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L’evoluzione della scultura greca

maria.desanto

Created on January 20, 2024

Dell’Età arcaica all’Età ellenistica

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Transcript

LA SCULTURA GRECA

Dall'età arcaica all'età ellenistica

Realizzato da: Maria De Santo Classe: III C Anno Scolastico: 2023/2024

Periodizzazione dell'arte greca

Età ellenistica: dal 323 a.C. al 31 a.C (battaglia di Azio) -Nascita dei Regni Ellenistici -Ellenizzazione dei territori dell'Impero di Alessando Magno

Età arcaica: dall'VIII alla fine del VI sec. a.C. - II colonizzazione -Sviluppo del tempio greco - Primo sviluppo della scultura

inizia

Inizia

Periodo di formazione (Medioevo Ellenico, Età protogeometrica o geometrica): dal XIII all'VIII sec. a.C. - Pittura vascolare - Invasione dei Dori -Nascita delle poleis -I colonizzzazione

Età classica: dal 480 a.C. (fine delle Guerre Persiane) al 323 a.C. (morte di Alessandro Magno) -Acropoli di Atene - Attività di Fidia - Ricerca della perfezione formale

inizia

La scultura in età arcaica

Le loro funzioni
Le korai
I kouroi
  • VII-VI sec. a.C.
  • Sono rappresentate in una posizione rigida e frontalmente (come i kouroi).
  • Sono vestite (con pepli o chitoni e a volte anche con l'himation).
  • Sono solitamente raffigurazioni di vergini.
  • Il dinamismo è concentrato esclusivamente nella parte alta del corpo in cui solitamente una mano regge la stoffa dell'abito e l'altra ricade sul corpo.
  • VII-V sec. a.C.
  • Erano sempre nudi (solitamente atleti), avevano la gamba sinistra avanzata e i pugni chiusi.
  • Erano fatti di marmo delle Cicladi e dell'Attica.
  • Erano diversi dalle statue egizie: per la nudità, per l'assenza di un pilastro di sostegno (migliore distrubuzione dei pesi), per l'utilizzo del marmo e non di altre pietre.
  • Ottenere prestigio
  • Scopi votivi
  • Scopi funerari, soprattutto se erano accompagnati da epigrammi.
  • Rappresentare, ttraverso una bellezza formale, i valori etici e morali del tempo.

Scuola dorico - peloponnesiaca

Scuola ionica

Scuola ionica

Scuola attica

Scuola attica

La scuola dorico-peloponnesiaca

  • Corpi massicci
  • Teste grandi e squadrate
  • Forme rese geometricamente
  • Busto campaniforme
  • Tendenza alla simmetria
  • Occhi a mandorla
  • Muscolatura accennata

Scuola ionica

  • Si sviluppò in Ionia e nelle Cicladi
  • Il corpo è più slanciato
  • Le forme sono più curvilinee
  • La testa è più minuta
  • Il collo è più lungo

La scuola attica

Kouroi attici
Korai attiche
  • Concezione più geometrica del corpo
  • Maggiore attenzione e cura ai dettagli anatomici
  • Volti allungati
  • Capelli lunghi rappresentati con tante sfere
  • Provengono soprattutto dall'Acropoli di Atene
  • Hanno spesso caratteristiche specifiche
  • Hanno solitamente dettagli policromatici, acconciature eleborate e accessori in metallo

Il passaggio allo Stile Severo

  • Gran parte di questi reperti provengono dalla "colmata persiana", ovvero l'insieme dei resti dell'Acropoli di Atene rimasti dopo il sacco persiano e su cui furono ricostruiti in Età periclea nuovi monumenti.
  • Il materiale maggiormente utilizzato in questo periodo di passaggio e poi in Età classica era il bronzo, sebbene oggi ci siano pervenute soprattutto copie di Età romana.
  • Si iniziarono a sperimentare nuove tecniche di gestione dei pesi che verranno meglio strutturate con lo Stile Severo e il Classicismo.
  • Migliore resa anatomica
  • Centralità del
  • Minore rigidità
  • Abbandono del sorriso arcaico
  • Materiale usato: il Bronzo
  • Tecnica della fusione "a cera perduta"
  • L'opera che segna l'inizio di questa corrente è l'Efebo di Kritios

Lo Stile Severo

Naturalismo

Fidia e Policleto

  • La Guerra del Peloponneso chiuse il periodo di splendore dell'Età periclea e lascia l'intera Grecia in una condizione di devastazione.
  • Per conseguenza cambiò anche la situazione politica e a poco a poco i cittadini persero fiducia nelle istituzioni della polis.
  • Anche nell'arte si registra questo cambiamento di prospettiva: si passò, infatti, dalla rappresentazione di cittadini ideali a soggetti ritratti ingesti intimi e quotidiani.

Tardo Classicismo: Prassitele e Scopa

L'Età ellenistica: Lisippo

  • La creazione dell'iImpero di Aelssandro Magno comportò un grandissimo sconvolgimento nel mondo greco.
  • Con la creazione della corte di Alessandro molti artisti vennero chiamati lì a produrre opere sotto commissione.
  • Alla morte di Alessandro, poi, ci fu un periodo di grandissima instabilità che portò alla nascita dei Regni ellenistici spesso in lotta tra loro.
  • In questo momento di grande scompiglio e disordine l'arte abbandono progressivamente la rappresentazione dei valori della polis, ormai modello estinto, e si concentrò prevalentemente sulla rappresentazione del sentimento di dubbio e precarietà che avevano gli artisti nel vivere quel determinato periodo storico.

I nuovi soggetti dell'Età ellenistica

  • Se le sculture di Età classica tendevano verso un nuovo equlibrio e verso la perfezione formale quelle di Età elelnistica cercano di trasmettere emozioni.
  • Si dà, dunque, molta più attenzione all'introspezione e alla rappresentazione di soggetti di vita quotidiana.
  • I soggetti potevano esere: bambini, vecchi decrepiti, stranieri dai tratti inconsueti, esseri e personaggi grotteschi, atelti ritratti non nella loro prestanza fisica ma ni loro momenti di fatica e avvilimento.
  • In questo modo era anche possibile materializzare una tensione tra corpo e spirito.

Fine.

La statua è acefala. La donna indossa tre indumenti: un mantello, una veste lunga fino ai piedi che si apre a campana sul fondo, caratterizzata da pieghe regolari e un velo che probabilmente le ricopriva il capo. I piedi sono uniti mentre tiene un braccio piegato per reggere il velo e un altro disteso lungo il corpo.

Titolo: "Menade danzante" Datazione: IV a.C. (la osserviamo grazie a delle copie in marmo come quella del I-II sec a.C. ) Materiale: marmo Scultore: Scopa Staatliche Skulpturensammlung

Le linee di forza sono prevalentemente verticali e per questo che la composizione si può definire statica

Rimane un grande senso di simmetria all'interno dell'opera che si riscontra soprattutto nei pettorali, nelle braccia e nell'addome.

Il busto si mantiene campaniforme

Il Moscoforo rappresenta un giovane che tiene sulle spalle un vitello. I connotati del volto sono ancora quelli di un Kouros attico. La figura era originariamente policroma e secondo alcuni decorata anche con avorio e osso. Non si tratta di una copia bensì di un reperto originale. I muscoli sono ben definiti e i capelli, sempre rappresentati con tante piccole sfere, sono appoggiati sulle spalle.

Titolo: "La vecchia ubriaca" Datazione: 300-280 (la osserviamo grazie a delle copie in marmo come quella del III sec d.C. ) Materiale: marmo Glyptotheck

Le linee di forza sono prevalentemente diritte e per questo la composizione è statica.

Le linee sono più morbide e curve.

Le gambe, a differenza della parte superiore del corpo, sono asimmetriche perchè collocate su due piani diversi.

Titolo: "Apoxyómenos" Datazione: 330 - 320a.C. (la osserviamo grazie a delle copie in marmo come quella del I-II sec a.C. ) Materiale: originale in bronzo, copia in marmo Scultore: Lisippo Musei Vaticani

L'Afrodite Cnidia, così chiamata perchè collocata a Cnido, rappresenta il primo nudo integrale femminile dell'arte greca. La dea è rappresentana nel momento in cui sta per farsi il bagno oppure secondo altri nel momento in cui sta per rivestirsi dopo essere uscita dall'acqua. Il gesto della mano che copre la zona del pube trasmette pudicizia ed eleganza. Prorpio per le forme delicate e sinuose delle sue statue Prassitele veniva definito "il maestro della grazia".

Scopa come Fidia si serve della tecnica del panneggio bagnato grazie alla quale crea dei chiaroscuri capaci di rendere ancora meglio la dinamicità dell'opera.

La linea di forza principale segue un andamento elicoidale e questo crea un effetto dinamico e animato.

Gli arti nella parte destra del corpo sono entrambi distesi mentrequelli nella parte sinistra sono piegati. In questo modo viene crata una prima simmetria che al tempo stesso va a definire una distribuzione chiastica cioè che riproduce la forma delal lettera "chi" dell'alfabeto greco) dei pesi. Infatti, la gamba opposta al braccio disteso è piegata e viceversa la gamba opposta al braccio piegato è distesa.

Viene così definita la posizione di "Ponderazione" per cui caricando il peso corporeo solo su una gamba l'anca della gamba in tensione sarà più in alto mentre quelal della gamba a riposo più in basso.

Il corpo del Kouros di Melos risulta slanciato, i capelli sono lunghi e sistemati dietro le spalle. In viso si nota il tipico "sorriso idiota". Il giovane è nudo come tipico nei kouroi e ha le braccia stese lungo il corpo. La testa è più piccola e muscolatura meno massiccia rispetto a quella dei kouros dorici.

I corpi sono massicci e le forme sono geometriche. La testa è sovradimensionata rispetto al resto del corpo e le braccia sono leggermente flesse. I pugni sono serrati e il volto è inespressivo. La chioma lunga ricade sulle spalle ed è sempre schematizzata geometricamente. Gli occhi sono a mandorla e la fronte è bassa. Le labbra sono carnose e si ha l'impressione che i due soggetti stiano facendo un passo in avanti.

Le due linee di forza sono costituite da due archi che si intersecano. Ciò permette di esprimere un perfetto bilanciamento tra immobilità e tensione al movimento.

La linea di forza segnata in verde definisce un ritmo visivo a zig zag che contribuisce assieme agli archi a rendere l'equilibrio della figura.

Il Discobolo è costruito su uno schema di triangoli costruiti: tra il braccio destro e la linea del torso, tra il torso e la coscia destra e tra al coscia destra e la gamba sinistra.

C'è assilità tra il disco e il piede che sono allineati.

Il Kouros Milani rappresenta un giovane nudo di dimensioni legermente superiori al vero. La statua, purtroppo non pervenuta integralmente, presenta la vita abbastanza stretta, le spalle larghe e gli occhi a mandorla. La scultura presenta il "sorriso idiota" tipico di molte statue arcaiche, che non aveva lo scopo di delineare un sentimento di gioia ma aveva la funzione di rendere meglio i volumi e la tridimensionalità del volto e di trasmettere un senso di serenità e perfezione interiore. La muscolatura appare delineata con maggiore precisione.

Titolo: "Kouros Milani"Datazione: VI sec. a.C. Materiale: marmo Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Tecnica "a cera perduta"

  • Titolo: "Cleobi e Bitone"
  • Datazione: VII sec. a.C.
  • Scultore: Polimede di Argo
  • Materiale: Marmo Pario
  • Museo Archeologico di Delfi

Titolo: "Hera di Samo"Datazione: VI sec. a.C. Materiale: marmo Museo Louvre di Parigi

Le linee incise nella parte superiore del corpo accompagnano il movimento del braccio e trasmettono un maggiore dinamismo per quanto riguarda la parte superiore del corpo.

Nella parte inferiore del corpo si notano linee di forza prevalentemente verticali e parallele tra loro evidenziando la staticità della figura.

Le linee più curve e smussate e laspetto slanciato della figura chiariscono l'appartenenza di questa statua alla corrente ionica.

La statua crisoelefantina dell'Athena Parthenos aveva sopra la testa un elmo crestato con un cavallo raffigurato sopra di esso, una sfinge e dei Grifi alati. Il braccio destro era appoggiato ad una colonnetta e reggeva una Nike, simbolo delle molteplici vittorie di Atene mentre il braccio sinistro reggeva una lancia e poggiava su uno scudo, ornato sul lato esterno dalle scene di Amazzonomachia e su quello interno da una Gigantomachia. La scelta di rappresentare queste due scene non è casuale. Esse, infatti, rappresentavano lo scontro della civiltà greca con i popoli barbari ed erano pertanto una trasposizione mitica delle Guerre Persiane appena terminate. Lo scudo, poi, nascondeva il serpente Erittonio, sacro ad Atena. La dea indossava il peplo, contraddistinto da pieghe profonde, caratterizzato da una decorazione che rappresentava Medusa, dall'egida, dall'armatura che spesso è presente nelle sue raffigurazioni, ornata al centro dalla testa di un Gorgone. Anche i sandali sono ornati con la rappresentazione della Centauromachia.

Titolo: "Athena Parthenos" dall'Acropoli di Atene Datazione: 438 a.C. (anche se oggi la osserviamo solo grazie alle poche copie come quella del III sec d.C. )Materiale: marmo e avorio Scultore: Fidia e aiuti Museo Nazionale di Atene

Il Discobolo di Policleto raffigura un giovane atleta che sta per lanciare il disco. Dall'espressione del volto si può desumere che egli sia assorto nell'atto del lancio e della torsione del torso sebbene lo scopo dell'opera non sia quello di trasmettere particolari emozioni bensì di esprimere un perfetto equlibrio tra stasi e movimento. C'è un'attenta resa anatomica e la capigliatura risulta particolarmente curata.

Titolo: "Il Discobolo di Mirone"Datazione: inorno al 450 a.C (anche se lo osserviamo grazie ad una copia romana del II sec d.C.) Materiale: marmo (L'originale era in bronzo com'è dimostrato dall'appoggio dietro la statua) Scultore: Mirone Museo Nazionale Romano

La Kore dagli occhi a mandorla è una statua che non ci è pervenuta integralmente. Si osservano un delicato pannegio nella realizzazione del mantello, le braccia flesse, i capelli lunghi sistemati in una particolre acconciatura e i lineamenti delicati. Si notano anche gli occhi scuri dipinti di nero e il sorriso appena accennato per rendere i volumi del volto.

Policleto, l'autore del Discobolo, scrisse un trattato teorico chiamato "Il Canone" (dal greco "kanon" che tradotto vuol dire "regola", "norma") all'interno del quale descriveva tutte le caratteristiche proporzionali e simmetriche che dovevano rendere una figura umana perfetta. Lo scopo, quindi, di Policleto non è tanto quello di trasmettere un sentimento tramite le sue opere, bensì quello di raggiungere la perfezione formale capace di essere mimesis della perfezione della natura.

Mito

Secondo alcuni si tratta dei due Dioscuri, figli mitici di Zeus, anche se molto probabilmente si tratta di Cleobi e Bitone, due giocani figli di una sacerdotessa di Hera. I due fratelli argivi portarono la madre ad un rito, evitando che arrivasse in ritardo, e così la dea li premiò concedendo loro un sonno eterno profondissimo.

Riace B

Il Riace B è delle due statue quella più recente e ha la testa più piccola del Riace A. Le dimensioni più piccole della testa non rendono necessario l'espediente usato nel Riace A per montare l'elmo. Il busto è leggermente in torsione e il bacino lievemente inclinato. Secondo un'interpretazione il Riace B sarebbe Anfirao, un uomo capace di fare profezie. L'espressione del Riace B risulta meno intensa rispetto a quella del Riace A. Anche questa statua era anticamente policroma Sul braccio sinistro c'è il porpax, un appiglio di sostegno per lo scudo che però non è stato ritrovato. L'altro braccio invece reggeva la lancia.

Le rappresentazioni di Alessandro

In Età alessandrina si sviluppò una concezione dell'arte al servizio del regnante il cui scopo era quello di diffondere l'immagine del sovrano. In particolare colui che dipingeva Alessandro era Apelle mentre colui che lo scolpiva era Lisippo. Delle sculture di Lisippo non ci è rimasto nulla però è possibile desumere da opere di età successive che egli fissò i canoni per la raffigurazione di Alessandro. Il volto comunicava l'entusiasmo giovanile e grande forza d'animo, lo sguardo sembrava desideroso di conquista mentre i capelli avevano il tipico ciuffo detto "anastolè". Per quanto riguarda il fisico ci si è basati su alcune piccole statuette dal corpo slanciato e con una muscolatura ben definita.

Si inizia già ad intuire la struttura chiastica che verrà poi ben definita nel Doriforo di Policleto, In questo caso la struttura chiastica è definita dal fatto che il braccio destro e la gamba sinistra sono distesi mentre braccio sinistro e gamba destra sono piegati.

Le linee di forza sono curve e la composizione è per questo dinamica. Inoltre la figura sembra rapportarsi in maniera naturale e disinvolta nello spazio circostante a differenza dei kouroi che erano molto più rigidi.

Titolo: "Afrodite Cnidia" Datazione: 360 a.C. (la osserviamo grazie a delle copie in marmo come quella del I-II sec a.C. ) Materiale: marmo Scultore: Prassitele Musei Vaticani

Titolo: "I bronzi di Riace"Datazione: VI sec. a.C. Materiale: bronzo Museo di Reggio Calabria

Nell'opera si vede chairamente un'applicazione della tecnica del panneggio bagnato tipicamente usata da Fidia, che è capace di far sembrare il chitone perfettamente aderente al corpo della donna. Le pieghe dell'abito creano un effetto di chiaroscuro che accentua ed accompagna il movimento e dona maggiore verosimiglianza.

Le linee di forza dell'opera sono prevalentemente curvilinee e molto morbide e dunque la scultura è dinamica.

Titolo: "Kouros di Melos"Datazione: VI sec. a.C. Materiale: Marmo di Nasso Museo Archeologico di Atene

Con Fidia e Policleto si entra pienamente nell'Età classica. Questo periodo corrisponde all'Età periclea e dunque é uno dei momenti di massimo splendore di Atene che non solo era diventata una potenza egemone ma anche una guida in campo artistico. Nelle opere di questo periodo si ritrova la tendenza naturalistica dello Stile Severo che viene però portata al suo punto più alto con le opere di Policleto. Inoltre si sentiva il bisogno di affermare anche attraverso le opere d'arte la potenza e la superiorità Atenieniese.

Nel Doriforo di Policleto viene rappresentato un giovane atleta. Stando al significato proprio della parola "Doriforo" si desume che il soggetto dell'opera portasse con sè solo la lancia mentre secondo un'altra interpretazione dell'opera, il doriforo avrebbe avuto in una mano una lancia e nell'altra uno scudo. Stando a questa seconda ipotesi si è anche arrivati a dire che non si trattasse di un comune atleta bensì di Teseo. La muscolatura è massiccia e ben definita e il suo peso è caricato sulla gamba destra portata in avanti mentre il volto risulta decisamente inespressivo.

Titolo: "Moscoforo"Datazione: VI sec. a.C. Materiale: marmo dell'Imetto Museo dell'Acropoli di Atene

La scultura, che rappresenta la dea Iris, non è pervenuta integralmente. Si distingue appena il profilo del seno attraveso al veste corta fissata con un cinturino sopra la vita. La dea è colta in un atto di movimento e il gesto sembra compiuto con estrema eleganza e leggiadria. Nell'opera si vede chairamente un'applicazione della tecnica del panneggio bagnato tipicamente usata da Fidia, che è capace di far sembrare il chitone perfettamente aderente al corpo della donna. Le pieghe dell'abito creano un effetto di chiaroscuro che accentua ed accompagna il movimento e dona maggiore verosimiglianza.

Titolo: "Kore dagli occhi a mandorla"Datazione: VI sec. a.C. Materiale: marmo Museo dell'Acropoli di Atene

L'opera rappresenta una donna anziana che, probabilmente presa dall'ubriachezza, è seduta e stringe tra le mani una giara di vino. Il egsto da lei compiuto trasmette bamosia ulteriormente accentuata dal corpo consumato dall'età e le profonde rughe sul viso. L'abito inoltre lascia scoperta una spalla e le clavicole dando all'anziana anche dei tratti lascivi. La testa cade all'indietro in presa ad un ghigno che trasmette non solo stupore per la precisione dei dettagli anatomici ma anche pietà nei confornti delle condizioni della donna. La fiasca è inoltre decorata con il lagynos, ovvero una foglia d'edera asociata a dioniso, tipica dell'età ellenisitca.

Si inizia ad individuare una distribuzione chiastica dei pesi

Le linee di forza sono soprattutto verticali e diritte quindi la composizione risulta statica

La simmetria è rispetttata tranne che nella rappresentazione del vitello che se seguisse la simmetria della figura avrebbe due teste

Riace A

Il Riace A è delle due statue quella più antica e ha la testa rivolta verso destra. Il busto non segue il movimento della testa che risulta più grande di quella del Riace B. Secondo un'interpretazione il Riace A sarebbe Tideo, un guerriero cannibale. L'espressione del Riace A risulta più intensa rispetto a quella del Riace B soprattuto per la presenza di particolari dettagli come gli incisivi laminati d'argento. Sul braccio sinistro c'è il porpax, un appiglio di sostegno per lo scudo che però non è stato ritrovato. Per far mantenere l'elmo sul capo vi è un piccolo foro.

L'opera raffigura una giovane donna che danza e che compie una torsione con il busto. La testa, poi, è voltata all'indietro ed è caratterizzata da una lunga chioma che cade sulla schiena nel gesto di girarsi. Questo insieme di gesti assieme agli occhi scavati e al movimento della veste rende ben evidente il pathos dell'opera. Si ha l'impressione che Scopa dia un soffio vitale alle sue opere che quasi si animano. Egli verrà, infatti, definito "il maestro del pathos".

Titolo: "Iris", dal frontone ovest del PartenoneDatazione: 435 a.C. Materiale: marmo pentelico Scultore: Fidia e aiuti British Museum di Londra

Con il termine "naturalismo" si intende indicare il desiderio da parte degli artisti greci soprattutto dell'Etá classica di rendere l'arte e i suoi prodotti mimesis, cioè una copia, della perfezione della natura. Dunque, non si cercava di copiare una figura umana in modo realistico, cioè stando fedeli al vero, bensì riproducendolo nei suoi caratteri ideali. Il raggiungimento della perfezione della natura si rendeva attraverso accurati schemi di simmetrie e proporzioni che dovevano trasmettere un senso di armonia, eleganza ed equilibrio.

I pettorali sono simmetrici

Le braccia sono simmetriche

Le gambe sono asimmetriche perchè i piedi si trovano su due piani diversi. La posizione è quella del finto passo.

Il busto è campaniforme come si evince anche dalle due linee appena accennate per delineare la muscolatura addominale.

Le linee di forza sono prevalentemente diritte quindi la composizione è statica.

Viene riprodotto il ritmo chiastico che aveva caratterizzato statue precdenti e che oramai si era imposto come regola fissa in quasi tutte le statue.

La linea di forza principale segue un andamento ad S e questo crea un ritmo sinuoso e sensuale. Questa caratterisitica rende la figura dinamica ma rende anche necessario un supporto per far si che la statua stia in piedi.

La statua rappresenta il cosiddetto "giovane che si deterge", ovvero un atleta che dopo una lunga fatica si pulisce con lo strigile, una sorta di spatolina, dalla polvere e dal sudore. Lisippo inoltre tendeva a rappresentare gli uomini "quali sembrano sono" e non "quali sembrano essere".

Si ritrova una rielaborazione della tipica struttura chiastica di Policleto e c'è bisogno di un supporto per la statua dal momento che essa presenta più assi inclinati che definiscono una maggiore instabilità.

Le braccia tese rendono l'idea di un cambiamento nel rapporto con lo spazio cirocstante rompendo così la solita frontalità greca.

La scultura, sia per il suo rapporto con lo spazio sia per la sua linea di forza inclinata e leggeremnte curvilinea appare dianmica.

La statua è inoltre una rappresentazione dell'aretè dell'atleta, che si evince dalla struttura anatomica slanciata e anatomicamente precisa.

Policleto scrisse un trattato teorico chiamato "Il Canone" (dal greco "kanon" che tradotto vuol dire "regola", "norma") all'interno del quale descriveva tutte le caratteristiche proporzionali e simmetriche che dovevano rendere una figura umana perfetta. Lo scopo, quindi, di Policleto non era tanto quello di trasmettere un sentimento tramite le sue opere, bensì quello di raggiungere la perfezione formale capace di essere mimesis della perfezione della natura.

L'applicazione di ciò che Policleto teorizza nel Canone si osserva nel fatto che la testa viene presa come unità di misura (modulo) per tutto il resto del corpo e quindi. La testa è 1/8 dell'intera figura. La parte superiore del corpo ha le dimensioni di tre teste mentre quella inferiore di quattro teste.