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L'impronta idrica

Domenico De Marco

Created on January 20, 2024

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Ambiente, acqua e territorio

L'acqua è un elemento fondamentale della nostra vita ma che negli anni, con un eccessivo utilizzo, sta mancando sempre di più

Water Footprint

Ogni prodotto di uso quotidiano per essere realizzato richiede l'utilizzo di acqua.Per valutare l'impatto ambientale di un prodotto è necessario considerare la sua impronta idrica. L'acqua in molte aree del pianeta è un elemento sempre più scarso a causa dei cambiamenti climatici e la maggior parte di essa viene utilizzata dalle organizzazioni in ambito agricolo o industriale. Per comprendere come viene utilizzata è necessario calcolare la Water Footprint.

Che cos'è l'impronta idrica?

Quali sono le diverse tipologie?

Come ridurla?

La nostra impronta idrica

La Water Footprint è un’unità di misura che indica il volume di acqua dolce utilizzata per la produzione di un prodotto e può essere utile per calcolare: il consumo di acqua all’interno di un processo produttivo, il volume totale di acqua necessario per la produzione di un prodotto specifico e il volume totale di acqua utilizzato da un’organizzazione. L’impronta idrica inoltre include altri due indicatori, e cioè l’utilizzo diretto di acqua da parte delle persone e la somma delle impronte idriche dei vari prodotti. Tramite la Water Footprint si capisce quindi come le risorse idriche vengono usate e che impatto hanno sull’ambiente.

Water Footprint: che cos'è

Il concetto di Water Footprint è stato introdotto nel 2002 dal professore olandese A.Y. Hoekstra e rappresenta l’estensione e la rielaborazione del concetto di “Virtual Water Content“, ossia “contenuto virtuale di acqua”, teorizzato nel 1993 da J.A. Allan. .

John Anthony Allan (27 Gennaio 1937 – 15 Aprile 2021), era un geografo inglese. E' stato vincitore del Stockholm Water Prize nel 2008 per il suo concetto rivoluzionario di contenuto di acqua virtuale.

L'acqua blu, verde e grigia

La terza tipologia di impronta è l’impronta idrica grigia. Quest’ultima indica la quantità di acqua dolce necessaria a diluire la quantità di acqua inquinata e a mantenere la qualità dell’acqua al di sopra di specifici standard previsti nell’ambiente in cui è stato prodotto l’inquinamento. L’impronta idrica è quindi costituita dalla somma di queste tre componenti e indica il volume di acqua dolce che è necessaria per la produzione di tutti i prodotti.

Per calcolare la Water footprint bisogna tenere presente i suoi tre principali componenti. Il primo è l’impronta idrica blu, che indica il volume totale di acqua dolce prelevato dalla superficie o da falde acquifere impiegato nei settori agricoli, industriale e/o domestico. Questo indicatore riguarda l’acqua prelevata e non restituita. La seconda tipologia di impronta idrica è quella verde. Quest’ultima indica l’acqua piovana che può traspirare o evaporare in una specifica area coltivata. L’impatto che questa ha sull’ecosistema è più limitato di quello che ha l’impronta idrica blu.

Che vantaggi ha il calcolo della Water Footprint?

Calcolare la propria impronta idrica porta vari vantaggi quali la comprensione del proprio spreco di acqua reale, il quantitativo di acqua che si usa concretamente, e virtuale, e cioè tutta l’acqua impiegata per la realizzazione dei prodotti che usiamo. Inoltre comprendere quanto si spreca può aiutare molto a ridurre il proprio spreco, oltre che ad aiutare, per esempio, le aziende a comunicare in maniera trasparente il proprio spreco e il loro impegno per diminuirlo ai consumatori, oltre a poter classificare sè stessi in ambito di efficienza produttiva.

Impronta idrica nella dieta quotidiana

Ridurre la propria impronta idrica domestica

Inconsapevolmente utilizziamo molta acqua anche mangiando cibi comuni come la pasta, per cui servono 1920 L solo per la produzione di 1 kg, oppure per la pizza, dove per 725 g servono 1200 L. Molti dei prodotti animali e i legumi hanno una quantità maggiore di acqua rispetto a prodotti coltivati, arrivando ad aver bisogno di 15.000 L solo per 1 kg di carne bovina e 16.000 L per 1 kg di mandorle sbucciate. Ciò dipende però anche da dove gli alimenti sono stati prodotti, in che condizioni, in che periodo e che strumenti sono stati utilizzati.Anche le bevande hanno bisogno di molta acqua: infatti per 1 L di vino servono 870 L d’acqua e per 250 ml di tè ne servono 30. Per cercare di usare meno acqua si dovrebbe quindi iniziare a mangiare più vegetali e prodotti non animali e usare più cibi EcoFriendly.

Per ridurre l’impronta idrica nell’ambito domestico ci sono molti modi, alcuni anche molto semplici e scontati, come chiudere il più possibile il rubinetto quando ci si sta, ad esempio, lavando i denti. Ci sono però anche modi più complessi: infatti si potrebbero montare dei rubinetti a flusso ridotto che permettono di risparmiare fino a 4000 L d’acqua potabile all’anno o montare un riduttore di portata per doccia e lavabi e ridurre così il consumo di acqua fino al 5%.

La nostra impronta idrica

Grazie a un sito abbiamo calcolato la nostra impronta idrica e l'abbiamo comparata alle medie nazionali.

Jacopo Angelucci

Domenico D'Alessandro

3490

L/giorno

5720

L/giorno

Jacopo Pasquini

Domenico De Marco

2540

L/giorno

3050

L/giorno

Christian Pellicciotta

Giacomo Venieri

10300

L/giorno

4808

L/giorno

L’Italia non è un paese particolarmente efficiente quando si parla di impronta idrica. Infatti l’acqua media utilizzata dagli italiani è di 6400 l a testa ogni giorno arrivando così a un consumo annuo di 2334 m³. Proprio per questo motivo la nostra nazione è al quarto posto per il più elevato consumo individuale, preceduta solo da USA, Grecia e Malesia. Da questo possiamo dedurre che alcuni membri del nostro gruppo non superano la media, alcuni si avvicinano e uno la supera.

Ricerca dati a cura di Christian Pellicciotta Giacomo Venieri Elaborazione testi a cura di Domenico D'Alessandro Jacopo Pasquini Grafica e impaginazione a cura di Jacopo Angelucci Domenico De Marco