Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

L'etica della responsabilità e della legalità

giulia napolitano

Created on January 20, 2024

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Smart Presentation

Practical Presentation

Essential Presentation

Akihabara Presentation

Pastel Color Presentation

Visual Presentation

Relaxing Presentation

Transcript

educazione civica

Etica della responsabilità e della legalità

di Giulia Napolitano, IVB

Materie e argomenti trattati

Introduzione

Scienze: le droghe leggere sono davvero così leggere?

Italiano: Parini e Il Bisogno

Arte: il Ratto delle Sabine e la violenza sulle donne

Filosofia: Etienne De La Boetie e il "Discorso sulla servitù volontaria"

Educazione fisica: l'articolo 33 della Costituzione

Introduzione

L’etica della responsabilità è la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e la volontà di assumersene la responsabilità e implica saper agire e pensare coscientemente anche nel caso in cui non vi siano leggi specifiche che regolamentano determinati comportamenti. Al contrario, l’etica della legalità si riferisce al rispetto delle leggi e delle norme sociali, principio essenziale per garantire ordine nella società e per evitare prevaricazioni. È proprio combinando etica della responsabilità ed etica della legalità che riusciamo a contribuire ad una convivenza armoniosa e giusta. L’etica della responsabilità e l’etica della legalità non sono però concetti assoluti e immutabili: il significato ad essi attribuito è cambiato nel tempo e nello spazio, in base al contesto sociale, politico e culturale.

Italiano: Parini e Il Bisogno

Il Settecento, secolo del movimento illuminista, fu caratterizzato da una rinnovata capacità di avvalersi del proprio intelletto autonomamente, senza la guida di un altro. Filosofi e letterati dell’epoca si cimentarono in un’analisi critica che riguardò anche il sistema legislativo, in particolare il diritto penale. Il primo autore italiano ad esprimersi in merito fu Cesare Beccaria, che con il suo trattato “Dei delitti e delle pene” si schierò contro la tortura e la condanna a morte, soffermandosi anche sulla questione della povertà. Ma mentre Beccaria trattò l’argomento da un punto di vista giuridico, due anni dopo di lui Giuseppe Parini scrisse delle Odi incentrate su temi civili, con lo scopo di rieducare la classe aristocratica. Le Odi sono considerate l’opera più significativa dell’autore proprio perché non ruotano attorno alle emozioni, bensì riflettono il fermento culturale dell’Illuminismo.

Tra queste, di particolare importanza è "Il Bisogno",

in cui l’autore pone l’attenzione sulla necessità del colpevole di delinquere in caso di cattive condizioni economiche. Ne deriva una riflessione sulla pena imposta, che sembra mancare del suo scopo riabilitativo, configurandosi sempre più come una mera vendetta. Se i crimini di entità minore sono dovuti in gran parte al bisogno generato dalla povertà, allora bisogna intervenire principalmente sul problema della miseria, piuttosto che accanirsi contro il singolo. La povertà è un fattore che fino a quel momento non era stato minimamente preso in considerazione nelle norme vigenti, ma che oggi costituisce un’attenuante nell’attuale Codice penale. La graduale presa di coscienza del ruolo giocato dalla miseria nel commettere reati è la perfetta dimostrazione di come la legalità non si identifichi con le singole norme, perché essa è una struttura che riflette una cultura.

Oltre al contesto però, sono le grandi menti come Parini che, mettendo in discussione le verità affermate della loro contemporaneità, contribuiscono all’evoluzione del concetto di etica della responsabilità e della legalità.

+ info

Filosofia: Etienne De La Boetie e il Discorso sulla servitù volontaria

Un altro importante esempio è costituito dal filosofo e giurista francese Etienne De La Boetie. La Boetie, membro del Parlamento di Bordeaux nel Cinquecento, diede sempre prova di grande pensiero critico, sostenendo la sua posizione tollerante nei confronti delle minoranze religiose ed esprimendosi nelle sue opere. In particolare, nel “Discorso sulla servitù volontaria”, esplora il concetto di sottomissione volontaria delle persone a un'autorità oppressiva. Critica la natura della tirannia e riflette sulla possibilità di resistenza pacifica da parte dei governati. Sostiene che, se le persone si rifiutassero di obbedire e si ribellassero collettivamente, potrebbero sconfiggere il tiranno. La sua analisi si concentra sulla forza della coesione e della solidarietà tra gli individui come chiave per resistere alla servitù volontaria e per restaurare la libertà.

Entra in gioco l’etica della responsabilità, in quanto ciascuno di noi dovrebbe impegnarsi nella lotta contro il potere esercitato ingiustamente, e assumersi quindi la responsabilità delle proprie azioni se, in caso contrario, si decidesse di assistere passivamente al corso della storia.

Personalmente, credo che quello della servitù volontaria sia un limite insuperabile, in quanto inclinazione naturale dell’uomo. Si può però evitare il totale abbandono nelle mani di un potere oppressivo, tramite una presa di coscienza e di

responsabilità. Al di là delle ovvie strumentalizzazioni da parte degli interessi “forti” in gioco, le rivoluzioni del passato hanno avuto i loro effetti positivi, e a fare la differenza è sempre il popolo, che però oggigiorno, nonostante la maggiore coscienza e istruzione media e la rapidità dei mezzi di diffusioni dell'informazione, manca di iniziativa.

Arte: il Ratto delle Sabine e la violenza sulle donne

In passato, come oggi, uno dei principali mezzi per la trasmissione di idee ed emozioni era l'arte. Nel Cinquecento, il manierista Giambologna rappresentò il rapimento di una fanciulla nel "Ratto delle Sabine", complesso scultoreo con cui l'artista denuncia la violenza sulle donne. La storia a cui Giambologna si ispira risale ai tempi delle conquiste dei popoli italici da parte dei romani, e sono raffigurati tre personaggi: una fanciulla in alto che, con espressione terrorizzata, è sollevata da un giovane rapitore, la cui forza è in contrasto con l'impotenza e la disperazione del vecchio ai suoi piedi. Secondo alcune interpretazioni, l'artista cerca di rappresentare anche le tre età dell'uomo.

Quella che oggi è una tematica ampiamente discussa, all'epoca non era neppure considerata. Le donne avevano un ruolo nettamente inferiore, e le violenze da loro subite non erano percepite come qualcosa di profondamente sbagliato. Ritengo significativo che a realizzare l'opera sia stato un uomo: il contributo degli uomini contro la violenza sulle donne è un elemento cruciale nella lotta per creare società più sicure, giuste ed equilibrate. È importante sottolineare che la violenza di genere non riguarda solamente le donne, ma coinvolge l'intera società: è radicata in profonde disuguaglianze di genere, stereotipi culturali dannosi e norme sociali che per troppo tempo hanno tollerato o giustificato comportamenti violenti.

Scienze: le droghe leggere sono davvero così leggere?

L’etica della responsabilità e della legalità sono questioni di fondamentale importanza soprattutto nel periodo adolescenziale, fase di formazione e quindi di profonda vulnerabilità. Gli adolescenti, abbastanza grandi da avere la consapevolezza di dover trovare il proprio posto nel mondo, ma ancora troppo piccoli per mettere da parte la sensazione di inadeguatezza, risultano essere facilmente influenzabili. Le droghe leggere sono diffuse tra i miei coetanei per via di questa debolezza psicologica, ma anche e soprattutto per la generale disinformazione. Il termine “leggero”, riferito ai derivati della cannabis, secondo molti studi risulterebbe essere improprio.

Oltre alle conseguenze gravi sull’apparato respiratorio, analoghe a quelle del fumo di tabacco, si hanno effetti collaterali quali la depressione, l’angoscia, gli attacchi di panico, la paranoia e addirittura problemi nella coordinazione motoria e alterazioni cognitive. Gli effetti peggiori si verificano in caso di consumo in età adolescenziale, in quanto l’uso di queste sostanze limita la capacità dei neuroni di svilupparsi in modo appropriato, con i conseguenti problemi di memoria e apprendimento e l’insorgenza di disturbi mentali e sessuali. Avvalersi del termine “leggere” non è completamente sbagliato, poiché l’entità del problema non è paragonabile alle conseguenze dell’assunzione di sostanze come cocaina o eroina, ma vi è comunque il rischio che si sminuisca e si sottovaluti il pericolo a cui si va incontro.

La cannabis è una pianta erbacea che contiene due principi attivi: il THC (tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo). Da essa derivano principalmente: 1) hashish, ricavato dalla lavorazione della resina dei fiori femminili, con il 10-20% di concentrazione di THC; 2) ganja, ottenuta dal materiale secco delle piante femminili, con 5-8% di THC; 3) marijuana, prodotta con la restante parte della pianta, per un 2-5% di THC. L’effetto è immediato se fumata, ritardato se ingerita, e le tracce di THC permangono nell’urina fino alle 4 settimane. Chi assume Cannabis ricerca analgesia, sensazione di euforia, riduzione dell’aggressività e quindi calma, ma vi sono moltissimi effetti indesiderati, come l’ipertensione con ipotensione ortostatica, la fame chimica, la bocca secca e la tachicardia. I danni a lungo termine, poi, sono numerosi.

Educazione fisica: l'articolo 33 della Costituzione

Secondo l'ultimo comma dell'articolo 33 della Costituzione, la Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme. Il comma è in realtà un'aggiunta piuttosto recente, che evidenzia come l'insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole rivesta un ruolo fondamentale nello sviluppo globale degli studenti, contribuendo in diversi modi al loro benessere fisico, mentale e sociale.

Benessere fisico: l'educazione fisica aiuta a sviluppare la resistenza cardiaca e respiratoria, la forza muscolare, la flessibilità, la coordinazione e l'equilibrio, oltre a promuovere uno stile di vita corretto all'insegna della sana alimentazione e del movimento.

Benessere mentale: Studi hanno dimostrato che l'attività fisica può migliorare le funzioni cognitive, inclusa la concentrazione, l'attenzione e la memoria, ed è anche nota per ridurre lo stress e migliorare l'umore. Inoltre, imparare uno sport e constatare i propri progressi è positivo per l'autostima. Pertanto, l'educazione fisica non solo favorisce la salute fisica, ma anche quella mentale.

Benessere sociale: partecipare a giochi e sport durante le lezioni di educazione fisica offre agli studenti un'opportunità per socializzare e conoscersi meglio

Grazie per l'attenzione!