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Bacone e Cartesio

Pierfrancesco Dominici

Created on January 18, 2024

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Transcript

Bacone & Cartesio

Bacone: unità 2, capitolo 3 Cartesio: unità 3, capitolo 1

Giada D'Eleuterio, Guido Di Bernardo, Fernando Lombardi, Elena Paoluzi

bacone: il profeta della tecnica

novum organum

i pregiudizi della mente

metodo induttivo

bacone e galilei a confronto

teoria della forma

Cartesio

il metodo

le regole del metodo

dal dubbio metodico al dubbio iperbolico

il cogito

discussioni introno al cogito

dio secondo cartesio

dualismo cartesiano

la geometria

la fisica

la morale provvisoria

le passioni dell'anima

fine

buon recupero!!!

Secondo Cartesio, il metodo deve essere un criterio di orientamento unico e semplice che serva all'uomo in ogni campo teorico e pratico, e che abbia come fine ultimo il vantaggio dell'uomo nel mondo. Cartesio si pone come obiettivi quelli di:

  • formulare le regole del metodo;
  • definire il valore assoluto e universale del metodo;
  • dimostrare l'efficenza nei vari rami del sapere.

La Geometria è l'opera più importante delle tre introdotte dal "Discorso sul metodo". Cartesio ritiene possibile unificare la geometria degli antichi con l'algebra dei moderni. Da una parte troviamo una geometria inficiata dal suo procedere episodico con la ricerca di dimostrazioni ad hoc; dall'altra l'algebra dai simboli inadeguati e dal rapporto di sudditanza nei confronti della geometria. Cartesio rende la simbologia algebrica ordinata e abbandona l'interpretazione geometrica dei procedimenti algebrici. La geometria invece diviene una sorta di "algebra applicata". In tal modo è possibile tradurre da numero a forma e viceversa.

Il processo dell'induzione tende, secondo Bacone, a stabilire la causa delle cose naturali che coincide con la forma. "la ricerca delle cause finali è sterile: come una vergine consacrata a Dio, non partorisce nulla."Così come la finale, anche la causa efficiente e materiale sono ritenute superflue per la scienza vera. Rimane quindi la causa formale non intesa secondo la filosofia aristotelica bensì secondo quella teorizzata dallo stesso Bacone. Bacone distingue in ogni fenomeno naturale due aspetti diversi della forma: § lo schematismo latente§ il processo latente

Il metodo baconiano è un metodo scientifico induttivo basato sulla collaborazione tra sensi e intelletto. Il primo momento del metodo è costituito dalla raccolta dei dati attraverso la catalogazione delle istanze in tavole. Esistono 3 tavole in cui si raccologono i dati: la tavola "presentia", quella "absentia" e la "gradum". Da qui si avvia la fase "negativa" che consiste nell'escludere quelle cause che risultano incompatibili con il fenomeno studiato. Dopo si formula una prima ipotesi (vindemiatio prima) verificata da successivi esperimenti definiti "istanze prerogative". L'istanza decisiva è detta istanza cruciale ed è quella che permette l'identificazione della causa vera o formale del fenomeno.

Bacone reputa necessario eliminare quella subcultura dannosa, presente in ognuno di noi, costituita dai pregiudizi e dalle pseudo-conoscenze. Pregiudizi chiamati "idòla" dal filosofo all'interno del Nuovo Organo. In tutto si contano 4 tipi di idòla:

  • idòla tribus
  • idòla specus
  • idòla fori
  • idòla theatri
Il momento in cui si eliminano gli idòla dalla nostra mente è definito "pars destruens"

Il "Nuovo Organo" consiste in una logica del procedimento tecnico-scientifico che viene polemicamente contrapposta alla logica aristotelica. Secondo Bacone la scienza ha come ruolo primario quello di "espugnare la natura"; la scienza è quindi posta al servizio dell'uomo. Sapere è potere, la scienza e la potenza umana coincidono: l'intelligenza umana ha bisogno di uno strumento efficace per penetrare nella natura e dominarla.

Fondata sulla stessa prova dell'esistenza di Dio, l'evidenza permette a Cartesio di eliminare il dubbio sulla realtà delle cose corporee. L'idea delle cose corporee non può essere quindi ingannevole: esistono cose corporee corrispondenti alle idee da noi possedute. Accanto alla sostanza pensante è quindi posta una sostanza corporea o estesa. In tal modo, egli divide la realtà in due zone distinte ed eterogenee:§ res cogitans (incorporea, inestesa e libera)§ res extensa (corporea, spaziale, meccanicamente determinata)

I contemporanei di Cartesio, colpiti dalla scoperta del cogito, o dall'originale ripresa di tale principio, lo discutono ampiamente.Tra le voci più autorevoli a far parte di questa discussione troviamo il francese Pierre Gassendi e l'inglese Thomas Hobbes. Il primo accusa il principio cartesiano di essere un sillogismo abbreviato (tutto ciò che pensa esiste, io penso, dunque esisto). Derivando da altri principi esso non potrebbe essere considerato principio primo. Cartesio "liquida" l'accusa affermando che il cogito è un'intuizione immediata della mente e non un ragionamento deduttivo. Hobbes invece paragona il principio cartesiano a "io sto passeggiando, quindi sono una passeggiata". Cartesio risponde affermando che camminare non è un'azione che risulta essere essenziale come il pensare per l'esistenza dell'uomo.

Francesco Bacone nasce a Londra il 22 gennaio 1561. Da subito, grazie anche al ruolo politico ricoperto dal padre, Bacone intraprende una carriera politica che lo rende un cortigiano abile e senza scrupoli. Tutte le sue opere tendono a illustrare il progetto di una ricerca scientifica che faccia della realtà stessa il dominio dell'uomo. In altri termini, voleva rendere la scienza attiva e al servizio dell'uomo concependola come tecnica che doveva dare all'uomo il dominio del mondo naturale

Rispetto al metodo di Galileo Galilei, Bacone definisce il suo metodo come un'indagine qualitativa e non quantitativa. Ciò implica anche l'utilizzo della matematica nella formulaziome delle ipotesi e delle successive tesi. I due metodi differiscono inoltre anche per i diversi tipi di causa che sono oggetto della ricerca: Galilei ricerca sia la causa formale sia quella efficente, Bacone solo quella formale come struttura e legge.

Oltre che all'interno del "Discorso sulla morale provvisoria", Cartesio continua a parlare di etica e morale anche all'interno dell'opera "Le passioni dell'uomo". Nell'anima si possono distinguere, secondo il filosofo, azioni e affezioni: le prime dipendono dalla volontà, le seconde sono involontarie e sono costituite da emozioni, sentimenti o percezioni. La forza dell'anima sta proprio nel vincere le emozioni mentre la sua debolezza sta nel lasciarsi dominare dalle emozioni. Tra tutte le emozioni esistenti, tra quelle nocive e quelle benovole, si individuano due emozioni fondamentali: la tristezza e la gioia. Il riuscire a dominare le emozioni dando spazio alla ragione e all'esperienza, da Cartesio è definito "saggezza".

Nella terza parte del "Discorso sul metodo", Cartesio aveva stabilito alcune regole di morale definite "provvisorie". La prima prescrive di obbedire alle leggi e ai costumi del paese, osservando la religione e regolandosi in tutto secondo le opinioni più moderate . La seconda prescrive di essere il più fermi e risoluti possibile nell'azione e di seguire con costanza anche l'opinione più dubbiosa, una volta che fosse stata accettata. Infine, la terza prevede di vincere piuttosto se stessi che la fortuna e di cambiare i propri desideri più che l'ordine del mondo.

L'autoevidenza del cogito mi rende sicuro della mia esistenza in quanto soggetto pensante, ma lascia ancora aperta la questione delle altre esistenze. Anche se noi pensassimo a Dio, Dio non sarebbe un soggetto dall'indubitabile esistenza. Cartesio quindi dimostra l'esistenza di Dio da un punto di vista gnoseologico, e non da quello teologico, attraverso 3 tipi di prove: innate(dentro di noi da sempre), avventizie(derivanti dall'esterno) e fattizie(formate o trovate da noi stessi). Essendo l'idea di Dio equivalente all'idea di una sostanza "infinita", Cartesio afferma che è difficile supporre che una creatura finita possa produrre autonomamente l'idea di un qualcosa di infinito e perfetto. Quest'idea è quindi causata da un ente infinito e perfetto effettivamente esistente. Altra prova dell'esistenza di Dio è la nostra imperfezione che non esisterebbe qualora l'uomo fosse il suo stesso creatore. Infatti in quel caso l'uomo si sarebbe conferito tutte le caratteristiche prerogative dell'essere perfetto.

Nella seconda parte del "Discorso sul metodo" sono formulate le regole del metodo cartesiano. Cartesio ne individua 4:

  1. evidenza=accogliere come vero solo ciò che risulta evidente, ossia chiaro e distinto;
  2. analisi=suddividere ogni problema complesso nei suoi elementi più semplici;
  3. sintesi=risalire dal semplice al complesso;
  4. enumerazione e revisione=enumerare tutti gli elementi individuati mediante l'analisi e rivedere tutti i passaggi della sintesi.

Il mondo per Cartesio si identifica con l'estensione; perciò la fisica è integralmente riconducibile alla geometria. Nella fisica cartesiana manca quasi totalmente la matematica, in quanto a Cartesio interessa fornire un'interpretazione che renda possibile la trattazione matematica, senza che sia obbligatorio svolgere il procedimento matematico esplicitamente. Cartesio intende ricondurre l'infinita varietà dei fenomeni del mondo fisico ai soli "moto" ed "estensione" che, tra l'altro, hanno entrambi orgine da Dio.Alla base dell'universo fisico cartesiano troviamo due leggi: il principio d'inerzia e il principio di conservazione della quantità di moto.

cogito ergo sum

L'unica certezza che noi possediamo è quella di esistere: se noi siamo ingannati o inganniamo noi dobbiamo esistere. Da questo ragionamento si arriva all'espressione "cogito ergo sum" confermata dallo stesso dubbio perchè solo chi esiste può dubitare. Essendo la nostra esistenza basata sul nostro dubitare, l'uomo può definirsi "res cogitans" ovvero "cosa pensante". Ma ciò non implica l'esistenza fisica del nostro corpo bensì quella dell'uomo inteso come "soggetto pensante", spirito, intelletto o ragione; al contario della nostra esistenza, quanto pensato da noi non è certo che esista.

res cogitans

esse sequitur operari

Renè Descartes nasce il 31 marzo 1596 a La Haye, in Francia. Fino al 1612 passerà la sua giovinezza all'interno del collegio gesuita di La Flèche in cui comincia a sentire la necessità di un metodo, di una giusta via da seguire quasi matematicamente per superare quel livello di conoscenza puramente nozionistica. Nella sua vita scrive diverse opere di carattere filosofico come il "Discorso sul metodo" (1637), "Meditazioni sulla filosofia prima" (1641) e le "Passioni dell'anima" (1649).

Secondo Cartesio è necessario operare una critica radicale di tutto il sapere già dato per trovare il fondamento del metodo. Persistendo in un atteggiamento di critica radicale si giunge a un principio che resiste al dubbio che diventerà il fondamento di tutte le altre conoscenze. Il dubbio, se inteso in questo senso, viene definito metodico. Oltre a dover dubitare delle conoscenze sensibili, bisogna essere dubbiosi anche nei confronti delle conoscenze matematiche. Questo atteggiamento implica l'esistenza di un "genio maligno" in grado di far apparire ai nostri occhi chiaro ed evidente anche quanto originariamento non lo fosse. Ciò comporta l'essere dubbiosi anche nei confronti di Dio, ovvero dubitare del tutto (dubbio iperbolico)