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presentazione verga
lorenzo Anastasio
Created on January 18, 2024
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Transcript
VERGA
Presentazione a cura di Lorenzo Anastasio per la mitica professoressa Campagna
Indice
3. lingua e stile
2. opere
1. vita
5. pensiero e visione della vita
6. verismo
4. pessimismo
Vita
Giovanni Verga è tra i narratori italiani più noti della seconda metà dell’800. Fu autore di romanzi, novelle e testi teatrali e il suo nome è legato indissolubilmente al movimento del Verismo italiano. Ecco gli eventi più importanti della sua vita: 1840 - Nasce a Catania da una famiglia nobile liberale e antiborbonica. 1858 - Si iscrive alla Facoltà di Legge a Catania, ma presto la abbandona per dedicarsi alla letteratura. 1860 - Allo sbarco dei garibaldini si arruola nella Guardia Nazionale in favore dell’Unità d’Italia. 1869 - Si trasferisce a Firenze, allora capitale d’Italia, dove frequenta i salotti intellettuali e la vita mondana. 1872 - Si trasferisce a Milano, dove resterà per 20 anni. Qui ha contatti con gli scrittori della Scapigliatura e conosce la narrativa europea. Negli stessi anni c’è a Milano anche l’amico scrittore Capuana, che gli fa conoscere il Naturalismo francese. 1874 - Con la pubblicazione della novella Nedda inizia il processo di conversione al Verismo. 1881- Pubblica I Malavoglia. 1884 - Durante un viaggio a Parigi incontra gli scrittori Emile Zola ed Edmond de Goncourt, esponenti del Naturalismo francese. 1890 - Torna definitivamente a Catania, dove vive nei suoi possedimenti e si allontana sempre di più dalla scrittura. 1920 - Viene nominato senatore a vita. 1922 - Muore a Catania.
Opere
Autore particolarmente prolifico, ecco la lista delle più importanti opere di Giovanni Verga: Una peccatrice, Torino, Negro, 1866; Storia di una capinera, Milano, Lampugnani, 1871; Eva, Milano, Treves, 1873; Eros, Milano, Brigola, 1875; Tigre reale, Milano, Brigola, 1875; I Malavoglia, Milano, Treves, 1881; Mastro-don Gesualdo, Milano, Treves, 1889; La duchessa di Leyra, incompiuto, in Federico De Roberto, Casa Verga e altri saggi verghiani, Nedda. Bozzetto siciliano, Milano, Brigola, 1874; Rosso Malpelo, in "Fanfulla", 2-5 agosto 1878; Vita dei campi. Nuove novelle, Milano, Treves, 1880. [Fantasticheria, Jeli il pastore, Rosso Malpelo, Cavalleria rusticana, La lupa, L’amante di Gramigna, Guerra di Santi, Pentolaccia]; La roba, in "Rassegna settimanale di politica, scienze, lettere ed arti", 26 dicembre 1880; Libertà, in "Domenica letteraria", 12 marzo 1882; Novelle rusticane, Torino, Casanova, 1883. [Il Reverendo, Cos’è il Re, Don Licciu Papa, Il Mistero, Malaria, Gli orfani, La roba, Storia dell’asino di S. Giuseppe, Pane nero, I galantuomini, Libertà, Di là del mare] A queste opere si aggiungono anche numerosi testi teatrali.
lingua
La regressione del narratore al livello dei personaggi comprende anche le soluzioni linguistiche. Verga cerca di raggiungere una rigorosa aderenza al parlato delle classi popolari ricorrendo al discorso indiretto libero. Nelle sue opere tornano inoltre espressioni e termini dialettali (anche volgari), conservando così la propria corrispondenza con il mondo reale. È da sottolineare che Verga non sceglie di scrivere in dialetto, né si usare in letteratura una vera e propria lingua parlata. Una scelta simile, infatti, avrebbe ristretto la diffusione delle sue opere. Usa piuttosto una lingua italiana in cui inserisce espressioni, vocaboli e strutture sintattiche tipiche della parlata siciliana
stile
La poetica e lo stile di Verga sono caratterizzati da una costante sfiducia nei riguardi del mondo cittadino, che lo spingono preferire il mondo contadino siciliano. Per descriverlo Verga fa appello alla tecnica dell’impersonalità (cioè non esprime giudizi) e della regressione, effettuata tramite un abbassamento costante del punto di vista (sceglie di parlare dal punto di vista del popolo). Nella poetica di Verga il progresso è paragonato a un fiume (la famosa "fiumana") che travolge i vinti, coloro che non riescono ad adattarsi e a rimanere al passo con esso. Proprio dei vinti Verga sceglie di parlare nei suoi romanzi e nelle novelle, così da ripagare in qualche modo la loro sconfitta rispetto al progresso, esponendo il loro punto di vista agli occhi del mondo.
pessimismo
Il pessimismo verghiano, si manifesta nell’idea (opposta alla fiducia nel progresso positivista) che gli uomini, nonostante il continuo progresso, sembrano essere sempre costretti a sottostare ad una legge naturale universale che porta i vincitori di oggi, ad essere i vinti di domani. Inoltre, contrariamente a quanto affermava il suo principale modello, Zola, e gli altri naturalisti francesi, secondo Verga l’arte non è in grado di intervenire per cambiare la società e non può risolverne i problemi. Verga vede il lavoro, non come mezzo di riscatto sociale, ma solo come mezzo di sostentamento per l’individuo e per la sua famiglia. Questo perchè per Verga esisterà sempre la legge del “pesce grosso che mangia il pesce piccolo”. Non trova riscatto neppure nella religione, infatti ne esclude ogni forma di consolazione o di speranza di una vita migliore nell’aldilà. L’unico valore caro a Verga è quello della famiglia. Sostiene che l’uomo che si allontana dal proprio ambiente, dalla propria famiglia e dalle proprie tradizioni è destinato a perdersi e a fallire (ricordiamo che i suoi numerosi viaggi in tutta Italia lo hanno poi ricondotto a Catania, dove la sua vita è iniziata e finita). Per questo motivo, con i personaggi di Verga, si parla di: - “Religione della famiglia” - “Ideale dell’ostrica” (attraverso il quale paragona gli umili a delle ostriche che non lasciano mai lo scoglio a cui sono attaccate → la famiglia).
visione della vita
La concezione della vita di verga è una concezione pessimista in quanto lui accetta la teoria delle selezione naturale e lotta della sopravvivenza di Darwin , che trova nel mondo vegetale,animale e fra gli uomini tanto è vero che per lui si parla di darwinismo sociale perché vede nella realtà di tutti i giorni l'egoismo, l'interesse economico che sono i valori fondamentale del suo tempo che tendono a far in modo che pochi siano i vincitori e tanti i vinti, ma Verga ritiene che i vincitori di oggi saranno i vinti di domani. Verga crede in alcuni valori come la generosità, la solidarietà, la religione della famiglia però dice che sono valori ideali che si desiderano nella realtà di tutti i giorni ma la realtà non è questa. Siccome la legge del più forte è una legge naturale, egli ritiene che non può far sperare a nessun cambiamento del futuro quindi Verga non pensa che le cose possa migliorare perchè la realtà dell'uomo è di natura malvagia che tende a sopraffare gli altri e nessuno la può cambiare perchè così è stato nel passato,così è nel presente e così sarà nel futuro. Insieme a questa concezione materialistica della vita, il principio fondamentale del Verismo di Verga è rappresentato dall'impersonalità che è diversa da quella di Zola. Utilizzando questo metodo l'autore si eclissa e non c'è più il narratore onnisciente come nel caso di Manzoni che sapeva ciò che succedeva, giudicava, interveniva e raccontava le cose secondo il suo punto di vista con un livello culturale diverso da quello dei suoi personaggi; il narratore Verga non compare mai perché regredisce a livello dei suoi personaggi, quindi il narratore raccoglie il punto di vista dei personaggi della storia. Questo accade in Rosso Malpelo in cui la vicenda sembra essere raccontata da uno dei minatori di quella cava che ha una mentalità diversa da quella di Verga; nel romanzo dei Malavoglia in cui la vicenda sembra essere raccontata da uno delle persone del villaggio con una mentalità diversa da quella aristocratica di Verga; nel romanzo Mastro Don Gesualdo l'estraniamento di Verga diminuisce, perché il punto di vista di Gesualdo è molto simile a quello dell'autore. Nel Verismo , Verga vuole raccontare la realtà analizzando tutte le classi sociali da quale più basse a quelle più alte, tanto è vero che scrive il Ciclo dei Vinti in cui vuole dimostrare come la lotta per la vita la si trova in tutti gli strati sociali e che tutti sono vinti.
verismo
Il verismo è una corrente letteraria che si è affermata nel corso dell'Ottocento in Italia grazie allo scrittore siciliano Giovanni Verga, il quale dedicava la sua attività letteraria alla scrittura di racconti di vita quotidiana, come per esempio le vicende dei pescatori siciliani attraverso il celeberrimo romanzo I Malavoglia, in cui si raccontano le vicende della famiglia Malavoglia di Aci Trezza. Come il naturalismo francese, il verismo si fonda sui principi del movimento letterario positivista. Il verismo si basa sul vero, ovvero racconta eventi di vita quotidiana reali, così come sono. Il soggetto di cui spesso racconta il verismo sono le classi sociali meno abbienti, come per esempio quella contadina e si occupa anche dei loro diritti. Oltre a raccontare la verità, uno dei tratti tipici del verismo è per esempio quello del pessimismo, in quanto le opere veriste danno una concezione pessimista della vita di tutti i giorni. Inoltre nelle opere veriste, gli autori non devono mai commentare la realtà, ma devono solo limitarsi a descriverla.