carnee durante le quali la legge spartana vietava l'attività militare: tale usanza aveva già causato il tardivo intervento spartano alla battaglia di Maratona.Era anche il periodo dei Giochi olimpici che imponeva la tregua olimpica, quindi marciare in guerra sarebbe stato doppiamente sacrilego per l'esercito spartano. In questa occasione, però, gli Efori decisero che il pericolo era sufficientemente grande da giustificare una spedizione immediata, comandata da uno dei re di Sparta, Leonida I, per bloccare il passo. Egli prese con sé i 299 uomini della guardia del corpo reale, i cosiddetti "cavalieri", un corpo esistito anche in altre epoche. La spedizione si proponeva di raggruppare il maggior numero possibile di altri soldati greci lungo la strada e di attendere l'arrivo del grosso dell'esercito spartano alle Termopili.
l'inizio della guerra
Nel corso della marcia verso le Termopili la divisione spartana raccolse contingenti provenienti da varie città e contava più di 7 000 soldati quando giunse al passo.
A metà agosto l'esercito persiano fu avvistato nel golfo Maliaco in avvicinamento alle Termopili. Alla notizia dell'imminente arrivo di Serse al passo, i Greci incominciarono ad aver paura e nel corso di un consiglio di guerra presero a discutere di una eventuale ritirata. I peloponnesiaci suggerirono di tornare all'Istmo di Corinto e di difendere quello per impedire agli invasori l'ingresso al Peloponneso; ciò provocò lo sdegno di Focesi e Locresi che provenivano dalla zona direttamente minacciata dall'arrivo dei nemici. Leonida, visto lo sdegno di costoro e placati i dissidi, decise di restare a difendere il passo e nel contempo inviò messaggeri nelle città vicine a chiedere rinforzi poiché le truppe a sua disposizione erano insufficienti per respingere i Persiani.
l'inizio della guerra
Dopo essersi accampato, Serse inviò un emissario per negoziare con Leonida: ai Greci venne offerta la libertà, il titolo di "amici del popolo persiano" e terre più grandi e più fertili di quelle che già possedevano. Quando questi termini di pace furono rifiutati da Leonida, l'ambasciatore chiese perentoriamente di gettare le armi ma sembra che il re abbia risposto: «Vengano a prenderle loro». Serse rimase incredulo alla risposta riferitagli dal suo ambasciatore, perciò lasciò passare quattro giorni sempre sperando che i Greci si ritirassero; al quinto giorno, poiché i Greci non accennavano ad andarsene e anzi la loro permanenza gli sembrava un atto di insolenza, ordinò di dare inizio alla battaglia.
le strategie
Da un punto di vista strategico la difesa delle Termopili consentiva ai Greci di impiegare nel miglior modo possibile le loro forze. Fino a quando si poteva evitare l'avanzata persiana in Grecia non sussistevano motivi per ingaggiare una battaglia e si sarebbe potuti rimanere sulla difensiva; inoltre, ostacolando due passaggi angusti (le Termopili e Capo Artemisio) veniva a essere ridotto lo svantaggio greco dell'inferiorità numerica. Al contrario il grande numero dei Persiani impediva a Serse di rimanere nello stesso posto troppo a lungo a causa delle difficoltà di vettovagliamento dell'esercito: egli era quindi costretto a ritirarsi o ad avanzare necessariamente attraverso le Termopili. Il punto debole dei Greci era il sentiero di montagna che conduceva nell'altopiano parallelo alle Termopili e che avrebbe consentito agli aggressori di aggirare la loro posizione; anche se inadatta per la cavalleria, questa strada avrebbe potuto essere facilmente percorsa dalla fanteria persiana nella quale erano presenti molti uomini abituati a combattere in zone montane.
le tattiche
Tatticamente il passo delle Termopili, angusto e tortuoso, si addiceva perfettamente allo stile di combattimento greco: la falange oplitica sarebbe stata in grado di bloccare il passaggio con facilità senza il rischio di venire sopraffatta dalla fanteria persiana, che era dotata di armamento leggero e quindi facilmente vulnerabile, e nemmeno dalla cavalleria persiana, che era inutilizzabile in uno spazio tanto stretto. Idiversi tipi di armi giocarono un ruolo determinante: i Greci coi loro opla (scudi metallici di circa un 1 metro di diametro) potevano facilmente serrare le file ed evitare i colpi dei nemici, i quali invece erano provvisti di aspides (scudi di legno generalmente piccoli) e di peltai (scudi leggeri anch'essi di modiche dimensioni), che non erano efficaci nel ripararli dai colpi delle lance e delle spade greche.
il primo giorno
Il primo giorno dopo l'arrivo alle Termopili Serse decise finalmente di attaccare i Greci. Per prima cosa ordinò a cinquemila arcieri di scagliare una raffica di frecce, ma i dardi non fecero molti danni fra gli ellenici che erano protetti dagli scudi di bronzo e dagli elmi
Dopodiché Serse mandò contro i Greci diecimila fra Medi e Cissiani, "con l'ordine di farli prigionieri e di condurli al suo cospetto". I Greci combattevano davanti al muro focese, nella parte più stretta del passo, nel tentativo tattico di utilizzare il minor numero di soldati possibile alla volta.
Gli uomini Greci formavano un muro di scudi dal quale si protendevano le lunghe lance dory; uno schieramento efficace fintanto che era in grado di ostruire l'intero passaggio. I Persiani, dotati com'erano di armi meno lunghe, non furono quindi in grado di accorciare le distanze per entrare nel combattimento corpo a corpo con gli opliti.
Secondo Erodoto e Diodoro Siculo, il Gran Re, dopo aver saggiato le forze greche, lanciò un secondo assalto con gli Immortali, un corpo d'élite di 10 000 uomini.[ Però anche questo reparto scelto fallì, poiché servendosi di lance più corte di quelle dei Greci non poteva far valere la superiorità numerica.
il secondo giorno
Il secondo giorno Serse inviò nuovamente la fanteria ad attaccare il passo, "supponendo che i suoi nemici, essendo così pochi, fossero ora indeboliti da ferite e non potessero più resistere". Tuttavia ai Persiani non andò meglio del giorno precedente e Serse infine fermò l'assalto e si ritirò nel suo campo, "totalmente perplesso". Mentre il re persiano stava meditando sul da farsi, si verificò la svolta della battaglia: un uomo di Eraclea Trachinia di nome Efialte, spinto dal desiderio di una grossa ricompensa, informò Serse dell'esistenza di un sentiero di montagna che aggirava le Termopili e si offrì di guidarvi l'esercito persiano.
Erodoto riporta che quella sera Serse mandò il comandante Idarne ad accerchiare i Greci con gli uomini sotto il suo comando. Lo storico non fornisce però ulteriori dettagli riguardo all'identità degli uomini incaricati della missione: Idarne aveva il comando degli Immortali, ma questi (almeno secondo Erodoto) erano stati sterminati il primo giorno di battaglia.
il terzo giorno
Il passo portò effettivamente i soldati persiani alle spalle del terreno dove si stava svolgendo la battaglia, e a poco valse la presenza del contingente greco, che si ritirò sulle montagne: i persiani accerchiarono l'esercito di Leonida, che combatté fino all'ultimo per bloccare quanto più possibile i Persiani e dare agli alleati il tempo di organizzare l'attacco.
Secondo Erodoto i Persiani guadagnarono il passaggio delle Termopili al costo di circa 20 000 morti tra le file del loro esercito. La retroguardia greca fu annientata con una probabile perdita di 2 000 uomini, inclusi quelli uccisi nei primi due giorni di battaglia. Erodoto afferma che morirono 4 000 Greci: partendo dal presupposto che i Focesi a guardia del sentiero non furono uccisi durante la battaglia, il numero dei morti si avvicina troppo al numero totale dei Greci che lo stesso storico fornisce; quindi la cifra di 4 000 morti è probabilmente troppo alta.
conseguenze
La primavera dell'anno seguente ripresero le operazioni militari; Mardonio offrì un'alleanza e riparazioni di guerra agli Ateniesi a patto che uscissero dall'alleanza anti-persiana. Di fronte alla minaccia di una rottura dell'alleanza, i Peloponnesiaci si decisero ad abbandonare la loro strategia di difesa dell'istmo e marciarono verso l'Attica: Mardonio arretrò in Beozia per attirare i Greci in campo aperto e i due eserciti si scontrarono presso la città di Platea dove i Greci sconfissero i Persiani infliggendo loro gravi perdite e costringendoli a ritirarsi verso il nord. Lo scontro, nel quale rimase ucciso lo stesso Mardonio, pose fine all'invasione persiana anche perché nel frattempo si era svolta una seconda battaglia navale vicino a Capo Micale nella quale la flotta ellenica aveva distrutto oltre la metà delle navi persiane superstiti di Salamina.
L'Attica
L'Attica è una regione storica dell'antica Grecia che comprende l'omonima penisola che si protende nel Mar Egeo. L'omonima regione amministrativa greca, di cui Atene è il capoluogo, comprende un'area più vasta della regione storica Attica
Il Monte Eta
Il monte Eta è una montagna sita nella parte meridionale della Tessaglia, che si dirama a partire dalla catena del Pindo in direzione sudorientale.
Il percorso, che si inerpicava lungo le pendici orientali del monte Eta, sul versante chiamato Anopea, partiva dal lato orientale del campo persiano e arrivava dietro le scogliere che fiancheggiavano il passo; a un certo punto si biforcava in due sentieri: uno conduceva alla Focide e l'altro verso il Golfo Maliaco ad Alpeno, prima città della Locride.